Rapporto sui diritti globali 2009
Promosso da Cgil, Arci, ActionAid, Antigone, Cnca, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente
A cura di: Umberto Melotti
Pubb. : Maggio 2009
1376 pag
ISBN: 88-230-1359-9
Collana: Rapporti
Descrizione
La crisi finanziaria globale e i rischi del protezionismo, l’economia, le politiche sui redditi e quelle sociali, le trasformazioni del mercato del lavoro e la precarietà diffusa, la sicurezza e la nocività sui luoghi di lavoro, il welfare e il diritto alla salute, lo sfruttamento minorile, il lavoro e il sindacato nel mondo, le nuove e vecchie povertà, la coesione sociale e il diritto all’inclusione, il carcere e la giustizia, i conflitti sul territorio e la sicurezza, le ronde e il neoautoritarismo, il volontariato, il Terzo settore e l’economia solidale, i diritti dei consumatori e degli utenti, il nuovo mutualismo e la cittadinanza attiva, la finanza etica e i nuovi stili di vita, la decrescita e il consumo responsabile, le libertà e i nuovi diritti, le migrazioni e i rifugiati, la multiculturalità e la cultura delle differenze, i nuovi movimenti e la globalizzazione, gli armamenti e le geopolitiche, le guerre infinite e i terrorismi globali, i diritti umani e le violazioni, i conflitti religiosi e le discriminazioni, l’Europa politica e quella sociale, lo stato del pianeta, lo sviluppo e le diseguaglianze, le politiche ambientali nel mondo e in Italia: sono alcuni dei tanti temi trattati nel Rapporto sui diritti globali 2009, giunto alla sua settima edizione. Un volume unico a livello internazionale per l’ampiezza dei contenuti, che propone una lettura dei diritti come interdipendenti. È uno strumento fondamentale di informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni. Il Rapporto, realizzato dalla Associazione SocietàINformazione, è promosso dalla CGIL nazionale in collaborazione con ActionAid, Antigone, ARCI, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, vale a dire con le associazioni italiane tra le più autorevoli, rappresentative e territorialmente diffuse che sono concretamente impegnate sulle problematiche trattate dal Rapporto. In ognuno degli 11 capitoli viene definito il punto della situazione e vengono delineate le prospettive del 2009. L’analisi e la ricerca sono corredate da ampie cronologie dei fatti, da approfondite schede tematiche, dai dati statistici più aggiornati, da un accurato glossario, dai riferimenti bibliografici e web, dalle sintesi dei capitoli e dall’indice dei nomi e delle organizzazioni citate. Prefazione di Guglielmo Epifani, introduzione di Sergio Segio, interventi di Lucio Babolin, Paolo Beni, Susanna Camusso, Walter Cerfeda, Franco Chittolina, Luigi Ciotti, Vittorio Cogliati Dezza, Emilio Gabaglio, Patrizio Gonnella, Maurizio Gubbiotti, Vera Lamonica, Agostino Megale, Raffaele Minelli, Filippo Miraglia, Enrico Panini, Ciro Pesacane, Morena Piccinini, Nicoletta Rocchi, Fabrizio Solari, Iacopo Viciani.
