Il Sud che resiste
Storie di lotta per la cultura della legalità in Terra di Lavoro
Pubb. : Aprile 2009
176 pag
ISBN: 88-230-1344-5
Collana: Materiali
Descrizione
In vaste aree del territorio italiano la delinquenza organizzata condiziona lo sviluppo, «affama» i soggetti più deboli, crea emarginazione, impedisce ogni forma di vita associativa e nega ai giovani la speranza del futuro. Con la strage di sei giovani ghanesi a Castel Volturno si è raggiunto l’apice di un clima di violenza e di terrore, che ha portato alla ribalta dell’opinione pubblica una delle mafie più potenti del territorio casertano, quella dei cosiddetti «casalesi». Eppure in quelle realtà sono anche in campo esperienze diffuse di resistenza civile e di cittadinanza attiva rivolte a far progredire, attraverso l’educazione permanente, una cultura della legalità che possa realizzare un vero argine sociale di contrasto e di lotta ai modelli finora vincenti della camorra. L’autore racconta alcune di quelle esperienze facendoci constatare, con la memoria e l’aiuto di tanti protagonisti, come anche in un territorio così difficile sia possibile ricostruire percorsi di liberazione e messaggi di speranza. La sfida è assai ardua, ma è la sola che possa restituire prospettive di futuro e di dignità ai giovani e ad intere popolazioni di Terra di Lavoro e di grandi aree del Mezzogiorno. Le storie narrate nel volume dimostrano che oggi è possibile combattere e vincere la criminalità organizzata se, in questa battaglia, alle istituzioni si uniscono le strutture organizzate della società civile. menzione speciale Premio Sele d’Oro Mezzogiorno - XXV ed.ne
Rassegna:
Dal sud parte la nuova resistenza, ma il nord dov’è?
da: Liberainformazione-17 Giugno 09
17/06/2009
Interessante dibattito alla Camera del Lavoro di Milano su mafie e illegalità. Una volta tanto il Sud fa la parte del leone nel confronto con il Nord del Paese, mostrando ad istituzioni, associazioni, sindacati e imprenditoria come strutturare un percorso reale e concreto di liberazione dal cancro della mafia. L’occasione per discutere di questi temi è la presentazione presso la Camera del Lavoro di Milano del libro di Pasquale Iorio “Il Sud che resiste. Storie di lotta per la cultura della legalità in Terra di Lavoro” (Ediesse, Roma 2009), organizzata dalla casa editrice in collaborazione con CGIL Lombardia, Aislo e Libera Lombardia. L’interessante volume raccoglie le vicende di associazioni e uomini e donne di estrazione politica e culturale differenti, impegnate nel contrasto alla camorra in provincia di Caserta. Iorio, studioso dello sviluppo locale e impegnato da sempre nella CGIL Campania con ruoli e compiti diversi, ricorda che la sua idea è stata quella di raccontare le tante forme di resistenza che in Terra di Lavoro costruiscono una seria alternativa allo strapotere dei Casalesi. Strada facendo, l’autore scopre che la qualità e la quantità di queste storie autorizza a sperare in un cambiamento possibile, anche nella realtà più cupa e nera, raccontata magistralmente da Roberto Saviano. Non c’è solo la terribile camorra a dettare legge, ma ci sono piccole storie quotidiane che testimoniano il cambiamento possibile: come ricorda Don Luigi Ciotti nella postfazione, “la ricognizione che ci propone qui Pasquale Iorio è però, per altri versi, confortante, perché ci mostra come, nelle pieghe della società, e in specifico nei territori campani, sopravviva, cresca e si organizzi una rete di resistenza morale e civile”. È una galleria di buone prassi, gesti quotidiani, progetti impegnativi che dalle scuole alla fabbriche, dalle sedi istituzionali alle reti territoriali dimostrano che è possibile coniugare passione e futuro, riscattando terre dominate dalle cosche per recuperarle alla democrazia. È una galleria di passioni e sacrifici, finanche della vita stessa, come è stato nel caso di Don Peppe Diana e di Domenico Noviello o Jerry Essan Masslo. E bene fa Stefano Mollica, presidente di AISLO (Associazione Italiana Incontri e Studi sullo Sviluppo Locale) nell’evidenziare come la forza e la ricchezza di un tessuto civile e locale, che resiste e costruisce, nascano proprio dalla dimensione del racconto di queste storie straordinarie, altrimenti destinate all’oblio. Storie straordinarie come quelle di Don Giuseppe e dell’Imam di San Marcellino che dimostrano giorno per giorno quale speranza autentica possa esservi nel dialogo tra due religioni, spesso e volutamente portate al conflitto nella logica dell’opinione pubblica. O altre storie come quelle del Comitato Don Peppe Diana e del Consorzio Agrorinasce, due reti locali, una di associazioni e l’altra di istituzioni che, grazie a Libera, si trovano a collaborare nella gestione dei beni confiscati alle mafie in provincia di Caserta. O ancora quella del cartello per la legalità “Mo Basta”, dove si trovano insieme organizzazioni