Praticare la differenza
Donne, psichiatria e potere
Interventi analisi e riflessioni di una delle principali protagoniste dell'esperienza di Franco Basaglia.
A cura di: ,
Maggio 2015
272 pag
ISBN: 978-88-230-1958-4
Collana: Saggi
Descrizione
Il sapere non è fatto per comprendere, ma per prendere posizione, diceva Michel Foucault. Questo libro raccoglie la sintesi di un lavoro teorico e operativo lungo oltre quarant’anni nei servizi di salute mentale. Una costante riflessione sul proprio agire quotidiano di medico e psichiatra di una donna che, a partire dall’esperienza triestina, ha messo alla prova il suo saper fare. Un sapere pratico e politico, consapevole che la salute di una persona con sofferenza psichica è una conquista della persona e non un dono dello psichiatra. Qui sono raccolti gli interventi più significativi, a cominciare dai rapporti tra questione di genere e psichiatria, di una delle principali protagoniste dell’esperienza di Franco Basaglia.
Rassegna:
Praticare la differenza | Donne, psichiatria e potere
da: Le parole e le cose-28 Mag 15
28/05/2015
Se la sofferenza non è condivisibile né narrabile, le si può però stare accanto, e il più vicino possibile ' senza deliri di onnipotenza medica o psichiatrica, speculativa o religiosa, artistica o affabulatoria, consapevoli tuttavia che rimane sempre uno scarto insuperabile fra il viverla e il parlarne (Fabrizia Ramondino). E' da ieri in libreria il libro di Assunta Signorelli, Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere. (Ediesse, 2015), con prefazione di Renate Siebert. Quella che segue è un estratto della nostra introduzione al volume. «Nel dicembre del 1970 ho varcato i cancelli del manicomio di Parma. Ero al quarto anno di medicina, per me era il Professor Basaglia, ma era bastato telefonargli e dirgli che volevo lavorare con lui per fissare quell'appuntamento. In realtà , quando l'ho conosciuto pensavo che Merleau-Ponty fosse un vino francese, poi l'incontro con Franco mi ha cambiato la vita». Lo racconta con un sorriso schietto e coinvolgente Assunta Signorelli mentre la ciocca viola, in elegante pendant col vestito, spezza l'argento vivo della lunga chioma e sembra quasi disegnare quel margine che lei ha sempre autenticamente vissuto, il margine di cui parla bell hooks, quel 'doppio costitutivo dell'identità  femminile, escluso a noi maschi, che Assunta rivendica con lo stesso orgoglio delle sue origini partenopee (o meglio del suo essere 'sudicia come ama presentarsi). Complessità , conflitto, lotta, termini e concetti che ritrovi nella sua vita, prima che nei suoi racconti e nei suoi scritti. Come se la consolatoria accettazione di 'ciò che è non abbia mai trovato spazio a fronte della faticosa ricerca di 'quello che può essere. E proprio in questo, ci sembra, si possa ritrovare il senso profondo di quell'incontro con Basaglia, e insieme a lui con gli operatori, medici, pazienti, familiari, ma anche studiosi, educatori, intellettuali, artisti, studenti, quella comunità  di donne e uomini che, riconoscendosi, si incamminavano per costruire 'un'utopia della realtà , il superamento del manicomio, e con esso una nuova dimensione di socialità  e cura, una restituzione dei diritti di cittadinanza per quanti vivono la sofferenza psichica. La Signorelli, insieme ad alcuni pionieri di quell'esperienza e altri compagni e compagne incontrati nel suo viaggio di vita, ha seguito nel lavoro, negli studi e nell'impegno, questa traccia. E lo ha fatto anche contro chi pure aveva partecipato a quello stesso movimento, ma ne ha poi tradito il testamento ideale e valoriale, accontentandosi della parzialità  di risultati presentati come vittoria, cosà rifiutando man mano di dare possibilità  all'impossibile. Lo spazio dell'impossibile, di ciò che in un determinato momento storico appare impossibile, è proprio quello che Assunta Signorelli continua a perseguire, sia nell'impegno professionale che in quello civile e politico. Il suo testardo non arrendersi alla banalità  del 'non può essere altrimenti si apre, inevitabilmente, alla possibilità  della sconfitta, che pure subisce e di cui paga