RPS N. 4/2017
La nuova emigrazione italiana
Ottobre-Dicembre 2017
ISBN: 9788823021372
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Descrizione
I giovani migranti tra alta qualificazione e bassi livelli di occupazione Reddito di inclusione e lotta alla povertà L’Europa è ancora sociale? Insicurezza e populismo. I dieci anni della grande crisi
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Presentazione

TEMA: Un nuovo ciclo nella emigrazione italiana
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La nuova emigrazione italiana. Nota introduttiva
Enrico Pugliese, Stefano Boffo

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La ripresa dell’emigrazione italiana e i suoi numeri: tra innovazioni e persistenze
The Resumption of Italian Emigration and its Figures: New Features and Old
Mattia Vitiello

La serie storica delle partenze degli italiani per l’estero dell’ultimo ventennio evidenzia chiaramente un ritorno alla crescita dell’emigrazione italiana che nel decennio della crisi assume i caratteri di un fenomeno emergente. La sua misurazione è una delle questioni cardine nell’analisi del fenomeno. L’articolo affronta questo problema ricorrendo alle statistiche in merito alle iscrizioni e alle cancellazioni dai registri dell’anagrafe comunale e ai dati dell’Aire. Queste informazioni sono poi comparate con i dati delle fonti statistiche dei paesi di destinazione in merito all’ingresso e al soggiorno dei cittadini stranieri.

ENGLISH - The time series of departures of Italians abroad in the last two decades clearly shows that Italian emigration is once again increasing. During the decade of the economic crisis it took on the characteristics of an emerging phenomenon. Its measurement is one of the key issues in the analysis of the new Italian emigration. This paper aims to address this problem by using statistics on additions to and exits from the municipal register records and Aire data. This information is then compared with data provided by the statistics of the countries of destination on the entry and residence of foreigners.

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Le nuove migrazioni intra-europee nelle trasformazioni del mercato del lavoro
The Effect of the New Migrations inside Europe on the Jobs Market
Antonio Sanguinetti

I nuovi migranti si inseriscono in un mercato del lavoro trasformato rispetto ai flussi dei decenni passati. Attualmente nei principali paesi europei avanzano processi di de-regolamentazione e di precarizzazione della forza lavoro. I nuovi impieghi assumono la caratteristica prevalente della sotto-occupazione e vi è stata un’ampia diffusione di forme contrattuali atipiche: in Germania l’area dei nuovi occupati corrisponde quasi perfettamente all’aumento dei part-time, in Francia è per lo più a tempo determinato e nel Regno Unito in alcuni settori si sono estesi gli zero-hours contracts. L’intento dell’articolo è superare l’interpretazione delle attuali migrazioni interne all’Unione europea come causa di dumping sociale. Piuttosto si evidenzia come le fratture tra una parte più esposta alla precarietà e l’altra maggiormente garantita, seppur in diminuzione, avvengano all’interno delle stesse componenti nazionali. Il caso dei nuovi emigranti italiani mette in luce come le trasformazioni del mercato del lavoro dell’ultimo decennio abbiano inciso sul loro inserimento. I dati mostrano un rapido aumento degli italiani occupati, sia nelle attività del mercato del lavoro standard, sia in quello precario e atipico.

ENGLISH - The new migrants are entering a jobs market that has been transformed as a result of the migration flows of recent decades. The main European countries are currently seeking to de-regulate and make more precarious the labour force. New positions are typically ones of under-employment and there is widespread use of atypical kinds of contract: in Germany the new job-holders correspond almost perfectly with the increase in part-time work, in France most of them are on fixed-term contracts, and in the Uk zero-hours contracts have increased in some sectors. The article aims to go beyond the interpretation of the present internal migrations in the Eu as a cause of social dumping. It suggests rather that the gap between those with more precarious jobs and those with greater guarantees is a gap internal to those countries, although it is diminishing. The case of the new Italian emigrants brings out how the changes in the jobs market in the last decade have had an effect on their finding employment. The figures show a rapid increase in Italians with jobs, whether standard or precarious and atypical.

