RPS N. 2/2017
Welfare occupazionale e welfare state: incastri virtuosi?
Aprile-Giugno 2017
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Welfare occupazionale e welfare state: incastri virtuosi?

TEMA: Il welfare occupazionale: regole politiche attori
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Welfare occupazionale: le sfide oltre le promesse. Una introduzione
Matteo Jessoula

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Premi di produttività e welfare aziendale: una riflessione sul caso italiano
Productivity bonuses and corporate welfare: thoughts on the Italian situation
Marco Leonardi.

Al fine di aumentare la competitività diversi paesi hanno recentemente rafforzato la contrattazione decentrata, legando l’andamento dei salari con quello della produttività: in Francia, si è aumentata la possibilità per le imprese di discostarsi dalla stringente contrattazione centralizzata, in Portogallo, Grecia e Spagna, quello aziendale è ora il livello privilegiato per la contrattazione. In Italia, nelle ultime due Leggi di stabilità (per il 2016 e per il 2017), sono stati inseriti importanti interventi in materia di detassazione di premi di produttività e welfare aziendale. L’obiettivo primario di questa norma è quello di favorire la contrattazione decentrata, costruendo le condizioni fiscali favorevoli affinché aziende e lavoratori negozino salari integrativi; il risultato è stato anche quello di aumentare i salari netti di un gran numero di lavoratori. In secondo luogo si è permesso ai singoli lavoratori di scegliere liberamente se fruire di premi in denaro o in welfare benefits (condizionatamente alla presenza di un piano di welfare contrattato nell’accordo sindacale). In questo modo si è creato un incentivo ulteriore a negoziare in azienda. Ma si è anche sollevato un problema di potenziale sostituibilità del welfare nazionale con quello aziendale.

ENGLISH - Many countries have recently strengthened decentralized bargaining to increase competitiveness and linked wages to productivity. In Italy the last two Budgetary Laws have introduced important changes regarding tax-exempt productivity bonuses and welfare benefits. As a result, the number of firms and workers involved in decentralized bargaining has increased, as have workers’ salaries. If a firm’s contracts provide welfare benefits, workers can freely choose to enjoy their productivity bonuses in cash or benefits. This is a further incentive for firms and unions to bargain at firm level, however there is also an issue of potential crowding out of universal public welfare if welfare benefits in firm-level contracts should become too popular and generous.

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Il welfare aziendale e la sanità complementare. Alcuni costi nascosti
Corporate welfare and supplementary health care. Some hidden costs
Elena Granaglia

Nell’arena pubblica è diffusa la tendenza a considerare le agevolazioni fiscali al welfare aziendale una win-win solution, una misura che produce benefici senza causare costi. Obiettivo dell’articolo è mettere in discussione questa posizione, focalizzando l’attenzione sulla sanità complementare. La tesi è che le agevolazioni fiscali alla sanità complementare, lungi dal rappresentare una win-win solution, comportino due insiemi di costi. Da un lato, creano iniquità fra coloro che ne beneficiano e coloro che, pur non beneficiandone, devono contribuire al loro finanziamento. Dall’altro lato, potrebbero generare ripercussioni negative sul Ssn.

ENGLISH - In the public arena, there is a widespread tendency to consider tax relief for corporate welfare a win-win solution, a measure that brings benefits without any costs. The article questions this position as regards health care, It argues that tax relief for corporate health care gives rise to two sets of costs. On the one side, some pay, in the form of a loss of public revenues, for health care services that benefit others. On the other, tax relief for corporate health care could negatively affect the National Health Service.

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Premio in welfare oggi, quale pensione domani?
Bonuses in welfare today, what pension tomorrow?
Giulia Mallone, Tiziana Tafaro.

Con le novità introdotte dalle Leggi di stabilità 2016 e 2017 i lavoratori hanno la possibilità di convertire l’importo del premio di risultato in beni e servizi di welfare. La conversione è favorita da agevolazioni fiscali e contributive, vantaggiose sia per i dipendenti sia per le aziende. In particolare, alle somme convertite in welfare non si applica l’obbligo di versamento dei contributi previdenziali. L’articolo si pone come obiettivo l’analisi di vantaggi e svantaggi, per dipendenti e datori di lavoro, di tale provvedimento attraverso l’elaborazione di un calcolo della «perdita previdenziale» che il lavoratore subirà, una volta pensionato, a seguito della conversione annuale di tutto o parte del premio in welfare.