direttamente le conseguenze, ma, allo stesso tempo determina anche 'occasioni che segnano nuove inaspettate direzioni, sempre 'ostinate e contrarie. Cosà, ad esempio, in quella che resta una delle più importati esperienze di deistituzionalizzazione della sofferenza nel Meridione ma anche, per il suo incredibile epilogo (pazienti sgomberati dai reparti della celere), una ferita non ancora rimarginata, non solo nella vicenda personale di Assunta Signorelli, ma nella storia della salute mentale in Italia: la sua direzione del Papa Giovanni a Serra d'Aiello in Calabria. Esperienza che inizia nel 2006, ma sembra fare riferimento ad un tempo sospeso da ogni storia. Questa la situazione riscontrata dalla Signorelli alla prima verifica delle cartelle cliniche delle pazienti lungo degenti: Su 360 per più della metà  non si sapeva perché erano state accolte (numerose le situazioni di ordinaria miseria economica e culturale), per altre la diagnosi psichiatrica era falsa o strumentale (tante le donne ricoverate perché madri senza essere mogli!). In questo cronicario di vite di scarto, dove l'abbandono degli ultimi si intreccia agli interessi del clientelismo politico, del malaffare, della criminalità  organizzata, nonché al modello assistenziale della Chiesa, la Signorelli non solo si scontra con un sistema corrotto che determina annichilimento, ma deve affrontare anche e soprattutto quel sentimento di irrimediabilità  che, troppe volte, trasforma il nostro Paese e soprattutto il Sud in una terraferma, servendo, al contempo, da giustificazione preventiva per un pervasivo esercizio di impotenza. Ed è proprio nel rovesciamento di questa apatia fatalistica, che riteniamo possa ritrovarsi uno dei significati più importanti di questa come di altre esperienze della Signorelli. (â?¦) Se nel campo delle discipline sociali è difficile trovare testimonianze ragionate che siano anche guida alla operatività , nel campo delle discipline psichiatriche tale ricerca diviene oggi quasi frustrante. Progressivamente confinata nel margine dei saperi tecnici, la psichiatria, dopo Basaglia, ha smarrito ogni volontà  di confronto, con sé stessa e con un pubblico più ampio, che non fosse nelle forme classiche e accademiche della trasmissione dei saperi. Il discorso medico, nella sua afasia tecnicistica, ha poi annullato ogni traccia di discussione sulle questioni di genere. Del resto, se il sintomo è l'unico segno attraverso cui vedere la malattia, cosa conta la persona, cosa importa chi è e cosa fa quella persona, il suo essere uomo o donna? Ed ancora, è rarità  nella rarità  che un operatore che non vive nel mondo dell'accademia universitaria, ma in quello dei servizi di salute mentale, avverta l'esigenza di confrontarsi sul piano teorico, ma a partire dalla prassi, con i propri riferimenti politici e culturali. Ecco, la raccolta degli articoli che qui seguono, è invece segnata proprio da queste tre caratteristiche che si sono date naturalmente lungo l'intero percorso teorico e, soprattutto, esperienziale di Assunta Signorelli. Non sono dunque il frutto di una semplice esigenza editoriale, ma la naturale conseguenza di un cammino coerente anche nel suo procedere per sollecitazioni diverse, inciampi e ri-partenze. Il primo nucleo di articoli si apre con il confronto tra Franco Basaglia e Frantz Fanon. Per la storia politica e personale della Signorelli, un riferimento 'genealogico, elaborato nel pieno della già  citata esperienza di governo di uno degli ultimi manicomi ancora, 'clandestinamente, aperti in Italia, con il nome di cronicario, il Papa Giovanni XXIII. Si ripropone qui, in chiave di stretta attualità , il tema della 'istituzione negata, dello psichiatra che lotta per chiudere la struttura che è chiamato a dirigere, consapevole che il processo di chiusura deve tutelare in ogni fase i sofferenti psichici, restituendo cura e libertà  attraverso una nuova rete di servizi territoriali, e non piuttosto limitandosi semplicemente a trasferirli altrove, in piccoli 'manicomi residenziali. Di qui, in particolare, lo specifico interesse della Signorelli sulla relazione di entrambi con le