Il lato oscuro degli uomini
La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento
La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento.
A cura di: Massimo Paci
A cura di: Maurizio Di Masi
Pubb. : Novembre 2013
448 pag
ISBN: 88-230-1802-0
Descrizione
Violenza contro le donne: cosa si sta facendo in Italia? Inasprire le norme repressive e isolare i comportamenti violenti maschili – che sono ormai arrivati ad un femminicidio ogni due giorni – facendone casi eccezionali, patologici, lascia inalterati i modelli culturali fondati su quegli equilibri patriarcali di potere contro i quali hanno lavorato fin dagli anni Ottanta i Centri antiviolenza e le Case per donne maltrattate, frutto delle lotte femminili e femministe. Comprendere invece che la violenza sulle donne è prima di tutto un problema degli uomini significa spostare l’attenzione dalle vittime agli autori, a quella «questione maschile» che tutta la violenza di genere sottende. Il volume coglie, nella parte iniziale, questo cambiamento di ottica attraverso una ricerca – la prima in Italia – che censisce le esperienze d’avanguardia rivolte agli uomini violenti nel nostro paese, nelle carceri e nei centri, in ambito privato e pubblico, e offre un quadro di programmi sviluppatisi a livello internazionale, cui le esperienze italiane fanno riferimento. Nella seconda parte sono presentate le riflessioni e le proposte di studiosi e studiose afferenti a molteplici discipline, e le esperienze di operatrici e operatori con ruoli professionali diversi. In appendice, un’analisi critica del recente decreto legge n. 93/2013 convertito nella legge del 15 ottobre 2013 n. 119. Le autrici e gli autori: Anna Costanza Baldry, Michela Bonora, Mar co Deriu, Monica Dotti, Fran cesca Garbarino, Paolo Giulini, Bruno Guazzaloca, Monica Mancini, Barbara Mapelli, Massimo Mery, Cristina Oddone, Alessandra Pauncz, Giorgio Penuti, Chantal Podio, Roberto Poggi, Michele Poli, Amalia Rodontini, Mario Sgambato, Claudio Vedovati, Maria (Milli) Virgilio.
Rassegna:
Intervista a Maria Grazia Ruggerini sul libro di cui è coautrice "Il lato oscuro degli uomini. La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento" edito da Ediesse
da: Radio Radicale-18 Novembre 13
18/11/2013

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'La violenza sulle donne è un problema degli uomini
da: Radio Città del Capo-25 Novembre 13
25/11/2013
Bologna, 25 nov. ' Maria Grazia Ruggerini è co autrice del libro 'Il lato oscuro degli uomini, la violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento edito da Ediesse. Un tema, quella della violenza degli uomini, poco studiato in Italia. 'Comprendere che la violenza sulle donne è prima di tutto un problema degli uomini significa spostare l'attenzione sugli autori, su quella «questione maschile» che tutta la violenza di genere sottende, spiegano le autrici. 'La presa di distanza maschile dal modello patriarcale violento è fondamentale, spiega Ruggerini. Il libro è stato presentato di recente a Bologna, all'interno del Festival della violenza illustrata, organizzato dalla Casa delle donne per non subire violenza. Per il momento, e nonostante le numerose campagne in tal senso, i dati sugli uomini violenti che scelgono di chiedere aiuto sono però poco confortanti. In due anni in Emilia-Romagna sono stati solo 83 gli uomini seguiti dai 4 centri di aiuto per gli uomini violenti di Modena, Ferrara, Rimini e Forlà. Pochi, pochissimi, quelli che si presentano volontariamente, pochi anche quelli che terminano il percorso. Ruggerini ricorda infine come nel ddl contro la violenza di genere non ci siano provvedimenti sul versante dell'aiuto agli uomini violenti.
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VIOLENZA, MASCHIO CHE PROBLEMA HAI?
da: Lettera Donna-25 Novembre 13
25/11/2013
Il femminicidio è un dilemma che parte dagli uomini. Per loro ci vogliono programmi di recupero. Combattere il femminicidio lavorando sugli uomini. Una sfida che in Italia non è ancora stata colta pienamente (guarda il video). A chiamarli direttamente in causa, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebra il 25 novembre, è un libro dal titolo Il lato oscuro degli uomini. La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento, a cura di Alessandra Bozzoli, Maria Merelli e Maria Grazia Ruggerini (Ediesse edizioni, collana Sessismoerazzismo). LA QUESTIONE È MASCHILE. La tesi che il volume cerca di dimostrare attraverso esempi, dati, ricerche e testimonianze, è che la violenza di genere non è una questione femminile, ma maschile. Non è un problema delle donne, non è un dato di natura e neppure una malattia: «Il fenomeno non si può spiegare con la semplificazione donne-vittime e uomini disturbati, border line», spiega Ruggerini a LetteraDonna.it. Serve un cambiamento di ottica, «perché è più facile interrompere il circuito della violenza se l'autore prende coscienza di ciò che sta facendo», continua Ruggerini. LE MOSSE DELL'UE Una strada indicata anche dal Consiglio d'Europa, che ha sollecitato gli stati membri ad attuare programmi di intervento volti ad aiutare gli autori della violenza per diventare consapevoli delle loro azioni e assumersene la responsabilità . Più di due anni fa, esattamente il 5 aprile 2011, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle priorità  e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'Ue in materia di lotta alla violenza contro le donne in cui ribadisce «la necessità  di lavorare tanto con le vittime quanto con gli aggressori, al fine di responsabilizzare maggiormente questi ultimi e aiutare a modificare stereotipi e credenze radicate nella società  che contribuiscono a perpetuare le condizioni che generano questo tipo di violenza e l'accettazione della stessa». IL RITARDO DELL'ITALIA Ma in Italia c'è un forte ritardo nel recepire le direttive europee. A rendersene conto è stata Ruggerini, che insieme alle colleghe della cooperativa Le Nove (nata negli Anni '80), dal 2006 al 2012 ha gestito il numero nazionale antiviolenza 1522. «Ci occupavamo dell'elaborazione dati, e abbiamo visto che l'Italia rispetto a tutti gli altri Paesi europei e non, compresi quelli in via di sviluppo, fino al 2002 era priva di qualsiasi centro che si occupasse dell'autore della violenza». Mancava insomma «quell'ottica pro-femminista», spiega Ruggerini, «che consiste nel mettere sempre più al centro la vittima, coinvolgendo però l'uomo». Come? «Lavorando sulle responsabilità  maschili», precisa Ruggerini, perché il fenomeno della violenza si inserisce ancora in «dinamiche di potere, che portano l'uomo a giustificare sempre i suoi atti violenti: a volte usa il tema del rifiuto da parte della donna, a volte quello dell'abbandono, altre quello della esasperazione, sino ad arrivare alla malattia». Ma il minimo comune denominatore è sempre lo stesso: «Una cultura patriarcale rivestita di modernità ». NON SERVE LO PSICHIATRA Non servono quindi interventi psicoterapeutici o psichiatrici ma comportamentali e sociali. «Sono i modelli culturali che