Più uguaglianza più benessere
Creare più uguaglianza e più benessere si può: con progetti definiti e misurabili in grado di abbattere le disuguaglianze.
A cura di:
Pubb. : Novembre 2014
160 pag
ISBN: 978-88-230-1903-4
Collana: Saggi
Descrizione
In tempi di crisi le politiche macroeconomiche di redistribuzione dei redditi e delle ricchezze non bastano. È giunto il momento di avviare un percorso nuovo fatto di microprogetti definiti e misurabili in grado di rimuovere le disuguaglianze che si manifestano nella concreta vita delle persone. Di disuguaglianze si parla sempre di più, ma per attenuarle si fa sempre meno. Disuguaglianze nella salute, nell’istruzione e nella cultura, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nella qualità dei servizi. La crisi, si dice, rende più difficile spostare risorse dai ricchi ai poveri. E allora se il PIL non crescerà più come prima dobbiamo rassegnarci a disuguaglianze crescenti? No, perché creare più uguaglianza e più benessere si può. Dopo un documentato esame delle disuguaglianze nel corso della storia, della loro relazione con crescita e globalizzazione, dell’evoluzione del pensiero filosofico e religioso in materia, fino alle nuove teorie delle disuguaglianze, l’autore propone di combatterle agendo dall’alto e dal basso. Dall’alto con nuove politiche macroeconomiche: redistribuzione delle ore di lavoro, reddito e lavoro di cittadinanza attiva, maggiore progressività del prelievo su redditi e ricchezze. Dal basso con progetti definiti e misurabili in grado di abbattere le disuguaglianze che si manifestano nei diversi aspetti che determinano il benessere delle persone. I nuovi indicatori di Benessere Equo e Sostenibile – alla cui costruzione l’autore ha contribuito partecipando ai lavori della Commissione Istat-Cnel– possono aiutarci ad individuare dettagliatamente le tante disuguaglianze da ridurre. E allora perché non rispondere con altrettanto dettagliati progetti territoriali capaci di rimuovere gli ostacoli per un’uguaglianza effettiva, concreta e condivisa? Un piano d’azione preciso che può riassegnare alla politica un primato sull’economia e riaffermare la funzione, fondamentale, degli enti locali.
Rassegna:
La sinistra. I nuovi orizzonti
da: Rassegna Sindacale-12 Novembre 14
12/11/2014

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Più uguaglianza, più benessere. Percorsi possibili in tempi di crisi. Interviene A. Carra, autore -
da: Radio Articolo 1-18 Novembre 14
18/11/2014

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Il benessere. Una questione di uguaglianza
da: Sbilanciamoci.info-24 Novembre 14
24/11/2014
Il 'ben-essere riguarda anche le esigenze di rapporti interumani che attengono alla realizzazione personale, scrive Aldo Carra nel suo ultimo volume (Ediesse edizioni) Il rapporto tra opportunità  di vita e qualità  della stessa, riflesso di quello tra opportunità  di lavoro e qualità  dello stesso, si presenta contraddittorio fin dagli anni settanta quando, come ricostruisce Stefano Fassina nella prefazione al libro di Aldo Carra (Aldo Eduardo Carra, Più uguaglianza, più benessere. Percorsi possibili in tempi di crisi, Roma: Ediesse, 2014, p. 156, â?¬ 12; prefazione di Stefano Fassina), sono emersi i limiti di uno sviluppo che, pur in presenza di una forte crescita produttiva, si dimostra incapace a rispondere positivamente alla domanda di maggiore qualità  del lavoro e di estensione del welfare. Il 'ben-essere (well-being) al quale fa riferimento Carra non riguarda la soddisfazione dei soli bisogni personali attraverso lo scambio di mercato, e il ricorso ai servizi pubblici, ma anche di quelle esigenze di rapporti interumani che attengono alla realizzazione personale e sociale degli individui. È un concetto dell'analisi economica elaborato in contrapposizione critica al Pil quale misura dei risultati economici di una nazione; esso ha una propria dignità  scientifica, anche