istituzioni. Da un lato l'esempio di Fanon, che non esita a dimettersi, quando gli viene richiesto di svolgere una funzione normalizzatrice, perché «la pazzia è uno dei modi in cui l'uomo perde la sua libertà », ma anche di Fanon che continua il lavoro nel reparto psichiatrico del policlinico Charles Nicolle, a Tunisi, organizzando e gestendo il day-hospital per dimostrare, scrive Assunta, «l'efficacia terapeutica di una pratica fondata sul riconoscimento della persona sofferente come portatrice sia di bisogni e desideri sia di un conflitto con il mondo circostante che non può essere negato e nascosto, come accade nel manicomio». Dall'altro lato, Basaglia che dice «Fanon ha potuto scegliere la rivoluzione, (noi) per evidenti ragioni obbiettive ne siamo impediti, la nostra realtà  è ancora continuare a vivere le contraddizioni del sistema che ci determina, gestendo un'istituzione che neghiamo, facendo un atto terapeutico che rifiutiamo (â?¦)». La critica radicale al manicomio non consente al medico di fuggire in avanti, ma gli attribuisce invece una duplice responsabilità . Scrive la Signorelli «sin dall'inizio due furono i capisaldi del lavoro a Gorizia: il riconoscimento della singolarità  di ogni persona ricoverata e la consapevolezza dell'asimmetria del rapporto medico paziente, rapporto sempre di potere, tanto più in un manicomio dove alla persona ricoverata è negato anche lo statuto di persona». Dopo tanti anni, l'insegnamento di Fanon e Basaglia richiede una nuova pratica, in quello che sembra essere (ed è) un manicomio civile sopravvissuto e dimenticato, appunto il Papa Giovanni. Il secondo nucleo di articoli ha come centro di riflessione, un aspetto incredibilmente trascurato tanto nella storia del movimento di critica psichiatrica che nella letteratura sulla organizzazione dei servizi di salute mentale. Se rileggiamo oggi la storia del movimento di 'psichiatria democratica, anche nei testi più recenti, è sempre una storia, prevalentemente, maschile. Non perché sia una storia, inevitabilmente, centrata sulla figura di Franco Basaglia, ma perché in fondo è mancato un racconto che partisse da un orizzonte che non fosse quello maschile, anche nel caso di scritture femminili. Il recente volume di John Foot, ad esempio, che pure restituisce in parte la meritata attenzione al ruolo di Franca Ongaro, riporta il racconto di una storia maschile. Forse, anche perché, è mancato dalle stesse protagoniste di quella esperienza il racconto del loro punto di vista. Anche nei movimenti più critici e radicali, nel confronto con il potere, si ripropongono, in forma magari più velata, dinamiche che costringono il 'femminile a negarsi o a nascondersi: Crediamo di poter dire che allora (negli anni '70-'80), quando a Trieste si lavorava per la rottura del manicomio e dei suoi meccanismi istituzionali, non avevamo la consapevolezza e la cultura di chiamare 'qualità  femminili quelle che agivamo. Se da una parte ricostruivamo storie, attenzioni, luoghi dove era possibile e dignitoso vivere, stimolavamo desideri e complicità , portavamo la normale affettività  in luoghi e situazioni deprivate da sempre di queste, dall'altra molte di noi furono costrette ad imparare a modificare le proprie emozioni, per acquisire modalità  di riconoscimento e di azione maschili, pena l'essere negate o distrutte. Forse non era possibile agire altrimenti, mancava in quegli anni, e non solo in noi, l'intuizione che il manicomio, la psichiatria, era 'figlio naturale di una logica assoluta che non permetteva, allora come oggi, diversità /differenziazioni. Il tema delle differenze di genere, del maschile e del femminile e delle relazioni di potere che ne conseguono, è un tema 'sotterraneo che, come un fiume carsico, torna in superficie solo per brevi tratti. Ma è un fiume comunque inarrestabile. E tra le differenze possibili ad un certo punto si è imposta quella più naturale, la più ovvia forse, ma proprio per questo sempre nei luoghi di cura occultata: la differenza di genere. Questione, questa della 'differenza, che per tutti i primi anni aveva attraversato il processo di distruzione del manicomio