Schengenland
Immigrazione: politiche e culture in Europa
Pubb. : Gennaio 2011
372 pag
ISBN: 88-230-1530-2
Descrizione
È il primo volume della sezione Saggi della collana sessismoerazzismo, edita in collaborazione con l’Associazione CRS. Le autrici e gli autori analizzano le politiche relative all’immigrazione in alcuni Stati europei: Germania (Esther Koppel), Olanda (Sabrina Marchetti), Francia (Stefania Vulterini e Barbara De Vivo), Gran Bretagna (Jamila Mascat), Spagna (Amaia Orozco Arantxa Zaguirre), Italia (Angelo Caputo, Federica Resta e Luigi Manconi, Grazia Naletto, Piero Soldini), nel quadro più generale delle politiche dell’Unione Europea (Rita Sanlorenzo, Simona La Rocca, Alessandra Sciurba, Giulia Cortellesi). I saggi sottolineano il prevalere a livello europeo di filosofie mercantili (l’apertura ai migranti si basa solo sul fabbisogno di manodopera e sulla convenienza economica), securitarie e identitarie (con politiche repressive e di allontanamento dei cittadini extraeuropei in nome dell’ordine pubblico e dell’identità europea). L’autonomia e un inedito protagonismo delle soggettività migranti, gli atteggiamenti pur diversificati delle nuove generazioni di origine migratoria, i movimenti antirazzisti stanno però dando vita a un terreno unitario di lotta e iniziativa politica, che può essere capace di contrastare le attuali misure di un diritto speciale e discriminatorio per i migranti – un novello apartheid – e di affermare un nuovo progetto di cittadinanza europea.
Rassegna:
Anatra all'arancia meccanica e Schengenland
da: Radio Ondarossa-8 Marzo 11
08/03/2011
In questa puntata è stato presentato insieme a Wu Ming 4: Anatra all’arancia meccanica http://tinyurl.com/6zbu7ry raccolta di racconti a cura del celebre collettivo. A seguire si è parlato di http://bit.ly/fMkrzX -- Schengenland saggio che analizza le politiche sull'immigrazione e securitarie, dell'area europea che fa riferimento proprio agli accordi di Schengen. Dialogo con due delle autrici del volume, Sabrina Marchetti e Barbara De Vivo. Durata 60' ca.
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In famiglia si parla straniero
da: Fahrenheit - Radio Tre-28 Febbraio 11
28/02/2011
Le condizioni di deprivazione materiale riguardano circa un terzo delle famiglie con stranieri, contro il 13,9 per cento delle famiglie composte solamente da italiani. Il divario è più rilevante nelle regioni del Nord e del Centro rispetto alle regioni del Mezzogiorno. Inoltre, tra le famiglie con stranieri l'intensità della deprivazione risulta più marcata: il 53,4 per cento delle famiglie deprivate lo è in maniera grave contro il 43,2 per cento delle famiglie italiane. Questo è uno soltanto dei punti analizzati dal Rapporto Istat sulle famiglie extracomunitarie in Italia. Ne parliamo con Linda Laura Sabbadini direttore centrale dell"Istat e curatrice del rapporto e con Isabella Peretti, curatrice della collana Sessismo e Razzismo per la Ediesse.
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Intervista ad Isabella Peretti sul libro da lei curato dal titolo: "Schengenland. Immigrazione: politiche e culture in Europa"
da: Radio Radicale-21 Febbraio 11
21/02/2011

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Xenofobia e razzismo "Dall'Ue solo silenzi"
da: Terra-25 Gennaio 11
25/01/2011

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Europa, terra di accoglienza o di paura?