ENGLISH - The Budgetary Laws for the years 2016 and 2017 introduced a new «salary sacrifice» mechanism: from now on, employees will be able to choose whether to receive their yearly bonuses in cash or as welfare benefits in kind. This system has been boosted through the introduction of fiscal regulations that allow both parties not to pay taxes and pension contributions on the amount of the bonus. For companies, the novelty guarantees savings, while workers save today, but will definitely pay a price once they retire. The article aims to identify risks and opportunities through a calculation of the amount of the «pension loss» for employees if they choose to convert their bonuses into tax-facilitated welfare services each year.

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La difficile integrazione fra previdenza pubblica e privata in Italia
The difficult integration of public and private pensions in Italy
Michele Raitano

L’articolo discute potenzialità e criticità degli schemi pensionistici integrativi privati in Italia. Si presentano i principali indicatori sullo sviluppo di tali schemi e alcune elaborazioni sulle performance dei fondi pensione privati e al contempo si ragiona sulle future potenzialità della previdenza integrativa nel contesto attuale in cui, da un lato, il continuo innalzamento dell’età pensionabile riduce la necessità di un’integrazione da fonte privata da parte dei lavoratori con carriere stabili e, dall’altro, vincoli di liquidità impediscono la partecipazione ai fondi pensione da parte di chi avrebbe invece bisogno di accrescere il futuro reddito da pensione, ovvero i lavoratori precari e più svantaggiati.

ENGLISH - This article discusses opportunities and risks of private pension schemes in Italy by presenting the main indicators on the development of these schemes and some analysis of the performance of private pension funds. The article also evaluates the prospects of supplementary pensions in a context where, on the one hand, the continual raising of retirement age reduces the need for pension integration for workers with continuous careers, while, on the other, liquidity constraints prevent precarious and disadvantaged workers participating in private pension funds, though they would stand to benefit most from being able to increase their future pension.

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Fondi sanitari e policy drift. Una trasformazione strutturale nel sistema sanitario nazionale italiano?
Integrative health care funds and policy drift. A structural transformation of the Italian Health Service?
Emmanuele Pavolini, Marco Arlotti, Ugo Ascoli

L’articolo analizza l’espansione in Italia dei fondi sanitari integrativi, finalizzati (teoricamente) a fornire prestazioni aggiuntive rispetto a quelle erogate dal Servizio sanitario nazionale. Tale espansione è stata sostenuta da vari fattori, fra cui lo sviluppo significativo degli schemi di welfare occupazionale nel corso degli ultimi anni. L’ipotesi principale avanzata nell’articolo è che aspetti positivi e negativi sembrano essere associati a questo fenomeno. Infatti, da un lato, i fondi sanitari integrativi hanno garantito una più ampia copertura nell’accesso alle cure per una parte significativa della popolazione italiana. Dall’altro lato, tuttavia, è emerso un impatto negativo in termini di differenziazione e dualizzazione fra categorie, a cui si aggiunge il rischio che, dato il crescente ruolo sostitutivo delle prestazioni erogate dai fondi sanitari integrativi, tali schemi possano trasformarsi in uno strumento per scardinare l’universalismo del Servizio sanitario nazionale, attraverso una dinamica di policy drift.

ENGLISH - This article focuses on the expansion in Italy of integrative health care funds, which (theoretically) aim to provide supplementary coverage in addition to the National Health Service. This expansion has been stimulated by several factors, one of which is the significant development in occupational welfare schemes in recent years, a change, the article argues, that has both pros and cons. On the one hand, integrative health care funds have guaranteed wider access to health care for a significant part of the Italian population, while, on the other, a negative impact in terms of differentiation and dualisation among categories has emerged. There is also the risk that, given the growing substitutive role played by integrative health care funds, there could be a policy drift by which these schemes could actually become a tool for undermining the universalism of the Italian National Health Service.

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Welfare contrattuale e politiche di conciliazione, tra uguaglianza di genere e tempo per la cura
Corporate welfare and reconciliation policies: gender equality and time available for care-work
Camilla Gaiaschi, Giulia Mallone

Le politiche di conciliazione vita-lavoro hanno effetti non solo sull’occupazione femminile ma anche sulla distribuzione dei carichi di cura tra uomini e donne e, di conseguenza, sull’uguaglianza di genere. Analogamente, anche le iniziative di welfare aziendale in ambito di work-life balance possono avere implicazioni differenti sulle opportunità di conciliazione vita-lavoro e di carriera dei lavoratori a cui si rivolgono, e in particolare della componente femminile all’interno delle organizzazioni. Il presente contributo analizza le politiche implementate dalle aziende attraverso lo studio dei contenuti di 148 accordi aziendali siglati nel periodo 2004-2014, nel tentativo di individuare le implicazioni di diverse «strategie» aziendali in ottica di genere.

