QRS N. 3/2014
Conflitti nel XXI secolo
Luglio-Settembre 2014
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Descrizione
  • L’austerità traina in Europa la precarietà espansiva
  • La crisi rinviata del capitalismo democratico
  • La contrattazione transnazionale d’impresa
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ARGOMENTO
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Austerità espansiva, precarietà espansiva e Jobs Act renziano. Dall’Europa all’Italia
Expansive Austerity, Expanding Insecurity and Renzi’s Jobs Act. From Europe to Italy
Paolo Pini.

Negli ultimi anni, durante la crisi, la politica di svalutazione caricata sul lavoro non ha fatto altro che aggravare gli effetti negativi dell’austerità sulla domanda interna. Eppure la Commissione europea, anche nelle ultime Raccomandazioni, continua a prescrivere continuità nelle politiche di flessibilità del mercato del lavoro, contrattuali e retributive. Il recente risultato elettorale europeo non appare aver modificato l’equilibrio politico nel Parlamento europeo, e la politica economica sembra rimanere saldamente sotto il controllo di chi ha gestito la crisi e l’ha aggravata applicando le regole del rigore senza crescita. In Italia, il Governo Renzi pensa di contrastare il record di disoccupazione con un Jobs Act che solo nel nome richiama quello americano. Ma le sue riforme del lavoro, con le modifiche ai contratti a termine, estesi a tre anni senza causale, sono la stessa cura applicata dalla fine degli anni novanta che hanno così negativamente colpito l’economia italiana e il mondo del lavoro.

ENGLISH - In the last years of the crisis, the devaluation policy on labour has exacerbated the negative effects of austerity on domestic demand. Nevertheless, the European Commission, also in the recent countries recommendations, keeps prescribing continuity in labour policy for more market flexibility, in contracts and wages. The recent European election outcomes did not modify the political equilibrium in the European Parliament, and the economic policy seems to remain under full control of the same parties which have managed the crisis and worsen its economic consequences applying the rigor-without-growth rule. In Italy, PM Matteo Renzi has pledged to slash the country’s record unemployment with his American-branded Jobs Act. But his labour reforms, which will see short term job contracts extended for up to three years, are more of the same medicine applied since the turn of the 1990s that have been such bad news for the Italian economy and workers.

TEMA - I nuovi conflitti del XXI secolo
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Presentazione. Le nuove declinazioni dei conflitti
Antimo L. Farro

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Conflitti sistemici e movimenti collettivi del XXI secolo
Systemic Conflicts and Collective Movements in 21th Century
Antimo L. Farro

I movimenti collettivi del XXI secolo – come 15M-Indignados, Occupy Wall Street e Gezi Park – denunciano il potere delle forze sistemiche che – come la finanza globale – controllano gli orientamenti dello sviluppo e condizionano l’evoluzione dell’esistenza di singoli e gruppi. Essi non sono attori di un conflitto sociale centrale, come il conflitto strutturato tra movimento dei lavoratori e imprenditori nella società industriale. Essi consistono in azioni svolte in comune da singoli soggetti per asserire la propria dignità e il diritto di essere umani di divenire esclusivi controllori del loro vissuto economico, sociale, culturale e politico. I movimenti collettivi tentano così di costruire conflitti con le forze sistemiche e sperimentare nuove forme di democrazia.

ENGLISH - The collective movements of 21st century – as 15M-Indignados, Occupy Wall Street and Gezi Park movements – criticize systemic forces power – as global financial forces – controlling the development trends and shaping the life evolution of individuals and groups. They consist of commun actions by subjects asserting both their individual dignity and their human right to control the economical, social, cultural and political evolution of their lives. Thus the collective movements try to conflicting with the systemic forces and to experiencing new models of democracy.

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La violenza nella rivoluzione egiziana
Violence in the Egyptian Revolution
Farhad Khosrokhavar

La rivoluzione egiziana, come le altre rivolte arabe, era iniziata con il motto della «non violenza», della giustizia sociale e dell’apertura economica. Si è conclusa con la violenza e con il ritorno dell’autoritarismo. Cosa è successo in mezzo? L’articolo si propone di dimostrare come il solco tra attori laici (i «neo-secolari») e islamisti sia stato ampliato dal governo inetto del presidente della Fratellanza musulmana, Mohamed Morsi, e come l’incapacità di scendere a compromessi, associata al ruolo prominente dell’esercito egiziano, abbia messo fine al breve periodo della democratizzazione caotica. Il risultato è stato un nuovo autoritarismo seguito al colpo di Stato militare.