in modo sotterraneo, come un fiume carsico che solo per brevi tratti scorre in superficie. [come l'episodio della prescrizione di un anticoncezionale per una giovane donna rinchiusa (1973), il 'collettivo per la salute della donna ('76-'78) nato dalla mobilitazione sul diritto della donna di interrompere la gravidanza per motivi terapeutici connessi al suo equilibrio psichico, la partecipazione attiva ai processi per 'stupro nei confronti di donne portatrici di sofferenza psichica (1978)] Si inserisce in questo nucleo di articoli, l'intreccio di una riflessione operativa sulla convivenza tra genere e potere, sulla famiglia come luogo di violenza, sulla depressione, sulla omologazione, sulla relazione tra identità  e potere, sul dolore e sulla sofferenza delle donne. Temi che trovano la loro connessione immediata nel principio che si pone a fondamento organizzativo del Centro Donna Salute Mentale. Perché è in questo servizio che trovano sintesi esigenze politiche, sociali e culturali, prima che quelle 'sanitarie (senza che questo nulla tolga alla centralità  dell'offerta di assistenza psichiatrica) Nasce cosà 'Centro Donna-Salute Mentale, che, organizzandosi come un centro sulle 12 ore rivolto alle donne portatrici di sofferenza con solo operatrici e, contemporaneamente, grazie alla compresenza nel centro dell'associazione, come polo, nella città , di aggregazione sulle tematiche femminili, si pone come obiettivo prioritario l'affrontamento del disagio femminile, in termini di differenza di genere. Questo posizionarsi come genere, questo assumere come punto di partenza e di arrivo l'essere donna, questo saper fare le differenze ha risvolti pratici nell'organizzazione dei servizi. Posizionarsi come genere e come soggetti rende più facile l'interlocuzione, sia con la psichiatria,quando si vuole fare salute mentale per le donne, che con altre discipline come la storia, la letteratura, l'arte sufficientemente lontane dalla medicina da non correre il rischio di essere mangiate e digerite, come é successo, invece, a saperi di memoria femminile,(l'uso delle erbe e dei fiori, le medicine dolci/alternative/complementari) ormai completamente assorbiti nel Grande Mercato, e quindi, omologati, spogliati di ogni potenzialità  realmente trasformatrice perché rinchiusi in un mondo a sé, dove tutto é bio-x e resta rigorosamente fuori dalle questioni. Per noi, invece, resta sempre aperta la questione del potere e delle donne: non siamo ancora in grado di esplicitare i nessi ed il legame che esiste fra l'antagonismo nei confronti delle istituzioni che la nostra pratica quotidiana produce ed il nostro essere comunque istituzione di potere. La connessione tra questo nucleo di articoli e l'ultima parte del volume è quindi automatica. Posto come cardine dell'organizzazione dei servizi di salute mentale il reale senso dell'esperienza del movimento basagliano e il riconoscimento delle differenze di genere come rifiuto e resistenza ad ogni legame soffocante, il catalogo che ne discende è una traduzione pratica di concetti molto chiari. Praticare le differenze, questo sembra dire con semplicità  la Signorelli, e su questo assunto organizzare e garantire la qualità  nei servizi territoriali, saper rispondere e intervenire contro la violenza sulle donne, superare gli SPDC, recuperando anche, senza nostalgie o ritualità , ma come utili strumenti operativi, gli spazi di confronto, dibattito, riflessione collettiva e assembleare, tra cittadini, pazienti e medici, tutti chiamati a dare il proprio apporto. (â?¦) Questi scritti non sono stati selezionati dai curatori. A noi è stato dato un compito di raccogliere ciò che nel tempo si è 'concatenato con bellezza e coerenza. Perché la visione politica, che vive nelle parole di Assunta Signorelli, è tutta qui. Nella bellezza di una storia di lotte, desideri e consapevolezza delle differenze, nella coerenza di chi ha fatto parte di un movimento che nella esperienza triestina ha dato la migliore prova di sé, nella volontà  e nel coraggio di chi ancora si batte per dimostrare a tutti quanto sia concreta e realizzabile quell'utopia della realtà .