se per il pensiero mainstream rimane una curiosità  intellettuale di scarso interesse e quindi marginalizzato nei dibattiti e nella gestione della politica economica. Il libro è di diverso avviso; nell'assunto che il Pil non costituisce la 'vera misura del benessere, auspica invece una riqualificazione dell'azione pubblica che abbia un riferimento diretto alle molteplici dimensione del ben-essere. Una risposta progressiva alla richiesta di well-being incontra però un limite nel modello produttivo esistente data la subordinazione che impone al lavoro e le disuguaglianze che esso genera nella società ; questi sono gli aspetti nei quali Carra inquadra la sua proposta di intervento. Sulla capacità  del modello capitalistico di società  di soddisfare le esigenze di benessere è consueto richiamare il Keynes delle Prospettive economiche per i nostri nipoti per aver visto giusto nel prevedere l'enorme crescita della produttività  che si sarebbe realizzata nel secolo successivo, ma anche per non aver visto giusto nel ritenere che, dopo aver garantito l'appagamento pieno dei bisogni primari ci sarebbe stato un ampio spazio per soddisfare le necessità  di più alto livello, le 'arti della vita nella sua espressione. Le cose non sono andate cosà e non casualmente; il sistema capitalistico per mantenere il suo ritmo di crescita, essenziale per non mettere in discussione il suo assetto sociale, ha accompagnato l'intenso progresso tecnologico con un'altrettanto intensa crescita del consumo inducendo i bisogni necessari per l'assorbimento dei 'suoi prodotti in un circuito 'infernale tra sviluppo che genera bisogni e ricerca di soddisfazione dei bisogni che genera sviluppo. I beni che soddisfano questi bisogni sono quelli maggiormente rappresentati dal Pil e, dato che la crescita di quest'ultimo orienta la politica economica, non sorprende che lo sviluppo del benessere risulti sottodimensionato. Avere un'occupazione di mercato (soprattutto se adeguata alle competenze acquisite e sufficientemente remunerata) è un fattore importante, ma non sufficiente, per la realizzazione delle persone; il loro benessere può ugualmente soffrire se le esigenze produttive impongono condizioni squilibrate di sovraoccupazione che costringono a una 'rincorsa permanente a maggiori consumi per soddisfare il minor tempo libero o di sottoccupazione che deprimono la qualità  della vita. In entrambi i casi, sono penalizzate le attività  relazionali e di cura che metterebbero in discussione 'i ruoli sociali, la separazione tra lavoro produttivo e lavori domestici e di cura, la relazione tra tempi di vita e di lavoro. Per riequilibrare una situazione in cui il lavoro perde valore sia dal punto di vista economico (il progresso tecnologico espropria gran parte delle capacità  esecutive), sia dal punto di vista sociale (il ridursi a strumento produttivo), l'obiettivo strategico è la riduzione generalizzata degli orari e la redistribuzione del lavoro nell'ottica 'di lavorare meno per vivere meglio, in linea con quanto sostengono da tempo studiosi attenti alle condizioni dei lavoratori (si vedano le citazioni ai lavori di Carniti e di Trentin). Appare ancora attuale la soluzione, avanzata a suo tempo da Marcenaro e ripresa da Stefano Fassina nella prefazione, di misure di redistribuzione del tempo di lavoro capaci di tener conto dell'esistenza '«di disponibilità  differenziata verso il lavoro e dei diversi bisogni di reddito» in una prospettiva capace di comprendere «l'organizzazione dell'insieme delle scelte di vita di una persona». Una prospettiva che, intrecciata con quel reddito minimo garantito auspicato dall'Unione Europea, darebbe sostanza a un progetto di "lavoro di cittadinanza attiva". Una realtà  di 'minori occupati che lavorano di più genera la sistematica disuguaglianza tra i soggetti. In effetti, come è reso esplicito dalla scelta del titolo (Più uguaglianza, più benessere), non è