ENGLISH - The Egyptian Revolution, as the other Arab Revolutions, began with a motto of «non violence», social justice, and political opening. It ended up with violence and the return of authoritarianism. What happened in between? The article aims at showing how the divide between the Secular actors (the «Neo-Séculars») and the Islamists was reactivated through the inept rule of the Muslim Brotherhood president, Morsi, and how the inability to have compromise, coupled with the Egyptian army’s prominence, ended up the short period of chaotic democratization. The result was a new authoritarianism after the military coup.

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Il conflitto sociale in India. Mobilitazione sindacale e movimento anti-neoliberista
The Social Conflict in India. Trade Union Mobilization and Anti-Neoliberal Movement
Aldo Marchetti

Negli ultimi due anni un’ondata di conflitti sindacali ha investito il subcontinente indiano. Gli scioperi generali nazionali che si sono tenuti nel febbraio 2012, e un anno dopo nello stesso mese del 2013, hanno visto la partecipazione di circa 100 milioni di lavoratori in ambedue le occasioni. Si è trattato, secondo molti osservatori, degli scioperi più grandi mai registrati nella storia del movimento operaio. Alle origini del conflitto ci sono le politiche neoliberiste seguite dai governi negli ultimi venti anni, che hanno portato a uno sviluppo economico che ha favorito solo una parte minoritaria della popolazione, seguito da una crisi che in tempi recenti ha fortemente danneggiato tanto il ceto medio quanto la classe operaia e gli agricoltori. Il saggio ricostruisce i mutamenti avvenuti nel sistema di relazioni industriali e nella negoziazione collettiva in India, e le modalità con cui si sono tenuti gli imponenti scioperi generali dell’ultimo biennio, a partire da una piattaforma rivendicativa sindacale di ispirazione decisamente antineoliberista.

ENGLISH - Over the past two years, a wave of industrial disputes has hit the Indian subcontinent. The national general strikes that were held in February 2012, and one year later in the same month of 2013, saw the participation of about 100 million workers in both occasions. According to many observers, they were the biggest strikes ever recorded in the history of the labor movement. The neo-liberal policies followed by Indian governments over the last twenty years are at the origins of the conflict. These policies have led to an economic development that has favored only a minority of the population, and after a crisis in recent years, has severely damaged the middle class as much as the working class and farmers. This essay reconstructs the changes that have occurred in the system of industrial relations and collective bargaining in India and recollects the ways in which the massive general strikes in the last two years have taken place, starting from a platform of union demands based on a decidedly anti-neoliberal inspiration.

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Regole sul conflitto nei servizi pubblici e mutamenti del quadro sociale
Rules on Conflicts in Public Services and Changes in the Social Framework
Giovanni Pino

Il contributo propone una riflessione su alcuni recenti importanti mutamenti del quadro economico-sociale e sulla loro incidenza sul sistema di regole, introdotto dalla normativa sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. In particolare, l’esigenza di regole certe in materia di rappresentatività sindacale per un efficace governo del conflitto, a opera dell’autonomia collettiva, in relazione al recente Testo Unico sulla rappresentanza, siglato lo scorso gennaio; nonché le prospettive di concertazione e composizione del conflitto, con la mediazione dell’Autorità di garanzia, alla luce delle attuali maggiori cause di insorgenza. Viene riproposta, altresì, una riflessione sulla possibile regolamentazione dello sciopero nei servizi in ambito trans-nazionale.

ENGLISH - This study offers a reflection about some recent and important changes on social and economic structure and how much they are able to influence the system, introduced by the Strikes in Public Services Act. In particular, the need to have clear rules on trade union’s representation to control the conflict, thanks to the collective autonomy, referring to the new Testo Unico sulla Rappresentanza, signed last january; moreover, the perspectives of concertation and composition of the social conflict, for the Authority’s interposition, in the most common cases of conflict. Here it is also a reflection about the chance to regulate the strikes on public services in a trans-national context.

