QRS N. 4/2019
Stato e relazioni industriali
Ottobre-Dicembre 2019
ISBN: 978-88-230-2275-1
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Descrizione
  • Le prospettive della rappresentanza negoziale
  • La misurazione della rappresentatività datoriale
  • Comparare il welfare in Italia e Olanda
  • Precari e precarietà
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TEMA - IL RUOLO DELLO STATO NELLE RELAZIONI INDUSTRIALI
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Introduzione. Come cambiano le funzioni dello Stato e delle relazioni industriali
Maria Concetta Ambra.

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Le riforme italiane e francesi del mercato del lavoro: una via indiretta per il depotenziamento della contrattazione sindacale?
Italian and French Labour Market Reforms: an Indirect Way to Weaken Trade Union Bargaining?
Davide Bubbico

Negli ultimi anni le riforme del mercato del lavoro in Francia e in Italia hanno contribuito all’ulteriore deregolamentazione della legislazione lavorista. Se in Italia queste hanno riguardato principalmente i temi della regolazione contrattuale e del funzionamento del mercato del lavoro, nel caso francese hanno riguardato più espressamente anche la contrattazione collettiva e il sistema delle relazioni industriali a livello aziendale. Sia l’ultima riforma promossa dal governo Renzi (il Jobs Act), sia quella promossa da Macron (Loi Travail 2), si sono mosse entrambe sulla scia di precedenti provvedimenti, più o meno in continuità rispetto ai contenuti, ma anche nel quadro di un confronto sindacale più conflittuale e condizionato da una crescente propensione alla disintermediazione da parte dei governi. Anche se i due paesi presentano caratteristiche differenti relativamente al loro mercato del lavoro (anche in ragione della loro economia) e al loro modello di rappresentanza sindacale (diverso peso dei contratti nazionali, tassi di sindacalizzazione, organismi di rappresentanza interni alle aziende, ecc.), le due riforme potrebbero in prospettiva favorire ulteriormente la de-sindacalizzazione, in particolari degli occupati più giovani. L’ipotesi contenuta in quest’articolo è in altri termini quella che l’ulteriore processo di precarizzazione contrattuale nel rapporto di lavoro e la riduzione delle tutele contro i licenziamenti, tanto nella riforma italiana quanto in quella francese, possa condurre nel medio-lungo periodo ad un indebolimento crescente dell’efficacia e della copertura della contrattazione collettiva, a partire dall’enorme incidenza dei contratti a termine nelle assunzioni e dall’introduzione di formule negoziali dirette tra lavoratori e aziende.

ENGLISH - In recent years, labor market reforms in France and Italy have contributed to the further deregulation of labor legislation. If in Italy these mainly concerned the issues of contractual regulation and the functioning of the labor market, in the French case they more specifically concerned collective bargaining and the system of industrial relations at the company level. Both the latest reform promoted by the Renzi government (the Jobs Act) and the one promoted by Macron (Loi Travail 2) both moved in the wake of previous measures, more or less in continuity about the contents, but also in the context of a more conflictual union confrontation conditioned by a growing propensity to disintermediation by governments. Even if the two countries have different characteristics with regard to their labour market (also due to their economy) and their model of union representation (different weight of national contracts, unionization rates, representation model’s in the companies, etc.), the two reforms could in prospect favor further de-unionization, in particular of the young workers. In other words, the hypothesis contained in this article is that the further process of contractual precariousness in the employment relationship and the reduction of the protections against dismissals, both in the Italian and French reforms, can be conducted in the medium-long term to a growing weakening of the effectiveness and coverage of collective bargaining, starting from the enormous incidence of fixedterm contracts in hiring and the introduction of direct negotiation formulas between workers and firms.

