Migranti e territori
Una ricerca collettiva sul fenomeno delle migrazioni contemporanee.
Pubb. : Aprile 2015
ISBN: 978-88-230-1945-4
Collana: Saggi
Descrizione
Migranti e territori è una collettanea di ricerche condotte da docenti universitari, italiani e stranieri, ricercatori, giornalisti, funzionari pubblici e qualificati rappresentanti del Terzo Settore, che, con rigore metodologico e chiarezza espositiva, analizzano alcuni aspetti di particolare rilievo e attualità delle migrazioni contemporanee. Si tratta di indagini e ricerche aventi ad oggetto temi di grande complessità come il lavoro, i diritti, l’identità, i servizi sociali, l’accoglienza, le diaspore. Ampia è pertanto l’articolazione delle relative indagini: dal saggio sulle considerazioni degli italiani sulle famiglie immigrate al modello mediterraneo di immigrazione; dalla diaspora palestinese e bangladese all’analisi sulla politica della mobilità e il confine militare-umanitario nel Mediterraneo; dalla Primavera Araba in Giordania alla storia del bracciantato italiano e dei braccianti migranti di oggi, con focus sullo stato di alcuni lavoratori indiani in provincia di Latina; dalle condizioni di migliaia di profughi nelle carceri libiche alla residenzialità dei braccianti immigrati nel Mezzogiorno; dall’analisi sempre attuale sui rom all’assistenza sanitaria prevista dallo Stato italiano per tutti gli immigrati, sino al dramma dei profughi eritrei. Un lavoro di ricerca utile per comprendere meglio le migrazioni oggi, considerate una delle maggiori protagoniste del processo di formazione dell’attuale sistema mondiale, e riconoscere diritti e giustizia a quanti vivono condizioni di emarginazione, fragilità sociale e sfruttamento.
Rassegna:
Intervista a Marco Omizzolo sul libro curato assieme a Pina Sodano "Migranti e territori. Lavoro, diritti, accoglienza"
da: Radio Radicale-11 Mag 15
11/05/2015

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Migranti e territori. Lavoro, diritti, accoglienza. Intervengono M. Omizzolo e P. Sodano
da: Radio Articolo 1-21 Mag 15
21/05/2015

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Migranti a tutto tondo
da: Corriere delle Migrazioni-28 Mag 15
28/05/2015
E' nelle librerie da poche settimane Migranti e territori. Lavoro, diritti e accoglienza (Ediesse) una collettanea di 16 saggi scritti da docenti universitari, scrittori, giornalisti e rappresentanti del Terzo Settore, che affronta il tema delle migrazioni contemporanee analizzandolo da molteplici punti di vista, dandone una panoramica sociologica, e allo stesso tempo divulgativa, e toccando diversi punti caldi: il sistema di accoglienza italiano e le sue falle, le reclusioni nelle carceri libiche, lo sfruttamento del lavoro 'migrante, il dramma dei profughi. Di questo libro parliamo con Marco Omizzolo, uno dei due curatori della raccolta (assieme a Pina Sodano, sociologa e arabista), giornalista e ricercatore ' nonché collaboratore di Corriere delle Migrazioni ' che ha redatto lavori di grande interesse in tema di migrazioni. Per In Migrazione Onlus (l'associazione di cui è vicepresidente), nel 2014, ha realizzato il dossier Doparsi per lavorare come schiavi, un'indagine che ha sollevato il velo sulle terribili condizioni di lavoro a cui sono costretti dai datori di lavoro italiani i lavoratori indiani ' in particolare della comunità  Sikh ' nelle campagne dell'agro pontino, in provincia di Latina. Una realtà  di vera e propria schiavitù che costringe molti di loro ad assumere sostanze stupefacenti ' di solito oppiacei ' creando una nuova sacca sociale di tossicodipendenti che assumono droghe per sedare i dolori e la fatica del lavoro nei campi. Vi consigliamo caldamente di leggerlo, se già  non lo avete fatto. Qual è il valore aggiunto di questo testo rispetto ad altri? Credo che nel dibattito pubblico italiano l'immigrazione sia trattata quasi esclusivamente in modo speculativo. Il nostro intento è stato, invece, quello di parlarne in modo da far arrivare ai lettori dei dati oggettivi sul fenomeno. Una narrazione scevra da pregiudizi, che offre anche momenti di empatia attraverso le diverse storie raccontate, e un approccio eterodosso ed eterogeneo al