Il trombettiere di Custer e altri migranti
Pubb. : Ottobre 2010
160 pag
ISBN: 88-230-1500-5
Collana: Carta bianca
Descrizione
Chi era Joe Gallo, il gangster spietato soprannominato «crazy», il pazzo, che amava Camus e Nietzsche? E il calabrese Mike Porco che lanciò il giovane Bob Dylan nel suo locale Gerde’s, nel cuore del Greenwich Village? E Filippo Gagliardi, «il pezzenticchio», o Giulio Massasso, il contadino astigiano che aveva diretto per più di un quarto di secolo le coltivazioni di banane e papaia nell’isola di Tonga, cuoco e consigliere del re «ciccione» Tu’ufu Ahan Tupou IV? O ancora l’anarchico Mario Buda/Mike Boda che la mattina del 16 settembre 1920, che le cronache raccontano «soleggiata», andò a parcheggiare il suo carretto esplosivo davanti al 23 di Wall Street? Sono alcuni dei personaggi curiosi, epicamente romanzeschi, che Angelo Mastrandrea ha strappato dall’oblio e ritratto in questo libro intitolato al più bizzarro di loro, John Martin, originario di Sala Consilina, arruolato nello squadrone H del VII Cavalleria, «il trombettiere di Custer», unico superstite del l’eroica disfatta di Little Big Horn. L’autore ricostruisce vite vere di emigranti italiani colte nei rispettivi contesti storici, e narrate con stile brillante e incisivo come fossero storie di finzione, rinnovando l’epopea del nostro sogno americano, la nostra scoperta della «Merica». Raccontate con il curioso periodare del memorialista, la brillante e avvolgente scrittura del narratore, il taglio sempre molto politico e rigoroso del ricercatore storico, le storie indimenticabili qui raccolte affascinano e fanno riflettere, illuminando personaggi leggendari di rara forza e umanità, partiti dall’Italia con la testa piena di sogni e di utopie, e colti nel momento decisivo in cui le loro vite si elevano al rango della memorabilità.
Rassegna:
Gli eroi dimenticati
da: Succede oggi-16 Ottobre 13
16/10/2013
Angelo Mastrandrea sotto il segno del reportage letterario ha raccolto una serie di ritratti di personaggi che hanno vissuto ai margini dei miti: dalle guerre alla malavita Le vie delle scrittura narrativa sono infinite: comincerei così questa breve riflessione sul libro di Angelo Mastrandrea Il trombettiere Custer – e altri migranti. La dittatura della forma-romanzo imposta dal mercato editoriale e dallo star-system e da una moda d’importazione, per fortuna lascia aperte alcune sacche di ricerca letteraria alternativa che vengono riempite da editori intelligenti come, fra gli altri, la Ediesse, che ha ospitato questo ottimo esordio nella sua collana Carta Bianca, diretta dallo scrittore Angelo Ferracuti. In verità è un esordio per modo di dire perché l’autore ha già avuto delle esperienze nella scrittura: non solo ha lavorato come giornalista nel Manifesto (di cui adesso è vicedirettore), ma ha anche scritto reportage per il mitico “Diario della settimana” (quando ancora esisteva), ha curato la raccolta di racconti Italia underground (Teti editore), oltre ad aver lavorato – come racconta nel libro - in una rivista storiografica nella sua terra natia (nella zona del salernitano). Angelo MastrandreaMastrandrea in questo libro prende la strada del reportage narrativo. Però attenzione, parliamo di un una forma-reportage particolarissima, assai poco praticata da noi, strettamente legata alla ricerca storica, socioantropologica, etnografica. L’autore, anziché dilungarsi sui suoi personali movimenti, lavora molto sullo studio documentale e costruisce dei ritratti vividi di personaggi minori meridionali (lucani, campani, calabresi, siciliani ecc.) emigrati in America (“La Merica”, come la chiamavano al sud, e come qualcuno continua a chiamarla ancora