Salari, il decennio perduto
Salari, produttività e distribuzione del reddito - QUINTO RAPPORTO IRES 2008-2010
Pubb. : Luglio 2011
320 pag
ISBN: 88-230-1595-1
Collana: Studi e ricerche
Descrizione
Tra il precedente Rapporto, Salari in crisi, e questo attuale la recessione ha colpito pesantemente l’apparato produttivo italiano e le condizioni materiali delle famiglie e dei lavoratori, determinando un ritorno, in termini di reddito disponibile, occupazione e prodotto lordo, alle posizioni di un decennio fa. Con la crisi l’Italia perde ulteriori posizioni, accentuando quanto di negativo già era emerso nei precedenti Rapporti, a causa di una bassa crescita e di una produttività stagnante. Nel Rapporto si osserva come le risposte alla caduta della domanda aggregata, provocata dalla contemporanea caduta degli investimenti e dei redditi reali di grandi segmenti della popolazione – risposte affidate ad una supposta capacità taumaturgica della finanza –, si siano rivelate più costose per i bilanci pubblici delle dimenticate politiche keynesiane. L’irrisolta «questione salariale» si integra con la questione fiscale, e resta un nodo fondamentale da cui ripartire per sanare le debolezze strutturali del sistema-paese e per riprendere a crescere. Il Rapporto, che come sempre conduce le analisi su una prospettiva temporale ampia, mette in evidenza, da una parte, gli impatti occupazionali della recessione ed i suoi effetti sulla disponibilità di reddito, e illustra, dall’altra, come l’aumento delle diseguaglianze e della povertà, la stagnazione delle retribuzioni reali, lorde e nette, siano tendenze che hanno segnato il governo dell’economia in una prospettiva decennale, al di là della crisi dell’ultimo biennio. Ha collaborato Riccardo Sanna.
Rassegna:
Salari, persi 7mila euro in dieci anni
da: il Fatto Quotidiano-1 Ottobre 11
01/10/2011

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Una manovra che si abbatte su salari già al lumicino
da: la Repubblica.it-18 Luglio 11
18/07/2011
Su quali redditi e su quali salari si abbatte la manovra appena approvata dal governo? Confrontando l’inflazione effettiva (deflatore dei consumi) con la dinamica delle retribuzioni, l’Ires-Cgil (V Rapporto 2008-2010, autori Megale-D’Aloja-Birindelli, ed. Ediesse) arriva alla conclusione che nel periodo 2000-2010 ci sia stata una perdita cumulata di potere d’acquisto dei salari di fatto di 7.173 euro in dieci anni, corrispondenti a circa 60 euro al mese. C’è stata, certo, una modestissima crescita dei salari lordi (+1,1%): ma il risultato vero è che si guadagna molto meno rispetto a dieci anni fa. Tra il 2000 e il 2008 (prima della crisi dunque) la crescita del salario lordo era stata del 2,3% per i lavoratori italiani: nello stesso periodo per i lavoratori britannici si è registrato un +17,4%, per quelli francesi un +11,1%, per quelli americani un +4,5%. Un risultato su cui influiscono varie componenti, a cominciare dalla tassazione (che adesso aumenterà, soprattutto per le famiglie a reddito basso e dunque già in difficoltà): in Europa la media dal 1995 al 2007 è stata pari al 36,9%, in Italia al 43%. E dalla produttività, sempre più bassa in Italia: la produttività reale delle imprese è cresciuta dal 1995 al 2008 di 1,8 punti percentuali, mentre quella delle imprese di Francia, Regno Unito e Germania nello stesso periodo è cresciuta dai 25 ai 32 punti. Anche perché in Italia s’investe pochissimo: dall’esame dei Conti nazionali Istat, ricorda l’Ires, “si registra una crescita delle rendite negli ultimi trent’anni pari a oltre l’87%: l’andamento della quota di investimenti in rapporto ai profitti nell’intera economia nello stesso periodo ha segnato una caduta del 38,7%”. L’indagine esamina a fondo il mondo del lavoro, e le conseguenze di un sistema bloccato e inefficiente che vanno a finire direttamente nelle tasche dei lavoratori. L’evasione fiscale, la trasformazione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato in precariato poco garantito e ancor meno retribuito. E avanza naturalmente una serie di proposte, che vanno in direzione opposta a quella percorsa dal governo e dal Paese in generale: stabilizzare i giovani, investire nella crescita soprattutto grazie all’innovazione tecnologica, coinvolgere i lavoratori nel processo decisionale dell’impresa, combattere sul serio l’evasione fiscale per recuperare risorse là dove sarebbe bene recuperarle.