Testa, mani e cuore
Il romanzo dell'Italia operosa, quella che dà  valore al lavoro e che si impegna in ciò che fa. Mettendoci testa, mani e cuore.
A cura di:
Marzo 2013
204 pag
ISBN: 88-230-1740-5
Collana: Carta bianca
Descrizione
Cosa è successo a via Canova? E che ci fanno assieme la cardarella e Jorge Luis Borges, la solidarietà e Murasaki Shikibu, la macchinista Giovanna e Italo Calvino? Le risposte in questo romanzo dai sentieri che si biforcano, che ha per protagonisti Libero e Cosimo, e la passione per il lavoro, la voglia di farlo bene a prescindere perché è così che si fa.
Testa, Mani e Cuore è il romanzo dell’Italia operosa, quella che dà valore al lavoro, che mette impegno nelle cose che fa. L’Italia che le sue rughe se le guadagna ogni giorno, grazie a ciò che sa e che sa fare. L’Italia che vuole tornare a regalare al mondo intelligenza, arte, tecnologia, bellezza. L’Italia del lavoro ben fatto, di Rinalda e del vocabolario, di Lorenzo e della piazza, del tempo e di Alvise. L’Italia che c’è, è vera, esiste, bisogna solo raccontarla. L’Italia che... se non ci salva lei non ci salva nessuno.
Questa stessa Italia è narrata anche nel film diretto da Alessio Strazzullo dispo nibile gratuitamente su www.leviedellavoro.org.
Rassegna:
Testa, mani e cuore. Il romanzo dell'Italia operosa che dà  valore al lavoro. Con Vincenzo Moretti
da: Radio Articolo 1-26 Marzo 13
26/03/2013

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Testa, mani e cuore. Con impegno e passione
da: Exodus-
27/03/2013
Vincenzo Moretti l'abbiamo conosciuto alla Mille giovani per la pace dell'anno scorso. Da là è nata una bella esperienza di laboratorio di giornalismo con i ragazzi della comunità , tra l'altro citata nel libro "Testa, mani e cuore". Da mesi, Vincenzo, puntuale, tutte le settimane, incontra i ragazzi. Con impegno e con passione. E proprio insieme ai ragazzi che oggi sono diventati una vera e propria "redazione", stanno organizzando alcune presentazioni del suo libro. Attraverso una serie di racconti di vita quotidiana, Vincenzo riesce a dare al lettore una sintesi, oggi più che mai necessaria, delle cose che rendono la vita bella e piena e che stanno tutte dentro alle relazioni fra le persone. Un antidoto corroborante alla lunga lista di idiozie della quale è infarcita la cultura del vivere moderno che ci viene proposta attraverso la testimonianza di quelli che contano o che vorrebbero contare: la cultura del possesso, del potere, del denaro, della prevaricazione, dell'interesse personale, del tutto è possibile e... possibilmente subito. C'è una frase che mi è rimasta impressa in particolare perché è quella che ripetiamo spesso ai ragazzi della comunità , da sempre: fare le cose, farle bene, con impegno e con passione. Se l'Italia si riappropriasse di questo motto che certamente é stato suo nel dopoguerra, oggi saremmo noi la locomotiva d'Europa. Vincenzo parla di lavoro, di educazione, di testimonianza, di valori, di amore e di dolore, di musica e di morte. E ti suggerisce, quasi volesse essere discreto con il lettore, riflessioni importanti attraverso battute, immagini, metafore, con quell'ironia ed al tempo stesso quella profondità  che, a tenerle insieme con gusto, solo certi napoletani sanno fare. Vincenzo è un grande educatore perché sa restituire semplicità  alle cose della vita, in un tempo in cui sembriamo tutti affascinati dalla complessità  dietro alla quale spesso si nasconde la falsità . "Cercare risposte semplici a questioni complicate" cosà don Mazzi ci raccomanda sempre di approcciare alle situazioni che incontriamo, questo è Exodus: una risposta educativa alle fragilità  sociali. Proprio come suggerisce Vincenzo Moretti nel suo libro. Con la testa, con le mani, col cuore.