oggi). La ritrattistica di Mastrandrea si avvale di una lingua precisa, colta ma mai affettata, dal taglio memorialistico, capace di racchiudere in poche pagine, o addirittura un poche righe, le coordinate e la dinamiche di un destino, rifacendosi ai più diversi materiali: documenti, lettere, film, canzoni, testi storici, testimonianze dirette dei sopravvissuti, esplorazioni geografiche e urbanistiche tanto nelle terre di origine quando in quelle di arrivo, negli States, in grandi metropoli o in piccoli centri dimenticati. Lo spunto può essere una famosa canzone di Bob Dylan, “Joey”, su Joe Gallo, un gangster mafioso che chiamavano “Joe il pazzo”, personaggio assai complesso di malvivente: affratellato alla galassia malavitosa dei neri (quando tutta la mafia italiana la disprezzava e la combatteva), colto (amante di Camus e Nietzche, nonché discreto pittore), spietato al punto di meritare quell’appellativo di “crazy”, nato nel Bronx ma di un’origine italiana inequivocabilmente evidenziata dal cognome. Sarà proprio “Crazy Joe” a infrangere per primo quell’appartenenza di sangue e ad “aprire il mondo della mala italiana al melting pot criminale”. L’autore ci racconta tutta la sua ascesa nella famiglia nel corso di una sanguinosa guerra fra clan rivali (la cosiddetta “guerra dei castellammaresi”), i suoi dieci anni di detenzione e l’alleanza stretta coi neri di Harlem conosciuti in carcere. Fino alla morte all’inizio degli anni settanta, freddato per la strada davanti a un night club di Manhattan. Il cantautore americano, nella sua celebre canzone a lui dedicata, racconta le sue gesta mitizzandole parecchio, facendone quasi un ritratto di “mafioso buono”, giacché nei suoi ultimi anni si rifiutava di portare la pistola: “Joey, Joey, ragazzino di creta, Joey Joey, perché hanno voluto spegnerti la vita?”, recitano i versi di Dylan. Ed è sempre il popolare cantautore statunitense che figura in un altro di questi racconti, dedicato al calabrese Mike Porco, anch’egli emigrato negli States in cerca di fortuna, che lo lanciò nel suo locale Gerde’s situato nel Greenwich Village quando era ancora sconosciuto e mezzo sbandato. E poi c’è un breve, fulminante racconto su un emigrato astigiano, Giulio Massasso, che fece il cuoco e il consigliere di un “re ciccione” di 209 chili – il più grasso e longevo monarca del pianeta - nell’esotica isola di Tonga (famosa per l’ammutinamento del Bounty) e venne seppellito accanto a lui. E non mancano, nella rassegna di Mastrandrea, memorabili figure di anarchici incendiari, di rivoluzionari comunisti, di agitatori politici, di temerari navigatori o dell’unico superstite della leggendaria battaglia di Little Big Horn, John Martin, originario di Sala Consilina (come l’autore), arruolato in uno squadrone di Cavalleria agli ordini del generale Custer, ovvero “il trombettiere di Custer”, che dà il titolo al libro. La qualità di questi racconti si può apprezzare non solo nel corpo della costruzione narrativa, nell’utilizzo sapiente delle fonti e nella lingua, ma anche negli incipit e in certi finali da narratore di razza, come questo, relativo al racconto dedicato al “libertario” Mario Savio, leader del movimento studentesco americano: “Due anni prima di morire tornò a parlare nella piazza da dove vent’anni prima aveva acceso la contestazione, accusando di fronte a una platea di ex studenti dell’epoca lo speaker repubblicano alla Camera Newt Gingrich e il senatore Jesse Helms di “cripto fascismo”. Fu l’ultimo ruggito di un leone dal cuore affaticato”.
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Dallo Stivale al Nuovo mondo "eroi" italiani d'Oltreoceano
da: Liberazione-8 Dicembre 10
08/12/2010

