Le dita tagliate
Questo libro non è un romanzo.
Una riflessione sulla divisione sessuale del lavoro e del rapporto di classe tra donne e uomini.
A cura di:
Luglio 2014
324 pag
ISBN: 978-88-230-1885-3
Descrizione
Il titolo si riferisce a un dato: se le dita delle bambine dei Dugum Dani della Nuova Guinea si possono tagliare come donazione nelle cerimonie funebri – tranne il pollice e uno o due dita che basteranno loro per svolgere i lavori destinati alle donne – possiamo metaforicamente dire che tutte le donne hanno le dita tagliate? Sì, perché esiste ancora e largamente un gap tecnologico tra uomini e donne, un gap che appare chiaramente fin dalle società di caccia e raccolta, e che con l’evoluzione tecnica si è allargato a forbice e continua in varie forme nelle società industrializzate. Bisogna allora ricercare i fattori oggettivi, le costanti della divisione sessuale del lavoro e del rapporto di classe tra donne e uomini.
Un rapporto di classe costitutivo nel cui ambito si pone lo scambio sessuo-economico che caratterizza l’insieme delle relazio ni sessuali tra uomini e donne. La transazione economica infatti non riguarda la sola prostituzione: la prostituzione non è un fenomeno separato, ma vi è un continuum di scambio sessuo-economico che va dai rapporti matrimoniali fino alle forme più comuni di prostituzione. E questo non solo nelle società africane o extraeuropee, ma anche in Europa e Nord America. Le attuali trasformazioni sociali nel rapporto tra i sessi rimettono in causa la dominazione maschile o piuttosto si tratta di una nuova configurazione di questa dominazione? Chi porta il peso di questa trasformazione e chi ne trae profitto? Paola Tabet ne discute nell’intervista (fattale da Mathieu Trachman) che conclude il libro: quale sarà la possibilità di una sessualità egualitaria, fuori cioè da ogni condizione di oppressione, senza costrizioni, una sessualità libera di esprimersi, di sperimentare, non legata alla divisione tra i sessi e alle relazioni di potere? Una possibilità difficile e complessa finché permane in qualche modo un dominio maschile.
Rassegna:
Paola Tabet a Radio Radicale
da: Radio Radicale-14 Agosto 14
14/08/2014

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Bambine che diventano mamme
da: il sole 24 ore - Domenica-10 Agosto 14
10/08/2014

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Violenza sulle donne, 'Le dita tagliate: dal Mali all'India, giro del mondo dell'orrore
da: il Fatto Quotidiano (web)-9 Agosto 14
09/08/2014
Il libro dell'antropologa Paola Tabet è un viaggio tra le pratiche di sottomissione in diversi Stati: matrimoni a 10 anni, stupri di gruppi, taglio delle dita, tizzoni ardenti e privazioni. Tutto per rendere le mogli soggiogate e obbedienti. Ci sono bambine che vengono fatte sposare a 10 anni e che, dopo la prima notte di nozze con il marito trentenne, muoiono dissanguate. Altre subiscono stupri di gruppo perché si oppongono ad esercitare il loro 'dovere di mogli. Ce ne sono alcune a cui vengono tagliate 6 dita in omaggio ai morti della comunità : gliene restano 4, per entrambe le mani, non abbastanza per imparare a scrivere ma sufficienti per i lavori domestici. Altre ancora, considerate 'ribelli, vengono ricondotte alla disciplina con un tizzone ardente infilato tra le gambe, botte continue e privazione di acqua e cibo. E' un viaggio nell'orrore della violenza sulle donne quello che propone Paola Tabet nel libro Le dita tagliate. L'antropologa italiana con un background accademico fatto di ricerche sul campo, racconta le pratiche di sottomissione messe in atto dagli uomini sulle donne in diverse parti del mondo come Mali, Costa D'Avorio, Kenya, Niger, Haiti, Nuova Guinea, India, Australia. Trattamenti choc che servono per spezzare la 'resistenza delle donne, per renderle soggiogate e obbedienti, per fare in modo che si dedichino a mettere al mondo i figli, ad accudirli, a