tema, per interessare tutti. A cosa è dovuto il (malo) modo in cui media e politica maneggiano, troppo spesso, le questioni connesse all'immigrazione? Da una parte c'è una certa sottovalutazione del fenomeno: lo si affronta quasi sempre e solo dal punto di vista emergenziale. Altre volte si tratta di una vera e propria volontà  speculativa. Certi politici, in particolare, utilizzano un approccio razzista per accrescere la propria visibilità , e si arriva a situazioni paradossali. Non molto tempo fa, tanto per fare un esempio, a Borgo Sabotino (in provincia di Latina ndr) alcuni esponenti di Casapound si presentarono davanti a uno SPRAR con striscioni razzisti e il classico slogan 'Prima gli italiani. Una chiara provocazione. A questo proposito, nella raccolta c'è un saggio, in particolare, che tratta di come gli italiani guardano alle famiglie immigrate nel contesto urbano. Che cosa è emerso? Si tratta di una ricerca del professor Maurizio Ambrosini, portata avanti dall'Università  di Milano. Quello che è emerso è che la maggior parte degli intervistati si pone con disagio e preoccupazione nei confronti delle famiglie straniere. Le si vede come elementi destabilizzanti di una sorta di 'ordine costituito: pensiamo ad esempio alla cucina, alle abitudini religiose, che vengono guardate con diffidenza se non con fastidio. Ma va detto che c'è un'altra percentuale ' circa il 30% ' che rappresenta coloro che, invece, hanno un atteggiamento positivo nei confronti dei nuclei familiari non italiani. Li considerano un'opportunità . Immigrazione e assistenza sanitaria, cosa c'è di nuovo? Ne parla Franco Brugnola, già  responsabile del settore programmazione sanitaria della Regione Lazio e direttore amministrativo di Aziende Sanitarie Locali del Lazio e degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma. Ha realizzato un'accurata sintesi del complesso insieme di norme nazionali e internazionali aventi ad oggetto il diritto alla salute, individuando i limiti di alcune norme e le differenze nell'esercizio delle medesime in relazione alla condizione o status nel quale si trova il migrante. Se egli è un 'regolare, riesce a godere dei servizi offerti dal servizio sanitario nazionale (su questo presenta degli studi anche quantitativi specifici). Altrimenti risulta emarginato e, soprattutto, per le condizioni materiali e sociali nelle quali è precipitato, a ripetere stati di salute critici che lo espongono insieme alla propria famiglia o clan sociale a continue malattie. E' un saggio di grande interesse anche per gli appassionati al tema, fornisce una bussola di fondamentale importanza per orientarsi, e orientare, nel complesso mondo dei servizi sanitari pubblici. Il saggio è stato citato in alcuni corsi universitari ed è divenuto oggetto di tesi e di riflessione accademica. Lei è entrato in contatto con diverse comunità  di immigrati. Si è fatto un'idea di cosa sperino di trovare oggi i migranti in Italia? I richiedenti asilo, in genere, pensano all'Italia come a un ponte per l'Europa. I media locali e i racconti di amici e parenti, già  migrati verso il Vecchio Continente, hanno una forte incidenza nella rappresentazione che queste persone hanno dell'Europa. In questi territori, cosà lontani da casa loro, pensano di potersi creare una vita migliore. Un futuro per se stessi e le proprie famiglie. Ci sono poi delle realtà , come quella degli Indiani, che hanno molto a che fare con la criminalità  locale. I futuri lavoratori dell'agricoltura pontina, ad esempio, spesso vengono reclutati già  nel proprio Paese da vere e proprie associazioni a delinquere. L'altro capo del meccanismo sono i 'caporali, alcuni imprenditori agricoli del pontino. Funziona cosà: se hanno bisogno di 50 lavoratori, si rivolgono allo 'sponsor (il trafficante) che li fa arrivare in Italia dietro il pagamento di una certa somma. Poi il lavoratore deve prestare servizio gratis, fin quando il 'padrone non è rientrato dalle somme spese. Spesso ci si chiede perché non si ribellino, il fatto è che potrebbero non trovare un altro impiego per mandare soldi a casa e per sopravvivere in Italia, per questo finiscono per arrendersi a soprusi e angherie di ogni genere.