Rassegna:
Rapporto sui Diritti Globali 2009, in Italia normalizzazione atti razzismo
da: Il Mattino.it-28 Mag 09
28/05/2009
Il mondo è in uno stato di salute da «codice rosso» in materia di ambiente. A lanciare l'allarme il Rapporto Diritti globali 2009 che si occupa anche del fenomeno del razzismo e della scarsa qualità  del lavoro. L'ambiente. Per salvare il Pianeta dagli effetti più drammatici del mutamento climatico l'impegno dei singoli Stati e della comunità  internazionale tutta dovrà  essere immediato, deciso e consistente. L'unica speranza resta arrivare al post Kyoto nei tempi previsti. Ambiente nuovo soggetto politico. L'ambiente, inoltre, da un anno a questa parte, e ancor più negli anni a venire, secondo il Rapporto, si è rivelato in modo deciso come nuovo soggetto politico grazie alla sempre più forte percezione che i cambiamenti climatici siano un fenomeno problematico già  in atto; alle scadenze internazionali per arrivare a un nuovo accordo anti-Co2; all'elezione del presidente Usa Obama; il pacchetto Ue clima-energia; alla crisi economica che ha aperto la strada alla green-economy; ai movimenti su clima e giustizia sociale. Note positive che non bastano per coprire i guasti ambientali. Le emissioni di Co2 sono lievitate (+33% rispetto al '90, anno di riferimento di Kyoto) anzichè diminuire senza contare la perdita di biodiversità  (16.306 delle 41.415 specie monitorate sono fortemente a rischio estinzione) e dei danni da catastrofi (nel 2008 morte oltre 220.000 persone, danni materiali sono attestati a circa 200 miliardi di dollari). Sul fronte ricette il Rapporto avvisa gli scettici: Risparmio energetico, efficienza, energia verde e tecnologie pulite sono cosà determinanti che investendo in questi settori si potrà  soddisfare la domanda energetica prevista per metà  secolo, riducendo le emissioni di anidride carbonica dal 60 all'80%. In Italia normalizzazione atti di razzismo. Se il fenomeno xenofobo e razzista è diffuso in tutta Europa, è indubbia l'esistenza di un «caso italiano». Si denuncia l'esistenza in Italia di un razzismo «diffuso, vago e, spesso, non tematizzato». La cifra degli abusi, secondo il rapporto, è l'assoluta ordinarietà  con cui vengono perpetrati: «gli autori sembra che si sentano pienamente legittimati nel riservare trattamenti differenziati - dice il rapporto citando l'Unar - a seconda della nazionalità , dell'etnia o del colore della pelle». Ancora più grave il fatto che, sottolinea il rapporto, non ci sia una consapevolezza reale nel Paese. In questa sorta di «normalizzazione» degli atti di discriminazione e di razzismo, i cittadini stranieri sembrano aver alzato il livello di sopportazione degli abusi. Di fronte al fenomeno dell'immigrazione, si registra un'inquietudine sociale tornata in Italia almeno ai livelli massimi registrati nel 1999, una «penisola della paura» in cui la paura è alimentata dall'uso politico dell'immigrazione. In questa situazione, chiedersi se gli italiani sono razzisti o no non serve a nulla, perchè si rischia l'inazione per il senso d'impotenza di fronte all'enormità  del fenomeno - conclude il rapporto - oppure la sottovalutazione di un problema che si ritiene inesistente e che invece è purtroppo grave. Migranti a rischio sociale. Gli immigrati in Italia sono sempre più integrati, ma ciò non toglie che siano a rischi sociali. I regolari sono sempre più integrati e stabili: un matrimonio ogni dieci vede un partner italiano e uno straniero (24.020 in totale nel 2006) mentre i matrimoni con entrambi i coniugi stranieri sono 10.376; aumentano i ricongiungimenti familiari: i permessi per motivi di famiglia sul totale dei permessi è in continua crescita; gli immigrati rappresentano il 10% di tutti gli occupati, di cui ben 814.311 sono iscritti a un sindacato, il 5% sul totale degli iscritti e il 12% su quelli attivi, cioè pensionati esclusi. Gli immigrati creano lavoro: il 10% del lavoro artigiano, 165.114 titolari d'impresa, 52.715 soci e 85.990 altre figure societarie, con il maggior sviluppo nelle comunità  marocchina, romena e cinese. Nonostante questa integrazione a ritmi serrati, continuano a essere esposti in modo elevato a rischi sociali. Ottengono con difficoltà  la cittadinanza (nella UE-25, se ne concedono 2.000 al giorno in media, in Italia non più di 100); nel lavoro, il loro tasso di attività  è mediamente del 73,2%, 12 punti in più rispetto agli italiani, ma il loro tasso di disoccupazione è due punti più alto, 8,3% in media e 12,7% per le donne. Accedono meno al welfare: nonostante essi assicurino un gettito fiscale che nel 2007 è stato