di categoria e sindacati, associazioni e Camera di Commercio e Consorzio Agrorinasce per lottare contro la piaga dell’estorsione e dell’usura. E perché questa narrazione, questo work in progress, si trova ad assurgere a ruolo di modello nei confronti delle realtà del Nord? Per un motivo molto semplice, perché dimostra nei fatti che “Insieme si può”, secondo quanto recita lo slogan utilizzato per avviare i lavori della nuova Calcestruzzi Ericina Libera in quel di Trapani nello scorso febbraio e ricordato nel libro. Una unità di intenti, una volontà di collaborazione che ancora manca a livello di realtà del Nord del paese: è questo il dato più preoccupante che è emerso nel corso del dibattito in Camera del Lavoro. Perché prima ancora di chiedere alle istituzioni di fare la propria parte, bisognerebbe che associazioni, sindacati e realtà organizzate della società civile trovassero prima un idem sentire, un terreno di confronto, per avviare forme di collaborazione e progetti condivisi. Anche dalla testimonianza di Maurizio Carbonera, già sindaco di Buccinasco, centro alle porte di Milano, emerge questo ritardo della società civile: a fronte di un impegno forte della sua amministrazione contro la pervasiva presenza della ‘ndrangheta, si registra una divisione a livello di partiti e di associazioni che non consente alla felice esperienza amministrativa di continuare, bocciata dalle urne paradossalmente in nome della sicurezza. Di fronte all’emergenza mafia, vissuta dalla sua giunta, come priorità da affrontare, la popolazione nega il consenso, più preoccupata di un inesistente problema rom: “il campo nomadi che abbiamo realizzato sembra un camping, spesso turisti ignari si fermano per chiedere una piazzola”. A livello di Milano, gli interventi della tavola rotonda ricostruiscono come si ripeta più o meno lo stesso copione: la diatriba politica sulla Commissione Comunale antimafia, prima votata all’unanimità e poi ritirata di gran carriera, diventa occasione di scontro tra partiti, per dire se l’Expo prossimo venturo sarà più o meno inquinato dalle mafie, perdendo di vista che il vero problema è la presenza ultratrentennale delle mafie in città e nel resto della regione. Emerge inoltre dal dibattito la necessità di un maggior raccordo operativo tra associazioni e sindacati: l’impressione che si vada avanti in ordine sparso è forte, c’è bisogno di uno scatto in avanti, a partire dalla questione dell’utilizzo sociale dei beni confiscati. I numeri presentati da Libera in questa occasione non lasciano spazi a dubbi. La Lombardia è la quarta regione per numero di beni immobili confiscati (610 al 31/12/2008, di cui 403 in Milano e provincia) e la terza per numero di aziende sottratte alle cosche (161 di cui 112 in Milano e provincia). È possibile ipotizzare un’azione concertata sul tema delle confische e di un loro utilizzo sociale, anche a fini produttivi in tempi di crisi quali quelli attuali? La domanda è tra quelle che rimane in attesa di una possibile soluzione. Tra le proposte più interessanti uscite durante la presentazione del libro di Iorio, quella avanzata da Mollica per la riproposizione a livello nazionale del Forum per la legalità che in terra di Caserta sta dando positivi riscontri: serve un luogo di narrazione, di confronto, di dibattito perché troppo spesso si passano sotto silenzio le tante e positive esperienze di democrazia e partecipazione, così ben raccontate da Iorio. Unico neo dell’iniziativa: i pochi partecipanti che, vista la sede e i temi trattati, sarebbero dovuti essere molti di più di quanti, meritoriamente, si sono dati appuntamento in un lunedì di giugno, per ragionare insieme sulle strade per battere mafie e illegalità, a partire dalle sollecitazioni di un libro. Assenti ingiustificati all’appello proprio le associazioni e i sindacati, finiti impietosamente alla sbarra nel corso dell’iniziativa.
Angeli che dicono no al crimine organizzato
da: La Repubblica ed. Napoli-11 Luglio 09
11/07/2009

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Resistere per la dignità del futuro
da: Il Denaro-12 Settembre 09
12/09/2009

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Insieme ancora si può
da: Rassegna Sindacale-17 Giugno 09
17/06/2009

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Verso il Sud promesso
da: Buongiorno Caserta-24-Aprile-09
24/04/2009

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Sul fronte della legalità per fare "guerra" alla Camorra
da: Corriere del Mezzogiorno-19-Aprile-09
19/04/2009

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La mia parola d'ordine: Resistere
da: Il Denaro-21-Aprile-09
21/04/2009

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Nel ricordo di Jerry Masslo il Sud che non vuole cedere alla Camorra
da: Liberazione-10-Aprile-09
10/04/2009

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