devono essere cambiati», continua Ruggerini. La questione non deve essere patologizzata, «non è un caso che nessun centro rivolto agli uomini lavora sulle patologie», sottolinea Ruggerini, «spesso sono gruppi di lavoro in cui gli uomini si incontrano e fanno un percorso collettivo, in cui prendono coscienza insieme del loro comportamento violento». Un modello che a livello europeo e internazionale è in uso dalla fine degli Anni '70: «All'estero da tempo si parla di centri anti-violenza fatti da e per gli uomini, noi abbiamo solo cercato di portare in Italia ciò che già  esiste», interviene Alessandra Pauncz, presidente di Cam, il primo Centro di ascolto uomini maltrattanti nato in Italia nel 2007 dopo una lunga riflessione fatta all'interno dell'associazione toscana Artemisia. Ora anche la legge 119 contro il femminicidio, approvata l'11 ottobre dal Senato italiano, «parla di programmi rivolti agli autori. Un segnale importante», dice Pauncz, che per 15 anni ha lavorato con le donne vittime di violenza. «Prima, infatti, questi programmi erano portati avanti dai soli volontari, ma non avevano un riconoscimento formale. Ora rientrano nel piano nazionale». UOMINI ALLA PROVA DEL NOVE Oggi in Italia sono circa otto i centri che si occupano degli uomini, quasi tutti gestiti da donne. Solo tre realtà  ' l'associazione Cerchio degli uomini di Torino, un consultorio per uomini che si appoggia alla Caritas di Bolzano e l'associazione Maschile plurale ' sono nate dalla volontà  degli uomini di misurarsi per primi sul tema della violenza. Uomini che iniziano un percorso presso questi centri «e in due tre mesi interrompono la violenza fisica», dice Pauncz, «quella psicologica invece richiede un percorso più lungo all'interno del gruppo». In genere è richiesta la partecipazione di un anno, ma il 40% va via prima di finire il percorso, il 60% invece rimane. Alcuni continuano a frequentare queste strutture anche per due-tre anni. MANCA UN SOSTEGNO PUBBLICO Parlare di dati e risultati è però difficile, «in Italia manca ancora un sostegno pubblico, anche di monitoraggio. Solo a Modena c'è una Asl che si è fatta carico del problema», ricorda Ruggerini. Ma per la maggior parte si parla ancora di esperienze basate sul volontariato. UN PROBLEMA STRUTTURALE Ma quello che serve davvero per mettere fine a un malessere sociale, è un intervento culturale. «Questo significa che occorre riconoscere il tema della violenza di genere non come emergenziale», sottolinea Ruggerini, «bensà come strutturale». Anche perché i maltrattanti spesso sono davvero uomini normali, con reazioni più forti in alcune circostanze, che hanno in comune con gli altri molto più di quanto vorremmo credere. Perché «più li vediamo come mostri più è facile esorcizzare il fenomeno», dice Pauncz. Invece basterebbe che ognuno di loro si liberasse del proprio lato oscuro.
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Donne Perché non succeda mai più
da: la Repubblica-23 Novembre 13
23/11/2013
Nprincipioè il linguaggio. Le parole per dirlo. Il posto che la lingua dà  alle cose diventa il posto giusto delle cose. Per capirci, ecco un test semplice. Quante volte avete detto o sentito dire: mio marito/mio figlio in casa è un disastro, se fosse per lui vivrebbe nel caos. O apparentemente al contrario: mi aiuta moltissimo, cucina e fa i piatti, si prende cura dei bambini. Quante volte avete sentito un uomo dire: oggi mia moglie non c' è, faccio da babysitter. Questo è il problema. Questa è la norma, dunque la norma è il problema. Dalla subordinazione alla sopraffazione alla violenza lo scarto non è di qualità  del gesto, è di quantità . Dalla normale "delegittimazione del lavoro domestico maschile" - dalla divisione di ruoli e di compiti tutto attorno a noi per cui non c' è niente di strano che gli uomini di solito non sappiano stirare, per quanto stirare non sia affatto difficile - passa il principio per cuiè normale che gli uomini si occupino d' altro. Anche le donne certo, lo fanno: in questo caso, se non vivono sole, spesso si sentono dire di quanto siano fortunate ad avere accanto un uomo che glielo consente. Perché invece la lingua ci informa che lo stato naturale delle cose è che siano gli uomini di solito a produrre reddito, cioè ricchezza, cioè potere, perché il denaro- nel mondo in cui viviamo - è potere. Come poi ogni uomo gestisca la sua supremazia nei confronti di chi gli vive accanto dipende solo dal suo livello di consapevolezza e di autocontrollo: da come gestisce le emozioni, da come governa il conflitto, dal grado di censura che assegna alla violenza come metodo di soluzione dei problemi. Dipende dalla sua educazione, in definitiva. In larga parte dipende dalla madre che ha avuto. La violenza che gli uomini esercitano sulle donne non è un' emergenza criminale: è anche questo, sotto il profilo tecnico, ma prima ancora è moltissimo più. È il risultato naturale dell' educazione condivisa, del linguaggio corrente, dei modelli di comportamento che costituiscono la norma. Una lunga premessa, purtroppo necessaria, per dire che la violenza sulle donne non è un problema delle donne: è prima di tutto un problema degli uomini. Il dannoè di chi la subisce. Il problema - la lacuna, la carenza, il deficit - è di chi la esercita. Quindi: la violenza di genere è un guasto del sistema che riguarda entrambi i generi ma in ordine cronologico è prima un guasto di chi alza la mano, poi di chi riceve lo schiaffo. A partire da questa osservazione semplicissima, evidente eppure cosà insolita nel nostro panorama di riflessioni sul tema, nei Paesi in cui il male è divenuto epidemico da molti anni si lavora sugli uomini: con le leggi, con l' educazione scolastica obbligatoria, con le terapie riabilitative, con il "sostegno ai portatori di violenza". Sà, sostegno ai portatori di violenza, e pazienza se ci sarà  come sempre chi alzerà  il dito per dire che chi commette un reato deve solo essere punito, non aiutato. Certo, punito: ma giacché la violenza è sempre un segno di debolezza-è l' incapacità  di usare la parola, la ragione, il gesto opportuno - è ovvio che i portatori di questa debolezza debbano essere aiutatia colmarla. Lo si fa in Messico, il paese della strage di donnea Ciudad Juarez, lo si fa in Portogallo e in Spagna, dove la cultura machista è persino più radicata che da noi. Lo si fa naturalmente nei paesi del Nord Europa, che tuttavia spesso ci appaiono remoti nel loro modello di soverchia virtù. Mavi Sanchez Vivez è una neurofisiologa esperta di realtà  virtuale immersiva. Il suo gruppo di ricerca lavoraa Barcellona. Qualche mese fa, ospite del professor Aglioti alla Sapienza di Roma per la Settimana del cervello (Baw, brain awareness week) ha mostrato i risultati del lavoro sperimentale che nella sua regione porta avanti insieme al ministero di Giustizia. Gli autori di violenze condannati per reati commessi sulle donne vengono messi nelle condizioni di sperimentare lo stesso tipo di trauma. Grazie a un casco che lavora sugli impulsi cerebrali si trovano nella condizione