Permesso di soggiorno
Gli scrittori stranieri raccontano l’Italia
Pubb. : Luglio 2010
208 pag
ISBN: 88-230-1475-6
Collana: Carta bianca
Descrizione
Queste sedici storie, raccontate da alcuni tra i più significativi scrittori migranti che scrivono in lingua italiana, tutti residenti nel nostro paese, vogliono essere uno sguardo a più occhi e a più voci sull’Italia di oggi. Ne scaturisce uno scenario spietato, a volte molto amaro, dove gli «italiani brava gente» spesso ne escono con le ossa rotte. Gli autori vengono da Romania, Argentina, India, Cina, Egitto, Palestina, Algeria, Eritrea, Senegal, Congo, Togo, praticamente da ogni parte del mondo. Come scrive Enrico Panini nella prefazione, con intento fortemente politico: «In attesa di una piena e definitiva cittadinanza la scrittura diventa un luogo di accoglienza e integrazione fondamentale. Tanto più che in questo volume gli stranieri sono i soggetti e non solo l’oggetto del racconto, affermano cioè un protagonismo, nella scrittura, che non sempre la nostra società riconosce loro. Non è neanche da sottovalutare il fatto che essi scrivono in italiano: vorrà pure dire qualcosa, questo, se l’uso e il possesso di una lingua sono elementi d’integrazione fondamentale». I temi sono i più diversi, si va dalla condizione di sradicamento sociale e culturale, al lavoro assoggettato e sfruttato, fino a tematiche più private, oppure simboliche legate alle culture di riferimento. Ai racconti degli scrittori stranieri che scrivono in lingua italiana fa da «controcanto» una sequenza di immagini del fotografo Mario Dondero, che ritrae gli emigrati nostri, italiani, degli anni cinquanta e sessanta. Sono ad Eboli, da dove partivano, poveri e affamati, o in marcia durante uno sciopero alla Renault in pieno sessantotto francese, oppure a Marcinelle, nella miniera dove nel 1956 ne morirono 136, braccati dalle fiamme, soffocati dall’ossido di carbonio. E così il cerchio si chiude. La letteratura, le letterature, sono le vere ambasciate nelle nazioni più diverse. Poco diplomatiche, ma estremamente vere, sensibili, e sempre politicamente scorrette.
Rassegna:
Emergenza immigrati
da: Grazia -9 Mag 11
09/05/2011

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Permesso di soggiorno
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01/08/2011

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Perchè si parte. Una storia tra le tante
da: Narcomafie-1 Ottobre 10
01/10/2010

