RPS N. 1/2018
Che «genere» di welfare?
Gennaio-Marzo 2018
ISBN: 9788823021525
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Descrizione
La sezione monografica di questo numero di RPS esplora vari aspetti del welfare state italiano, mostrando e riflettendo sulle sue connotazioni e implicazioni di genere. Lo fa attraverso tre blocchi di contributi, ognuno dei quali si concentra su uno dei nodi sollevati dal dibattitto su genere e welfare. Il primo blocco si rivolge al nodo del diritto al lavoro, quello retribuito, come canale di indipendenza delle donne (e degli uomini), che per essere raggiunta richiede innanzitutto politiche di sostegno alla conciliazione. Il secondo blocco di contributi guarda al nodo del diritto alla cura, sia data che ricevuta, e sia per donne che per uomini. Il terzo blocco, sul diritto all’autonomia e alla diversità, sposta l’attenzione dalla questione della conciliazione e della cura per ragionare sui rischi di povertà (la cui struttura di genere è connessa alla questione della conciliazione e della cura ma non solo), o per concentrarsi su un’altra fase del corso di vita o su altri tipi di famiglia. La sezione Attualità affronta il tema dell’alternanza scuola-lavoro mente il Dibattito si concentra sul Bes e il rapporto tra benessere e politiche.
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TEMA: Genere e diritti sociali
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Un percorso di genere sui diritti sociali in Italia. Nota introduttiva
Cristina Solera, Emmanuele Pavolini

La sezione monografica di questo numero di RPS esplora vari aspetti del welfare state italiano, mostrando e riflettendo sulle sue connotazioni e implicazioni di genere. Lo fa attraverso tre blocchi di contributi, ognuno dei quali si concentra su uno dei nodi sollevati dal dibattitto su genere e welfare. Il primo blocco si rivolge al nodo del diritto al lavoro, quello retribuito, come canale di indipendenza delle donne (e degli uomini), che per essere raggiunta richiede innanzitutto politiche di sostegno alla conciliazione. Il secondo blocco di contributi guarda al nodo del diritto alla cura, sia data che ricevuta, e sia per donne che per uomini. Il terzo blocco, sul diritto all’autonomia e alla diversità, sposta l’attenzione dalla questione della conciliazione e della cura per ragionare sui rischi di povertà (la cui struttura di genere è connessa alla questione della conciliazione e della cura ma non solo), o per concentrarsi su un’altra fase del corso di vita o su altri tipi di famiglia. La sezione Attualità affronta il tema dell’alternanza scuola-lavoro mente il Dibattito si concentra sul Bes e il rapporto tra benessere e politiche.

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Tra famiglia e lavoro, quattro sistemi a confronto. I casi di Australia, Stati Uniti, Italia e Giappone
The Life-Work Balance: Four Systems Compared. The Cases of Australia, the United States, Italy and Japan
Manuela Naldini, Mauro Migliavacca

Nel corso degli ultimi decenni, dall'Europa, agli Stati Uniti, all'Asia, all'Oceania, si è assistito, ad un progressivo avvicinamento dei corsi di vita delle donne e degli uomini, soprattutto per i cambiamenti sul versante occupazionale delle donne e per la convergenza verso percorsi di lavoro sempre più instabili e precari. Utilizzando le informazioni contenute nei principali database internazionali, l'articolo si propone di analizzare gli aspetti di convergenza (o mancata convergenza) in Italia, Giappone, Stati Uniti e Australia, proponendo una lettura incrociata per identificare specifiche similarità e differenze e contribuire al dibattito in corso.

ENGLISH - In recent decades, from Europe to the Usa, Asia and Oceania, we have been witnessing the life courses of men and women becoming gradually more similar, mainly because of changes in female employment and of a convergence on careers that are more and more unstable and precarious. Using the information in the main international data bases, the article aims to analyse the converging (or nonconverging) features in Italy, Japan, the Usa and Australia, crosschecking the data to identify specific similarities and differences and contribute to the ongoing debate.

