Piolin imbavagliato
Il libro racconta «la rivoluzione del sorriso» e documenta che in Spagna accadono cose distanti dagli standard democratici europ
Pubb. : Maggio 2018
160 pag
ISBN: 978-88-230-2138-9
Collana: Materiali
Descrizione
Lo scorso autunno provavo a spiegare alle amiche e ami ci italiani cosa stesse succedendo in Catalogna dicendo: “Questa è una storia che finisce male, ma è una storia vera”. Effettivamente “la rivoluzione del sorriso” s’infrange sulle violenze della polizia spagnola il 1° ottobre, sulla proclamazione unilaterale di una Repubblica durata poche ore e la repressione dello Stato. Ma che la storia non si fosse conclusa allora lo dimostra il risultato delle elezioni del 21 dicembre, in cui il blocco di forze repubblicane riesce a confermare la maggioranza assoluta di seggi parlamentari. E oggi, con la Generalitat sotto il giogo dell’articolo 155 della Costituzione, i prigionieri politici e quelli in esilio accusati di reati che non hanno commesso, la questione catalana si ripropone nella sua interezza e il movimento non rifluisce. Perché sono oltre due milioni a volere una relazione diversa della Catalogna con il resto della Spagna. E questa è la storia vera». Così l’autrice introduce la narrazione dell’autunno catalano: eventi che mozzano il fiato per velocità e spessore ed uno sguardo sulla percezione soggettiva dei protagonisti di un movimento popolare, pacifico e di massa che afferma la sua sovranità nella celebrazione di un referendum. Ma il libro, nato per raccontare «la rivoluzione del sorriso», finisce col diventare anche altro, perché in Spagna succedono cose che suscitano allarme. Non è solo la maxi-causa contro l’indipendentismo con l’imputazione di reati per una violenza che non c’è mai stata, sono la restrizione della libertà d’espressione e l’uso abusivo della legislazione antiterrorista che rendono la Spagna distante dagli standard democratici europei del XXI secolo. Perché la democrazia è quanto oggi è in gioco nella vicenda catalana ed è perciò qualcosa che riguarda l’Europa.
Rassegna:
Piolàn imbavagliato, l'autunno difficile della Catalogna
da: Strisciarossa-26 Giugno 18
26/06/2018
Piolàn imbavagliato, l'autunno difficile della Catalogna |Di Marina Mastroluca Quando nei primi anni Cinquanta il governo di Madrid decise di aumentare il prezzo del biglietto da 40 a 70 centesimi, ma solo in Catalogna, per settimane i catalani smisero di prendere il tram. 'Fino a che le autorità  si videro costrette a ripristinare il prezzo precedente. Pedrot, 80 anni, lo racconta come testimonianza della caparbietà  catalana, un mix corale di resistenza pacifica e orgoglio delle proprie radici. E' una delle voci raccolte da Elena Marisol Brandolini nel libro 'Piolàn imbavagliato, cronaca dell'autunno catalano (Ediesse) dove l'autrice ripercorre le tappe che hanno portato al referendum sull'indipendenza prima e poi alla repressione da parte del governo Rajoy, che ha a lungo ignorato il malessere catalano salvo brandire la soluzione autoritaria con il ricorso all'art.155 come fosse un percorso obbligato. 'Piolàn è il personaggio della Warner Bros ' Titti in italiano. Era dipinto sulla fiancata di una nave noleggiata dal governo spagnolo, la Moby Dada, per alloggiare le migliaia di uomini della Guardia civil e della Policia nacional fatte confluire su Barcellona contro il referendum del 1° ottobre dello scorso anno. Per tenere a freno l'ironia social che ne era seguita, le autorità  di Madrid l'avevano fatto coprire con dei teloni. Il risultato era stato persino peggiore: Piolàn, Titti, è diventato simbolo della censura spagnola e lo slogan 'free Piolàn il condimento ironico di una storia in cui non c'era più tanto da ridere. Il diario di Marisol Brandolini ' in parte pubblicato in cronache per il Fatto quotidiano ' ricostruisce le settimane più drammatiche e disegna lo sfondo che le precede: la strada del muro contro muro intrapresa da Rajoy, a partire dalla denuncia del nuovo Statuto sull'autonomia regionale promosso a suo tempo dal socialista Zapatero. A guardarla oggi, dopo gli arresti eccellenti che hanno sbriciolato i popolari, la soluzione autoritaria del leader del Pp spagnolo si potrebbe anche leggere come un tentativo di trovare nell'emergenza nazionale una via d'uscita alla sequela di scandali per corruzione che di recente hanno travolto il suo partito e il suo governo riesumando il leader socialista Pedro Sanchez. Di sicuro nel movimento indipendentista o di quanti comunque a favore del diritto a decidere dei catalani, la critica nei confronti di un Pp corrotto è stata centrale, ingrediente tutt'altro che secondario della spinta verso la definizione di uno Stato nuovo, fortemente europeista, più laico e più pulito nella sua classe politica, svincolato da una monarchia ugualmente corrotta e considerata un'eredità  indesiderata imposta dal franchismo. Per questo, scrive Brandolini, 'il movimento sovranista catalano assomiglia in nulla ad altri movimenti secessionisti nazionalisti, come sono le espressioni politiche delle destre xenofobe e razziste presenti in Italia o in altri Paesi europei. L'esito del referendum e il ricorso all'articolo 155 con la sospensione dell'autonomia catalana ci sono noti. Uno shock è stato invece il livello della repressione, negato in tutte le sedi dal governo di Madrid ma riconosciuto invece nelle sentenze che di volta in volta hanno bloccato le richieste di estradizione del leader indipendentista Puigdemont. A Barcellona i divieti, i bavagli sull'informazione, i rapper in carcere insieme a numerosissimi esponenti politici, la brutalità  della Guardia civil hanno richiamato alla memoria gli anni del franchismo e soprattutto aperto nuovi interrogativi sul Pp, un partito che al di là  della facciata sembra non aver fatto davvero i conti con la storia e che rivela un tessuto democratico con troppe falle. Domande che interrogano non solo la società  spagnola, ma come sottolinea Brandolini anche l'Europa. A nove mesi di distanza con un maxi processo da celebrare (900 incriminati) e una dirigenza in esilio, del braccio di ferro intrapreso da Rajoy restano ferite evidenti e nessuna soluzione, gli indipendentisti secondo i sondaggi sono persino più forti. Forse una pagina nuova potrà  essere scritta dal governo Sanchez, che deve ai catalani il sostegno per rovesciare il governo Rajoy. La novità  è che si pronuncia finalmente la parola dialogo, l'opposto del bavaglio al povero Titti sulla fiancata della Moby Dada. E poi un pensierino per la Ue. Forse pensare a come tinteggiare le pareti mentre la casa (europea) è pericolante può non sembrare l'idea migliore, ma girarsi dall'altra parte di sicuro non è una strategia migliore.
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