di 3 miliardi e 749 milioni di euro, 137,5 milioni per l'imposta di registro e 254,5 milioni di euro per imposta sul reddito d'impresa, il welfare locale ha speso per loro 136,7 milioni di euro (il 2,4% della spesa sociale dei Comuni), cioè 53,9 euro pro capite. Il terremoto in Abruzzo, spiega il Rapporto, è «una strage a cavallo tra il naturale e il criminale», un sisma «che nella sua punta massima del 6 aprile ha toccato magnitudo 5,8 ma che è stato preceduto da numerosi fenomeni sismici e al quale hanno seguito migliaia di repliche». «Ma soprattutto - si legge ancora nel dossier - un sisma che in rapporto alla sua forza e a quanto avviene nel resto del mondo ha fatto un enorme numero di morti: 297 vittime sepolte sotto le macerie di edifici antisismici e in cemento armato, che avrebbero dovuto tenere ma che, complici il cemento allungato con sabbia di mare, i materiali scadenti utilizzati per le costruzioni, i collaudi e i certificati di agibilità  a dir poco compiacenti - scrive il Rapporto Diritti Globali 2009 - si sono sgretolati come castelli di carta». «Una strage - conclude il Rapporto - a cavallo tra il 'naturalè e il 'criminalè. E proprio gli eccessivi danni del terremoto hanno fatto scattare le indagini della magistratura». Scarsa qualità  del lavoro. La qualità  del lavoro, in Italia, a parte alcune esperienze in controtendenza, sembra avviata su uno scivolo che porta verso il basso. L'Italia è uno dei pochi Paesi industrializzati in cui i sussidi di disoccupazione non sono accessibili a tutti: questo condiziona il lavoratore tutelato a non cercare altre opportunità . Allo stesso tempo - spiega il Rapporto - il lavoratore a tempo determinato teme il lavoro, e finisce per prenderne le distanze. Nelle persone più giovani vi è una maggiore consapevolezza, o forse una maggiore rassegnazione, verso il fatto che il lavoro a tempo determinato è diventato una specie di condizione necessaria per trovare un'occupazione. Il tasso di occupazione femminile in Italia è salito, tra il 2004 e il 2007, dal 45,2% al 46,6%, un incremento minimo rispetto agli obiettivi di Lisbona per il 2010, che lo hanno fissato al 60%. La media europea che ormai vi si avvicina. Si tratta, ancora una volta, dello spreco di una risorsa, che potrebbe costruire ricchezza, produrre innovazione, sostenere il reddito familiare.
Crisi e contratti, Epifani torna ad attaccare governo e imprese
da: il Velino.it-28 Mag 09
28/05/2009
'Un governo miope e ideologico, che non sa contrastare la crisi. Non usa giri di parole il leader della Cgil Guglielmo Epifani e, nella 'Prefazione' da lui firmata al 'Rapporto sui diritti globali 2009' che verrà  presentato domani a Roma nella sede della confederazione in corso Italia, traccia un quadro 'nero' della crisi e torna ad attaccare l'esecutivo e le politiche messe in campo per affrontare l'emergenza. Ma anche Confindustria sulla riforma dei contratti. 'Il governo ha deliberatamente provato a ignorare, per molto tempo, la crisi ' ha scritto Epifani ' l'ha sottovalutata, ha tentato di fare credere che avrebbe toccato poco o niente l'economia del paese; ha lanciato il messaggio di 'continuare a spendere' per rilanciare la domanda. È intervenuto quando proprio non ha potuto farne a meno, in ritardo, con poche risorse (per lo più attinte dalle Regioni), e in settori limitati. In seguito 'l'esecutivo italiano (ma non solo esso, penso anche ad alcune sorprendenti affermazioni del presidente di Confindustria) è sembrato accreditare l'idea di una crisi già  in via di superamento ' ha continuato il leader della Cgil ' contro tutte le indicazioni degli organismi internazionali. Una interpretazione, quella secondo cui si sarebbe già  oltrepassato il punto più grave della crisi, che potrebbe funzionare da alibi per il governo, giustificando una politica di scarso, o nullo, ulteriore intervento. Quel che è peggio però, ha sottolineato Epifani, 'è la scelta netta del governo di rinunciare a qualunque confronto con le rappresentanze sociali. Una scelta che conferma il profilo autoreferenziale di questo esecutivo, e lancia un messaggio preciso: il governo non ha bisogno di confronti, non soltanto decide da solo (il che è nella logica delle cose) ma non ritiene necessario alcuno scambio, alcun ascolto del punto di vista di chi rappresenta gli interessi sociali. Una posizione, ha aggiunto il numero uno della Cgil, 'in controtendenza rispetto a quel che accade altrove, Stati Uniti in primis, dove il rilancio del confronto con il sindacato e direi la valorizzazione stessa del sindacato e del lavoro sono stati elementi centrali del