ENGLISH - Reconciliation policies have effects not only on female employment, but also on the distribution of care responsibilities between men and women and, therefore, on gender equality. Likewise, occupational welfare policies in the area of work-life balance also have different impacts in terms both of time available for care-work and of career opportunities for female employees in particular. This paper analyses the worklife balance policies implemented in several companies through the study of 148 company-level agreements signed between 2004 and 2014, with the aim of identifying potential «employers’ strategies» as well as different company strategies from a gendered perspective.

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Salute e sostegno alla famiglia: il ruolo degli enti bilaterali territoriali
Health and family support: the role of the bilateral territorial bodies
Federico Razetti

Il «welfare bilaterale» potrebbe rivelarsi una strada promettente per offrire «welfare in azienda» ai lavoratori impiegati in settori produttivi frammentati, tendenzialmente esclusi dallo sviluppo di welfare occupazionale su base strettamente aziendale. Ma quali sono, oggi, le prestazioni di welfare offerte ai lavoratori iscritti alla bilateralità? Per rispondere a tale quesito, l’articolo propone una mappatura delle misure messe in campo dagli enti bilaterali territoriali attivi nei settori economici dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’artigianato, del terziario (commercio e servizi) e del turismo, focalizzandosi su due aree di policy che, per motivi diversi, presentano aspetti problematici nel contesto del welfare state italiano: l’assistenza sanitaria e le misure a sostegno della famiglia. L’analisi delle evidenze empiriche raccolte consente di avanzare alcune riflessioni su limiti e prospettive del welfare bilaterale quale tassello delle dinamiche di riconfigurazione del sistema italiano di protezione sociale.

ENGLISH - «Bilateral welfare» could prove to be a promising way to provide occupational welfare benefits to workers employed in fragmented production sectors, likely to remain excluded from the development of company welfare. But what are the welfare benefits currently offered by bilateral bodies? To address this question, the article proposes a mapping of the measures implemented by the bilateral territorial bodies operating in the construction, agriculture, artisan, tertiary and tourism economic sectors. The mapping focuses on two specific policy areas that, for different reasons, seem to be problematic in the context of the Italian welfare state: health care and family policies. An analysis of the empirical evidence collected suggests some reflections on the limitations and prospects of bilateral welfare as a part of the ongoing reconfiguration dynamics of the Italian social protection system.

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Sindacato, sindacati e la sfida del welfare contrattuale
The union movement, the unions and the challenge of occupational welfare
Sabrina Colombo

In un periodo di sostanziale assenza della concertazione e di tendenza all’azione unilaterale dei governi, si assiste a una ripresa dell’unità sindacale, da cui consegue anche un generale allineamento delle posizioni delle principali confederazioni sindacali circa l’opportunità di sviluppare il welfare occupazionale. Sviluppo che sembra essere per il sindacato sempre più legato alla configurazione della contrattazione collettiva: dalle spinte al decentramento alle dinamiche di concession bargaining. In queste tendenze si osservano le differenze principali tra le confederazioni e le categorie che mostrano visioni diverse, ma non conflittuali, circa il potenziamento del livello aziendale del welfare integrativo e il dibattito relativo alla possibile «erosione» dei premi di produzione.

ENGLISH - At a time when social pacts tend to be replaced by unilateral action on the part of governments, there has also been a resumption of tradeunion unity, which has also led to a substantial alignment of opinion on the advisability of developing occupational welfare. This development seems to be increasingly linked to the configuration of collective bargaining: from the pressures on decentralization to concession bargaining dynamics. In these areas, the main differences between confederations and sectors do not involve conflicting opinions on the strengthening of corporate welfare and the debate on a possible «erosion» of productivity bonuses.