badare alla casa, senza ribellarsi. Un sistema di dominio pervasivo che risalta in maniera eclatante in certe culture non occidentali ma che è presente ovunque. I gradi, le forme, la diffusione variano, ma il meccanismo 'che costringe le donne a una condizione subordinata non cambia. Usando una categoria marxista, Tabet parla di 'violenza di classe. Secondo la studiosa, la 'concentrazione quasi assoluta delle ricchezze in mano maschile e l'endemica 'dipendenza economica femminile fanno sà che si possa considerare il modo diviso in due grandi classi: la classe degli uomini che sfrutta la classe delle donne. Pubblicità  L'antropologa individua nel matrimonio l'espressione istituzionalizzata dello scambio iniquo che avviene tra le due classi. Uno scambio 'sessuo-economico che prevede che le donne offrano prestazioni sessuali e lavoro riproduttivo (cioè messa al mondo dei figli e conseguente accudimento) in cambio di un compenso più o meno variabile che può comprendere mantenimento, sicurezza economica, status sociale. Una tesi forte, questa, che, come si legge nel saggio, viene rifiutata dalle donne occidentali. L'antropologa si spinge oltre e cerca di dimostrare (come ha già  fatto nel saggio La grande beffa) che se alla base del matrimonio c'è uno scambio sessuo-economico allora non si può considerare questa istituzione cosà diversa da altre pratiche che comprendono sempre uno scambio di denaro e sesso come, ad esempio, la prostituzione. La divisione tra 'donne per bene, cioè madri e mogli, e prostitute sarebbe dunque artificiosa e non avrebbe motivo di esistere se si considera la natura dello scambio economico che regge entrambe. Ci sono casi, secondo la studiosa, in cui la prostituzione diventa addirittura preferibile ai matrimoni retti sulla coercizione, perché si rivela un'occasione per uscire da un sistema 'funzionale all'ordine sessuale dominante che prevede che le donne seguano la retta via per 'conservare la struttura familiare e lasciare che gli uomini continuino a concentrare nelle proprie mani ricchezza e potere.
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Sessualità  e organizzazione sociale. Il femminismo materialista di Paola Tabet
da: Micromega-23 Settembre 14
23/09/2014
"Le dita tagliate", dell'antropologa Paola Tabet, offre finalmente una sintesi unitaria dell'originale lavoro di una studiosa italiana ancora poco conosciuta in Italia. Un'analisi 'femminista materialista, focalizzata sulla nozione di 'scambio sessuo-economico come norma dei rapporti sociali fra i sessi. di Valeria Ribeiro Corossacz La pubblicazione del volume Le dita tagliate di Paola Tabet (Ediesse, 2014, pp. 324, euro 15,00) ha due grandi pregi. Presentare in modo coordinato e unitario il lavoro di Tabet sulle relazioni sociali tra i sessi (l'altro suo campo di ricerca è il razzismo, con la pubblicazione di La pelle giusta, 1998), e colmare un grave vuoto, ovvero l'assenza di versioni in lingua italiana di due dei suoi testi più noti e importanti, Le mani, gli utensili, le armi (1979) e Fertilità  naturale, riproduzione forzata (1985) pubblicati originariamente in francese. Pur trattandosi di una studiosa italiana che ha insegnato nell'università  italiana, il suo lavoro sulle relazioni sociali tra i sessi ha trovato poco spazio di circolazione sia all'interno dell'antropologia sia nei dibattiti femministi italiani negli anni in cui è stato pubblicato. Diversi gli elementi che hanno contribuito a questa invisibilità , tra cui le resistenze androcentriche interne all'antropologia e il radicamento di altre prospettive femministe. È invece attorno al gruppo della rivista Questions féministes che trova spazio la sua analisi femminista materialista del dominio maschile sulle donne. Il termine marxiano di materialismo è ripreso e riarticolato da questa corrente del femminismo per proporre un'analisi focalizzata sui rapporti materiali tra uomini e