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Oltre la rappresentatività sindacale (anche datoriale) «quantificata». Una possibile circolazione del modello francese?
Beyond a «Quantitative» Notion of Employers’ Representation. Learning from the French Experience?
Micaela Vitaletti

L’autrice si sofferma sui criteri adottati dall’ordinamento francese per selezionare le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro al fine di evidenziare i profili che possono costituire spunto di riflessione per l’ordinamento interno, anche alla luce del percorso avviato dalle parti sociali. In particolare si evidenzia l’importanza della previsione di criteri non soltanto «quantitativi», ma altresì tesi ad accertare l’effettività dell’azione sindacale.

ENGLISH - The Author deals with the representation of law employers’ associations and analyses the criteria provided for by the French Law with a view to understand its possible introduction also in the Italian law. A particular focus is devoted to those elements that, besides the ‘quantitative criteria’, may highlight the effectiveness within the industrial relations

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La rappresentanza negoziale sindacale dal Patto per la fabbrica al programma di governo giallorosso. Traiettorie regolative autonome e prospettive eteronome
Trade Union Representation from the Pact for the Factory («Patto della fabbrica») to the Program of the Yellow-Red Government: Autonomous Regulatory Trajectories and Heteronomous Perspectives
Veronica Papa

Obiettivo del contributo è, in primo luogo, di indagare le prospettive regolative in tema di rappresentanza negoziale del sindacato emergenti dall’ultimo tassello di autoregolazione sindacale sul tema, costituito dall’Accordo interconfederale del 9 marzo 2018 (Patto della fabbrica). In secondo luogo, e sulla scorta del dibattito originato dall’inclusione di un intervento legislativo in tema di salario minimo e rappresentanza sindacale tra le priorità della nuova compagine governativa, oggetto di indagine sono le prospettive di un eventuale intervento eteronomo di regolamentazione della rappresentanza sindacale nel contesto di una legge istitutiva del salario minimo legale.

ENGLISH - The aim of the paper is, firstly, to investigate the regulatory perspectives on trade union representation emerging from the most recent act of self-regulation on the subject, i.e. the Cross-sectoral Agreement of 9th March 2018 (Patto della fabbrica). Secondly, and on the basis of the debate originated from the inclusion of a legislative intervention on minimum wages and trade union representation among the priorities of the new government, the paper analyses the perspective of a possible heteronomous intervention on trade union representation in the context of a law on minimum wage.

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Welfare: Stato e parti sociali. Il caso italiano e profili di comparazione con l’esperienza olandese*
Welfare: State and Social Partners. The Italian Case and Comparison Profiles with the Dutch Experience
Rosita Zucaro

Le dinamiche economico-sociali tra associazioni sindacali e datoriali hanno da sempre comportato un interesse statale, manifestatosi in forme sia dirette che indirette, sia formali che informali. L’analisi, condotta nell’articolo, attiene proprio agli aspetti più marcatamente sociali delle relazioni industriali, con l’obiettivo di evidenziare le connessioni che sussistono tra welfare contrattuale e agente pubblico, sia in termini di soggetto «incentivante», sia quale interlocutore principale di tali interventi. Per l’autrice questa riflessione costituisce un passaggio obbligato, in quanto l’entropia definitoria del fenomeno, e l’assenza di una nozione normativa sembrano determinare che un’eventuale perimetro dell’istituto passi necessariamente anche attraverso il concetto di Welfare State. Il metodo comparato, con la scelta dell’esperienza olandese, è un utile strumento metodologico nel dimostrare che l’azione statale sembra comportare un determinato modularsi delle relazioni industriali e della loro azione nel welfare sussidiario.

ENGLISH - The economic and social dynamics between trade unions and employers’ associations have always caused a state interest manifested in both direct and indirect forms, both formal and informal. The analysis, conducted in the article, concerns precisely the most markedly social aspects of industrial relations, with the aim of highlighting the connections that exist between company welfare and public agent, both in terms of «incentiving » subject, and as main interlocutor of such interventions. For the author, this consideration is an obligatory step, becouse the many explanations of the institute and the absence of a normative notion seem to determine that a possible perimeter of that necessarily passes also through the concept of Welfare State. The comparative method, with the choice of the Dutch model is a useful methodological tool in demonstrating that state action seems to involve a certain modulation of industrial relations, and of their action in the subsidiary welfare.

