Dove vanno le primavere arabe?
A due anni dal loro inizio, un'indagine approfondita sui tratti specifici delle "primavere arabe" e sui loro possibili sviluppi.
A cura di: Monks
Pubb. : Settembre 2013
208 pag
ISBN: 88-230-1786-3
Collana: DOXXI
Descrizione
Sospese tra rivoluzione e controrivoluzione, da dove vengono e, soprattutto, dove vanno le "primavere arabe"? Un libro indispensabile per capire perché Nord Africa e Medio Oriente rischiano di diventare l'epicentro di un nuovo conflitto globale, di una guerra civile internazionale, di drammatici scontri confessionali. A distanza di più di due anni dall’esplosione delle rivolte, gli autori del volume (giornalisti, giuristi, storici, filosofi) propongono un bilancio aperto e problematico dei sommovimenti in corso, interrogandosi sulle straordinarie sfide che le rivoluzioni scoppiate dall’altra parte del Mediterraneo pongono non solo all’Europa ma anche all’islamismo politico. Assai inquietanti appaiono gli ultimi sviluppi della situazione egiziana: il colpo di stato ‘popolare’ contro il Presidente democraticamente eletto Morsi ha rotto il fragile compromesso che aveva finora retto la transizione. Nel frattempo dalla Siria, dove si intensifica il supporto logistico di armi e di combattenti Hezbollah, il conflitto si sta estendendo anche al Libano. E anche le piazze e le strade della Turchia sono investite da rivolte che sembrano metterne in discussione il ruolo di potenza regionale emergente e l’immagine di modello vincente di conciliazione tra Islam e democrazia. I contributi raccolti nel volume rappresentano un indispensabile strumento di analisi per comprendere cosa sta accadendo e per conoscere meglio quei popoli che vivono dall’altra parte del Mediterraneo e dei quali spesso ignoriamo totalmente la storia. Il libro inaugura una nuova collana, DOXXI Domande per il ventunesimo secolo, diretta di Antonio Cantaro, nata con l’obiettivo di riscoprire la freschezza del pensare per domande semplici, essenziali, dirette. Una collana per capire “come va il mondo” e per interrogare le grandi sfide del nostro tempo. Contributi di: Luigi Alfieri, Francisco Balaguer Callejòn, Antonio Cantaro, Carola Cerami, Massimiliano Cricco, Leila El Houssi, Maria Eleonora Guasconi, Federico Losurdo, Anna Maria Medici, Azzurra Meringolo, Alessia Melcangi, Stefano Rizzo, Ciro Sbailò, Massimiliano Trentin.
Rassegna:
Work in progress
da: Rassegna Sindacale-19 Settembre 13
19/09/2013

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Azzurra Meringolo e Federico Losurdo a Pagine in Frequenza
da: Gr Parlamento-Pagine in frequenza-4 Ottobre 13
04/10/2013
In questo numero cercheremo di capire cosa sta succedendo in medio oriente, quella parte di mondo ai confini tra Africa ed Asia, che da millenni sembra condannata ad una serie di lotte sanguinose senza fine. QuestÂ?estate abbiamo visto come in Egitto i militari abbiano deposto il presidente eletto Morsi e preso il potere, mentre è sempre molto grave la situazione in Siria, dove da due anni è in corso una guerra civile. Ci sono stati e ci sono scontri e repressioni in tanti altri paesi dellÂ?area: la Tunisia, la Libia, lo Yemen, per non parlare dellÂ?Irak, da cui gli americani si sono ritirati, dopo 10 anni di occupazione, ma dove continuano gli attentati, della Turchia, dove ci sono stati i fatti di piazza Taxim, e dellÂ?eterna lotta dei palestinesi per un loro stato e di Israele per la sicurezza interna. Noi cercheremo di guardare alle tendenze sociopolitiche generali attive nellÂ?area, per capire come negli ultimi decenni si siano alternati regimi autoritari laici, rivoluzioni islamiste e progetti democratico-religiosi e come le potenze postcoloniali si siano rapportate a tutto ciò. In studio la ricercatrice dello IAI e giornalista Azurra Meringolo, coautrice del libro: Dove vanno le primavere arabe, Ediesse. Al telefono intervengono il dottor Federico Lo Surdo, ricercatore