donne e su come essi siano trasformati in rapporti di senso che intendono giustificare i rapporti di dominio in quanto naturali (sul femminismo materialista francofono si veda l'antologia introduttiva Non si nasce donna, a cura di Garbagnoli e Perilli, 2013, Alegre). La caratteristica dell'opera di Tabet, infatti, è di iscriversi all'interno degli studi etnologici e al contempo di proporre un'analisi femminista delle ineguaglianze tra uomini e donne e di come queste siano l'esito di una pratica diffusa e diversificata, a seconda delle epoche storiche e delle società , del dominio degli uomini sulle donne. In questo modo il lavoro di Tabet non rimane circoscritto all'ambito disciplinare, in cui rappresenta una tappa fondamentale nella decostruzione dell'androcentrismo, ma usa l'antropologia come un sapere alla portata di tutti che permette di comprendere le relazioni sociali tra i sessi in cui siamo immerse. La pubblicazione di Le dita tagliate ha dunque il merito di presentare in modo asciutto e accessibile a un pubblico non accademico le tre tappe del lavoro di Tabet: la divisione sessuale del lavoro e il ruolo che in essa ha l'uso degli strumenti, in modo generale l'accesso differenziato tra uomini e donne alla tecnologia propria di ciascuna società  e i suoi effetti sulla vita delle donne; la situazione delle donne in riferimento alla riproduzione umana, definita non come attività  naturale, ma come lavoro; lo scambio sessuo-economico, ovvero il continuum di relazioni sociali tra uomini e donne che implicano una transazione economica, in cui è sempre la sessualità  delle donne ad essere scambiata dietro un compenso o retribuzione di varia natura (dal denaro alla rispettabilità  del matrimonio). Il libro cuce insieme questi tre momenti della dominazione maschile delle donne: il fatto che le donne siano escluse dagli uomini dalla possibilità  di esercitare le stesse attività  lavorative e con gli stessi strumenti è in correlazione con il loro confinamento sociale nell'attività  riproduttiva, producendo la falsa sovrapposizione meccanica tra donne e capacità  riproduttive e cura della prole. Tabet ci ricorda come la riproduzione negli esseri umani non è un evento esterno alle relazioni sociali, ma al contrario determinato da esse, a partire dall'eterosessualità  vista come sistema sociale imposto. La messa a lavoro delle donne in quanto riproduttrici non è dunque semplicemente riferita al lavoro che le donne compiono nel riprodurre la vita sociale (lavoro domestico e di cura), ma è precedente, poiché si realizza attraverso l'addomesticazione della sessualità  delle donne incanalata verso una modalità  esclusivamente riproduttiva, a fronte di una sessualità  umana di per sé polimorfa. L'interesse per l'organizzazione sociale della sessualità , ovvero la sessualità  vista dentro i rapporti sociali tra i sessi, è il ponte che tiene insieme l'analisi della riproduzione come lavoro e della sessualità  come lavoro. Tabet infatti nota come la sessualità  femminile sia 'assoggettata al servizio sia della volontà  di procreazione sia del piacere maschile, creando due sessualità  femminili, riproduttiva e non riproduttiva, in realtà  complementari. La definizione di prostituta, come direbbe Gail Pheterson lo 'stigma della puttana, è applicata dunque a tutte quelle donne, in paesi e epoche diverse, che svelano le regole del gioco (senza dunque trasformarle), passando da oggetto dello scambio sessuo-economico, a soggetto di esso. Altri ponti collegano le diverse parti del libro, aiutandoci a comprendere come si produce la violenza maschile contro le donne, e quante forme possa assumere, da cui il titolo Le dita tagliate, un riferimento alla violenza materiale che le donne subiscono anche quando, pur conservando l'integrità  del proprio corpo, non possono usarlo. È possibile riconoscere punti di contatto tra alcuni aspetti del lavoro di Tabet e le