Rapporto sui diritti globali 2010
Crisi di sistema e alternative
A cura di: Umberto Melotti
Pubb. : Maggio 2010
1312 pag
ISBN: 88-230-1442-8
Collana: Rapporti
Descrizione
Il Rapporto sui diritti globali, giunto alla sua ottava edizione,propone una lettura dei diritti come interdipendenti. È uno strumento fondamentale di informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni. Per Guglielmo Epifani si tratta di «uno strumento unico a livello internazionale per ampiezza dei temi trattati e per profondità di analisi».Padre Bartolomeo Sorge lo ha definito «una Bibbia laica».Tom Benetollo ne ha sottolineato il carattere di «indicatore di marcia». Il Rapporto si propone non solo di radiografare l’esistente ma anche di tentare di costituire una bussola per il cambiamento. Il Rapporto, ideato e realizzato dalla Associazione Società INformazione ONLUS, è promosso dalla CGIL nazionale in collaborazione con ARCI, ActionAid, Antigone, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, vale a dire con le associazioni italiane tra le più autorevoli, rappresentative e territorialmente diffuse che sono concretamente impegnate sulle problematiche trattate dal Rapporto. In ognuno degli otto capitoli viene definito il punto della situazione e vengono delineate le prospettive del 2010. L’analisi e la ricerca sono corredate da cronologie dei fatti, da approfondite schede tematiche, dai dati statistici più aggiornati, da un accurato glossario, dai riferimenti bibliografici e web, dalle sintesi dei capitoli e dall’indice dei nomi e delle organizzazioni citate. Prefazione di Guglielmo Epifani, introduzione di Sergio Segio, interventi di Paola Agnello Modica, Lucio Babolin, Paolo Beni, Aldo Bonomi, Nicola Borello, Massimo Campedelli, Susanna Camusso, Carla Cantone, Luigi Ciotti, Vittorio Cogliati Dezza, Franco Corleone, Brian Currin, Maria Rosa Cutillo, Sergio D’Elia, Marco D’Eramo, Giuseppe Di Lello, Andrea Di Stefano, Fulvio Fammoni, Haluk Gerger, Patrizio Gonnella, Candido Grzybowski, Maurizio Gubbiotti, Christopher Hein, Vera Lamonica, Michele Mangano, Alessandro Margara, Agostino Megale, Raffaele Minelli, Jason Nardi,Nicola Nicolosi, Ivan Novelli, Moni Ovadia, Mauro Paissan, Mauro Palma, Enrico Panini, Antonio Papisca, Ciro Pesacane, Teresa Petrangolini, Antonello Petrillo, Paolo Pezzana, Morena Piccinini, Nicoletta Rocchi, Farian Sabahi, Giulio Sensi, Vandana Shiva, Marco Simonelli, Fabrizio Solari, Gianni Tognoni, Danilo Zolo.
Rassegna:
Anziani e ceti medi scontano la crisi
da: Dnews-25 Mag 10
25/05/2010

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La "bibbia laica" al suo ottavo anno
da: il Manifesto-25 Mag 10
25/05/2010

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Diritti globali 2010: crisi colpisce ceti medi giovani
da: Ansa-24 Mag 10
24/05/2010
La crisi tocca anche i ceti medi: 1,8 milioni di famiglie giovani, a reddito medio alto, soffrono a causa del mutuo per la casa, che porta il 56,5% di loro ad arrivare con difficolta' alla fine del mese, e il 54% a non poter accantonare un solo euro. E' l'allarme del Rapporto sui diritti globali, 2010, presentato oggi a Roma e che vede anche una ''ricetta'' presentata dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: e' necessario costruire "un nuovo modello sociale ed economico per rispondere tempestivamente ed efficacemente alle urgenze del nostro mondo". Il rapporto e' stato realizzato anche quest'anno dalla Cgil, insieme ad Arci, Actionaid, Antigone, Cnca, fondazione Basso, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. - EPIFANI: "Se e' vero, come molti sostengono - spiega Epifani - che la crisi puo' essere anche una opportunita', allora il ventunesimo secolo dovra' caratterizzarsi come il secolo della prosperita' condivisa e della riduzione dei differenziali di reddito, non a causa dell'impoverimento dei Paesi piu' ricchi ma in ragione della crescita di quelli piu' poveri". - DEBITI DELLE FAMIGLIE ITALIANE: Secondo il Rapporto, nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, piu' del 2008, 21.270 euro per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo e' di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi diversi. - IMMIGRATI E LA CRISI: La crisi ovviamente riguarda anche gli immigrati. Secondo il rapporto, essi tagliano sulle rimesse al paese di origine: meno 10% nel 2008, con un invio mensile medio di 155 euro a fronte dei 171 del 2007. - SFRATTI, E' VERA EMERGENZA SOCIALE: Entro il 2011, si stima che 150 mila famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno cosi' la loro casa. L'affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. Nel 2008 risulta un 18,6% in piu' di sfratti esecutivi rispetto al 2007. In Italia i senza tetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila. - 85% IMMIGRATI A CONTRATTO CASA ILLEGALE: Le famiglie straniere in affitto sono 1 milione e 300 mila, pari a 4 milioni di persone. L'85% ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale, ''l'affitto di posti letto avviene in piena violazione delle norme, l'addebito di spese condominiali va spesso oltre il consentito e il legale, gli alloggi sono senza dotazioni minime ne' certificazioni''. - ANZIANI IN CASE IN CONDIZIONI MEDIOCRI: Il 77,4% degli over 65 abita in case di proprieta', 8 su circa 10 milioni di anziani, tuttavia nel 32,9% dei casi le abitazioni sono in condizioni mediocri o pessime, costruite prima del 1961 (il 48%) e prima del 1945 (il 27%), non sono state sottoposte a interventi di manutenzione, l'11,5% delle case e' riscaldato con dispostivi di fortuna, e il 37% non dispone di un ascensore. - ... E CON TASSE PIU' ALTE RISPETTO A UE: Tasse pesanti per gli anziani nel nostro paese rispetto ai coetanei europei: a parita' di reddito annuo lordo di 13.700 euro, un pensionato italiano si porta a casa 11.631 euro, uno tedesco e uno francese l'intera somma di 13.700 euro, uno spagnolo ha un netto di 13.426, un inglese di 13.480. - SEGIO, PER MANAGER STIPENDI MILIONARI: secondo il coordinatore del Rapporto, Sergio Segio, "mentre la crisi brucia utili e ricchezza, impoverendo il convento, i frati sono sempre piu' pasciuti", "i manager hanno portato a casa stipendi e bonus milionari". Nell'elenco dei piu' pagati, Segio mette i manager Pirelli: ''per primo Carlo Puri Negri (ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re) con 14 milioni di euro, nonostante la societa' abbia chiuso l'anno con un passivo di 104 milioni; poi vengono Claudio De Conto (ex direttore generale di Pirelli) con 7,3 milioni e Marco Tronchetti Provera (presidente di Pirelli) con 5,6 milioni". Segio cita anche i top manager Fiat, nell'anno delle ristrutturazioni e degli annunci di lacrime e sangue: l'ad Sergio Marchionne, ha percepito 4 milioni e 782 mila euro, poco meno dell'ex presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo che ha incassato, sempre nel 2009, cinque milioni e 177 mila euro".
