Uomini che pagano le donne
Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo
Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo.
Marzo 2013
360 pag
ISBN: 88-230-1752-8
Descrizione
Perché gli uomini pagano per il sesso? Il mercato del sesso del nuovo millennio rivela l’esistenza di una domanda crescente, formata da numeri impressionanti di uomini in tutti i paesi occidentali. Colpire questa domanda per contrastare la proliferazione dei mercati sessuali è oggi, dopo secoli di silenzio e di rimozione della responsabilità dei clienti, l’idea guida dell’intervento pubblico anti-prostituzione. Ma gli scandali sessuali che hanno riguardato uomini di potere, come Silvio Berlusconi e Dominique Strauss-Kahn, mostrano che le pratiche maschili di scambio sesso-denaro arrivano a insinuarsi anche nelle stanze della politica.
Questo libro è un percorso di esplorazione nel territorio pieno di ombre e di silenzi degli uomini che pagano le donne, fino ad oggi in Italia poco studiati e meno ancora compresi. Analizzando e criticando gli approcci che fanno del sesso a pagamento una patologia di pochi, offre invece uno sguardo ampio sulla cultura contemporanea, che, in ambiti sempre più estesi del vivere, produce la commercializzazione della vita intima e della sessualità. E in questa cultura il libro cerca le radici di potere e impotenza maschile, desiderio e repulsione verso la prostituzione, apertura di spazi virtuali e vessazione delle sex worker migranti. Il cliente emerge così come la figura maschile che interpreta nei suoi esiti più radicali e contraddittori l’ingiunzione contemporanea al consumo sessuale.
Rassegna:
Giorgia Serughetti presenta il suo libro
da: Aipsi-28 Febbraio 13
28/02/2013

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Un italiano su sei fa sesso a pagamento e spesso si immagina come "salvatore"
da: la Repubblica.it-6 Marzo 13
06/03/2013
Della prostituzione usufruiscono ogni anno nove milioni di clienti, rivela il Gruppo Abele. E' una pratica pubblicamente stigmatizzata ma socialmente accettata.E contraddittoria. La maggior parte dei puttanieri cerca un coinvolgimento emotivo strumentale (e la maggior parte delle vittime di tratta riesce a uscirne grazie al sostegno di clienti). Le tipologie standard del "consumatore" di una indagine dell'Università  di Salerno convergono su un punto: la dipendenza sessuale. Proprio ciò che accentua l'indifferenza nei confronti dell'oggetto del desiderio Nove milioni: tanti sono, secondo il Gruppo Abele, gli uomini che ogni anno in Italia ricorrono al sesso a pagamento. Un fenomeno estremamente diffuso ma poco studiato, che mette in difficoltà  ricercatori ed esperti della comunicazione a partire dal nome stesso con cui si identificano i protagonisti: è corretto definire questi uomini "clienti", dal momento che la prostituzione non è riconosciuta come lavoro? Di questo si è occupata l'avvocata penalista specializzata in problematiche femminili Romana Vigliani, concludendo, nel libro La questione prostituzionale - Smettiamo di chiamarlo cliente (Seneca) che "non c'è un nome per lui. Nemmeno un nome. L'uomo che certamente non manca né di intelligenza né di fantasia, sulla soglia della sua decisione di cercare una prostituta, non trova parole per definire se stesso". L'acquisto di servizi sessuali, del resto, è, come scrive Giorgia Serughetti nel libro Uomini che pagano le donne - Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo (Ediesse), una pratica maschile "pubblicamente stigmatizzata" ma in realtà  "culturalmente accettata". Cosà diffusa e comune da non aver bisogno di spiegazioni psico-sociologiche, perché rientra nella logica del consumo sessuale in cui tutti, direttamente o indirettamente, ci troviamo intrappolati. Spesso, sostiene l'autrice, i clienti sono visti come "gli agenti principali di una relazione basata sull'oppressione delle donne". Ma le lavoratrici (o i lavoratori) del sesso non sono necessariamente "vittime" abusate o danneggiate. Come i clienti non sono necessariamente "carnefici". La questione cambia se il "cliente" ha a che fare con una donna vittima di tratta, tanto che il problema hanno cominciato a porselo, negli ultimi anni, anche i diretti interessati. "Nel 1999 - scrive Claudio Magnabosco, da anni impegnato con Isoke Aikpitanyi nell'attività  dell'associazione "Le ragazze di Benin City", cercando di sensibilizzare gli uomini ad un approccio più responsabile alla prostituzione - un gruppo di scrittrici italiane diffuse una "lettera aperta" ai "clienti" delle lucciole: fu un documento importante. Per la prima volta in forma pubblica si affrontava un argomento estremamente complesso, la tratta e le sue implicazioni nella realtà  della prostituzione". Una risposta arrivò da un gruppo di coscienza maschile, uno dei tanti che cominciavano a nascere in quel periodo, il primo e l'unico ad aggregare in Italia e in Europa maschi che, partendo da esperienze personali, si interrogavano sulla propria sessualità  e non solo. Da allora, l'esperienza di molti uomini italiani nella tratta e nella prostituzione, divulgata e diffusa da uomo a uomo, ha costretto la comunità  maschile a interrogarsi seriamente sulle proprie responsabilità  in proposito. "Sono cresciute, in Italia, generazioni di maschi - spiega Aikpitanyi - per i quali i problemi di carattere affettivo, sentimentale, sessuale, relazionale diventano pulsioni ingestibili che li spingono a rivolgersi alla prostituta, essendo sostanzialmente incapaci di relazionarsi davvero con una donna. I veri clienti sono questi: milioni di maschi per lo più in crisi di identità ". Maschi che, in molti casi, si trasformano in salvatori. "La maggior parte delle ragazze vittime di tratta che riesce a uscirne, lo fa con il sostegno di clienti. Proprio cosà. Ma come è possibile che i responsabili di un problema ne siano anche la soluzione?", domanda Magnabosco. Il 75% degli uomini che cercano il sesso a pagamento, inoltre, chiede di avere rapporti non protetti, e anche questo è un argomento tabù molto difficile da affrontare. "Di contro - conclude Magnabosco - molti clienti si innamorano davvero e si sentono davvero dei "salvatori" nel senso che tendono a costruire una relazione esclusiva con la ragazza che dicono di voler sostenere pensando che questo basti davvero a "salvarle"; ma non sono questi i protagonisti del vero sostegno di cui parla Isoke, bensà quelli capaci di sostenere una ragazza nel suo percorso di liberazione, indipendentemente dall'esito della loro relazione". Per discutere di un fenomeno cosà complesso in maniera intelligente e senza retorica occorre ovviamente studiarlo ma, purtroppo, intercettare gli uomini che ricorrono al sesso a pagamento è difficile almeno quanto aiutare le ragazze a uscire dalla prostituzione coatta. "Due anni fa - spiega Domenico Matarozzo, dell'associazione Maschile Plurale - abbiamo organizzato un convegno a Torino per parlare del fenomeno psicologico dei clienti e l'impressione che ci siamo fatti è che si tratta di un mondo molto difficile da avvicinare: chi va con prostitute o transessuali generalmente se ne vergogna, tende a nasconderlo, vuoi per la stigmatizzazione che subirebbe, vuoi perché si sente in colpa". Il libro Prostituzione migrante - La questione dei clienti, curato da Grazia Moffa, analizza i risultati di un'indagine - una delle poche su questo argomento - condotta tra il 2005 e il 2008 dall'università  di Salerno in Campania nelle province di Avellino, Benevento e Salerno, sottoponendo un questionario a un centinaio di clienti. Dai risultati emerge che il "cliente-tipo" è una persona assolutamente "normale", che può appartenere a qualsiasi fascia sociale, categoria o ceto, senza distinzioni di età  (anche se circa la metà  del campione ha tra i 27 e 36 anni) e generalmente con un titolo di studio che va dal diploma in su. La stragrande maggioranza degli uomini che sceglie il sesso a pagamento più o meno abitualmente ha un'occupazione, uno su tre fa l'impiegato, uno su due è soddisfatto del proprio lavoro e sempre uno su due è fidanzato, sposato o convivente. La ricerca in particolar modo cerca di capire se i "clienti", nel processo di acquisto del sesso a pagamento, si rendono conto di trovarsi, via via, in contatto con persone costrette e quindi vittime di tratta, e come si comportino in questi casi. La distinzione è molto importante perché un uomo che si rende conto di avere a che fare con una donna ridotta in schiavitù deve, per legge, prestarle aiuto, e "il mancato soccorso - scrive Carchedi - determina, anche dal punto di vista penale, una corresponsabilizzazione oggettiva". L'indagine mette in luce una sorta di "indifferenza generalizzata nel rapporto che il cliente instaura con la prostituta", identificando in particolare tre tipologie di comportamento: quello, maggioritario, indifferente e strumentale ("Non mi interessa sapere nulla della donna che si prostituisce", dice un intervistato), quello attento e sensibile alle necessità  della donna ("Mi ricorda mia figlia adolescente e quindi non ne approfitto mai") e quello aggressivo o violento, per fortuna fortemente minoritario. Le tipologie standard di "cliente", secondo la ricerca, sono quattro: quello affetto da dipendenza sessuale, quello che vuole sperimentare tutte le relazioni sessuali possibili, quello che cerca di riempire la solitudine e quello convinto che il sesso a pagamento rafforzi la propria virilità . Il tutti e quattro i gruppi, emerge che il centro gravitazionale della relazione tra il "cliente" e la donna è uno soltanto: il primo. La donna sembra scomparire, diventa una figura accessoria, quasi simbolica e completamente astratta. Un accessorio, un mero strumento di piacere. L'uomo compra, si soddisfa sessualmente, esce dal rapporto, si allontana. Quello che fa in seguito la donna non lo interessa più. Anche la frequenza dei rapporti è molto varia, per lo più influenzata dall'età  e dal fatto di avere o meno una partner fissa. Non sempre - e questo è un altro dato estremamente interessante - gli incontri con una prostituta si concludono con una prestazione sessuale. Molti intervistati dichiarano di cercare le ragazze anche solo per parlarci, o di fermarsi con loro abitualmente alla fine di una serata con gli amici, per sfogarsi o ascoltare. L'innamoramento, scrive ancora Carchedi, generalmente avviene perché il "cliente" cerca di frequentare sempre le stesse donne e attiva con loro un gioco di seduzione con l'obiettivo di conquistarle. Una volta conquistate, aspira nel profondo ad avere la possibilità  di fruire delle loro prestazioni sessuali senza dover pagare, cosà da avere un'amante di cui disporre senza sborsare alcunché. In molti casi si tratta dunque di un coinvolgimento emotivo strumentale ed è anche per questo che, spesso, il rapporto nasce e si sviluppa per un certo tempo, poi si interrompe, poi riprende e poi finisce di nuovo. Il problema, conclude lo studioso, è che si tratta sempre di un rapporto asimmetrico, sbilanciato a favore del "cliente" e a sfavore della donna coinvolta.
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Prostituzione, viaggio nel mondo dove 'coesistono costrizione e libera scelta
da: il Fatto Quotidiano (web)-19 Marzo 13
19/03/2013
"Uomini che pagano le donne" (Ediesse editore) è il libro-inchiesta di Giorgia Serughetti. Un'indagine sull'identità  dei due milioni e mezzo di clienti e sulle motivazioni che li spingono a comprare prestazioni sessuali all'interno di un contesto "irriducibilmente plurale" in cui il fenomeno è sviscerato oltre i concetti di sfruttamento della donna e di violazione dei diritti uman «Prostituta, meretrice, passeggiatrice, peripatetica, stradaiola, lucciola, donna di malaffare, donnaccia, puttana, sgualdrina, battona, cortigiana, etero, squillo»: per una donna che vende prestazioni sessuali le definizioni, anche di fantasia, non mancano. Chi le compra, invece, è un anonimo cliente: indefinito, opaco, indifferenziato. Chi sono, in realtà , gli uomini che frequentano le prostitute? E per quali ragioni lo fanno? Risponde a queste domande un libro-inchiesta di Giorgia Serughetti, 'Uomini che pagano le donne' (Ediesse editore). Un viaggio in un mondo 'irriducibilmente plurale, dove 'coesistono costrizione e libera scelta, inganno e consapevolezza, miseria e agio. Nove milioni di prestazioni, circa due milioni e mezzo di frequentatori: questi sono i numeri stimati (essendo la prostituzione per lo più clandestina). Circa l'8,7 per cento degli uomini intervistati dal Censis ' nel pur lontano 2001 ' ammetteva di aver pagato per fare sesso, mentre il trenta per cento degli uomini in generale ritiene accettabile andare con una prostituta (il doppio delle donne). Non esiste però ' questo è uno dei tanti luoghi comuni che il libro smantella ' un identikit del cliente tipo. Giovani e vecchi, colti o meno colti, esploratori o compulsivi: la prostituzione è trasversale a classi sociali e stili di vita. La ricerca smonta soprattutto un altro stereotipo diffuso, comune sia ai tradizionalisti che oppongono escort e donna virtuosa, sia ad alcune visioni femministe (sfociate nel modello svedese che punisce i clienti): l'idea secondo cui la prostituzione è solo una forma di sfruttamento della donna e di violazione dei diritti umani. Ma le cose sono molto complesse, come spiega l'autrice (che pure non sposa nessun giudizio sul fenomeno, neanche quello di chi ritiene, da un punto di vista liberale, che vendere il proprio corpo sia invece una forma radicale di autodeterminazione della donna): perché la prostituzione continua a esistere anche in società  dove le donne sono emancipate. Perché mentre da un lato «il sesso non affettivo, mercenario, viene stigmatizzato e patologizzato, dall'altra il consumo sessuale è stimolato in forme sempre più pervasive dal mercato». Perché a fare la differenza tra morale e immorale non è, come potrebbe sembrare, il fatto che ci sia del mezzo il denaro, visto che, dice Giorgia Serughetti, molte delle prestazioni che noi consideriamo benigne e terapeutiche passano attraverso i soldi (massaggi, psicoterapia etc). Ancora più difficile dare un giudizio e una lettura unilaterale del fenomeno se si analizzano, come fa l'autrice, le motivazioni degli uomini che frequentano prostitute outdoor o indoor (poco meno della metà  di quelle su strada). A spingerli, raccontano, non è solo il bisogno di controllo e di potere, ma anche il desiderio di riconoscimento e persino una spinta a cambiare i rapporto sociali in direzione più egualitaria (accedendo a donne belle, di solito appannaggio di ricche élite). Non c'è solo sessualità  fallica e tradizionale, insomma, ma anche romanticismo e autenticità . In questa prospettiva, dunque, cambia il punto di vista sul cliente, che non può essere rapidamente liquidato come simbolo di un sistema di dominazione maschile, o 'figura emblematica della crisi dei modelli tradizionali di identificazione maschile. L'appartamento di una prostituta, scrive l'autrice, può divenire anche 'il luogo di un'esperienza non oppressiva, vissuta nel rispetto dell'alterità  e capace di accrescere il senso di pienezza fisica e mentale degli attori coinvolti. A patto, però, che quel desiderio sessuale guarisca da alcune logiche, come la 'reiterazione infinita e compulsiva, la presunzione di onnipotenza, l'eterodirezione, l'omologazione, cioè impoverimento, insoddisfazione, tristezza, dipendenza. Aspetti che però, a ben guardare, spesso pervadono anche i rapporti tradizionali, esattamente come quelli a pagamento.
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Prostituzione, e se fosse (anche) una libera scelta?
da: Vanity Fair-26 Marzo 13
26/03/2013
Le donne dipinte sempre come «vittime abusate o danneggiate». Gli uomini additati invece come colpevoli, oppressori e sfruttatori dei corpi femminili. Sicuri che sia davvero cosà? Ci può essere libertà  nel prostituirsi e, persino, amore? E chi sono, davvero, gli uomini che pagano per fare sesso? Arriva in libreria una ricerca che mette in discussione, e rompe, stereotipi e cliché sulla prostituzione, in particolare sui clienti delle prostitute, di cui poco o nulla si sa. L'autrice si chiama Giorgia Serughetti, è una bravissima ricercatrice sociale. Il libro, che è insieme un'inchiesta e un approfondimento, si chiama 'Uomini che pagano le donne (Ediesse editore), ed è un viaggio filosofico-sociale e insieme giornalistico che non prende posizioni né giudica. Ma ricorda: se ci fermiamo alla dicotomia carnefice-vittima poco o nulla capiamo degli uomini che acquistano il sesso e delle donne che lo vendono. Specie oggi, che il corpo si vende ovunque, sul web, nelle pubblicità . Insomma, spiega l'autrice, da un lato «il sesso non affettivo, mercenario, viene stigmatizzato e patologizzato, dall'altra il consumo sessuale è stimolato in forme sempre più pervasive dal mercato». Il libro passa in rassegna tutte le posizioni sul sesso a pagamento: da un lato quelle che considerano la prostituzione come qualcosa di abietto: i tradizionalisti per i quali una escort è l'alter ego negativo della moglie; ma anche le femministe, che avversano la mercificazione del corpo. Dall'altro quelli che sostengono che proibire è inutile, e che fare come in Svezia (dove, racconta l'autrice, c'è una tra le legge più punitive d'Europa, anche verso i clienti) peggiora le cose. Perché ognuno deve essere libero di cercare il piacere come crede. Tra questi c'è persino chi difende un punto di vista opposto: e cioè che la prostituzione sia un atto 'femminista, comunque uno sfruttamento degli uomini, una atto di potere tutto al femminile: «L'atto di far pagare gli uomini», scrive Eva Pendleton, citata nel libro, «rovescia i termini in cui gli uomini sentono di aver diritti a un accesso illimitato ai corpi delle donne». Giorgia Serughetti non si schiera, ma si chiede (e noi con lei): come mai la prostituzione non diminuisce con l'emancipazione femminile? E perché usiamo il denaro come spartiacque tra 'sesso buono e 'sesso cattivo, quando continuiamo a considerare tutta una serie di cose buone anche se le paghiamo, come i massaggi e le psicoterapie? Se quasi un uomo su dieci ammette di aver comprato del sesso, se quasi uno su tre lo ritiene accettabile, se a frequentare le prostitute sono uomini di ogni genere e classe sociale, ricchi e poveri, giovani e vecchi, sposati e single, vuole dire che quella tra cliente e prostituta non può essere vista solo come «l'appropriazione di un oggetto da parte di un soggetto. Al contrario, va considerata come una relazione che «si situa in contesti attraversati da disuguaglianze di genere, economiche e di potere, rispetto a cui gli attori coinvolti trovano possibilità  per diversi posizionanti». In parole semplici, che quello è un rapporto tra un uomo e una donna, che poi può essere anche diseguale, violento, eterodiretto, povero, triste, esattamente come lo può essere un rapporto tra un marito e una moglie. Ma anche, al contrario, può ospitare sentimenti come l'autenticità  e l'amore. Questo non significa, è evidente, che non esistano ventenni immigrate e sfruttate, né, ovviamente, che la cronaca che racconta di tragiche storie di prostitute su cui viene fatta violenza e che spesso finiscono al centro di delitti sia secondaria o irrilevante. Ma il mondo della prostituzione non è come viene unicamente rappresentato, è vario, contiene sfruttamento e non sfruttamento, sottomissione e libertà . Il libro ne parla, raccontando tutti i diversi mondi, indoor e outdoor, teatri del sesso a pagamento. Al cui interno possono esistere scelte libere e rapporti paritari. Persino l'appartamento di una prostituta, si legge nel libro, può, dunque, divenire 'il luogo di un'esperienza non oppressiva, vissuta nel rispetto dell'alterità  e capace di accrescere il senso di pienezza fisica e mentale degli attori coinvolti.
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Sesso a pagamento e identità  maschili in ruoli postmoderni
da: il Manifesto-28 Marzo 13
28/03/2013

