Nel cuore rosso di Roma
Il Celio e la Casa del Popolo Lotte sociali, politica e cultura 1906-1926
L'idea di Enrico Ferri. Ottobre 1906: Roma ha la sua Casa del Popolo al Celio. Una grande stagione di iniziative culturali.
Pubb. : Settembre 2016
144 pag
ISBN: 978-88-230-2045-0
Collana: Storia e memoria
Descrizione
Roma, 6 ottobre 1906: con la celebrazione del IX Congresso del Partito socialista s’inaugura la Casa del Popolo di via Capo d’Africa, che diventa sede di organizzazioni politiche e sindacali e teatro di importanti eventi del movimento operaio della capitale. Il Celio, dove già si svolgono, all’Orto Botanico, manifestazioni e comizi e dove nel 1912 sorgerà, sulle pendici del Colle Oppio, l’Educatorio Andrea Costa, si trasforma in una sorta di cittadella rossa tenuta sotto stretta sorveglianza dalla polizia. Questo libro ripercorre la storia dell’edificio, a partire dal «miracolo» che rende possibile, in appena quindici mesi, tradurre in realtà l’idea lanciata da Enrico Ferri nel comizio del 1° maggio 1905. Per circa vent’anni la Casa del Popolo è la casa comune di socialisti rivoluzionari e riformisti, anarchici, repubblicani, comunisti, il quartier generale di grandi agitazioni operaie e della prima resistenza al fascismo. Per impulso dell’Educatorio, dove sono attivi un doposcuola e un ricreatorio per fanciulli, si sviluppano varie iniziative come la Scuola socialista di cultura, l’Università proletaria, il Teatro del Popolo; si tengono conferenze, corsi di cultura generale e amministrazione, rappresentazioni teatrali, concerti e spettacoli. Nel 1926 con la confisca della Casa del Popolo ad opera del regime fascista inizia un’altra storia, le cui propaggini arrivano fino a oggi.
Rassegna:
Quando la classe operaia aveva una sua «Casa» In un volume la storia (e l'oblio) dello stabile a
da: Corriere della sera-28 Novembre 16
28/11/2016

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La cittadella rossa del Celio
da: la repubblica-3 Dicembre 16
03/12/2016

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Roma 1906-1926 (e oltre)/ La Casa del Popolo al Celio
da: Rassegna libertaria-10 Gennaio 18
10/01/2018
Roma 1906-1926 (e oltre)/ La Casa del Popolo al Celio Dalla quarta di copertina leggiamo: 'Per circa vent'anni la Casa del Popolo è la casa comune di socialisti rivoluzionari e riformisti, anarchici, repubblicani, comunisti, il quartier generale di grandi agitazioni operaie e della prima resistenza al fascismo. Già  questo periodo può dare l'idea di quanto Giuseppe Sircana sia stato obiettivo e rigoroso nel narrare la storia della Casa del Popolo di Via Capo D'Africa (Nel cuore rosso di Roma. il Celio e la Casa del Popolo, Lotte sociali, politica e cultura 1906-1926, Ediesse, Roma, 2016, pp. 180, â?¬ 13,00). Con l'occasione si ricorda che Sircana ha anche scritto la pregevole voce biografi ca di Pietro Gori, sul Dizionario Biografi co degli Italiani, pubblicata su Internet nel 2002. Nei primi del '900 in Europa ed in tutta Italia vennero costruite dagli operai le Case del Popolo. Le Case del Popolo che fi orirono dovunque, rispondevano alla necessità  dei lavoratori di un luogo fisico e simbolico, ove potersi riunire, invece che sulla strada e nelle osterie, che all'inizio della sua lunga storia il movimento operaio, nella seconda metà  dell'800, era costretto a praticare, in mancanza di strutture diverse. Nelle osterie, che rappresentavano i primi luoghi di riunione e di socializzazione, prendeva piede anche la piaga dell'alcolismo, al quale la Casa del Popolo, nella concezione dei partiti socialisti che acquisivano sempre più consenso popolare, doveva porre una argine, strappando i lavoratori sia dalle ingenti spese per il vino, che ai medesimi falcidiava il magro ed assai faticato salario, che dalle malattie che l'alcolismo comportava. Negli anni recenti sono stati prodotti molti studi su queste forme autogestite del movimento operaio e popolare. Alberto Ciampi e Sergio Mechi hanno curato nel 2011 un ottimo libro dal titolo 'Case del Popolo - Case di tutti?', dedicato al compagno Gigi di Lembo, che getta una luce di insieme sulla nascita e