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Praticare la differenza secondo Assunta Signorelli
da: La Bora -9 Giugno 15
09/06/2015
Martedà 9 giugno alle ore 18.00, presso lo spazio Villas nel comprensorio di San Giovanni sarà  presentato il libro di Assunta Signorelli Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere, appena pubblicato per i tipi di Ediesse, casa editrice legata alla CIGL. Il libro raccoglie interventi sul lavoro e le lotte politiche della psichiatra giunta nel 1971 a Trieste per lavorare con Franco Basaglia, e che ha raccolto e declinato a suo modo il pensiero dell'uomo che chiuse i manicomi in Italia. Assunta SignorelliAssunta Signorelli non ha mai avuto timore a 'pensare di traverso, anche rispetto a una certa scuola basagliana che ha preso forma a Trieste dopo la morte di Basaglia, e lo ha sempre fatto a partire dal suo essere donna, dal rivendicare una specificità  di sguardo e di approccio che le deriva dall'appartenenza al genere femminile, con tutto ciò che questo ha comportato e comporta, da un punto di vista storico, sociale, politico. Una basagliana 'fuori dal coro, verrebbe da dire ' aggiungendo però che in un coro la contraddizione (che per Franco Basaglia era un vero e proprio motore di cambiamenti tanto filosofici quanto pratici) viene troppo presto ricondotta ad armonie prestabilite, prima che le dissonanze conquistino troppo spazio, troppa autonomia; fuori dal coro ma proprio per questo più vicina a quel nocciolo duro del pensiero basagliano che resta impenetrabile alle banalizzazioni, alle strumentalizzazioni, alle santificazioni. Praticare la differenzaIn questo libro emerge un punto fondamentale del suo 'praticare la differenza, ossia del modo che Assunta Signorelli ha sempre avuto di intendere il proprio lavoro: il farsi carico della sofferenza altrui deve prevalere sugli approcci scientifici e istituzionali; e il farsi carico della sofferenza altrui, specialmente quella degli ultimi, è in prima istanza un compito politico, non medico: nella mancanza di un benessere sociale ed economico diffuso, in un mondo dove le esistenze dei singoli vengono private di senso, il malessere della psiche trova un ottimo terreno per radicarsi ' e una risposta soltanto medica può affrontare i sintomi, ma non le cause della malattia. Posizione scomoda, questa, per chi vuole stare in pace con le istituzioni. Posizione scomoda che Assunta Signorelli ha fatto propria in molte battaglie per il diritto alla salute, ben oltre i momenti di lotta degli anni Settanta oggi tramandati nell'epopea della chiusura del manicomio. Molte di queste sue battaglie si sono chiuse con esiti che possono essere giudicati come sconfitte, ma che hanno lasciato il segno nelle pratiche e nelle vicende di molte delle persone che vi hanno partecipato. Non a caso in questo libro, gli altri riferimenti culturali più importanti per Assunta Signorelli sono il filosofo francese Michel Foucault, attento ai corpi e alle vite prima che alla metafisica, e Frantz Fanon, scrittore e psichiatra antimperialista, paladino della decolonizzazione del Terzo Mondo, assieme alla filosofa Rosi Braidotti, da sempre interessata al nesso tra i corpi e la realtà  circostante: questi non sono santini buoni per chi vuole chiudersi a pontificare su una cittadella celeste, sono fabbri che hanno forgiato strumenti teorici indispensabili per agire praticamente nelle lotte politiche. La posizione femminista dell'autrice, che lei stessa definisce faziosa perché 'per le donne essere faziose vuol semplicemente dire assumere il proprio punto di vista come chiave di lettura della realtà , e riuscire cosà ad esplicitare il non detto, diventa preziosa per chi cerca di conoscere la pratica basagliana al netto di tanta retorica monotòna che vi si sta costruendo intorno, e per tutti quelli che pensano ancora che la politica abbia a che fare più con le lotte per i diritti, che con la gestione della cosa pubblica da parte di chi viene chiamato ad amministrarla.