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Prostitute e clienti: quando la domanda genera (o supera) l'offerta
da: Redattore sociale-29 Marzo 13
29/03/2013

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Intervista a Giorgia Serughetti sul suo libro "Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo"
da: Radio Radicale-30 Aprile 13
30/04/2013

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Uomini che pagano le donne
da: Fahrenheit - Radio 3-29 Marzo 13
29/03/2013

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Sposati o no gli uomini subiranno sempre il fascino delle prostitute
da: Vero-5 Aprile 13
05/04/2013

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«Porno chic», un problema sociale travestito da fenomeno glamour
da: La ventisettesima ora (Corriere della sera)-10 Aprile 13
10/04/2013
[Esplora il significato del termine: Si chiama «sexworker chic», oppure «porno chic» ' che poi è lo stesso se andiamo alla radice greca porné, che significa proprio «prostituta» ' ed è la valorizzazione estetica del lavoro sessuale. Avviene nella pubblicità , ma anche tra gli oggetti di consumo e persino in letteratura. Mentre le vetrine di lingerie ammiccano all'immaginario del sesso commerciale, diari e memorie di escort e call girl invadono le librerie. Ma è soprattutto il mondo della comunicazione e della pubblicità  a portare ai suoi esiti estremi questa compenetrazione tra gli immaginari del mercato del sesso e quelli del mercato tout court. L'ultimo esempio? Lo spot della rivista londinese Love Magazine, in cui alcune modelle della casa di moda Louis Vuitton, abbigliate con (pochi, pochissimi) capi della collezione autunno-inverno 2013, recitano la parte di prostitute di strada, per ritrovarsi invece sul finale nel backstage di una sfilata parigina. Prevedibile la reazione delle attiviste francesi di «Osez le Féminisme»: in questo modo si trasforma un problema sociale in fenomeno glamour, confondendo un mondo violento come la strada con le atmosfere rarefatte delle passerelle. Il senso ultimo dell'operazione pare proprio questo, ma a cosa ci troviamo davvero di fronte? A una riabilitazione del commercio sessuale di strada, pesantemente colpito negli ultimi anni da politiche pubbliche repressive? Io credo che ciò che sta dietro alla diffusione nel mercato dell'estetica della streetwalker sia per certi versi il contrario: queste immagini non hanno alcuna parentela reale con l'universo della prostituzione di strada, e lungi dal «simpatizzare» con le vere lavoratrici del sesso mirano a occuparne lo spazio, a prenderne il posto. E tanto le nostre città  si fanno inospitali verso i corpi in carne ed ossa delle donne (e delle transessuali, e degli uomini) che si prostituiscono (o sono prostituite/ i) tanto più accoglienti si fanno verso i corpi offerti al consumo che colonizzano tutto lo spazio visivo, rappresentando città  immaginarie. Il mercato del sesso è composto di settori diversi, alcuni interessano lo spazio pubblico, e sono quelli che creano un crescente allarme sociale, altri sono protetti da pareti che li nascondono allo sguardo. Nell'Italia delle ordinanze antiprostituzione come nella Francia della legge Sarkozy contro l'adescamento passivo, nella Svezia che punisce i clienti come negli Stati Uniti che proibiscono la prostituzione a tutto campo, sono in atto strategie simili di rimozione della prostituzione dagli scenari molto concreti, reali, delle strade e dei viali, ovvero dai luoghi pubblici delle città . Il commercio sessuale, espulso dai centri urbani, bollato come indecoroso, confinato in aree periferiche e non residenziali, è sospinto verso l'invisibilità  di appartamenti, hotel, club, sale massaggiâ?¦ E forse non si tratta di un esito del tutto imprevisto. Come scrivo nel mio libro Uomini che pagano le donne (Ediesse), quel che viene preservato, in questo processo di esclusione reale e inclusione simbolica del lavoro sessuale è il piacere maschile. Innanzitutto, il piacere dello sguardo. Nello spot con le modelle di Vuitton, come nella grande maggioranza delle rappresentazioni del mercato del sesso, chi resta nell'ombra, protetto dell'abitacolo dell'auto (in questo caso, di lusso), è il cliente, da sempre il grande assente nel discorso pubblico sulla prostituzione. Eppure è lui il centro della visione, il soggetto di quel piacere del guardare (scopofilia) di cui parla la critica cinematografica Laura Mulvey descrivendo un mondo di immagini scisso tra «attivo/maschile» e «passivo/femminile». Lo spazio della città , d'altronde, si è storicamente organizzato intorno al desiderio di uno solo dei due generi, assegnando alla prostituzione un ruolo preciso nella separazione della sfera domestica (dove stavano le donne «perbene») dalla strada o dal bordello (dove invece si trovavano quelle «permale» o «perdute»). Oggi, sulla strada, anche la sicurezza dei clienti è scossa come mai in passato: in Italia le ordinanze prevedono multe salate anche per loro, in altri Paesi, come quelli del Nord Europa, acquistare sesso è diventato reato. Già  negli anni '90 Roberta Tatafiore, nel suo Sesso al lavoro, e Maria Rosa Cutrufelli, con Il denaro in corpo, avevano capito che c'è qualcosa di più che non la semplice ipocrisia del potere maschile che con una mano colpisce il «vizio» e con l'altra lo sostiene e lo finanzia. Le due studiose intravedevano una trasformazione che passava attraverso una crescente stigmatizzazione e responsabilizzazione dei clienti, e che avrebbe provocato effetti importanti nell'organizzazione spaziale del potere maschile, nuove geometrie di visibile e invisibile, repulsione e desiderio, esclusione e inclusione. È ciò che puntualmente è accaduto nel nuovo millennio. Mai come in passato i clienti sono sotto lo sguardo severo dei poteri pubblici. Eppure, il mercato del sesso prolifera in direzioni sempre nuove. Perché non è più lo spazio pubblico l'alfa e l'omega della prostituzione come furono in passato il bordello gestito dallo stato e la strada. Il cliente maschio della classe media, sempre più attento a proteggere il proprio anonimato e la sicurezza delle transazioni, trova forme di consumo sessuale adeguate ai propri bisogni: una molteplicità  di strutture private, servizi differenziati per tipologia e costo, e l'agevolazione del web per gli scambi e le comunicazioni. Lo dimostrano i numeri impressionanti di contatti su siti come Escort Forum, che analizzo nel mio libro, dedicato ai clienti di escort . Ma deve suscitare qualche pensiero anche il fatto che Roma e Milano, «ripulite» in superficie dai corpi «impuri» delle sexworker, siano le città  a livello mondiale che fanno registrare il maggior numero di traffico su Yourporn, come rivela lo stesso sito. Lo sguardo maschile collegato al desiderio resta cosà il centro organizzatore di un'intera estetica della città , che controlla e spinge al margine quei corpi rappresentati come sporchi ed immorali, come «Altri» perché stranieri, perché differenti. Ma intanto trova strade diverse, più «rispettabili», per il consumo sessuale, magari mascherate da servizi di intrattenimento, come i club, o di bellezza, come le sale massaggi. E intanto anticipa la propria soddisfazione grazie alla stimolazione visiva, onnipresente, del «sesso in vendita». L'estetizzazione del sex work insomma, lungi dall'essere una promessa di liberazione, è l'altra faccia del suo feroce controllo.] Si chiama «sexworker chic», oppure «porno chic» ' che poi è lo stesso se andiamo alla radice greca porné, che significa proprio «prostituta» ' ed è la valorizzazione estetica del lavoro sessuale. Avviene nella pubblicità , ma anche tra gli oggetti di consumo e persino in letteratura. Mentre le vetrine di lingerie ammiccano all'immaginario del sesso commerciale, diari e memorie di escort e call girl invadono le librerie. Ma è soprattutto il mondo della comunicazione e della pubblicità  a portare ai suoi esiti estremi questa compenetrazione tra gli immaginari del mercato del sesso e quelli del mercato tout court. L'ultimo esempio? Lo spot della rivista londinese Love Magazine, in cui alcune modelle della casa di moda Louis Vuitton, abbigliate con (pochi, pochissimi) capi della collezione autunno-inverno 2013, recitano la parte di prostitute di strada, per ritrovarsi invece sul finale nel backstage di una sfilata parigina. Prevedibile la reazione delle attiviste francesi di «Osez le Féminisme»: in questo modo si trasforma un problema sociale in fenomeno glamour, confondendo un mondo violento come la strada con le atmosfere rarefatte delle passerelle. Il senso ultimo dell'operazione pare proprio questo, ma a cosa ci troviamo davvero di fronte? A una riabilitazione del commercio sessuale di strada, pesantemente colpito negli ultimi anni da politiche pubbliche repressive? Io credo che ciò che sta dietro alla diffusione nel mercato dell'estetica della streetwalker sia per certi versi il contrario: queste immagini non hanno alcuna parentela reale con l'universo della prostituzione di strada, e lungi dal «simpatizzare» con le vere lavoratrici del sesso mirano a occuparne lo spazio, a prenderne il posto. E tanto le nostre città  si fanno inospitali verso i corpi in carne ed ossa delle donne (e delle transessuali, e degli uomini) che si prostituiscono (o sono prostituite/ i) tanto più accoglienti si fanno verso i corpi offerti al consumo che colonizzano tutto lo spazio visivo, rappresentando città  immaginarie. Il mercato del sesso è composto di settori diversi, alcuni interessano lo spazio pubblico, e sono quelli che creano un crescente allarme sociale, altri sono protetti da pareti che li nascondono allo sguardo. Nell'Italia delle ordinanze antiprostituzione come nella Francia della legge Sarkozy contro l'adescamento passivo, nella Svezia che punisce i clienti come negli Stati Uniti che proibiscono la prostituzione a tutto campo, sono in atto strategie simili di rimozione della prostituzione dagli scenari molto concreti, reali, delle strade e dei viali, ovvero dai luoghi pubblici delle città . Il commercio sessuale, espulso dai centri urbani, bollato come indecoroso, confinato in aree periferiche e non residenziali, è sospinto verso l'invisibilità  di appartamenti, hotel, club, sale massaggiâ?¦ E forse non si tratta di un esito del tutto imprevisto. Come scrivo nel mio libro Uomini che pagano le donne (Ediesse), quel che viene preservato, in questo processo di esclusione reale e inclusione simbolica del lavoro sessuale è il piacere maschile. Innanzitutto, il piacere dello sguardo. Nello spot con le modelle di Vuitton, come nella grande maggioranza delle rappresentazioni del mercato del sesso, chi resta nell'ombra, protetto dell'abitacolo dell'auto (in questo caso, di lusso), è il cliente, da sempre il grande assente nel discorso pubblico sulla prostituzione. Eppure è lui il centro della visione, il soggetto di quel piacere del guardare (scopofilia) di cui parla la critica cinematografica Laura Mulvey descrivendo un mondo di immagini scisso tra «attivo/maschile» e «passivo/femminile». Lo spazio della città , d'altronde, si è storicamente organizzato intorno al desiderio di uno solo dei due generi, assegnando alla prostituzione un ruolo preciso nella separazione della sfera domestica (dove stavano le donne «perbene») dalla strada o dal bordello (dove invece si trovavano quelle «permale» o «perdute»). Oggi, sulla strada, anche la sicurezza dei clienti è scossa come mai in passato: in Italia le ordinanze prevedono multe salate anche per loro, in altri Paesi, come quelli del Nord Europa, acquistare sesso è diventato reato. Già  negli anni '90 Roberta Tatafiore, nel suo Sesso al lavoro, e Maria Rosa Cutrufelli, con Il denaro in corpo, avevano capito che c'è qualcosa di più che non la semplice ipocrisia del potere maschile che con una mano colpisce il «vizio» e con l'altra lo sostiene e lo finanzia. Le due studiose intravedevano una trasformazione che passava attraverso una crescente stigmatizzazione e responsabilizzazione dei clienti, e che avrebbe provocato effetti importanti nell'organizzazione spaziale del potere maschile, nuove geometrie di visibile e invisibile, repulsione e desiderio, esclusione e inclusione. È ciò che puntualmente è accaduto nel nuovo millennio. Mai come in passato i clienti sono sotto lo sguardo severo dei poteri pubblici. Eppure, il mercato del sesso prolifera in direzioni sempre nuove. Perché non è più lo spazio pubblico l'alfa e l'omega della prostituzione come furono in passato il bordello gestito dallo stato e la strada. Il cliente maschio della classe media, sempre più attento a proteggere il proprio anonimato e la sicurezza delle transazioni, trova forme di consumo sessuale adeguate ai propri bisogni: una molteplicità  di strutture private, servizi differenziati per tipologia e costo, e l'agevolazione del web per gli scambi e le comunicazioni. Lo dimostrano i numeri impressionanti di contatti su siti come Escort Forum, che analizzo nel mio libro, dedicato ai clienti di escort . Ma deve suscitare qualche pensiero anche il fatto che Roma e Milano, «ripulite» in superficie dai corpi «impuri» delle sexworker, siano le città  a livello mondiale che fanno registrare il maggior numero di traffico su Yourporn, come rivela lo stesso sito. Lo sguardo maschile collegato al desiderio resta cosà il centro organizzatore di un'intera estetica della città , che controlla e spinge al margine quei corpi rappresentati come sporchi ed immorali, come «Altri» perché stranieri, perché differenti. Ma intanto trova strade diverse, più «rispettabili», per il consumo sessuale, magari mascherate da servizi di intrattenimento, come i club, o di bellezza, come le sale massaggi. E intanto anticipa la propria soddisfazione grazie alla stimolazione visiva, onnipresente, del «sesso in vendita». L'estetizzazione del sex work insomma, lungi dall'essere una promessa di liberazione, è l'altra faccia del suo feroce controllo.
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Cronaca vera
da: il sole 24 ore - Domenica-14 Aprile 13
14/04/2013