di percepire se stessi come una donna che viene aggredita, picchiata, offesa. Hanno reazioni primitivee terribili: sudorazione, palpitazioni, pianto, qualche volta non controllano l' atto di urinare. Quando ho raccontato gli esiti di questo tipo di lavoro - riassumibile, per tornare alla lingua, nella frase "mettersi nei panni dell' altra" - sono stata sommersa di lettere di protesta di un gran numero di persone che hanno trovato questo lavoro "crudele", "vendicativo", "inutilmente feroce". Qualcuno ha detto: "l' esito del peggior femminismo". È anche questa una reazione istruttiva, molto eloquente. Il prossimo passo del gruppo di lavoro spagnolo sarà  quello di mettere i carnefici nella condizione dei bambini che assai spesso assistono alle violenze domestiche: farli sentire come si sentonoi loro figli. Uno degli scopi di questo genere di lavoro è difatti quello di evitare che il modello di comportamento si replichi di padre in figlio, circostanza invece consueta e difficilmente evitabile senza un sostegno formativo efficace. In Messico la dottoressa Georgina Cardena Lopez dell' Unam, Università  Autonoma del Messico, porta avanti da anni programmi che si avvalgono degli strumenti di realtà  virtuale. Dodici settimane di terapia, con un risultato giudicato positivo nell' 80 per cento dei casi. A Valencia c' è il programma Emma, diversi metodi e nomi indicano i protocolli adottati in Francia, in Svezia, in Gran Bretagna. In Italia siamo agli albori. Scarsissimi i finanziamenti, quasi tutte private le fondazioni e associazioni che lavorano sull' intervento mirato ai portatori di violenza. Un bel libro, molto completo,è appena andato in stampa. S' intitola "Il lato oscuro degli uomini"e tratta la "violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento". Le curatrici - Alessandra Bozzoli, Maria Merelli e Maria Grazia Ruggerini- fanno parte del gruppo LeNove, associazione di studie ricerche sociali che già a dicembre del 2012 aveva consegnato un rapporto su "Uomini abusanti. Prime esperienze di riflessione e intervento in Italia". Il rapporto e poi il libro sono una vera miniera di informazioni su quel che si potrebbe fare e non si fa, o non si fa abbastanza. Consultarlo è anche un modo sicuro per fare piazza pulita di ogni accusa moralismo, di manicheismoe di ideologia. C' è poco da filosofeggiare di fronte ai fatti. C' è piuttosto da provare a comprenderli senza pregiudizi, c' è da chiedersi perché non si passi di conseguenza all' azione. Una risposta possibile arriva da Laurie Penny, la giovane blogger inglese (oggi 27 anni, poco più che ventenne quando ha iniziato il suo lavoro di indagine) il cui "Meat market", il mercato della carne, è tradotto in volume anche in italiano. Sua la definizione di "delegittimazione del lavoro domestico maschile" dentro la costruzione di un linguaggio e di un modello che "ha tutta l' accuratezza dei giochi di ruolo", costumi ed eventuali nudità  comprese. È un gioco - dice - concepito, commercializzato e utilizzato dagli uomini: il copyright è loro. Difficile che con arrendevolezza se lo lascino sfilare di mano. Difficile che vogliano smettere di giocarci,e di contrabbandare per libertà  di scelta la decisione di tutte quelle donne che - madri o figlie - stanno al gioco senza accorgersi che la scacchiera è truccata. Conviene ribellarsi, dice Penny. Cambiare le regole a partire dal principio. Punire i colpevoli asseconda il principio di eccezionalità . Quando la violenza è la norma è sul normale corso degli eventi che bisogna lavorare. Capirlo, cambiarlo.
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Conoscere gli uomini
da: Corriere della sera-24 Novembre 13
24/11/2013

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Un lunedà da leonesse per fermare la violenza
da: La Stampa-25 Novembre 13
25/11/2013

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Violenza, questione maschile. Quel che si fa, quel che si può fare
da: Ingenere-23 Novembre 13
23/11/2013
L'allarme sul femminicidio per molto tempo ha lasciato nell'ombra proprio gli autori della violenza. Ma qualcosa sta cambiando anche in Italia, con uno spostamento dell'attenzione dalle vittime ai colpevoli. Una ricerca e un libro su "Il lato oscuro degli uomini" 'Il lato oscuro degli uomini (Ediesse, 2013) nasce dalla constatazione di un vuoto che permane in Italia riguardante gli autori di violenza. Un vuoto tanto più stridente se si pensa che nel nostro Paese gli interventi rivolti alle donne che ne sono oggetto hanno una lunga e forte storia frutto delle lotte dei movimenti femminili e femministi dagli anni Ottanta a oggi. L'attenzione alla violenza di genere e il disvelamento che è iniziato hanno giustamente fatto concentrare l'interesse sul soggetto femminile. Si è cosà venuto a creare non soltanto un senso di solidarietà , doveroso e presente, ma ancor più una sorta di responsabilità  collettiva volta a sostenere percorsi di uscita dalla violenza e di ricostruzione di strategie autonome di vita in un cammino di libertà . Nel frattempo è rimasta silente e inesplorata la questione maschile che invece tutta la violenza di genere sottende; caso mai si è guardato alla insufficienza delle norme repressive come unica risposta da parte delle politiche pubbliche, una risposta che da un lato isola i comportamenti violenti maschili facendone casi eccezionali, patologici, dall'altro lascia inalterati i modelli culturali fondati su equilibri patriarcali di potere. Questo schema di pensiero ha fatto sà che di fronte agli avvenimenti delittuosi che si sono succeduti in maniera serrata negli ultimi tempi ' comunemente definiti femminicidi (v. scheda su questo stesso sito, ndr) ' la risposta delle istituzioni governative sia stata rivolta pressoché totalmente all'inasprimento delle pene e più complessivamente risponda a una impostazione di impianto securitario, per affrontare quella che in tal modo continua ad essere percepita come un'emergenza, non come una tragica condizione di normalità . (â?¦) Ciò non significa, tuttavia, che nella società  italiana la situazione rimanga immobile su questi temi. Indubbiamente, sia pure con una certa timidezza e in settori ancora limitati soprattutto agli addetti ai lavori, la questione maschile inizia a profilarsi e diviene evidente nello spazio pubblico, a partire dalla violenza di genere che va dai casi più tragici ed eclatanti fino a quel disagio, a quell'inquietudine maschile sommersa e silente che trova la sua espressione più comune negli atti violenti all'interno delle relazioni di intimità . Tanto che tra chi a lungo ha lavorato con le donne nei Centri antiviolenza, ma anche tra uomini «riflessivi», molti sottolineano come si stia verificando uno spostamento di attenzione nella percezione sociale passando dalla vittima agli autori, quasi un salto simbolico, per cui sta diventando senso comune che la violenza sulle donne è prima di tutto un problema maschile. Proprio perché la sensibilità  sociale verso gli autori sta maturando lentamente e solo negli ultimi tempi, i pochi casi di intervento nei confronti degli uomini violenti hanno costituito esperienze di avanguardia. Censirle, ricostruirne l'iter di formazione e analizzarne i metodi di lavoro sono stati gli obiettivi della ricerca che sta alla base di questo volume. (â?