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Il vocabolario dei viaggiatori per lavoro
da: il Manifesto-12 Giugno 15
12/06/2015

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M. Omizzolo, P. Sodano (a cura di), Migranti e territori Lavoro diritti accoglienza
da: Democrazia & Sicurezza-2 Luglio 15
02/07/2015

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Il prisma delle migrazioni
da: Frontiere News -8 Luglio 15
08/07/2015
È assai raro, nella letteratura contemporanea sulle migrazioni, incontrare un volume denso e allo stesso tempo capace di prendere il lettore per mano e portarlo ad incontrare vicende e luoghi, categorie teoriche e ricerche empiriche, aspetti geopolitici e diritti delle persone. Per semplicità  di recensione, potremmo infatti dividere il corposo volume in tre parti: ' una parte interpretativa, con i saggi di Ambrosini, Contini e Espinoza-Herold, Carchedi e Vitiello, Tazzioli, Colloca, Coresi, Brugnola, che presentano la questione migratoria connettendo categorie teoriche con dati empirici, ed entrando nel tessuto vivo del 'modello mediterraneo di immigrazione (Colloca). In questi saggi i migranti compaiono come protagonisti di un 'fenomeno sociale totale che coinvolge una umanità  in movimento non per scelta ma come risposta indotta da squilibri geopolitici globali, che assumono una dimensione di rilevanza locale nei loro esiti. È ancora il Sayad della 'doppia assenza a ricordarci come si ingeneri, nelle differenti strategie dei pericolosi viaggi intrapresi, un investimento delle famiglie, dei villaggi, sui loro cari, con l'intento di sopravvivere, di migliorare le proprie condizioni di vita, e vivendo nel frattempo nel tempo sospeso dell'attesa di notizie e di rimesse economiche. Giova ricordare come l'immigrazione sia ormai un fenomeno di massa e costante, cosà da perpetuare la dicotomia fra paesi in assenza di sviluppo ' come potranno mai svilupparsi, ammesso che questo concetto abbia un unico senso ' paesi, regioni deprivate di intere generazioni? Una seconda questione compare fra le righe dei diversi saggi: è ancora possibile considerare l'immigrazione come una 'emergenza? o non sarà  piuttosto più plausibile individuare anche nella gestione emergenziale della questione migratoria una scelta, di ormai lungo periodo, quindi socialmente e storicamente definita, di voler mantenere nella emergenza, quindi fuori dai confini della cittadinanza sociale e civile, donne e uomini che provengono da altri paesi? Un mantra che appartiene agli studi organizzativi recita che 'le organizzazioni che si occupano di un fenomeno in maniera emergenziale in realtà  producono (riproducono) emergenza. Potremmo quindi ribadire, in linea con quanto sostengono i diversi Autori, che i migranti e le politiche di accoglienza (comprenderemmo in questa cornice anche le rappresentazioni sociali che considerano e definiscono i migranti) sono un potente indicatore dello stato di salute, e di coesione, di una società , di un sistema sociale locale e nazionale, se non sovranazionale, come nel caso europeo. ' di questo dilemma si occupano i saggi (Andreotti, Oliveri, Fanizza, Omizzolo, Tarsia, Drudi e Omizzolo) della parte solidaristica, più legata al tema dei diritti di cittadinanza. Qui le situazioni locali vengono presentate nella loro doppia veste: da un lato la descrizione del faticoso inserimento nei mercati del lavoro locali (a dimostrazione come l'emergenzialità , l'invisibilizzazione del fenomeno rappresentato dai migranti sveli la propria natura di 'inferiorizzazione, cioè di inserimenti socio-lavorativi che in alcuni casi assumono le forme dello schiavismo). E di come, proprio in virtù di queste condizioni di partenza (ecco dove si chiude il cerchio emergenza-discriminazione) stiano emergendo ' il gioco di parole emergenza/emergendo non è casuale ' forme di lotta e di alleanza fra migranti, movimenti sindacali e soggetti del terzo settore che intendono svelare queste dinamiche di sopraffazione, e ripartire da queste nuove forme di soggettività  e di rappresentanza per ridefinire