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Chi compra l'amore?
da: Conquiste del Lavoro-20 Aprile 13
20/04/2013

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"Uomini che pagano le donne" di Giorgia Serughetti
da: Panorama.it-22 Aprile 13
22/04/2013
Negli ultimi anni in Italia seguendo l'esempio di altri paesi del Nord Europa si è andata affermando una politica proibizionista che ha preso di mira soprattutto i clienti delle prostitute (a partire dagli anni '90 si susseguono infatti le ordinanze nelle varie città  italiane punitive nei confronti dei clienti). Da qui prende spunto il libro Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo (Ediesse ) di Giorgia Serughetti , studiosa di processi culturali e assistente di sociologia all'università  Milano Bicocca. Uomini che pagano le donne è un libro che nel titolo parafrasa il romanzo di Stieg Larsson (Uomini che odiano le donne ) e affronta il tema della prostituzione da un punto di vista inusuale. Normalmente infatti la visione è focalizzata sulle prostitute, cioè sull'offerta di sesso a pagamento. Il libro invece si concentra sulla domanda, quindi sui clienti, e sembra porsi la questione in cui si ritrovò il femminismo negli anni '70 quando la parte maschile fu costretta a riflettere sul proprio ruolo. Il punto di partenza del libro è proprio quello dello spostamento di attenzione che negli ultimi 15 anni ha cominciato a emergere e ha focalizzato le attenzioni delle politiche sul cliente. Il che in Italia può suonare un po' strano perché, a differenza di paesi come la Svezia, non c'è stata una legge di stampo neoproibizionista, cioè che targhettizzi i clienti come obiettivo per il contrasto della prostituzione, risparmiando invece le lavoratrici del sesso che non sono colpite dal reato. In Italia è accaduto che accanto ad elementi di assoluta non novità , cioè il contrasto repressivo della prostituzione di strada che continua a colpire le lavoratrici del sesso, sia emerso un elemento di novità  che è quello per cui corresponsabile viene considerato chi acquista i servizi sessuali. Se per certi versi questo elemento ci appare ovvio, è in realtà  rivoluzionario perché colui che si avvaleva dei servizi sessuali delle sex wokers era considerato nel suo pieno diritto, ciò in un sistema di regolamentazione otto-novecentesco dei bordelli, ma anche poi nell'Italia abolizionista verso la prostituzione di strada. Ovviamente ricordando che in Italia non è reato la prostituzione e tuttavia la possibilità  dal 2008 di emettere ordinanze a livello municipale ha fatto proliferare questo tipo di provvedimenti che hanno reso sempre più difficile la pratica del commercio sessuale in strada, insomma nei luoghi pubblici. Ciò pone subito un discrimine tra ciò che effettivamente sembra essere l'obiettivo delle politiche repressive e ciò che invece apparentemente è non solo tollerato, ma addirittura per certi versi favorito da queste politiche e cioè la proliferazione in altri luoghi, sempre meno visibili e sempre più differenziati dove ovviamente le nuove tecnologie, e il web in particolare, svolgono un ruolo di grandissima importanza. Uomini che pagano le donne si pone il problema del modello sociale in cui sono inseriti i rapporti tra i sessi, cioè quello della crescita consumista che determina anche il fiorire del sesso come business nella cosiddetta sessualità  ricreativa all'interno della quale si colloca la prostituzione. Giorgia Serughetti sposta l'attenzione sul mercato del sesso che non è qualcosa di completamente separato, ma è integrato in vari e molteplici modi: c'è un uso semiotico dei corpi molto nuovo rispetto al passato (basti pensare all'uso della sessualità , del corpo delle donne, a scopi commerciali, per la vendita di prodotti, di servizi), che crea una continuità  molto forte tra la prostituzione propriamente detta, dove c'è la prestazione sessuale in cambio di denaro, e la transazione commerciale. In questo senso è possibile comprendere perché la prostituzione in qualche modo sia sempre più normale e sempre meno un comportamento marginale o deviante. È come costituire una relazione a propria misura al di fuori della quale ognuno torna completamente libero. Le politiche proibizioniste in realtà  hanno semplicemente spostato il luogo della prostituzione e ciò investe il cambiamento del maschio a partire dagli anni Sessanta, dagli anni della rivoluzione sessuale, quindi dall'emancipazione delle donne. Quando sono cambiati i rapporti tra uomini e donne. Gli uomini sono confortati da una rappresentazione del loro ruolo che è sempre quello dominante, con i puntelli dell'identità  maschile tradizionale, cioè il lavoro con un iter di carriera ragionevolmente sicuro, un reddito garantito, la paternità  vissuta in maniera più distaccata, insomma una figura del passato che garantisce una certa solidità  alla figura maschile. Tutte queste certezze vengono però meno. Perché al tempo stesso le richieste di relazione che provengono dalle donne sono di un nuovo tipo. Gli uomini sono per la prima volta oggetti di stimolazione continua da parte del mercato, cosa che li mette in crescente insicurezza: una novità  rispetto al passato in cui entra in gioco potentemente la sessualità  che è da una parte il campo in cui si riconferma il proprio dominio (i modelli sono quelli, di potenza sessuale) e dall'altra parte mostra una mascolinità  fragile che cerca rassicurazione dentro al mercato del sesso. Si vede allora questa continua ambiguità  tra impotenza e potere in cui si gioca il bisogno, il desiderio degli uomini. Ciò spiegherebbe anche l'incrementarsi del femminicidio quando non si accetta di cambiare ruolo. Il conseguente fenomeno di inasprimento delle politiche verso la prostituzione di strada l'autrice lo vede come l'ostilità  nei confronti dell'alterità , fatta di corpi diversi, stranieri, poveri, perché in realtà  il sistema delle ordinanze che ha colpito la prostituzione di strada ha colpito svariate popolazioni considerate scomode, indecorose, impure all'interno di città  che dovevano essere votate alla purificazione dei centri urbani in funzione del consumo, quindi del passeggio sereno dei consumatori possibilmente, della classe media. Quindi quello che viene più fortemente colpito dalle politiche pubbliche è il mercato del sesso povero, quello di strada, quello che mette a disagio la cittadinanza perché propone la nudità  in pubblico o il sesso consumato in luoghi considerati non idonei. Mentre dove si va a nascondere questo mercato (anche se poi è visibilissimo sul web) è considerato più integrabile nella società  rispettabile. Come a voler dire 'Vizi privati, pubbliche virtù.
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Riflessioni sulla solitudine (maschile)
da: il Fatto Quotidiano (web)-28 Mag 13
28/05/2013
'Uomini che pagano le donne ' dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo il libro di Giorgia Serughetti da poco uscito in libreria, analizza il fenomeno della prostituzione, mettendo al centro, pur senza dimenticare le prostitute, i clienti ossia gli uomini che fanno uso di sesso a pagamento. E' un saggio e una ricerca sulla prostituzione presente e passata in Italia ricco di spunti riguardo alle questioni di genere, interessante e davvero ben fatto, una lettura che consiglio sicuramente. Forse per deformazione professionale quello che voglio mettere maggiormente in luce di quanto ho letto in questo libro si trova in una frase che recita : 'Nell'individualismo radicale della tarda modernità , l'incontro tra il cliente e la prostituta è il rapporto ' limitato nel tempo ' tra due individui e due solitudini. Il discorso continua ampliandosi , questo pezzo estrapolato è limitativo del significato che segue, ma sono state queste parole a rimanermi fortemente impresse perché investono una delle condizioni umane più pervasive e sentite: la solitudine. Due solitudini, la maschile e la femminile che si incontrano in un'epoca di individualismo ossia in un'epoca in cui l'individuale prevale sul collettivo. Posso fare alcune riflessioni solo sulla solitudine maschile, in quanto faccio parte del genere chiamato in causa, questo mi dà  relativa facilità  di parola, ma sono lontano dal rappresentare tutte le sfaccettature possibili, i miei sono pensieri personali e non esaustivi. Mi sono chiesto cosa potrebbe portare, secondo me, un uomo nella condizione di chiedere una prestazione sessuale a pagamento. Non mi interessa dare giudizi di valore, non è nelle mie intenzioni, voglio solo provare a capire cosa può motivare un uomo verso questa scelta. Le risposte che sono riuscito a darmi di getto sono state due: l'avvenenza della prostituta o la solitudine (non necessariamente escludentesi). Sull'avvenenza della prostituta non mi interessa soffermarmi troppo, di prima battuta mi verrebbe da pensare che è semplicemente in gioco un fattore estetico e di conseguenza un appagamento fisico. Mi preme invece spendere due parole in più sulla solitudine dove l'appagamento chiama in causa fenomeni più complessi. Charles Baudelaire affermava: 'Quest'orrore della solitudine, questo bisogno di dimenticare il proprio io nella carne esteriore, l'uomo lo chiama nobilmente bisogno d'amare. Il bisogno d'amare può portare un individuo a chiedere i servizi di una prostituta per fingere che sia soddisfatto anche il suo bisogno di essere amato, una finzione che si consuma in un arco di tempo limitato per poi probabilmente tornare più forte nel giro di poco, innestando una richiesta che va strutturandosi in una continuità  temporale. Viviamo immersi nelle relazioni, tutte molto diverse tra di loro, alcune più soddisfacenti, altre meno, ma sono le relazioni intime con l'altro sesso (o il proprio) quelle che fanno principalmente da supporto al nostro benessere individuale. Senza nulla togliere al resto del mondo, è principalmente con accanto una compagna o un compagno che abbiamo migliori possibilità  di sentirci parte di un qualcosa che sappiamo esserci 'nella buona e nella cattiva sorte, almeno finché la coppia funziona. Da studente di psicologia mi colpà positivamente quando lessi, da qualche parte, che la qualità  dell' invecchiamento di un individuo dipende molto anche dal proprio partner sia in merito alla qualità  della relazione sia in merito alle capacità  intellettive ed emotive dell'altro. Essere soli significa essere privi di un importante supporto alla propria salute mentale. L'uomo tende verso il proprio benessere psichico e tende quindi a non rimanere solo, ma tendere non è ottenere e ottenere può invece significare tendere verso una soddisfazione del bisogno in modalità  fuori dalle più funzionali dinamiche tra uomini e donne. In realtà  io pago un corpo o l'illusione di non essere solo attraverso un corpo? Il corpo è il fine o lo strumento per arrivare al fine? L'incapacità  di relazionarsi con il femminile o con un femminile diverso da quello che è stato un tempo rende il maschile solo, non a caso la violenza di alcuni uomini può essere ricondotta, in certi contesti odierni, ad una messa in discussione dei ruoli di genere a cui non si sono mostrati preparati. Violenza e richiesta di prostituzione possono probabilmente avere un'origine comune nella pretesa di avere un possesso che, devo ottenere con la forza, nel primo caso, o acquistando il consenso, nel secondo, ma ottengo solo paure ed illusioni. Solitudine non è solo l'esperienza di venire isolato, ma anche la scelta di isolarsi, quindi anche qui esiste un grado di responsabilità  rispetto a quello che posso fare per produrre un cambiamento positivo nei rapporti di genere.
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Uomini che pagano le donne
da: Unione Femminile Italiana-29 Mag 13
29/05/2013
Indagare la prostituzione attraverso la domanda dei clienti. E' la ricerca, utile e importante, condotta da Giorgia Serughetti, nel libro pubblicato di recente nella collana sessismo&razzismo di Ediesse. Le premesse da cui l'autrice muove la sua indagine. All'emancipazione sessuale ed economica delle donne non è conseguita una riduzione della prostituzione, fenomeno tanto millenario quanto cangiante nei tempi e nei luoghi ed oggi più vivace nei nuovi media e nelle dinamiche della globalizzazione. La domanda di prostituzione è multiforme e non si spiega soltanto con il patriarcato o con la patologia di alcuni. Una pluralità  irriducibile è quanto si presenta allo sguardo di chi osserva la relazione di scambio sesso-denaro dal punto di vista delle donne prostitute o prostituite (in questa ricerca non si prende in considerazione la prostituzione omosessuale o transgender). Dalle schiave sessuali vittime di tratta alle sex worker per scelta, l'arco delle possibilità  è variegato ed invita a guardare senza pregiudizi. L'autrice offre in questo senso una valida disamina dei filoni di indagine e riflessione e delle relative autrici di riferimento. La stessa pluralità  irriducibile è presente dal lato cliente, a volerla osservare. Ed appunto la novità  che l'autrice ci propone, partendo da un'analisi degli studi di genere sulla mascolinità . Anch'essi un fatto recente: Rispetto alla ricerca teorica ed empirica sulle prostitute, quella sui clienti sconta un ritardo secolare. Lo stesso ritardo che ha conosciuto, nel mondo accademico, l'emergere e lo strutturarsi di una branca di studi sul maschile (masculinity studies o studies on masculinity), rispetto alla nascita dei women's studies, cosà come l'attivismo degli uomini rispetto alle questioni del proprio genere rispetto a quello delle donne. Mentre gli studi di genere al maschile hanno l'obiettivo di decostruire la mascolinità  ed inserirla in una dinamica storica, non sempre questo avviene negli studi empirici sul clienti, in cui la domanda di prostituzione è letta in continuità  con il passato. Bisogno, controllo, piacere Sono le tre parole chiave, secondo l'autrice, per rispondere alla domanda sul perché tanti uomini pagano per il sesso ed entrare nel merito di queste chiavi interpretative può aiutarci a comprendere le trasformazioni della mascolinità . Trasformazioni che procedono in tre sensi: resistenza del sistema di dominazione maschile, crisi dei modelli tradizionali di identificazione maschile, cambiamento della sessualità , dei desideri delle relazioni nella società  dei consumi. Su questi tre piani l'autrice sviluppa il nocciolo della sua indagine, che si muove sul solco di Focault: la sessualità  come costruzione discorsiva, il mercato come generazione e riproduzione di potere sui corpi. In questo modo Giorgia Serughetti ci coinvolge in un viaggio nelle profondità  della cultura contemporanea.
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Uomini che pagano le donne
da: Noi donne-2 Giugno 13
02/06/2013
Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo è un libro coraggioso, edito da Ediesse nella collana sessismoerazzismo, scritto da una giovane donna, Giorgia Serughetti, che affronta un argomento che per gli uomini è ancora dato naturale e tabù sociale, mentre invece, per capire davvero il fenomeno prostituzione, bisogna cominciare a guardarlo non solo dal lato della prostituta, ma proprio da quello del cliente, senza stigmi sociali ma consapevoli che domanda e offerta costruiscono la relazione su cui si costruisce il mercato del sesso. Non è vero che tutte le sex workers sono «vittime». Non è vero che i clienti sono necessariamente «carnefici». Il fenomeno è molto più complesso: il libro di Giorgia Serughetti è un percorso di esplorazione nel territorio pieno di ombre e di silenzi degli uomini che pagano le donne, fino a oggi in Italia poco studiati e ancor meno compresi. Il libro viene presentato in questo periodo in molte città , da Roma, a Milano, a Genova, Firenze. Chi è il cliente? Spesso il pubblico chiede. Chiunque, risponde Giorgia, di qualsiasi età , classe sociale, desideri e orientamento sessuale. Ma mentre per le prostitute ci sono innumerevoli definizioni, chi le paga invece è solo un anonimo cliente. Perché gli uomini pagano per il sesso? Tante e svariate le ragioni, che il libro esamina, attraverso testimonianze, interviste ai clienti, la ricerca sui siti dove si svolgono i 'forum tra i clienti, gli annunci via web, ecc. Quanti sono? Il mercato del sesso del nuovo millennio rivela l'esistenza di una domanda crescente, formata da numeri impressionanti di uomini in tutti i paesi occidentali. Chi sostiene che sia una patologia di pochi, viene smentito. In Italia si calcolano intorno ai 2 milioni e mezzo. Di cosa si discute oggi nella società , nella politica? Quale il dibattito interno al femminismo? In politica: colpire la domanda per contrastare la proliferazione dei mercati sessuali è oggi, dopo secoli di silenzio e di rimozione della responsabilità  dei clienti, l'idea guida dell'intervento pubblico anti-prostituzione, sostiene Giorgia Serughetti. Nell'Italia del disegno di legge Carfagna o delle ordinanze antiprostituzione, come nella Francia della nuova Ministra per i diritti delle donne o nella Svezia che per prima punà i clienti, come negli Stati Uniti che proibiscono la prostituzione a tutto campo,sono in atto strategie simili di colpevolizzazione dei clienti e di rimozione della prostituzione dagli scenari molto concreti, reali, delle strade e dei viali, ovvero dai luoghi pubblici delle città , cosà come si tende a fare del resto anche rispetto ad altre categorie: ultrà , tossicomani, migranti, nomadi, mendicanti, come analizza e sostiene Tamar Pitch, nel suo recente libro Contro il decoro. L'uso politico della pubblica decenza (Laterza). Insomma, in Italia in particolare, il mercato del sesso all'aperto crea allarme sociale, meglio confinarlo in altri luoghi, protetti da pareti che lo nascondono allo sguardo. Il commercio sessuale, espulso dai centri urbani, bollato come indecoroso, confinato in aree periferiche e non residenziali, è sospinto verso l'invisibilità  di appartamenti, hotel, club, sale massaggiâ?¦Il cliente maschio della classe media, sempre più attento a proteggere il proprio anonimato e la sicurezza delle transazioni, trova forme di consumo sessuale adeguate ai propri bisogni: una molteplicità  di strutture private, servizi differenziati per tipologia e costo, e l'agevolazione del web per gli scambi e le comunicazioni. Se queste sono le prevalenti politiche pubbliche o che almeno appaiono tali , è su queste che discute e si dilania il femminismo, come di recente è avvenuto in Francia. Maria Rosa Cutrufelli, autrice del primo libro in Italia sui clienti (1981) e autrice altresà della prefazione al libro di Giorgia, stabilendo cosà un ponte di più di trent'anni tra le due ricerche, ricostruisce il dibattito tra le donne fin dai tempi del suo primo libro: anni di forti tensione, tra chi sosteneva che la prostituzione era colpevole esercizio del potere maschile sul corpo delle donne, e chi metteva in luce l'autonomia e la soggettività  delle prostitute, la cui sindacalizzazione successiva e la rivendicazione di diritti civili ha poi finito con oscurare la problematica della sessualità  maschile e dei rapporti tra i sessi; si è poi oscillato tra stigmatizzazione e accettazione di una 'normalità , le cui forme oggi appaiono però nella loro novità : il superamento dei confini tra sessualità  e mercato, il confondersi dell'atto prostitutivo in una pornografia di massa, quasi un surrogato della prostituzione vera e propria, la confusività  del mercato, in cui possono rientrare le escort di lusso e le prostitute di strada, volontarie o coatte che siano. Prevale l'ideologia della disponibilità  estrema del corpo femminile che pubblicità  e trasmissioni televisive propongono e rilanciano in un gioco di specchi di degrado dei corpi femminili sempre più giovani e di desiderio maschile. Corpi disponibili al consumo ma anche reificati in un modello in cui sessismo razzismo e classismo puntano a costruire pulsioni non solo finalizzate al consumo delle merci e delle persone come si dimostra nel libro di Laura Corradi Specchio delle sue brame (Ediesse,collana sessismoerazzismo, 2012), ma norma dominante di comportamento sociale. La tensione nel dibattito tra le donne? Dai dibattiti svoltisi finora intorno a questo libro, e non solo, non crediamo che il dilemma sia più tra prostituzione si o no, tra considerare le prostitute vittime o sex workers (come da diversi anni avviene in Italia), ma tra chi sostiene politiche pubbliche di patologicizzazione e criminalizzazione dei clienti (fatti salvi ovviamente i ricchi utilizzatori finali o i clienti 'rispettabili perché invisibili ) e chi rivendica comunque l'autonomia e la soggettività  delle donne e lotta contro l'uso ipocrita del concetto di 'decoro urbano per marginalizzare spazi e 'categorie sociali. Abbiamo detto come tutto ciò investa la visione e la politica delle città  e le modalità  di normalizzare spazi, mercato del sesso e consumi sessuali; in Italia però appare particolarmente ipocrita e ambiguo, perché il fenomeno della ' privatizzazione delle donne pubbliche, come le definisce Giorgia Serughetti, corrisponde non solo a una crisi della sessualità  maschile, che non vuole esporsi sul piano della compravendita pubblica mantenendo un ruolo sociale immacolato, ma anche all'esibizione di potere politico ed economico. Assistiamo in questi giorni alla dichiarazioni di legittimità  di costruzioni di harem pagati, esibiti nella pratica e negati a parole, che non solo incontrano un immaginario maschile, ma vengono sdoganati da giornalisti e politici come fatto privato e legittimo di uomini potenti. Se la criminalizzazione del cliente era susseguente all'idea negativa della prostituta, ora assistiamo al movimento inverso che è quello che se il cliente è ricco e potente e famoso anche la prostituta non è altro che una professionista o una giovane donna calunniata per invidiosa malevolenza, mentre quando si tratta di una prostituta di strada è contro di lei più che per i clienti che sono state fatte le ordinanze comunali, come dimostrano i dati- e non le parole - dei sindaci. Ma, al di là  delle politiche messe in atto, leggendo il libro, e soprattutto assistendo ai dibattiti sul tema, la domanda sul perché gli uomini pagano le donne resta aperta; anche se qualche risposta viene dall'analisi condotta in questo libro sui processi di commercializzazione della sessualità , che sono in atto in ambiti sempre più estesi del vivere, dal mondo della comunicazione a quello della pubblicità , dove si compenetrano gli immaginari del mercato del sesso e del mercato tout court, nonché sui processi che vedono uno spostamento/ mutazione del clienti che ricercano nelle prostituzione momenti di relax dalla vita normale. E tanto le nostre città  si fanno inospitali verso i corpi in carne ed ossa delle donne (e delle transessuali, e degli uomini) che si prostituiscono (o sono prostituite/ i), tanto più accoglienti si fanno verso i corpi offerti al consumo che colonizzano tutto lo spazio visivo, rappresentando città  immaginarie. Ecco, dentro a questi processi il cliente emerge come la figura maschile che interpreta nei suoi esiti più radicali e contraddittori l'ingiunzione contemporanea allo sguardo e al consumo sessuale; ingiunzione che, mentre rafforza un potere monosessuato, ne fa emergere insieme alla capacità  normativa la pre-potenza, la fragilità  e la crisi.
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'Uomini che pagano le donne di Giorgia Serughetti
da: Mentinfuga-6 Giugno 13
06/06/2013
Una ricerca sui diversi volti del mondo della prostituzione tra nuovi strumenti di comunicazione e vecchi ruoli sociali. Il primo merito di questa ricerca sta nell'approccio che, superando moralismi e stereotipi, pone l'attenzione sulla figura del cliente. Abbiamo intervistato l'autrice che, per iniziativa dell'associazione Antigone, presenta il suo lavoro il 7 giugno alle ore 17 nella sala consiliare del Comune di Narni. La Sua ricerca mette in discussione molti dei luoghi comuni legati alla prostituzione e alla percezione di questo fenomeno. Come punto di partenza Le chiederei: quale spazio di analisi vuole identificare con la formula 'uomini che pagano le donne? È un campo molto vasto, include uomini che in modi anche molto diversi (come clienti occasionali, periodici, regolari ecc.) si rivolgono a donne che lavorano nel mercato del sesso, che a sua volta al suo interno è molto differenziato, con fenomeni all'aperto e al chiuso, in strada oppure in appartamenti, strip club, resort, sale massaggio ecc. in cui troviamo una prostituzione povera, marginale, spesso sfruttata, ma anche forme autoimprenditoriali, come quelle delle escort, molto redditizie per chi le pratica e molto costose per chi vi ricorre. Il riferimento alla strada e al web indica che il mercato del sesso è andato cambiando. Si può dire che sono cambiati gli uomini; sono cambiate le donne; sono cambiati i giudizi. Può aiutarci a mettere ordine in queste questioni? Sono cambiate le donne, innanzitutto. Negli ultimi cinquanta anni le donne hanno affermato la loro libertà , la loro piena soggettività , il loro desiderio. Hanno conquistato porzioni crescenti di spazio sia nel pubblico ' nel lavoro, nella politicaâ?¦ ' sia nel privato ' la famiglia, la coppia. Quindi si sono ridisegnate anche le relazioni tra uomini e donne, con la necessità  per gli uomini di fare i conti con il desiderio femminile, nella sfera intima, ma anche con la presenza crescente delle donne in territori tipicamente maschili, tutti quelli del lavoro retribuito per esempio. Il lavoro che si 'femminilizza', sia nel senso che diventa più adatto alle competenze femminili, con lo sviluppo dei servizi a discapito della produzione industriale, sia nel senso che assume caratteri di precarietà  e subalternità  associati tradizionalmente al lavoro femminile. Gli uomini si trovano cosà in una crisi di smottamento dei modelli tradizionali, del maschio capofamiglia, 'padrone indiscusso anche della sfera pubblica, senza aver sviluppato pienamente nuovi modelli identitari. Stanno su un crinale scivoloso, con forti spinte regressive, verso il patriarcato, e l'apertura di nuovi spazi per relazioni di tipo nuovo. I singoli possono sperimentare forme nuove di rapporto con l'alterità  (le donne, i bambini, gli altri uomini) ma il sistema culturale è ancora permeato da quello che lo storico Bellassai chiama 'virilismo virtuale'. Qui, per quanto riguarda la prostituzione, s'inseriscono due tendenze culturali. La prima è quella che, sul piano della morale pubblica, ci allontana dal tempo in cui frequentare un bordello era considerato la norma: oggi gli uomini che frequentano prostitute sono soggetti a uno stigma crescente, tanto è vero che difficilmente lo confessano pubblicamente. L'altra, però, che riguarda il mercato (ma in Italia anche i modelli del poter politico), è quella che ' facendo leva proprio sulla crisi d'identità  del maschio ' lo sollecita al consumo sessuale, e lo fa utilizzando il corpo femminile come segno e come feticcio. Tra queste due tendenze troviamo stretti i clienti, che sono tanti e diversi l'uno dall'altro, che si nascondono, mentre al contempo cercano nel mercato del sesso delle forme di compensazione per quella che vivono come una perdita di ruolo, ma anche un territorio per relazioni circoscritte, a tempo, libere da conseguenze, che è poi l'idea- guida della società  tardo moderna, fortemente individualista. Il suo studio rifiuta 'visioni pregiudiziali nei confronti del cliente e non persegue la distinzione fra 'vittime e 'carnefici. Come possiamo interpretare la relazione fra donne e uomini che pagano, in un più vasto orizzonte di commercializzazione ed esibizione della vita privata? Siamo tutte e tutti immersi in questo processo che confonde sempre più il confine tra la sfera intima, delle emozioni, e la sfera pubblica, del mercato. Parti sempre più importanti della nostra vita interiore sono messe a valore nel lavoro e nella società  dei consumi. Questo colloca la prostituzione in una posizione di continuità , non di netta separazione, con altre sfere del vivere. Si comprende quindi sia l'aumento dell'offerta in forme sempre nuove, tenendo conto naturalmente anche dei fenomeni criminali che trafficano e costringono le donne alla prostituzione, sia la moltiplicazione e la diversificazione della domanda. Se la sessualità  e l'intimità  sono portate in pubblico, valorizzate economicamente, esibite, diventa progressivamente più normale pagare per averne una piccola porzione, circoscritta in un dato tempo e un dato spazio, senza legami, senza conseguenze, ma con l'illusione che ci sia qui qualcosa di vero, di autentico. Tanto è vero che i clienti di escort, che ho studiato attraverso quello che scrivono di sé, rappresentano la sex worker come una fidanzata a tempo, una curatrice sessuale, una terapeuta, un'amante, un'amicaâ?¦ È una rappresentazione, naturalmente, che rivela però il rapporto di sovrapposizione crescente tra mercato e intimità . Molti clienti, infatti, non sostengono la finzione oltre un certo limite, e s'innamorano. Talvolta, si trasformano per questo in 'salvatori. Uomini che pagano le donne (il titolo del Suo libro); Uomini che odiano le donne (titolo di un altro e ben noto libro e poi di un film); Uomini che uccidono le donne (titolo che lega fra loro tanti tragici fatti di cronaca di questi ultimi anni). Superando ogni equivoco e ogni gioco di parole rispetto a temi cosà tragici, dal Suo angolo visuale di studiosa dei processi culturali, può aiutarci a riflettere sui legami tra i fenomeni da Lei studiati e il montare, sempre più inquietante, di una specifica violenza contro le donne, anche e soprattutto, all'interno di quelle relazioni che si presentano come basate sull'amore? Io credo che il fenomeno della prostituzione debba essere tenuto distinto dalla violenza. Pagare una donna significa accettare delle condizioni, una forma di contratto, per quanto diseguale, per quando oppressivo possa presentarsi in molti casi per la sex worker; la violenza è invece negazione di ogni patto, e di ogni soggettività  altrui. Tuttavia, la prostituzione può contenere la violenza, e spesso la contiene, può anzi mutare in violenza, ogni volta che il contratto è violato, oppure ogni volta che la persona che si prostituisce non ha alcuna possibilità  di imporre delle condizioni, e subisce interamente la situazione. E inoltre, c'è una stessa cultura in cui si originano la prostituzione e la violenza, ed è quella che rappresenta le donne soggetti/oggetti eternamente disponibili ad accogliere e soddisfare ogni bisogno maschile: dalla madre a disposizione del figlio maschio, alla moglie/amante, alle tante figure della cura, fino al corpo sessualmente disponibile. In questi stereotipi di genere si radica sia il mercato del sesso, per quanto poi al suo interno possa anche sovvertirli, per esempio nelle pratiche BDSM, sia la violenza sulle donne. Che si scatena, nelle sue forme più estreme, nei femminicidi, proprio quando le donne si sottraggono all'imperativo della disponibilità  affettiva e sessuale.
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Uomini che pagano le donne
da: Le monde diplomatique-1 Giugno 13
01/06/2013