¦) Di seguito, uno stralcio del cap. IV, dedicato a 'Responsabilità  maschili e politiche pubbliche, nel quale si analizzano i risultati della ricerca su centri e altre iniziative rivolte a uomini violenti e maltrattanti in Italia La ricostruzione di come sono nati i casi italiani ' centri di ascolto e di presa in carico per il «trattamento» degli uomini maltrattanti (in allegato, la tabella con l'elenco di tutti i centri censiti dalla ricerca, ndr) ' ha mostrato con evidenza le diverse strade percorse, frutto di un investimento culturale prima ancora che «terapeutico» di gruppi di operatori e operatrici, più che altro volontari in forma privata, che hanno trovato una possibilità  di nascere là  dove anche le istituzioni locali hanno fornito loro un qualche sostegno. Ma appunto: si è in genere fatto leva su sensibilità  al problema che si sono attivate in diversi contesti, più che su interventi messi in campo da una progettualità  sollecitata anche da istituzioni con un piano d'intervento in sinergia e a supporto dei soggetti del privato sociale. (â?¦) Al momento non c'è un piano nazionale in cui le diverse forme di trattamento, talvolta anche abbastanza distanti le une dalle altre, possano rientrare, dialogare, coordinarsi. Una necessità  che alcuni operatori/operatrici sul versante maschile sentono decisamente, sia riferita ai metodi di intervento che ai risultati, anche nell'intento di potere migliorare il livello della loro azione terapeutica o psicoeducativa. (...) Ciò che appare importante dalla fotografia dei bisogni rilevati è che l'insieme delle iniziative rivolte agli uomini non rimangano isolate, non si muovano in maniera atomizzata. Servono sedi di confronto tra voci diverse, tali da permettere una comunicazione e uno scambio permanenti per arrivare ad un coordinamento nazionale, sia pure senza inficiare l'autonomia delle singole realtà . Una domanda emersa con chiarezza dal confronto fatto con chi opera sul tema, a partire dai risultati offerti da questa indagine che per la prima volta in Italia, dando la parola ai protagonisti, ha offerto un panorama delle esperienze esistenti. È proprio partendo dai primi risultati del lavoro rivolto agli uomini condotto in Italia, e facendo tesoro di quanto decenni di esperienze estere suggeriscono, che si possono trarre indicazioni su come procedere per estendere ad altre aree del Paese questo tipo di servizi e per rendere più efficaci quelli già  attivi o in via di costruzione, con una particolare attenzione al Sud dove ci sono alcuni progetti in attesa di realizzazione. Istituire centri, consultori, luoghi di trattamento per uomini violenti/abusanti è una base indispensabile; da qui dunque in Italia occorre iniziare quale condizione preliminare e prioritaria, sia pure non sufficiente. Perché poi, per sviluppare in maniera adeguata queste strutture, occorre dare vita a vere e proprie azioni di sistema che abbiano al centro il «punto di vista» delle donne sulla violenza e dunque un investimento prima di tutto culturale oltre che progettuale e finanziario. Un ruolo fondamentale in questa prospettiva spetta alle istituzioni, sia centrali che locali, che devono introdurre con decisione il tema della violenza contro le donne nell'agenda politica pubblica (â?¦). Altrettanto fondamentale, nel processo che si deve promuovere e ampliare, è il potenziamento dei saperi e delle competenze professionali relativi alle diverse figure che entrano in contatto con i soggetti maltrattanti. Esse debbono essere potenziate tramite percorsi formativi rivolti ai soggetti che operano con ruoli diversi, sia con competenze «generali» (di tipo organizzativo) che specifiche professionali, sviluppando la capacità  di operare in rete: dai centri alle forze dell'ordine ai tribunali, senza escludere i servizi sanitari e sociali. Né possono rimanere estranei i responsabili politici, la cui «sensibilità » al problema è di primaria importanza. Il Primo Piano Antiviolenza, varato dal Governo italiano nel 2010, non ha preso in considerazione gli interventi che riguardano gli autori. Quanto detto sino ad ora pone l'esigenza che il nuovo Piano triennale inserisca questo come un segmento delle attività  rivolte al contrasto della violenza di genere, riconoscendo l'importanza della questione maschile e dei servizi rivolti agli autori. Un riconoscimento ed un'assunzione da parte dell'autorità  nazionale di governo impone ovviamente l'individuazione di un adeguato impegno finanziario, che dovrebbe sommarsi a quello di portata ben maggiore, perché vitale, ai Centri antiviolenza. Lo studio condotto ' in sintesi ' conferma la necessità  di procedere contemporaneamente su più piani come mostrano le esperienze realizzate da tempo in altri paesi, se si vuole affrontare alle radici la violenza di genere in una società  in cui continuano a prevalere relazioni asimmetriche tra i sessi, sia pure rivestite di forme moderne, talvolta spregiudicate. Per non parlare dei casi, purtroppo sempre più frequenti, in cui la violenza sbocca nel «femminicidio», punta di un iceberg assai più vasto e profondo. Ci muoviamo in una situazione in transizione tra nuove libertà  delle donne e vecchie gerarchie nelle dinamiche di potere, dove alla delegittimazione del patriarcato si accompagna la persistenza di forme di controllo autoritario e violento proprie di un dominio maschile moderno. Le diverse forme di violenza perpetrata verso le donne sono la spia del permanere di asimmetrie nei rapporti di genere, del resistere di stereotipi e contrasti radicati che incidono su valori, atteggiamenti, comportamenti, dinamiche relazionali. Se da un lato dunque è indispensabile operare a tutto tondo sul piano socio-culturale con interventi che vadano dalla formazione dei meccanismi del consenso alla costruzione della gerarchia di valori cui improntare la vita pubblica e privata, dall'altro al cuore del problema rimangono le dinamiche relazionali fra i sessi che creano una sorta di circolarità  dalla sfera dell'intimità  a quella pubblica e viceversa. E quello della violenza di genere si rivela terreno particolarmente delicato poiché, mettendo al centro le vittime, evoca l'immagine di un soggetto debole, oscurando quell'autonomia e libertà  femminile che, almeno in parte, è alla base delle reazioni violente maschili. Per questo, mentre sul versante maschile è essenziale che muovendo dall'assunzione di responsabilità  si arrivi a guardare alle dinamiche di potere nelle sue basi culturali profonde, sul versante femminile non si può fare a meno di lavorare tramite l'attivazione del legame sociale fra donne e pratiche di empowerment, che sollecitino le risorse femminili nella direzione del cambiamento e le mettano in grado di esercitare maggiore controllo sulle radici del potere, là  dove esso ha origine.