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Le interruzioni lavorative delle donne migranti in transizione alla genitorialità in Italia
Solving the Work-Life Balance in a Familistic Context: interrupting or Continuing Work for Migrant Women who Become Parents in Italy Arianna Santero and Cristina Solera
Arianna Santero, Cristina Solera

L'articolo presenta uno studio quali-quantitativo volto ad analizzare se e come le donne migranti che vivono in Italia interrompano la loro partecipazione lavorativa quando nasce un figlio, se l'istruzione o l'area geografica di provenienza facciano differenza e che narrazioni vengano date delle pratiche seguite. I dati dell'indagine campionaria sulle nascite mostrano che, nel contesto del «familismo by default» italiano, le madri straniere hanno rischi di esclusione dal mercato del lavoro più elevati di quelli delle madri italiane, soprattutto perché più spesso lavoratrici in nero o a tempo determinato pre-gravidanza. Inoltre, per effetto di dequalificazione o non riconoscimento formale, il titolo di studio pare contare meno rispetto alle native. L'analisi delle interviste qualitative, alcune anche longitudinali, mostra come vincoli strutturali e istituzionali si intreccino con modelli culturali, spesso rinforzandoli, ma anche, a volte, indebolendoli. Le pratiche di lavorofamiglia delle migranti rispondono a ideali di maternità intensiva, ma paiono pure fortemente plasmate dalle collocazioni marginali nel mercato del lavoro, dal conseguente limitato accesso alle misure di conciliazione e dalla frequente assenza delle reti famigliari, tutti fattori che, se da un lato tendono a rafforzare il ruolo della cura materna, dall'altro in alcuni casi possono spingere i padri ad essere più presenti, aprendo a possibili trasformazioni dei modelli di genere.

ENGLISH - This quali-quantitative study analyses if and how migrant women interrupt work after their child is born, the role of education and area of origin, and their narratives. Data from Indagine campionaria sulle nascite show that, in the Italian «familism by default» context, migrant mothers have higher risk of exclusion from the labour market than their native counterparts, especially if they come from Africa. This is mostly due to the fact that migrant women are more likely to have informal or precarious jobs before pregnancy. Furthermore, because of dequalification and non-transferability of skills obtained abroad, the effect of the level of education appears to be weaker than for natives. The analysis of qualitative cross-sectional and longitudinal interviews shows how structural and institutional constraints intertwine with cultural models, favouring processes of doing gender. Migrants’ work-family practices respond to ideals of intensive mothering, but they are also shaped by the socio-economic resources of migratory circuits, and by the limited accessibility of child-care services.

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La riforma dei servizi per l'infanzia e il lavoro di cura dei bambini tra residualità e universalismo
Early Childhood Education and Care Reform and Childcare Work: A Residual or a Universal Dimension?
Stefano Neri

La riforma dei servizi per l'infanzia, introdotta dal decreto legislativo 65/2017, si propone sia di espandere l'accesso e la copertura dei servizi per l'infanzia, sia di elevare la qualità dell'offerta complessiva, pubblica e privata. In questo senso essa può avere conseguenze molto rilevanti non solo sull'occupazione femminile, ma anche sulla qualificazione del lavoro educativo e di cura dei bambini, che rappresenta un aspetto centrale nella riforma. L'articolo discute criticamente potenzialità e limiti della riforma, evidenziando in particolare come i servizi per l'infanzia dei Comuni, chiamati a esercitare un ruolo cardine nella governance del nuovo sistema integrato dei servizi, siano attraversati da difficoltà e da trasformazioni organizzative e nel lavoro, accentuate dalle politiche di austerità degli ultimi dieci anni. Tali difficoltà, unite alle carenze strutturali dello Stato nel settore, potrebbero indebolire se non inficiare la capacità della riforma di far uscire i servizi per l'infanzia dalla tradizionale posizione di residualità fra le istituzioni del welfare italiano verso l'acquisizione di una dimensione più universalistica.

ENGLISH - The Early Childhood Education and Care (Ecec) Act approved in Italy in 2017 aimed both to expand service access and coverage and to increase service quality in the overall supply system, both public and private. The reform may have very significant consequences not only on female employment but also on childcare and educational work by improving its quality. The article critically discusses the potential and limitations of the reform. In particular, it highlights that the central State and the municipalities, which are both called on to play a pivotal role in the governance of the new Ecec integrated service system, suffer from structural weaknesses and, in the case of childcare municipal services, also from ongoing changes and difficulties that have been aggravated by the austerity policies of the last ten years. These critical factors could strongly reduce or even invalidate the ability of the reform to shift childcare services from their traditional residual dimension in Italian welfare to a more universal one.