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La Brexit e l’immigrazione italiana «di nuova generazione» nel Regno Unito
Brexit and «New Generation» Italian Immigration in the Uk
Giuseppe D'Onofrio, Stefania Marino

Il contributo propone un’analisi della recente immigrazione italiana nel Regno Unito. Si tratta di un’immigrazione di «nuova generazione» relativa al periodo che va dall’inizio degli anni duemila fino ai nostri giorni; periodo caratterizzato da forti cambiamenti economici, politici e sociali che sfociano, nel 2016, nell’inaspettato risultato referendario a favore della Brexit. L’analisi del voto pro-Brexit e in particolare di alcuni fattori fondamentali per il suo espletarsi – in primis le politiche migratorie nonché le strutture e il livello di regolazione del mercato del lavoro – forniscono il quadro congiunturale all’interno del quale spiegare i cambiamenti in termini quantitativi e qualitativi dell’immigrazione italiana nel paese.

ENGLISH - The article analyses recent Italian immigration to the Uk. These flows, which identify a «new generation» of immigration, refer to the period from the early years of the century until the present. This period is characterised by sharp changes in relation to the economic, political and social context that contributed to the unexpected vote in favour of Brexit in 2016. An analysis of the Brexit vote, and in particular of some of the conditions which influential in this respect – migration policies as well as structure and level of labour market regulation – provide the necessary context to explain the quantitative and qualitative changes of Italian immigration towards the Uk.

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Le nuove emigrazioni italiane in Francia
The New Italian Migrations in France
Italo Stellon

La nuova emigrazione italiana ha perso i tratti distintivi conosciuti in passato: origine territoriale prevalente, matrice operaia e contadina, scolarità relativamente bassa, aggregazione in comunità di italiani regionali se non locali. I «cittadini mobili» hanno ben altre caratteristiche che sottendono nuove esigenze e nuovi bisogni. Il fenomeno della nuova migrazione viene spesso enfatizzato e, contestualmente, «governato». Lo stereotipo della «fuga dei cervelli» sovrasta la meno interessante «fuga delle braccia» che rappresenta, in ogni caso, la componente principale dell’odierno fenomeno. L’articolo, a partire dalla presentazione di alcune storie di casi rappresentativi, si sofferma sulle questioni che maggiormente interessano i nuovi migranti: lavoro, casa, sanità.

ENGLISH - The new Italian emigrants have lost the distinctive features of the past: certain specific territorial origins, typically factory and farm workers of low educational attainments, and gathering in regional if not local Italian communities. The «mobile citizens» of today have very different characteristics and very different needs. The phenomenon of the new migration is often emphasized and «controlled» at the same time. The stereotype of a «brain drain» puts in the shade the less interesting «labour drain», though it is the main component of the present-day phenomenon. The article begins by presenting some representative stories and dwells on questions that most concern the new migrants: jobs, housing and the health service.

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L’emigrazione dei meridionali
Southern Italian Emigration
Enrico Pugliese, Stefano Boffo

La nuova emigrazione riguarda tutte le regioni d’Italia con il paradosso che per molti anni nel decennio in corso la Lombardia è stata la principale regione di emigrazione all’estero. E ciò è dovuto alla complessità del quadro delle figure interessate e alle diverse motivazioni delle loro partenze. Ma le regioni del Mezzogiorno perdono popolazione non solo per l’emigrazione all’estero, ma anche per quella interna che è proseguita anche negli anni della crisi e della stagnazione. Ed è proprio la «fuga dalla crisi» che spiega l’emigrazione meridionale soprattutto per quel che riguarda i giovani. Questo esodo giovanile ha gravissimi effetti strutturali, tanto a livello demografico che di capitale umano, e può portare a una vera spoliazione del Mezzogiorno in termini di risorse umane valide, con effetti devastanti e forse definitivi per l’economia meridionale. A questo riguardo già il Rapporto Svimez 2011 faceva riferimento a un probabile tsunami demografico caratterizzato da un progressivo e rapido invecchiamento della popolazione residente nel Mezzogiorno che, con la riduzione della presenza al Sud di oltre due milioni di giovani al disotto dei trent’anni, perde la quota più giovanile e più fertile della popolazione. Per comprendere la spinta all’emigrazione e le conseguenze a livello di struttura demografica è necessario comprendere le linee di politica economica seguite negli ultimi decenni.