in diritto costituzionale allÂ?università  di Urbino e il dottor Shulim Vogelman, direttore della casa editrice Giuntina, che ha pubblicato in Italia il romanzo fantastorico Idromania dello scrittore israeliano Assaf Gavron, dedicato ad un altro tema che potrebbe presto scuotere il medio oriente: la scarsità  dÂ?acqua. Su questi temi segnaliamo anche: I ragazzi di piazza Tahrir, di Azzurra Meringolo, Clueb, Avere ventÂ?anni a Tunisi e al Cairo di Khaled Fuhad Allam, Marsilio, Storia della Siria contemporanea di Mirella Galletti, Bompiani, Siria in fuga, lÂ?emergenza dei profughi di Laura Tangherlini, Poiesis, Obiettivo Siria, a cura di Franco Cardini, Arianna, Siria: dagli ottomani agli Assad e oltre di Lorenzo Trombetti, Mondadori, Le rivolte arabe e lÂ?islam, la transizione incompiuta di Massimo Campanini Il Mulino e infine lÂ?ebook di Domenico Quirico dedicato ai 5 mesi di prigionia in Siria. Cercate Pagine in Frequenza su Facebook, per lasciare i vostri commenti.
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Libri: Primavere arabe, cosa resta della speranza
da: ANSAmed-7 Ottobre 13
07/10/2013
TUNISI, 07 OTT - Antonio Cantaro - Dove vanno le primavere arabe (Ediesse - pag.202 - Euro 12,00). La 'primavera' di un Paese in politica, da quando cominciarono a sentirsi i primi scricchiolii nel monolite comunista, ha sempre mutuato il proprio nome dalla più dolce delle stagioni, cercando forse di coglierne l'afflato della speranza. E' sempre stato cosà ed è anche giusto perchè sono le primavere, nell'alternarsi delle stagioni, a portare la nuova vita sulla Terra. Cosà, quando i primi sussulti contro i regimi del Nord Africa hanno cominciato a manifestarsi, etichettarle come 'primavere', anche in spregio all'esatta collocazione nell'anno dei loro avvenimenti, è stato scontato, affidando a quel nome le speranze che la democrazia trovasse ali forti per spiccare il volo. Ma, per la bizzarria della situazione politica, alle 'primavere' in Nord Africa ha fatto seguito un inverno di delusioni perchè, quando a prevalere sono stati i partiti islamici, è calato il gelo su chi sperava che si fosse voltato pagina. Antonio Cantaro, docente di Diritto costituzionale nell'Università  di Urbino, con il suo ''Dove vanno le primavere arabe?'', si sofferma da curatore su un argomento che, in questi ultimi mesi, è stato sviscerato soprattutto nei suoi aspetti politici e sociali, ma che lo studioso, con il contributo di un nutrito gruppo di analisti, rende fruibile, anche da parte di chi della situazione della regione conosceva o conosce poco. Una galassia che in apparenza ha molti punti di contatto o du comunanza, ma che, a ben guardare, mostra sempre elementi di originalità , quasi che la natura di questo o quel popolo sia riuscito a tracciare il cammino verso la democrazia (o qualcosa che le si avvicini) piegandola alla propria cultura e al proprio essere islamici. Le ''primavere arabe'' non sono state solo l'esplodere di una protesta politica, ma anche il coagularsi di decenni di rabbia sociale, che all'improvviso ha trovato la forza di scendere in strada non più per estemporanee manifestazioni, ma con movimenti eterogenei uniti da un comune obiettivo. Movimenti che, per la prima volta, hanno visti idealmente accanto gli emarginati delle periferie e delle regioni più povere ai giovani accecati dall'ira per anni di disoccupazione e, quindi, di esclusione dalla società . Una chimica esplosiva che ha finito per deflagrare, cadendo però poi nelle mani degli islamisti, i più organizzati, i meglio preparati a raccogliere il potere dalle mani di regime corrotti. Ai quali, però, non hanno saputo sostituirsi con la forza delle idee, facendosi condizionare dalla loro estrazione religiosa, dichiaramente aliena al dialogo. (ANSAmed). MIU/ SAM MI09
Dove vanno le primavere arabe
da: Sbilanciamoci.info-8 Ottobre 13
08/10/2013