programma del nuovo presidente Barack Obama. In Italia invece il governo 'ha palesato fin dai primi passi scelte marcatamente ideologiche rispetto al rapporto con le organizzazioni dei lavoratori. Secondo Epifani infatti, 'senza il minimo confronto con le parti sociali, si manomettono molti dei provvedimenti che il precedente esecutivo aveva adottato con il Protocollo sul welfare e si introducono modifiche pesanti in tema di relazioni sindacali, inoltre 'la manovra economica del giugno scorso interviene pesantemente nel campo della contrattazione collettiva pubblica. Ma 'le scelte ideologiche del governo sono, estesamente descritte anche nel Libro bianco del ministro Maurizio Sacconi, e sono scelte nettamente caratterizzate da una visione ultracorporativa delle relazioni sindacali. Sempre a tale impostazione, ha proseguito il segretario di corso Italia, 'va ricondotta la scelta di manomettere il Testo Unico per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro che era stato varato in extremis dal precedente governo e lo stesso 'accordo per la riforma del modello contrattuale ha avuto 'l'esplicita volontà  di dividere il fronte sindacale, isolando la Cgil. Per Epifani, 'è la Cgil infatti che viene vista come il principale oppositore di una linea che fa dell'indebolimento della contrattazione collettiva e della flessibilità  massima nell'uso della manodopera, una delle scelte strategiche per favorire una competitività  basata sulla compressione dei diritti del lavoratore. Si tratta però 'di una pregiudiziale ideologica che rileva una insofferenza crescente nei confronti dell'organizzazione sindacale più rappresentativa. È proprio 'in questo clima ' ha evidenziato il sindacalista ' che il governo, in sintonia con la Confindustria, spinge per l'accordo separato sul modello contrattuale sulla base di un 'documento preparato dalle associazioni datoriali che 'è notevolmente distante su punti qualificanti da quello unitariamente definito. Come Cgil, si è giustificato Epifani, 'abbiamo più volte spiegato il nostro no: l'accordo non consente al contratto nazionale di conservare la tutela del potere di acquisto del salario, non allarga gli spazi della contrattazione di secondo livello, consente una pericolosa e generale derogabilità  del contratto nazionale, tanto più pericolosa in una fase di debolezza economica che rende ricattabili i lavoratori. Ma 'se possono essere evidenti i vantaggi immediati, per Confindustria, di una tale impostazione, lo sono assolutamente meno quelli in prospettiva ' ha osservato il numero uno della Cgil ' Il risultato è paradossale perché, se si rende più complesso l'esercizio della difesa dei diritti dei lavoratori, non è detto che questo dia più certezza e prevedibilità  ai comportamenti delle imprese. Ma la scelta di un accordo separato sui contratti, ha scritto ancora Epifani, è stata 'purtroppo assecondata da Cisl e Uil, nonostante 'operare consapevolmente questa rottura in un momento in cui bisognerebbe coordinare le azioni di tutti contro la crisi, studiando politiche industriali, d'intervento territoriale, dando risposte ai precari, ai cassaintegrati, alle fasce più deboli è stato 'particolarmente grave. Infine 'ciliegina sulla torta, c'è 'l'attacco ai diritti che si manifesta con il provvedimento (in parte già  accennato proprio nel testo dell'accordo separato) che punta a limitare il diritto di sciopero, per ora solo nel trasporto pubblico ' ha affermato il dirigente sindacale ' È uno snodo, questo, di particolare rilevanza, che richiede massima attenzione e vigilanza perchè tocca un principio nevralgico dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, costituzionalmente garantito. Il sindacato di corso Italia, ha ricordato Epifani, si è mobilitato contro l'intesa separata, 'in primo luogo appellandosi, secondo un fondamentale principio di democrazia, ai lavoratori perche' si esprimessero sull'accordo separato ma si è rivelato 'un appello solitario, purtroppo, perché Cisl e Uil si sono rifiutate di convocare un referendum unitario sui luoghi di lavoro. Malgrado questo 'altissima è stata la partecipazione alla consultazione, circa tre milioni e mezzo di voti, in stragrande maggioranza contrari alla riforma, a conferma del bisogno dei lavoratori di esprimersi su una questione che, com'è ovvio, li riguarda direttamente. Cosà come 'grande e serena ' ha concluso il leader della Cgil ' è stata la partecipazione alla grande manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo, promossa per spingere il governo a interventi più incisivi, per tutelare i redditi, il lavoro e i diritti.
