La sinistra di Bruno Trentin
Elementi per una biografia
Una biografia di Bruno Trentin tracciata a partire dalle linee guida del suo pensiero all'interno della sinistra e della Cgil.
A cura di:
Pubb. : Marzo 2014
192 pag
ISBN: 88-230-1840-2
Collana: Saggi
Descrizione
La vita di Bruno Trentin, dalla nascita in Francia dove la sua famiglia era in esilio a causa della dittatura fascista, alla guerra partigiana nelle file di «Giustizia e Libertà» (il partigiano Leone), alla CGIL e all’iscrizione al PCI provenendo dal Partito d’Azione, attraversa larga parte del Novecento. Segretario della FIOM e della FLM e principale protagonista dei Consigli di fabbrica durante l’autunno caldo, segretario generale della CGIL nei primi anni Novanta, ha lasciato un segno profondo nella cultura sindacale e politica. Ariemma mette in luce il carattere originale e innovativo del suo pensiero: la sua ricerca permanente non dogmatica e non ideologica della realtà, a partire dal capitalismo e dal fordismo; la sua visione eretica della democrazia e del socialismo, non statale e critico verso il modello sovietico fin dal 1956, una democrazia e un socialismo come processo, come rivoluzione dal basso, a partire dai luoghi produttivi. La politica per Trentin deve avere al centro il lavoro e il lavoro deve avere al centro la libertà e l’autorealizzazione della persona umana. Non esita a definire il suo messaggio utopia, un’utopia però non massimalista, ma concreta, sperimentale, tesa alla trasformazione della vita quotidiana a partire da chi il lavoro non ce l’ha o è precario, e quindi non è libero, oppure ha un lavoro alienante, opprimente, reificato. Nell’ultimo periodo della sua vita si è battuto, anche come parlamentare europeo, per gli Stati Uniti d’Europa, e per avviare una nuova civiltà che avesse a fondamento il lavoro e la conoscenza.
Rassegna:
Il lavoro di Trentin
da: La Repubblica -13 Marzo 14
13/03/2014

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La storia della sinistra non è Togliatti e Berlinguer, c'è anche Trentin
da: Huffington Post-20 Marzo 14
20/03/2014
La lunga e travagliatissima storia della sinistra italiana per come ci viene raccontata e proposta dai e sui media sembra, sostanzialmente, racchiusa nel binomio Palmiro Togliatti - Enrico Berlinguer, se la si guarda sul versante comunista o ex-comunista, dopo il crollo del Muro di Berlino dell'89. A volte, nel sancta sanctorum compare il nome dell'ex-leader della Cgil, Luciano Lama. L'unico socialista degno di considerazione, in questo revival comunista o ex-comunista, è Sandro Pertini, l'ex presidente della Repubblica eletto nel 1978 con il voto convinto del vecchio Pci. Mentori dell'amarcord comunista o ex comunista, l'onnipresente Eugenio Scalfari arrivato a sostenere che Berlinguer, la cui opera fu compresa da pochi eletti, in primis da Ugo La Malfa, "[...]ha avuto nella politica italiana un ruolo in qualche modo simile a quello che sta avendo oggi papa Francesco" ed il 90enne ex-migliorista Emanuele Macaluso che, pur apprezzando assai Berlinguer, alla domanda chi è stato più importante per la sinistra e per il Paese tra i due, ha risposto: "Togliatti, senza dubbio". Per non dire di Walter Veltroni da 'non comunista' ha girato e prodotto un documentario su Berlinguer. E prima di Togliatti e Berlinguer? Antonio Gramsci, certamente. Macche' quel nome non lo si ritrova: Gramsci, chi? Per ricorrere al lessico di Matteo Renzi. E prima di Lama? Giuseppe Di Vittorio, di certo. Ma quel nome altisonante come la statura da gigante di chi oso' nel '56 mettersi contro Togliatti sui fatti o meglio fattacci dell'Ungheria, non compare mai. Di Vittorio, chi? Eppure Scalfari lo dovrebbe conoscere, e dovrebbe aver sentito parlare, quando collaborava a 'Il Mondo' di Mario Pannunzio in un convegno nei primi anni '60 dedicato all'economia, del Piano del Lavoro. Che dire di Bruno Trentin, il leader prima della Fiom poi della Cgil? Appunto, Trentin, chi? L'intenzione pare evidente: cancellare dalla lunga e tavagliatissima storia della sinistra, i personaggi piu' scomodi, rispetto alla fisinomia del Partito Democratico, eretici e libertari che criticarono la deriva modernista e blairiana: Trentin la chiamò "trasformismo" e non si risparmiò a bocciare l'idea di un indistinto ed immaginario Pd come in passato non mancò il suo 'no' al punto unico di contengenza. La sua idea fissa é stata la progettualita' della sinistra. Come ci ricorda un bel libro di Igino Ariemma per la Ediesse La sinistra di Bruno Trentin, in cui ripropone la lezione culturale e politica del partigiano Leone delle 'Brigate Rosselli' durante il fascismo. Prima a capo della Fiom, poi della Cgil e, quindi, come eurodeputato dei Ds: "[...] la politica ha senso e valore se persegue un progetto, un nuovo porgetto