Da dove sono nate e come sono finite le rivolte nei paesi del mondo arabo? Due letture per comprendere questo fondamentale e attualissimo snodo della storia L'Afrique noire est mal partie, dichiarava in un suo saggio un noto studioso francese, René Dumont, nel 1962 ed allora aveva certamente ragione. Ma le cose cambiano con il tempo ed ora quel continente sembra aver trovato la strada dello sviluppo. Negli ultimi dieci anni si sono cosà registrati tassi annui di aumento nel Pil del continente intorno al 5,5 percento e nell'ultimo periodo il ritmo sta addirittura accelerando sino al 6-7 percento. L'andamento dell'economia appare persino sorprendente. Certamente non mancano i problemi e le contraddizioni, anche gravi, in tale processo, ma esso sembra in ogni caso destinato a durare a lungo e a conquistare l'attenzione crescente del mondo. Tra l'altro, il continente registra una crescita demografica molto rilevante e si valuta che in pochi decenni la sua popolazione supererà  quella di Cina ed India messe insieme. Ma in tale quadro può apparire ancora più sorprendente dover registrare il fatto che i protagonisti di questo risveglio economico sono soprattutto i paesi dell'Africa sub-sahariana, mentre gli stati che si affacciano sul Mediterraneo, come del resto gran parte dei vicini paesi del Medio-Oriente, anch'essi interessati ai sommovimenti politici in atto, riescono a crescere di meno. Eppure quest'area ha una popolazione mediamente più istruita, un livello di partenza per quanto riguarda dotazioni infrastrutturali, livelli di reddito pro-capite, sviluppo della società  civile, storia di crescita economica, certamente superiori. Indubbiamente un punto centrale del problema sta forse proprio qui. Si può registrare in effetti una crescente contraddizione, nei paesi ora interessati dalle agitazioni, tra l'evoluzione generale della società , a partire dalla crescita di una gioventù urbana sempre più istruita, consapevole e quantitativamente sempre più rilevante e la mediocrità  e il sostanziale blocco dei destini politici, sociali ed economici cui essa sembra destinata, in preda, tra l'altro, almeno sino a ieri, a regimi dispotici ed, a tratti, sanguinari. Sul tema di cosa stia effettivamente succedendo in quei paesi si stanno interrogando con attenzione governi, media, studiosi di varie discipline, le opinioni pubbliche di tanti paesi. Alla questione è dedicato in particolare il testo appena pubblicato a cura di Antonio Cantaro (Dove vanno le primavere arabe, Ediesse, Roma, 2013). Il volume inaugura una nuova collana delle edizioni Ediesse, diretta dallo stesso Cantaro, dal titolo Doxxi, domande per il XXI secolo, la cui ambizione è quella di guardare al mondo che ci circonda non somministrando certezze, ma cercando di pensare per domande; come scrive lo stesso autore, si tratta di interrogarsi sulla realtà  con quella curiosità  e quella sete di conoscenza che hanno di solito i bambini. Come viene sottolineato nella presentazione al volume, noi non sappiamo nulla dei popoli che vivono dall'altra sponda del Mediterraneo, cosà come, più in generale, sappiamo molto poco dei popoli dell'Asia e dell'Africa che si stanno ora risvegliando a fondamentali sommovimenti economici, sociali e politici. Si tratta di un'ignoranza non più ammissibile. A questo punto appare utile aprire una lunga parentesi. Riesce a colmare almeno una parte delle lacune delle nostre conoscenze del mondo emergente, in particolare della sua storia recente, anche un altro bel testo, uscito da qualche tempo, di Pankaj Mishra (The revolt against the West and the remaking of Asia, Allen Lane, Londra, 2013). Esso parte dal quadro della progressiva conquista occidentale del Medio Oriente e dell'Asia nei secoli scorsi; al cuore della sua analisi stanno le riflessioni di alcuni pensatori dei paesi soggiogati, a cavallo tra Ottocento e Novecento, in particolare di personalità  come Jamal al-Din al-Afgani, Liang Quichao, Ali Shariati, Rabinandranath