ENGLISH - The new migration involves every region of Italy, making Lombardy paradoxically the main region for emigration abroad for many years of the present decade. This is due to the complexity of the situation of those concerned and the various reasons for their departure. But the regions of Southern Italy are losing their population not only through emigration abroad, but also migration inside Italy, which has also continued during the period of the crisis and stagnation. Indeed, the exodus of young Italians from the South is an attempt to escape the crisis. It is having extremely serious structural effects, both demographically and at the level of human capital, and may lead to a serious shortfall of useful human resources in the South, with devastating and possibly irreversible effects for the local economy. The Svimez Report had already commented in 2011 on a probable demographic tsunami, consisting of a rapid ageing process for the population resident in the South, which stands to lose more than 2,000,000 people under the age of thirty, who are that part of the population that is not only youngest, but also most fertile. To understand what is causing this emigration and what the demographic consequences are, we need to understand the main lines of economic policy in recent decades.

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Scienziati italiani all’estero: i numeri delle parole
Italian Scientists Abroad: The Numbers behind the Words
Stefano Sbalchiero

Quali sono le condizioni per «fare scienza» e fino a che punto un’esperienza di ricerca oltre i confini nazionali può contribuire al miglioramento del sistema scientifico in patria? Nella prima parte saranno discussi i risultati di una survey somministrata a un ampio campione di scienziati italiani – 528 risposte raccolte – che si trovano in Europa e che fanno capo alle hard sciences (matematica, ingegneria, fisica). Nella seconda parte, invece, saranno analizzate, con metodi qualitativi e quantitativi, interviste in profondità condotte su un insieme selezionato di 83 scienziati italiani che lavorano all’estero. La base su cui poggia l’analisi è la mappatura sistematica dei contenuti. I dati raccolti con i due strumenti hanno fornito le informazioni necessarie per ricostruire e interpretare gli aspetti rilevanti dell’esperienza degli scienziati. Questo ha consentito di portare alla luce: le caratteristiche e le condizioni più favorevoli per fare scienza in Europa; le critiche al sistema scientifico italiano (così come percepite da coloro che hanno intrapreso percorsi di mobilità); le proposte per il miglioramento del sistema italiano di alta formazione e ricerca.

ENGLISH - What are the conditions for «doing research» abroad and how can research work beyond the national borders contribute to improving the scientific research system in Italy? The present contribution consists of two main parts. In the first, the results of a survey of Italian scientists in Europe (528 respondents, mainly mathematicians, engineers and physicists) are discussed. In the second part, 83 in-depth interviews conducted with Italian scientists working in Europe are subjected to a statistical analysis of textual-data approaches to interpret the relevant aspects of the scientists’ experiences. The results show the most favourable characteristics and conditions for doing research in Europe and criticize the Italian academic scientific research system, as well as making proposals to improve it. The findings add complexity to the brain-drain debate and confirm the potentiality of qualiquantitative approaches to reach a deeper understanding of social phenomena.

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La mobilità degli studenti Erasmus tra identità europea e nuova emigrazione
The Mobility of Erasmus Students: European Identity and New Emigration
Augusto Cocorullo, Lucio Pisacane

A trent’anni dal varo del programma europeo Erasmus, il contributo si concentra sulle dinamiche e le destinazioni degli studenti che vi hanno partecipato. L’articolo parte dall’analisi della mobilità studentesca legata allo schema europeo, mettendo in luce come questo sia divenuto da un lato parte strutturale della formazione terziaria di migliaia di studenti europei e dall’altro una delle componenti significative della mobilità intraeuropea della popolazione dell’Unione. Non vi è dubbio che questo programma abbia rappresentato, e continui a farlo nella sua rinnovata veste Erasmus+, un modello di promozione dell’identità europea e di acquisizione di competenze linguistiche, sociali e culturali dei paesi ospitanti. Allo stesso tempo, in particolare per gli studenti dei paesi dell’area mediterranea, lo schema ha finito per rappresentare anche un trampolino per l’emigrazione verso mercati in grado di assorbire la loro offerta di lavoro. Le reti di relazioni e le competenze acquisite nel soggiorno di studio si sono rivelate, come documentato in molti studi e indagini recenti, un bagaglio indispensabile e abilitante l’emigrazione successiva alla fine degli studi.