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Libri&Conflitti. Lo stralcio da: "Il lato oscuro degli uomini. La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento"
da: Controlacrisi.org-24 Novembre 13
24/11/2013
Libri&Conflitti. Il lato oscuro degli uomini La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento a cura di Alessandra Bozzoli, Maria Merelli, Maria Grazia Ruggerini (Ediesse online). Violenza contro le donne: cosa si sta facendo in Italia? Inasprire le norme repressive e isolare i comportamenti violenti maschili ' che sono ormai arrivati ad un femminicidio ogni due giorni ' facendone casi eccezionali, patologici, lascia inalterati i modelli culturali fondati su quegli equilibri patriarcali di potere contro i quali hanno lavorato fin dagli anni Ottanta i Centri antiviolenza e le Case per donne maltrattate, frutto delle lotte femminili e femministe. Comprendere invece che la violenza sulle donne è prima di tutto un problema degli uomini significa spostare l'attenzione dalle vittime agli autori, a quella «questione maschile» che tutta la violenza di genere sottende. Il volume coglie, nella parte iniziale, questo cambiamento di ottica attraverso una ricerca ' la prima in Italia ' che censisce le esperienze d'avanguardia rivolte agli uomini violenti nel nostro paese, nelle carceri e nei centri, in ambito privato e pubblico, e offre un quadro di programmi sviluppatisi a livello internazionale, cui le esperienze italiane fanno riferimento. Nella seconda parte sono presentate le riflessioni e le proposte di studiosi e studiose afferenti a molteplici discipline, e le esperienze di operatrici e operatori con ruoli professionali diversi. In appendice, un'analisi critica del recente decreto legge n. 93/2013 convertito nella legge del 15 ottobre 2013 n. 119. Contrastare la violenza: responsabilità  maschili e politiche pubbliche 1. Sugli uomini autori: la negazione Un antico proverbio «cinese» recita: «quando torni a casa picchia tua moglie, tu non sai perché ma lei sà». Poche e «antiche» parole per iniziare a svolgere un breve ragionamento su un tema che affrontando l'argomento della presente ricerca emerge con evidenza: la negazione. L'uomo violento nega di aver commesso qualcosa di male; la donna nega che quanto accadutole sia inaccettabile introiettando, nel contempo, il senso di colpa. La rimozione della negazione o minimizzazione della gravità  dell'atto compiuto è perciò rilevante, anzi punto di partenza di qualsiasi intervento rivolto ad un uomo con comportamenti violenti; cosà come per le donne l'avvicinarsi ad un Centro antiviolenza o comporre il numero 1522 rappresentano un primo passo per non negare quanto subito in termini di violenza o di maltrattamenti. In questa sede il tema della negazione, oltre ad aiutarci a svolgere qualche considerazione di carattere generale sulla base di quanto rilevato sul territorio nazionale, consente di mettere in evidenza punti di incontro e di confronto proprio in ragione dei diversi approcci. Ci si riferisce, da una parte, a quegli interventi segnati da un'impostazione fondamentalmente psicoterapeutica e, dall'altra, a quei contesti che a partire proprio dalla negazione dell'atto violento come effetto di una patologia psichica ' soprattutto nell'ambito dei legami affettivi/parentali ' ne sottolineano la dimensione culturale; quindi la necessità  di affrontare un percorso rivolto alla messa in discussione di sé da parte dell'autore di violenza non come effetto di uno «stato di malattia», quanto piuttosto di stereotipi di genere fortemente radicati. Presentare questa dicotomia non significa ritrovarla altrettanto nitida nei diversi approcci rilevati all'interno di questa ricerca. E ciò è da considerarsi come fatto positivo, nel senso che l'interazione tra teorie e contesti disciplinari diversi (il pensiero femminile/femminista da una parte, e le diverse linee di pensiero delle discipline che studiano la mente e le sue patologie, ma anche il rapporto mentecorpo e la sfera dell'emotività  dall'altra), seppure a fronte di progetti ed interventi per la maggior parte in fase di primo avvio, potrebbe dar vita ad interessanti sviluppi e reciproci arricchimenti, sia nel contrasto ' e soprattutto nella prevenzione ' alla violenza di genere, sia nei percorsi di fuoriuscita di chi la subisce come di chi la agisce. Si pensi per esempio, guardando dal lato femminile, ai numeri infimi delle denunce da parte delle donne maltrattate, come aiuterebbe il riconoscimento della gravità  di quanto subito; e, ovviamente, al ragionamento esattamente opposto, quando l'attenzione si rivolgesse alla parte maschile. Ma al di là  di uno sguardo in prospettiva che probabilmente è ancora prematuro da mettere in campo, e senza nessuna pretesa di esprimere giudizi sui diversi percorsi e approcci rilevati, il fatto che in più di una circostanza si siano raccolte affermazioni sull'incidenza o meno della maggiore autonomia conquistata dalle donne sia in ambito pubblico che privato negli ultimi decenni, ci ha interrogato. Cosà come ci ha interrogato l'inevitabile presenza del tema della negazione svolto sia in termini culturali, con specifico riferimento al diverso ruolo della donna conquistato nella società , sia come base di qualsiasi intervento psicoterapeutico. Per capire meglio è allora il momento di vedere come viene sviluppato l'argomento a fronte dell'interrogativo circa il legame con la maggiore autonomia conquistata dalle donne, in generale, e nell'ambito della libertà  sessuale, in particolare. Dimensione questa dove il conflitto di genere incontra nodosità  antiche e radicate nel profondo, tanto è vero che negli interventi di fuoriuscita dalla violenza emerge in termini di vischiosità  e indeterminatezza della donna a mettere in discussione il rapporto violento con il partner maltrattante. In sostanza, l'esigenza è quella di capire se e quanto giocano i cambiamenti intervenuti nella vita delle donne nella società  e all'interno della coppia e quanto questi stessi cambiamenti siano stati elaborati fino in fondo dalle donne, a partire da una lettura che li mette direttamente in campo e, infine, approfondendo gli effetti e i nessi di una mancata o parziale autonomia e ancor più autodeterminazione femminile. (...) Le autrici e gli autori: Anna Costanza Baldry, Michela Bonora, Mar co Deriu, Monica Dotti, Fran cesca Garbarino, Paolo Giulini, Bruno Guazzaloca, Monica Mancini, Barbara Mapelli, Massimo Mery, Cristina Oddone, Alessandra Pauncz, Giorgio Penuti, Chantal Podio, Roberto Poggi, Michele Poli, Amalia Rodontini, Mario Sgambato, Claudio Vedovati, Maria (Milli) Virgilio. a cura di: Alessandra Bozzoli - Maria Merelli - Maria Grazia Ruggerini pagine: 448 ISBN: 88-230-1802-0 euro 20,00
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Giornata contro la violenza sulle donne
da: Radio3 Fahrenheit-25 Novembre 13
25/11/2013
Il 25 novembre è una data simbolica: ricorda l'assassinio avvenuto nel 1960, nella Repubblica Domenicana, delle tre sorelle Mirabal, torturate e strangolate per la loro opposizione alla dittatura di Rafael Leonidas Trujillo. Secondo l'Istat, in Italia le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito una qualche forma di violenza sono 6 milioni e 743mila, il 31,9% del totale: una su tre. Quali sono le cause e quali le possibilità  di contrastare il ripetersi e il dilagare di questo fenomeno? Ne parliamo con la poetessa Mariangela Gualtieri, che questa sera terrà  un Recital di poesie sull'amore , con Michela Bonora, assitente sociale e operatrice antiviolenza nel consultorio per uomini di Rovereto e Bolzano e con Roberto Poggi counselor del Centro Antiviolenza Il cerchio degli uomini di Torino.
