Un paese da scongelare
Troppe disuguaglianze e poca mobilità sociale. Una sfida per la sinistra
Pubb. : Marzo 2010
176 pag
ISBN: 88-230-1412-1
Descrizione
Un libro di denuncia: disuguaglianze e povertà collocano l’Italia tra i paesi più arretrati d’Europa; sistema educativo e meccanismi di ingresso nel lavoro irrigidiscono la scala sociale e comprimono merito ed impegno; la bassa mobilità sociale ne fa un «paese bloccato». Un libro di analisi: all’origine di questi fenomeni sta una iniqua distribuzione del reddito che prelievo fiscale e prestazioni sociali non riescono a modificare sostanzialmente. Un libro di documentazione: i dati riportati e la documentazione statistica in appendice ne fanno un vero e proprio manuale per gli operatori politici, sindacali, sociali. Un libro di indicazioni politiche soprattutto per le forze di sinistra: modificare la distribuzione del reddito, agire con prelievo fiscale e prestazioni sociali per ridurre disuguaglianze e povertà, favorire la mobilità tra classi sociali e nei percorsi di vita.
Rassegna:
Radiografia di un paese da scongelare
da: L'Adige-23 Marzo 11
23/03/2011

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Il Belpaese della disuguaglianza. Metà ricchezza al 10% degli italiani
da: la repubblica-5 Luglio 10
05/07/2010

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Scommettiamo sulla rinascita programmando il futuro
da: Fare futuro webmagazine-27 Mag 10
27/05/2010
livelli di disuguaglianza in Italia sono elevatissimi, peggio stanno solo Messico e Turchia. Più del 50% dei cittadini segue professionalmente le orme dei genitori, c’è una scarsa mobilità sociale dove ciascuno si tiene stretta la propria posizione di privilegio, badando a null’altro se non alla singola sopravvivenza. E di fatto mortificando le energie del Paese, i cervelli, le ambizioni e le idee nuove che con un modello diverso e più aperto di Stato e di società, così come avviene altrove, potrebbero avere la propria opportunità. Rispetto agli anni ’90 l’evasione fiscale e le disparità tra nord e sud non sono mutati. Né si registrano miglioramenti circa l’accesso al lavoro per le donne. Si tratta di uno scheletro di dati Istat, Onu e Ocse riportati nel volume di Aldo E. Carra e Carlo Putignano Un Paese da scongelare, di cui negli ultimi due lustri si è discusso molto, ma che però nel merito non sono cambiati. A causa di politiche miopi, che si sono concentrate sull’immediato, e che hanno portato conseguentemente a una discussione allusiva, nei fatti distante anni luce dalla realtà. Basti pensare che nel 2007 in Italia ci sono stati meno laureati che in altri ventinove Paesi Ocse, con un alto numero di giovani che abbandonano gli studi a livello di media inferiore. Più in generale la globalizzazione ha generato paradossalmente più iniquità, strozzando investimenti di lungo respiro e sfide socio-occupazionali che o non sono state lanciate, o vengono clamorosamente ibernate, in attesa di tempi migliori. Oggi le fasce in difficoltà si chiamano ceto medio: è una povertà che ha un suo rilievo antropologico oltre che economico, che impedisce prospettive future. La precarietà indossa i panni di un nuovo ascensore sociale, diretto però solo verso i piani più bassi, perché direttamente collegato alla povertà. Si registra anche una crisi del racconto, in quanto forse i numeri sono sì pubblici e pubblicati, ma non sufficientemente pubblicizzati. E non per un senso di compatimento astratto e improduttivo, ma per una presa di coscienza dello stato delle cose, al fine di trovare soluzioni adeguate e correttive. Invece l’economia dovrebbe tornare a essere un fattore di progresso umano, accompagnata da una politica che sostenga la costruzione del domani, in un’ottica globalmente sociale, perché come sostiene Bauman «lo Stato sociale è moribondo, solo un pianeta sociale può assolvere alle funzioni che lo Stato sociale ha tentato di svolgere fino a ieri». Come uscirne? Andando oltre il provvisorio, ridistribuendo il lavoro, unificando i diritti. Sostenendo una nuova giustizia sociale e non per un motivo ideologico, ma semplicemente per un reale bisogno. Tentando di superare il cosiddetto precariato istituzionalizzato, evitando che la rassegnazione diventi certezza. Puntando sulla green economy, una nuova forma di sviluppo che contemporaneamente crea occupazione per l’oggi e benefici economico-ambientali reali per il domani, con l’autosufficienza energetica e la razionalizzazione di spazi e servizi cittadini. Legittimo chiedersi: in un Paese bloccato, con zero investimenti per il futuro, con la nuova paura del rischio-Grecia, anche l’elettorato è congelato? La risposta è nell’evoluzione dell’astensionismo. Fino a dieci anni fa chi votava scheda bianca o si asteneva lo faceva nella maggioranza dei casi per disinteresse. Oggi, quel 32% di astenuti alle scorse regionali vuol marcare una differenza, evidenziando un malessere. Fecondando di fatto anche un’ immobilità socio-elettorale che non sarebbe prudente ignorare, in quanto direttamente proporzionale all’ibernazione strutturale complessiva. Il rischio concreto sul quale la politica deve interrogarsi alla luce di questi numeri, è che in una società dove il Pil non cresce più le citate disuguaglianze si rafforzino ulteriormente, impedendo alle future generazioni di partecipare attivamente alla vita del Paese. L’estetica dei reality ha drogato la società, senza che vi fosse una risposta adeguata da parte di chi avrebbe avuto il compito di impedire sperequazioni. E non solo in riferimento alla classe operaia o alle fasce da sempre più esposte al rischio, se è vero come è vero che questa deriva da sabbie mobili sta risucchiando pericolosamente anche chi si riteneva tranquillo. E che oggi scopre una realtà friabile, dove trionfa la paura perché anche un piccolo investimento è drasticamente rimandato o cancellato, per far fronte ad altre esigenze primarie. Si potrebbe allora programmare una crescita mirata, senza che questa inneschi timori e riserve anche solo di parola. Perché sarà solo con uno scatto nella direzione del risveglio, non solo economico ma anche in chiave sociale del Pil, che si potranno scrostare scorie tossiche, scongelando non solo un Paese ma un intero sistema. E dovrebbe essere proprio la politica a farsi carico di una vera rinascita. Consapevole che interventi sporadici e improvvisati non saranno sufficienti a fermare l’emorragia di fiducia e di benessere, ma rischiano di zavorrare ulteriormente una struttura che invece dovrebbe essere rivoluzionata e riprogrammata.
Un paese da scongelare. Troppe disuguaglianze e poca mobilità sociale
da: Radio Radicale-25 Mag 10
25/05/2010