Tagore, ignoti alla maggior parte di noi, tranne Tagore, ma che hanno contribuito fortemente a forgiare quello che l'Asia, il Medio Oriente, l'Africa Mediterranea sono oggi. Essi hanno in particolare pensato alle possibili vie da seguire per la rigenerazione delle loro stanche civiltà , che da una parte presentavano regimi politici ormai decrepiti, dall'altra si dovevano anche scontrare con la brutalità  dell'occupazione occidentale, uscendone umiliate. Alcune delle tematiche sollevate da tali pensatori nelle loro riflessioni sono ancora oggi molto attuali; si pensi soltanto agli interrogativi già  di allora su come porsi nei confronti dell'Occidente, su quale ruolo assegnare all'Islam nel riscatto dei loro paesi, più in generale su quale bilanciamento ricercare tra modernità  e tradizione, su quale rapporto istituire infine tra nazionalismo e panarabismo. L'autore, alla fine, svolge delle meditazioni sulla situazione attuale. Egli riflette in particolare sul fatto che la primavera araba, o come altro si vogliono chiamare i movimenti in atto, con tutti i suoi problemi, ha comunque portato ad un risveglio importante delle masse popolari in Africa e nel Medio Oriente. A questo proposito, egli non si nasconde di temere che nuovi adepti del dispotismo nelle loro varianti locali, periodicamente cacciati via, continuino a ritornare sulla scena, sia pure in nuove incarnazioni. E cosa potrà  succedere, si chiede Mishra, se le fondamenta sociali del dispotismo non saranno toccate e rimarranno al loro posto? Cosa può ancora accadere se l'intervento esterno e le debolezze interne cancelleranno i guadagni ottenuti dalle mobilitazioni di massa? I problemi dell'Africa e del Medio Oriente, sottolinea pessimisticamente l'autore, rimangono altrettanto spaventosamente intransigenti come sempre. Egli sottolinea come essi siano per la gran parte quelli di al-Afgani. I disordini in atto non ci devono far dimenticare come sia difficile per tali società , a volte molto differenziate al loro interno, trovare una loro identità  politica, sociale e culturale senza fenomeni di violenza e disordine. L'autore sottolinea come la stessa Europa ebbe bisogno di centinaia di anni per sviluppare e mettere a punto il concetto di stato-nazione sovrano come prerequisito della modernità , per poi subito dopo cadere in due guerre mondiali ed in altre tragedie. Ma torniamo al testo coordinato da Cantaro. Esso consta di un'introduzione dello stesso studioso; di una parte molto analitica, dedicata alle specifiche situazioni dei vari paesi in ebollizione (Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen, Turchia), affidata a giovani ricercatori molto informati e che appaiono puntuali sui problemi dei vari stati; di un'altra parte concentrata infine su delle riflessioni di tipo più generale. Non potendo riferire analiticamente su tutti i testi, ne ricordiamo solo alcuni. Intanto, l'introduzione del curatore sottolinea tra l'altro la difficoltà  di comprendere la natura dei sommovimenti in corso. Si oscilla in giro tra espressioni quali primavera araba, o invece inverno islamista, si parla anche di rivoluzioni democratiche e rivoluzioni della dignità  civile. Dietro le varie rappresentazioni, ci ricorda l'autore, si nascondono ovviamente delle diverse visioni politiche del mondo. Cantaro si interroga su quanto tali accadimenti possano rappresentare una rivoluzione di tipo politico e quanto invece di natura sociale - aspetto quest'ultimo a torto trascurato in genere nelle analisi-, quanto essi rappresentino un moto unitario del mondo arabo-musulmano e quanto invece facciano riferimento alle specificità  nazionali. Per l'autore, alla fine, gli esiti del processo sono imprevedibili e la verità  delle primavere arabe è ancora da scrivere. Non servono a tale proposito ermeneutiche a senso unico, serve piuttosto un'ermeneutica del chiaroscuro, che sappia di volta in volta interpretare