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L’Italia e l’immigrazione, che si vive e si scrive
da: Reset doc-26 Aprile 11
26/04/2011
“Prima la vita”, come recita il titolo di uno dei racconti che fa parte della raccolta Permesso di soggiorno. Gli scrittori stranieri raccontano l’Italia, a cura di Angelo Ferracuti (Ediesse 2010). Gli scrittori del libro vengono da ogni parte del mondo (Romania, Argentina, India, Cina, Egitto, Congo, Togo, Palestina, Eritrea, Senegal, Algeria), sono conosciuti perché scrivono su quotidiani e settimanali italiani, sono scrittori e sono impegnati nella società civile e nelle istituzioni delle città dove vivono. Scrivono in italiano, e questa diventa una scelta anche politica. Vivono in Italia, scrivono in italiano, raccontano le storie dell’immigrazione in un Paese dove non sempre è facile realizzare un progetto migratorio. Talvolta si arriva per scelta, talvolta per obbligo, talvolta per caso, talvolta neanche ci si ricorda più perché, e come in tante migrazioni si resta sospesi fra nostalgia delle origini e istinto di sopravvivenza, si fatica tanto e ci si impegna altrettanto perché “prima la vita”, come recita il titolo di uno dei racconti che fa parte della raccolta Permesso di soggiorno. Gli scrittori stranieri raccontano l’Italia, a cura di Angelo Ferracuti (Ediesse 2010). Gli scrittori del libro, ricorda il curatore, vengono da ogni parte del mondo (Romania, Argentina, India, Cina, Egitto, Congo, Togo, Palestina, Eritrea, Senegal, Algeria), sono conosciuti perché scrivono su quotidiani e settimanali italiani, sono scrittori e sono impegnati nella società civile e nelle istituzioni delle città dove vivono. Scrivono in italiano, e questa diventa una scelta anche politica. Scrive il curatore alla fine del volume: «Leggendo questi racconti, ho imparato molte cose. La letteratura, le letterature, sono le vere ambasciate nelle nazioni più diverse. Poco diplomatiche, ma estremamente vere, sensibili, e sempre politicamente scorrette». Sono tanti i temi toccati dai racconti, che parlano anche di un’Italia che spesso non comprende, talvolta è indifferente, mentre dovrebbe pur ricordare il suo passato di emigrazione (a farlo, nel volume, le fotografie di Mario Dondero che ritrae gli emigranti italiani fra gli anni Cinquanta e Settanta, coloro che partivano dal Sud, i migranti a Parigi e Marcinelle). Si parla della frontiera, dell’emigrazione vista dai bambini e dai ragazzi di seconda generazione, del duro lavoro delle colf, delle badanti, di chi sgobba dalla mattina alla sera ed è segnato da una vita di fatica e sofferenza sin da piccolo, di chi muore lavorando nei cantieri; si evoca la cultura di origine con nostalgia per il proprio paese; si racconta il razzismo subito dai rom e quello sviscerato dal venditore senegalese pieno di cultura e di saggezza; non manca la dimensione del dramma, perché non tutte le storie si chiudono bene, e quella della solitudine. Ma anche, appunto, il sogno di stare meglio perché «prima la vita». E dall’insieme dei racconti che si susseguono, emergono e si stagliano sulla pagina e nell’anima alcune frasi fulminanti, descrizioni precise di uno stato d’animo o di una consapevolezza che si staccano dal racconto in sé per diventare emblema e simbolo di qualcosa di più e di altro, specchio in cui qualsiasi migrante si può riconoscere e in cui qualsiasi “autoctono” può ritrovare lo schizzo sintetico della propria società civile. Sono frasi, descrizioni, incisi, che dovrebbero imporsi all’attenzione di chi legge e della sensibilità politica – quest’ultima, in realtà, ben lontana dalla consapevolezza del fenomeno migratorio – perché, proprio in quanto frutto di opera letteraria, si slegano dalla cronaca e assumono un significato più ampio, quasi universale. La frontiera, per esempio: «Forse non riusciremo mai ad attraversare la frontiera, o forse la attraverseremo domani stesso, chissà. Noi aspettiamo perché è questo il nostro destino. Quando si realizzerà ciò che abbiamo aspettato forse capiremo che era meglio tornare indietro o non partire affatto. Nessuno ce lo può dire». Il duro lavoro delle colf: «Che a volta ci pigliano per parrucchieri: bidoni per la raccolta differenziata di chiacchiere senza senso». La stessa colf: «Tutto il mio passato è rimasto nella mia terra. Quando ho deciso di andarmene, per laurearmi in medicina ed emanciparmi dalla famiglia, non ho preso niente. Neanche un foulard. Per non avere rimpianti non bisogna avere ricordi». La badante che da due anni non vede i suoi figli e suo marito: «Nel mio paese facevo l’ingegnere meccanico, qui faccio la badante. Sto con un signore anziano e malato giorno e notte. Ho un’ora di libertà al giorno e due ore la domenica. Sogno a tutte le ore un abito da sposa». Chi finisce “in volo sopra la città” perché ci lascia la vita, da una impalcatura di Milano: «Ho fatto ciao alla Madunina, non c’era tempo per altro. Non sono volato giù dall’impalcatura, come diranno e scriveranno sui giornali. Sono volato su dall’impalcatura, come nei miei sogni». C’è chi non è stato risparmiato dalle fatiche della vita: «Ho passato giorni e giorni della mia vita a fare la fila in Questura. Ho fornito montagne di cartacce. Non ho mai mollato e ho sempre cercato di essere in regola con la legge. Ma è la legge che non è mai stata in regola con quelli come me. Non sono mai riuscita ad avere i documenti in regola per la famigerata “Carta di soggiorno”. Figuriamoci la Cittadinanza». Chi vive qui è consapevole anche dello stato degli “stranieri” in un paese che spesso arranca a riconoscerli anche dopo “l’integrazione”: «L’unica cosa che fatica a cambiare è lo status di straniero, è una sorta d’abito che s’indossa entrando ed è difficile levarselo da dosso, nemmeno se lo strappi». Oppure: «Lo straniero è come un fazzoletto, è buttato via dopo averci soffiato il naso. Pensare in questo modo non aiuterà mai l’integrazione». Oppure la nostalgia della cultura di origine e una consapevolezza: «Come si dice sempre, l’orgoglio non appartiene a nessuno ed è in possesso di ogni cultura». Fortunatamente alle difficoltà si può anche accompagnare la gioia di una bambina, la cui famiglia non può rientrare in India come tutti gli anni perché è diventata più povera. Per questo a Natale riceve in regalo un cagnolino tanto desiderato. E pensa: «Forse eravamo diventati poveri, ma io non ero mai stata così felice». Sopravvivenza, vita, ricerca della felicità. L’Italia ci è passata, ma la memoria fa fatica a ritrovare il suo posto nella storia. Forse ce lo ricorderanno gli scrittori della nuova letteratura italiana e migrante insieme.
La letteratura della migrazione. Per costruire una nuova idea di Stato
da: il Fatto Quotidiano (web)-13 Ottobre 10
13/10/2010

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Il racconto plurale
da: Rassegna Sindacale-30 Settembre 10
30/09/2010

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Intervista a Angelo Ferracuti sul libro da lui curato dal titolo: "Permesso di soggiorno. Gli scrittori migranti raccontano l'Italia"
da: Radio Radicale-30 Giugno 10
30/06/2010

Link alla risorsa
Italiani in prima persona
da: Terra-16 Giugno 10
16/06/2010

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