possibile parlare di benessere, in senso individuale e collettivo, se non vi è l'opportunità  per tutti di soddisfare le proprie necessità , di modificare la realtà  in maniera di aver lo spazio per scegliersi la propria vita; affinché 'il futuro di ogni bambino [non sia] determinato dal contesto sociale, dal luogo in cui è nato, dalla posizione occupata dai genitori [piuttosto che] dal suo cervello, dal suo impegno, dal suo talento, dal suo sforzo. Carra parla giustamente, a questo proposito, di 'grande inganno perpetrato da quegli economisti che teorizzano che la disuguaglianza faccia bene, che giustificano il reale come se fosse razionale. Le remunerazioni di mercato sono sistematicamente ineguali perché remunerano risorse personali notoriamente distribuite in maniera ineguale; risultato che non viene intaccato sostenendo che privilegiare l'utilizzo dei pochi che dispongono di maggiori risorse fa 'sgocciolare reddito e opportunità  su coloro che non ne sono dotati: l'esclusione dei molti non è giustificata, anche se auspicata per la maggiore 'efficienza del sistema, solo perché i costi sociali e personali dell'esclusione (riflessa nella disoccupazione e nella precarizzazione delle opportunità  di lavoro) non sono considerati costi economici contenuti nel Pil. L'accettazione di una 'predicazione della disuguaglianza come valore positivo, diventando senso comune, è la ratifica della vittoria culturale dell'individualismo, consumismo, liberismo. Sono considerazioni che indicano come la classe dirigente riesca non solo a imporre regole funzionali ai suoi interessi, ma anche a convincere che i rapporti da lei creati rispondono alle esigenze stesse dei loro subordinati. L'egemonia culturale del sistema produttivo sul sistema sociale spiega l'indebolimento del rapporto tra politica e cittadini, nonché la difficoltà  dei processi democratici di contrastare una tale prospettiva di potere. L'uscita da questa trappola è possibile sono riproponendo in alternativa una politica che abbia nel lavoro il segno tangibile dell'uguaglianza e della libertà . Da questa tensione etico-religiosa ' i riferimenti a papa Francesco e al pensiero cattolico e socialista sono frequenti ' si sviluppa la proposta 'minimalista di Carra, come lui stesso la definisce, per 'convincerci e convincere che una maggiore uguaglianza è oggi possibile e necessaria e che per raggiungerla non vi è bisogno di obiettivi radicali di rivolgimento, ma percorsi che, con i necessari interventi distributivi e redistributivi, affrontino la lotta alla disuguaglianza 'a partire da tutti gli aspetti della vita quotidiana delle persone. La ricerca di Carra si appoggia sulle analisi, e sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (riportati in apposita Appendice al libro), elaborate dalla Commissione Istat-CNEL alla quale ha partecipato come membro. Sulla base dell'architettura del BES articolata in dodici 'domini, egli individua gli obiettivi che possono costituire la guida per contrastare in maniera puntuale le molteplici situazioni di disuguaglianze che si verificano nei microcontesti sociali, familiari e culturali della vita quotidiana. I settori del Lavoro, del Benessere economico, della Salute e dell'Istruzione sono quelli nei quali più forte è l'incidenza delle disuguaglianze e sono quindi i campi sui quali si concentra maggiormente la sua attenzione e la sua proposta. Più sintetiche, ma non meno significative, sono le considerazioni sulle altre dimensioni (Ricerca ed innovazione, Qualità  dei servizi, Relazioni sociali, Partecipazione e fiducia, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Politica ed istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo) che presentano peraltro forti interdipendenze con le quattro principali. Ognuno di questi settori è letto secondo tre chiavi di lettura (disuguaglianze di genere, di generazione, territoriali) facendone discendere un sistema di