contesti di diritti disponibili anche ad altri. Il fatto stesso che in alcuni luoghi la cosiddetta società  civile non si occupi solo di tamponare situazioni emergenziali ma offra un contributo di denuncia e proposta ci indica, di nuovo, come sia possibile immaginare scenari differenti da quelli già  noti, esternalizzazioni che non si limitino alla gestione di appalti (con esiti talvolta nefasti, come le cronache hanno di recente riportato nel caso romano) ma capaci di attivare cortocircuiti generativi di nuove forme di appartenenza ad una comunità  locale e nazionale. ' infine, un terzo tipo di saggi affronta in chiave analitica alcuni case studies (Sodano, Coresi, Della Puppa, Abu Samra e Achilli), cosà da permettere un affondo specifico sulle caratteristiche peculiari di alcune forme migratorie in contesti locali o nazionali definiti. Se un limite può essere riconosciuto in questo lavoro è nella assenza di conclusioni. Ma forse non si tratta di una carenza, ma di un intento voluto dai curatori, che hanno inteso fornire un contributo 'articolato, plurale e moderno, in cui protagoniste sono, insieme alle storie dei migranti, le elaborazioni dei numerosi Autori che vi compaiono, ciascuno dei quali contribuisce a far riflettere, anche nel senso fisico del termine, quello che nel titolo abbiamo definito come il prisma delle migrazioni, le cui molte facce rappresentano sia i differenti approcci degli Autori, che i volti individuali e collettivi dei migranti. Il volume contribuisce cosà a portare una nuova luce, non ideologica ma, appunto, interpretativa, solidaristica e analitica, su un tema cosà attuale, coinvolgente, imprescindibile. E questa luce ci consente di comprendere meglio chi siamo, come agiamo, quali conseguenze hanno le scelte che compiamo quotidianamente, nei singoli contesti locali come nel più ampio scenario della società  mediterranea e planetaria.
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Il 416 bis anche per i caporali: la proposta in Commissione antimafia
da: Redattore sociale-10 Luglio 15
10/07/2015
ROMA - Dalla diaspora dei palestinesi, alla fuga degli eritrei dal dittatore Afewerki, fino ad arrivare allo sfruttamento disumano degli indiani nella provincia di Latina. E' un viaggio nel mondo delle migrazioni contemporanee quello che viene raccontato da giornalisti, docenti universitari, ricercatori, funzionari pubblici e rappresentati del Terzo settore nel libro 'Migranti e territori, a cura di Marco Omizzolo e Pina Sodano. Un racconto corale ricco di analisi, approfondimenti e testimonianze dirette di chi è scappato dall'inferno per trovare in Italia un altro inferno. E' il caso dei migranti arruolati nelle campagne dell'agro pontino, costretti a doparsi con oppio o metanfetamina per sostenere ritmi di lavori disumani. 'Tutti dovrebbero guardare in faccia questi uomini e queste donne che si spaccano la schiena per tre euro all'ora raccogliendo frutta e verdura, afferma Marco Omizzolo, autore del saggio 'Il movimento bracciantile in Italia e il caso dei braccianti indiani in provincia di Latina dopati per lavorare come schiavi. Affrontano orari di lavoro impossibili che arrivano a 14 ore consecutive sotto il sole nei campi o nelle serre asfissianti, sette giorni su sette. Secondo il contratto nazionale, invece, non si possono superare le 6 ore e 40 minuti al giorno pagate 8, 26 euro l'ora. Nella maggior parte dei casi, i caporali pagano la metà  di quello promesso, con ritardi di mesi, come racconta Singh, un bracciante indiano: 'Dovevo avere 1200 euro e invece il mio padrone me ne ha dati 600. Quando lavoro 80 ore, lui ne segna solo 8. Ho bisogno dei soldi per vivere. Nella maggior parte dei casi si crea una sorta di 'contratto a sfruttamento indeterminato, come si legge nel libro. Le buste paga e i documenti apparentemente sono in regola: il lavoratore risulta impiegato solo per due giorni al mese e in questo modo si evitano controlli. Agenzia giornalistica Basilicata: braccianti stranieri in casolari abbandonati. Centrale la figura del "caporale" Tra i sikh del Punjab pontino: "Nei campi più di 10 ore al giorno per 30 euro" AREA ABBONATI Secondo l'Inps nel territorio pontino in provincia di Latina nel 2012 erano presenti quasi 17.000 braccianti, una manodopera imponente che finisce nella rete della criminalità  organizzata. Ribellarsi è difficile: le difficoltà  legate alla conoscenza della lingua italiana, i tempi lunghi della giustizia italiana ma soprattutto la paura di perdere l'unica entrata economica, anche se misera, condanna il migrante ad uno stato perpetuo di ricatti e sopraffazioni. 