di società ", essa non "[...] si può limitare alla gestione pubblica e amministrativa dello Stato e delle istituzioni e neppure alla conquista del potere politico e alla predisposizione ed attuazione delle tattiche e delle strategie a questo fine". Quella cara a Trentin era la progettualità  "[...] capace di rendere migliore o, più precisamente, di trasformare, cambiare la vita quotidiana degli esseri umani a partire da coloro che nella scala sociale stanno più in basso e più soffrono, e sopra tutti, degli operai", dei quali cui, fin da giovane, aveva scoperto "la grande voglia di libertà  e di conoscenza". Trentin non teorizzò mai, sulla falsariga di Antiono Gramsci, la catastrofe del capitalismo: ma neanche pensò ad una alleanza organica, quanto alla sua trasformazione. E, dopo il crollo del Muro, affidò alla sinistra un preciso compito: fare della "libertà , la priorità  assoluta" e "del lavoro e del sapere la fondamentale realizzazione dell'uguaglianza e della libertà  umana". È, quella di Trentin, una democrazia che parte e scaturisce dal basso, dalla società  civile riformata, in cui la stessa sovranità  popolare è il frutto e la sintesi delle libertà  e dei diritti, individuali e collettivi. La città  del lavoro è stata la sua utopia: "il fascino del pensiero e l'eredità  di Trentin, stanno - scrive Ariemma - soprattutto in questo: cercare, sempre cercare, con tenacia e senza dogmatismi, di comporre l'utopia e la quotidianità , la progettualità  e le proposte concrete e le soluzioni che trasformano e migliorano, giorno per giorno, la vita innanzitutto dei lavoratori. Ci ha lavorato fino all'ultimo: un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori che abbia al centro la qualità  e l'autonomia del lavoro, fisso e flessibile, e quindi la formazione permanente, ad ogni età  e per tutta la vita; un welfare community"
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La buona società  di liberi uguali e diversi il progetto dei progressisti europei
da: l'Unità on line-20 Marzo 14
20/03/2014
Dell'utopia la sinistra non può fare a meno: e quella della Socialdemocrazia del XXI° secolo è la buona società  di uomini e donne liberi, uguali e diversi, su cui conquistare l'immaginazione e i cuori dei cittadini europei. È un progetto culturale e politico di società  altamente ambizioso che, nel mettere al centro il lavoro e il salario dignitosi per tutti/e, tiene conto di quei valori, istruzione, formazione, tempo libero, qualità  della vita, che sono lo spartiacque tra il vecchio, basato sul dogma neoliberista del denaro facile, del consumismo sfrenato, dell'individualismo spinto, e il nuovo, che pone l'attenzione sulla persona umana e il suo benessere, o well-being, riferito non solo ai bisogni materiali ma anche alle esigenze di realizzazione personali, tutto da fare e da conoscere. Sta in questo la grande sfida storica in ballo alle prossime elezioni europee di fine maggio tra conservatori e progressisti, tra destra e sinistra, tra i teorici del capitalismo decente e responsabile e chi, come Martin Schulz disse alla Convention del Pes, ritiene che il capitalismo sia inconciliabile con il socialismo e la socialdemocrazia. Ci viene in soccorso il bel libro di Igino Ariemma La sinistra di Bruno Trentin (Ediesse, 2014) dove si riporta l'opera più matura di Leone, il comandante delle Brigate Rosselli, La città  del lavoro, che é la ricerca continua, fuori da ogni dogma, di comporre l'utopia e la quotidianità , la progettualità  e le proposte concrete che trasformano la vita delle persone. Per Trentin, la politica ha senso e valore se contiene in sé e persegue un progetto, un nuovo progetto di società : non si può limitare alla gestione pubblica e amministrativa dello Stato e delle istituzioni e neppure alla conquista del potere politico. Dunque, il progetto e la progettualità : essa è valida se è capace di rendere migliore o più precisamente di trasformare la vita quotidiana degli esseri umani, a partire da coloro che nella scala sociale stanno più in basso e soffrono. Il capitalismo non è né decente né responsabile: cambia in continuazione perseguendo sempre, con ferrea logica razionale e trascurando il fattore umano, il suo fine: ricavare il massimo del profitto dai capitali investiti nella produzione o nei mercati finanziari. Non si tratta, insomma, né di abbatterlo né tanto meno di proporsi una fuoriuscita. E' necessario lottare per superare le contraddizioni e i fallimenti del capitalismo e dell'economia di mercato e per introdurre elementi di socialismo: é questo il lascito, tuttora attuale e da realizzare, di Trentin, che voleva, attraverso la formazione continua per tutta la vita, mettere l'operaio nelle condizioni di imparare a suonare il violino, oltre il lavoro e il salario dignitosi.