obiettivi mirati che la politica dovrebbe trasformare, come nuova modalità  di azione pubblica, in microprogetti per i diversi territori e per i diversi domini. La proposta di Carra è fondata sulla convinzione che stimolare e promuovere comportamenti virtuosi da parte dei soggetti sociali, in particolare delle comunità  locali, possa, per la concretezza degli obiettivi, modificare i paradigmi della politica economica. Disuguaglianza e deriva del benessere sono una rilevante questione nazionale, cosà come rilevante è l'indicazione di una sua gestione settoriale. In altri termini, è una proposta che richiede una testa centrale e gambe locali. Se questo è il modo per ricostruire la società  in senso progressivo, la deweyana 'visione di un fine, essa richiede, come ricorda Stefano Fassina, '«un piano e metodo d'azione» preceduto dall'«osservazione e dal giudizio»; in altre parole, occorre identificare la testa e le gambe; in questo risiede il nodo politico della proposta di Carra. I riferimenti all'azione pubblica sembrano far riferimento a una testa, a un governo nazionale, che non sembra abbia tra i suoi obiettivi quelli auspicati e a gambe, gli enti locali, non sempre dotati di adeguate competenze e volontà  (Fabrizio Barca potrebbe meglio qualificare questo aspetto) e tanto meno autonomia finanziaria di intervento. Non meno secondario è il contesto culturale che falcidia tutte le proposte non conformi all'esistente visione di politica economica. Se non si accetta l'egemonia politica e culturale dominante, come non l'accetta Carra, l'ambizioso progetto presentato nel libro è condizionato dalla possibilità  di individuare teste e gambe che, rovesciando il senso comune artificialmente alimentato dai poteri esistenti, riescano a dare una risposta all'aspirazione di più uguaglianza e più benessere. Di fatto, il quesito posto da Carra è come ricercare i poteri, le forze (sociali, politiche, di movimento) in grado di mobilitare, all'interno di una visione globale, uno sforzo comune per una riforma dell'esistente.
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La ragione economica del buon vivere
da: il Manifesto-27 Novembre 14
27/11/2014

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Più uguaglianza più benessere
da: Radio3 Fahrenheit-6 Gennaio 15
06/01/2015

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Percorsi possibili in tempi di crisi
da: Agr -28 Novembre 14
28/11/2014
(Agr) La crisi di questi anni ha amplificato il tema delle disuguaglianze sociali e le azioni di contrasto a tali fenomeni. Disuguaglianze di reddito, di opportunità , di soddisfazione per la qualità  della vita. In tale contesto, caratterizzato da precarietà  nel lavoro e fragilità  nei rapporti sociali, le politiche macroeconomiche messe in campo dai differenti governi mostrano la corda. Occorrono quindi nuove proposte (che vadano oltre le vecchie medicine delle politiche economiche keynesiane) supportate da inediti strumenti di intervento E' quanto si propone Aldo Eduardo Carra, con il libro Più uguaglianza, più benessere, Percorsi possibili in tempi di crisi (Ediesse edizioni). L'autore, prendendo spunto dalle differenti forme e dalle numerose variabili che spiegano la disuguaglianza nel corso della storia, propone al lettore progetti «definiti e misurabili» dall'alto e dal basso, individuando anche nuovi indicatori di Benessere e Equo e Sostenibile. Si tratta insomma, scrive Carra riprendendo quanto affermato in altri suoi interventi, «di ridimensionare il Pil come unico indicatore di benessere e focalizzare l'attenzione dei policy makers, degli operatori dell'informazione, degli studiosi di varie discipline sulle tante facce del benessere delle persone che vanno ben oltre la misurazione del prodotto interno lordo». Il riferimento va al lavoro della Commissione Istat-Cnel che ha individuato dodici «domini» di benessere: Lavoro, Benessere economico, Salute, Istruzione