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Disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro: l'impatto del Bonus Infanzia e del congedo di paternità
Gender Inequalities in the Workplaces: The Impact of the Bonus Infanzia and Paternity Leave in Italy
Enrica Maria Martino

Le disuguaglianze di genere sul mercato del lavoro rimangono significative in molti paesi. L'impatto diseguale della nascita di un figlio su uomini e donne sembra esserne una delle cause principali. Le politiche familiari possono incoraggiare l'offerta di lavoro femminile e rendere più semplice la conciliazione di vita e lavoro. La maggiore offerta di asili nido e di servizi per la prima infanzia e la disponibilità di congedi parentali risultano strumenti efficaci per aumentare l'offerta di lavoro delle donne. L'introduzione di congedi di paternità può incentivare una migliore distribuzione del carico familiare, promuovendo una più equa condivisione della genitorialità. In Italia, l'introduzione del congedo obbligatorio di paternità non ha raggiunto l'intera platea di beneficiari potenziali né ha portato un maggior uso da parte dei padri del congedo facoltativo. Il Bonus Infanzia, introdotto per incoraggiare congedi parentali più brevi, non sembra aver apportato benefici di lungo periodo alle beneficiarie, né in termini di offerta di lavoro né di retribuzioni. D'altra parte, l'analisi suggerisce che il Bonus abbia ridotto il rischio di abbandono del mercato del lavoro.

ENGLISH - Gender inequalities in the labour market are still significant in most advanced economies. The unequal impact that childbirth has on men and women seems to be one of the main reasons behind this persistence. Family policies can encourage the female labour supply and facilitate the reconciliation of work and family life. Increasing childcare services and guaranteeing paid, job-protected periods of leave are effective instruments to boost the female labour supply, supporting households in childcare expenses and organization as women go back to work, and protecting mothers’ jobs as they stay home after childbirth. The introduction of specific periods of leave for fathers can stimulate a better distribution of family care tasks, promoting equal sharing of parenting responsibilities within the household. Mandatory paternity leave was introduced in Italy in 2012; full coverage was not attained, and it was not successful in encouraging fathers to take more optional parental leave, which is mostly used by mothers. The Bonus Infanzia is a childcare subsidy intended to encourage early return to work after childbirth; its use was not beneficial in terms of either an increased labour supply or higher earnings in the medium run. Nonetheless, it reduced the risk of leaving the labour market after childbirth.

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La dimensione di genere nell'analisi del welfare e nelle proposte di riforma
The Gender Dimension in Welfare analyses and Reform Proposals
Chiara Saraceno

L'articolo riflette sul modo in cui i contributi teorici e conoscitivi delle analisi di genere sono stati integrati nelle teorie e nelle proposte per un nuovo welfare. Sollecitate soprattutto dai cambiamenti nel mercato del lavoro in un contesto caratterizzato da quelli che sono stati chiamati «nuovi rischi sociali», le proposte di nuovi modelli di welfare devono anche fare i conti con i nuovi comportamenti femminili e con una crescente domanda di uguaglianza di genere. Il contributo analizza come la prospettiva di genere è stata integrata nei due approcci alla riforma del welfare più noti e dibattuti: quello dei mercati del lavoro transizionali e quello dell'investimento sociale. Segnala come entrambi, pur nelle loro differenze, mettano a fuoco la necessità di sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro piuttosto che le pari opportunità in questo e un riequilibrio nel lavoro familiare tra uomini e donne. Entrambi, inoltre, e soprattutto l'approccio dell'investimento sociale, sottovalutano sia il valore umano e sociale del lavoro di cura sia i rischi, per le donne, di tale sottovalutazione, unita a una persistente asimmetria nella sua attribuzione.

ENGLISH - This article discusses how the contribution of gender analyses has been incorporated into the main proposals for a new welfare state, which have been prompted by the imperative of addressing the new social risks in a context that is also marked by changes in women’s behaviour and by increasing demands for gender equality. Two such proposals in particular are being scrutinized, the transitional labour markets and the social investment ones. The author points out that, though different, both these approaches are more focused on supporting women’s participation in the labour market than equal opportunities in the labour market and a rebalancing of the gender division of unpaid family work. Furthermore, both, and particularly the social investment approach, under-estimate the value of care work as well as the risks for women of this underestimation, together with a persistent gender asymmetry in its allocation. The basic income proposal overcomes the limits of an exclusively paid-work oriented approach, but does not fully avoid the risk of perpetuating gender asymmetries.