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Il siciliano d'America che sollevò gli studenti
da: La Repubblica ed. Palermo-4 Gennaio 11
04/01/2011

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Tanti arrivi e tante partenze
da: Le monde diplomatique-1 Febbraio 11
01/02/2011

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Altre Italie: storie (umili o eccezionali) dei "trapiantati"
da: Corriere del Mezzogiono-23 Gennaio 11
23/01/2011

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Eccellenze
da: Taccuino Italiano-17 Gennaio 10
17/01/2010
Eccellenze. Napoleone Scrugli incontra Angelo Mastrandrea, autore de Il trombettiere di Custer e altri migranti (Ediesse editore) che parlerà di molti italiani divenuti, per i motivi più disparati, celebri nei paesi in cui sono emigrati. A seguire, Andata e Ritorno con Caterina Zuccaro e Roberto Secci: la nuova serie dedicata alle regioni italiane e ai loro emigrati nel mondo. Protagonista di questa settimana è la Campania.
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Mike Porco, il ristoratore itailano che gli fece da padre
da: La Stampa-7 Marzo 12
07/03/2012

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Gli Italiani e il sogno americano: "Il trombettiere di Custer e altri migranti"
da: Prisma News-11 Marzo 11
11/03/2011
Personaggi curiosi come Joe Gallo, un pazzo gangster spietato che amava Camus e Nietzsche, o il calabrese Mike Porco che lanciò il giovane Bob Dylan nel suo locale Gerde’s, nel cuore del Greenwich Village. Storie vere di emigranti italiani, ripescati dalla storia, che hanno fatto del viaggio in America il sogno di una vita, scontrandosi con quanto di più reale ha avuto da raccontare quella terra. Angelo Mastrandrea, intervistato da Prismanews, ci racconta il succo del suo libro Il trombettiere di Custer e altri migranti (Ediesse Edizioni). Senza svelare ai lettori troppi particolari, come si costruisce la storia? “LE storie, plurale. “Il trombettiere di Custer e altri migranti” è una raccolta di nove episodi, effettivamente accaduti, che hanno come protagonisti nostri migranti che dall’Italia si sono mossi verso l’altra parte del mondo e che, per caso, si sono scontrati con eventi storici di grande rilevanza, primo tra tutti, la battaglia di Little Big Horn. La mia abilità è stata solo quella di scovare quelle storie, ricostruirle e raccontarle”. Tra i suoi personaggi, caratterizzati, tra l’altro, in modo molto curioso, ce n’è uno che è particolarmente significativo? “Quello che dà il titolo al libro non è il protagonista, ma è certamente il personaggio che più pesa nell’intreccio delle storie. E’ John Martin, originario di Sala Consilina, unico sopravvissuto della disfatta di Little Big Horn, che si ricorda come il più famoso episodio delle guerre indiane, conclusosi con lo sterminio di quasi tutti gli uomini del Tenente Colonnello Custer, in favore dei Lakota. John Martin è un trovatello, di quelli che all’epoca venivano abbandonati davanti alle chiese, emigrato, in età adulta, negli Stati Uniti, diventando, involontariamente, protagonista di una disfatta della quale sarà unico testimone”. I suoi personaggi, realmente esistiti, sono stati strappati all’oblio. Quanto del suo libro è finzione, quanto è realtà? “Per rispondere cito ciò che Ermanno Rea diceva dei suoi racconti: nelle mie storie la finzione arriva per ultima. Effettivamente l’elemento essenziale non è la finzione, ma il racconto di episodi accaduti per merito di personaggi reali. La fiction, piuttosto, sta nell’invenzione di una storia, intima e caratterizzante per ciascuno di essi, e nella costruzione del clima dell’epoca, che siano sufficientemente verosimili”. Quanto crede che ci sia di John Martin in un Italiano di oggi che rivive l’epopea del sogno americano? Pensa che la ricerca della “Merica” viva ancora sotto le spoglie di un sogno, di un’utopia? “Il sogno del Nuovo Mondo oggi non esiste più e questo perché una volta si sperava in una terra che non si conosceva. Al momento basta prendere un aereo per essere dall’altra parte del mondo, o dare