da: DeA donne e altri-10 Gennaio 11
10/01/2011
Dove sta andando l’Europa? A giudicare dalle politiche relative all’immigrazione di molti tra i suoi Stati membri, per consolidare le frontiere identitarie che si definiscono nazionali, sono i migranti che l’Unione ha scelto per bersaglio. Di fronte all’incalzare della mondializzazione, ha perso slancio il progetto europeo che doveva superare il “modello nazionalista”. La vittoria della paura ha significato crescita dei partiti populisti e di estrema destra. In Olanda, Svizzera, Austria, Ungheria, Serbia, rispetto ai nuovi venuti si è determinato un cambiamento radicale nell’opinione pubblica. L’Altro non è ben accolto. Ovunque, in Francia, Germania, Italia è visto esclusivamente in termini di sfruttamento, di fabbisogno di manodopera. Oppure di esclusione violenta, come a Rosarno. Da un lato, gli immigrati della fame; dall’altro le società di accoglienza europee che si organizzano con “la politica della fermezza”. Per la sicurezza nazionale bisogna contrastare l’immigrazione. Ne discende che “la persona” nigeriana, senegalese, bosniaca, magiara, non è più un corpo sociale, un individuo prodotto di un mondo sociale e di un habitus collettivo. Anzi, non possiede corpo o codici; non può attingere a un’antropologia culturale della famiglia. Per questo, lo straniero appare comunque “sospetto”. Si porta addosso “la colpa” di trovarsi in un paese che non è il suo. La costruzione dei muri tra Messico e Stati Uniti; tra Israele e la Palestina; tra India e Pakistan serve a dividere cittadini legittimi da presenze illegittime. Anche i muri simbolici delle normative discriminatorie funzionano per dividere, separare, tenere a distanza. In effetti è “in piena realizzazione in Europa il modello Schengenland. L’abolizione delle frontiere interne ha proiettato la politica comunitaria verso la scelta della rigida disciplina degli ingressi e del soggiorno e del contrasto dell’immigrazione irregolare” scrive Isabella Peretti che ha curato nella collana sessismoerazzismo (voluta da Lea Melandri, Isabella Peretti, Ambra Pirri, Stefania Vulterini) “Schengenland. Immigrazione: politiche e culture in Europa”, Ediesse Cgil in collaborazione con il Crs. Nel libro vengono prese in esame alcune politiche relative all’immigrazione e si scopre che al di là delle differenze “nessun valore democratico, nessun principio riguardante i diritti umani, lo Stato di diritto o (tanto meno) la pace, accomuna oggi gli stati membri dell’Unione europea quanto la cosiddetta lotta all’immigrazione clandestina” (Alessandra Sciurba). Germania, Olanda, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia: ovunque si indebolisce fino a cancellarsi la relazione tra “noi” (il gruppo sociale e culturale al quale apparteniamo) e “gli altri” (quelli che non ne fanno parte). Nessuna pratica di dialogo. Cadono nel vuoto le parole del nuovo presidente della Repubblica federale di Germania, il democristiano Christian Wulff: “Non dobbiamo tanto chiedere da dove uno viene, quanto piuttosto dove vuole andare. Non dobbiamo cercare ciò che ci divide, ma ciò che ci unisce. Non dobbiamo rimarcare le cose nelle quali siamo avanti rispetto a qualcun altro, ma quelle dove possiamo imparare da qualcuno. Allora nascerà qualche cosa di nuovo e di buono: dalla disciplina tipicamente tedesca e il dribbling turco, dal senso del dovere prussiano e la leggerezza anglosassone, dalla meticolosità degli svevi e lo stile di vita degli italiani e forse tra poco anche dall’arte di vivere della Renania e l’entusiasmo cinese per il sapere…” (Ester Koppel). Ottiene invece un successo folgorante il libro del banchiere Thilo Sarrazin: gli immigrati non studiano e non lavorano e così instupidiscono e impoveriscono il Paese. Niente più multiculturalismo. La cancelliera Angela Merkel ha dovuto ammettere che il modello tedesco dell’integrazione è fallito. “Schengenland” non si colloca nel registro delle astrazioni. Al contrario, mostra quale sia il legame tra lo Stato e i soggetti ai quali si rivolgono le politiche di immigrazione. Una pluralità composita e irriducibile a unità di tante storie, portate da donne e uomini diversi. In Italia – ma non solo – c’è una corsa al rialzo delle misure repressive, dovuta “all’affannosa ricerca dell’effettività delle espulsioni e degli allontanamenti” (Angelo Caputo). Sarebbe necessario un ribaltamento di approccio e di prospettiva giacché “l’immigrazione è innanzitutto cambiamento. Il contrasto e la diffidenza nei confronti degli immigrati è essenzialmente un atteggiamento conservatore; prima ancora che razzismo e xenofobia è avversione o resistenza al cambiamento” (Piero Soldini). Intanto, cambia la maniera che hanno gli immigrati di pensare al proprio esilio. Oggi i più giovani si ritrovano con una doppia appartenenza, del paese in cui sono cresciuti e di quello nel quale non sono nati e forse non andranno mai. Non solo. Mentre i loro genitori venivano per lavorare, i figli ci vogliono vivere. Vivere in un’Europa che è stata terra di pluralismo. In che modo, si domanda a conclusione “Schengenland”, possiamo evitare che si trasformi in terra della paura?