la specificità  dei conflitti, la loro autonomia, il loro intreccio. Viene comunque auspicato che uno dei più rilevanti compiti storici delle transizioni in corso possa diventare quello di tracciare una via islamica alla democrazia e una via democratica all'islam. Su quest'ultimo tema si concentra il testo scritto da Luigi Alfieri. Esso parte dall'assunto che per capire quello che sta succedendo nel mondo arabo bisogna tornare a prendere sul serio la teologia politica e quindi il nesso tra religione e storia. La ragione per cui le rivoluzioni arabe non hanno potuto non essere rivoluzioni islamiche attiene in effetti alla fondamentale teologia politica dell'islam. Il solo principio di unificazione comunitaria è Dio, in quanto unico legislatore, unico giudice, unico sovrano, il che significa che l'Islam o è teocratico o non è. Ma questa dimensione teocratica non acquisisce necessariamente la terribile connotazione che ha da noi. Non sono mai esistiti in tutta la storia dell'Islam sovrani, ma neanche papi, per grazia di Dio. Non è mai esistita alcuna autorità  umana che potesse pretendere di esprimere la volontà  di Dio. Quindi nessuna sovranità  umana è assoluta, nessuna è incontestabile. Per quale motivo allora la democrazia, si chiede Alfieri, non dovrebbe poter essere islamica? Alla fine, in un tale sistema, l'unico giudice possibile della volontà  di Dio è il consenso dal basso. Il potere resta di Dio, ma il popolo è legittimato a esprimere un consenso ( o un dissenso) nei confronti delle forme umane del potere. Non si vede, per altro verso, è sempre l'autore che parla, perché l'Islam dovrebbe cedere il passo alla nostra democrazia invece di essere il fondamento di una loro democrazia. Lasciamoli alla loro storia, che ha tutto il diritto di essere diversa dalla nostra. Citiamo infine lo scritto di Maria Eleonora Guasconi, che concentra la sua attenzione sulle relazioni euro-mediterranee. In questi ultimi due anni, afferma l'autrice, sono cresciuti i dubbi sulla capacità  europea di riuscire a svolgere un ruolo da protagonista in questa area cosà vicina geograficamente e cosà importante per la stessa nostra stabilità  e la nostra crescita economica. Le rivolte arabe hanno, tra l'altro, modificato le relazioni euro-mediterranee, scompaginando i paradigmi e le categorie con cui i governi erano abituati a guardare ai popoli della sponda sud mentre anche la crescente impopolarità  dei regimi con cui i governi europei avevano collaborato a lungo ha messo a nudo i limiti e le contraddizioni dell'approccio europeo alla questione. Ne risulta un ruolo sempre più marginale svolto dalla stessa Europa in questa regione e la necessità  invece di fare del Mediterraneo una priorità  della politica estera del nostro continente. I due volumi sopra ricordati si presentano come molto diversi tra di loro come approccio e come contenuti, ma ambedue appaiono in un momento molto opportuno. Essi, per vie certamente differenti, contribuiscono a farci comprendere alcuni aspetti di una realtà  complessa che siamo sempre più obbligati a cercare di analizzare. E lo fanno con forse un maggior distacco di chi analizza un mondo lontano l'uno, con maggiore partecipazione, a tratti anche appassionata, l'altro. -(a cura di) Antonio Cantaro, Dove vanno le primavere arabe, Ediesse, Roma, 2013 -Pankaj Mishra, The revolt against the West and the remaking of Asia, Allen Lane, Londra, 2013
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Cantaro, dove vanno le primavere arabe
da: l'Unità-15 Ottobre 13
15/10/2013

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Quei tumulti in cerca di autore
da: il Manifesto-19 Ottobre 13
19/10/2013

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Primavere arabe, speranze e delusioni
da: Gazzetta di Parma-18 Ottobre 13
18/10/2013

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Libri: da Egitto a Siria, dove vanno le primavere arabe?