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Praticare la differenza per liberare le persone
da: Manifesto Sardo-16 Giugno 15
16/06/2015
Intervista a Assunta Signorelli. Assunta Signorelli è una femminista libertaria dalla ciocca viola e dai modi schietti e diretti. È stata una delle protagoniste con Franco Basaglia della rivoluzione all'interno del mondo psichiatrico che portò alla chiusura dei manicomi nel 1978. Autrice di numerosi articoli su psichiatria e differenza di genere, ha scritto, tra l'altro, con Fabrizia Ramondino e Renate Siebert, In direzione ostinata e contraria. Sarà  presente a Cagliari martedà 23 giugno, alle 17.00, nella Sala Convegni della CGIL per la presentazione del suo nuovo libro 'Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere, della casa editrice Ediesse. Ti definisci una psichiatra basagliana, però oggi lo sono un po' tutti: sono molti coloro che pontificano Basaglia e sono pochi a fare le battaglie per il diritto alla salute e il superamento dei luoghi dell'esclusione. Sà, definirsi basagliani è sport diffuso anche perché il fatto che Franco, a suo tempo, non ha creato una scuola, interrogandosi e interrogandoci se fosse giusto cosà o no, permette a chiunque di dichiararsi basagliano. Ma la questione sta nella dissociazione, sempre visibile a chi vuol vedere, fra ciò che si dice e ciò che si fa. Il Forum Salute Mentale nacque proprio per denunciare questa scissione ma mi pare che continui ad esserci, anzi, oggi è molto più diffusa e presente rispetto ad allora. Per me la discriminante passa attraverso la volontà , la capacità  e la determinazione di assumere il conflitto come elemento vitale della trasformazione. Se questo manca e se, anzi, il potere viene usato per cancellare uno dei poli della contraddizione, allora proprio non ci siamo! Ordini di servizio, scelte clientelari o amicali fra il personale, rigidificazione dei ruoli e cosà via caratterizzano le pratiche di molti e molte che si definiscono basagliani ma che poi sono lontani dai luoghi dove si lotta per i diritti! Come si fa a praticare una politica della differenza nei luoghi del potere e della psichiatria? Beh non è facile, anzi quasi impossibile. Praticare una politica della differenza richiede una capacità  delle donne di costruire legami e riconoscimenti reciproci, dar vita a una sorta di genealogia femminile e imparare a privilegiare l'autorevolezza rispetto all'autorità . Nel libro ho cercato di evidenziare i punti critici, ma anche quelli forti, di un possibile percorso di genere dentro le istituzioni. Michel Foucault, Frantz Fanon e Rosi Braidotti, quanto hanno inciso nella tua formazione politica e culturale? I dannati della terra insieme all'Istituzione negata hanno segnato, per me come persona, l'inizio della rottura con un certo tipo di medicina e della ricerca di modalità  altre per esercitare una professione, quella medica, che avevo scelto di praticare. Foucault e Braidotti, in sequenza, vengono dopo man mano che, a partire dalla pratica quotidiana, mi ponevo domande sul senso del lavoro, sulla sofferenza individuale delle persone, sul mio essere donna che aveva scelto una professione, allora considerata maschile. Devo dire che i rinvii ancora oggi sono continui perché ciò che li accomuna è il dato che non solo non ti rispondono ma continuano a interrogarti. Dal femminismo istituzionale alla sinistra di governo, passando per il sindacato, la richiesta di regolarizzare il sex working viene sistematicamente demonizzata attraverso la censura e il proibizionismo. Perché dovrebbe interessare invece il mondo della salute mentale? La prostituzione è una questione che riguarda l'essere donna, l'autonomia e l'autoricoscimento, di conseguenza l'identità  singolare delle donne è la possibilità  per queste di esserci e contare nel mondo. Tutti elementi questi che riguardano la possibilità  di vivere in armonia ed equilibrio con se stessi e, quindi, anche la salute mentale delle donne. In queste ore l'operazione 'Oro pro nobis alle cliniche vaticane della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza ha messo in luce un sistema perverso proprio nella cura delle persone che vivono l'esperienza della sofferenza mentale: corpi ammassati da sacrificare in nome degli affari del mercato dell'assistenza e del clientelismo. Esiste una via d'uscita a tutto questo? L'unica via possibile consiste nel continuare a lavorare per costruire servizi pubblici forti e aperti alla cittadinanza, nell'interrogarsi in modo laico intorno alla questione delle esternalizzazioni e ripensare la cooperazione sociale e la sua presenza nei servizi pubblici.