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La verità , vi prego, sull'amore
da: il sole 24 ore - Domenica-23 Giugno 13
23/06/2013

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La nuova geografia del mercato del sesso: 'Uomini che pagano le donne
da: Retrospettive-24 Giugno 13
24/06/2013
Quello che la società  definisce 'il mestiere più antico del mondo è oggetto, in questo libro di Giorgia Serughetti, 'Uomini che pagano le donne (Ediesse, marzo 2013) di una profonda e documentata analisi volta al tentativo di dare risposta al quesito da tale fenomeno sotteso, ovvero il perché gli uomini paghino le donne, a tutte le latitudini, trasversalmente al ceto sociale, alle generazioni, ai costumi, agli orientamenti sessuali, religiosi ed etici. L'autrice affronta il tema con modalità  critiche rispetto agli stereotipi sociali per i quali le lavoratrici del sesso, siano esse di periferia, legate al degrado sociale, piuttosto che escort d'alto bordo o altre categorie, vengano tipicamente etichettate loro come vittime ed i clienti quali carnefici ed aguzzini. I bordi sono sfumati, le realtà  molteplici, legate a variabili virtualmente infinite di condizioni personali che portano donne e uomini a prostituirsi cosà come ai clienti sfruttane le condizioni, alimentando un mercato fatto, in Italia, di oltre due milioni di individui paganti per prestazioni sessuali, con un trend in crescita costante. Non si studia il fenomeno, piuttosto lo si osserva attraverso tare di pregiudizio, attribuendo alla feccia della società  sia la domanda che l'offerta del sesso a pagamento. E' comprovabile invece come sia il vicino di casa, il barista del luogo di lavoro o il collega di scrivania, professionisti in vista, politici, potenti in genere, studenti ed altre infinite categorie a sfruttare quotidianamente quelli che sono diventati canali molteplici (anonimi e facilmente accedibili), a differenza delle abitudini del passato, quali centri massaggi, l'onnipresente web, pubblicazioni, locali più o meno dichiaratamente votati allo spaccio della prostituzione. Perché di questo si tratta, di spaccio, analogamente a quello di sostanze stupefacenti, che allo stesso modo in questo inizio di millennio si propaga come un virus per canali sempre più sottili, raggiungendo potenzialmente chiunque. Una domanda e un'offerta sempre pronte a legarsi in un abbraccio tenace. Nel libro della Serughetti il fenomeno del mercimonio del corpo si affronta anche in termini di contrasto politico e sociale. Un'analisi che passa da quella che è la risposta del legislatore italiano, con le attuali e recenti leggi repressive, legge Carfagna in primis, comparandola con quelle di altri paesi del mondo occidentale; gli Stati Uniti ad esempio, dove è dura la risposta sia nei confronti di chi si prostituisce, di chi sfrutta la prostituzione ed infine i clienti, per primi colpiti anche in altri paesi come Francia e Svezia. L'obiettivo, oltre al contrasto diretto ai soggetti coinvolti, è quello di creare le condizioni atte alla non proliferazione del fenomeno, colpendo vere e proprie strutture commerciali schermate da altre attività  (si legga alcuni centri massaggi o centri benessere), andando a bonificare le periferie, estirpando la prostituzione dagli storici viali, luoghi periferici dominati dal degrado, strutture fatiscenti ed abbandonate. Sempre viva, d'altronde, la polemica rispetto all'opportunità  di relegare un fenomeno chiaramente non del tutto risolvibile ad un mercato controllato, con la reintroduzione nel bel paese di case chiuse gestite da privati e monitorate dallo stato, con tutti i vantaggi sanitari e, i maligni malignano, economici, sulla falsariga del modello tedesco. Ancora un'analogia col mondo della droga. Ma non è forse la pratica sessuale, per certi uomini, una droga? L'autrice si addentra anche nell'aspetto più antropologico della questione, cercando di portare a galla quelle che sono le ragioni di una ricerca cosà diffusa e forsennata del sesso a pagamento, ragioni che passano, si ipotizza, dall'ideologia della continua, ininterrotta, indiscussa (ed indiscutibile) disponibilità  di un corpo femminile, ogni giorno più umiliato dal mondo dei media e dello show biz, per arrivare alle vere patologie della sfera e dell'identità  sessuale, evidenziate dalla continua ascesa di domanda di soggetti transessuali e di prestazioni non canoniche, difficilmente riscontrabili tra le pareti domestiche. Una panacea per la perdita di orientamento sessuale che la società  odierna in taluni casi determina, visto l'approccio ormai palesemente dichiarato che vuole il sesso un campo di conquista, di sfida, di eccesso a tutti costi. Maria Rosa Cutrufelli scrive la prefazione di questo interessante libro e la scelta non è casuale: il suo trattato sull'argomento di inizio anni '80 ('Il cliente. Inchiesta sulla domanda di prostituzione, Editori Riuniti) è un'ottimo mezzo di contrasto per capire, affiancandone le trattazioni con quelle del testo della Serughetti, come questo fenomeno complesso, poliforme, sia cambiato nel tempo, come determinate problematiche siano rimaste immutate, come altre si siano invece evolute non solo in termini di portata e dimensione, ma anche nella natura delle questioni stesse. Il libro non riesce (difficile riuscirci) a rispondere alla domanda principale sul perché gli uomini paghino le donne e le donne accettino tale modello, ma ci aiuta piuttosto ad approfondire il tema, a conoscerne le pieghe e fare luce, almeno in parte, nelle molte zone d'ombra di tale fenomeno. Non risolverà  l'arcano, ma indirizzerà  certamente il lettore sul tema, permettendogli di concepire proprio idee ed opinioni. E, si spera, dibattiti.
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Fine della prostituzione esentasse?
da: Melog-Radio24-24 Giugno 13
24/06/2013
La proposta di sottoporre a regime fiscale anche le attività  di escort e prostitute che svolgono la loro professione per libera scelta, viene sempre più spesso reiterata da politici e amministratori locali, soprattutto ora che le casse dello Stato faticano a riempirsi. E' plausibile l'ipotesi di far pagare le tasse a chi fa del sesso un lavoro? Ci auta a risponderela ricercatrice Giorgia Serughetti cheche ha da poco pubblicato il libro "Uomini che pagano le donne".
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Uomini che pagano per fare sesso
da: Leggendaria-1 Mag 13
01/05/2013