da: ANSAmed -8 Novembre 13
08/11/2013
ROMA, 9 NOV - "Sequestro delle rivoluzioni", "controrivoluzione" e "inverno islamista" dopo le "primavere" delle rivolte arabe. Sono alcune delle categorie con cui da oltre due anni l'Occidente guarda a quanto sta accadendo tra Nord Africa e Medio Oriente. Categorie che la raccolta di saggi "Dove vanno le primavere arabe?" (Ediesse, pag. 202, 12 euro) a cura di Antonio Cantaro, punta a mettere in discussione, cercando nuovi strumenti interpretativi delle grandi trasformazioni che stanno investendo la regione. Si tratta di sviluppi che - a partire dalla tragica guerra siriana ma anche dalle ultime inattese svolte politiche in Egitto e dalla cronica instabilità  libica - fanno temere per gli equilibri dell'area e chiamano gli europei a rivedere i propri approcci conoscitivi. La metafora dell'"inverno islamista" ripropone per esempio, scrive Cantaro, "il paradigma dell'eterna lotta metafisica tra laicità  e islam, tra democrazia e autocrazia", riproponendo in altra forma il vecchio concetto di "conflitto di civiltà ". E oscurando anche le ragioni sociali delle rivolte, le richieste di giustizia sociale e di dignità  individuale e collettiva. Ma soprattutto, osserva ancora il docente di Diritto costituzionale all'università  di Urbino, generalmente si guarda a quanto accade con categorie ideologiche, e in particolare "con la convinzione che dalle transizioni democratiche in corso si possa uscire solo con ordinamenti politici-giuridici che facciano meccanicamente propri principi e forme istituzionali di tipo occidentale". Eppure, tracciare "una via islamica alla democrazia" e una "via democratica all'islam" è uno dei piu' rilevanti compiti storici delle rivoluzioni in corso, sottolinea ancora Cantaro. Un'affermazione che appare ancora piu' problematica alla luce degli ultimi eventi egiziani e tunisini, che sembrano aver definitivamente segnato la fine dell'islam politico, perlomeno nella forma in cui si è incarnato nella Fratellanza musulmana. Gli sviluppi più recenti, successivi alla stampa del libro, tanto piu' dunque richiedono una lettura attenta dei diversi percorsi nazionali in cui le rivolte arabe del 2011 si sono incanalate. Lettura che in questo volume viene proposta dai co-autori Stefano Rizzo (con una visione di insieme), Leila El Houssi (Tunisia); Azzurra Melingolo e Alessia Melgangi (Egitto); Massimiliano Cricco (Libia); Massimiliano Trentin (Siria); Anna Maria Medici (Yemen); Maria Eleonora Guasconi (relazioni euro-mediterranee); Carola Cerami (Turchia); Ciro Sbailo' (sul "principio ordinatore islamico" e il caso egiziano), e Luigi Alfieri, Francisco Balanguere Callejon e Federico Losurdo per le questioni interpretative piu' generali. Il libro sarà  presentato lunedi' 11 novembre a Roma (Feltrinelli di Galleria Colonna alle 18) con Lucia Annunziata, Massimo D'Alema e Stefano Silvestri.(ANSAmed).