'Fuori dalla cooperativa c'è una persona che fa la guardia e, quando sta arrivando la polizia, avvisa il padrone che manda via noi che siamo irregolari. Cosà nessuno vede lo sfruttamento, ma c'è. Io lo conosco bene, continua Singh. 'Per sconfiggere questo fenomeno bisogna essere uniti, afferma Omizzolo, 'non è una battaglia che può fare solo un sindacato o una associazione. La politica ci deve aiutare. Dobbiamo fermare questa forma di schiavitù. Per questo Davide Mattiello, deputato del Partito Democratico e membro della Commissione parlamentare antimafia ha proposto di estendere il 416 bis anche ai caporali. L'articolo del codice penale prevede pene fino a 14 anni di reclusione e la confisca obbligatoria dei beni. 'Dopo aver incontrato questi braccianti, ho voluto convocare una audizione sull'argomento nella Commissione parlamentare antimafia, ha spiegato Mattiello durante la presentazione del libro. 'Anche se non siamo in presenza di mafiosi o camorristi, il caporalato è una forma di associazione mafiosa a tutti gli effetti in cui ogni associato svolge ruoli ben definiti. Dobbiamo rivedere la legge in materia e sanzionare anche la responsabilità  dell'imprenditore (Maria Gabriella Lanza).
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Il dramma dimenticato degli eritrei: 50 mila in fuga ogni anno verso l'Europa
da: Redattore sociale-12 Luglio 15
12/07/2015
ROMA - L'Eritrea è il Paese con la dittatura peggiore al mondo eppure il dramma che migliaia di persone vivono quotidianamente resta invisibile. Nel libro 'Migranti e Territori, il giornalista Emilio Drudi e il sociologo Marco Omizzolo ripercorrono la diaspora silenziosa del popolo eritreo in fuga dal regime di Isaias Afewerki. 'Esiste un servizio militare a tempo indeterminato che dura fino ai 55 o 60 anni. E' per questo che un giovane su otto scappa. E' uno Stato che si sta svuotando delle proprie energie, anche se nessuno parla di questo orrore, afferma Drudi. Le 500 pagine del rapporto dell'Onu pubblicato lo scorso mese parlano chiaro: il dittatore eritreo non ha solo violato i diritti umani imponendo un servizio militare obbligatorio, ma ha negato qualsiasi forma di protesta, creando un 'clima di terrore in cui il dissenso è sistematicamente represso, la popolazione è costretta al lavoro forzato e a carcerazioni arbitrarie, tanto da poter parlare di crimini contro l'umanità , affermano i Commissari dell'Onu. Un rapporto che per Drudi rappresenta un passo importante: 'Ora nessuno può dire di non sapere. Come racconta un richiedente asilo nel libro: 'In Eritrea le nostre madri ci partoriscono per essere servi e schiavi del regime. Siamo scappati per poter avere figli e questi figli essere nostri e non da usurare nelle mani del regimeâ?¦. L'Italia ha le sue responsabilità : 'Abbiamo un debito enorme verso questo Paese: lo abbiamo colonizzato, portando solo miseria e razzismo. I figli nati dai nostri soldati e dalle donne del posto erano considerati un'offesa alla stirpe e non potevano essere riconosciuti. Non abbiamo mai fatto i conti con questo passato, non abbiamo mai chiesto scusa. Oggi l'Eritrea è in guerra dal 1998 con l'Etiopia: sono eritrei il 23 per cento dei profughi arrivati in Italia nel 2014. Nell'ultimo anno 50 mila persone scappate da Afewerki hanno chiesto asilo alla Fortezza Europa. Tra queste c'erano anche i 366 migranti annegati nella strage del 3 ottobre 2013. 