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Bruno Trentin «eretico» della sinistra di Iginio Ariemma
da: Iride. Filosofia e discussione pubblica -22 Aprile 14
22/04/2014

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Bruno Trentin e la bella utopia
da: l'Unità-8 Mag 14
08/05/2014

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Due straordinari sindacalisti della Cgil per una società  di liberi e uguali
da: l'Unità on line-19 Mag 14
19/05/2014
Riproporre oggi, in un Paese che si scopre infetto dal virus del trasformismo, intriso di corruzione e corsa sfrenata al potere per il potere, la storia umana e politica di due sindacalisti della Cgil, Bruno Trentin e Fausto Vigevani, è il gran merito della casa editrice Ediesse che dopo La sinistra di Bruno Trentin, curato da Igino Ariemma, porta in libreria Fausto Vigevani. Il sindacato, la politica, di Edmondo Montali e Sergio Neri. Due personaggi straordinari ma diversi per percorsi di vita, Trentin è del 1926, Vigevani del 1939, accumunati da una forte identità , rigorosi e sobri al tempo stesso, mai in cerca di visibilità  mediatica, l'ossessione di molti, animati da quella cultura riformatrice, laica e profondamente antidogmatica, che ebbe in Riccardo Lombardi, e nell'idea di una società  più ricca perché diversamente ricca, il referente più alto e non solo per la statura fisica, e in Giuseppe Di Vittorio e Fernando Santi, e nella difesa della libertà  e dell'autonomia, gli altri due referenti più robusti e non solo per la stazza fisica, tanto da prendersi la libertà  di condannare, nel 1956, diversamente dal Pci di Palmiro Togliatti, l'invasione militare dell'Ungheria da parte dei tank sovietici. Se Trentin era il lombardiano del Pci per il lungo e riservatissimo feeling con Lombardi, la persona più importante della mia vita, Vigevani era tra i pochi amici e compagni rispetto ai tanti compagni e non amici dell'Ingegnere acomunista, un uomo, uno dei rarissimi che ha accesso un credito altissimo nel suo partito, nella sinistra intera, nelle istituzioni, anche le più alte [...] che nessuno ha inteso prima e intenderà  poi ripagargli per sé e per la democrazia italiana. A aprire nel 1949 le porte dell'Ufficio Studi della Cgil all'allora giovanissimo comandante Leone delle Brigate Rosselli, fresco della laurea in giurisprudenza, fu proprio Di Vittorio, come fu Santi a spingere, nel 1963, l'altrettanto giovanissimo Vigevani all'attività  di sindacalista a Piacenza prima e poi a Novara. I due si ritrovarono nella piena autonomia, usciti dalla loro Cgil, per un certo periodo nei Ds, all'indomani del crollo del Muro di Berlino dell'89, l'evento-simbolo del fallimento del comunismo sovietico, che spinse Vigevani a lanciare l'opzione ora ineludibile di una Cgil unita perché autonoma, autonoma perché unita, unita e autonoma perché profondamente democratica, ripresa nel 2004 da Trentin il sindacato, come soggetto politico unitario ed autonomo era capace proprio per questo di essere un interlocutore scomodo ma necessario di un'alternativa di sinistra nel governo del Paese. Non c'era maggiore chiarezza che il rifiuto di immaginare un sindacato collegato, subalterno ad un governo amico e tutta l'esperienza drammatica dei paesi dell'Est ce lo dimostrava. E con l'avvio del duemila, contrassegnato dal tormentassimo destino politico dei Ds, il loro percorso di vita si incrociò e non poteva essere altrimenti, nel pronunciarsi esplicitamente ancora una volta per l'unità  delle sinistra: nel 2002 con l'Associazione Labour, Vigevani era per la realizzazione di un grande Partito del Socialismo Europeo come risposta necessaria, nello stesso tempo, alla democrazia del nostro paese e alla democrazia dell'Europa e Trentin, nel 2004, rimarcava: penso oggi più di ieri che trasformare i Ds nel Partito Socialista Europeo [...] sia uno di quei messaggi di Fausto che non va smarrito, ed é il modo che uscire da tante ambiguità  e da ogni forma di trasformismo che egli disprezzava. La storia racconta che questi grandi personaggi della sinistra non hanno vinto elettoralmente ma hanno vinto sul piano delle idee, di un pensiero originale, pulito e chiaro che metteva in crisi lo status quo ritenuto erroneamente intoccabile e insuperabile, ma assolutamente fragile e inconsistente come gli avvenimenti quotidiani dimostrano inequivocabilmente.