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Presentazione del libro di Antonio Cantaro "Dove vanno le primavere arabe?"
da: Radio Radicale-11 Novembre 13
11/11/2013

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Dove vanno le primavere arabe? con Antonio Cantaro
da: Radio Articolo 1-12 Novembre 13
12/11/2013

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"Dove vanno le primavere arabe?": ne parlano Antonio Cantaro, Federico Losurdo, Luigi Alfieri e Leyla El Houssi
da: Radio Radicale-4 Dicembre 13
04/12/2013
"Dove vanno le primavere arabe?"è una raccolta di saggi pubblicata da Ediesse. Centrale è il dibattito sulla intepretazione delle rivolte nel mondo arabo. Gran parte degli autori contesta l'idea che si debba decretare il fallimento delle rivoluzioni arabe a partire dal momento in cui si sono caratterizzate come 'rivoluzioni islamiche'. Democrazia e Islam: la ricerca di un equilibrio e di un modello che ne confermi la compatibilità . Le difficoltà  delle transizioni in corso. La specificità  di ogni singola transizione nei diversi Paesi che sono stati interessati dal 'risveglio arabo'. I modelli di transizione: Egitto, Tunisia, Marocco. Le particolarità  del modello tunisino e l'eredità  di Bourguiba: l'attenzione per l'Ijtihad nel modello di Bourguiba. La transizione egiziana e il "colpo di Stato popolare" dell'esercito.
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Primavere arabe. Dal libro al convegno
da: il Messaggero- Pesaro-3 Dicembre 13
03/12/2013

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Primavere arabe. Dal libro al convegno
da: il Messaggero- Pesaro-3 Dicembre 13
03/12/2013

Primavere arabe. Dal libro al convegno
da: il Messaggero- Pesaro-3 Dicembre 13
03/12/2013

Primavere arabe. Dal libro al convegno
da: il Messaggero- Pesaro-3 Dicembre 13
03/12/2013

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Primavere arabe. Dal libro al convegno
da: il Messaggero- Pesaro-3 Dicembre 13
03/12/2013

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Studiosi a confronto sulla fine delle primavere arabe
da: il Resto del Carlino Pesaro-4 Dicembre 13
04/12/2013

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Ermeneutica delle primavere arabe. Un libro per capire come sono cambiate
da: Reset-20 Dicembre 13
20/12/2013
Dove vanno le primavere arabe? curato da Antonio Cantaro, professore ordinario di Diritto costituzionale nell'Università  di Urbino e direttore della Collana Critica Europea, è un testo che inquadra gli eventi storici dei paesi protagonisti delle 'primavere arabe in diverse cornici, in generale sfuggite al grande e spettacolarizzato caos mediatico che si è scatenato in occidente. Grazie al contributo di giornalisti, docenti e ricercatori, l'andamento contraddittorio della dialettica fra poteri costituiti e poteri costituenti di ogni primavera è spiegato esulando dalla retorica mediatica attraverso geopolitica, filosofia, diritto, e un occhio sempre attento alle dinamiche sociali. Tale approccio fa di questo volume un approfondimento indispensabile per capire le caratteristiche peculiari dei diversi paesi interessati, le parti in gioco, le rivendicazioni e i protagonisti delle piazze, il cruciale dilemma se sia possibile una via islamica alla democrazia e che ruolo svolga o potrebbe svolgere l'Europa in questo nuovo contesto. Sulla base della fenomenologia degli eventi che hanno investito l'area negli ultimi due anni risulta difficile indovinare quale siano la strategia e il percorso più giusti da seguire per rispondere alle sfide lanciate dalle 'primavere arabe nei paesi protagonisti. Quello che gli autori propongono qui è dunque una vera e propria ermeneutica delle transizioni, che fornisca alcuni mezzi adeguati per interpretare i cambiamenti politici e sociali in atto in Nord Africa e nel Medio Oriente. In Egitto e in Tunisia, dopo il