Italia, poco lavoro e molta povertà : fotografia di un paese allo stremo
da: Agenzia Dire-24 Mag 09
24/05/2009

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La vera riforma? 'Il lavoro come valore
da: Redattore sociale-24 Mag 10
24/05/2010
Politiche individualiste hanno reso le persone fragili. La rete della Pmi è portante in Italia, ma non ha nessuna protezione. La risorsa migranti: partecipano per il 10% alla creazione del Pil ROMA ' Il copioso Rapporto 2010 sulla globalizzazione e i diritti nel mondo curato dall'Associazione Società  INformazione (vedi lancio precedente) affronta i temi dell'economia e del lavoro. Intreccio tra finanza, economia e salari. E' con lo sviluppo senza limiti della finanza e la globalizzazione ' osserva il Rapporto - che la frequenza delle crisi è aumentata in maniera esponenziale, con la ricerca di profitto più elevato. Da qui la 'colonizzazione dei consumatori, lusingati da prestiti senza limite; da qui la privatizzazione di ogni tipo di controllo, per lasciare agire i manovratori. Una delle conseguenze più tragiche è lo smantellamento dello Stato sociale. La danza immobile del governo italiano. Il fatto che l'Italia 'tiene' non risponde a verità . In Ue i governi di Germania, Francia e Regno Unito, pur con quantità  meno importanti rispetto agli Stati Uniti, sono intervenuti in maniera significativa per dare nuova linfa all'economia reale e contrastare la disoccupazione. In Italia, poco o nulla è stato fatto: sono stati stanziati 26 miliardi di euro, distribuiti su 3 anni, per di più con soldi presi in buona parte dal dirottamento di altre risorse, come i Fondi sociali europei e il Fondo per le aree sottoutilizzate. Che, cosà, possono continuare ad attendere il loro sviluppo. Persone più fragili. E i servizi si allontanano, la casa è un miraggio. Mentre la crisi ha evidenziato in tutta la loro violenza le politiche individualiste di questi decenni, che hanno cambiato la faccia dell'Italia e reso le persone più fragili. 'L'isolamento, la non socialità , la non solidarietà  rendono più difficile trovare modo di affrontare la crisi, di cercare soluzioni. Questi anni di crescita del precariato, hanno visto svilupparsi la catena lunga della famiglia, con i nonni che mantenevano i nipoti: quella catena ha costruito un equilibrio, ha ammortizzato la stagione della precarietà , ma potrebbe non essere in grado di reggere l'urto di una crisi prolungata. L'analisi del Rapporto è che si tratta delle conseguenze sociali provocate 'dalla cultura del disvalore del lavoro e dei valori dipendenti dai consumi. Aver reciso il riconoscimento sociale del lavoro, aver teorizzato l'individualismo fine a se stesso mettono in luce tensioni insostenibili. Per questo, oltre alle tutele e ai diritti materiali, serve riportare il valore del lavoro come metro di misura collettivo. La vera riforma è il lavoro. Senza lavoro non c'è reddito, senza reddito non ci sono consumi, senza consumi il Paese va a rischio default. Il sistema capitalistico italiano ha una struttura molto ramificata, ma anche molto delicata. Fondamentalmente, è un capitalismo di territorio fondato sulla rete di piccole e medie imprese, con queste ultime che, negli scorsi anni, hanno svolto un ruolo trainante. La sua forza si è concentrata nel manifatturiero di qualità , nei distretti, nelle tecnologie diffuse, nell'ampia rete dei cosiddetti capitalisti personali, privi in questo momento di ogni rete protettiva. La crisi, infatti, ha trovato l'Italia in un momento di forte trasformazione. Senza una politica economica pubblica, mirata a rafforzare la struttura portante, il sistema si indebolisce e perde competitività , qualità  e conoscenza. Il Rapporto riferisce anche le proposte concrete della Cgil, in primis l'allungamento a 104 settimane del periodo di cassa integrazione. La risorsa migrante. I migranti ormai partecipano per il 10% alla formazione del Prodotto interno lordo. Costringerli all'irregolarità  vuol dire consegnarli al lavoro nero. Sono stati tra i primi a pagare i costi della crisi: il tasso di disoccupazione dei lavoratori immigrati ha conosciuto un aumento del 2,2%, il numero delle persone in cerca di lavoro è aumentato del 40,8%, mentre sono in flessione sia i mutui che le rimesse nei Paesi di provenienza. (ep)
Diritti umani, ambiente: Italia senza strategie
da: Redattore sociale-24 Mag 10
24/05/2010
Rapporto diritti globali 2010. Nero il settore energetico, motorizzazione eccessiva; ma aumentano piste ciclabili e agricoltura biologica. Quanto ai diritti "impera la disumanità " ROMA ' Il pianeta è sempre più inquinato, caldo, instabile e depauperato. Il quadro generale fa emergere ancor più l'assenza di strategie, quindi di attenzione, dell'Italia per il tema ambientale. E' quanto emerge dal Rapporto 2010 sulla globalizzazione e i diritti nel mondo curato dall'Associazione Società  Informazione (vedi lanci precedenti). Si governa con la logica dell'emergenza (basti pensare ai rifiuti). Sul fronte delle emissioni e della crisi climatica, i settori più critici restano l'energia, la mobilità  e i trasporti, mentre considerando lo stato di salute dell'ambiente italiano vanno citate forti criticità  in ambito di rifiuti, dissesto idrogeologico e consumo del suolo. Il 2009 è l'anno in cui diventa legge nazionale la privatizzazione dei servizi pubblici locali, tra i quali è compreso il servizio della distribuzione idrica. Per quanto riguarda il settore energetico, la distanza tra obiettivi da raggiungere e situazione attuale è ben espressa da due semplici percentuali: il Belpaese deve arrivare al 17% di produzione da fonti rinnovabili rispetto ai propri consumi entro il 2020, mentre a oggi l'energia verde nostrana sfiora appena quota 5,2%. Non va meglio guardando alla mobilità , che caratterizza l'Italia come il Paese europeo a più elevata mobilità  motorizzata pro capite e il cui tasso di motorizzazione è astronomico: 598 auto ogni 1.000 abitanti (+91% dal 1980). Nei trasporti, come nella mobilità , è la gomma a farla da padrona. Le merci continuano infatti a viaggiare prevalentemente su strada (il 71,9% nel 2008), poco in nave (18,3%) e pochissimo su ferrovia (9,8%). In positivo, crescono, anche se di poco, le piste ciclabili protette e non protette nei capoluoghi di provincia (sono circa 2.840 km nel 2008, erano circa 2.500 l'anno precedente); aumenta la produzione agricola biologica, con 1.150.253 ettari di superficie biologica o in conversione (erano 1.148.162 nel 2006) e continuano a salire i sistemi di gestione ambientale e le certificazioni. In tema di risorse naturali, risulta positivo lo stato di protezione delle aree di interesse ambientale, con il 100% di territorio sensibile tutelato da Sic, Siti di interesse comunitario. Diritti umani. I rapporti umani sono affrontati dallo studio partendo dalla sfera pubblica 'cannibalizzata', dall'etica pubblica, dalla 'disumanità  imperante, per arrivare alla necessità  di una globalizzazione dei diritti. Scenari internazionali. L'analisi delle questioni che sono sul piatto di Obama, dei 'crucci' del presidente americano per l'Iraq e l'Afganistan, il pantano (del diritto, degli stati, delle coscienze) di questi teatri di guerra sono riportate nel capitolo del Rapporto dedicato ai problemi internazionali. Ma si tratta anche di America Latina e Africa, del ritorno dei pirati nei mari e delle 'paci possibili. L'Europa è a un bivio: deve scegliere se continuare nella costruzione di uno Stato federale seguendo una logica di arroccamento, o scegliere invece una logica di responsabilità  globale. E 'da sinistra non arrivano ancora proposte credibili (o entrano in crisi quelle fin qui praticate), che siano in grado di rispondere alle tante questioni aperte che pesano sulla coesione sociale e sulla fiducia: aumento della disoccupazione, riduzione del potere d'acquisto dei salari, aumento dell'insicurezza sociale per larghi strati di pensionati, aumento del disagio sociale e della violenza nelle grandi città , penalizzazione della periferia. (ep)
Segio: 'Crisi, passata la paura tutto è tornato come prima
da: Redattore sociale-24 Mag 10
24/05/2010