analisi che, circa negli stessi anni, portavano avanti Leopoldina Fortunati e Silvia Federici, anche esse rimaste poco citate nei dibattiti italiani (cosà come Tabet, anche Federici viene pubblicata in italiano recentemente). La famiglia e la prostituzione sono considerate da queste autrici come due nuclei di relazioni in cui le donne producono lavoro sessuale, in quello che appunto Tabet definisce come il continuum di scambi sessuo-economici. La pubblicazione de Le dita tagliate avviene in un momento di trasformazione all'interno dei dibattiti femministi italiani, e forse non è un caso che ad accogliere questo testo sia la collana Razzismo&Sessismo dell'Ediesse, che dà  spazio a una produzione diversificata di approcci femministi ai temi del sessismo, del razzismo, della (post)colonialità , delle migrazioni e del lesbismo. Accanto alle produzioni vicine alla teoria della differenza sessuale, che per lungo tempo hanno predominato nel panorama italiano, oggi sembra esserci maggior spazio e visibilità  per altre produzioni femministe, lesbiche, queer e trans sui rapporti tra i sessi e su come essi si producano dentro e attraverso le logiche del capitalismo neoliberista, del classismo e del razzismo. Queste trasformazioni negli equilibri tra dibattiti femministi, non tanto nelle pratiche relazioni che sono sempre state più complesse di quanto il mercato editoriale potesse far emergere, hanno in parte contribuito a un'apertura verso la ricezione in Italia del lavoro di Tabet al di fuori di ristretti circuiti di antropologhe e femministe. Con le Le dita tagliate oggi è possibile avere una visione di insieme dell'analisi di Tabet sui rapporti sociali tra i sessi utile per comprendere lotte, resistenze e cambiamenti operati dalle donne, e le persistenti reazioni per riprodurre il dominio maschile.
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La grande beffa del "dono" nelle società  patriarcali
da: il Manifesto-7 Ottobre 14
07/10/2014

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Le donne con le dita tagliate
da: Daniele Barbieri blog-14 Novembre 14
14/11/2014
Paola Tabet, etnologa che ha insegnato nell'Università  di Siena e poi della Calabria, ha pubblicato di recente per Ediesse «Le dita tagliate», un volume prezioso che raccoglie una sintesi dei suoi lavori e, per la prima volta, la traduzione italiana di due saggi originariamente scritti in francese: «Le mani, gli utensili, le armi» (1979) e «Fertilità  naturale, riproduzione forzata» (1985). Tabet è stata in stretto contatto con il gruppo francese di Questions féministes (Nicole Cl. Mathieu, Colette Guillaumin, Monique Wittig, Christine Delphy) e ha svolto moltissima ricerca sul campo in giro per il mondo, ha redatto un rapporto sulla prostituzione per l'Unesco e ha spaziato in diversi campi di ricerca, dalla filologia dei testi popolari alla costruzione sociale della differenza fra i sessi. In una interessante intervista rilasciata al sociologo francese Mathieu Trachman, e riportata nell'appendice del volume, Tabet di sé dice di essere cresciuta in una famiglia di intellettuali comunisti, costretti a emigrare negli Usa durante il fascismo, di essere uscita dal Pci dopo i fatti d'Ungheria del '56, di aver conosciuto in Tunisia una comunità  hippies della West Coast dove ha vissuto per un periodo, e di aver cresciuto per alcuni anni i suoi figli in alcune comuni in Italia dove ha sperimentato, nei fatti, lo squilibrio di potere nei rapporti fra uomini e donne. Una vita intensa, che si riflette nel lavoro intellettuale dell'autrice la quale chiarisce nell'introduzione quale è stato, dagli anni Settanta in poi, il suo ambito di ricerca e il centro della sua analisi: «il rapporto fra i due sessi, un rapporto di dominio degli uomini sulle donne, un rapporto di classe che esiste nelle società  che conosciamo da quelle più semplici, le società  di caccia e raccolta, fino alle