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Associazioni datoriali nelle politiche di welfare: il caso delle politiche di conciliazione in Germania e in Italia
Employers’ associations in welfare policies: the case of conciliation policies in Germany and Italy
Emmanuele Pavolini, Martin Seeleib-Kaiser

Per lungo tempo, l’approccio prevalente negli studi sul welfare ha ipotizzato che le organizzazioni datoriali siano contrarie alle politiche sociali o tendano a limitarne al minimo l’introduzione e l’espansione. Negli ultimi quindici anni, però, un corpo crescente di letteratura scientifica ha iniziato ad analizzare il ruolo dei datori di lavoro in maniera più puntuale, articolando maggiormente il ragionamento attorno al ruolo di tali attori, evitando eccessive semplificazioni. Una serie di ricerche sottolinea come l’interesse di una parte degli imprenditori di disporre di una forza lavoro qualificata possa spingere le associazioni datoriali a sostenere riforme espansive nel campo del welfare. L’idea principale dietro questa nuova letteratura è che non necessariamente gli imprenditori e le loro associazioni sono contro le politiche sociali. Al contrario, essi potrebbero avere una serie di ragioni (economiche e strategiche) per sostenerle attivamente. In questo articolo analizziamo il ruolo delle associazioni imprenditoriali in particolare in relazione allo sviluppo di politiche di conciliazione fra attività di cura verso i figli e lavoro in due paesi: Germania e Italia.

ENGLISH - In the debate about the factors and the actors behind social policy developments, most studies concentrate on political parties and coalitions, social movements and trade unions. Less attention is usually given to employers and employers’ associations. In the last fifteen years a growing body of research has begun to give a more nuanced analysis of the role of employers. In our contribution we consider approaches to the role of employers’ associations in social policy, which offers precious insights for understanding employers’ behaviours. What these approaches share is the idea that employers and their associations are not necessarily against social policies. On the contrary, they might actively support them and have good (economic and strategic) reasons for doing so. This paper analyses changing labour market participation and skill compositions as well as employer preferences as important factors explaining the development of employment-oriented family policies.

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La nuova stagione del welfare contrattuale
The new season of corporate welfare
Franco Martini.

Se fino a ieri il welfare contrattuale era questione interna alle vicende contrattuali delle singole categorie del sindacato e si trattava di un fenomeno alimentato prevalentemente da contribuzione «aggiuntiva» rispetto alle dinamiche salariali, oggi, costituisce un fenomeno sostanzialmente diverso, caratterizzato da due elementi nuovi: da una parte, il definanziamento della spesa pubblica in tutti i settori legati alla salute, all’assistenza e ai servizi alle persone con un contemporaneo finanziamento pubblico delle forme di welfare privato prodotto dalla contrattazione; dall’altra, l’individuazione delle principali attività del welfare, a partire dalla sanità, quali terreni di vero e proprio business. È evidente che nel momento in cui il welfare contrattuale intreccia la sfera universale dei diritti delle persone non può più essere considerato una questione dei singoli attori negoziali, ma va ricondotto ad un progetto condiviso da tutti i soggetti, inclusi ed esclusi o a rischio di esclusione dai diritti e dalle politiche di tutela. Ecco perché è necessario che il sindacato elabori un proprio, autonomo progetto di welfare territoriale, sul quale innestare la contrattazione delle categorie e sviluppare la contrattazione confederale sulle politiche sociali.

ENGLISH - Until recently corporate welfare was an internal question for the negotiations of individual union sectors, and it was mainly a matter of «extra» contributions to those envisaged in the salary terms. Now the situation is very different in two respects. First, the de-financing of public expenditure in every sector connected with health, welfare and services has been accompanied by public financing of forms of private welfare deriving from union negotiations. Secondly, the main areas of welfare, health services included, are now seen as a business opportunity. Clearly, when corporate welfare becomes connected with the universal sphere of the rights of persons, it can no longer be considered a question concerning only the individual negotiators, but should be part of a project shared by all, whether included or excluded, or at risk of being excluded from their rights and from political protection. That is why the unions should develop their own independent project or local welfare, which can be part of sector negotiations and help develop confederal negotiations on social policies.

