Dove i diritti umani non esistono più
La violazione dei diritti umani nelle guerre contemporanee
Pubb. : Gennaio 2011
160 pag
ISBN: 88-230-1521-0
Collana: Materiali
Descrizione
Nei conflitti contemporanei la popolazione civile diventa sempre più obiettivo delle violenze dei contendenti. Sono guerre senza limiti: basta pensare agli attentati terroristici nei mercati di Baghdad o sui treni indiani per capire come i civili siano ormai in prima linea. Questo, però, non avviene solo per mano di alcuni fanatici, ma dovunque, dal Sudan alla Somalia, dalla Colombia all’Afghanistan donne, vecchi, bambini diventano bersaglio anche di forze armate regolari o paramilitari, in una guerra che non risparmia nessuno. L’indagine condotta dall’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo mette in luce gli aspetti nascosti di queste tragedie, la sistematica violenza sessuale contro le donne, il rapimento di bambini e il loro uso come soldati, la diffusione di armi leggere con cui si esercitano questi soprusi, nonché i silenzi e le connivenze della comunità internazionale su tali vicende. Dietro i conflitti dimenticati ci sono popoli che soffrono, che muoiono, che fuggono cercando una vita migliore.
Rassegna:
Maurizio Simoncelli e i luoghi dove i diritti umani non esistono più
da: Fahrenheit - Radio 3-24 Marzo 11
24/03/2011
Nei conflitti contemporanei, spesso guerre dimenticate, quando la cronaca, come in questi giorni, non le riporta ai suoi onori, la popolazione civile diventa sempre più obiettivo delle violenze dei contendenti. Dagli attentati terroristici nei mercati di Baghdad o sui treni indiani, le guerre sono spesso senza limiti. Dovunque, dal Sudan alla Somalia, dalla Colombia all'Afghanistan donne, vecchi, bambini diventano bersaglio anche di forze armate regolari o paramilitari, in una guerra che non risparmia nessuno. Ne parliamo con Maurizio Simoncelli, storico, membro del Consiglio Direttivo dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo e autore di Dove i diritti umani non esistono più.
Link alla risorsa
Guerra e fame bussano alle nostre porte
da: Segno-2 Febbraio 11
02/02/2011
L’orso polare non è più a rischio di estinzione, mentre per salvare la tigre siberiana i vertici della politica russa e cinese hanno stretto con determinazione un’alleanza epica. Chi si mobiliterà invece per i diritti umani? Dopo soli 62 anni di vita – compiuti da poco – la "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo" rischia di trasformarsi in una vecchia e sbiadita fotografia di quello che fu la civiltà contemporanea. I luoghi della terra dove i diritti umani sono stati ormai estinti quasi non si contano più e questo triste processo di annientamento non accenna ad arrestarsi, minacciando anche le ultime traballanti “riserve”. Tutti gli sforzi normativi dei cultori del diritto internazionale sembrano andati sprecati a causa di conflitti sempre meno convenzionali, di politiche miopi e di interessi economici dissennati, che hanno portato gli Stati a produrre 22.640 milioni di dollari di armi nel solo 2009. Il fenomeno è stato preso in considerazione da un gruppo di ricercatori dell’Archivio Disarmo che ha da poco pubblicato un libro edito da Ediesse intitolato "Dove i diritti umani non esistono più". Al curatore del volume, Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo, abbiamo chiesto quali siano gli aspetti più eclatanti della negazione dei diritti umani in gran parte del mondo. «Il primo dato importante – racconta a Segno Simoncelli – è quello che ci dice che nei conflitti ormai l’80% delle vittime è composto da civili inermi e solo il 20% riguarda i combattenti armati. I civili, insomma, sono diventati ormai da parecchio tempo un obiettivo primario nel corso dei conflitti. A essere cambiata è infatti la natura stessa delle guerre, che raramente sono interstatali e raramente sono combattute da eserciti regolari. Ormai è consuetudine soprattutto nei combattimenti intrastatali cercare di terrorizzare il gruppo avversario, distruggerne l’identità e annientarne la coesione sociale. È per questo che sempre più vengono prese di mira le donne e i bambini, oggetto di terribili violenze e di stupri sistematici. Basti pensare a quanto accaduto nel corso delle recenti guerre balcaniche o a quello che soltanto lo scorso anno è avvenuto in Congo, dove neppure le forze delle Nazioni Unite hanno potuto impedire lo stupro di 242 civili, tra i quali 28 bambini, nella regione del Nord Kivu». Paradossalmente tutti questi scenari sono proprio quelli sui quali si è concentrato lo sforzo della comunità internazionale per tentare di vietare questo tipo di comportamenti. Siamo di fronte al fallimento dell’ordine internazionale che le Nazioni Unite hanno tentato faticosamente di costruire per oltre mezzo secolo? Le Nazioni Unite cercano di fare il possibile per bloccare