CONFRONTO - «Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico» di Wolfgang Streeck [Feltrinelli, 2013]
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La crisi del capitalismo: solo un fallimento del mercato o anche fallimento dello Stato?
The Crisis of Capitalism: Just «Market Failure» or «State Failure» as Well?
Marino Regini

Da uno dei più influenti studiosi nel campo della political economy, che nel corso della sua carriera ha fornito analisi sofisticate del ruolo delle istituzioni nel differente funzionamento delle economie avanzate, viene ora il tentativo più importante e sistematico di spiegare la crisi economica recente come il prodotto degli elementi costitutivi di un’economia capitalistica e delle sue contraddizioni interne. Nel libro Tempo guadagnato Streeck riscopre l’importanza delle analisi longitudinali del capitalismo, cioè dell’enfasi sulle tendenze storiche comuni a tutte le economie avanzate, piuttosto che sulle «varietà» dei loro attuali assetti istituzionali. La sua analisi è convincente quando discute i diversi stadi attraverso cui la crisi si è manifestata: l’inflazione degli anni settanta, il debito pubblico degli anni ottanta, infine l’esplosione dell’indebitamento privato negli anni duemila. Lo è di meno quando interpreta questi sviluppi come l’esito di una strategia consapevole dei capitalisti, o dei governi che li sostengono, di «guadagnare tempo», rinviando gli effetti della crisi. Nel porre l’accento esclusivamente sulle conseguenze deleterie della vittoria dell’ideologia neo-liberista del libero mercato, Streeck sottovaluta fortemente la legittimazione che a questa ideologia e al predominio delle sue ricette è venuta dagli effetti perversi prodotti a sua volta dal welfare state keynesiano, che aveva dominato nel periodo precedente.

ENGLISH - One of the most influential scholars in the political economy field, who during his career has provided sophisticated analyses on the role of institutions in the different performance of advanced economies, now proposes to explain the recent economic crisis as the outcome of the constitutive elements of capitalists economies and their internal contradictions. In Tempo guadagnato Streeck rediscovers the importance of longitudinal analyses of capitalism, namely of emphasising the historical trends common to all advanced economies rather than the «varieties» of their institutional arrangements. His analysis is convincing as far as he discusses the various stages through which the crisis of capitalism has gone: from the 1970s inflation to public debt in the 1980s, to the explosion of private debt in the 2000s. It is less so when he sees these developments as the outcome of a conscious strategy by capitalists to «buy time» in order to postpone the effects of the crisis. In emphasising exclusively the deleterious consequences of the victory of the neo-laissez-faire ideology, Streeck underestimates the legitimacy that this ideology and the related recipes have acquired because of the perverse effects of the Keynesian welfare state in the previous period.

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Globalizzazione neoliberista, declino della democrazia, tramonto del sindacato
Neoliberal Globalization, Decline of Democracy, Union Sunset
Paolo Feltrin

Tempo guadagnato di Wolfgang Streeck è un importante contributo alla nostra comprensione della crisi dei debiti sovrani europei e del funzionamento della democrazia europea contemporanea. Non a caso è uno dei libri più discussi degli ultimi due anni, in un dibattito che ha visto anche il coinvolgimento diretto di Jürgen Habermas. Streeck sottolinea come l’abbandono da parte del capitale del patto sociale fordista sia andato di pari passo a uno svuotamento delle democrazie europee, gestito tramite la delega di importanti fette di sovranità nazionale alle istituzioni dell’Unione Europea. Gli alti debiti sovrani sarebbero il risultato di un mancato controllo pubblico sulla finanza e di un fallimento nell’evitare l’aumento delle disuguaglianze economiche attraverso la tassazione. Tuttavia le tesi di Streeck non tengono conto degli eccessi della spesa pubblica nei paesi maggiormente indebitati. Inoltre, l’assenza dalla sua riflessione del ruolo di un attore storicamente importante come il sindacato porta a interrogarsi su quali siano gli errori passati del sindacalismo e quale possa essere il suo posto nella società odierna.