e formazione, Relazioni Sociali, Politica ed Istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e Patrimonio Culturale, Ambiente, Ricerca ed Innovazione, Qualità  dei servizi. All'interno dei quali sono stati individuati degli indicatori specifici che registrano l'evoluzione di ciascun fenomeno e quali disuguaglianze si evidenziano nelle diverse aree del paese, quali tra uomini e donne, quali tra le diverse generazioni. E a proposito di quest'ultime e per prevenire conflitti generazionali, fondamentale è richiamare l'attenzione sul binomio istruzione-lavoro: perché sono gli studenti di oggi i lavoratori di domani. Una migliore distribuzione delle conoscenze resta allora un ulteriore obiettivo da perseguire, per rompere la dimensione ereditaria e intergenerazionale dell'esclusione sociale. Una maggiore integrazione della scuola con il mondo del lavoro fornisce agli studenti maggiori elementi per una scelta consapevole e non predeterminata rispetto alle condizioni sociali, economiche e culturali di partenza. Anche perché il rischio è quello di un semplice cambiamento di facciata, dietro la quale la meritocrazia non è altro che una piatta «ratifica del privilegio» e non conseguenza di una effettiva uguaglianza delle opportunità  tra le persone. Più uguaglianza, più benessere, Percorsi possibili in tempi di crisi (Ediesse edizioni).
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Verifiche e controlli per usare davvero il Bes
da: Avvenire-23 Aprile 15
23/04/2015

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Più uguaglianza più benessere. Aldo Carra a Un libro per l'Europa
da: Un libro per l'Europa-24 Aprile 15
24/04/2015
"Più uguaglianza, più benessere" di Aldo Eduardo Carra ' Casa editrice Ediesse Ascolta qui la trasmissione : http://europa.eu/!BB84rT "Se pensate che si possa rispondere alla domanda di giustizia indicando quando e come togliere ai ricchi per darlo ai poveri e rendere, cosi, tutti felici vi diciamo subito che rimarrete delusi. Questa domanda l'umanità  se la pone da sempre, tutte le religioni hanno predicato maggiore equità , tutte le rivoluzioni sono state animate dal bisogno di una maggiore giustizia distributiva, ma la verità  è che le disuguaglianze continuano a crescere. Se siamo a questo punto, vuol dire che le ricette economiche ed ideologiche finora proposte non sono sufficienti, che il problema è molto più complesso e che forse non può più essere affrontato solo in termini di spostamento dei redditi da alcuni ad altri." Ospite: Aldo Eduardo Carra, economista e editorialista per il Manifesto Conduttore della trasmissione: Thierry Vissol, economista e consigliere speciale media & comunicazione, Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Programme manager: Tomasz Koguc Assistente: Vera Marchand I brani scelti in collaborazione con Luca D'Ambrosio di Musicletter.it per la trasmissione sono del cantautore Eugenio Rodondi e il suo disco "Ocra". I brani scelti sono: "La cicala", "Trattamento di fine rapporti", "Horror vacui" e "La maschera bianca".
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Studiare paga?
da: Radio3 Fahrenheit-20 Mag 15
20/05/2015
L'ultimo rapporto Istat fornisce dati interessanti riguardo la correlazione tra i titoli di studio e le retribuzioni percepite. Tra fuga dei cervelli, difficoltà  a trovare lavoro e disparità  di genere, questa sembra essere una buona notizia. Ne parliamo con Giovanni Barbieri, coordintaore del Rapporto Istat 2015, con Alessandro Solipaca, ricercatore dell'Istituto che si è occupato dei capitoli sociali del Rapporto, Aldo Eduardo Carra, esperto di economia e di analisi elettorali tra i suoi Libri 'Più uguaglianza piu benessere, Ediesse e con Giovanni Solimine, docente di Biblioteconomia all'università  La Sapienza di Roma, autore di Senza sapere. Il costo dell'ignoranza in Italia, Laterza 2014.
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