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Maria Grazia Ruggerini a Linea Notte
da: Tg3 Linea Notte-25 Novembre 13
25/11/2013

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Violenza contro le donne. Il punto di vista degli aggressori
da: Redattore sociale-26 Novembre 13
26/11/2013

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Violenza sessista, che fare?
da: Unione Sarda-25 Novembre 13
25/11/2013
Quando la cronaca ci parla di violenze contro le donne spesso avvertiamo un vuoto. Sappiamo molto delle vittime e quasi nulla dei violenti. Chi sono? Come intervenire nei loro confronti? Ci servono leggi più severe o è soprattutto questione sociale e culturale? In questi giorni Ediesse pubblica «Il lato oscuro degli uomini» (448 pagine per 20 euri) che prova a colmare questo vuoto. Un libro importante per indagare i vissuti degli autori di violenze sulle donne e di femminicidio. E per raccontare cosa si sta facendo con i maltrattanti. In molti Paesi da tempo gli uomini violenti hanno la possibilità  (o l'obbligo) ' nei centri, pubblici e privati, di ascolto o nelle carceri ' di confrontarsi con il loro lato oscuro, di capire e provare a cambiare. La ricerca racconta i punti comuni e le differenze di approccio in Austria, Australia, Canada, Gran Bretagna, Norvegia, Spagna, Svizzera e Usa. Con gran ritardo anche l'Italia affronta la questione: la mappa racconta in dettaglio una decina di città  (nessuna sarda) che, in forme assai diverse, affrontano il dramma della violenza tentando di capire come 'guarire gli autori. Tutte città  del centro-nord perché nell'Italia meridionale quasi nulla (solo a Caserta è partito un progetto) si muove. Leggi più dure non bastano, compreso l'ultimo decreto del governo del quale il libro (in un'appendice) fornisce una lettura assai critica. Con una battuta facile ma motivatissima si potrebbe sintetizzare che non di ordine pubblico si tratta ma di disordine privato. Oppure di un 'ordine non scritto (e smentito oggi dalle leggi) che attribuisce al maschio ogni potere sulle donne. Del resto non è cosà lontano, in Italia, il tempo del «delitto d'onore» o di un Codice Penale che assegnava al marito il potere di intervenire per «correggere» la moglie al pari dei figli. Esiste dunque un'antica, radicata idea di inferiorità  delle donne che facilmente si traduce in disprezzo e violenza. Permangono, nella pubblicità  come nella vita quotidiana, e forse crescono modelli di educazione all'idea che le donne, il sesso e persino l'amore possano essere comprati o siano 'dovuti ai maschi. Ciò significa che la violenza sessista trova complicità , giustificazioni o indifferenze, silenzi che altri crimini non hanno. Significa ancora che parlare di patologia, raptus, comportamenti inspiegabili non consente di capire dove quelle violenze nascano, quanto lunga e forte sia la catena (anche educativa e familiare) che le sorregge. Da qui il doppio sottotitolo del libro: «la violenza maschile contro le donne» e «modelli culturali di intervento». Le tre curatrici - Alessandra Bozzoli, Maria Merelli, Maria Grazia Ruggerini ' si confrontano con riflessioni e proposte ma anche con le esperienze di operatrici e operatori con ruoli molto diversi. Sul versante degli uomini è particolarmente importante il contributo di Marco Deriu, Roberto Poggi, Claudio Vedovati e altri che fanno parte di Maschile Plurale, una rete (piccola ma attivissima) di uomini che da anni fanno i conti con il femminismo e con l'idea di un'altra virilità  costruita senza il supporto del potere patriarcale e della violenza a esso sottesa.
Nella testa dei maschi
da: Rassegna Sindacale-27 Novembre 13
27/11/2013

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Violenza sessista: né rigurgito dell'arcaico, né anomalia della modernità 
da: Micromega-27 Novembre 13
27/11/2013
Ora che il femicidio e il femminicidio hanno guadagnato l'attenzione dei media e delle istituzioni, il rischio è che, costituendo un tema in voga, la violenza di genere sia usata per vendere, fare notizia, sollecitare il voyeurismo del pubblico maschile. Un secondo rischio, già  ben visibile, è che la denuncia e l'analisi siano assorbite, quindi depotenziate e banalizzate, da un discorso pubblico ' mediatico, istituzionale, ma anche ad opera di 'esperti/e ', costellato di cliché, stereotipi, luoghi comuni, più o meno grossolani. Proviamo a smontarne alcuni, adesso che, spentisi i riflettori sulla Giornata internazionale contro la violenza di genere, anche la logorrea si è un po' smorzata. Anzitutto: la violenza di genere non è un rigurgito dell'arcaico o un'anomalia della modernità . Sebbene erediti credenze, pregiudizi, strutture, mitologie proprie di sistemi patriarcali, è un fenomeno intrinseco al nostro tempo e al nostro ordine sociale ed economico. E comunque è del tutto trasversale, presente com'è in paesi detti avanzati e in altri detti arretrati, fra classi sociali le più disparate, in ambienti colti e incolti. Del tutto infondato è il dogma secondo il quale la modernità  occidentale sarebbe caratterizzata da un progresso assoluto e indiscutibile nelle relazioni tra i generi, mentre a essere immersi/e nelle tenebre del patriarcato sarebbero gli altri/le altre. Per riferire dati ben noti, nell'ultimo rapporto (2013) sul Gender Gap del World Economic Forum, su 136 paesi di tutti i continenti, le Filippine figurano al 5° posto su scala mondiale per parità  tra i generi (dopo Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia), mentre l'Italia è solo al 71°, dopo la Cina e la Romania e in controtendenza rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Eppure non sempre c'è un rapporto inversamente proporzionale tra la conquista della parità  di genere e la violenza sessista. Esemplare è il caso della Svezia (ma anche, in diversa misura, della Danimarca, Finlandia, Norvegia). Questo paese, da sempre in prima linea nel garantire la parità  fra i generi, tanto da occupare, come si è detto, il 4° posto su 136 paesi, registra un numero crescente di stupri: negli ultimi vent'anni si sono quadruplicati, al punto da interessare una donna svedese su quattro. Ciò dipende non solo dal fatto che il numero di denunce sia aumentato rapidamente quale effetto di una crescente consapevolezza femminile, ma anche da un reale incremento dei casi. Ancora a proposito dell'Europa e volendo fare un riferimento ormai storico, si può ricordare che un paese come la Jugoslavia, il quale all'epoca si distingueva per un livello alto di emancipazione femminile, di sicuro più elevato che nell'Italia di allora, ha conosciuto nel corso della guerra civile l'orrore degli stupri etnici. Il pene usato come arma per colpire i nemici attraverso i corpi femminili mostra, fra l'altro, la continuità  tra l'odio e la violenza 'etnici e la violazione delle donne, finalizzata al loro annientamento: lo stupro nasconde sempre un desiderio o una volontà  di colpire l'identità  e l'integrità  della persona-donna. Ci sono ragioni varie e complesse che possono spiegare come mai in società  'avanzate, avanzi pure il numero di stupri e femicidi. Per citarne una: non tutti gli uomini sono in grado o disposti ad accettare i cambiamenti che investono i ruoli e la condizione femminile, che anzi spesso sono vissuti come minaccia alla propria virilità  o al proprio 'diritto al possesso se non al dominio. La narrazione della virilità  è divenuta oggi meno credibile che in passato. E molti uomini appaiono spaventati dalle rappresentazioni e dalle immagini dell'intraprendenza, anche sessuale, delle donne (più che dalla realtà  di una loro autonomia effettiva, almeno in Italia, dove è alquanto debole). Questa inadeguatezza della società  (maschile) si riflette anche nelle prassi delle istituzioni rispetto alla violenza di genere, spesso tardive e/o inadeguate. Per esempio, in molti casi che hanno come esito il femicidio, le vittime avevano denunciato più volte i loro persecutori. Tutto questo per dire che il sadismo, la volontà  di reificare e/o annientare le donne e gli altri sono all'opera dentro le nostre stesse società , in forme più o meno latenti, finché certe condizioni non ne rendono possibili le manifestazioni palesi. Il sistema di dominazione e appropriazione delle donne (per usare il concetto-chiave della sociologa femminista Colette Guillaumin) tende a colpire ' con lo stupro o il femicidio ' non solo le estranee o quelle che, come in Jugoslavia, sono state alterizzate e nemicizzate, ma anche le donne con le quali s'intrattengono