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Un romanzo per il lavoro: Testa, mani e cuore di Vincenzo Moretti
da: Mentinfuga-4 Aprile 13
04/04/2013
Il libro di Vincenzo Moretti Testa, mani e cuore, mi riporta a una rinnovata difficoltà  o a una piccola euforia: quando leggo un libro che mi prende e che mi coinvolge, scopro di non saperlo riassumere, di non essere capace di riportarlo a un centro. Mi attardo, mi avvolgo nelle parole; vorrei trasferire nella recensione i tanti dettagli che mi hanno colpito e le singole parole che mi hanno attratto. Questa è la mania perversa del lettore: non si può ridurre una storia, un romanzo, un fascio di azioni a una sorta di riassunto. Spolpare, scarnire, rende povero chi scrive e chi legge. Certo, La vita istruzioni per l'uso è, a suo modo, la storia di un palazzo, ma è questo il fascino della lettura? È questo il fascino dello scrivere? Sicuramente no; lo posso, almeno questo, affermare. Se, nonostante quello che abbiamo affermato fin qui, mi vedessi costretto a tentare, comunque, di trovare un centro di Testa, mani e cuore, credo che mi servirei di una citazione. Citazione 'No! Mi piace piuttosto lo spazio che dai alle persone semplici, normali, e anche agli attrezzi di lavoro: la cardarella che parla mi fa impazzire. Cosimo, l'Italia se la sta dimenticando la fatica che ci vuole per fare il pane, per tirare su un ponte, per raccogliere i pomodori, per costruire un'automobile. Qui a furia di frullarsi la testa con la televisione certa gente pensa che viviamo nel mondo del mago Copperfield, puff e le cose appaiono come dal nulla. E invece dietro ogni cosa ci stanno la capacità , l'impegno, la fatica di quelli che la fanno.' Il punto di partenza di questo testo ' che è comunque un romanzo ' è apparentemente improprio. Alle spalle di questi racconti c'è un'inchiesta partecipata, promossa da Fondazione Ahref e Fondazione Giuseppe Di Vittorio, dal titolo 'Le vie del lavoro. Su www.leviedellavoro.org è anche disponibile gratuitamente il film La tela e il ciliegio, diretto da Alessio Strazzullo. Un anziano artigiano, maestro del legno, e un giovane esploratore delle nuove possibilità  della rete, si raccontano attraverso il proprio lavoro, la propria esperienza, la propria passione. Citazione «'E poi tieni presente che, per quanto mi farebbe piacere, la parte di Shahrazad delle Mille e una notte proprio non mi si addice. Posso darti da leggere le prime bozze del libro, il titolo dovrebbe essere Le vie del lavoro, è un romanzo con una storia principale dove narro, per l'appunto, del viaggio di due amici alla ricerca dell'Italia che dà  valore al lavoro e mette passione nelle cose che fa, che si intreccia con ventidue racconti scritti in prima persona dai protagonisti, che però non sono soltanto persone in carne e ossa, ma anche luoghi, cose, idee, futuro.' 'Aspetta aspetta Cosimo, per favore ripeti, perché io non sto capendo niente. 'Hai ragione, qui se non sto attento mi confondo pure io. Facciamo cosà: a Shahrazad la lasciamo perdere e per quanto riguarda il resto diciamo che il lavoro è il filo rosso che tiene assieme le cose che ho voluto e potuto fare fino a oggi nella mia vita e che il libro è il mio modo di ridare indietro almeno una parte di quello che mi è stato dato.' 