'La domanda che ci dobbiamo fare è: perché l'Europa non affronta questo problema? Forse conviene fare affari con queste dittature. Per il deputato di Sel Erasmo Palazzotto presente alla presentazione del libro: 'E' vergognoso che il console eritreo abbia partecipato ai funerali dei giovani annegati per scappare dal suo regime. Servono politiche strutturali per impedire nuove stragi che alimentano solo il business della disperazione. Nessuno si chiede perché tanti eritrei arrivano nel nostro Paese, è un argomento cancellato dal dibattito pubblico e mediatico. E' più facile pensare alle famiglie siriane che a questi profughi disperati in ugual misura. Il governo italiano è promotore del Processo di Khartoum, un piano di cooperazione tra Paesi dell'Unione europea e del Corno d'Africa per prevenire la tratta di esseri umani. Al tavolo di discussione è però presente anche il governo eritreo da cui fuggono tanti richiedenti asilo. L'Onu ha chiesto di avviare un percorso di democrazia perché 'nessuna forma di aiuto economico o di cooperazione servirà  a migliorare la situazione fino a quando non si rispetteranno le libertà  fondamentali.
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Presentazione del libro "Migranti e territori" all'Istituto Sturzo
da: Agrpress -10 Luglio 15
10/07/2015
Una bella presentazione quella del 9 Luglio presso l'Istituto Luigi Sturzo a via della Coppelle 35, a Roma; un evento ben riuscito; un eccellente libro 'Migranti a territori. A parlarne i curatori Marco Omizzoli e Pina Sodano, gli autori di alcune delle ricerche ed alcuni deputati chiamati a rispondere alle domande poste in essere da quanto emerge nei saggi presenti nella collettanea. Coordinatrice della discussione, Ilaria Bonaccorsi, direttrice di Left, settimanale italiano impegnato ed attento al tema dei fenomeni migratori, che ha aperto l'incontro manifestando il suo entusiasmo per il volume, spiegando come esso sia utile anche per sensibilizzare la politica auspicando un cambiamento nella legiferazione internazionale, a partire dalla sospensione di una legge, come la Dublino III che stabilisce i criteri e i meccanismi per l'esame delle domande di protezione internazionale. Il difetto principale che si critica a tale legge, oltre alla sostanza generale, sta nell'obbligo che la richiesta venga esaminata dallo stato dell'Unione dove il richiedente ha fatto ingresso. Ma quella di ieri non è stata solo la presentazione di un libro, è stato anche qualcosa in più, un incontro durato tre ore, nel quale si sono susseguite relazione ed opinioni, domande e risposte. Non solo un evento per lo più indicato per i cosà chiamati 'addetti ai lavori, ma adatto ed indicato per qualsiasi cittadino. Una riflessione sui temi della diaspora, dell'accoglienza in Italia, del lavoro bracciantile dei migranti e sul diritto alla città . Il primo a esporre il suo saggio, nella splendida cornice della sala Perin del Vaga, è stata Marco Omizzolo, curatore del volume, che ha raccontato la sua esperienza sul campo con l'associazione In Migrazione, di cui è il vicepresidente. Una Onlus impegnata attivamente nella battaglia allo sfruttamento, ai danni della comunità  indiana, nel lavoro bracciantile nell'Agro Pontino. Un lavoro 'faccia a faccia con il problema, con le aziende agricole che sfruttano lavoratori indiani e li impegnano a salari bassissimi (in media 3,00â?¬/h a fronte degli 8,26 del contratto nazionale) ed orari improponibili (12/14 ore di media a fronte delle 6,40 ore del contratto nazionale). A rispondergli è stato l'On. Davide Mattiello, deputato PD e membro della Commissione parlamentare antimafia, che ha spiegato ed annunciato come si sta lavorando per collegare alla legge antimafia 416bis il reato, già  esistente, di caporalato. Spiegando come il caporalato abbia nella sua essenza il requisito basilare per essere identificato come associazione di tipo mafioso 'che si avvale della forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizioni di assoggettamento e di omertà . Mattiello ha inoltre denunciato il ritardo nella presentazione del rapporto del Governo, che per legge doveva essere consegnato il 30 giugno, riguardo le spese dei