rovesciamento dell'ancien régime, i risultati elettorali che hanno portato al governo i partiti islamici dei Fratelli Musulmani e al-Nahda riflettono tutto il peso dell'eredità  lasciata dalla politica dei vecchi tiranni, la difesa di un laicismo che non è stato altro che uno strumento di potere per contenere l'islam politico. Quando queste forze, legittimate dal consenso popolare, hanno raggiunto i vertici del potere, le file dell'opposizione e la società  civile 'secolarizzata', anch'esse protagoniste delle rivolte, hanno finito per essere emarginate dalla vita politica del paese e le ambizioni e le aspettative di una grande parte della popolazione sono state frustrate, alimentando il risentimento e l'intolleranza. Ed ecco che il terreno si preparava a un nuovo golpe militare. In Siria le proteste iniziate pacificamente sono degenerate in una sanguinosa guerra civile, meschinamente usata come round decisivo dalle forze in gioco per l'egemonia in Medio Oriente (Qatar, Arabia Saudita, Turchia contro Iran, Iraq e Hezbollah) e dove la militarizzazione e la regionalizzazione del conflitto non solo hanno favorito le ingerenze di potenze straniere, ma anche il rafforzamento delle frammentate forze ribelli e il rinvigorimento dell'opposizione storica fra sunniti e sciiti. Il paese si trova in una situazione di impasse politica e militare, e lo scontro di diverse forze e diversi interessi (stranieri) complica il raggiungimento di un cessate il fuoco e della riconciliazione nazionale. Come in Siria, anche in Libia la militarizzazione del conflitto e la radicale spaccatura della popolazione non lasciano auspicare a una stabilizzazione interna vicina, mentre il Consiglio Nazionale di Transizione sta provvedendo a epurare legalmente e fisicamente le cerchie politiche e militari dai fedeli di Gheddafi, senza istituire un sistema giudiziario equilibrato, senza aver ancora redatto una Carta costituzionale e senza aver disarmato le milizie autonome ancora presenti nel territorio, cosa che rende il paese fortemente pericoloso, insicuro e instabile. Coesistono, invece, in Yemen, i seguaci dell'ex presidente Ali Abdallah Saleh e le opposizioni che hanno animato le rivolte concluse nel novembre 2011 grazie alla mediazione del Gulf Cooperation Council con la firma del Transitional Agreement, accordo con cui Saleh ha rassegnato le dimissioni in cambio della tutela della propria incolumità  e di quella dei suoi più stretti collaboratori. L'emergenza creata dalla fragilità  economica e politica del paese alimenta la frammentazione nazionale e il consenso politico dei movimenti secessionisti, offre agli attori internazionali la possibilità  di influenzare le prospettive economiche e, anche a causa dell'ostacolo che costituisce la persistenza di Saleh nel panorama politico yemenita, la riconciliazione nazionale si fa più complessa. Guardando alla posizione dell'Europa, la lettura di questo libro potrebbe finalmente incoraggiare quella che Luigi Alfieri, professore ordinario di Filosofia politica all'Università  di Urbino, definisce una necessaria 'educazione civica all'Islam, cioè sviluppare una conoscenza della materia per liberare la cultura europea dall'eurocentrismo e dalla 'sfiducia orientalistica che dal colonialismo la caratterizzano, un retaggio che le impedisce, oggi, di assumere su di sé quel nuovo, necessario, ruolo di protagonista ' con tutte le responsabilità  che esso richiede ' che le recenti trasformazioni sull'altra sponda del Mediterraneo richiedono per ragioni storiche, economiche, politiche e culturali.
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Dove vanno le primavere arabe?
da: Iure Orientalia -5 Giugno 14
05/06/2014

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Dove vanno le primavere Arabe
da: Libromondo-30 Settembre 15
30/09/2015

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