Un mondo migliore
da: Left-28 Mag 09
28/05/2009

Download
Diritti alla corda. Sos di Cgil e associazioni
da: Liberazione-30 Mag 09
30/05/2009

Download
Il mondo sta sempre peggio. Ma la domanda è: come usciremo dalla crisi?
da: il Manifesto-30 Mag 09
30/05/2009

Download
Presentazione del Rapporto sui Diritti Globali 2009
da: Radio Radicale-29 Mag 09
29/05/2009

Link alla risorsa
Il lungo declino dei salari
da: Rassegna.it-29 Mag 09
29/05/2009
Trent'anni fa per arrivare allo stipendio di un amministratore delegato bastava sommare quelli di 35 dipendenti. Oggi bisogna moltiplicare per dieci: un solo top manager guadagna mediamente quanto 344 operai. È solo un effetto della 'corsa verso il baratro dei salari denunciata nel Rapporto sui diritti globali 2009. Che in estrema sintesi sostiene il fallimento di alcuni aspetti della globalizzazione: 'Al di là  della retorica salvifica del neoliberismo ' si legge ' secondo cui anche gli 'ultimi' avrebbero beneficiato della crescita globale derivante dalla deregulation, in realtà  gli squilibri planetari sono aumentati, gli obiettivi di sviluppo del millennio ormai praticamente irraggiungibili. Come ogni anno c'è veramente di tutto nel massiccio volume (oltre mille pagine) pubblicato dalla casa editrice Ediesse e presentato oggi a Roma: dai problemi dell'economia a quelli dell'ambiente, passando per l'immigrazione e il rischio razzismo di più stretta attualità . Spazio anche al lavoro, 'che per qualità  scivola sempre di più verso il basso. Quando i riflettori puntano sul nostro paese, poi, l'analisi è spietata: di fronte alla crisi gli italiani 'sono sempre più soli, senza rete, e con un welfare che si ritrae. I dati sono stati ricavati incrociando le più autorevoli ricerche nazionali e internazionali; il progetto è curato dall'Associazione Società Informazione insieme a Cgil, Arci, ActionAid, Antigone, Cnca, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente. Proprio al leader di Corso Italia è affidata la prefazione. 'Il nostro ' scrive Epifani parlando di affari interni ' è un governo miope e ideologico che non sa contrastare la crisi. Poi una riflessione d'insieme sulle 'storture della globalizzazione e sulla necessità  sempre più urgente di 'un nuovo modello di governace per rimediare ai guasti provocati dalla crisi. Insomma, per il leader della Cgil è l'ora di 'nuove scelte in grado di proteggere l'ambiente, di diminuire la disuguaglianza, di recuperare dappertutto il valore del lavoro umano. Secondo il curatore del Rapporto, Sergio Segio, gli antidoti sono in verità  assai semplici: 'La ricetta è contenuta nel titolo della marcia che i movimenti hanno tenuto alla vigilia del G20 a Londra, nel marzo 2009: Put people first, Date la priorità  alle persone. IL WELFARE CHE NON C'E'. Tra le tante statistiche fornite dal Rapporto, colpisce quella che ricorda le difficoltà  delle famiglie italiane che, per accantonare qualcosa, in un caso su tre sono costrette a tagliare i consumi. Nella graduatoria delle paure e delle minacce percepite, oltre alla perdita del benessere conquistato e il timore per le cure sanitarie, c'è la perdita dei risparmi (60,5 per cento), il non poter pagare il mutuo della casa (44,5), o le rate di altri acquisti (43), perdere il lavoro (38). Si riprende poi l'analisi della Cgil sui salari che nel 2008-2009 rischiano una perdita secca media di 1.219 euro. IMMIGRAZIONE E AMBIENTE. Cifre alla mano, nel nostro paese gli immigrati regolari risultano sempre più integrati e stabili, un matrimonio ogni dieci vede un partner italiano e uno straniero, aumentano i ricongiungimenti familiari. Nonostante questa integrazione a ritmi serrati, tuttavia, 'i migranti continuano a essere esposti in modo elevato a rischi sociali. Infine, anche sul fronte clima 'l'Italia è messa male e si differenzia da molti paesi dell'Unione europea per la totale assenza di una qualsiasi politica di governo delle emissioni. SOLO LE ARMI NON CONOSCONO CRISI. Come da tradizione il dossier insiste nel denunciare le spese dei governi per le armi: all'inizio del 2008 nel mondo si combattevano 24 conflitti, di cui cinque considerati maggiori, con oltre mille vittime all'anno, e il budget mondiale delle spese per armamenti nel 2007 ha raggiunto la cifra record di 1.339 miliardi di dollari. 'Nel suo piccolo, l'Italia nel 2008 ha visto crescere del 29 per cento le autorizzazioni governative per l'esportazione di armamenti, per un ammontare di tre miliardi di euro. Un settore in espansione che, sottolineano i ricercatori, gode da un lato della massima discrezione, dall'altro, di un forte consenso: 'Secondo una ricerca della Caritas sui conflitti dimenticati (vedi Pakistan, Sudan e Colombia), gli eventi bellici trovano scarsissima eco sui media italiani. LA BUONA NOTIZIA. Nonostante un quadro di preoccupazione 'qualche singola buona notizia si riesce sempre a rintracciare, afferma Segio confermando la scelta di dedicare uno spazio 'positivo in ogni capitolo del libro. Ne segnaliamo uno: nel febbraio 2009, per la prima volta nella storia dell'Arabia Saudita, una donna, Noura al Fayez, è entrata nel governo con l'incarico di viceministro per l'Educazione femminile: 'In un paese dove le donne non possono lavorare e viaggiare o avere accesso ai servizi sanitari senza l'autorizzazione di un familiare di sesso maschile ' dice il Rapporto ' questo è l'inizio di una rivoluzione.