ATTUALITÀ: Le diseguaglianze di salute in Italia
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A due anni dal rapporto sull’Equità di salute in Italia: percorsi e prospettive
Two years after the report on Health Equality in Italy: facts, explanations, solutions, responsibilities
Giuseppe Costa, Roberto Di Monaco, Roberto Leombruni, Michele Marra

Le disuguaglianze sociali nella salute, ovverosia gli eccessi sistematici ed evitabili negli indicatori di salute a carico delle fasce meno avvantaggiate della popolazione, hanno in Italia un’intensità moderata, soprattutto grazie alla distribuzione socialmente equa di una serie di fattori protettivi, quali la dieta mediterranea e il capitale sociale, e il ruolo compensativo del Servizio sanitario. Tuttavia, la crisi economica e il trend sociale di alcuni fattori di rischio hanno messo a repentaglio questo vantaggio e hanno reso urgente lo sviluppo di una strategia nazionale di contrasto, come tra l’altro richiesto dall’Unione europea. E in effetti, trainato dal commitment iniziale della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e dalla pubblicazione di un Libro verde, si è innescato nel 2011 il tentativo di aumentare la consapevolezza riguardo a questo problema tra i decisori politici e gli stakeholder sanitari e no, di identificare le priorità verso le quali orientare le policy di riduzione delle disuguaglianze e di delineare azioni efficaci e innovative. L’articolo ne ripercorre le tappe principali.

ENGLISH - Social inequalities in health, i.e. systematic and avoidable variations in health indicators among social groups, are relatively low in Italy compared to the rest of Europe, due to the social distribution of protective factors, such as the Mediterranean diet and social capital, and to the role of the national health care system. Nevertheless, the impact of the economic crisis as well as the social trend of many behavioural risk factors are putting at risk this comparative advantage and have encouraged the implementation of a national strategy to tackle health inequalities, as requested by the European Union. Under the stimulus of the institutional commitment of the Health Commission of the Conference of the Regions, in 2011 there was a nation-wide attempt to increase awareness of this issue among decision makers and stakeholders, set priorities for policies, and identify the most promising, effective and innovative actions. This paper describes the main steps of this process.

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La salute dei più fragili: nicchie di diseguaglianze, cicatrici e innovazione sociale
The health of the weakest: backwaters of inequality, scars and social innovation
Nerina Dirindin, Chiara Rivoiro

Le disuguaglianze di salute sono importanti non solo per il danno al benessere della popolazione, ma anche perché rappresentano indicatori del grado di giustizia sociale e della civiltà di un paese. Nella letteratura nazionale e internazionale ci sono prove che dimostrano l’efficacia di specifici interventi nel produrre effetti positivi sulla salute: sono azioni che i governi dovrebbero adottare come priorità, anche e soprattutto durante periodi di crisi economica. Al contrario, come attesta anche la letteratura internazionale, quasi tutti i paesi colpiti dalla recessione non hanno adottato tempestivamente programmi per monitorare gli effetti delle restrizioni economiche in ambito sanitario. E a fronte di una generalizzata scarsità di risorse destinate ai sistemi pubblici di tutela della salute, si fanno strada nuovi strumenti finanziari per sostenere i bisogni sociali e socio-sanitari. Tale collaborazione tra settore pubblico e finanza privata potrebbe rappresentare uno degli strumenti per affrontare la mancanza di risorse pubbliche, ma ancora mancano evidenze in tal senso. I rischi e le criticità di questo approccio sono discussi nell’articolo.

ENGLISH - Inequalities in health are important not only for their damage to the well-being of the population but also because they are indicative of the degree of social justice and civilization nation-wide. Both Italian and international research shows evidence of the effectiveness of specific interventions that produce positive effects on health and that the government should implement as a priority, even at a time of economic crisis. Instead, as international reports attest, almost all countries affected by the recession have failed to adopt programmes to monitor the effects arising from spending cuts on public health services. New financial instruments to sustain social needs are been introduced, especially in the English-speaking world, but also in our country; we need evidence that the collaboration between public sector and private financiers could provide a real opportunity to cope with the lack of public sector resources. The risks and critical issues of this approach are discussed in the article.

DIBATTITO: Che cos’è la famiglia?
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La famiglia: da costrutto sociale a entità economica
The family: from social construct to economic entity
Erica Aloè, Marcella Corsi

In questo articolo si guarda a due visioni teoriche della famiglia, quelle di Friedrich Engels e Gary Becker, entrambe criticate dalla letteratura economica di stampo femminista. Nello scrivere, le autrici si ispirano a una frase presente nell’introduzione del libro di Chiara Saraceno: «Il lettore non troverà» – nel libro come nel nostro articolo – «definizioni univoche di cosa sia, o dovrebbe essere, la famiglia, piuttosto interrogativi, dubbi, suggerimenti per cambiamenti di prospettiva».