Rapporto diritti globali 2010. L'analisi del curatore: 'Lo stato di salute dei diritti in Italia e nel mondo è drammatico. Le banche macinano profitti, i lavoratori tirano la cinghia ROMA ' 'Passata la paura, tutto è tornato come prima: banche e holding finanziarie e assicurative a macinare profitti, lavoratori a tirare la cinghia. Non sono parole di incoraggiamento quelle spese da Sergio Segio per introdurre l'ottavo 'Rapporto sui diritti globali 2010 promosso dall'Associazione Società  InFormazione, di cui lo stesso Segio è presidente, insieme a Cgil, Arci, Action Aid, Antigone, Cnca, Fondazione Basso, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. Il quadro tracciato da Segio è drammatico: lo stato di salute dei diritti in Italia e nel mondo è allarmante. Il pianeta è incapace di sostenere ancora a lungo lo stile di vita e di consumi che i paesi ricchi praticano da tempo e che quelli in via di sviluppo tendono ad imitare. A pagare gli effetti delle crisi sono invece i lavoratori di tutti i paesi e le aree più deboli del mondo globalizzato, mentre aiuti massicci sono stati indirizzati dai governi ' in primis da quello statunitense 'verso quegli stessi sistemi finanziari responsabili di 'un crac che ha bruciato come fossero foglie secche 50 trilioni di dollari. Come se non bastasse, la Banca mondiale stima che entro 2015 moriranno dai 200 mila ai 400 mila bambini in più all'anno per malnutrizione e aggravamento dei problemi sanitari connessi. E ancora: nel 2009 le stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro parlavano di 34 milioni i nuovi disoccupati rispetto al 2007 per un totale, che la rete del Social watch considera fortemente approssimata per difetto, di 212 milioni di persone prive di occupazione. Le cose non vanno certo meglio nel nostro paese dove, scrive Segio, 'il pervicace azzeramento dei diritti sociali e lavorativi conquistati negli anni Settanta da lavoratori, studenti e cittadini è stato nobilitato quale nuovo riformismo. Cosà mentre 'la crisi brucia utili e ricchezza, impoverendo il convento, i frati sono sempre più pasciuti. Fuor di metafora ' spiega il curatore del rapporto ' nel 2009 le 270 società  quotate a piazza Affari hanno conseguito un utile aggregato di 20 miliardi di euro, contro i 33 miliardi del 2008 e i 55 del 2007. Eppure, nonostante le perdite, 'i manager hanno portato a casa stipendi e bonus milionari. Nel frattempo i lavoratori perdono il proprio posto di lavoro. 'Secondo l'Istat ' ricorda Segio ' tra il quarto trimestre del 2008 e il quarto trimestre del 2009 si sono persi 428mila posti di lavoro, di cui 253 mila di lavoratori dipendenti e 175 mila di autonomi. Mentre un'elaborazione del Censis rileva come, nei primi nove mesi del 2009, abbiano chiuso ben 300 mila imprese, di cui oltre 30 mila nel solo settore manifatturiero. Sullo sfondo una politica ormai priva di qualsiasi dimensione progettuale e 'ridotta a mero strumento di affermazione di interessi leciti e, sempre più spesso, illeciti. Da parte della destra, attualmente al governo, aggiunge il curatore del Rapporto, 'si esprime un disegno organico e una cultura coerente che vede 'il lavoratore quale singolo individuo che vende all'impresa il proprio tempo di lavoro e le proprie abilità  e competenze sulla base di un libero accordo tra sé e il datore di lavoro. Un disegno, quest'ultimo, che Segio considera figlio di una cultura ormai 'diventata dominante e che ha come suo eminente valore, appunto, l'individualismo. Ma l'Italia viene definita anche come il paese in cui alla bulimia delle merci corrisponde l'anoressia dei diritti. Diritti umani che quando si parla di migranti diventano diritti globali. E da noi la condizione dei migranti 'ci parla di un grado zero dei diritti. Quello stesso grado di assenza di diritti 'che abbiamo visto in opera a Rosarno, commenta Segio, definendo i tristi fatti avvenuti nella cittadina calabrese come 'una ferita che costituisce un discrimine, un punto di separazione tra il prima e il dopo. Tuttavia, avverte il coordinatore del Rapporto, la persona immigrata rimane spesso prigioniera di una visione che ne percepisce solo l'identità  di lavoratore, se non addirittura di 'braccia. 'Mentre la vera questione in campo ' precisa ' è quella del migrante come cittadino globale, portatore di diritti globali, che prescindono dalla collocazione, dall'identità  e dall'utilità  economica, essendo che i nuovi diritti umani sono quelli che coinvolgono il cittadino mondiale ai tempi del biocapitalismo e del biopotere. (ap)
Diritti globali: presentato rapporto 2010
da: Cgil.it-24 Mag 10
24/05/2010
I diritti globali vivono una situazione di grande sofferenza, in tutti settori. E' questo, in estrema sintesi, il ritratto della società  che emerge durante la presentazione dell'ottava edizione de 'Il Rapporto sui diritti globali 2010. Crisi di sistema e alternative. Un lavoro di ricerca che mette in luce la necessità  di riaffermare un pensiero critico, attraveso un'analisi rigorosa che riconsegna oltre ai numeri, i volti e le storie delle persone in carne ed ossa, mettendo in rilievo idee e progetti per cambiare il Mondo. Un'analisi che approfondisce i diritti senza tralasciare nessun aspetto. Dall'economia e il lavoro, alla Salute e la sicurezza, il Wefare e il sistema giudiziario, l'ambiente e i nuovi diritti. Riportando un ritratto dell'Italia in cui la povertà  è in crescita, con 13,6 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese e, fra questi, 6,9 milioni (di cui il 60% donne) possono contare su meno di 1.000 euro. A sottolineare il grande valore sociale della ricerca il Segretario Confederale CGIL, Enrico Panini, che nel suo intervento ricorda come ad una situazione in cui i diritti globali "stanno male" ed il lavoro è "sotto attacco" si contrappone 'un patrimonio di idee che propone di cambiare il mondo e, continua il dirigente sindacale, una serie di reazioni nel Paese. 'Basti pensare - spiega Panini - alla manifestazione per la legalità  di ieri o alle quasi 600mila firme del referendum per l'acqua pubblica, ci dicono che l'Italia non si rassegna. Ci sono insomma, secondo il dirigente della CGIL, 'le idee e l'impegno per modificare i rapporti di forza attuali. Alla conferenza stampa di presentazione del Rapporto sono intervenute tutte le associazioni che lo hanno ideato, realizzato e promosso: Lucio Babolin, presidente nazionale CNCA, Paolo Beni, presidente nazionale ARCI, Luigi Ciotti, presidente Gruppo Abele, Patrizio Gonnella, presidente nazionale Antigone, Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente, Francesco Martone, Fondazione Basso ' sezione Internazionale, Ciro Pesacane, portavoce nazionale Forum Ambientalista, Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società INformazione, Livia Zoli, responsabile Policy ActionAid.
Link alla risorsa
Diritti globali: presentato rapporto 2010
da: Cgil.it-24 Mag 10
24/05/2010
I diritti globali vivono una situazione di grande sofferenza, in tutti settori. E' questo, in estrema sintesi, il ritratto della società  che emerge durante la presentazione dell'ottava edizione de 'Il Rapporto sui diritti globali 2010. Crisi di sistema e alternative. Un lavoro di ricerca che mette in luce la necessità  di riaffermare un pensiero critico, attraveso un'analisi rigorosa che riconsegna oltre ai numeri, i volti e le storie delle persone in carne ed ossa, mettendo in rilievo idee e progetti per cambiare il Mondo. Un'analisi che approfondisce i diritti senza tralasciare nessun aspetto. Dall'economia e il lavoro, alla Salute e la sicurezza, il Wefare e il sistema giudiziario, l'ambiente e i nuovi diritti. Riportando un ritratto dell'Italia in cui la povertà  è in crescita, con 13,6 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese e, fra questi, 6,9 milioni (di cui il 60% donne) possono contare su meno di 1.000 euro. A sottolineare il grande valore sociale della ricerca il Segretario Confederale CGIL, Enrico Panini, che nel suo intervento ricorda come ad una situazione in cui i diritti globali "stanno male" ed il lavoro è "sotto attacco" si contrappone 'un patrimonio di idee che propone di cambiare il mondo e, continua il dirigente sindacale, una serie di reazioni nel Paese. 'Basti pensare - spiega Panini - alla manifestazione per la legalità  di ieri o alle quasi 600mila firme del referendum per l'acqua pubblica, ci dicono che l'Italia non si rassegna. Ci sono insomma, secondo il dirigente della CGIL, 'le idee e l'impegno per modificare i rapporti di forza attuali. Alla conferenza stampa di presentazione del Rapporto sono intervenute tutte le associazioni che lo hanno ideato, realizzato e promosso: Lucio Babolin, presidente nazionale CNCA, Paolo Beni, presidente nazionale ARCI, Luigi Ciotti, presidente Gruppo Abele, Patrizio Gonnella, presidente nazionale Antigone, Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente, Francesco Martone, Fondazione Basso ' sezione Internazionale, Ciro Pesacane, portavoce nazionale Forum Ambientalista, Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società INformazione, Livia Zoli, responsabile Policy ActionAid.