ENGLISH - Thirty years after the European Erasmus programme was initiated, this article concentrates on the dynamics and destinations of the students who have taken part in it. It begins by analysing the student mobility linked to the European scheme, bringing our how it has become both a structural part of the education of thousands of European students, as well as one of the most significant components of the intra-European mobility of the population of the Eu. There is no doubt that this programme has been, and still is in its new form of Erassmus +, a model for promoting European identity and acquiring linguistic, social and cultural expertise in the host countries. At the same time, particularly for students from countries of the Mediterranean area, the scheme has also been a trampoline for emigration towards markets that can absorb labour supply. As has been documented in many recent studies and enquiries, the networks of relations and the expertise acquired in study abroad have proved to be an indispensable preparation, qualifying those taking part for emigration when their studies have ended.

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Vado via: l’emigrazione all’estero dei giovani laureati italiani
I’m leaving: Emigration Abroad of Young Italian Graduates
Francesco Gagliardi.

Una delle conseguenze della crisi del 2008-2015 è la crescita esponenziale dell’emigrazione dei giovani italiani a più elevato livello di istruzione. L’articolo analizza questo fenomeno sotto il profilo sia della sua dimensione quantitativa, sia della stima dei costi economici per la società italiana nel suo complesso attribuibili all’emigrazione dei giovani laureati. Poiché questa situazione rischia di produrre conseguenze permanenti sulla società e sull’economia italiana, riducendo la base apicale del capitale umano del paese, questo contributo si spinge anche sul terreno di possibili policies di rientro.

ENGLISH - One of the most serious consequences for Italy of the economic and social crisis 2008-2015 has been the exponential growth of emigration of young Italian knowledge workers. The paper analyses this phenomenon both in terms of the size of this migration and of estimating the economic costs for Italian society as a whole. As this situation is likely to have permanent consequences on Italian society by reducing the most highly-qualified human capital in the country, the paper also explores some points regarding potential policies for encouraging the return of young expatriate knowledge workers.

ATTUALITA': Reddito di inclusione: è lotta alla povertà?
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Le sfide del Rei
The Challenges of Inclusion Income
Roberto Rossini

l Rei è un provvedimento cruciale per il nostro paese, ma i passi da compiere sono ancora molti, se si vuole evitare che la riforma rimanga incompiuta. Innanzitutto c’è un problema di risorse, ancora insufficienti per raggiungere tutta la platea di persone in povertà assoluta e per rendere la misura adeguata, sia per quanto riguarda l’importo dei contributi economici erogati ai beneficiari, sia relativamente alla disponibilità di servizi. Gli importi stabiliti, infatti, non consentono ai beneficiari di raggiungere la soglia di povertà (l’importo di una misura contro la povertà si determina come la distanza tra la soglia di povertà e il reddito disponibile) e di soddisfare adeguatamente le proprie esigenze primarie. Da rafforzare anche i percorsi di inclusione sociale e lavorativa, ai quali deve essere assicurato un finanziamento appropriato, anche per potenziare le competenze tecnico-professionali incaricate di gestire tali processi.

ENGLISH - Inclusion Income is a crucial provision for Italy, but we are still a long way from achieving it, if we want to prevent the reform remaining incomplete. First of all, there is a problem of resources, which are still insufficient to cover all those in a state of absolute poverty and make the intervention adequate, both in terms of the level of the contributions to beneficiaries and the availability of services. Indeed, the benefits are insufficient to raise the beneficiaries above the poverty level (anti-poverty measures are evaluated in terms of the distance between the poverty threshold and disposable income) and properly satisfy primary needs. Greater attention also needs to be given to social and employment inclusion, ensuring proper financing, partly to strengthen the technical-professional expertise in charge if these processes.