un’occhiata alla televisione oppure ad internet per sentire di farne parte. Insomma c’è molto meno da sognare. Piuttosto oggi parliamo di fuga dei cervelli. L’Italia è un Paese immobilizzato, nel quale i ragazzi non trovano lavoro, a meno che non sia precario. Soprattutto nelle fila di intellettuali, si pensa al Nuovo Mondo come quello dove soddisfare le proprie ambizioni”. Rispetto al passato, crede che sia cambiato il modo con cui gli Italiani vengono accolti? “Assolutamente sì ed in maniera radicale. Un tempo a partire per l’America erano i poveri, quelli senza istruzione, che non parlavano la lingua. Arrivavano a Ellis Island, la Lampedusa degli americani per intenderci, barconi stracolmi di gente sporca che, dopo aver viaggiato per mesi, si ritrovava smarrita ed incapace di vivere in condizioni diverse dalla povertà. Adesso gli italiani d’America sono quelli che si sono riscattati, che vivono nei quartieri ricchi, che arricchiscono le classi imprenditoriale e politiche”. E, invece, viceversa, come vede un’Italia che ospita? Lei crede che sia come l’America di quando noi Italiani migravamo in cerca di fortuna e ricchezza? “Credo che gli italiani oggi si comportino come gli americani un secolo fa facevano nei nostri confronti. I pregiudizi ed il razzismo fanno da padroni, oggi come allora, anche a parti invertite. Con il tempo le cose si aggiusteranno, si farà in modo da integrare chi ancora non lo è. L’Italia è stato sempre Paese di emigrazione, forse per questo si muove più lentamente nel processo di globalizzazione rispetto a Francia, Germania o Gran Bretagna. Gli stranieri riusciranno ad imporsi nella società e sarà allora che sarà necessario che cambino alcune cose, prima fra tutte, ad esempio, il criterio di assegnazione della cittadinanza, onde evitare la formazione di società di serie A e di serie B”. Per concludere, allora, il suo stile è solo quello del rigoroso ricercatore o dello storico, o c’è anche un intento di riflessione, educativo? “Io uso la storia, non sono uno storico, anzi ne temo il giudizio. Cerco di fare una cosa che sta a metà tra la letteratura e il giornalismo, usando la finzione. Costruisco storie che siano anche piacevoli da leggere. Uno storico, invece, farebbe un lavoro più scientifico. Allo stesso modo non voglio neanche che la mia scrittura sia educativa. Mi limito a dare al lettore elementi di forte valutazione, lasciandogli la libertà di giudicare”.
Storie di migranti italiani
da: Essere Comunisti-1 Febbraio 11
01/02/2011

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Angelo Mastrandrea, Il trombettiere di Custer. E altre storie bizzarre di migranti italiani, Ediesse
da: Fahrenheit - Radio 3-3 Dicembre 10
03/12/2010
Chi era Joe Gallo, il gangster spietato soprannominato «crazy», il pazzo, che amava Camus e Nietzsche? E il calabrese Mike Porco che lanciò il giovane Bob Dylan nel suo locale Gerde's, nel cuore del Greenwich Village? E Filippo Gagliardi, «il pezzenticchio», o Giulio Massasso, il contadino astigiano che aveva diretto per più di un quarto di secolo le coltivazioni di banane e papaia nell'isola di Tonga, cuoco e consigliere del re «ciccione» Tu'ufu Ahan Tupou IV? O ancora l'anarchico Mario Buda/Mike Boda che la mattina del 16 settembre 1920, che le cronache raccontano «soleggiata», andò a parcheggiare il suo carretto esplosivo davanti al 23 di Wall Street? Sono alcuni dei singolari personaggi che Angelo Mastrandrea ha strappato dall'oblio e ritratto in questo libro intitolato al più bizzarro di loro, John Martin, originario di Sala Consilina, arruolato nello squadrone H del VII Cavalleria, «il trombettiere di Custer», unico superstite del l'eroica disfatta di Little Big Horn. L'autore ricostruisce vite vere di emigranti italiani colte nei rispettivi contesti storici, e narrate con stile brillante e incisivo come fossero storie di finzione, rinnovando l'epopea del nostro sogno americano, la nostra scoperta della «Merica».
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Migranti in marcia verso la narrativa
da: il Manifesto-27 Ottobre 10
27/10/2010