ENGLISH - This article examines two theoretical vision of the family, those of Friedrich Engels and Gary Becker, both of which are criticized by feminist economic research. The two authors begin from a phrase in the introduction to Chiara Saraceno’s book (2017): «The reader will not find» – wither in the book or our article – «unequivocal definitions of what is, or what should be, the family, but questions, doubts and suggestions for changes in our perspective».

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Famiglia e welfare tra cambiamenti e nuove sfide
Family and welfare: changes and new challenges
Alessandra Fasano

L’articolo prende spunto dal dibattito pubblico e scientifico sul tema al centro dell’ultimo libro di Chiara Saraceno (L’equivoco della famiglia, 2017) sull’ovvietà del concetto di famiglia, spesso oggetto di ambiguità. L’equivoco, infatti, nasce dal fatto che, pur essendo in continua trasformazione, la famiglia in Italia continua ad assumere un ruolo prioritario a livello sociale, mentre le politiche sociali e i diritti normativi restano ancorati a precedenti equilibri, diversamente da quanto avviene in altri contesti europei.

ENGLISH - The article analyses the main theme of Chiara Saraceno’s new book (L’equivoco della famiglia, 2017): the equivocal concept of family. Through a discussion on the existing literature and an analysis of public debates on maternity and paternity, gender asymmetries and the difficulty of transition to adult life for young people, it examines the evolving relationship between the family, the state and the labour market. In particular, the article focuses on the role of the Italian family throughout the three different «Welfare State Ages» and on how social and political strategies compare with the rest of Europe.

Rubrica - Questione sociale e neopopulismi
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Populisti: quando l’antipluralismo incontra il welfare state
Populists: when anti-pluralism meets the welfare state
Fabio Turato

L’articolo ha come oggetto il tema del populismo che negli ultimi anni si è manifestato nei paesi europei e del suo rapporto con le politiche sociali. Dopo un’analisi del nuovo rapporto fra leader e partiti, l’articolo si concentra sul profilo dei leader populisti e sugli argomenti che comunicano. Popolo, confini, globalizzazione ed élite: l’antipluralismo espresso da molti presenta coordinate precise, originate dalla perdurante crisi economica e da temi trascurati dalla politica tradizionale. Al punto che le politiche di welfare, qualora lasciate nelle mani dei leader populisti, rischiano seriamente di trasformarsi in strumenti per destabilizzare le democrazie liberali. Nelle considerazioni conclusive viene articolata una prima risposta alle questioni affrontate nel contributo.

ENGLISH - The article considers the populism that has emerged in European countries in recent years and its relation with social policies. After analyzing the new relation between leaders and parties, the article concentrates on the profile of populist leaders and the arguments they express. National identity, borders, globalization and elites – the antipluralism expressed by many exponents has precise coordinates that have their origins in the continuing economic crisis and the questions ignored by traditional politics. As a result, welfare policies, when they are left in the hands of populist leaders, run the serious risk of becoming a means to destabilize liberal democracies. The conclusion of the article offers a first response to the questions discussed.

APPROFONDIMENTO
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Quanto mobile? I percorsi lavorativi di due coorti di ultracinquantenni beneficiari dell’indennità di mobilità
The career paths of two cohorts of workers over fifty who have been laid off
Francesco Pirone .

L’articolo si focalizza sui percorsi professionali a fine carriera, in relazione alle diverse esperienze di protezione sociale, occupazione, disoccupazione, inattività e pensionamento a partire dai risultati di un’analisi condotta su dati statistici di fonte Inps relativi all’evoluzione annuale della condizione lavorativa di due «generazioni» di lavoratori over 50 beneficiari dell’indennità di mobilità all’anno 2000 e all’anno 2005. Lo studio descrive e analizza comparativamente i percorsi professionali osservati negli otto anni seguenti l’evento che ha portato all’accesso all’indennità di mobilità, focalizzandosi sulla differente evoluzione della condizione lavorativa per coorte, per classe d’età. I risultati di questa analisi sono poi inquadrati all’interno di una più ampia interpretazione di Political Economy of Ageing che tiene conto delle trasformazioni del contesto di regolazione istituzionale.

ENGLISH - The subject of the article are career paths from the end of career to retirement. The research was conducted with statistical data from Inps regarding the evolution of the annual employment status of two «generations» of workers over the age of 50 with a mobility allowance in the year 2000 and the year 2005. The study gives a comparative