questi fenomeni, ma la diffusione incontrollata delle armi, in particolare di quelle leggere, in Africa soprattutto, incoraggia enormemente questo tipo di violenze. Nel mondo – secondo i dati forniti dal Small arms survey 2010 - circolano oltre 875 milioni di armi da fuoco, di questi soltanto 226 milioni sono nelle mani di forze armate e di sicurezza. Le armi leggere concorrono alla violazione dei diritti umani nel momento in cui la loro presenza e i loro trasferimenti diventano incontrollati e incontrollabili e il loro utilizzo diviene abuso. Basti pensare al caso del Sudan – per rimanere alla cronaca più attuale – dove si è appena concluso il referendum per la secessione del Sud Sudan dal resto del paese. Per decenni i combattimenti in questa regione hanno provocato milioni di morti e di profughi. In alcuni casi, come per il Darfur, la tragedia è stata così immensa da spingere la comunità internazionale a parlare di genocidio. Una situazione che ha provocato esodi di portata biblica e contro la quale il sistema Onu si è inceppato per gli interessi di alcuni membri, la Cina nella fattispecie, del Consiglio di Sicurezza. Ma pensiamo a quanto sono diffuse nel mondo situazioni del genere. Noi, in Italia, restiamo molto colpiti quando uno dei nostri soldati resta ucciso in Afghanistan, ma quante sono le persone che vengono quotidianamente coinvolte nei bombardamenti, nei massacri, negli stupri? E di questo, purtroppo, la gran parte dei mass media tiene poco conto. Molti conflitti vengono ricondotti a situazioni di discriminazione religiosa. Quanto è rilevante il tema della libertà d religione nel prevenire le violazioni di massa dei diritti umani? Purtroppo quello della motivazione religiosa è spesso un pretesto che viene adottato per nascondere altri interessi e per inasprire gli scontri tra popoli che magari hanno convissuto pacificamente per secoli nella stessa terra. Oltre alle vicende che sono state evidenziate in questi giorni dai notiziari, pensiamo alla terribile vicenda del Medio Oriente dove per secoli popoli di fedi differenti hanno convissuto pacificamente, mentre ormai da 60 anni è un territorio che non conosce pace. Altrettanto vale per la Nigeria, dove gli scontri si stanno intensificando e le cui ragioni sono legate agli interessi per le ricchezze naturali di questi territori. Le conseguenze di tutto ciò si riversano sulle popolazioni che si trovano espulse, cacciate, violentate nei loro diritti umani. Quanto conta la responsabilità dei singoli governi in tutto ciò? Pensiamo alla tragedia che ultimamente stanno vivendo paesi come l’Algeria e la Tunisia, gli scontri che sono in atto sono legati a una situazione economica difficile, non a caso si parla di “rivolta del pane”. La fame, la disperazione e la mancanza di prospettiva delle classi più umili stanno facendo sì che paesi che fino a ora avevano garantito una certa stabilità interna vedono progressivamente erodersi le basi della convivenza. L’Algeria in particolare è da anni in una situazione di progressivo logoramento della stabilità sociale, con tensioni molto forti. Queste condizioni si trovano terreno fertile quando i governi che non riescono a rispondere alle esigenze della popolazione vedono come unica soluzione quella di ricorrere alle armi. Situazioni simili non si ricordavano più da molti anni nel Maghreb. Tuttavia il tema dei diritti negati riguarda anche gli Stati più democratici. Non a caso nel libro c’è un intero capitolo dedicato alle migrazioni e alla pratica dei respingimenti. Assolutamente sì, perché come conseguenza di tutte queste guerre dimenticate e di queste violenze sistematiche c’è inevitabilmente una spinta a muoversi, a fuggire, a cercare altrove delle condizioni di vita migliori. Milioni di persone si spostano da una parte all’altra del proprio paese, o valicano frontiere, attraversano mari e continenti per non rischiare di morire. E qui entra in gioco la responsabilità degli Stati più ricchi. Con la politica dei respingimenti indiscriminati i paesi che avrebbero la possibilità di ospitare, almeno in modo mirato, le persone che sono oggetto di persecuzione, di pericolo di vita, i profughi che fuggono da situazioni di pericolo, si trovano invece a perseguire una politica di chiusura. Quello che emerge dal libro è un fortissimo egoismo a livello internazionale. Come si è arrivati a questa degenerazione del sistema internazionale? Nel momento in cui si è pensato che uno squilibrio tra Nord e Sud del mondo potesse essere gestito e mantenuto si è fatto il più grosso errore della nostra storia contemporanea. Si credeva che le differenze e le disuguaglianze non avrebbero prodotto conseguenze sui nostri stili di vita. È così che ci siamo trasformati in una “fortezza”, senza renderci conto che le contraddizioni di questo mondo non possono essere affrontate erigendo dei muri.