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Gli emigranti "dimenticati"
da: Corriere del Giorno-12 Ottobre 10
12/10/2010

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Gli italiani che fecero l'America
da: Secolo d'Italia-7 Novembre 10
07/11/2010

Il trombettiere di Custer e altri migranti
da: Lo Straniero-1 Novembre 10
01/11/2010

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Migranti alla scoperta della "Merica"
da: Il Mese di Rassegna Sindacale-20 Ottobre 10
20/10/2010

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LIBRI: GLI EMIGRANTI 'DIMENTICATI' NELLE PAGINE DI ANGELO MASTRANDREA
da: Adnkronos-11 Ottobre 10
11/10/2010
Vite di emigranti italiani dimenticati. Emigranti che, negli Stati Uniti, si sono resi protagonisti di vicende interessanti e tutte da scoprire. Uomini come Joe Gallo, un gangster spietato soprannominato 'crazy', che amava Camus e Nietzsche, oppure come il calabrese Mike Porco che lancio' il giovane Bob Dylan nel suo locale Gerde's, nel cuore del Greenwich Village. Persone come tante altre che in America hanno fatto fortuna. E che hanno ancora qualcosa da raccontare malgrado siano cadute nell'oblio. E' di loro che si occupa Angelo Mastrandrea, giornalista de 'Il Manifesto' che propone il ritratto di alcuni di loro nel saggio 'Il trombettiere di Custer e altri migranti' pubblicato da Ediesse. La galleria di volti e storie elaborata da Mastrandrea e' molto varia ed articolata. L'autore svela, tra l'altro, la storia di Filippo Gagliardi, 'il pezzenticchio', o di Giulio Massasso, il contadino astigiano che aveva diretto per piu' di un quarto di secolo le coltivazioni di banane e papaia nell'isola di Tonga, cuoco e consigliere del re 'ciccione' Tu'ufu Ahan Tupou IV. O, ancora, descrive il destino dell'anarchico Mario Buda/Mike Boda che la mattina del 16 settembre 1920, che le cronache raccontano 'soleggiata', ando' a parcheggiare il suo carretto esplosivo davanti al 23 di Wall Street. Personaggi curiosi e romanzeschi come John Martin, il piu' strano di loro, al quale Mastrandrea intitola il libro. Un emigrante originario di Sala Consilina, arruolato nello squadrone H del VII Cavalleria, conosciuto come 'il trombettiere di Custer', l'unico superstite del l'eroica disfatta di Little Big Horn. L'autore ricostruisce, cosi', vite vere di emigranti italiani colte nei rispettivi contesti storici, e narrate con stile brillante e incisivo come fossero storie di finzione, rinnovando l'epopea del nostro sogno americano, la nostra scoperta della 'Merica'. L'autore parlera' del libro a Roma, lunedi' 18 ottobre alle 18 con Enrico Pugliese, ordinario di Sociologia del lavoro, all'Universita' 'La Sapienza' di Roma e con lo scrittore Christian Raimo.
Il trombettiere di Custer
da: Left-10 Dicembre 10
10/12/2010

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Il trombettiere di Custer & C.
da: Tuttolibri - La Stampa-9 Ottobre 10
09/10/2010

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Il sogno americano
da: l'Espresso-14 Ottobre 10
14/10/2010

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