fioritura delle Case del Popolo e su come siano state distrutte tra il '21 ed il '22 dalla devastazione fascista. Anche a Roma venne inaugurata al Celio il 6 ottobre 1906 la Casa del Popolo, costruita di sana pianta dai lavoratori dell'edilizia. Essa divenne il centro della vita sociale e politica del popolo lavoratore fino a qualche anno dopo l'avvento del fascismo. La capacità  costruttiva del popolo lavoratore, che non attendeva aiuti dallo Stato, innanzitutto formulò l'idea di un centro dove riunirsi, discutere e formarsi e successivamente e molto rapidamemte edifi cò dalle fondamenta lo stabile, che è ancora presente al Celio, provvedendo ad arredarlo con il contributo degli artisti dell'epoca. Questa istituzione operaia venne intesa dai socialisti anche come luogo sia di formazione dei quadri per la gestione amministrativa dei Comuni in via di conquista dall'elettoralismo socialista, che di formazione della personalità  completa socialista, antitetica a quella borghese. Poco lontano venne costruito l'Educatorio Andrea Costa, al medesimo dedicato, a pochi anni dalla sua morte, dove, fino a quando la struttura in legno non venne distrutta dallo squadrismo, si tennero corsi scientifi ci, professionali, scolastici ed artistici rivolti alla popolazione adulta ed infantile. Giuseppe Sircana nel suo libro narra la storia di questa istituzione, il suo ruolo nelle agitazioni popolari e nelle lotte sindacali, i confl itti che tra le sue mura e nella città  si ebbero tra i socialisti, gli anarchici ed i repubblicani e, dopo la scissione di Livorno, i comunisti; le principali forze popolari a Roma nel primo ventennio del '900. Dalle pagine del libro emergono non solo le voci dei socialisti e dei sindacalisti, ma anche le voci degli anarchici. Specialmente gli interventi di Aristide Ceccarelli, di Spartaco Stagnetti, di Forbicini, di Varagnoli cioè delle fi gure carismatiche di quell'epoca, che a Roma spesero la propria attività  frenetica, con spirito di grande sacrifi cio, tra il dopo Bresci e il primo dopoguerra. Sono altresà elencate le varie organizzazioni libertarie. È assente dal libro, perché ovviamente non è nato con tale fi nalità , l'analisi del movimento anarchico romano, che svolse, nel primo ventennio del novecento, un ruolo assai importante per la ripresa organizzativa del movimento anarchico di lingua italiana, dopo la dissoluzione della I Internazionale e la messa fuori legge degli anarchici durante il periodo crispino. Nel libro non si parla del Congresso di Roma del 1907 che sancà la svolta libertaria promossa da Luigi Fabbri e dell'evoluzione del movimento, su sollecitazione di Malatesta, da uno stato di estrema protesta ad uno stato di progressivo consenso tra le masse popolari ed i lavoratori, cosà da annoverare, a livello nazionale, come segretari delle Camere del lavoro, numerosi anarchici. Con la svolta libertaria il movimento anarchico italiano esce dalla clandestinità , nella quale era stato costretto precedentemente. Questo periodo, di circa vent'anni, si chiuderà  dopo il biennio rosso, tra il '21 e il '22, a conclusione dell'attacco ad oltranza delle truppe fasciste e della conquista del potere da parte di Mussolini. Nello specifico del lavoro organizzativo gli anarchici si ispirano a Pietro Gori e a Luigi Fabbri. Pietro Gori, a Roma, inizia a rappresentare l'esigenza della formulazione del diritto operaio, ossia del diritto del lavoro e della legislazione sociale, che invece qualche anno prima, nel 1892, insieme a Malatesta, respingeva, durante le sedute del Congresso di Genova, quando considerava la legislazione sociale del lavoro un'esigenza di Turati, per soffocare la rivoluzione sociale ed impantanarla nel legalitarismo. In 'Aspettando il sole! Conferenza tenuta a Roma il 1 maggio 1902 da Pietro Gori (Editrice F. Serantoni 1908 Firenze Roma), leggiamo: 'Cosà ebbero la loro legislazione quasi tutti gli istituti, dalla proprietà  al matrimonio - che potevano in qualche modo interessare i dirigenti delle pubbliche aziende e le classi ricche e potenti. Ma è stato dimenticato il diritto operaio e quando se ne ricordarono fu per mutilarlo