SCHENGENLAND. IMMIGRAZIONE: POLITICHE E CULTURE IN EUROPA
da: zeroviolenzadonne.it-22 Febbraio 11
22/02/2011
Costituito dalla raccolta di sedici scritti*, preceduta dall’introduzione della curatrice, Isabella Peretti, questo volume è il secondo della collana sessismoerazzismo, edita dalla Ediesse in collaborazione con il CRS e inaugurata nell’ottobre scorso da La Bella, la Bestia e l’Umano. Sessismo e razzismo, senza escludere lo specismo, che ha come autrice chi scrive. Il pregio della collana (diretta da Lea Melandri, Isabella Peretti, Ambra Pirri e Stefania Vulterini) risiede anzitutto nel proporre al pubblico le tappe di una riflessione – quella sull’intreccio fra i due sistemi di dominio e discriminazione – che in Italia trova poco spazio anche in ambiti accademici. Un progetto siffatto, inoltre, ha l’effetto di far emergere e valorizzare le tante competenze femminili, anche in campi non coincidenti con i Gender Studies, che spesso nel nostro paese sono mortificate o emarginate. Non è un caso che dei diciassette contributi qui riuniti tredici siano opera di donne. Darne conto uno per uno, come meriterebbero, è impresa non facile nell’ambito limitato di una recensione. Anche perché essi spaziano – come segnala lo stesso sottotitolo – dall’analisi delle politiche migratorie in senso stretto e del loro versante normativo a temi quali il postcolonialismo in Francia, il multiculturalismo nel Regno Unito, l’emergere della minoranza “nera”, sempre nel contesto francese. Per dirla molto in sintesi, alcune autrici analizzano il quadro e le strategie delle politiche dell’Unione europea (Rita Sanlorenzo, Simona La Rocca, Alessandra Sciurba); altre e altri esaminano le politiche dell’immigrazione, o questioni attinenti, nel quadro di singoli Paesi europei: la Germania (Esther Koppel), i Paesi Bassi (Sabrina Marchetti), la Francia (Barbara De Vivo e Stefania Vulterini), il Regno Unito (Jamila Mascat), la Spagna (Arantxa Zaguirre e Amaia Orozco), l’Italia (Angelo Caputo, Giulia Cortellesi, Luigi Manconi e Federica Resta, Grazia Naletto, Piero Soldini). La terza parte del volume, dedicata al caso italiano, risulta più compatta, pur andando dal tema delle “seconde generazioni” (Cortellesi) a quello della retorica -e delle pratiche conseguenti- intorno alla presunta “insostenibilità economica e sociale delle migrazioni” (Naletto); da una puntuale disamina della legislazione sull’immigrazione e la condizione giuridica dello straniero (Caputo) al ruolo della CGIL all’interno del movimento per i diritti dei migranti (Soldini), fino all’analisi del tema sicuritario e della sua traduzione in una sorta di “razzismo federale” (Manconi e Resta). Se questi ultimi sono temi indagati da una letteratura scientifica e giornalistica sufficientemente ampia, meno nota al pubblico italiano è, per esempio, la politica migratoria della “tollerante” Olanda, caposcuola in Europa quanto a repressione e contrasto dell’immigrazione irregolare: una politica, scrive Marchetti, all’insegna della “tolleranza zero”, che ha pesanti ricadute sulla condizione delle donne straniere senza documenti in regola che vi svolgono lavori di cura. La condizione delle lavoratrici domestiche immigrate è analizzata anche nel contesto spagnolo: Zaguirre e Orozco rimarcano quanto questo genere di lavoro sia guidato da un modello, “al servizio dei processi di accumulazione”, che richiede lavoratrici vulnerabili. In definitiva, quel che ci mostrano tutti gli articoli, al di là della loro eterogeneità, è che il caso italiano, pur essendo fra i peggiori, non è affatto anomalo nel quadro delle politiche europee dell’immigrazione. E’ vero, nel nostro paese lo stampo proibizionista, repressivo, perfino vessatorio della legislazione produce forme più esplicite, talvolta brutali, di discriminazione, razzismo, violazione dei diritti umani, sfruttamento di una manodopera immigrata spesso ridotta in condizioni servili. Questa tendenza, favorita anche dai governi di centrosinistra, oggi conosce una realizzazione quasi estrema con i due “pacchetti-sicurezza” del governo in carica: si tratta di un complesso di norme che porta a compimento il