'Bella questa idea di non prendere soltanto, di ridare indietro qualcosa.» Gli elementi eterogenei che incontriamo nella lettura ' persone, luoghi, idee e cose ' sono tutti connessi al racconto del lavoro, alla sua centralità  da un punto di vista umano e sociale, alle ricadute etiche e politiche di un passaggio storico di grandi trasformazioni. Il romanzo, nelle sue articolazioni, racconta dell'Italia operosa, dell'Italia che dà  valore al lavoro: anche nelle vicende di quelli italiani costretti a cercare fuori dal nostro paese la propria vita lavorativa; anche nelle storie di oggetti e luoghi semplici e utili. Tutte le storie appartengono allo stesso orizzonte: quello che pone una netta distinzione fra le cose fatte bene e le cose fatte per fare. Le cose fatte bene perché devono essere fatte bene, per esserne soddisfatti, per dare un senso alle azioni, alle scelte, alle relazioni. Citazione 'Ne è passato cosà tanto che neanche me lo ricordo più. Però tu non pensare alla mia pazienza, che tanto quella nessuno me la toglie, concentrati su quello che devi fare, perché nel lavoro tutto è facile e niente è facile, è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore, altrimenti non diventerai mai un bravo artigiano. Adesso però vieni qua, aiutami a spostare questo comodino che da solo non ce la faccio.' L'andamento ' superato il dato sociologico ' è quello della narrazione, del fascino di poter trasformare in protagonisti, come dicevamo, non soltanto uomini e donne in carne ed ossa, ma anche libri, strumenti di lavoro, piazze e cosà via. Il richiamo, nei titoli e nell'atmosfera di singole parti, ad alcuni grandi scrittori è utilizzato per amplificare il gioco fra il racconto principale e i racconti, per cosà dire, secondari. Gli autori esplicitamente citati sono, infatti, tutti legati all'idea di una narrazione che si avvolge su se stessa e ci attrae in un cammino a tratti labirintico. E' opportuno, inoltre, ricordare che molti grandi romanzi non hanno mancato di raccontare, con smania quasi documentaria, il lavoro e gli attrezzi di ogni costruire o fare. E che la metafora della bottega e dell'officina, sono state care a tanti autori. Da un punto di vista letterario, si parlerebbe di un racconto cornice che contiene dentro gli altri. Il rapporto fra due fratelli, Cosimo ' lo scrittore ' e Libero ' malato di cancro, è il filo ideale che tiene insieme i sentieri che si biforcano nella narrazione e i diversi livelli di lettura delle singole storie. Libero legge ciò che Cosimo scrive e ritrova, in quelle parole, l'amore che il fratello porta alla vita, alle persone, ai luoghi, alle idee e, primariamente, al lavoro in tutte le sue forme. Libero, nei commenti del fratello, mentre è sempre più toccato dalla devastante malattia del suo caro, sembra trovare una via per fondere i suoi orizzonti, per mettere insieme i suoi racconti, per amare fino in fondo il padre perduto, la madre voltasi in tarda età  alla religione e i fratelli lontani e vicini. Citazione 'Sà, ci sono cose che se non le hai vissute non le puoi capire veramente. Come fai a spiegare quanto diventi vulnerabile, fino a che punto senti la necessità  di pensare a te, a quello che sei, a quello che vorresti essere, a quello di cui hai bisogno per riempire il vuoto di quella vita e un poco, la sua e la tua, andate perdute per sempre. E' in questi frangenti che capisci che cos'è una famiglia, capisci perché averla, o non averla, non è la stessa cosa.' Fare bene e non tanto per fare; metterci dedizione, passione, condivisione, solidarietà : parliamo di lavoro? dei rapporti che intratteniamo con i parenti, amici, colleghi, altri in generale? Il racconto cornice e i racconti singoli si saldano in questa idea condivisa del fare bene nel campo del lavoro e in quello delle relazioni umane. E' uno spazio etico. Corollario (necessario?) In una delle storie che compongono il romanzo, si narra del rapporto tra Pasquale e i genitori di Tonino. Una vecchia conoscenza, dunque, che diviene amicizia e considerazione, quando Tonino recensisce un libro scritto dalla compagna di Pasquale assieme alla figlia. Tonino spiega al lettore di essere quasi di fronte ad un conflitto d'interessi: '' proprio cosà aveva scritto ' forse