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Il Reddito di inclusione è lotta alla povertà?
Is Inclusion Income a Way of Combating poverty?
Tiziano Vecchiato

Le disuguaglianze sono in crescita e le pratiche di welfare non riescono a contenerle. Il dibattito degli ultimi cinque anni si è concentrato sui trasferimenti monetari e sulla loro capacità di ridurre la povertà. I risultati non corrispondono alle aspettative e invece di ridurla è cresciuto l’assistenzialismo. È una grande criticità del welfare italiano, malgrado l’incremento delle risorse destinate a questo scopo. Prevale il materialismo metodologico fatto di tanti trasferimenti con pochi servizi, in un cronico deficit di infrastrutture e di capacità professionali per aiutare ad aiutarsi. Le probabilità che il Reddito di inclusione contribuisca a invertire questo andamento sono da scoprire, ma intanto conosciamo tutti i rischi di analoghe pratiche categoriali. La nuova misura non è esente da queste criticità e potrà contribuire alla duplicazione delle risposte, che già oggi si sovrappongono anche a vantaggio di chi non ne ha bisogno. Le analisi nelle regioni dove sono state anticipate azioni analoghe non sono incoraggianti. Per questo sono necessarie verifiche indipendenti e rigorose sui risultati di processo, di esito e di impatto sociale.

ENGLISH - There is growing inequality and welfare in practice cannot contain it. The debate in the last five years has concentrated on monetary transfers and their capacity to reduce poverty. The results have not met expectations, and instead of reducing it, has encouraged a dependence culture. This is a serious critical feature of Italian welfare, despite the increase in resources for these purposes. There is a prevailing methodological materialism, made up of numerous transfers and few services, in a chronic deficit of professional infrastructures and capacities for helping people to help themselves. Whether an Inclusion Income can invert this trend is still not clear, but meanwhile we are aware of all the risks of similar types of practice. The new measure also shares some of these critical features and contribute to duplicating responses that are already overlapping, sometimes to the advantage of those who do not need them. Analyses carried out in the regions that have already tried similar actions are not encouraging. That is why we need independent and rigorous controls on the results of the process, the outcome and the social impact.

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Verso un nuovo modello italiano di povertà?
Towards a New Italian Model of Poverty?
Cristiano Gori.

Più 142%: è stato questo l’incremento degli individui in povertà assoluta nel nostro paese tra il 2005 e il 2015, saliti dal 3,3% (1,9 milioni) sino al 7,6% del totale (4,6 milioni), con un parallelo aumento dei nuclei familiari coinvolti dal 3,6% (820 mila) al 6,1% (1,58 milioni). L’ampiezza della crescita quantitativa della povertà, però, rischia di distogliere l’attenzione dall’elemento di maggiore novità dell’ultimo decennio, cioè i cambiamenti distributivi che si sono accompagnati alla salita del tasso complessivo. In una prospettiva di medio-lungo periodo, infatti, emerge una profonda modificazione non solo nell’incidenza della povertà assoluta, ma anche nella sua distribuzione tra i diversi gruppi sociali interessati e, di conseguenza, nella composizione complessiva della popolazione colpita. Tuttavia, non sono stati ancora pubblicati – a conoscenza di chi scrive – lavori scientifici dedicati all’analisi delle trasformazioni menzionate. L’articolo intende contribuire a colmare questa lacuna.

ENGLISH - The number of Italians living in absolute poverty grew by 142% between 2005 and 2015, rising from 3,3% (1,900,000) to 7.6% of the English Abstracts RPS total (4,600,000), with a parallel increase of families involved from 3,6% (820,000) to 6,1% (1,580,000). The extent of the quantitative growth in poverty, however, risks distracting us from what is the greatest novelty in the last ten years: the distributive changes that accompanied the rise in overall numbers. In a medium/long-term perspective, there emerge profound changes not only in the incidence of absolute poverty, but also in its distribution among the various social groups concerned and, consequently, in the overall composition of the population affected. In spite of this, there are still – so far as the present writer is aware – no published research analysing these changes. This article aims to fill this gap.