processo di esclusione – non solo da diritti fondamentali ma perfino dal consesso civile – di intere categorie di non-nazionali, privati de jure e de facto del diritto di avere dei diritti. Tuttavia, nonostante i frequenti richiami e sanzioni rivolti all’Italia da parte di organismi comunitari e internazionali, il razzismo all’italiana è solo il di più che eccede la normale “filosofia” di Schengen. Il modello proibizionista – in realtà teso a gestire selettivamente la mobilità non regolare, fra l’altro per poter disporre di manodopera docile e sfruttabile al massimo – è, infatti, il pilastro che finora ha guidato la politica dell’intera Unione europea. E’ un modello talmente basilare – osserva Sanlorenzo – che lo stesso “programma di Stoccolma fonda l’identità del cittadino europeo sulla necessità della sua protezione da terrorismo, criminalità organizzata e “altre minacce’”, evocando così lo spettro dell’immigrazione. Come in altri termini scrive Sciurba, “i modelli di confinamento sperimentati dall’Unione europea in tema di gestione delle migrazioni costituiscono il solo ambito in cui l’Europa appare davvero una e unita”. Si deve notare, fra l’altro, che il mostro giuridico che ha sovrapposto diritto amministrativo e diritto penale istituendo i Cpt, oggi Cie, non è solo il parto deforme del ventre malato dell’Italia: i centri di detenzione per migranti irregolari – che possono esservi “trattenuti” fino a diciotto mesi – sono stati legittimati e confermati dall’insieme di direttive adottate da organismi dell’Unione europea. La politica dell’Europa-fortezza si avvale sia di dispositivi interni all’Unione o ai singoli Stati, sia di accordi che affidano a “Paesi terzi” il compito di bloccare i flussi immigratori detti irregolari e di sequestrare o deportare nei Paesi di origine chi tenta di emigrare. E’ una politica, insomma, che si è mossa finora secondo due direzioni convergenti: la generalizzazione delle misure tese alla repressione dei flussi irregolari; gli accordi bilaterali o multilaterali con Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e la conseguente esternalizzazione delle frontiere europee. Così nei “Paesi terzi” è tornata in auge una nozione che si credeva archiviata con la fine dell’Impero sovietico: quella di emigrazione illegale. Oggi, infatti, è considerato un crimine non solo entrare in certi Paesi europei e soggiornarvi senza carte in regola, ma anche tentare di lasciare il proprio Paese. Peraltro il ruolo da cani da guardia delle frontiere europee è stato delegato giusto a quei regimi corrotti, autoritari e/o totalitari – la Libia, la Tunisia, l’Egitto…, che oggi sono travolti dalle ribellioni popolari. In Libia, particolarmente, i migranti respinti dall’Europa o intercettati sul territorio nazionale sono tenuti – donne e bambini compresi – in orrendi lager e in condizioni altrettanto atroci. Nel solo periodo fra il 1998 e il 2003 – riferisce la stessa Sanlorenzo – dalla Libia furono espulse, deportate e abbandonate nel deserto ben 14.500 persone, delle quali almeno 106 morirono. Per chiudere, un’osservazione, esterna a questo volume per ragioni cronologiche: mentre la marea impetuosa della rivoluzione araba va travolgendo perfino Paesi non arabi, dall’Iran alla Cina, converrebbe chiedersi se essa non sia destinata a sconvolgere anche il modello dell’Europa-fortezza. Anzitutto, ne esce a pezzi uno dei pilastri del razzismo europeo: il pregiudizio che rappresenta le popolazioni arabe e/o musulmane come una massa informe di straccioni, dominati dalla passività politica o dall’estremismo religioso. In secondo luogo, comunque vadano a finire le rivolte in un Paese o nell’altro, niente sarà come prima: per sopravvivere l’Europa sarà costretta a moderare la propria l’arroganza neocoloniale. * Contributi di A. Caputo, G. Cortellesi, B. De Vivo, E. Koppel, S. La Rocca, L. Manconi, S. Marchetti, J. Mascat, G. Naletto, A. Orozco, F. Resta, R. Sanlorenzo, A. Sciurba, P. Soldini, S. Vulterini, A. Zaguirre
Italia, è la solita storia. Impreparati davanti all'emergenza sbarchi
da: l'Unità-15 Febbraio 11
15/02/2011

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