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Congedi parentali e paternità: ambivalenze delle politiche tra Italia ed Europa
Parental Leave and Paternity: Ambivalent Policies between Italy and Europe
Maddalena Cannito

La legge n. 53/2000 rappresenta in Italia un elemento di discontinuità nel discorso istituzionale sulla genitorialità perché è il primo provvedimento che chiama in causa i padri nella cura dei figli. Tuttavia questa legge si configura come un'occasione mancata. Da una parte c'è un contesto europeo che ha avuto un ruolo centrale nella promozione dell'introduzione dei congedi parentali, ma che promuove politiche sociali basate sul social investment finalizzate alla piena occupazione e a liberare gli individui dalla cura. Dall'altra c'è un contesto italiano che recepisce le direttive europee adattandole alla tipica impostazione familistica mother-centered del welfare italiano. Partendo dalla legge n. 53/2000 e arrivando alla Legge di stabilità per il 2018 gli uomini sono chiamati in causa nella cura solo in modo marginale. Mentre alcuni provvedimenti sono formulati in modo gender neutral o sono esplicitamente sbilanciati verso le madri, altri riconoscono agli uomini diritti autonomi, come nel caso del congedo di paternità obbligatorio, ma ritagliando loro un ruolo secondario. Tutti questi provvedimenti, dunque, sembrano andare nella direzione di un rafforzamento dell'ordine di genere

ENGLISH - Act no. 53/2000 was a break in the institutional discourse surrounding parenthood in Italy. For the first time, in fact, the lawinvolved fathers in care duties and issues regarding the work-life balancey. However, this Act was also a missed opportunity. On one side, the European context strongly promoted the implementation of parental leave in European countries, but at the same time encouraged policies of social investment, whose main objective is to make all citizens employable in the labour market, partly by freeing them from care duties and implicitly devaluing care work. On the other side, the Italian cultural and institutional context implemented the Directive of the Eu following the traditional mothercentered familialism of the Italian Welfare State. From Act no. 53/2000 to the Act of Stability of 2018, men have been involved in care only marginally. Some measures are formulated in gender-neutral terms or explicitly target women, while others recognize men as having autonomous rights, as in the case of compulsory paternity leave, but always assigning them a secondary role in care work. Therefore, these Acts seem to go in the direction of strengthening the contemporary traditional gender order.

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Coinvolgimento familiare e politiche per la non autosufficienza: modelli di defamilizzazione in Europa
Family Involvement and Policies for Long-Term Care: Defamilialization Model in Europ
Matteo Luppi

L'articolo esamina la relazione tra le caratteristiche dei sistemi di Long-term care (Ltc) e le risorse familiari destinate alla cura della popolazione anziana non autosufficiente in quattordici paesi europei. L'analisi si concentra sul recente periodo di riforme innescato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dai vincoli finanziari aggravati dalla crisi economica. L'obiettivo dell'analisi è definire tipologie basate sul grado di defamilizzazione dei sistemi di cura rivolti alla popolazione anziana, sia in termini di coinvolgimento familiare diretto " la fornitura di cure informali " che indiretto " l'acquisto di servizi nel mercato di cura ", partendo dall'analisi delle caratteristiche istituzionali dei sistemi di Ltc che determinano tale coinvolgimento. La tipologia identifica quattro modelli che ricalcano il gradiente Nord-Sud(Est) Europa relativo alla generosità delle politiche di welfare, evidenziando la correlazione tra i due tipi di coinvolgimento familiare considerati, ma anche tra questi ultimi e il livello di spesa sociale destinata ai settori di cura. Inoltre, l'analisi evidenzia che un marcato orientamento verso il finanziamento e utilizzo dei trasferimenti monetari comporta un incremento di entrambe le risorse private di cura.

ENGLISH - This article examines the relationship between features of long-term care (Ltc) systems and the private resources devoted to the care of the older adult population in fourteen Eu countries. The context of the analysis is the recent wave of reform in the Eu area, in response to an aging population and the problems of welfare-state sustainability, which have also been exacerbated by the recent economic crisis. The goal of the analysis is to identify typologies of Ltc systems according to the degree of defamilialization of the care sector, both in relation to direct provision of informal care by family members and indirect purchasing services in the care market. The cluster analysis result confirms the crucial role of the institutional dimensions identified in determining the degree of family involvement in care. Moreover, we found that the more private economic resources are required, the more informal care is provided to older adults, highlighting the compensatory and replacement effect of the family on the reduction of public responsibility.