oscenamente. Gli anarchici svolgono prevalentemente i mestieri e le professioni di barbieri, camerieri, stagnini, edili e contadini. Ma non è automaticamente desumibile che l'impegno sia più o meno moderato, in misura direttamente causata dalla collocazione di classe. Anzi spesso gli anarchici mostrano di essere più moderati nella conduzione delle lotte e nell'avanzamento delle istanze rivendicative, di quanto siano i repubblicani, ai quali lanciano frequentemente accuse di estremismo. Alfredo Fabbretti, anarchico, nel 1912, avanzando critiche alla Camera del lavoro che viene accusata di mandare allo sbaraglio i muratori, 'come avvenne nel 1910, dopo 45 giorni di sciopero per le 9 ore; non incita allo sciopero insurrezionale, ma invece ammonisce gli operai a non imbarcarsi in scioperi senza sbocco, come si legge nel 'Libertario del 25 febbraio 1912. Il libro non tratta del minuto lavoro organizzativo che gli anarchici svolgevano, né del fatto che Malatesta, nei suoi passaggi clandestini a Roma negli anni dieci del Novecento, prima di poter operare alla luce del sole in Italia al suo rientro nel primo dopoguerra, intratteneva rapporti con il movimento romano, in vista dello auspicato strappo rivoluzionario. Ma il saggio tratta dei momenti pubblici e drammatici dell'attività  politica e sindacale dei diversi partiti e movimenti, fra i quali gli anarchici; come conflitti con la forza pubblica, scioperi e manifestazioni, che hanno coinvolto in vari modi la Casa del Popolo e che hanno interessato la città . Dalla trattazione gli anarchici emergono come i più radicali. Ma se non si avesse conoscenza dell'intenso lavoro organizzativo, propagandistico e culturale che è legato alla svolta libertaria, ispirata dalla ricerca del consenso tra le masse popolari ed i lavoratori, svolta della quale Luigi Fabbri nel suo periodo romano è l'anima, nonché della redazione e vasta diffusione di periodici come 'Il Pensiero e 'L'Agitazione sia come edizione anconetana 70 cultura che come edizione romana; si avrebbe l'impressione di un atteggiamento degli anarchici estremista fi ne a se stesso. Tuttavia, a parte queste osservazioni, il saggio di Sircana è un assai importante contributo, sul piano delle storia del lavoro e dei movimenti popolari, nel gettare ulteriore luce sulla storia degli anarchici durante il periodo giolittiano. Periodo che benchè esaminato da numerosi libri, come quelli di Roberto Carocci 'Roma sovversiva. Anarchismo e confl ittualità  sociale dall'età  giolittiana al fascismo (1900-1926) e di Valerio Gentili 'Dal nulla sorgemmo, dei quali Sircana riporta diverse citazioni, resta ancora da approfondire, oltre che nel dettaglio della concreta vita organizzativa del movimento, anche nei suoi aspetti politici e sindacali. Alla conclusione della I Guerra Mondiale cambia il tono del confl itto sociale e politico, che si fa più aspro e decisivo per le sorti del popolo lavoratore. La smobilitazione di migliaia di soldati, la disoccupazione crescente e la fame, la qualità  delle proteste e delle manifestazioni operaie e popolari tese a 'fare come in Russia, la nascita della guardia bianca composta da ufficiali e studenti che infi erisce nel '19 inizialmente sui deputati socialisti e il dilagare delle squadre fasciste, coinvolgono ancor di più la Casa del Popolo. Con il primo dopoguerra la Casa del Popolo che accoglie Errico Malatesta al rientro in Italia e si mobilita contro il suo arresto insieme ai redattori di 'Umanità  Nova il 17 ottobre 1920, che accoglie gli Arditi del Popolo e la riunione del Comitato dell'Alleanza del Lavoro in vista dell'ultimo sciopero contro il fascismo, vede, contestualmente ai frequenti eccidi dei manifestanti che fanno riferimento alla Casa del Popolo, il progressivo venir meno delle speranze rivoluzionarie. Con l'esproprio, nel 1924, da parte del fascismo della struttura, edificata da un'Associazone del popolo lavoratore nel lontano 1906, non si conclude la storia della Casa del Popolo che prosegue fino ai giorno nostri, come chi leggerà  il libro avrà  modo di vedere. Enrico Calandri
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