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La crisi continua: rischiano tutti
da: Rassegna.it-24 Mag 10
24/05/2010
Il Rapporto sui diritti globali 2010. A rischio anche 2 milioni di famiglie giovani, a reddito medio alto: soffrono a causa del mutuo. Diminuiscono le rimesse degli immigrati ed esplode l'emergenza casa. Il 10% degli occupati sotto la soglia di povertà . La recessione ha colpito duro, e continua a mietere vittime anche oggi. Non solo tra le fasce sociali tradizionalmente più deboli, ma anche tra gli appartenenti ai ceti medi. E', questo, solamente uno dei tanti dati emersi dal Rapporto sui diritti globali 2010 (presentato il 24 maggio Roma dalla casa editrice Ediesse), ma, in tempi di 'ripresina economica, è forse quello che maggiormente colpisce. E spinge a riflettere su come operare per risalire la china. Nel tradizionale volume, infatti, quest'anno c'è anche una ricetta presentata dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che consiste nel 'costruire un nuovo modello sociale ed economico per rispondere tempestivamente ed efficacemente alle urgenze del nostro mondo. Emergenza casa. Tra le urgenze di cui parla Epifani, dunque, ci sono anche i quasi 2 milioni di famiglie giovani, a reddito medio alto, che soffrono a causa del mutuo per la casa. Secondo il rapporto, le spese per il tetto portano oltre la metà  di questi nuclei ad arrivare con difficoltà  alla fine del mese, e il 54 per cento a non poter accantonare neppure un euro. Non è dunque un caso se nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, 21.270 euro in più per ogni cittadino rispetto al 2008. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo è di 15.900 euro, il 79,4 per cento per la casa e il resto per consumi diversi. Entro il 2011, cosà, si stima che 150 mila famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno la loro casa. L'affitto, tra l'altro, incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70 per cento. Nel 2008 risulta un 18,6 per cento in più di sfratti esecutivi rispetto al 2007. In Italia i senza tetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila. Immigrati e rimesse. Ma se la crisi economica 'butta per strada gli italiani, mette in ginocchio anche gli immigrati. Infatti, mentre i cittadini italiani non riescono più a risparmiare, gli immigrati tagliano sulle rimesse al Paese d'origine: meno 10 per cento nel 2008, con un invio mensile medio di 155 euro, a fronte dei 171 del 2007. Nonostante il lavoro dei migranti porti in cassa il 4 per cento dei contributi Inps e il 9,2 per cento del Pil, le nuove assunzioni nel 2009 sono calate a 92.500, mentre la previsione era di 171.900, e i lavoratori stranieri sono i primi a essere licenziati. Anche per gli extracomunitari, però, la casa è un problema serio. Le famiglie straniere in affitto sono 1 milione e 300 mila, pari a 4 milioni di persone. L'85 per cento ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale. Anziani tartassati. Secondo il rapporto sui diritti globali, gli anziani sono un'altra fascia a grosso rischio in Italia. Oltre a dover affrontare gli stessi problemi abitativi dei più giovani, infatti, sono tra i più tartassati d'Europa. Gli anziani nel nostro paese rispetto ai coetanei europei pagano più tasse: a parità  di reddito annuo lordo di 13.700 euro, un pensionato italiano si porta a casa 11.631 euro, uno tedesco e uno francese l'intera somma di 13.700 euro. Rischio povertà . Lavorare, in effetti, nel nostro Paese sembra non essere una protezione dal rischio di impoverimento. In Italia 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese, e, fra questi, 6,9 milioni (di cui il 60 per cento donne) possono contare su meno di 1.000 euro. Né va meglio per i pensionati: ben 7,5 milioni guadagnano infatti meno di 1.000. Insomma. In sei anni, si legge nel testo, tra il 2002 e il 2008, il reddito netto familiare ha perso ogni anno 1.599 euro tra gli operai, 1.681 euro tra gli impiegati. Nel 2009, il 10 per cento degli occupati è sotto la soglia della povertà  relativa (un dato peggiore della media dell'Unione Europea, che è dell'8 per cento). Una povertà  che si è allargata nel corso di questi anni: nel 2007 la percentuale dei lavoratori sotto la soglia della povertà  relativa era, infatti, dell'8,6 per cento e dunque, in due anni, c'è stato un incremento dell'1,4 per cento. Le famiglie che nel 2009 percepiscono esclusivamente redditi da lavoro sono più povere che non nel 2008 (dall'8,7 al 9,7 per cento del totale delle famiglie povere), dato che sale al 14,5 per cento (era il 13,9 per cento l'anno prima) se si tratta di operai, mentre per i lavoratori in proprio si passa dal 7,9 per cento all'11,2 per cento, ben +3,3 per cento. Migliaia di senza tetto. In una situazione del genere, quindi, è proprio sulla sfida di avere un tetto sulla testa che la crisi mette a dura prova i lavoratori. E molti finiscono per strada. Gli adulti senza tetto sono cosà 4.000 a Milano, e 6000 a Roma. In Italia i senza casa sono stimati tra i 65mila e 120mila. Sono in strada in media da 4,5 anni, nei dormitori da 3,2 anni, nelle aree dismesse da oltre 8 anni, una condizione su cui le politiche sociali sembrano avere poca presa. Per altro, si legge nel rapporto, 'nel 2009 ai senza dimora si è risposto a colpi di Pacchetto sicurezza, con una schedatura nazionale e con limitazioni radicali al diritto a ottenere la residenza, conditio sine qua non per i più elementari diritti. Misure pensate contro gli immigrati ma che hanno ricadute sensibili sugli italiani più poveri.
Diritti globali 2010: è emergenza sfratti
da: l'Unità on line-24 Mag 10
24/05/2010
Entro il 2011, 150 mila famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno cosà la loro casa. La stima è contenuta nel Rapporto sui diritti globali 2010, presentato oggi, per il quale negli ultimi cinque anni sono ben 120 mila i nuclei familiari che sono state sfrattati, 100 mila per morosità . L'affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. Nel 2008 risulta un 18,6% in più di sfratti esecutivi rispetto al 2007. Si tratta, per il dossier, di una «vera emergenza sociale, cui il governo ha risposto con l'ennesima proroga di semestre in semestre, proroga però che esclude gli sfratti per morosità , 41.008, il 78,8% del totale». In Italia i senza tetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila. C'è poi la questione casa per gli immigrati: «il problema degli immigrati regolari che vivono in affitto è l'illegalità  degli italiani locatari». Le famiglie straniere in affitto sono 1 milione e 300 mila, 4 milioni di persone, hanno un solo reddito (80%), inferiore ai 15 mila euro annui (70%), sono numerose (il 50% con quattro componenti) e vivono in coabitazione con uno o più nuclei familiari (80%). L'85% ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale, «l'affitto di posti letto avviene in piena violazione delle norme, l'addebito di spese condominiali va spesso oltre il consentito e il legale, gli alloggi sono senza dotazioni minime nè certificazioni». Il 77,4% degli over 65 abita in case di proprietà , 8 su circa 10 milioni di anziani, tuttavia nel 32,9% dei casi le abitazioni sono in condizioni mediocri o pessime, costruite prima del 1961 (il 48%) e prima del 1945 (il 27%), non sono state sottoposte a interventi di manutenzione, l'11,5% delle case è riscaldato con dispostivi di fortuna, e il 37% non dispone di un ascensore. Occorre costruire «un nuovo modello sociale ed economico per rispondere tempestivamente ed efficacemente alle urgenze del nostro mondo»: è quanto sostiene il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nella prefazione al «Rapporto sui diritti globali 2010» presentato oggi presso la Cgil nazionale a Roma. «Se è vero, come molti sostengono - spiega Epifani - che la crisi può essere anche una opportunità , allora il ventunesimo secolo dovrà  caratterizzarsi come il secolo della prosperità  condivisa e della riduzione dei differenziali di reddito, non a causa dell'impoverimento dei Paesi più ricchi ma in ragione della crescita di quelli più poveri». Secondo il leader del maggiore sindacato italiano, quella che deve prendere forma è «l'idea di una nuova comunità  locale» intesa come «una rete, complessa e interattiva, di relazioni solidali e di valorizzazione e ampliamento dei beni comuni come precondizioni di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale». Beni che Epifani identifica nella salute, l'ambiente, l'acqua, il clima, l'energia, la cultura, la giustizia e la pace. Ma per questo, avverte, non bastano l'economia e lo Stato: occorre anche e soprattutto «il recupero pieno delle risorse della 'cittadinanza attivà ».