relazioni d'intimità  o prossimità . Basta dire che, su scala globale, il 40% delle donne uccise lo sono state da un uomo a loro vicino. E, per riferirci ancora all'Europa, secondo le Nazioni Unite la metà  delle donne assassinate tra il 2008 e il 2010 lo sono state da persone cui erano legate da qualche relazione stretta (per gli uomini lo stesso dato scende al 15%). Per tutto ciò che abbiamo detto finora, conviene diffidare degli schemi evoluzionisti e dei facili ottimismi progressisti: il pregiudizio, la dominazione e/o la discriminazione in base al genere ' come quelli in base alla 'razza, alla classe, all'orientamento sessuale ' non sono necessariamente residuo arcaico del passato, segno di arretratezza o di modernità  incompiuta, destinato a dissolversi presto. Sono piuttosto tratti che appartengono intrinsecamente e strutturalmente anche alla tarda modernità ; o forse dovremmo precisare alla modernità  decadente. Per dirla nei termini delle curatrici de 'Il lato oscuro degli uomini, un libro prezioso, appena pubblicato nella collana 'sessismoerazzismo dell'Ediesse, la violenza maschile contro le donne è sia 'prodotto dell'ordine patriarcale, sia 'frutto delle moderne trasformazioni delle relazioni fra donne e uomini (p. 33). Secondo un altro luogo comune corrente, per contrastare e superare la violenza di genere sarebbe sufficiente un cambiamento culturale, tale da archiviare finalmente i residui della cultura patriarcale e di tradizioni retrive. Una pia illusione: la Svezia può dirsi forse un paese dominato da cultura patriarcale? Insomma, se è vero che la violenza di genere è un fenomeno strutturale, come si ammette, essa è incardinata in dimensioni molteplici. Per dirla in modo succinto, il dominio maschile ha una matrice culturale e simbolica, certamente, ma anche assai materiale. Se ci limitiamo al caso italiano, il neoliberismo, la crisi del Welfare State, l'esaltazione del modello del libero mercato, le privatizzazioni, poi la crisi economica e le politiche di austerità  hanno significato per le donne arretramento in molti campi. E arretramento significa perdita di autonomia, dunque incertezza di sé, maggiore subalternità  e vulnerabilità . Certo, in Italia, un contributo rilevante alla reificazione-mercificazione dei corpi femminili lo ha dato la televisione, in particolare quella berlusconiana. Per lo più volgare, sessista, razzista, è stata ed è elemento cruciale dell'offensiva contro le donne e le loro pretese di uguaglianza, autonomia, liberazione. Essa ha finito per condizionare non solo il linguaggio dei politici, sempre più apertamente sessista, ma la stessa struttura del potere politico e delle istituzioni. Per non dire dell'uso dei corpi femminili come tangenti: merci di scambio di un sistema di corruzione ampio e profondo a tal punto da essere divenuto sistema di governo. Ed è innegabile che oggi in Italia vi sia una notevole complicità  della società , delle istituzioni, dell'opinione pubblica, perfino di una parte della popolazione femminile rispetto a un tale immaginario e a un simile utilizzo dei corpi femminili. E allora non c'è niente da fare? Tutt'altro. Ma la questione va declinata anzitutto in termini politici. A salvarci non sarà  il recente provvedimento ' tipica misura da larghe intese ' che affronta il tema della violenza maschile in termini tutti emergenziali (e accanto a misure repressive contro il 'terrorismo dei NoTav, i furti di rame e cose simili). E neppure possiamo illuderci che l'attenzione riservata a questo tema dalle istituzioni e dai media mainstream rappresenti un avanzamento certo e irreversibile. Né compete principalmente alle donne la cura (ancora una volta!) del 'lato oscuro degli uomini. A noi tutte spetta, invece, contribuire a ricostruire una soggettività  collettiva libera, combattiva, consapevole della propria autonomia e determinazione. E tale da sabotare l'esercizio del dominio maschile, su qualunque scala e in qualunque ambito si manifesti.
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'La violenza contro donne è un problema degli uomini. Come agire su 'lato oscuro'
da: il Fatto Quotidiano (web)-3 Dicembre 13
03/12/2013
Nel nuovo saggio edito da Ediesse tre studiose hanno fatto il punto sulle esperienze d'avanguardia rivolte al genere maschile in Italia, mettendole a confronto con quelle del resto del mondo. Il risultato è una mappatura, la prima di questo tipo, delle azioni e degli interventi a loro dedicati in ambito privato e pubblico. La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Da questa premessa si sviluppa il nuovo saggio di Ediesse 'Il lato oscuro degli uomini, curato da Alessandra Bozzoli, Maria Merelli, Maria Grazia Ruggerini. Le tre studiose, fondatrici della società  'Le nove ' che si occupa di ricerche da una prospettiva di genere in Italia, Europa e nell'area del Magreb ' hanno fatto il punto sulle esperienze d'avanguardia rivolte agli uomini violenti in Italia, mettendole a confronto con quelle del resto del mondo. Il risultato è una mappatura, la prima di questo tipo, delle azioni e degli interventi per gli uomini in ambito privato e pubblico che ribadisce la necessità  di spostare l'attenzione sulla 'questione maschile che tutta la violenza di genere sottende, in modo da operare sulle radici del fenomeno e interrompere la sua 'trasmissione alle nuove generazioni. Dal testo emerge che una trasformazione è già  in atto. Ci sono, infatti, uomini che hanno trovato nel venire meno delle certezze della cultura patriarcale un'occasione di libertà  e che hanno capito che la questione della violenza di genere è culturale e politica. Nelle 440 pagine del volume vengono descritte le iniziative di sensibilizzazione, ascolto, incontro, intervento psico-educativo, realizzate da: Progetto uomini non più violenti di Bergamo, 'Consultorio per gli uomini e gli interventi sulla violenza di genere' di Bolzano e Rovereto, 'Centro ascolto uomini maltrattanti' (Cam) di Firenze, 'Centro trattamento maltrattanti' di Forlà, 'Il lato oscuro ' L'aspetto della sofferenza' di Genova, 'Centro italiano per la promozione della mediazione' (Cipm) di Milano, centro 'Stop alla violenza domestica' (Savid) di Milano, 'Presidio criminologico territoriale' sempre a Milano come anche il progetto 'Uomini non più violenti', Centro liberiamoci dalla violenza (Ldv) di Modena, progetto 'In rete' di Ferrara, progetto 'Liberi dalla violenza' di Rimini, progetto 'Relazioni libere dalla violenza' di Roma, progetto di 'Be free' di Roma, 'Sportello telefonico per l'ascolto del disagio maschile' di Torino, 'Interpares/Intervento con uomini violenti di Trieste (3203735663). Vengono anche analizzati nuovi progetti in fase di realizzazione. Tra questi, l'intervento che sta per essere avviato nel territorio di Caserta da parte del centro antiviolenza della cooperativa 'Eva'. 'Il lato oscuro degli uomini contiene una serie di riflessioni, proposte e testimonianze di studiose e operatori con diversi ruoli professionali che lavorano nell'ambito della lotta alla violenza di genere. Tra questi, solo per citarne alcuni, il sociologo Marco Deriu, la criminologa Francesca Garbarino, la psichiatra Chantal Podio, il counselor Michele Poli. Una pluralità  di voci per analizzare, da diverse angolazioni, le ragioni e le motivazioni che 'spiegano i comportamenti violenti degli uomini e per ribadire la necessità  di un cambio di ottica in grado di trasformare 'il maschile da problema a risorsa nella lotta contro la violenza. Nel testo si trovano anche una lettura delle leggi esistenti, con analisi dell'impostazione e dei limiti; un esame dei modelli comunicativi apparsi nelle recenti campagne pubbliche di sensibilizzazione; lo sguardo dei figli come motivazione alla scelta della 'cura da parte degli uomini. In appendice poi il recente decreto legge 'sul femminicidio, convertito nella legge del 15 ottobre 2013 numero 119 con un commento in cui vengono messi sotto accusa 'gli estremi della straordinarietà  (la situazione infatti è grave almeno dal 2006, periodo dei primi dati Istat disponibili), il ricorso al diritto penale 'il più debole intrinsecamente quanto a capacità  di incidere sui rapporti di potere e non utile né per la prevenzione né come deterrente, l'uso non coerente del linguaggio utilizzato. In generale, si legge, 'la filosofia del decreto comporta una riduzione dell'autodeterminazione della donna a vantaggio di una logica di irrigidimento e preteso efficientismo delle attività  di polizia giudiziaria e processuali.