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Teoria e prassi dei beni comuni: una primavera per il diritto e la rappresentanza del lavoro?
Theory and Praxis of the Commons: a Spring for Labour Law and Representation?
Paolo Tomassetti

L’articolo analizza, nella prospettiva del c.d. doppio-movimento Polanyiano, le implicazioni teoriche e pratiche della teoria dei beni comuni sul diritto e sulla rappresentanza del lavoro. La proposta dei beni comuni comporta un ripensamento della concezione pluralista del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Di fianco all’analisi teorica, l’articolo discute alcuni esempi di azione collettiva per la difesa dei beni comuni, relativamente allo sviluppo sostenibile dei territori, alle forme di cittadinanza attiva e al ruolo del consumo critico. La conclusione è che la prospettiva dei beni comuni possa rappresentare un fattore di rivitalizzazione per il diritto e la rappresentanza del lavoro.

ENGLISH - The article analyses, from the perspective of Polanyi’s double-movement, theoretical and practical implications of the commons’ theory for labour law and representation. The proposal of the commons challenges the pluralist conception of labour law and industrial relations. Beyond the theoretical analysis, the article discusses examples of collective action aimed to protect the commons, in relation to sustainable development of local communities, active citizenship and critical consumption. The conclusion is that the commons perspective might be regarded as a revitalization factor for labour law and representation.

TENDENZE
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Il rischio psicosociale: lo stress lavoro correlato e gli strumenti di intervento
Psychosocial Risk and the Evolution of Work-Related Stress: Policies and Intervention Tools
Romano Benini

L’evoluzione dei modelli organizzativi del lavoro ha portato negli ultimi decenni all’emergere di diverse situazioni di disagio definite come «rischio psicosociale», che comprendono lo stress correlato al lavoro, le molestie e le situazioni in cui si configurano forme di vera e propria violenza. Lo stress da lavoro correlato costituisce oggi la condizione più diffusa di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il saggio valuta l’evoluzione del rischio psicosociale e dello stress nel nostro sistema economico, prendendo in considerazione alcune tra le principali misure promosse per contrastare il fenomeno e valutando ricerche che mettono in rilievo degli aspetti particolari della problematica. In particolare si considera il ruolo del dialogo sociale e del sindacato, sia nelle politiche che negli interventi in azienda, per promuovere modelli organizzativi in grado di limitare le situazioni di disagio collegate allo stress correlato al lavoro e per favorire il benessere aziendale come condizione prevalente nei sistemi produttivi. Inoltre si considerano i dati provenienti dalle analisi dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute rispetto al rischio psicosociale. La tesi dell’autore è che i modelli organizzativi del lavoro che stanno emergendo in questi anni, in particolare l’idea che la prestazione lavorativa sia da valutare quale «performance», implichino la diffusione di un maggior rischio psicosociale e di un conseguente minor benessere lavorativo.

ENGLISH - The evolution of organizational models of work has led in the last decades to the emergence of different situations of hardship defined as «psychosocial risk», which include work-related stress, harassment and situations in which actual forms of violence. Work-related stress is nowadays the most widespread condition of risk for the health and safety of workers. The essay assesses the evolution of psychosocial risk and stress in our economic system, taking into consideration some of the main measures promoted to contrast the phenomenon and evaluating research that highlights particular aspects of the problem. In particular, the role of social dialogue and trade unions is considered, both in policies and in interventions in the company, to promote organizational models able to limit situations of hardship linked to work-related stress and to promote corporate well-being as a prevailing condition in the workplace. production systems. Furthermore, data from the analyzes of the European Agency for Safety and Health are considered with respect to psychosocial risk. The author’s thesis is that the organizational models of work that are emerging in recent years, in particular the idea that work performance is to be assessed as a «performance» imply the spread of a greater psychosocial risk and a consequent lower working well-being.