Cgil: gli italiani più poveri e indebitati Epifani: «No alla riforma del welfare»
da: Il Messaggero.it-24 Mag 10
24/05/2010
Le famiglie nel 2010 sono più povere e indebitate. Mentre la crisi colpisce ceti medi e pensionati e cresce il numero degli sfratti, i manager continuano a intascare bonus milionari. E' l'Italia che emerge dal "Rapporto sui diritti globali 2010" presentato oggi dal segretario Cgil Guglielmo Epifani. Nel nostro Paese ci sono quasi 15 milioni di persone che guadagnano meno di 1.000 euro al mese: 7 milioni di lavoratori e 7,5 milioni di pensionati. I senza tetto sono almeno 65mila e uno su dieci vive a Roma. Cifre a cui si aggiungeranno alcune tra le 150mila famiglie che nel 2011 saranno sfrattate dalle loro case. Un ritratto poco roseo dell'Italia al quale serve rispondere, dice il numero uno del sindacato, con «un nuovo modello sociale ed economico». Una strada opposta a quella intrapresa dal governo, che con il Libro Bianco sul welfare del ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha, per Epifani, «imboccato una strada decisamente di stampo filantropico-assistenziale, in radicale contraddizione anche con i principi etici della nostra Carta costituzionale». «Il ministro Sacconi - ricorda Epifani - ha dichiarato che 'il più efficace strumento di lotta alla povertà  è il dono». Un'affermazione che, secondo il leader della Cgil, dimostra «solo la volontà  di mettere in discussione gli stessi principi costituzionali alla base del nostro sistema di welfare». «Se è vero, come molti sostengono - spiega Epifani - che la crisi può essere anche una opportunità , allora il ventunesimo secolo dovrà  caratterizzarsi come il secolo della prosperità  condivisa e della riduzione dei differenziali di reddito, non a causa dell'impoverimento dei Paesi più ricchi ma in ragione della crescita di quelli più poveri». Debiti delle famiglie italiane. Secondo il Rapporto realizzato tra gli altri da Cgil, Arci e Legambiente, nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, più del 2008, 21.270 euro per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo è di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi diversi. Emergenza sfratti. Entro il 2011, si stima che 150 mila famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno cosà la loro casa. L'affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. Nel 2008 risulta un 18,6% in più di sfratti esecutivi rispetto al 2007. In Italia i senza tetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila. Immigrati e affitti illegali. Le famiglie straniere in affitto sono 1 milione e 300 mila, pari a 4 milioni di persone. L'85% ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale, «l'affitto di posti letto avviene in piena violazione delle norme, l'addebito di spese condominiali va spesso oltre il consentito e il legale, gli alloggi sono senza dotazioni minime nè certificazioni». Colpiti dalle difficoltà  economiche, gli stranieri nel nostro Paese hanno iniziato a tagliare sulle rimesse verso la loro terra d'origine: meno 10% nel 2008, con un invio mensile medio di 155 euro a fronte dei 171 del 2007. Tasse alte sugli anziani. Tasse pesanti per gli anziani nel nostro paese rispetto ai coetanei europei. A parità  di reddito annuo lordo di 13.700 euro, un pensionato italiano guadagna al netto 11.600 euro all'anno: oltre 2mila euro se ne vanno al fisco. Diversa la situazione in Spagna o in Inghilterra, dove dopo la tassazione il reddito netto è di 13.400 euro, mentre in Germania o in Francia la cifra guadagnata rimane addirittura quella iniziale: 13.700 euro. Stipendi milionari ai manager. Secondo il coordinatore del Rapporto, Sergio Segio, «mentre la crisi brucia utili e ricchezza, impoverendo il convento, i frati sono sempre più pasciuti», «i manager hanno portato a casa stipendi e bonus milionari». Nell'elenco dei più pagati, Segio mette i manager Pirelli: «per primo Carlo Puri Negri (ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re) con 14 milioni di euro, nonostante la società  abbia chiuso l'anno con un passivo di 104 milioni; poi vengono Claudio De Conto (ex direttore generale di Pirelli) con 7,3 milioni e Marco Tronchetti Provera (presidente di Pirelli) con 5,6 milioni». Segio cita anche i top manager Fiat, nell'anno delle ristrutturazioni e degli annunci di lacrime e sangue: l'ad Sergio Marchionne, ha percepito 4 milioni e 782 mila euro, poco meno dell'ex presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo che ha incassato, sempre nel 2009, cinque milioni e 177 mila euro».
"Troppo piccoli per essere aiutati". Quelli che la crisi ha mandato a fondo
da: la Repubblica.it-24 Mag 10
24/05/2010
Il Rapporto sui diritti globali 2010, presentato dalla Cgil, curatore Sergio Segio. Le famiglie impoverite dai salari sempre più bassi e dalla disoccupazione, i superbonus dei manager. Si può ancora invertire la rotta? ROMA - Troppo grandi per fallire, troppo piccoli per essere aiutati. La crisi finanziaria che ha investito il mondo dalla fine del 2007 ha visto soccombere tutti: le imprese, le banche, le famiglie, la finanza, persino i governi, e adesso come nuova possibile vittima c'è anche una divisa, l'euro. Eppure, qualcuno è stato salvato, molti sono stati mandati ancora più a fondo. Lo ricorda, con accuratezza di dati e di cifre, il Rapporto sui diritti globali 2010, presentato stamane nella sede della Cgil a Roma dal curatore Sergio Segio, l'ex terrorista di Prima linea da anni impegnato nel sociale. "Viviamo in una società  sempre più spaventata del futuro, in cui i legami sociali sono sempre più deboli e quindi più fragile la sua coesione - rileva il segretario della Cgil Guglielmo Epifani - crescono l'individualismo e l'antagonismo laddove servirebbero relazioni e solidarietà ". Dalla crisi non sembra emergere un mondo migliore: "Passata la paura - dice Segio - tutto è tornato come rpima: banche e holding finanziarie e assicurative a macinare profitti, lavoratori a tirare la cinghia". Un ceto medio sempre più povero. Questo perché, ricorda Sergio, "l'inevitabile corrispettivo e conseguenza del too big to fail, del troppo grandi per fallire, è che vi sono i troppo piccoli, troppo deboli e troppo senza potere per essere aiutati. Anzi, sono loro a essere costretti ad aiutare i grandi - grandi e voraci - attraverso l'eterno gioco fondato sulla privatizzazione dei profitti e sulla socializzazione delle perdite". Un giudizio troppo ideologico? Ci sono numeri e percentuali che lo sostengono. Limitandosi all'Italia, i dati parlano per il 2008 di 2.737.000 famiglie (l'11,3% del totale, con un incremento dello 0,2% sul 2007) in condizioni di povertà  relativa. Con il ceto medio in bilico, pronto a raggiungere la parte più svantaggiata della popolazione: "1,8 milioni di famiglie giovani, a reddito medio-alto - si legge nel rapporto - soffrono a causa del mutuo per la casa, che porta il 56,5% di loro ad arrivare con difficoltà  alla fine del mese, il 54% a non poter accantonare un solo euro". Poveri lavoratori. Non solo: "Nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, più del 2008, 21.270 euro per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo è di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi diversi". Pensare che un tempo gli italiani erano un popolo di risparmiatori, e il risparmio era tale da costituire una barriera di protezione contro le crisi finanziarie. Adesso questo risparmio s'è dissolto. Tra le ragioni principali ci sono i salari troppo bassi, al palo da un decennio: "Avere un lavoro non protegge dall'impoverimento. 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese, di cui 6,9 milioni meno di 1.000". "In sei anni, tra il 2002 e il 2008, il reddito netto familiare ha perso ogni anno 1.599 euro tra gli operai, 1.681 euro tra gli impiegati". E quindi, nel 2009 "il 10% degli occupati è sotto la soglia della povertà  relativa (un dato tra i peggiori dell'Unione Europea, che conta in media l'8%)". Nel 2007 la percentuale era dell'8,6%. Sono quelli che le statistiche definiscono "working poor", poveri con un'occupazione, solo un po' meno poveri dei disoccupati. L'emergenza casa. Gli aumenti dei prezzi, della disoccupazione e il livellamento verso il basso dei salari hanno aggravato l'emergenza casa. Entro il 2011, si legge nel rapporto, si stima che 150.000 famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno cosà l'abitazione. L'affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. Nel 2008 risulta un 18,6% in più di sfratti esecutivi rispetto al 2007. In Italia i senzatetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila. Il problema è più grave per le famiglie straniere: 1 milione e 300.000 sono in affitto. L'85% ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale, "l'affitto di posti letto avviene in piena violazione delle norme, l'addebito di spese condominiali va spesso oltre il consentito e il legale, gli alloggi sono senza dotazioni minime nè certificazioni". C'è poi l'altro lato della medaglia. Nell'introduzione al rapporto Segio elenca uno dietro l'altro i superbonus e i superemolumenti ottenuti in tempi recentissimi dai manager di banche e imprese, sfidando le accuse di demagogia: "Carlo Puri Negri (ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re) con 14 milioni di euro, nonostante la società  abbia chiuso l'anno con un passivo di 104 milioni; poi vengono Claudio De Conto (ex direttore generale di Pirelli) con 7,3 milioni e Marco Tronchetti Provera (presidente di Pirelli) con 5,6 milioni". Citati anche i top manager Fiat, nell'anno delle ristrutturazioni e degli annunci di lacrime e sangue: "l'ad Sergio Marchionne, ha percepito 4 milioni e 782 mila euro, poco meno dell'ex presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo che ha incassato, sempre nel 2009, cinque milioni e 177 mila euro". Le banche non sono state da meno, tanto che, conti alla mano, "con il compenso di 100 top manager si potrebbero insomma pagare i salari di 10.000 lavoratori". Del resto è andata cosà anche nel resto del mondo: "Complessivamente, secondo uno studio del Wall Street Journal, i 38 maggiori istituti finanziari hanno distribuito ai loro collaboratori145 miliardi di dollari, con un incremento del 18% rispetto allo scorso anno e superando persino il 2007, l'ultimo anno della bolla speculativa prima del crac". Invertire la rotta. C'è ancora la possibilità  di invertire la rotta, di "non sprecare una buona crisi", come alcuni economisti ed esponenti politici hanno suggerito negli ultimi mesi? La Cgil ha una sua ricetta: "Uno dei principali punti di forza di un nuovo modello di sviluppo economico - sostiene Epifani - deve essere la convergenza fra reti di imprese sul territorio e reti telematiche. Questo non è un processo spontaneo, ma va perseguito con politiche mirate al recupero del ritardo strutturale del nostro paese nell'adozione di tecnologie innovative. L'Italia ha bisogno di un progetto forte anche sulle nuove frontiere della green economy, delle biotecnologie e della salute, delle infrastrutture materiali per una migliore mobilità  e di quelle immateriali, costituite da reti relazionali complesse tra istituzioni, cultura, economia, ecologia e comunità  locali". Rilanciare il Paese. Non si tratta solo di aiutare i più deboli, ma anche di rilanciare il paese che, ricorda il segretario della Cgil, "ha un gap di competitività  nei confronti di altri Paesi anche perché non ha saputo scommettere sul sapere e sull'innovazione sociale e tecnologica". Al di là  delle continue rassicurazioni del governo sul fatto che "il peggio sarebbe passato e addirittura l'Italia avrebbe reagito meglio di altri Paesi".