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Disuguaglianze e povertà in “Un Paese da scongelare”
da: Antennasud-25 Mag 10
25/05/2010
Il 19 percento della famiglie del sud ha problemi a pagare le bollette; il 10,7 ha difficoltà a riscaldare l’abitazione. A fine 2007, la povertà è diminuita al nord dell’1 percento, mentre nel mezzogiorno il 22 percento dei cittadini arriva a stento a fine mese e il 32 non può affrontare spese impreviste superiori ai 700 euro. I dati, raccolti nel volume “Un Paese da scongelare”, edito da Ediesse, denunciano disuguaglianze e povertà che collocano l’Italia tra i paesi più arretrati d’Europa. Secondo gli autori, Aldo Carra e Carlo Putignano, la scala sociale è bloccata, e vengono mortificati merito ed impegno. Chi nasce ricco muore ricco – scrivono – chi nasce povero, resta tale. Un libro dunque, che fotografa un “Paese bloccato”, proprio quando il governo Berlusconi approva una manovra economica da 24 milioni di euro. Per Rosy Bindi va distribuita diversamente la ricchezza esistente; Bertinotti è d’accordo e ricorda come dal 1980 ad oggi, la pressione fiscale, sia aumentata del 12 percento, unicamente sui lavoratori dipendenti. Duro Niki Vendola che attacca senza mezze misure il ministro dell’Economia, Tremonti: “Mi hanno privato dei Fas – ricorda – hanno rastrellato il fondo sociale europeo, ed ora con la manovra economica, tolgono alla Puglia, 350 milioni di trasferimenti ordinari”.
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Intervista ad Aldo Eduardo Carra sulla pubblicazione del libro "Un paese da scongelare"
da: Radio Radicale-7 Aprile 10
07/04/2010

Link alla risorsa
L'Italia che non esce dal congelatore
da: Alternative per il Socialismo-1 Marzo 10
01/03/2010

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Come ricominciare
da: Rassegna Sindacale-24 Marzo 10
24/03/2010

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Italia, un paese da 'scongelare' tra diseguaglianze e poca mobilità sociale
da: Ign-Adnkronos-22 Marzo 10
22/03/2010

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La crisi è sempre più grave. Come mai non c'è la rivolta?
da: Gli Altri-5 Marzo 10
05/03/2010

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Come scongelare un paese rimasto bloccato
da: l'Unità-2 Marzo 10
02/03/2010

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