centri d'accoglienza in Italia. Ha poi preso la parola Emilio Drudi, introdotto dall'On. Erasmo Palazzotto, deputato SEL, che ha fatto notare come il nostro sistema di accoglienza, figlio della Bossi-Fini, non sia affatto ne predisposto ad un'accoglienza dignitosa, né tanto meno ad impedire l'arrivo delle persone in fuga dai propri paesi; piuttosto il nostro è un sistema che 'fa giungere sulle nostre coste i migranti per poi negargli i diritti. Drudi, giornalista, già  vice capo redattore della Cronaca di Roma del 'Messaggero, ha spiegato quale sia l'attuale situazione politica eritrea. Una panoramica assolutamente essenziale per comprendere l'origine di una buona parte dei flussi migratori a cui assistiamo da anni. La discussione poi ha preso le parole di Pina Sodano, anch'essa curatrice del volume, che ha esposto il suo studio comparato sulla famiglia palestinese tra Italia e Svezia, ed ha rigirato all'On. Franco Bordo la seguente domanda: 'a che punto siamo con il riconoscimento dello stato palestinese?. L'Onorevole, deputato SEL, ha raccontato della sua esperienza in Palestina, in occasione di un viaggio spontaneo di nove parlamentari nei territori palestinesi durante operazioni militari di Israele. Hanno poi parlato, a proposito dei centri di accoglienza, Simone Adreotti direttore si uno sprar (sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati) e l'On. Khalid Chaouki, deputato PD, che hanno fatto notare come i bandi per l'apertura dei centri d'accoglienza siano scritti male e di come l'ANCI sia manchevole in questo, in quanto non sprona i sindaci ad aprire i centri per poi darli in gestione, ma piuttosto si attende il fenomeno inverso, e cioè che un gestore si occupi di aprire un centro per poi chiedere tutte le autorizzazioni. E questo rende la situazione meno controllabile e meno sostenibile. Ma ancora più importante è stata la battuta dell'Onorevole del PD, che ha detto che 'in Italia ci sono 80000 migranti, tante persone quante ne può contenere lo stadio San Siro. Non parliamo di emergenza. Infine, davanti un pubblico stanco, ma ancora attento, hanno preso la parola Carlo Colloca, docente di Analisi sociologica e metodi per la progettazione del territorio presso l'Università  degli Studi di Catania, e Marco Pacciotti, del Forum immigrazione PD. Colloca, in un sottile e molto acuto intervento, ha sottolineato come in Italia ci preoccupiamo molto dei cervelli in fuga, senza assolutamente occuparci dei cervelli in entrata, non permettendo cosà al nostro paese di arricchirsi di culture ed intelligenze straniere, e precludendo a chi raggiunge il nostro paese uno sviluppo dignitoso rispetto al suo grado di istruzione, impedendogli di contribuire alla crescita della nazione che li ospita. A chiudere la discussione Chira Garri, ricercatrice di Amnesty International Italia, che ha denunciato come la legge Rosarno sia stata un grande fallimento, soprattutto nella sua scrittura; e Roberto Iovino, della segreteria nazionale Flai Cgil, che ha chiuso dicendo 'è tanto difficile dire a livello governativo, chi sfrutta i migranti non avrà  più neanche un euro di finanziamento pubblico? Insomma tre ore importante, ed un volume di ricerche fondamentali per approfondire e conoscere il fenomeno dei flussi migratori. 'Un testo come ha detto Colloca 'forzato alla lentezza. Lo stesso spirito con cui bisognerebbe affrontare il tema dei migranti.
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I migranti sono una risorsa. Come facciamo a non capirlo?
da: Cronache del Garantista-20 Luglio 15
20/07/2015

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Segnalazioni librarie - migranti e territori
da: Migranti Press-1 Agosto 15
01/08/2015

Migranti e territori
da: Confronti-11 Novembre 15
11/11/2015

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Migranti e territori
da: Nigrizia-30 Ottobre 15
30/10/2015

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Uomimi e caporali, la schiavitù senza catene.
da: Confronti-3 Marzo 16
03/03/2016

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