Una denuncia degli effetti generali della crisi economica e finanziaria
da: Terra-30 Mag 09
30/05/2009

Download
Rapporto Cgil sui diritti: «Gli italiani sempre più soli di fronte alla crisi»
da: l'Unità on line-29 Mag 09
29/05/2009
«Un paese in difficoltà , nonostante l'ottimismo di facciata». Cosà definisce l'Italia il rapporto sui diritti globali, realizzato da Associazione società informazione onlus e promosso da Cgil, Actionaid, Arci, Antigone, Cnca, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. «La crisi - si legge nel rapporto - sta mordendo la società  italiana, i lavoratori, il sistema industriale. Negli ultimi tre mesi del 2008, il Pil è diminuito del 2,6%, mentre le stime per il 2009 lo danno in arretramento di oltre il 3%. Ma il governo ha una strategia opposta a quella del governo americano: tanto quest'ultima è improntata all'idea di un cambiamento forte, perchè niente può tornare come prima, quanto l'iniziativa in Italia è dominata dalla convinzione che al massimo è necessario qualche aggiustamento». Nel rapporto si legge anche che gli italiani di fronte alla crisi sono sempre più soli e senza rete, e di fronte a un welfare che si ritrae corrono rischi contro cui non hanno protezione. L'11,8% possiede azioni o quote di fondi ad alto rischio sul mercato finanziario; l'8,2% (circa 2 milioni) ha un mutuo per la casa cui far fronte, con (stimate) 56 mila famiglie che saltano i pagamenti e 193 mila che fanno fatica a pagare le rate, il 12,8% (poco più di 3 milioni) che ricorre al credito al consumo. Il 50% delle famiglie italiane, prosegue il rapporto, ha un reddito annuo inferiore a 23.083 euro, 1.924 al mese, un anziano solo vive con meno di 11.458 euro (955 euro mensili), a fronte di chi è solo ma in età  attiva (16.274 euro). C'è un capitolo dedicato al miraggio della casa, visto che lo sfratto, il mutuo, l'affitto e le bollette in arretrato sono causa di vulnerabilità , e spesso anche di passaggio a veri stati di povertà . Sta diminuendo l'acquisto (-13% nel 2008) e contemporaneamente aumentano i costi dell'affitto: +130% dal 1998. Segnalata nel rapporto anche la «beffa della social card». Commentando il rapporto, Don Luigi Ciotti fa notare che il problema non è solo di carattere economico, visto che nel nostro Paese è in corso un attacco ai diritti «avvenuto in modo chirurgico», con «la copertura di buona parte dei mass media, asserviti a quegli stessi giochi di potere che avrebbero dovuto denunciare». Il presidente del gruppo Abele accusa il governo di aver sfornato a getto continuo misure di sicurezza in aperto contrasto con i diritti fondamentali della persona», mettendo dall'altro lato «i reati dei potenti e dei colletti bianchi al riparo dalla legge». Secondo Don Ciotti, la nostra legge sull'immigrazione è «fra le più disumane» e «la deriva legislativa ha provocato un imbarbarimento dei costumi». Di fronte a questo arretramento, per il presidente dell'Arci Paolo Beni, «l'alternativa non può essere rispolverare l'intervento pubblico e l'economia, ma mettere in discussione un modello di sviluppo che sta implodendo».