Rapporto sui diritti globali. Intervista a Sergio Segio
da: Libera.tv-24 Mag 10
24/05/2010

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Rapporto sui diritti globali
da: Libera.tv-25 Mag 10
25/05/2010

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Rapporto sui diritti globali. Intervista a Don Ciotti
da: Libera.tv-24 Mag 10
24/05/2010

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Famiglie sempre più povere nell'Italia di Berlusconi
da: Liberazione-25 Mag 10
25/05/2010

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"Un'Italia povera e disperata"
da: il Manifesto-25 Mag 10
25/05/2010
Un'opera «eretica», «eversiva». Cosà Lucio Babolin, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità  di accoglienza, ha definito il Rapporto dei diritti globali 2010, presentato ieri nella sede nazionale della Cgil. Controcorrente perchè «noi parliamo di estensione - ha spiegato Babolin - e il mondo parla di sottrazione. Quest'opera sollecita la mobilitazione sociale, mentre poi ci viene chiesto di proseguire in un pacato silenzio». Giunto all'ottava edizione, il Rapporto ha spostato l'attenzione, nel corso degli anni, sull'«emergenza Italia». E infatti sono le cifre del nostro paese a fare paura: nel 2008 le famiglie in povertà  relativa erano 2 milioni e 737 mila per un totale di 8 milioni e 78 mila persone, il 13,6 % della popolazione. Sergio Segio, curatore del Rapporto e presidente dell'associazione Società INformazione, ha parlato di «logica terrorista della finanza», lui che, da ex-militante di Prima linea, il terrorismo sa cos'è. «I responsabili della crisi - ha continuato Segio - hanno morso la mano che li ha salvati dalla bancarotta, ovvero la mano pubblica, compiacente e complice ai poteri finanziari». E a pagare sono i più deboli. Il rapporto denuncia che oramai avere un lavoro non basta per salvarsi dalla povertà . Il 15,1 % delle famiglie poverissime ha, infatti, un capofamiglia occupato, maschio sotto i 44 anni, quasi sempre operaio e unica fonte di reddito, con un altro familiare in cerca di lavoro (per lo più donna) e almeno due figli a carico. Come sempre è il meridione del paese a stare peggio: il 69 % delle famiglie assolutamente povere vive al sud. A questa situazione già  di per sé preoccupante, bisogna aggiungere 2 milioni e mezzo di famiglie che sfiorano la soglia della povertà  e che non riuscirebbero ad affrontare spese straordinarie. Sono coloro che, in un futuro vicinissimo, potrebbero non riuscire a pagare le cure mediche, le bollette, il riscaldamento, le spese alimentari, l'affitto per la casa. Basti pensare che i principali fruitori del Banco Alimentare (81 %), sono operai, cioè persone che percepiscono uno stipendio. Le politiche del governo sono state deludenti, denuncia il Rapporto. La social card è arrivata solo al 18 % delle famiglie colpite da povertà  assoluta e i beneficiari totali sono stati 851 mila (l'1,48 % della popolazione), l'abolizione dell'Ici ha avvantaggiato soprattutto le famiglie più ricche e, come hanno rilevato le associazioni a difesa dei disabili, handicap e povertà  non si traducono automaticamente in sussidi statali (una coppia di anziani, lui titolare di pensione sociale, lei invalida civile totale e con handicap grave, non riceve nulla, mentre una coppia, lui con pensione di 30 mila euro all'anno, lei priva di pensione ma con handicap, riceve 1.000 euro). La ridefinizione e la messa in crisi dello stato sociale è avvenuta anche sul piano teorico: l'ispirazione è contenuta nel Libro Bianco sul welfare. Il testo del ministero del lavoro si fa promotore di valori che hanno sostituito la filantropia ai diritti. Coerente con il progetto del governo, il ministro Maurizio Sacconi ha dichiarato che «il più efficace strumento di lotta alla povertà  è il dono». Nell'introduzione al Rapporto, il segretario generale della Cgil Guigliemo Epifani ha cosà risposto al ministro: «Un'affermazione che dimostra solo la volontà  di mettere in discussione gli stessi principi costituzionali alla base del nostro sistema del welfare». Ma la battaglia per i diritti globali non si gioca solo nel settore del lavoro. Luigi Ciotti , presidente del Gruppo Abele, ha denunciato il ruolo delle mafie e ha criticato la legge contro le intercettazioni. «Certa politica vuole far passare una legge che impedisce di far conoscere dove si formano e nascondono illegalità  e ingiustizia», ha detto Ciotti ricordando il ruolo che ha conquistato, in anni recenti, la «quinta mafia dei colletti bianchi». «Una società  alla deriva culturale e che ha perso le speranze, colpita da un vento di razzismo e violenza - continua Ciotti - Infatti negli ultimi anni è triplicato il consumo di anti-depressivi». Ancora: Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha ricordato che il governo italiano continua a ignorare le sanzioni della Ue sulle torture nelle carceri. «I valori costituzionali sono quotidianamente messi in discussione da certi settori dell'economia e della politica», sembrano parole del nostro tempo. Invece le ha pronunciate Giovanni Falcone nel 1989 e Ciotti, che domenica ha partecipato alla commemorazione della strage di Capaci («quanta retorica», ha commentato il presidente del Gruppo Abele), ha dovuto ripeterle ancora una volta.