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L'Health Equity Audit per un welfare equilibrato: dalle disuguaglianze sociali e di genere alle capacità di controllo sulla s
Health Equity Audit for a Balanced Welfare: From Gender Inequality to Taking Control of One’s Health
Angelo d'Errico, Giuseppe Costa, Roberto Di Monaco, Silvia Pilutti

L'equità di salute è un obiettivo del welfare, essendo un macroindicatore degli effetti delle disuguaglianze sociali sulle capacità di controllo che donne e uomini riescono a esercitare sulla propria salute. A partire dalla letteratura, l'articolo avanza l'ipotesi secondo cui la persistenza delle disuguaglianze non deriva solo da limiti di conoscenza o da un'insufficienza delle politiche, ma scaturisce dalla riproposizione di relazioni asimmetriche di potere e di modelli culturali tradizionali connotati per genere. Essi operano sottotraccia, condizionano i nuovi interventi e resistono al cambiamento. Per fronteggiare le manifestazioni di un welfare «asimmetrico», il contributo suggerisce di potenziare i sistemi di osservazione istituzionale sulla dimensione di genere. Propone inoltre in questo ambito l'utilizzo sistematico e diffuso di strumenti di Health Equity Audit di genere, attuando forme di valutazione ex ante ed ex post, agili e praticabili nel contesto italiano delle politiche sociali e della salute.

ENGLISH - Health equity is a strategic goal of welfare, since health is a macro indicator of the effects of social and gender inequalities on the ability to control one’s own health which men and women are able to implement. Starting from the literature, the paper conjectures that the persistence of inequalities derives not only from the limits of our knowledge or the inadequacy of policies, but also from the re-proposition of asymmetric relations of power and traditional cultural models. They operate pervasively, hindering new interventions and improvements. To tackle «asymmetric» welfare actions, the article suggests strengthening observational systems and institutional databases, with respect to gender. It also proposes the systematic and widespread use of genderfocused Health Equity Audit tools. This would require implementing ex-ante and ex-post evaluation, experimenting with feasible modalities in the Italian context of social and health policies. Methods and contents to bring out the social mechanisms to be countered are inspired by practices known at international level, on which the group is conducting experiments.

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Autonome ma prudenti. Differenze di genere nell'autonomia abitativa dei giovani single in Europa
Independent but Prudent. Gender Differences in Housing Autonomy in Young Singles in Europ
Marianna Filandri.

Le donne giovani acquisiscono l'autonomia abitativa prima degli uomini. L'uscita dalla casa dei genitori e il vivere da soli, senza un partner, può essere considerato rischioso ed è noto che le donne sono in generale in molti ambiti più avverse al rischio degli uomini. L'essere indipendenti si configura allora come uno dei pochi ambiti dove lo sono meno oppure vi sono caratteristiche del contesto che influenzano la diversa propensione di genere all'autonomia abitativa? Lo studio intende mostrare come anche nella decisione di essere autonome le donne sono prudenti e le differenze di genere nella probabilità di essere indipendenti sono fortemente correlate alla partecipazione femminile al mercato del lavoro e al grado di generosità del welfare e dei sussidi di disoccupazione. A questo fine sono analizzati i dati più recenti dell'European Union Statistics on Income and Living Conditions per 31 paesi europei seguendo un approccio multilivello a due step.

ENGLISH - Young women acquire housing independence at younger ages than men. This gender difference can be read as a sign of independence in women, especially for those who are single. Living independently, without a partner, can be considered risky. The literature shows that women are more risk-averse than men, in many areas. Is living independently one of the few areas where women show they are lesse more risk-averse than men? Or are there characteristics of the context that influence the different propensity of the two genders to gaining housing autonomy? The study aims to show that even in the decision to live independently women are cautious. The gender differences in the probability of being independent are strongly related to female participation in the labour market and the degree of generosity of welfare and unemployment benefits. To this end, I will analyse the most recent data from the European Union Statistics on Income and Living Conditions for 31 European countries following a two-step multilevel approach.

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Genere e politiche di lotta alla povertà. Una riflessione sulle misure di reddito minimo
Gender and Anti-Poverty Policies. Reflections on Measuring the Minimum Income
Alessandro Martelli

Entro uno scenario di recessione economica che nell'ultimo decennio ha generato un consistente aumento della povertà assoluta, in particolare a partire dalla sopraggiunta crisi dei debiti sovrani del 2011-2012, l'articolo si sofferma, secondo una prospettiva di genere, sui principali caratteri della condizione di povertà in Italia tra mutamenti e persistenze, per poi dedicarsi alle politiche di reddito minimo attuate nel paese negli ultimi anni (Sostegno per l'inclusione attiva e Reddito di inclusione). In un contesto povero di informazioni sull'andamento dei principali programmi che combinano l'erogazione di un contributo economico con la predisposizione di progetti personalizzati di inclusione attiva, l'analisi intende mettere in evidenza peculiarità, limiti e prospettive dell'impianto ad oggi vigente, problematizzando la scarsa sensibilità delle principali statistiche oggettive in chiave di genere e ponendo l'accento in particolare sulla rilevanza delle politiche locali e sui loro meccanismi operativi per lo studio e il consolidamento della lotta alla povertà.