Guerre e bersagli civili
da: Terra-22 Marzo 11
22/03/2011

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Diritti umani in pericolo al centro di un libro di Maurizio Simoncelli
da: Radio Vaticana-28 Gennaio 11
28/01/2011
I drammatici fatti che hanno segnato la Tunisia negli ultimi giorni sono stati fortemente stigmatizzati dalla comunità internazionale e in particolare dall’Unione Europea, per l’uso “sproporzionato” della forza da parte della Polizia. Critiche sono giunte sulla violazione degli standard più elementari dei diritti umani. Ma situazioni simili si moltiplicano a grande velocità in tutto il mondo e non soltanto nelle aree di conflitto. E' quanto sottolinea Maurizio Simoncelli, curatore del volume “Dove i diritti umani non esistono più”, edito da Ediesse, intervistato da Stefano Leszczynski:RealAudioMP3 R. - Perché ormai le guerre coinvolgono in primo luogo la popolazione civile e sempre meno le forze armate, regolari o irregolari che siano. In tutto questo, il teatro dei combattimenti diventa il luogo dove abita la popolazione civile e quindi le città, i paesi. La popolazione civile diventa addirittura l’obiettivo primario di questi combattimenti: terrorizzare il gruppo avversario, distruggerne l’identità e la coesione sociale. Pensiamo alla violenza sessuale applicata in modo sistematico in tanti di questi conflitti dimenticati. D. - Paradossalmente, tutti questi scenari sono proprio quelli sui quali si è concentrato lo sforzo della Comunità internazionale nel tentare di vietare questo tipo di comportamenti ... R. – Devo dire che le Nazioni Unite cercano di fare il possibile per bloccare questi fenomeni, ma la diffusione incontrollata delle armi – e in particolare delle armi leggere, soprattutto in Africa – aiuta enormemente questo tipo di violenze. Noi rimaniamo sempre molto colpiti quando uno dei nostri soldati muore in Afghanistan: ma quante sono le persone che vengono, purtroppo, quotidianamente coinvolte nei bombardamenti, nei massacri, negli stupri? E di questo purtroppo i mass media danno pochissima informazione. D. – Tra i tanti fattori in gioco, c’è poi anche la discriminazione religiosa … R. – Purtroppo la motivazione religiosa è una di quelle motivazioni che vengono spesso adottate per nascondere, in realtà, altri interessi e per scatenare scontri tra popoli che vivono insieme, magari anche da secoli nella stessa terra. D. – Tuttavia, il tema dei diritti negati attiene anche agli Stati democratici, agli Stati più sviluppati. Non a caso nel libro c’è un intero capitolo dedicato alla questione delle migrazioni e dei respingimenti … R. – Assolutamente sì, perché dietro a tutte queste guerre dimenticate, a queste violenze sistematiche, di cui le popolazioni – soprattutto donne e bambini, lo ripeto ancora una volta – sono oggetto, c’è inevitabilmente una spinta conseguente a muoversi, a fuggire, a cercare condizioni di vita migliori. Ed ecco quindi che il problema dei respingimenti fatti in modo indiscriminato, per cui Paesi che potrebbero avere la possibilità di ospitare almeno le persone che sono oggetto di repressione, che si trovano in pericolo di vita o i profughi si trovano a perseguire una politica che respinge tutti indiscriminatamente, senza guardare se effettivamente queste persone hanno motivi validi per voler fuggire dal loro territorio. (mg)
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Dove i diritti umani non esistono più
da: Left-21 Gennaio 11
21/01/2011

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