società  capitalistiche attuali. La ricerca è partita dallo studio della divisione sessuale del lavoro e dell'accesso differenziato dei due sessi agli strumenti e alle armi, poi ho analizzato l'organizzazione sociale della riproduzione e della sua imposizione e infine lo scambio sessuo-economico, cioè il continuum di rapporti economici e sessuali che va dal matrimonio alla prostituzione». E conclude: «Questo libro dunque non è un romanzo». No, non lo è. A partire dalla scelta del titolo «Le dita tagliate» per riferirsi a una comunità  da lei studiata: «se le dita delle bambine dei Dugum Dani della Nuova Guinea si possono tagliare come donazione nelle cerimonie funebri ' tranne il pollice e uno o due dita che basteranno loro per svolgere i lavori destinati alle donne ' possiamo metaforicamente dire che tutte le donne hanno le dita tagliate? Sà, perché esiste ancora e largamente un gap tecnologico tra uomini e donne, un gap che appare chiaramente fin dalle società  di caccia e raccolta, e che con l'evoluzione tecnica si è allargato a forbice e continua in varie forme nelle società  industrializzate. Bisogna allora ricercare i fattori oggettivi, le costanti della divisione sessuale del lavoro e del rapporto di classe tra donne e uomini». Tematiche cruciali che Tabet indaga anche attraverso il confronto costante con altri studi antropologici, a loro volta sessisti e androcentrici, per i quali ' a esempio ' lo stupro di gruppo di donne nelle prime notti di nozze, presente in diverse popolazioni dalla Polinesia all'Asia, può essere considerato «la punizione di una donna che rifiutava regolarmente le avances sessuali di suo marito«». Un altro modo per dire: «se lo è cercato». Paola Tabet, con sguardo critico e femminista, smonta pezzo per pezzo questi modelli interni agli stessi studi etnografici e antropologici, svela come anche la sessualità  sia una costruzione politica e simbolica fondata su un sistema che unisce sfruttamento economico, oppressione sociale e limitazione della conoscenza in un insieme complesso e straordinariamente compatto. Al punto che ' scrive Tabet in chiusura di uno dei suoi saggi: «come in un gioco di prestigio scompare il lavoro delle donne, il lavoro di produzione e il lavoro di riproduzione ' la riproduzione come lavoro ' e viene occultata l'espropriazione delle risorse e dei mezzi di produzione da loro subita. Con un ribaltamento ideologico della realtà , dominazione e sfruttamento appaiono come ovvii, legati alla diversa 'natura dei due sessi. Una duplice beffa sta cosà alla base dei rapporti di classe tra i sessi che hanno dato e ancora danno agli uomini, società  per società , il potere economico, giuridico e politico. Come gli operai di Nàmes ai quali Flora Tristan nel 1844, non riusciva a far 'capire cosa significasse costituire la classe operaia e che le dicevano: 'Allora bisogna bene che ci siano i ricchi sennò come farebbero a vivere i poveri? cosà le donne per vivere non possono fare a meno dell' 'aiuto degli uomini. Il cerchio di violenza e sfruttamento di soppressione intellettuale e fisica delle donne, si chiude con questa beffa, con questa particolare amara turlupinatura specifica ai rapporti di genere». No, questo libro non un romanzo e con sofferenza si legge di ragazze, giovani donne, adulte e anziane in ogni angolo della Terra che ancora oggi sono sottomesse, usate, violentate, piegate a pratiche considerate 'civili ' come il matrimonio ' che spesso sono comunque pratiche di dominio e sopraffazione. Ma è necessario leggerlo tutto per avere un utilissimo e approfondito strumento di conoscenza in più per smantellare il dominio su corpi e beni che la maggior parte degli uomini ha sulla stragrande maggioranza delle donne, se non su tutte.
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Dalla parte delle donne
da: Madre-1 Novembre 14
01/11/2014

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