DIBATTITO: Crisi e modello sociale in Europa
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L’Europa è ancora sociale?
Is Europe still Social?
Marco Accorinti

La crisi finanziaria internazionale del 2008 e la collegata nuova governance economica hanno spinto i paesi dell’Unione europea a significative riforme del welfare. Il nuovo libro di Luis Moreno si chiede però se gli indirizzi definiti a livello sovranazionale, accordati tra governi nazionali e istituzioni europee, comportino nella loro implementazione cambiamenti di paradigma rispetto al modello definito nella cornice dello Stato sociale e democratico delle Costituzioni, in particolare in Italia e in Spagna.

ENGLISH - The 2008 crisis and the new economic governance have fostered significant reforms in the welfare systems of Eu countries. Luis Moreno wonders whether the new lines defined at international level between national governments and European institutions, involve paradigm changes with respect to the welfare model defined in post-war Constitutions, in Italy and Spain in particular.

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Appunti per un modello sociale europeo da costruire
Notes for the Construction of a European Social Model
Alessandro Gentile

La crisi finanziaria internazionale del 2008 e la collegata nuova governance economica hanno spinto i paesi dell’Unione europea a significative riforme del welfare. Il nuovo libro di Luis Moreno si chiede però se gli indirizzi definiti a livello sovranazionale, accordati tra governi nazionali e istituzioni europee, comportino nella loro implementazione cambiamenti di paradigma rispetto al modello definito nella cornice dello Stato sociale e democratico delle Costituzioni, in particolare in Italia e in Spagna.

ENGLISH - The European Social Model (Esm) is an ambitious and necessary project for the construction of a fairer and more inclusive Europe. This article focuses on several issues concerning the technical sustainability and the political opportunity of this «supranational welfare» for the near future. After some reflections on the concept of citizenship and the unstable relationship between society and the market in those countries of advanced capitalism, we outline the Esm as a key institutional tool for the European Union to reduce the deep inequalities caused by the financial crisis of 2008 and to promote social cohesion and solidarity between all European citizens.

RUBRICA - Questione sociale e neopopulismi
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La nuova emigrazione italiana
Insecurity and Populism. Ten Years of the Great Crisis
Fabio Bordignon, Luigi Ceccarini

L’articolo riflette intorno al nesso tra crisi – sociale, economica, politica – e fenomeno populista. Le diverse dimensioni dell’insicurezza, connesse alle diverse facce della crisi, convergono nel configurare una «grande crisi» che rende il cittadino, a sua volta, sempre più «critico» nell’approccio alla politica democratica. Questa dinamica favorisce il richiamo di un discorso populista che, da un lato, fa leva sulla difficile capacità di «risposta» dei governi e dei partiti e, dall’altro, stimola e sfrutta l’insofferenza crescente verso le istituzioni e gli attori della democrazia rappresentativa. La ricostruzione fornita, attraverso il ricorso a dati demoscopici e alla letteratura sul tema, suggerisce che la crisi finanziaria ed economica globale si configura come una variabile interveniente, più che la causa, che ha accelerato, fino a esasperarlo, un processo di più lungo periodo di indebolimento del rapporto tra società e politica rappresentativa.

ENGLISH - This article focuses on the connection between social, economic, and political crises, and the populist phenomenon. The various dimensions of the feeling of insecurity are connected to the multifaceted nature of that crisis, and they all converge into one great crisis, as defined in this article. The great crisis, in turn, makes citizens increasingly «critical» of democratic politics, its rituals and institutional actors. This dynamic favours a populist discourse, which plays on the slowness of governments and parties to respond to social demands and global issues. On the other hand, populism fosters and capitalizes on the growing social distrust of the institutions and actors of representative democracy. The account provided by the authors, using both literature and survey data, suggests that the Gfc (Global financial crisis) is an intervening variable and not the cause. It has accelerated and, in some senses, exacerbated a process of weakening relations between society and representative politics that had already been developing.