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I maltrattanti
da: il Manifesto-14 Gennaio 14
14/01/2014

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Un problema innanzitutto maschile
da: Confronti-1 Gennaio 14
01/01/2014

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Violenza sulle donne, un libro ricerca 'Il lato oscuro degli uomini
da: Redattore sociale-12 Febbraio 14
12/02/2014
In 18 realtà  in Italia, una delle quali all'interno del carcere di Bollate, si lavora sugli uomini a vario livello. Il volume raccoglie i dati del loro censimento. Maria Grazia Ruggerini: 'In molti casi non ci sono realtà  patologiche ma situazioni culturali sulle quali bisogna lavorare PALERMO - 'Il lato oscuro degli uomini. La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento. E' questo il titolo del libro a cura di Alessandra Bozzoli, Maria Morelli e Maria Grazia Ruggerini. Il testo è stato presentato, ieri pomeriggio presso l'Archivio storico comunale da Maria Rosa Lotti (Le Onde Onlus) e Carlo Verri (ART. 3 'Salvature Rizzuto Adelfio') con Maria Grazia Ruggerini, ricercatrice e curatrice del testo. Il volume è la prima ricerca in Italia che censisce le esperienze d'avanguardia rivolte agli uomini violenti nel nostro Paese, nelle carceri e nei centri, in ambito privato e pubblico, offrendo anche un quadro di programmi sviluppatisi a livello internazionale. Nella seconda parte del volume vengono presentate le riflessioni e le proposte di studiosi e studiose afferenti a molteplici discipline e le esperienze di operatrici e operatori con ruoli professionali diversi. 'La ricerca è iniziata dalla consapevolezza che, in Italia ci fosse un grande vuoto rispetto a questo tema ' dice Maria Grazia Ruggerini -. Per completare il quadro, infatti, mentre è stato fatto moltissimo a partire dalla centralità  delle donne, mancava proprio una parte che riguardasse un altro segmento, quello degli uomini senza smuovere la centralità  delle donne in quanto vittime che subiscono la violenza. 'E' il primo lavoro che tenta, in Italia, di censire questa situazione ' afferma la studiosa -, mettendo a confronto le realtà  italiane con quelle estere. Il lavoro punta a favorire un interazione positiva e propositiva tra più realtà  che lavorano, a vario titolo sugli uomini, mettendole in relazione con l'impegno dei centri dedicati alle donne. Non pensiamo che questo debba spodestare le azioni che hanno fatto finora i centri di accoglienza in Italia delle donne vittime di violenza ma il problema è quello di lavorare in connessione con queste realtà  per l'obiettivo più alto di arginare il fenomeno. 'Per questo la ricerca è stata oggetto di confronto con due tipi di realtà : quelle che hanno dei centri e che hanno incominciato a fare un lavoro con gli uomini e poi quei filoni di pensiero che in Italia sono ancora poco noti, come 'Maschile plurale' che lavorano proprio sulla identità  maschile e sulla questione maschile che non è necessariamente soltanto la violenza. 'In fondo, anche gli ultimi avvenimenti dimostrano che si continua a pensare a una questione maschile come questione risolta mentre probabilmente questo è il vero nodo da sciogliere per evitare il ripetersi di certi atti ' continua la curatrice del libro -. Nella ricerca abbiamo rilevato che, circa 18 realtà  in Italia, soprattutto concentrate nel centro nord, hanno iniziato a fare delle azioni con gli uomini che hanno compiuto degli atti violenti. Si tratta in qualche misura di 'azioni di recupero', oppure bisognerebbe dire, di azioni che tendono ad evitare il ripetersi delle situazioni inquadrate anche in termini di azioni preventive. 'Naturalmente, per il momento, si tratta, in particolare, di azioni tutte su base volontaria, nel senso che le persone che vi ricorrono, lo fanno per scelta, spinti anche dal problema della situazione drammatica che vivono anche con i figli e con la compagna ' sottolinea Ruggerini -. Abbiamo verificato che ci sono anche alcuni interventi all'interno del carcere, in particolare nella casa circondariale di Bollate di Milano dove, dal 2005, si lavora proprio con alcuni autori di violenza grave. E' sicuramente un lavoro complesso che viene fatto a diversi livelli. L'idea di fondo è che, in molti casi non si parte da realtà  patologiche legate all'autore ma soprattutto ci sono situazioni culturali sulle quali bisogna lavorare. 'Questo è un aspetto molto importante perché contraddice l'idea che, purtroppo la maggior parte dei mass-media ci continua a proporre quando parla di 'gesto del folle' oppure di 'una persona perbene ma che è stata presa da un raptus' e via dicendo. In genere questi interventi sugli uomini lavorano sui modelli culturali, in gran parte dei casi sbagliati, sulle relazioni uomo donna, sulle dinamiche di potere e soprattutto sulla fragilità  maschile. Si tratta, a volte di relazioni in cui si tentano di coprire con atteggiamenti decisamente autoritari e possessivi le fragilità  maschili.
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Alessandra Bozzoli a Radio1
da: Inviato speciale - Radio 1-15 Marzo 14
15/03/2014

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Il femminicidio e i suoi autori
da: Repubblica-13 Aprile 14
13/04/2014

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Lato oscuro degli uomini - al TGR Lazio
da: TgR Lazio-2 Mag 14
02/05/2014

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Le parole degli uomini sulla violenza maschile
da: Dubbio-11 Giugno 16
11/06/2016

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