ENGLISH - Against an increase in poverty in the last 10 years, caused by the financial crisis and worsened by the sovereign-debt crisis in 2011/12, the article applies a gender perspective to the study of the main features of poverty in Italy, which show both persistence and change, and then to the minimum-income policies promoted in the country in recent years (Sia and Rei). Though information is scarce regarding the implementation of policies based on the combination of cash benefits and projects of active inclusion, the analysis underlines peculiarities, limits and potential developments of the existing provisions, stressing the relevance of local policies for the study and improvement of the fight against poverty.

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Un welfare italiano che non discrimini per orientamento sessuale e identità di genere
A Gay- and Gender-Friendly Italian Social Welfare
Maria Gigliola Toniollo

Nel nostro paese l'arretratezza, i vuoti normativi, il pregiudizio e le ingerenze delle gerarchie cattoliche pongono una istanza particolarmente urgente per le persone con orientamento sessuale e identità di genere non conforme, istanza che, se trovasse buone risposte, porterebbe a un miglioramento generale nella qualità di vita per tutti. Anche se genera una grave disparità di trattamento, non prevedendo l'accesso al matrimonio per le coppie di persone dello stesso sesso, la legge sulle unioni civili, approvata in Italia nel maggio del 2016, ha rappresentato un passo decisivo verso la parità di accesso ai provvedimenti di un sistema di welfare «universale». Continuano tuttavia a mancare una parificazione dei diritti nella genitorialità e nella filiazione per le famiglie omogenitoriali, una legge avanzata che regoli le varie fasi del transessualismo, e poi servizi, consultori familiari, assistenza sociale in cui operi personale competente, professionale e informato, pronto a comprendere emergenze sanitarie e sociali e di solitudine anche per gay, lesbiche, intersex e trans.

ENGLISH - In Italy backwardness, gaps in the law, prejudice, and the catholic hierarchies’ oppressive interference in the Italian legislative and political process are damaging to people, sacrificing rights and self-determination. That is why it is really urgent for non-standard sexual orientations and gender identities to be positively accepted as individuals and as a community. The recent Italian law on Civil Unions is insufficient and discriminating as it does not envisage marriage for same-sex couples, but anyhow it is an exceptional step forward to the equality in the Italian welfare state. In Italy parenthood is not yet accepted for gay, lesbian and trans families, the law on transsexualism is outdated and seriously inadequate, and there is a serious lack of social services, family counselling and social assistance provided by professional staff with an expert understanding of the loneliness and the social and health problems of gays, lesbians and trans people.

ATTUALITÀ: La via italiana dell'alternanza scuola-lavoro
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Diventare «duali»? Struttura e riforme dei sistemi Vet in Italia e Germania
Becoming «Dual»? Structure and Reforms of the Vet Systems in Italy and Germany
Ruggero Cefalo

L’articolo analizza la configurazione istituzionale dei sistemi di istruzione e formazione professionale (Vocational education and training-Vet) e di apprendistato in Italia e in Germania. Per quanto riguarda il caso italiano l’attenzione si concentra sulle recenti riforme che hanno cercato di costituire, attraverso l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato, un «sistema duale» efficace nel combinare istruzione e lavoro. In seguito, l’articolo descrive le caratteristiche della formazione professionale e del sistema duale di apprendistato in Germania. I due paesi, e le relative forme di educazione «duale», sono posti a confronto, sottolineando le differenze nelle strutture istituzionali e nei conseguenti sviluppi di policy, al fine di chiarirne le diverse logiche sottostanti.

ENGLISH - The contribution analyses the institutional configuration of vocational education and training systems (Vet) and apprenticeship in Italy and Germany. For Italy, the focus is on recent interventions aimed at establishing, by means of school-work alternance schemes and apprenticeship, a «dual system» that will effectively combine education and employment. The article goes on to describe the main features of Vet and of the dual system of apprenticeship in Germany. The two countries and their respective forms of «dual» education are compared by stressing differences in the institutional structures and the resulting policy developments, in order to clarify the different underlying logics.