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Uomini che pagano le donne per non dover parlare d'amore
da: F-17 Luglio 13
17/07/2013

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Con la escort è tutto più facile
da: il Fatto Quotidiano-12 Agosto 13
12/08/2013

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Chi compra il sesso
da: Società Italiana delle Letterate-3 Settembre 13
03/09/2013
«Gli uomini che pagano per il sesso possono farlo una volta sola o lungo l'intero corso della vita, cercare donne sempre nuove o diventare clienti abituali della stessa lavoratrice sessuale, cercare un ruolo attivo o passivo, comportarsi con violenza o con delicatezza, desiderare un contatto freddo o una storia romantica. E' un mondo irriducibilmente plurale quello della prostituzione, ed è nel rispetto di questa multiformità  che sarà  presentato nelle pagine che seguono». Queste le parole di Giorgia Serughetti per descrivere il suo corposo saggio sulla prostituzione contemporanea. Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo è l'ultimo volume della collana sessismoerazzismo di Ediesse curata da Lea Melandri, Isabella Peretti, Ambra Pirri e Stefania Vulturini, collana che edita libri che diventano necessari strumenti politici per stare alla complessità  del reale, con un approccio interdisciplinare e intersezionale. Il lavoro di Serughetti è stato motivato «dall'esigenza di interrogare i rapporti tra genere e potere nella prostituzione al di fuori delle visioni pregiudiziali che fissano gli attori in gioco nei ruoli ' disegnati a priori ' di carnefici e vittime. Fin dalla definizione dell'oggetto ho voluto trattare la prostituzione come una relazione, anziché come l'appropriazione di un oggetto da parte di un soggetto; una relazione che si situa in contesti attraversati da diseguaglianze di genere, economiche e di potere, rispetto a cui gli attori coinvolti trovano possibilità  per diversi posizionamenti». Grazie a questa visione non stereotipata del variegato mondo del sesso mercenario, il libro delinea uno spaccato di tutta la società  contemporanea: dai diversi modelli di maschilità  alla gestione politica di corpi e desideri; dalle norme antiprostituzione alle forme di messa al lavoro dell'affettività ; dal controllo repressivo del lavoro sessuale ai movimenti per la difesa dei diritti delle sexworkers. «La prostituzione è oggi parte di un variegato mercato di beni e servizi, leciti e illeciti, che va sotto il nome di sex business e che comprende anche materiale pornografico, live sex show, locali di intrattenimento sessuale, linee erotiche, webcam chat, oggettistica erotica, turismo sessuale -ci ricorda Giorgia Serughetti- È parte, insomma, di un sistema di scambio globale in cui le forme di imprenditoria legate al piacere sessuale si moltiplicano e si diversificano. Ciò che accomuna i diversi settori di questo mercato è l'intermediazione del denaro e di altri beni materiali come controparte diretta di un servizio o di un bene di tipo sessuale». Serughetti parte da domande inevase nella riflessione pubblica sulla prostituzione: «quali modelli di mascolinità , nuovi e tradizionali, veicola la figura del cliente? Quali forme del desiderio porta alla luce? Si tratta di una pratica senza tempo (uno specchio del 'patriarcato), di una pratica residuale o di una pratica con caratteristiche nuove? Esprime la resistenza di una configurazione tradizionale delle relazioni tra i generi o la perdita di potere del maschio? O piuttosto la relazione stessa di genere e potere nella prostituzione deve essere interpretata a partire da nuove configurazioni della sessualità  e del mercato?» I clienti sono i protagonisti del mercato del sesso ed attorno a loro si sviluppa la ricerca della studiosa, che sottolinea un recente ed importante cambiamento: lo spostamento dell'attenzione dalla prostituta alla figura di chi il sesso lo compra. Serughetti traccia un interessante percorso storico dal mondo dei bordelli, individuati come elemento di riproduzione di modelli e relazioni tra i generi, tipici di un periodo in cui prevalente era la visione di una sessualità  maschile come incontenibile sfogo biologico, con conseguente divisione tra donne per bene e donne per male, al contesto odierno dove con la legge svedese del 1999 si ritiene, per la prima volta, un reato l'acquisto di servizi sessuali e si considera quindi il cliente colpevole e in qualche modo complice del sistema della tratta che rende le donne vittime, seppur il mondo della prostituzione comprenda anche lavoratrici autonome che scelgono senza coercizione di esercitare tale professione. Nel cambiamento in corso si vede l'esercizio della biopolitica sul desiderio maschile: la prostituzione da elemento connaturato alla natura maschile gestito dallo stato attraverso le case chiuse diventa oggetto di ordinanze che vietano il ricorso a prestazioni sessuali in cambio di denaro. «La sessualità  maschile, nelle sue forme devianti, regressive e oppressive, viene cosà interpellata apertamente nel discorso pubblico di molti paesi occidentali come responsabile dell'esistenza della prostituzione». E lo stigma sociale ricade oggi non solo sulla prostituta ma anche sui suoi clienti. Serughetti si interroga: perché gli uomini pagano ancora per il sesso? Perché anche dopo i cambiamenti sociali e relazionali tra uomini e donne avvenuti negli ultimi quarant'anni, dopo la rivoluzione dei costumi sessuali, ancora si ricorre a prestazioni erotiche mercenarie? Per comprendere al pieno il fenomeno va introdotto un altro fondamentale elemento: il contesto del mercato dell'intimità . «Il ricorso alla prostituzione, in quanto pratica caratterizzata dalla mediazione di un mezzo monetario, è da considerare, oltre che sotto il rispetto dei significati che riveste all'interno della costruzione e dell'espressione della sessualità  maschile, anche come comportamento economico». Il ricorso alla prostituzione fa parte del processo generale della commercializzazione delle vita affettiva, esiste un filo continuo tra attività  economiche e intimità . La prostituzione non è affatto il mestiere più antico del mondo, la sua origine coincide con la generalizzazione «di fenomeni connessi al capitalismo moderno- industriale, come l'aumento del lavoro salariato e il declino della famiglia come rete parentale estesa. La ridefinizione sia del lavoro sia della famiglia comporta il rafforzamento del confine simbolico tra pubblico e privato, che si traduce nell'assegnazione dei due generi a sfere separate e nella produzione di una categoria specifica di donne che, in quanto praticano i luoghi maschili e cosà facendo violano l'ordine morale e sessuale, perdono onore e rispettabilità ». Avvenne cosà la costruzione della prostituta come donna pubblica e della prostituzione come lavoro. Oggi, in un'epoca di superamento di dicotomie e binarismi, si sono offuscati i confini tra privato e pubblico, maschile e femminile, sfera delle relazioni intime e sfera economica. E' nel radicamento «della sessualità  'ricreativa nei meccanismi di mercato che vanno ricercati -per Serughetti- i fattori che permettono di spiegare la proliferazione contemporanea della prostituzione e delle relative domande maschili», sostenute indubbiamente dalla diffusione delle tecnologie quali internet. Se da un alto la ricerca maschile di sesso a pagamento viene stigmatizzata e patologizzata nel discorso pubblico, dall'altro lato il consumo sessuale è stimolato in forme sempre più pervasive dal mercato, come mostra l'analisi di alcune pubblicità  in cui discinte modelle ammiccano alla disponibilità  sessuale dei loro corpi. «Il sesso commerciale si presenta, da un alto come una delle molteplici manifestazioni di un'economia dei servizi che risponde a bisogni un tempo corrisposti all'interno della sfera domestica, dall'altro -proprio per questo- come la soddisfazione di domande non solo sessuali ma anche emozionali». Autenticità , romanticismo, intimità  diventano oggetti di consumo. Non a caso, nei forum on-line dove i clienti si confrontano e confortano, le escort più desiderate sono quelle che regalano esperienze vere, «che non guardano l'orologio», che non lasciano percepire che per loro si tratta di lavoro alludendo a soldi e tariffe, ma che sembrano persone veramente vicine a livello sessuale ed emotivo: «è il massimo che si può avere! Da innamorarsiâ?¦ Ti accoglie come se fosse la tua ragazza, che vuole festeggiare con te un anniversario, facendoti passare alcune ore di fuoco». In questo redditizio business del sesso non si può tralasciare l'elemento della classe. Le leggi repressive della prostituzione colpiscono l'esercizio in strada, luogo pubblico e visibile, dove spesso lavorano le nuove prostitute, figlie della migrazione e della povertà , e in alta percentuale vittime di tratta, ricatti e violenze da parte dei loro sfruttatori. Il commercio sessuale in strada è quello sottoposto alle politiche di controllo, «che in molte città  italiane hanno assunto la veste di ordinanze municipali per il decoro urbano» apparendo cosà come «dispositivi biopolitici di controllo della mobilità  umana. Questo controllo, che sembra limitare la ricerca maschile del piacere, quindi contestare la configurazione dello spazio urbano incentrata sul privilegio maschile, si rivela invece funzionale al suo potenziamento, direzionandola verso nuovi spazi di consumo»: case delle prostitute, night club, eros center, sale massaggi. Questi luoghi di piacere discreti se non nascosti fanno parte della prostituzione indoor. «Il contrasto della prostituzione di strada è parte integrante del più vasto mutamento che investe gli spazi e la cultura dei consumi nella metropoli contemporanea: depurazione degli spazi pubblici, riconfigurazione dell'interiorità  come luogo del consumo, privatizzazione degli interessi, delle passioni, della vita sociale, inclusa la sessualità ». Giorgia Serughetti osserva che le parole d'ordine del bordello post-industriale sono «personalizzazione (vs. standardizzazione) e normalizzazione (vs. devianza): il sesso a pagamento è offerto come esperienza di consumo allo stesso modo di (e spesso insieme a) altri servizi sessualizzati, più ampiamente integrati nell'economia mainstream». E proprio in quest'ottica di normalità  e non di devianza, di fenomeno da indagare più che da stigmatizzare che la studiosa ha condotto questa notevole ricerca sulle relazioni di potere, affettive e sociali che si intrecciano nel mondo prostituzionale. Segnalo, per approfondire ulteriormente i temi ben trattati da Giorgia Serughetti, il libro di Beatriz Preciado Pornotopia e lo spettacolo Sex machine di Giuliana Musso, che per certi versi sembra la versione teatrale di alcuni capitoli del libro.
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Uomini che pagano le donne
da: Mp news-22 Settembre 13
22/09/2013
"Clienti". Sostantivo maschile plurale. Sono gli uomini che pagano "per un'ora di amore", di sesso, di violenza o di trasgressione. Di fronte a loro una "prostituta", una donna che viene chiamata in mille modi dispregiativi, perché a disposizione di un uomo e del suo desiderio. Ma chi sono questi uomini, cosa vogliono, cosa si aspettano dalle donne che incontrano? Finora si è sempre raccontata la storia delle "donne di strada", quelle perdute, comprate, vendute, violate. Quelle "permale" contrapposte a quelle "perbene". Nulla o quasi sappiamo su chi le frequenta, le cerca, le paga: si tratta di 9 milioni di clienti . A colmare questa lacuna, Giorgia Serughetti con Uomini che pagano le donne-dalle strade al web - i clienti nel mercato del sesso contemporaneo, della collana sessismoerazzismo di Ediesse. Un libro che ha il pregio di spostare il focus dell'attenzione sull'immaginario e sulla sessualità  maschile. Terreno minato, se si pensa che, il 12 marzo 1981, venne censurata e mai mandata in onda, dalla RAI, l'inchiesta A.A.A. Offresi. Nel programma erano ripresi, attraverso un falso specchio, gli incontri tra Véronique, una prostituta, e alcuni clienti occasionali. A nulla valsero proteste, interrogazioni parlamentari e prese di posizioni di esponenti della cultura. Sembrava la reazione di una Società  che non voleva ammettere la ricerca di "amori mercenari" anche da parte di uomini perbene e padri di famiglia. Ma chi sono, in realtà  i "clienti"? Dal libro emerge a tutto tondo il ritratto di uomini in crisi di identità , che non sanno come relazionarsi alle donne di oggi, sempre di più emancipate, autonome, portatrici di desideri. La prostituta, quindi, per inseguire un desiderio unidirezionale, che non cerca reciprocità  né i coinvolgimenti, i turbamenti, i confronti e gli scontri di una relazione. Uno degli aspetti del saggio che colpisce di più, nell'analisi accurata dell'Autrice, è l'eterogeneità  delle aspettative dei clienti: si va dal rapporto consumato in macchina alla vera e propria messa in scena di una serata romantica con una escort. Come avere il piacere di corteggiare, condividere una cena e una notte di sesso senza temere rifiuti e complicazioni "del giorno dopo". Più difficile da condividere è la scelta dell'Autrice che, come precisa Maria Rosa Cutrufelli nella prefazione, per entrare nel meccanismo complesso del mercato sessuale, non ha "un pregiudizio colpevolizzante verso chi acquista servizi sessuali" e non considera le lavoratrici del sesso come necessariamente "vittime abusate o danneggiate". Ma va ancora più in là , quando tratta la prostituzione "come una relazione, anziché come l'appropriazione di un oggetto da parte di un soggetto; una relazione che si situa in contesti attraversati da diseguaglianze di genere, economiche e di potere, rispetto a cui gli attori coinvolti trovano possibilità  per diversi posizionamenti". Che relazione può esserci nella contrattazione tra cliente e prostituta, in cui il primo paga ed esprime esclusivamente la sua sessualità , per sfuggire alla solitudine o alla monotonia coniugale? Come è possibile vedere la prostituzione come "libera disponibilità  del proprio corpo", come sostengono certe avanguardie femminili politicizzate che rivendicano il diritto di vendere i propri servizi sessuali? Per tornare al libro, bisogna lasciare aperti questi interrogativi e riconoscere l'importanza di un rigoroso excursus storico e culturale in cui la Serughetti ci informa sulla gestione politica dei nostri corpi e dei nostri desideri, dal mondo dei bordelli ai giorni nostri, con le vie del consumo sessuale mediate dal web, ci illustra le norme antiprostituzione e anche le ragioni dei movimenti per la difesa dei diritti delle sex-workers. Viene riconosciuto anche l'attivismo di gruppi di uomini che, dopo tanto silenzio maschile, si confrontano sui loro vissuti e anche sulla prostituzione, come Maschile Plurale e la rete del progetto "la ragazza di Benin City", che unisce clienti ed ex clienti di prostitute, insieme a donne vittime della tratta. Da tutto il saggio emerge un corpo femminile ridotto, "nel sistema di segni del capitalismo post- industriale, a valore di scambio estetico-erotico" mediato dalle immagini della pubblicità  che, da ogni parte, nelle strade e nei giornali, mostrano una donna sessualmente disponibile. La prostituzione rientra quindi in un disegno più grande, nella commercializzazione della vita intima, nel sex business, nella scissione tra affettività  e sessualità , nella complicità  tra sesso e Potere. E nel libro non mancano accenni alla discesa in campo di Silvio Berlusconi che, da subito, esibisce un corpo curato, esuberante, passionale, emblema di un Potere che accede come e quando vuole al sesso e a giovani donne disponibili. Non più solo maschio patriarcale ma "commistione di desiderio maschile, erotismo e potere, che ha rappresentato una novità  in Italia e in gran parte del pianeta". Quello che non cambia mai, come diceva Virginia Wolf, è il bisogno degli uomini di specchiarsi nelle donne, per trovare conferme del proprio Io, del proprio potere, per sfuggire a una crisi sempre più profonda, a una fragilità  che, non elaborata, può sfociare nella violenza o nella coazione a ripetere di una sessualità  poco creativa ed appagante. Quali le direzioni di un cambiamento possibile? L'Autrice auspica trasformazioni del mercato del sesso "verso forme meno oppressive per le prostitute e meno coattive per i clienti", grazie a nuovi immaginari dei corpi e delle identità  di genere al di là  di una logica di consumo . Essenziale sembra essere un lavoro di ricerca , tutto al maschile, sulla dinamica dei desideri, sul riconoscimento che "oggetto del desiderio è un altro soggetto, con la sua fisicità  e le sue capacità ", "per desiderare di più e in modo diverso, per desiderare piaceri nuovi e più ricchi".