Italia, anoressia dei diritti
da: Terra-25 Mag 10
25/05/2010
WELFARE. Presentato ieri il Rapporto sui diritti globali 2010 dedicato alla 'Crisi di sistema e alternative. Aumenta la povertà  assoluta ed è boom degli sfratti. La risposta è il taglio ai fondi per le politiche sociali. Si presenta in copertina bianca il Rapporto sui diritti globali 2010 dedicato alla 'Crisi di sistema e alternative. Come a rispondere al Libro bianco governativo, colpevole, secondo i curatori, di aver reagito alla crisi economica riproponendo la «legge del più forte e una filosofia darwinistica del progresso». L'annuale lavoro di lettura documentata della condizione dei diritti umani nel mondo è stato presentato ieri da Società INformazione e dalla Cgil nella sua sede romana, con la partecipazione dei segretari delle associazioni (dall'Arci a Gruppo Abele e Actionaid, passando per le realtà  di Legambiente e Forum ambientalista) che hanno contribuito alla stesura delle oltre 1300 pagine di rapporto. Il quadro dipinto «ricorda che poco è cambiato e che c'è ancora molto da fare perché lo stato dei diritti possa migliorare in maniera significativa». Il più grande sindacato confederale italiano non poteva che far partire la propria analisi dagli aspetti economici di una crisi che, è stato ricordato dal curatore del rapporto Sergio Segio, «è strutturale e di sistema». L'unico dato rimasto costante rispetto all'edizione 2009, ha avvertito il sindacalista, «riguarda il livello di povertà  raggiunto dal nostro Paese, fermo al 23esimo posto dei trenta Paesi dell'area Ocse per livello di reddito». Circa il 10 per cento degli italiani è sotto la soglia di povertà  relativa rispetto alla media europea assestata all'8 per cento; più del 15 per cento delle famiglie 'assolutamente povere è tale malgrado il capofamiglia risulti occupato; l'81 per cento di degli italiani che si rivolgono al Banco alimentare, inoltre, è costituito da appartenenti alla classe operaia. Segno che «la povertà  sta colpendo anche coloro che dispongono di reddito», fa notare Segio, mentre «la finanza speculativa continua ad agire con logiche terroristiche». Citando Jacques Delors, «come spiegare a un cittadino che guadagna 800 o 1200 euro al mese che abbiamo salvato le banche? Come possiamo mantenere viva la sua fiducia?». La risposta, sembra, deve saper proporre «regole nuove». E dunque, come propone il presidente dell'Arci Paolo Beni, «incominciare dalla tassazione delle rendite perchè non si può più prescindere dal legiferare sul reddito di cittadinanza e per la redistribuzione delle risorse». Se, infatti, avere un lavoro non basta a proteggere dall'impoverimento, il rapporto mette in evidenza come si stia passando dalla logica dei diritti a quella della beneficenza. Un passaggio durante il quale si sta verificando una vera «spoliazione dei diritti», nota Francesco Martone della Fondazione Basso. Dalla tutela dell'infanzia al diritto alla casa, diventato una «vera emergenza sociale» con l'impennata (+18,6% nel 2008 rispetto all'anno precedente) degli sfratti esecutivi. Dalla protezione dei pensionati al diritto alla salute, ridottisi, insieme ai tagli alla spesa pubblica, al punto che quasi un italiano su cinque quest'anno ha rinunciato alle cure mediche per motivi economici. Fino alla pressoché totale cancellazione dei diritti degli 'ultimi: immigrati e detenuti, i primi a fare le spese di un sistema di welfare ridotto all'osso. «Diminuisce il sociale e aumenta il penale», denuncia don Ciotti, presidente del Gruppo Abele, mentre «si impoveriscono le speranze: negli ultimi tre anni è, infatti, triplicato il numero degli antidepressivi a cui sono ricorsi i cittadini italiani». Ma il rapporto sui diritti globali è, appunto, un osservatorio composito dove la realtà  italiana è colta in raccordo con un sistema globalizzato, con quel «colosso dai piedi d'argilla» che vede aumentare i conflitti e di cui grande responsabilità  va ascritta alle democrazie liberali. «Se prima difettava la prassi dei diritti umani - avverte Patrizio Gonnella di Antigone - oggi stiamo perdendo anche la retorica dei diritti umani». E la criticità  del sistema si è ormai riflessa, notano unanimi i collaboratori del rapporto, nel «deficit di pensiero critico, di risposte concrete e di iniziative politiche adeguate».
Degrado da codice rosso
da: Terra-25 Mag 10
25/05/2010
SOSTENIBILITA'. Dallo studio emerge il connubio tra crisi economica e ambientale. E il nostro Paese spicca per numero di condotte illecite: in media oltre settanta reati contro l'ambiente ogni giorno, tre all'ora. «E' sulla questione climatica che convergono le crisi economica, sociale, alimentare e idrica», sostiene Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale di Legambiente intervenendo alla presentazione del Rapporto sui diritti globali 2010. In un'ottica internazionale, infatti, le soluzioni devono essere in grado di superare i confini degli Stati, se non altro perché ogni anno 6 milioni di persone si trasformano in eco-profughi, colpiti da calamità  che aggravano le già  esasperate condizioni di povertà . Ma non va meglio nel nostro Paese, dove ecomafie e traffici illeciti manifestano in modo esemplare l'indissolubile connubio tra economia e ambiente. Secondo il rapporto, sono ben 25.776 i reati contro l'ambiente accertati dalla magistratura, in media quasi 71 al giorno, tre ogni ora. Circa la metà  di questi, poi, è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia). Non solo il business delle scorie industriali, ma anche l'abusivismo edilizio è il maggiore responsabile del progressivo disfacimento del patrimonio ambientale del Paese. Il primato, in questo campo, va alla Campania, dove il 67 per cento dei Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa dal 1990 a oggi ha visto motivarsi il provvedimento proprio in virtù del riscontrato abusivismo edilizio. Secondo i dati forniti dal Cresme, nel corso del 2008 la pratica ha «rialzato la testa con 28mila nuove unità , grazie anche alle aspettative nei confronti del governo e alla percezione di un atteggiamento più possibilista nei confronti di 'chi fa», scrivono i ricercatori. Sul fronte - ben più frequentato - del traffico illecito di rifiuti, il Rapporto diffuso ieri rileva che nel 2008 si sono sequestrate 4.800 tonnellate, sei volte il quantitativo intercettato nel 2007. Ciononostante, è diminuita la capacità  di perseguire il reato perché, come scrivono i relatori, «la tendenza delle forze dell'ordine è di concentrare le attività  investigative sui reati di maggior gravità », lasciando soltanto intendere le reali dimensioni di un fenomeno soltanto parzialmente rilevato. Insomma, «il degrado dell'ambiente italiano è da codice rosso», è la conclusione allarmata cui giunge il dossier che non usa messi termini quando individua le responsabilità : «Anziché puntare sulla pianificazione e gestione del territorio - si scrive - la politica italiana sembra improntata a fronteggiare le varie emergenze secondo una logica che eleva a sistema la straordinarietà ».
Il nuovo ceto medio che non ce la fa a pagare il mutuo
da: l'Unità-25 Mag 10
25/05/2010
Dal crac alla crisi italiana, dai 34 milioni di nuovi disoccupati mondiali ai 428 mila di casa nostra, dalla politica di Obama all'immobilismo del governo italiano, da Rosarno alla fame nel mondo, dal warefare a l'Aquila come esempio di shock-economy. Locale e globale è la doppia lente con cui il Rapporto sui diritti globali 2010 - realizzato dalla Cgil insieme ad Arci, Actionaid, Antigone, Cnca, fondazione Basso,ForumAmbientalista, Gruppo Abele, Legambiente e curato da Sergio Segio - prova a inquadrare la crisi. Che in Italia si declina in 428 mila posti di lavoro in meno tra la fine del 2008 e la fine del 2009 (dati Istat), 14 milioni e 871 mila di inattivi (253 mila in più dello scorso anno). Nei primi nove mesi del 2009, dati Censis, hanno chiuso 300 mila imprese, di cui 30 mila nel settore manifatturiero. Il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 106,8% (a marzo 2010 sono state autorizzate 122,6 milioni di ore di cassa integrazione). In assenza di interventi da parte del governo, la domanda è: «Quanto può durare ancora la famiglia Spa, quella famiglia italiana osannata perché regge alla crisi?». Lavorare non basta La risposta è drammatica. Perché mentre crescono i disoccupati cresce l'impoverimento anche tra gli occupati. E le famiglie italiane hanno già  dato fondo alle risorse. Il numero di quelle che riescono a fare fronte alla crisi si va drammaticamente assottigliando. Ad arrancare ormai sono anche i ceti medi. L'ultimo campanello d'allarme lo fanno suonare 1,8 milioni di famiglie giovani a reddito medio- alto che fanno fatica a pagare il mutuo: il 56,5% di loro arriva con difficoltà  a fine mese, il 54% dice di non riuscire ad accantonare nemmeno un euro. Nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, che fanno 21.270 per ogni cittadino.Un debito che per i lavoratori dipendenti ammonta a 15.900 euro l'anno: il 79,4% per la casa, il resto per i consumi. Lavorare non basta. Anche perché 13,6 milioni di lavoratori guadagna meno di 1300 euro al mese, 6,9 milioni (per il 60% donne) guadagna meno di 1000 euro e al di sotto dei 1000 euro vivono anche 7,5 milioni di pensionati. In sei anni, tra il 2002e il2008 il reddito netto familiare ha perso ogni anno 1.599 euro tra gli operai, 1.681 euro tra gli impiegati. Nel 2009, il 10% degli occupati è sotto la soglia di povertà  relativa, nel 2007 la percentuale era dell'8,6%. Mentre il 15,1% delle famiglie assolutamente povere hanno un capofamiglia giovane e occupato, operaio nell'84% dei casi, vivono al Sud (69%), hanno una casa in affitto, e un altro componente della famiglia, per lo più donna, in cerca di occupazione. L'affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. E per il 2011 è prevista un'ondata di 150mila nuovi sfratti. Mentre l'85% delle famiglie immigrate (1,3 milioni) ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale. Gli effetti della crisi sulla popolazione immigrata si fanno sentire sulle rimesse inviate nel paese d'origine: - 10% nel 2008, ovvero 155 euro al mese contro i 171 del 2007. I top manager A salvarsi dalla crisi anche quando le loro imprese dimezzano gli utili - osserva il Rapporto curato da Segio - sono i top manager. Nel Rapporto vengono elencati i più pagati: per la Pirelli Re (che ha chiuso con 104 milioni di passivo) Carlo Puri Negri (14 milioni), Claudio De Conto (ex dg , 7,3 milioni) e Tronchetti Provera (5,6 milioni), per la Fiat Marchionne (4 milioni e 782 mila), Montezemolo (5 milioni e 177mila).