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L'alternanza scuola-lavoro come politica di incremento della occupabilità?
School-work Alternance as a Policy to Increase Employability?
Nicola Giannelli, Vittorio Sergi

La ricerca affronta il tema delle transizioni tra scuola e mondo del lavoro nelle Marche. Essa si è svolta attraverso un set di interviste qualitative a docenti di 15 istituti in tutte le province, due focus group con studenti del quarto e quinto anno di istituti di tutti gli indirizzi e l'analisi della letteratura e dei dati qualitativi e quantitativi prodotti sulla Alternanza scuola-lavoro dalle istituzioni scolastiche, regionali e statali. L'obbligatorietà di un alto numero di ore per tutti gli studenti ha costretto le scuole ad attivare molti tirocini il cui progetto formativo o la cui effettiva realizzazione presenta forti dislivelli sul piano della qualità. Le diverse condizioni territoriali e la diseguaglianza sociale presente nel capitale sociale familiare o indotta dai contesti socio-economici di riferimento possono riflettersi in una accentuata diseguaglianza delle opportunità formative anche nelle esperienze di tirocinio offerte agli studenti. In mancanza di contromisure istituzionali c'è il rischio che la scuola pubblica venga meno ad uno dei suoi obiettivi istituzionali: la riduzione delle diseguaglianze di opportunità di crescita sociale ed economica.

ENGLISH - This research deals with the question of transitioning between school and the workplace in the Marche, using a set of qualitative interviews with teachers from 15 institutes from every province, two focus groups with fourth- or fifth-year students of all the various courses of study in these institutes, and an analysis of the literature and quantitative and qualitative data produced on school-work alternance by university, regional and national research bodies. The obligation of a high number of hours for all students has forced the schools to activate many training projects of strikingly varied success and effectiveness. Variations in local conditions and the social inequality in the social capital present in the family or induced by the socio-economic contexts may be reflected in an accentuated inequality of opportunity in these training projects too. Without any institutional countermeasures there is the risk of the state educational system failing in one of its institutional aims – the reduction of inequality of opportunity for social and economic growth.

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La versione italiana dell'alternanza scuola-lavoro ha fallito. Riflettiamo su un nuovo modello di integrazione
The Italian Version of School-Work Alternance has Failed. Considerations on a New Model of Integration
Francesco Sinopoli

Quali sono le ragioni del fallimento del modello italiano dell'alternanza scuola-lavoro, così come è stata imposta dalla legge 107 del 2015? Quali sono gli elementi della struttura produttiva nazionale che vanno analizzati per riformare la prassi dell'alternanza? Chiamandola magari con un altro nome, come ad esempio «integrazione scuola-lavoro», evitando di renderla obbligatoria, e sostituendola con quella prassi duale che già funziona in altre parti d'Europa. Il sistema produttivo deve convincersi che l'alternanza non è, né può essere intesa come un periodo di prova. E il percorso dell'alternanza non può neppure ricadere economicamente sulle famiglie, creando nuove fratture, nuove disparità, nuove disuguaglianze. Tuttavia, è questo il momento di affrontare il modo in cui l'insegnamento teorico si combina con l'esperienza lavorativa concreta all'interno dei sistemi educativi, evitando di buttare il bambino con l'acqua sporca. Il lavoro, per diventare parte integrante di un percorso educativo, deve essere in grado di mettere alla prova l'intelligenza dello studente. Deve essere visibile la sua utilità sociale, e deve aumentare le capacità cognitive di chi studia.

ENGLISH - What are the reasons for the failure of the Italian model of school-work alternance as defined in Act of Parliament 107 of 2015? What aspects of the nation’s production structure should be analysed to reform the practice of alternance? Perhaps it should be given another name, such as «school-work integration», without any obligatory role for it, and replacing it with the dual practice that is already operative in other parts of Europe. The production system should accept that alternance is not and cannot be understood as a trial period. Nor can the period of alternance be financed by the families, creating new fractures, new disparities and new inequalities. However, now is the moment to tackle how theoretical teaching can be combined with actual work experience in the educational systems without throwing out the baby with the bathwater. For work to become an intrinsic part of an educational syllabus, it must be able to test the student’s intelligence. Its social utility must be visible, and it must increase the cognitive capacities of those studying.