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Il corpo delle donne: perché da mezzo di rivendicazione è diventato merce in saldo?
da: La27esima ora - Corriere.it-3 Novembre 13
03/11/2013
Negli ultimi giorni il problema della prostituzione è tornato al centro dell'interesse pubblico: in Francia con la proposta di legge sul modello svedese che prevede per il cliente una multa di 1500 euro, in Italia per la vicenda delle due liceali che si prostituivano in lussuosi appartamenti romani. Gli interrogativi sono sempre gli stessi, cosà come la contrapposizione tra chi vorrebbe abolirla e chi vorrebbe fosse considerata un lavoro come gli altri. La novità , caso mai, è quella a cui è dedicato l'interessante studio di Giorgia Serughetti ' Uomini che pagano le donne (edizioni Ediesse 2013)-, 'la nascita di una questione relativa agli uomini clienti, il bisogno di comprendere 'i modelli di mascolinità  nuovi o tradizionali che la alimentano. Provo ad elencare alcune delle domande ricorrenti: -la prostituzione è un lavoro come un altro, per cui va regolato (diritti, doveri, ecc.)? Non è la soluzione 'dicono alcuni- ma una 'riduzione del danno, una misura che restituendo dignità  a chi la pratica combatte la discriminazione e lo stigma; -escludendo la 'tratta nelle sue forme estreme di schiavitù, quanto si può parlare di libertà  di scelta? Quanto incidono le leggi nel prevenire e combattere il fenomeno? -che rapporto c'è con altre forme di violenza che le donne subiscono (stupri, maltrattamenti, omicidi in ambito domestico)? La tendenza generale -a cui non sfugge neanche l'opinione di una 'vecchia femminista degli anni Settanta, come Elisabeth Badinter- è di collocare il fenomeno su due versanti opposti: da un lato, sfruttamento, racket, business, dall'altro, lavoro, libertà  delle donne di 'disporre consapevolmente e senza costrizioni del proprio corpo. Come sempre, l'urgenza di dare risposte, promuovere interventi all'apparenza concreti e rassicuranti per i cittadini, impedisce di riportare il problema alla sua radice storica e culturale: il destino toccato al corpo e alla sessualità  femminile all'interno del rapporto di potere tra i sessi, le forme con cui si ripresenta oggi l'immaginario maschile di fronte ai cambiamenti avvenuti sulla linea di confine tra privato e pubblico, tra sessualità  e amore, mercato e vita intima. «Lo scambio sesso-economico ' scrive Paola Tabet (La grande beffa, Rubbettino 2004)- è un aspetto dei rapporti tra uomini e donne assai più esteso e generale, e quindi non riducibile alla prostituzione». La linea di continuità  che in ogni tempo e in ogni cultura ha visto le donne scambiare sessualità  con denaro, doni, mantenimento, dentro e fuori il matrimonio, è oggi del tutto evidente in quello che si può considerare un 'contesto prostituzionale allargato. A descriverlo è Giogia Serughetti: «Tra intimità  e attività  economiche esiste un continuum anziché una dicotomia. Il riferimento è alle molte figure che offrono servizi di cura retribuiti 'colf, baby sitter- ma anche surrogati a pagamento dell'intimità  sessuale e delle relazioni romantiche. Sono la esperienza di 'fidanzate a noleggio', sotto la dicitura di accompagnatrici, sono escort e top escort. Si tratta di servizi che non si limitano al soddisfacimento di impulsi o fantasie sessuali, ma offrono parvenza di un corteggiamento, di un rapporto di cura affettivo e sentimentale». Possiamo parlare di interni postdomestici ridisegnati dal mercato in modo tale che la domesticità  coniugale vi si rifletta depurandosi però al tempo stesso da ogni vincolo o onere relazionale (â?¦) Le trasformazioni in corso sul mercato del sesso paiono dunque funzionali alla conservazione e all'esercizio di un potere maschile imperniato sull'accesso ai corpi delle donne, o più propriamente alla loro disponibilità , complicità  e cura affettiva. 'Sulle pareti urbane troneggiano corpi femminili rappresentati con gli stilemi un un linguaggio che richiama l'esplicita offerta di servizi sessuali. Il piacere maschile resta quindi un principio organizzatore degli spazi del consumo. Il corto circuito tra casa- scuola- appartamento dove si fa della vendita del proprio corpo un'impresa redditizia, colpisce ovviamente di più quando le protagoniste sono ragazze giovani, non condizionate dal bisogno economico. Ma il rischio è che sia paradossalmente meno inquietante dire che si è di fronte a un'azione delittuosa 'quale è lo sfruttamento della prostituzione minorile- che non chiedersi in quale ambiguità  stiano precipitando le relazioni tra uomini e donne, attraversate da residui di antiche schiavitù e prospettive di libertà  finora sconosciute, da condizionamenti che vengono da lontano, e di cui si ha scarsa consapevolezza, e spinte a gettarsi il passato alle spalle, come si fa con le mode e con le infinite sollecitazioni del consumo. Si può essere d'accordo sul fatto che chi fa una scelta, senza costrizioni esterne, anche se è ancora minorenne, non è una 'vittima, ma non si può confondere ciò che il risveglio della coscienza femminile ha chiamato 'riappropriazione del corpo, autonomia nelle proprie scelte di vita, con l' 'uso che le donne oggi sono tentate di farne, come moneta di scambio in un commercio che ubbidisce pur sempre a logiche maschili di piacere e di interesse. Contro l'opinione di una parte del femminismo, che attribuiva alle donne un 'sapere del corpo in polemica con l'astratta ragione dell'uomo, le parole di Rossana Rossanda si possono considerare ancora attuali: «Se appena si fa attenzione allo scorrere della vita di qualsiasi donna, ci si avvede quale coazione simbolica agisca fra la donna e il suo corpo, anche al di fuori della maternità  (â?¦) peso determinante nella percezione di sé e nell'idea che essa si fa del suo possibile destino. Percezione largamente simbolica, indiretta, ricevuta. Essa tende a sostituire un 'sapere del corpo' con una precettiva, un 'modello del corpo' che è esterno all'esperienza immediata e che tende a farsi esperienza essa stessa. Non è un 'sapere', è un 'fantasma', compatto e drammatico (â?¦.) Si può passare la vita senza percepire altro che questo tessuto di immagini ricevute, stratificate e intrecciate a percezioni dirette ma oscure.» ('Lapis, n.8, giugno 1990) Seduzione e maternità  sono due 'corazze pesantemente collocate sul corpo e sulla sessualità  femminile, e non basta certo la consapevolezza nuova affiorata alla storia dopo secoli di sottomissione a scrollarseli di dosso. Il processo di 'liberazione da modelli inconsapevolmente fatti propri e rimasti cosà a lungo condizione ineliminabile di sopravvivenza, si può dire che è solo cominciato e ha a che fare solo marginalmente con diritti, leggi e libertà  individuali di cui oggi anche le donne godono.
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Pretty Baby: e che dire del maschile?
da: Tutta la città ne parla - Radio 3-4 Novembre 13
04/11/2013
Il caso delle baby prostitute non è solo un problema di modelli femminili e disagio, è un fatto che interroga soprattutto il maschile, la famiglia, la scuola Gli ospiti di oggi Marida Lombardo Pijola, giornalista del Messaggero e scrittrice, autrice di libri sul tema dal primo Ho 12anni, faccio la cubista, mi chiamano Principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi (Bompiani, 2007), e Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbe (2011). Sul blog del Messaggero scrive 'Piccola escort. Lolita e bimba sola Concita De Gregorio, giornalista e scrittrice, autrice e conduttrice dal 23 settembre di 'Pane Quotidiano, il programma sui libri di Rai3 in onda dal lunedà al venerdà alle 12.45, scrive oggi su Repubblica 'Pretty Baby: gli amori disperati delle bambine mascherate da donne Giorgia Serughetti, ricercatrice di Sociologia all' Università  Milano Bicocca, autrice di Uomini che pagano le donne (Ediesse) Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra, insegna Psicologia dinamica alla Statale di Milano, ha scritto molti saggi sull'adolescenza che cambia. Il suo ultimo libro e' Cosa faro' da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli (Laterza, 2012) Vincenzo Spinelli, direttore sanitario dell'Aied Annalena Benini, giornalista del Foglio, ha scritto qualche giorno fa il pezzo "Big Mother" sulla necessità  ma anche la curiosità  dei genitori di spiare e controllare i propri figli
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La commercializzazione della sessualità  come prodotto di consumo
da: il paese delle donne-7 Novembre 13
07/11/2013
'E' più semplice rispetto a un'amante!: questa la risposta di un autista trentacinquenne a due giornalisti di Radio Capital in una mattina qualsiasi dei primi di novembre, in una trasmissione sui clienti delle prostitute. I due gli chiedono incuriositi quando ha iniziato a frequentare delle prostitute e lui dettaglia: appena presa la patente e con una media di tre e anche quattro volte la settimana. Dipende dalle possibilità  economiche perché sulla strada le donne costano sui cinquanta euro, ma in appartamento si arriva anche a 100. I due sono sempre più incuriositi e buttano giù domande a raffica: 'Ma che ti sei sposato a fare?. L'autista è a suo agio, non ha detto il suo nome ma ha voglia di mostrare la sua competenza in materia. Allora, si è sposato per avere una famiglia, ma la moglie non si è mai accorta di niente, neppure quando ha avuto per un po' una relazione. Non per molto perché le amanti sono troppo impegnative: vogliono gli sma, le telefonate, gli appuntamenti ecc. Ne vale la pena chiede uno dei due? E lui, sicuro, risponde che sà, ne vale alla grande, soprattutto se trovi quelle brave. Un po', come dire, la brava maestra, la brava colf, la brava badanteâ?¦.Aggiunge che alcune sono anche belle, ma, appunto, non tutte brave. Sono arrivata alla meta, spengo il motore dell'auto e scendo. Chissà  come è andata avanti la trasmissione dei due sui clienti delle prostitute! 'Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo ( Ediesse, 2013) è il libro di Giorgia Sereghetti pubblicato con una bella prefazione di Rosa Cutrufelli. Una volta, non certo secoli fa, il ricorso alla prostituzione - scrive Rosa Cutrufelli - 'veniva per lo più considerato come un naturale effetto della presunta differenza 'biologica' fra il desiderio femminile e quello maschile, rappresentato come incontenibile. Non è raro sentire anche qualche anziana signora ripetere che gli uomini 'hanno il diritto di sfogarsi. La ricerca di Giorgia Serughetti prende l'avvio dalla constatazione che il focus si è spostato dalla prostituta al cliente. Continua Rosa Cutrufelli: viviamo in un'epoca che registra una grande libertà  femminile e una grande crisi degli uomini, ma anche una forte commistione fra mercato e vita intima, fra sessualità , erotismo e potere. L'autrice, presentando la sua ricerca, lamenta come lo sforzo conoscitivo e d'intervento sulla domanda di prostituzione 'non sia stato sostenuto da uno sforzo equivalente né comparabile di comprensione delle culture della mascolinità  che la alimentano. E già : le culture della mascolinità  â?¦â?¦quali modelli, nuovi e tradizionali, veicola il cliente? C'è un'implicita resistenza della configurazione tradizionale delle relazioni tra i generi o significa perdita di potere del maschio? In altri termini un tempo non troppo lontano tutto l'universo dei generi si basava sulla separazione tra donne 'madonne e donne miniotte, tra donne di casa e donne dei casini prima e poi di strada. Studiare l'Italia su questo versante richiede un lavoro particolare, in quanto il nostro è un paese con una forte connotazione patriarcale, ma anche con segni rilevanti di trasformazione. Un paese, l'Italia, dove, complice la presenza formativa della Chiesa, si fa fatica ad accettare che anche la sessualità  maschile è una costruzione culturale. Sta di fatto che l'offerta di servizi sessuali a pagamento, ha continuato ad aumentare anche dopo il cambiamento di mentalità  rispetto ai rapporti tra uomo e donna; che ha fatto seguito, tra l'altro, alla contraccezione e alla evaporazione della sessuofobia di impronta religiosa. Allora, occorre un'analisi più approfondita perché non si è verificato, quanto si era fermamente creduto dopo il mitico '68 e il movimento femminista mondiale. Secondo Serughetti siamo in presenza della diffusa , globalizzata, commercializzazione della sessualità  come prodotto di consumo. Cosà pare anche nelle scarne parole dell'autista di Radio Capital. In altri termini: si assiste a un'inesauribile sollecitazione del desiderio maschile verso il consumo sessuale. A differenza di una volta il mercato delle merci in vendita permette un accesso immediato , da supermercato: basta avere i soldi perché l'offerta è imponente e svariata : dalla strada all'appartamento, dalla 'fidanzata a ore , dall'Escort, ecc.. Una trasformazione, più recente , riguarda la struttura economica della realtà  : il capitalismo delle origini si strutturava sul potere piramidale: al vertice il possessore dei mezzi di produzione, alla base la 'forza lavoro. Ai lavoratori maschi era data l'illusione del potere assoluto in casa propria: sulle mogli, sui figli. Come scriveva Engels, nella casa del lavoratore il proletario sottomesso è la moglie . Il mondo delle merci ha creato la possibilità  dell'accesso facile anche alla merce-donna. La donna merce ripristina, temporaneamente l'illusione del potere maschile del padrone, del guerriero e dell'eroe? Il capitalismo industriale ha lasciato il posto al capitalismo finanziario, rarefatto, dai contorni evanescenti, diffuso ma imprevedibile. Scrive Serughetti in modo efficace: 'â?¦gli immaginari e le pratiche della società  dei consumi favoriscono la normalizzazione di questo commercio, anche attraverso una cultura visuale, dove corpi femminili e merci s'inseriscono in un medesimo sistema di segni. Di nuovo, il corpo femminile diviene, come il denaro, una valuta di scambio. L'autista racconta il suo desiderio limitato soltanto dalla disponibilità  in termini di denaro, mentre la merce-donna è sempre disponibile sulla strada o in appartamento: basta cercare in Internet, spiega. E la moglie? Gli chiedono i due se quando rientra a casa la moglie, non si accorge che è lavato e profumato. Lui specifica, contento di poterlo fare, che quando va a prostituta non si lava e si fa profumare soltanto con speciali profumi che non si annusano facilmente (?). La moglie deve restare all'oscuro fissata nel suo ruolo (antico) di garante della cura e degli affetti familiari. Si evince che la prostituzione risponde anche all'implicita necessità  di non perdere del tutto la divisione sessuale supposta naturale dei ruoli: il lavoro di cura alle donne. Però se la moglie si accorgesse della doppia vita e decidesse di separarsi? Si apre un altro capitolo: quello della dilagante sindrome abbandonica degli uomini che si manifesta non raramente, addirittura, con la violenza, fino al femminicidio. A differenza di una volta, prima della 'modernità  liquida (Bauman), l'uomo non è più padrone assoluto in casa sua come il padrone nella sua fabbrica. Si sono liquefatti entrambi, con danni irreversibili dell'immagine virile, dell'identità  maschile. Il comprare temporaneamente un corpo di donna, probabilmente risponde al bisogno di ri-costruire illusoriamente un tipo potere che strutturava l'identità  virile. Scrive la ricercatrice che la diffusione del Viagra (anche tra i giovani!), si spiega con la centralità  data al problema della funzionalità /disfunzione erettile: 'L' 'ansia di prestazione' , collegata dal senso comune all'inesperienza dell'età  puberale , diventa cosà caratterizzante del più globale rapporto del maschio con la propria sessualità , chiamata a rinsaldare , come si è visto, la fragile costruzione tardo moderna dell'identità  individuale.
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Giorgia Serughetti da Matrix - canale 5
da: Matrix - Canale 5-15 Novembre 13
15/11/2013