anche solo per il fatto che dalle mani della ragazza aveva comprato il primo contrabbasso della sua vita. C'era insomma un'amicizia che andava premessa : 'perché insomma il fatto che in un mondo infestato dai conflitti di interesse ' dalla guerra alla finanza, dal petrolio alle televisioni -, Tonino si fosse preoccupato di esplicitare il legame di amicizia che lo legava alle due donne gli era parso un seme di speranza, un germoglio di possibilità . Conosco Vincenzo Moretti da molti anni; ho letto il suo libro; ora ne sto scrivendo e mi chiedo: dove si annida il conflitto d'interessi? Non credo si dia in questi casi: si appartiene a un orizzonte etico non a caso e le persone che scegliamo, o da cui siamo scelti, appartengono ' ognuna a modo suo, ognuna con il suo stile ' ad un orizzonte etico che non conosce il conflitto d'interessi; esso conosce, invece, una convergenza non necessariamente espressa e dichiarata. Antonio Fresa L'autore Vincenzo Moretti, sociologo, dirige la sezione Società , culture e innovazione alla Fondazione Giuseppe Di Vittorio. La sua attività  di ricerca è diretta all'analisi dei processi di innovazione organizzativa, sociale, tecnologica, alla serendipity e al sensemaking. Intorno a questi temi ha pubblicato saggi, volumi e articoli. E' autore delle rubriche 'Della leggerezza su Nova100- Il Sole24Ore, 'Questioni di senso e 'Serendipity su Novalab-IlSole24Ore, 'Che senso che fa su Il Mese di Rassegna Sindacale. Tra i suoi libri: Bella Napoli (Ediesse, 2011), Rione Sanità  (con Cinzia Massa, Ediesse, 2011), Dizionario del pensiero organizzativo (Ediesse, 2008)
Quell'Italia che combatte la crisi
da: La Città -10 Aprile 13
10/04/2013

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Storie di lavoro, passione e rispetto
da: Rassegna Sindacale-17 Aprile 13
17/04/2013

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«La tàªte, les mains et le cÅ?ur»
da: Le Nouvel observateur-14 Mag 13
14/05/2013
Vingt-et-un personnages réels, avec leurs vingt-et-un boulots, bien réels eux aussi, en somme vingt-et-une faà§ons de créer dans la dignité, plus deux protagonistes, qui sont deux frères, et une seule passion: le travail évidemment. Le travail et ses transformations silencieuses. «Testa, mani e cuore» («La tàªte, les mains et le cÅ?ur») est un roman ' enquàªte sur la «fatica» de travailler. Son auteur, un professeur de sociologie de l'organisation, Vincenzo Moretti, 48 ans, explique: «Je cherchais l'Italie du travail bien fait. L'Italie qui existe et que personne ne raconte. Je l'ai trouvée.» Avec l'artisan, le barman, le prof, l'apiculteur, l'informaticien ou le coiffeur. Et la femme chef de train qui voulait depuis l'enfance conduire une locomotive: «Ciao, je m'appelle Giovanna», se présenta-t-elle à  sa machine le premier jour. Ou encore cette fille qui s'est inventé un salon, un vrai salon où l'on cause, mais sur le Web, où l'on échange des livres, des amitiés, peut-àªtre des amours. Ce roman méticuleux et cultivé est en fait l'histoire de l'Italie bosseuse, parfois souterraine, qui veut continuer à  compter dans le monde pour l'art, la technologie, la beauté et l'intelligence créative. Moretti avoue au passage qu'il ràªve d'un pays où l'on pourrait lire à  l'entrée de tous les lieux de travail: «Ici chacun essaie de faire bien ce qu'il fait.» Cet homme est napolitain, et seul un Napolitain pouvait exprimer une telle passion ' démesurée ' pour les modalités du travail, cette donnée immédiate du mal de vivre. Car le travail c'est ce qui manque le plus à  Naples, un million d'habitants, la ville où la souffrance se transforme rapidement en culture et où la présence et la proximité de la mort ont au moins ceci d'heureux qu'elles annoncent la fin de la souffrance, justement.