Obama a rapporto
da: Left-28 Mag 10
28/05/2010

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Rapporto sui diritti globali: famiglie italiane sempre più povere
da: Radio Vaticana-24 Mag 10
24/05/2010
La crisi economica ha due pesi e due misure: se le famiglie italiane sono sempre più povere, manager e dirigenti continuano ad avere stipendi da capogiro: lo afferma il Rapporto sui diritti globali 2010 presentato oggi a Roma. Le famiglie, in particolare quelle numerose, sono sempre più indebitate e hanno mutui per la casa che non consentono alcun risparmio. In sei anni, tra il 2002 e il 2008, il reddito netto familiare ha perso ogni anno circa 1.600 euro tra gli operai e 1700 tra gli impiegati. La Chiesa e il mondo dell'associazionismo continuano a chiedere il sostegno delle istituzioni. Ma in che modo aiutare i nuclei familiari in Italia? Antonella Palermo lo ha chiesto ad Andrea Olivero, presidente delle Acli. R. ' Innanzitutto, riconoscere il protagonismo delle famiglie. Proprio nei tempi di crisi si vede quanto la famiglia sia l'unica struttura che davvero riesca a modificare il proprio modello, la propria capacità  anche di andare incontro alle esigenze delle persone, per adeguarsi ai bisogni di tutti. Eppure noi, troppe volte, l'abbiamo dimenticata e non le diamo adesso quello che necessita, cioè la possibilità  effettivamente di esercitare questo suo grande ruolo sociale. D. ' Cosa fare, dunque? R. ' Ritengo che si debba incidere sul fisco. L'aspetto delle risorse economiche sembra una cosa secondaria, per certi versi, ma non lo è, perché in tempi di crisi i soldi che si hanno a disposizione sono fondamentali, anche per garantire salvezze minime alle persone. Quindi, noi chiediamo che proprio in questo momento, anche se le casse dello Stato non sono floride, si debba rischiare per andare ad investire sulla famiglia. Quindi, il quoziente familiare o altri strumenti, che segnino un netto cambio di passo e che diano protagonismo alla famiglia in quanto tale. D. ' Quali le altre richieste? R. ' Chiediamo che vengano messi in campo dei servizi, ma dei servizi migliori, più attenti alle esigenze familiari, dei servizi che, in primo luogo, privilegino le famiglie più deboli, meno strutturate, più povere che, in qualche modo, oggi stanno soffrendo di più la crisi - la crisi, ancora una volta, colpisce chi già  era in affanno - e in particolare anche quei servizi che possano garantire l'accesso al lavoro per le donne. Noi riteniamo che il lavoro femminile sia una delle grandi strategie per uscire da questa crisi, che non è soltanto una crisi congiunturale, ma una crisi strutturale. D. ' Servono anche delle misure stabili, di contrasto alla povertà ... R. ' Noi come Acli abbiamo proposto di andare a rivedere la Social Card, andando ad ampliarla, cioè a farla diventare davvero uno strumento universale, di contrasto alla povertà , ma mantenendola come una misura familiare, cioè una misura che va ad aiutare le famiglie povere, perché, appunto, in quanto tali oggi soffrono e faticano. In questa direzione noi abbiamo chiesto anche a Caritas italiana, che sappiamo essere una realtà  veramente straordinaria nell'aiuto quotidiano, ma anche nell'elaborazione - stando a fianco dei più poveri si rende conto di quali siano i bisogni - di darci una mano proprio per andare a fare delle proposte e a partire da queste o altre, in questo Anno europeo dedicato alla lotta alla povertà , che possano incidere davvero nella vita delle persone.
Link alla risorsa
L'Italia dei diritti umani violati e i turbamenti di Frattini
da: il Manifesto-9 Giugno 10
09/06/2010

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Diritti globali. Il rapporto 2010
da: Rassegna Sindacale-23 Giugno 10
23/06/2010

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Diritti globali: un sogno lontano. Cgil: 'Tra i più a rischio quello al lavoro'
da: C6.tv-18 Giugno 10
18/06/2010
Milano. I diritti globali sono a rischio? Di questo e di molto altro si è parlato alla Triennale di Milano in occasione della settimana "Frammenti sociali" iniziativa che si pone come obiettivo quello di comprendere le ricadute sociali dei fenomeni di modernizzazione attraeverso il racconto di esperti e protagonisti. In occasione dell'uscita del volume "Rapporto sui Diritti Globali 2010" realizzato dall' Associazione Società INformazione, la tavola rotonda ha ospitato, fra gli altri, gli interventi, di Aldo Bonomi, sociologo e Nino Baseotto, segretario generale Cgil Lombardia. In pericolo secondo Baseotto il diritto al lavoro, messo in difficoltà  dalle iniziative del Governo.Ad accompagnare la tavola rotonda anche l'orchestra di via Padova. Milano. I diritti globali sono a rischio? Di questo e di molto altro si è parlato alla Triennale di Milano in occasione della settimana "Frammenti sociali" iniziativa che si pone come obiettivo quello di comprendere le ricadute sociali dei fenomeni di modernizzazione attraeverso il racconto di esperti e protagonisti. In occasione dell'uscita del volume "Rapporto sui Diritti Globali 2010" realizzato dall' Associazione Società INformazione, la tavola rotonda ha ospitato, fra gli altri, gli interventi, di Aldo Bonomi, sociologo e Nino Baseotto, segretario generale Cgil Lombardia. In pericolo secondo Baseotto il diritto al lavoro, messo in difficoltà  dalle iniziative del Governo.Ad accompagnare la tavola rotonda anche l'orchestra di via Padova.
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RISPARMIO. Lombardia, per effetto della crisi in calo i depositi bancari delle famiglie
da: Help Consumatori-17 Mag 10
17/05/2010
Dal Rapporto annuale sulle 'Economie regionali nel 2010' presentato ieri da Bankitalia a Milano, sono emerse due notizie di rilievo per quanto riguarda la situazione in Lombardia. La prima è una previsione positiva: "Le imprese hanno ricominciato ad investire, cresce la produzione e l'export - ha spiegato Salvatore Messina, direttore della sede milanese di Banca d'Italia - Di conseguenza, il credito bancario è pronto a ripartire e le banche prevedono che nel corso del primo semestre del 2010 si arresterà  la restrizione del credito e ci sarà  una ripresa della domanda". La seconda invece è una constatazione negativa che riguarda invece direttamente l'occupazione e di conseguenza, il reddito disponibile e la capacità  di risparmio delle famiglie. Alla fine del 2008 si è arrestata infatti la fase di crescita dell'occupazione, che durava dalla metà  degli anni '90. La caduta del numero di occupati nel 2009 (1,2%) ha riguardato in particolar modo i lavoratori autonomi, i dipendenti con contratto a tempo determinato, le persone con un livello di istruzione medio-basso e soprattutto, i giovani: nella regione, il tasso di disoccupazione in tutti i settori, ad eccezione dell'edilizia, è cresciuto al 5,4% rispetto al 3,7% dell'anno precedente, con un aumento particolarmente sensibile nell'ultimo trimestre 2010. Si è impennato, di conseguenza rispetto al 2008, di almeno sei volte il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma soprattutto, dal rapporto sullo stato dell'economia lombarda, si evidenzia sempre più drammaticamente lo stato di crisi delle famiglie. Se si analizzano i depositi - uno degli indici della capacità  di risparmio delle famiglie - si osserva che nel 2008 sono cresciuti del 12,7%, mentre nel 2009 l'incremento è drasticamente sceso a +3,3%. La flessione si è evidenziata ancora di più nel 2010: a marzo di quest'anno, i depositi sono scesi a +0,9% anche per colpa della disoccupazione che mina alla base la capacità  di risparmio delle famiglie. Ma quel che è peggio, secondo alcuni esperti, è che i costi sociali della crisi non si sono ancora manifestati in tutta la loro drammaticità  e l'uscita dal guado è ancora lontana, come ha dichiarato Aldo Bonomi, direttore dell'Istituto di ricerca Aaster e consulente del Cnel, a margine della presentazione del 'Rapporto sui Diritti Globali 2010 - Crisi di sistema e alternative' che si è tenuta oggi a Milano. "Il Rapporto di Bankitalia è molto utile perché analizza l'andamento delle imprese, che distribuiscono il reddito e quale parte di questo finisce nelle tasche dei cittadini lombardi. Da questa lettura, è evidente che se da una parte si assiste a una timida ripresa dell'attività  delle imprese, per le famiglie invece i costi sociali devono ancora arrivare, come dimostra la flessione dei depositi bancari e l'erosione del risparmio del singolo cittadino", ha concluso Bonomi.
Diritti globli. Il ritorno al business as usual
da: Conquiste del Lavoro-28 Agosto 10
28/08/2010

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