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BABY SQUILLO, RESPONSABILITA' DI STATO
da: Cadoinpiedi-16 Novembre 13
16/11/2013
Baby prostitute nel cuore della Roma Bene. Due ragazzine di 15 e 16 anni, una spinta dalla madre bisognosa di soldi, l'altra salvata dalla sua, di madre, che si è rivolta ai Carabinieri perché mettessero fine a quell'orrore in cui la figlia era finita per comprarsi borse e vestiti firmati. Gli stessi desideri delle ragazze doccia dei bagni delle scuole private della Milano bene. E delle coetanee abruzzesi, che si accontentavano anche di una ricarica telefonica. Storie tremende. Cosà il Paese di Ruby e delle Olgettine si è svegliato dal letargo. Ma come si spiega questo fenomeno? "Sono casi molto diversi, anche se qualcosa in comune c'è ed è la minore età  delle ragazze, il ruolo degli uomini adulti che le pagano e il collegamento molto forte tra il potere di seduzione e il potere del denaro", ha detto a Cadoinpiedi.it Giorgia Serughetti, studiosa di processi culturali e assistente di sociologia all'università  Milano Bicocca, e autrice di Uomini che pagano le donne (Ediesse, 2013). E ha aggiunto: "Le famiglie sono responsabili, certo. Ma è più responsabile lo Stato". DOMANDA: Da Ruby alle ragazzine dei Parioli, cosa cambia? RISPOSTA: Per Ruby si è parlato di prostituzione perché vi era un corrispettivo in denaro, ma siccome per quello che sappiamo aveva un solo acquirente, sembra più una mantenuta, una di quelle ragazze che fanno carriera grazie a un cliente potente. Dall'altra parte invece abbiamo delle ragazze con vari clienti che quindi - anche se non esercitavano propriamente il mestiere che normalmente chiamiamo prostituzione, mosse da un bisogno economico - tecnicamente comunque rientrano nel mercato del sesso. All'epoca del caso Ruby ci sono state tante discussioni, adesso la portata è ovviamente minore a livello politico ma a livello sociale è qualcosa che tocca più da vicino la vita delle persone, ed è per questo che fa scattare l'allarme sociale della prostituzione minorile. La normalità  in questa storia è quello che maggiormente inquieta. Poi certo, ci sono dei rimandi reciproci. D: Quali sono? R: Non voglio dire che Berlusconi abbia inventato un modello di relazioni tra donne e uomo: il nesso "sesso-denaro-potere" non si riduce a Berlusconi ma è molto più ampio. Sta di fatto che le ragazze diventano grandi assorbendo questo modello, che ti dice che puoi essere grande se sei in grado di esercitare il tuo potere di seduzione. L'ex premier ha messo in scena questo nesso tra potere seduttivo e potere del denaro e l'ha fatto diventare un modello proposto per l'imitazione. D: Quello che forse colpisce di più è la lucidità , la freddezza con cui delle ragazzine decidono di prostituirsi per comprarsi vestiti firmati. Non crede? R: Non so quanta consapevolezza ci sia in questo. C'è sicuramente lucidità  nel ragionamento mezzi fini, la prostituzione è considerata un mezzo per comprare quello che desidero, da cui dipende un riconoscimento sociale, un prestigio, un potere. C'è una razionalità , ma non sono sicura che ci sia piena consapevolezza. Va rilevato poi che l'idea che quello debba essere il fine è un bisogno indotto, cioè la dimensione del bisogno è stata stravolta e lo è in maniera particolare negli adolescenti nei quali si arriva a far coincidere ciò che sei con ciò che consumi. D: Da qui viene l'ossessione per abiti, scarpe, borse lussuose? R: Con un brand sei riconoscibile, senza non sei nessuno. Le ragazze sono più sensibili a questo tipo di sollecitazione ma anche i ragazzi prestano sempre più attenzione a questa dimensione estetica. Tuttavia c'è una differenza: le donne a differenza degli uomini sono rappresentate nel mondo dei consumi principalmente come oggetti, il loro corpo principalmente come merce. E allora l'accesso al consumo - "se consumi sei" - passa anche attraverso la possibilità  di "offrirsi al consumo". Essere merce e potersi permettere merci, è un circolo vizioso in cui poi le merci tornano sul corpo a valorizzarlo. D: E per gli uomini? R: Agli uomini si dice invece che loro possono consumare anche le donne, anzi, il loro prestigio dipende anche da questo. Pazienza se c'è bisogno di denaro, anche questo è normalizzato. D: Un altro aspetto terribile della storia dei Parioli è il ruolo della madre che spinge la figlia a vendersi per soddisfare il bisogno di soldi della famiglia, rinunciando al più elementare istinto protettivo materno. R: Il ruolo delle madri è effettivamente una cose delle più inquietanti. Il caso è molto complesso e se ne parla tanto per questo: all'interno ci sono sia minorenni che decidono di prostituirsi - compiendo una scelta autonoma anche se non forse totalmente consapevole - poi ci sono sfruttatori e clienti. La madre ha complicato ulteriormente il quadro, ci ricorda fenomeni tutt'altro che presenti, ma piuttosto del passato. D: Quale passato? R: Non è una cosa che ci suona totalmente nuova ma la colleghiamo al passato, alla povertà , alle migranti, alla tratta, non siamo abituati a pensarla come qualcosa che può riguardare la vicina di casa. Ci si chiede se anche la madre non sia vittima della stessa logica strumentale rispetto al corpo e al proprio valore di cui è vittima la figlia. D: E qual è la risposta? R: Emerge una mancata maturazione della madre che non ha sviluppato istinto protettivo e incoraggia questa impresa familiare. Una volta scoperto che la figlia poteva far soldi rapidamente vi individua la chiave per uscire dalla crisi, rispetto a cui non c'è più nulla a fare da argine. È anche la dimensione di bisogno che distingue la storia delle due ragazze, perché invece l'altra madre ha fatto in modo che ne potesse uscire. D: Qual è la responsabilità  delle famiglie? R: Spostare l'attenzione sulle famiglie è un modo per deresponsabilizzare lo Stato. Tutte queste ragazze (e i ragazzi) vanno a scuola, molte volte queste cose avvengono a scuola. D: La scuola ha un ruolo chiave? R: La scuola ha un ruolo e sta fallendo il suo compito. E non per responsabilità  degli insegnanti ma perché lo Stato non crede più nella scuola come luogo di formazione delle identità , dove si impara a relazionarsi. Si sconta l'assenza di queste dimensioni, di momenti in cui gli adolescenti possano costruire ed elaborare la propria identità , anche sessuale, al di fuori dei soli messaggi che li riducono, alla fine, a consumatori. Con tutto quello che ne viene.
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Clienti normali. Uomini che pagano le minorenni
da: Pagina 99-13 Marzo 14
13/03/2014

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Uomini che pagano le donne. Un dibattito sulla prostituzione
da: L'Adige-28 Marzo 14
28/03/2014

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Meno prostitute in strada. Di più in casa
da: L'Adige-31 Marzo 14
31/03/2014

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Perchè gli uomini pagano ancora le donne
da: Corriere del Trentino-29 Marzo 14
29/03/2014

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Uomini che pagano le donne
da: Polizia e democrazia-1 Giugno 14
01/06/2014

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Clienti, sfida educativa e culturale. Ecco i nuovi luoghi dello sfruttamento
da: Avvenire-19 Giugno 14
19/06/2014

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Le prostitute non sempre vittime. Giusti i controlli
da: Fatto Quotidiano-10 Febbraio 15
10/02/2015

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Giorgia Serughetti a La Radio Ne Parla
da: La Radio Ne Parla -7 Aprile 15
07/04/2015

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