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Piu' che a Berlinguer il pensiero va a Trentin il lombardiano del Pci
da: l'Unità on line-12 Giugno 14
12/06/2014
Più che a Enrico Berlinguer, il teorico del compromesso storico, il pensiero va a Bruno Trentin il lombardiano del Pci che agognava al programma comune delle sinistre. Non è dunque questione di lana caprina, riferire l'idea di sinistra, o meglio l'identità  della sinistra, a questo o quel protagonista del passato: è sostanza, è contenuto. L'anno in corso porta altre significative ricorrenze oltre quella di Berlinguer: il 90esimo della fondazione dell'Unità  e, tra due mesi, il 30esimo della cremazione senza riti religiosi di Riccardo Lombardi, l'Ingegnere acomunista, mai comunista eppure amico dei comunisti, che nella Milano del 1926 progettò, nell'ufficio alla Weiss, la liberazione del mitico fondatore dell'Unità , l'agnostico Antonio Gramsci: a un segnale convenuto, il prestigioso detenuto, si sarebbe dovuto, durante il suo trasferimento dal carcere di San Vittore al Tribunale Speciale, liberare delle manette con delle chiavi fatte dall'Ingegnere e recapitategli in cella dalla cognata Tatiana in uno gnocchetto di pasta frolla. Il progetto non andò in porto: Gramsci, a detta di Tatiana, non volle! Perchè allora il pensiero vola a Trentin? Facile, perchè il lombardiano del Pci ebbe un lunghissimo e solidissimo feeling con Lombardi: venivano entrambi da Giustizia e Libertà  e dal Partito d'Azione. Dopo la Liberazione, Trentin entrò, spinto da Giuseppe Di Vittorio, nella Cgil e nel Pci, Lombardi invece scelse il Psi: il dialogo tra i due non si interruppe mai, anzi, con il tempo, si fece più stretto e intenso. Li accumunava una visione originale del riformismo che Gilles Martinet celebrò come specificità  italiana in La conquista dei poteri del 1969: il riformismo rivoluzionario o radicale, per distinguerlo dalla vulgata socialdemocratica, mirava non al compromesso ma al superamento del capitalismo, divenuto troppo costoso per l'umanità . Trentin è stato, per usare le parole di Giorgio Ruffolo ai funerali laici, agosto 2007, nella sede della Cgil, un grande capo del movimento operaio [...] una persona affascinante, di grande carisma [...] si riconosceva in un riformismo radicale e sollevò la questione morale come ritorno della politica alla sua missione. Restano indelebili, come scolpite sul marmo, le affermazioni di Trentin nell'ultima intervista, 8 giugno 2006, all'Unità  sul processo di costruzione del Partito democratico: Comprendo perfettamente la preoccupazione di De Mita di non finire almeno per ora nell'Internazionale socialista. Sono però sicuro che De Mita comprenderà  le intenzioni di persone come me di partecipare a questo processo unitario e nello stesso tempo di morire socialista. Comprendo Chiamparino, quando si dichiara il sindaco di tutti e conseguentemente un uomo di centro ma credo che non debba dimenticare che è stato eletto sulla base di un programma anche nazionale che sa distinguere tra operai e banchieri, fra salario, profitto e rendita. E del comandante Leone, si parlerà  domani alla libreria Arion di Roma con Igino Ariemma autore di La sinistra di Bruno Trentin, e con Bruno Ugolini, autore dell'ultima intervista di Trentin all'Unità .
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Lavoro e libertà , una ricerca ininterrotta
da: Rassegna Sindacale-18 Giugno 14
18/06/2014

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