La globalizzazione dei diritti
da: Vita.it-29 Mag 09
29/05/2009
Presentato stamani a Roma il Rapporto sui diritti globali 2009, realizzato dall'associaizone Società Informazione con la collaborazione di molte realtà  sociali: dalla Cgil all'Arci, da Action Aid al Forum ambientalista, dal Gruppo Abele a Legambiente. 1.373 pagine per fare il punto su economia, welfare, guerre, violazioni, politica, ambiente, globalizzazione, razzismo, diritti umani e di cittadinanza. Meno diritti, più rovesci «Quest'anno», scrive nella sua prefazione il leader Cgil, Guglielmo Epifani, «il Rapporto uscirà  nel pieno degli effetti della crisi finanziaria mondiale sulle economie reali - e quindi sulle condizioni delle persone - di tutti i Paesi del pianeta. Uscirà , inoltre, avendo alle spalle la tragedia del terremoto che ha devastato L'Aquila e molti dei comuni vicini». Un duplice riferimento, internazionale e uno italiano, che dà  il polso di una indagine a tutto campo che si avvale in qualche misura di una lente bifocale: guarda lontano e al tempo stesso si concentra sulle cose che ci sono vicine. Uno sforzo che permette di ricollegare fenomeni che potrebbero essere considerati locali a trend più globali. Questo vale - rimanendo in ambito finanziario - per l'economia reale, ovunque caratterizzata da una contrazione pesantissima dei salari: «Quasi tutto il mondo adesso è in recessione, ma la recessione non è per tutti. Vi saranno 200 milioni di disoccupati, i working poors diventeranno il 45% del totale, mentre i lavori vulnerabili supereranno la quota del 50%. Si parla molto di un ritorno al keynesismo come soluzione ai guasti del neoliberismo, ma si finge spesso di dimenticare che una delle scelte più importanti del New Deal è stata la politica degli alti salari. Oggi tutto sembra in discussione, meno i bassi salari in circolazione», si legge nel relativo capitolo. E discorso analogo si potrebbe fare per temi come l'ambiente (l'ecologia costa, si ripete spesso e ovunque; ma esistono alternative? E nel focus italiano si sottolinea un «poco onorevole primato»: l'approvazione di una mozione Pdl, il 1° aprile 2009, «che non solo nega i cambiamenti climatici, ma anche le loro cause e conseguenze, nonché le responsabilità  dell'uomo nel global warming»). Come il razzismo. Come la violazione dei diritti, in particolare dei deboli. Un volume ricchissimo Sono moltissimi gli ambiti in cui il Rapporto indaga, ripercorrendo il 2008 e ricordando le principali tappe che hanno scandito la storia recente. Impossibile render conto di tutto. Vale però la pena di soffermarsi sul capitolo Welfare, che si concentra sulle conseguenze della crisi nel Belpaese. Italiani sempre più soli, con poche tutele; migranti integrati ma a rischio; diritto alla salute sempre più traballante (si richiamano i dati del Censis secondo cui per far fronte alle spese sanitarie il 42% degli over 65 mette mano ai risparmi, il 30,3% tira la cinghia, il 18% chiede aiuto a parenti e amici, il 5,3% fa lavoretti vari e il 3,6% si indebita con le finanziarie). Un paese immobile in cui la povertà  riguarda anche i minori (poveri nel 18% dei casi, percentuale che a Sud cresce fino al 25%). C'è anche un preciso riferimento al Terzo settore, interpretato come fenomeno importante ma "in bilico" fra mercato e diritti. Sarebbe finita «la spinta propulsiva del Terzo settore, trasformatosi in imprese e burocrazia. Una immagine pessimista e da non generalizzare, anche se nell'economia sociale si alternano luci e ombre»... Un altro capitolo da leggere con attenzione. Rapporto sui diritti globali 2009, Ediesse edizioni (30 euro) Prefazione di Guglielmo Epifani, introduzione di Sergio Segio. Interventi di Lucio Babolin, Paolo Beni, Susanna Camusso, Walter Cerfeda, Franco Chittolina, Luigi Ciotti, Vittorio Cogliati Dezza, Amedeo Cottino, Emilio Gabaglio, Patrizio Gonnella, Maurizio Gubbiotti, Vera Lamonica, Agostino Megale, Raffaele Minelli, Filippo Miraglia, Enrico Panini, Ciro Pesacane, Morena Piccinini, Nicoletta Rocchi, Fabrizio Solari, Iacopo Viciani.