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Praticare la differenza. Psichiatria e potere con Assunta Signorelli domani a Cagliari
da: L'Unione Sarda-22 Giugno 15
22/06/2015

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Assunta Signorelli intervistata da Andrea Billau
da: Radio Radicale-22 Giugno 15
22/06/2015

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La pratica delle differenze
da: Manifesto Sardo-1 Luglio 15
01/07/2015
'Bisogna prendere atto delle differenze di genere. Il dato è che in psichiatria, cosà come nei servizi, si è sempre negata l'esistenza di questa diversità . Ne è convinta la psichiatra Assunta Signorelli che, martedà 23 giugno, nella sala convegni della Camera del Lavoro ' Cgil di Cagliari ha presentato il libro 'Praticare le differenze. Donne, psichiatria e potere'. Un lungo incontro- dibattito dal quale è emerso il ruolo difficile della donna costretta a fare i conti con il potere ostile degli uomini. Sia quando la donna è paziente psichiatrica, sia quando opera nel settore e vanta una esperienza decennale al Centro Donna, nel Dipartimento di Salute mentale di Trieste, come quella della Signorelli. 'La mia esperienza è finita perché era un continuo mediare col maschile e un dover superare conflitti tra operatori. 'Il potere maschile ' spiega la psichiatra basagliana ' non ci legittimava anzi era pronto sempre a spararci. Lo dimostra la mia storia. Io sono stata 'messa' in pensione. Poi noi donne non siamo mai state capaci di fare lobby. Con questo libro ripropongo delle questioni: possiamo continuare a far finta che non ci sia differenza tra donne e uomini? dobbiamo imparare a confrontarci anche con altre culture? Oggi si continua ad imporre dei modelli. Un libro che, come spiega Gisella Trincas, presidente Asarp 'racconta le varie tappe dell'esperienza umana e professionale di Assunta, a partire dall'incontro con Franco Basaglia e descrive la sua 'partecipazione ad un progetto rivoluzionario nell'ambito della psichiatria e della salute mentale. In primo piano anche la sessualità  della donna e il suo piacere. 'E' necessario ' sottolinea Cristina Ibba, redattrice del Manifesto Sardo ' organizzare i servizi sulla base delle differenze a partire dall'autodeterminazione dei corpi, dalla soggettività , dall'affettività . La donna deve conquistare una sessualità  in proprio. Differenze che faticano ad essere accettate: Le donne ' spiega la Signorelli ' assumono più farmaci del necessario. Questo perché le sperimentazioni sono fatte sugli uomini che hanno un metabolismo diverso. C'è una specificità  nell'essere donna che non può essere abbandonata. Bisogna cominciare a dire siamo differenti. Ne è convinta anche Diletta Mureddu, responsabile del Centro Donna di Cagliari: 'La paura del diverso si percepisce ancora oggi anche in psichiatria dove si cerca di omologare le differenze. È necessario educare i giovani alle differenze partendo dal presupposto che 'l'attacco alla femminilità  avviene anche in famiglia, tra le donne vittime di violenza. Per Assunta assume un ruolo importante anche il linguaggio utilizzato di media che in un certo senso colpevolizza la donna, la vittima. - See more at: http://www.manifestosardo.org/la-pratica-delle-differenze/#sthash.BE942jbT.dpuf
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La sofferenza non astratta, vissuta nel suo "genere"
da: il Manifesto-15 Settembre 15
15/09/2015

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