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Lavoro e riscatto
da: Le monde diplomatique-15 Mag 13
15/05/2013

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La passione che ci vuole
da: Rassegna Sindacale-12 Giugno 13
12/06/2013

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C'è in Italia chi ama fare le cose con tanto impegno e passione
da: Gazzetta del Mezzogiorno-19 Agosto 13
19/08/2013

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Il bel sogno dei produttori felici
da: l'Unità-9 Settembre 13
09/09/2013

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La vera innovazione è fare bene le cose con "Testa, mani e cuore"
da: Huffington Post-10 Ottobre 13
10/10/2013
Le cose fatte bene. Quelle in cui ci metti "Testa, mani e cuore" che poi è il titolo di un romanzo (edito da Ediesse) del sociologo Vincenzo Moretti dedicato all'Italia. L'Italia fatta di donne e di uomini normali, persone che quando fanno una cosa la fanno con gioia, come se avessero il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo, come diceva Josephine Baker, l'Italia che prova soddisfazione nel fare bene le cose "a prescindere", qualunque esse siano. Pulire una strada. Costruire una casa. Scrivere un libro. Progettare un ponte. Cucinare la pasta e fagioli. Spiegare alle persone allo sportello che fare per ottenere il rimborso delle spese sanitarie. L'Italia che vuole dare meno valore ai soldi e più valore al lavoro, meno valore a ciò che hai e più valore a ciò che sai, e sai fare, l'Italia che condivide una cultura, una vocazione. È più o meno qui che nel sogno mi sono girato dall'altra parte, proprio mentre Ottavia diceva ai ragazzi che è una questione di approccio, che qualunque cosa fai nella vita, piccola o grande che sia, la devi fare come se in quella cosa tu volessi diventare il numero uno al mondo. Sà, proprio cosà ha detto, il numero uno, non il due o il tre, perché nell'approccio non ti puoi accontentare, devi condannarti a essere il migliore. Poi magari non ci riesci, perché il risultato non dipende solo da te, perché conta da dove sei partito, quali opportunità  realmente ti sono state date, fino a che punto gli strumenti che avevi erano quelli giusti, ma quando sei là saper accettare un risultato diverso da quello che ti aspettavi, e magari meritavi, è un pregio, mica un difetto. Nell'approccio no, esiste solo una possibilità , cercare di essere il migliore." (pag. 49). Sà, quello di Moretti è un romanzo che racconta l'altra Italia, l'Italia che c'è, esiste, è fatta di donne e uomini che pensano che "ciò che va quasi bene non va bene", un po' come la scritta che solevano esporre gli artigiani di Siano, in provincia di Salerno, all'ingresso delle loro botteghe, e in questo modo raccontavano al mondo la loro voglia di eccellenza. È un'Italia tutta da raccontare, come l'autore sta facendo da anni, non solo con il suo romanzo, ma anche con l'inchiesta "Le vie del lavoro" nata dalla collaborazione tra Fondazione Ahref e Fondazione Giuseppe Di Vittorio e con il film documentario "La tela e il ciliegio" diretto da Alessio Strazzullo. "Testa, mani e cuore" presenta un struttura narrativa dove si intrecciano tante piccole grandi storie di lavoro che hanno come protagoniste, voci narranti, non solo le persone, ma anche le cose, i luoghi, le idee, il futuro. Questo di Moretti è in definitiva un romanzo tutto da leggere, ti fa ridere, e piangere, e soprattutto ti lascia dentro molte cose, a partire da questa idea del lavoro ben fatto come motore del cambiamento di cui ha bisogno il nostro Paese, a partire da Sud. Sà, dal Mediterraneo e fine ai confini con l'Europa possiamo, intorno al valore e alla cultura del lavoro, cogliere opportunità  importanti e dunque moltiplicarle. Con il suo romanzo Moretti vuole dirci che è possibile, perché nel lavoro come nella vita "è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore, altrimenti non diventerai mai un bravo artigiano".
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