CONFRONTO - «PRECARI E PRECARIETÀ. UNA STORIA DELL’ITALIA REPUBBLICANA», di Eloisa Betti (Carocci, 2019)
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La «battaglia delle idee» e la costruzione della precarietà del lavoro nell’Italia repubblicana
Marcello Pedaci.

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Per una storia della precarietà… al femminile
Sonia Bertolini, Veronica Allegretti

FONDAZIONE GIUSEPPE DI VITTORIO
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Violenza di fabbrica e conflittualità operaia (1968-1969)
Factory Violence and Worker Conflict (1968-1969)
Francescopaolo Palaia

La crisi congiunturale che aveva caratterizzato i primi anni Sessanta si interrompe grazie al mercato internazionale che inizia a trainare le esportazioni. Questo comporta una ripresa delle assunzioni. Il bacino da cui attingere forza lavoro necessaria per aumentare il ciclo produttivo è rappresentato dagli emigrati meridionali. Le condizioni di lavoro dopo dieci anni di vuoto sindacale, in particolare alle linee di montaggio della carrozzeria, della meccanica e alle fonderie, sono drammatiche. I carichi di lavoro, il taglio continuo dei tempi, la parcellizzazione delle mansioni pesano in modo talmente gravoso sugli operai da diventare un fattore determinante rispetto alla crescita politica dell’operaio e alla sua ribellione. Il fordismo entra prepotentemente in fabbrica per rispondere alle esigenze produttive intervenendo con violenza sui ritmi di produzione. La Fiat e molte altre aziende iniziano a spingere al massimo le linee. Alla verniciatura di Mirafiori per rendere più rapido il ciclo, le scocche escono ancora calde dai forni, prima che i getti d’aria riuscissero a raffreddarle, con il risultato che gli operai si ustionano i polpastrelli delle dita e a fine giornata hanno le mani gonfie. Si spinge oltre il livello di saturazione previsto e il sistema non è più sotto controllo. I vertici aziendali non fanno nulla per rallentare. A partire dal ’66 sotto l’apparente silenzio della fabbrica iniziano a moltiplicarsi i focolai di conflittualità, innescati da momenti di disagio molto aspri. Questi momenti di disagio sono provocati in primo luogo dalla forte pressione che i capi reparto esercitano per aumentare continuamente i ritmi di lavoro. La fabbrica inizia così a presentare un volto nuovo, oscuro e ignoto all’esterno delle officine e dei reparti trasformati nel teatro di una guerriglia spicciola, «ove si rinnovava ogni giorno una protesta sorda, ancora costretta a rimanere latente».

ENGLISH - The economic crisis which characterized the early 1960s was interrupted by the international market which started to drive exports. This implies a resumption of recruitment. The basin from which to draw labor force necessary in order to increase the productive cycle is represented by the southern emigrates. The working conditions after ten years of trade union vacuum, in particular the assembly lines of the body, the mechanics and the foundries, are dramatic. The workloads, the continuous cutting of time, the division of tasks weigh so heavily on the workers that they become a determining factor in the political growth of the worker and his rebellion. Fordism enters the factory in order to answer to the productive requirements intervening with violence on the rhythms of production. Fiat and many other companies are starting to push the lines to the maximum. At the Mirafiori painting to make the cycle faster, the shells come out still warm from the furnaces, before the air jets were able to cool them, with the result that the workers burn their fingertips and their hands are swollen at the end of the day. It goes beyond the expected saturation level and the system is no longer under control. Corporate leaders do nothing to slow down. From 1966 under the apparent silence of the factory began to multiply the hotbeds of conflict, triggered by moments of hardship. These moments of discomfort are caused in the first place by the strong pressure that foremen exert to continuously increase the pace of work. The factory thus begins to present a new, obscure and unknown face outside the workshops and departments transformed into the theatre of a petty guerrilla, «where a deaf protest was renewed every day, still forced to remain latent».