ENGLISH - Buying Time by Wolfgang Streeck is an important contribution to our understanding of the sovereign debt crisis and of the functioning of contemporary European democracy. Indeed, it is one of the most debated books in the last two years, in a discussion that has directly involved Jürgen Habermas too. Streeck explains how the desertion on the part of capital of the Fordist social pact has been accompanied by the hollowing out of European democracies, which was managed through the delegation of important parts of national sovereignty to the institutions of the European Union. According to the author’s view, high sovereign debts are mainly the result of a lack of public control on finance and of the failure to tackle the increasing economic inequality through taxation. However, Streeck’s theses do not take into account the excessive public spending of the most indebted countries. Moreover, the absence in his reasoning of a historically important actor, the trade unions, invites us to interrogate ourselves on the past mistakes of trade unionism and on its possible place in contemporary society.

TENDENZE
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Come (e perché) sostenere la contrattazione collettiva transnazionale d’impresa in Europa
A Plea For an Optional Eu Legal Framework for Transnational Company Agreements
Stefano Giubboni

Richiamandosi al rapporto redatto da Silvana Sciarra, Maximilian Fuchs e André Sobczak, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha adottato una risoluzione in cui ha fatto propria la proposta di un quadro giuridico opzionale in materia di contratti collettivi transnazionali d’impresa. Nella sua introduzione a entrambi i documenti, Stefano Giubboni sintetizza le ragioni che militano in favore di una tale ipotesi di riscoperta della legislazione promozionale a livello europeo.

ENGLISH - Relying on the recent report by Silvana Sciarra, Maximilian Fuchs and André Sobczak, the Etuc has adopted a resolution supporting the proposal for an optional legal framework for transnational company agreements at European level. Stefano Giubboni’s introduction to both texts is a plea for such a renewal of the classic technique of auxiliary legislation within the Eu law context.

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Verso un quadro giuridico per gli Accordi transnazionali d’impresa. Rapporto alla Confederazione europea dei sindacati
Towards a Legal Framework for Transnational Company Agreements. Report to the European Trade Union Confederation
Silvana Sciarra, Maximilian Fuchs, André Sobczak

Questo Rapporto si occupa principalmente del diritto dell’Unione Europea, cercando di offrire prospettive giuridiche alla questione controversa degli accordi transnazionali d’impresa (Tca, Transnational company agreements), così da suggerire un quadro giuridico opzionale entro cui collocare gli accordi applicabili all’interno dei confini dell’Unione. Al fine di ampliare l’orizzonte del nostro lavoro, e con esso le possibili scelte legislative da operare, saranno proposti alcuni riferimenti anche a fonti di diritto internazionale. Il metodo suggerito è collegato al fatto che i Tca sono firmati da imprese transnazionali, e che queste operano sia nell’Unione sia al di fuori di essa.

ENGLISH - This report deals primarily with EU law and attempts to offer legal perspectives to the controversial issue of Transnational Company agreements (TCAs), in order to suggest an optional legal framework for agreements enforceable within the boundaries of the Eu. However, references to international law will also be offered, in order to broaden the horizon of our work and add viewpoints to potential options in policy-making. This approach is related to the fact that TCAs are signed by Transnational Companies (TCs) and the latter operate within the Eu as well as outside of it.

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Proposta della Ces per un quadro giuridico opzionale per gli Accordi transnazionali d’impresa

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Lean production e nuove politiche formative nel settore automotive
Lean Production and New Training Policies in the Automotive Industry
Gian Carlo Cerruti

Sulla scorta dei dati empirici raccolti da una ricerca condotta nel 2012 in 15 imprese appartenenti prevalentemente al settore automotive della provincia di Torino, l’articolo si pone la domanda di quali siano le caratteristiche di una politica formativa congruente con il modello della «produzione snella». Si constata che l’applicazione di questo nuovo modello produttivo comporta una profonda ridefinizione delle politiche formative. In proposito sono stati individuati sei principi caratterizzanti la politica formativa lean, la cui applicazione, però, varia significativamente in relazione al contesto aziendale. Le nuove politiche di formazione in parte conservano e in parte ridefiniscono i tradizionali dualismi della formazione continua. Il sistema di relazioni industriali sembra possedere potenzialmente la capacità di attenuare i vecchi e nuovi dualismi sociali, tuttavia, il sindacato sembra dotato di una modesta capacità propositiva e di iniziativa; nel contempo, sono molte le imprese che non ritengono, almeno in via di fatto, la negoziazione collettiva una risorsa del nuovo processo di razionalizzazione.