DIBATTITO: Il Bes e il rapporto tra benessere e politiche
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La politica del dato: la misura del benessere equo e sostenibile
Data Politics: Measuring Fair and Sustainable Wellbeing
Giovanni Battista Sgritta

L'articolo si sofferma sul Rapporto Bes 2017, evidenziando lo iato tra l'assunzione politica degli indicatori in funzione complementare e correttiva al Pil e la misura del Benessere equo e sostenibile (Bes), che presenta una ricchezza di contenuti decisamente più ampia e articolata. E tuttavia anch'essa non senza palesi e non trascurabili lacune, cui nell'edizione del 2017 si è in parte cercato di ovviare con la revisione di alcuni indicatori, e con ampliamento del set di indicatori sullo sviluppo sostenibile in linea con l'Agenda 2030 approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. L'articolo sottolinea infine come il tentativo di accostare al Pil una misura alternativa annovera punti di forza e di debolezza di cui è necessario tener conto.

ENGLISH - This article deals with the Fsw 2017 Report, bringing out the gap between the political adoption of the indicators to complement and correct Gdp and the measurement of fair and sustainable wellbeing (Fsw), which provides a much more complete and detailed picture. Nevertheless, it too has certain obvious lacunae that cannot be ignored, and the 2017 Report has partly tried to obviate them by revising some indictors and extending the set of indicators on sustainable development in line with the 2030 Agenda approved by the General Assembly of the United Nations. The article also underlines how the attempt to flank Gdp with an alternative measurement has both strong and week points, which we need to bear in mind.

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Benessere, demografia e futuro
Wellbeing, Demographics and the Future
Alessandro Rosina, Sergio Sorgi

Il contributo offre una riflessione sul rapporto tra benessere e politiche, evidenziando il beneficio derivante dall'assumere obiettivi condivisi e misurazioni oggettive del benessere come approccio per migliorare le condizioni generali di vita dei cittadini. Il Bes, in questa visione, non è solo un elenco di dimensioni e di indicatori, ma una lente nuova, che consente di vedere le politiche sociali da una prospettiva non scontata e ben mirata. Nel testo si mette in luce però anche come le politiche sul benessere debbano direttamente integrarsi e diventare esplicitamente funzionali con il modello di sviluppo e con il ruolo delle nuove generazioni. In quest'ottica va, coerentemente, ripensato anche il ruolo del welfare, che deve diventare lo strumento che consente alle persone, a partire dalla fase giovanile, di costruire in modo attivo il proprio percorso di vita, di fare oggi scelte che consentano di produrre e fruire di maggior benessere (individuale e collettivo) domani.

ENGLISH - This article considers the relation between wellbeing and policies, bringing out the benefits deriving from shared objectives and objective measurements of wellbeing as an approach for improving the general living conditions of citizens. On this view of things, Fsw is not just a list of aspects and indicators, but a new lens for looking at social policies from a carefully adjusted perspective. The article also brings out, however, that wellbeing policies should be integrated directly and become explicitly functional to the model of development and the role of the new generations. In line with this perspective, we also need to rethink the role of welfare, which should become a tool enabling people to actively construct their path in life from youth onwards, and to make choices today that lead to greater (individual and collective) wellbeing tomorrow.

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Promuovere l'attivazione e l'inclusione attraverso l'abitare. L'esperienza di un progetto di autocostruzione
Promoting Activation and Inclusion through Housing. The Experience of a Self-Building Project
Micol Bronzini

Le politiche per la casa rappresentano oggi un nodo cruciale per contrastare il disagio abitativo del cosiddetto «ceto medio impoverito» e per favorire processi di inclusione sociale. Tra i programmi innovativi sperimentati in questi ultimi anni, risultano particolarmente interessanti le iniziative di autocostruzione associata e assistita, sostenute da alcuni enti locali, che prevedono l'impegno diretto dei beneficiari. Se adeguatamente sostenute e gestite possono essere uno strumento di empowerment e contribuire alla costruzione di capitale sociale comunitario. In quest'ottica, viene presentato un intervento di autocostruzione rivolto a cittadini italiani ed extracomunitari, realizzato nella regione Marche.

ENGLISH - Housing policies are crucial for tackling the housing deprivation of the impoverished lower-middle class and for promoting social inclusion. The initiatives of «associated and assisted self-building» supported by some local authorities are one of the most interesting of the innovative programmes, as they directly involve would-be homeowners. If adequately supported and managed, self-building may be a means of empowerment and contribute to the creation of social capital in the community. In this perspective, the paper presents a recent self-building project, targeted at both Italian and non-Eu citizens, which has been carried out in the Marche region.