Dopo la guerra alla droga
Un piano per la regolamentazione legale delle droghe
Pubb. : Aprile 2011
208 pag
ISBN: 88-230-1520-3
Descrizione
Quale può essere in concreto un percorso per superare l’ultracentenario regime mondiale di proibizione delle droghe definito dalle Convenzioni delle Nazioni Unite? Quali sono le opzioni possibili per la regolamentazione legale della produzione, dell’offerta e del consumo di tutte le droghe, illegali e legali? Attraverso quali tappe si deve procedere? Come distinguere fra le varie sostanze? Il volume di Transform, la fondazione britannica impegnata da anni sul terreno della riforma della politica sulle droghe, ha l’ambizione di rispondere a questi quesiti, offrendo per la prima volta una impalcatura normativa per tutte le sostanze psicoattive ad uso non medico. Con pragmatismo tipicamente anglosassone, gli autori scelgono i mattoni e presentano i plastici di costruzione del nuovo edificio legale che potrebbe sorgere dall’auspicabile «cambio di paradigma». Una riforma ormai inevitabile perché sono molti i segni di crisi della «guerra alla droga»: nonostante l’insistente retorica, imponenti evidenze ne documentano ormai la bancarotta politica, scientifica, etica. Non si tratta di uno scritto di mera testimonianza e neppure, come gli autori amano ribadire, di un testo «radicale». Al contrario, l’estremismo ideologico è appannaggio dei proibizionisti. Forum Droghe con la condivisione della CGIL ha ritenuto utile presentare ai lettori italiani questa guida pratica ad una nuova politica delle droghe, radicata in «scienza e coscienza». La legalizzazione è un orizzonte possibile, a patto di discuterne con documentazione, discernimento e senza pregiudizi. Questo libro è un contributo in tal senso.
Rassegna:
Droghe, regolamentare e legalizzare
da: Terra-17 Aprile 11
17/04/2011

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La guerra alla droga di Giovanardi
da: Micromega-28 Giugno 11
28/06/2011
Intorno alla droga, alle droghe leggere, ai consumatori e ai tossicodipendenti, agli stili di vita giovanili si è costruita una guerra ideologica. Checché ne dica il Ministro Carlo Giovanardi, autore insieme a Fini nel non lontano 2006 di una legge liberticida approvata con un emendamento al decreto legge sulla sicurezza per le Olimpiadi invernali di Torino, negli ultimi anni la politica governativa non ha prodotto risultati significativi. I consumatori di droghe sono più o meno numericamente gli stessi, i traffici di droghe pesanti sono aumentati, la repressione ha colpito soprattutto i consumatori di hashish e marijuana. Il sovraffollamento penitenziario è anche un prodotto della Fini-Giovanardi. Il 37% della popolazione detenuta è dentro per aver violato la legge sulle droghe. La media europea è molto, ma molto, più bassa. La guerra alla droga ha fallito tutti i suoi obiettivi. Non un ettaro di meno è stato coltivato a canapa in giro per il mondo. Non ha prodotto un consumatore di meno. La questione è complessa, richiede approcci non ideologici (un esempio di approccio ideologico è rappresentato dalla seguente frase“drogarsi è immorale” che porta con sé la conseguente conclusione “i drogati vanno puniti”) e soluzioni pragmatiche. Le politiche di riduzione del danno, tanto odiate da Carlo Giovanardi, Muccioli figlio e dall’ex sacerdote sotto processo per molestie sessuali Piero Gelmini, sono la via maestra per aiutare le singole persone e le singole famiglie a uscire dal problema. La demonizzazione e il proibizionismo aiutano le mafie, favoriscono i mercati illegali, fanno aumentare i prezzi, creano miti e illusioni. In Italia non si è mai sviluppato un dibattito politico intorno alle possibili alternative alla war on drugs. L’anti-proibizionismo viene considerato terreno di cultura radicale ed estremista. In questo il mondo anglosassone risulta essere molto meno manicheo rispetto all’Italia. Non è un caso che a Bristol in Inghilterra la Transform Drug Policy Foundation possa ragionare e costruire scientificamente una piano per la regolamentazione legale delle droghe. Si deve alla caparbietà di Forum Droghe e della Cgil la scelta di proporre ai lettori italiani la traduzione di quello che viene definito “il nuovo edificio legale” che usando “scienza e coscienza” possa aiutare a superare le tradizionali politiche sopranazionali e statali in materia di sostanze stupefacenti. Politiche perdenti dal punto di vista sociale, economico e criminale. Il volume si chiama non a caso “Dopo la guerra alla droga” (Ediesse, 2011). Nel volume si descrivono cinque possibili modelli per regolamentare la distribuzione della droga. Modello di prescrizione medica: rigidamente controllato, con un ruolo di prescrizione affidato a chi ha competenze mediche. È questo un modello costoso in quanto richiede una presenza territoriale diffusa di medici specializzati nel trattamento di assuntori di sostanze. Modello di vendita in farmacia: è meno restrittivo del precedente in quanto affida a farmacisti selezionati, formati e appositamente autorizzati un ruolo centrale nella distribuzione e nella informazione di base. Modello di vendita con licenza: la vendita sarebbe estesa ai luoghi dove viene distribuito alcool e tabacco con modalità analoghe di distribuzione. Modello del locale pubblico con licenza: si userebbero solamente pub e bar appositamente autorizzati per la vendita e il consumo di droghe, con restrizioni legate all’età, alla condizione di intossicazione del consumatore e all’orario di apertura. Modello di vendita senza licenza: vi sarebbe libera vendita delle sostanze meno tossiche al pari degli analgesici e dei farmaci da banco. Ognuno di questi modelli viene spiegato con indicazioni e contro-indicazioni, costi sociali ed economici. Mai una caduta ideologica. Sempre uno sguardo alle condizioni reali di vita delle persone e dei mercati. Una corposa appendice è dedicata al superamento dell’apparato di norme internazionali in materia di droghe. Le Nazioni Unite hanno infatti sviluppato nel tempo una machinery convenzionale unidirezionale fortemente condizionata da scelte repressive e proibizioniste. Quell’apparato universale ha lasciato ben poco spazio a politiche nazionali diversamente connotate. La prima delle tre più importanti convenzioni Onu sulle droghe risale al 1961 (Single convention on narcotic drugs e successivo protocollo del 1972). Le successive sono del 1971 (Convention on psychotropic substances) e del 1988 (Convention against illicit traffic in narcotic drugs and psychotropic substances). E’ stato istituito un sistema di controllo universale sulla coltivazione, produzione, esportazione, importazione, distribuzione, commercio e possesso di sostanze narcotiche. Vi è una rigida previsione delle attività consentite agli Stati e un’altrettanto rigorosa catalogazione delle droghe in quattro tipologie, a seconda degli effetti di dipendenza prodotti. E al primo posto, per pericolosità e strategie di repressione, vi sono eroina, cocaina e cannabis, incredibilmente mescolate tutte insieme. Di fronte a questo rigido e ideologico apparato di norme vengono indicate nel testo due vie: riformarlo o muoversi nei silenzi convenzionali per sperimentare politiche alternative. La prima è la via maestra. La seconda è la via possibile. Questo significa per essere riformisti.
Droga e politica, una guida alle alternative riformiste
da: il Manifesto-20 Aprile 11
20/04/2011

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Cocaina, il taglio criminale
da: il Manifesto-28 Settembre 11
28/09/2011

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Sconfiggere le narcomafie? E' possibile, basta volerlo
da: il Manifesto-3 Mag 11
03/05/2011

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