ENGLISH - On the basis of the empirical data retrieved from a research conducted in 2012 among 15 businesses mainly belonging to the automotive industry in the province of Turin, the article analyzes which features can make training policies more congruent with the lean production model. The implementation of said new production model has indeed proven to require a redefinition of training policies. With regards to this necessity, six characterizing principles for a lean training policy have been identified. However the implementation of these principles significantly varies in relation to specific contexts of business. New training policies partially maintain and partially redefine the traditional dualisms inherent to continuous training. The system of industrial relations seems to have the potential to attenuate old and new social dualisms, nevertheless trade unions appear to have moderate proactive abilities and initiative. Furthermore, there are many businesses that, at least in practical terms, seem not consider collective negotiation as a resource of the new rationalization process.

FONDAZIONE GIUSEPPE DI VITTORIO
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Arte, cultura e lingua italiana nel mondo
Italian Language, Art and Culture in the World
Dario_Missaglia

Il saggio è incentrato sul «Manifesto per la promozione sociale e la diffusione dell’apprendimento della lingua e della cultura italiana nel mondo», promosso dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio, in concorso con la Cgil, la Flc Cgil, l’Inca Cgil, lo Spi Cgil e l’Associazione Proteo-Fare-Sapere. L’iniziativa si pone l’obiettivo di dare corpo a un progetto politico per il futuro della lingua italiana nel mondo, rinnovandone anche le fonti normative e legislative, e dunque promuovere una svolta profonda nella politica culturale del paese per la promozione e la diffusione della lingua, dell’arte e della cultura italiana all’estero. La proposta, infatti, si inserisce all’interno di una cornice più ampia, che presuppone la riconquista da parte della politica di una sua autonomia, anche culturale, nella prefigurazione del futuro dell’Italia e dell’Europa.

ENGLISH - The essay is centred on the «Manifesto for the social promotion and diffusion of the learning of Italian language and culture in the world», promote by the Fondazione Di Vittorio with Cgil, Flc Cgil, Inca Cgil, Spi Cgil and Proteo-Fare-Sapere Association. The aim of the initiative is to bear a political project on the future of the Italian language in the world, also through the innovation of the legislation and rule, and to promote a deep change of the cultural politic of the country in the promotion and diffusion of the Italian language, art and culture abroad. In fact, the proposal is a part of more general framework that assume the recapture of its autonomy by the politic, also on the cultural level, for the development of the Italian and European future.

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Bruno Trentin, tra le 150 ore e il «lavoro che pensa» nella società postfordista
Bruno Trentin between the 150 Hours and the «Thinking Labour» in the Post-Fordist Society
Giuseppe Morrone

Il saggio rappresenta un approfondimento specifico della mia tesi di laurea magistrale «Tra conflitti e diritti: saperi e lavoro nel pensiero di Bruno Trentin» (relatore Lorenzo Bertucelli, Unimore) e – attraverso un’analisi di carte personali e materiali di studio perlopiù inediti rinvenuti presso l’Archivio storico Cgil – concentra la sua attenzione sul ruolo avuto da Trentin nell’esperienza delle «150 ore per il diritto allo studio» durante la prima metà degli anni settanta. Le tracce di quella riflessione sono rinvenibili anche nell’elaborazione successiva di Trentin, fino agli anni duemila, e intrecciano i temi dell’istruzione e dell’informazione lungo l’intero arco della vita delle persone; l’originalità di Trentin sta nel credere che questa priorità – all’altezza della società postfordista, precarizzata e della conoscenza – possa rappresentare un potenziale di emancipazione concreta per la persona che lavora, riscoprendo quindi anche la tensione utopica che stava alla base delle 150 ore.

ENGLISH - This essay is a specific in-depth analysis of my PhDthesis «Between conflicts and rights: knowledge and work in Bruno Trentin’s thought» (supervisor Lorenzo Bertucelli, Unimore). Through an examination of personal papers and studying materials – mostly found unpublished in the Cgil Historical Archive – it focuses on the role played by Trentin in the experience of the «150 hours for the right to study» during the first half of the Seventies. Traces of that reflection can be found also in Trentin’s next elaboration, up to the 2000s, and they interlace the themes of education and information during people’s entire span of life. Trentin’s originality lies in the belief that this priority – on the level with the post-Fordist, precarious and knowledge society - may be a resource for the real emancipation for working people, thus rediscovering also the utopian tension that was at the basis of the 150 hours.