Crisi della globalizzazione e difesa dei diritti nel mondo
da: Conquiste del Lavoro-4 Luglio 09
04/07/2009

Download
Diritti globali 2010, l'Italia è in crisi ma pensa agli armamenti
da: Ami-24 Mag 10
24/05/2010
Presentata a Roma l'ottava edizione del rapporto sui Diritti Globali" 2010. Il volume, ideato e realizzato dall'Associazione Società  Informazione Onlus, è stato promosso dalla Cgil in collaborazione con numerose realtà . Si tratta di uno strumento che propone la lettura dei diritti, a livello internazionale, come interdipendenti. Uno strumento di informazione e formazione non solo per gli operatori del settore ma anche per chi, nella cosiddetta società  civile, vuole avere diverse armi d'analisi. Otto capitoli che prendono in esame le situazioni di crisi sul pianeta e che cercano di delinearne le prospettive. Una grande attenzione è dedicata all'Italia, alle condizioni dei migranti e alle risposte securitarie. Alla progressiva perdita di diritti del mondo del lavoro e ai disastri ambientali. Spazio anche all'aumento della corruzione al risorgere della mafia. «Questo rapporto nasce per diversi motivi, innanzitutto per colmare in deficit di analisi e informazione sul tema dei diritti globali come nuova categoria per leggere la globalizzazione. Inoltre l'idea sorge per mettere in rete le associazioni che ancora autonomamente e senza comunicazione tra loro portano avanti l'impegno per i diritti». Sergio Segio, curatore del rapporto sui 'Diritti Globali 2010, sintetizza in questa maniera il contenuto del volume, giunto all'ottava edizione, presentato oggi a Roma presso la sede nazionale della Cgil. Il rapporto, ideato e realizzato dall'Associazione Società  Informazione Onlus, è stato promosso dalla Cgil in collaborazione con numerose realtà  (Arci, Action Aid, Antigone, Coordinamento nazionale delle comunità  di Accoglienza, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente). Si tratta di uno strumento che propone la lettura dei diritti, a livello internazionale, come interdipendenti. Uno strumento di informazione e formazione non solo per gli operatori del settore ma anche per chi, nella cosiddetta società  civile, vuole avere diverse armi d'analisi. «L'Italia che si dibatte nella crisi economica e che immagina di tagliare le pensioni e lo stato sociale spenderà  ben 15 miliardi di euro per un cacciabombardiere, 2 miliardi di euro per la portaerei Cavour. L'Italia spende pro capite più di quanto spenda la Germania per la difesa» dice sempre Segio, illustrando il concetto di fondo sul quale il rapporto poggia le sue fondamenta. In ognuno degli otto capitoli viene definito il punto della situazione e vengono delineate le prospettive per il 2010. Un grande spazio occupa la parte relativa ad economia e lavoro con la critica alle disuguaglianze provocate dal modello di sviluppo attuale e dalla rapacità  delle finanza internazionale. Non a caso il secondo capitolo verte sulla sicurezza sul lavoro fortemente legata al peggioramento dei diritti del mondo operaio. E poi ancora le crisi ambientali e quelle della politica, la mancanza di anticorpi nella società  capaci di mettere un freno allo sfruttamento e alla degradazione dei rapporti sociali. Per dirla come Don Luigi Ciotti del gruppo Abele «la politica distante dai problemi delle persone non è politica, nel nostro paese non c'è chi governa ma chi comanda». E una grande attenzione è dedicata all'Italia in crisi, alle condizioni dei migranti e alle risposte securitarie, un aspetto messo ben in luce dal Patrizio Gonnella dell'Associazione Antigone che nota come «il numero dei carcerati ha ormai raggiunto le 68.000 unità  contro 43.000 posti letto regolamentari. Tutto questo non corrisponde ad un aumento del tasso di criminalità , quello che è successo è che sono stati creati dei delitti artificiosi dal nulla, basti pensare alle leggi sull'immigrazione. Ora però la percezione di insicurezza è minore di qualche anno fa, oggi fa più paura la perdita del posto di lavoro e di reddito». Spazio anche all'aumento della corruzione, come denotano le cronache recenti, e al risorgere della mafia che vede nella crisi economica un'occasione di profitto poichè «le mafie ' dice ancora Don Ciotti - si alimentano delle ingiustizie, delle sopraffazioni, dei vuoti istituzionali. In questo momento di grande povertà  economica le mafie fungono da banca, attraverso pseudo società  prestano i soldi in forma di usura alle piccole e medie imprese in difficoltà ».
Link alla risorsa