Dirsi lesbica
Vita di coppia, sessualità, rappresentazione di sé
Un libro innovativo che mette al centro i percorsi individuali e relazionali che portano alla costruzione di sé come lesbica.
A cura di:
Pubb. : Ottobre 2014
320 pag
ISBN: 978-88-230-1761-0
Descrizione
Un libro innovativo, che mette al centro i percorsi individuali e relazionali che portano alla costruzione di sé come lesbica. Dirsi lesbica, nominarsi come tale, è un atto politico. La ricerca di Natacha Chetcuti si concentra sulle rappresentazioni e sulle pratiche esistenziali e politiche lesbiche. L’autrice ci porta dentro e attraverso il mondo delle coppie lesbiche; la cosa più significativa che ne viene fuori è la simmetria che caratterizza il rapporto, il desiderio e il piacere, rendendo le donne che si amano ambedue soggetto. Le lesbiche si sottraggono a una condizione di oggetto, spiazzando e denaturalizzando la costruzione binaria dei generi e dunque l’eterosessualità obbligatoria come fondativa del-l’identità. Producendo elementi nuovi che allargano l’orizzonte di una sociologia della sessualità, il libro rende manifesta la polisemia che gli atti, le pratiche, le rappresentazioni sessuali ricoprono nell’esperienza delle lesbiche intervistate. Il volume contiene un utile glossario di terminologia lesbica.
Rassegna:
Perché è difficile dirsi lesbica. Qualche risposta in un libro
da: La27esima ora - Corriere.it-14 Ottobre 14
14/10/2014
Perché dichiararsi lesbica? Perché usare una parola che definisce un'identità , un'appartenenza, che significato assume questo darsi un nome che riguarda l'orientamento sessuale ma in realtà  investe tutto l'essere di una persona, che significato ha per le donne che lo fanno? Il libro «Dirsi lesbica» (Natacha Chetcuti, ed. Ediesse, Introduzione di Sara Garbagnoli) offre risposte a queste domande, svolgendo riflessioni e dando voce ai pensieri e alle narrazioni di molte donne, lesbiche ed eterosessuali, che si sono raccontate e le cui testimonianze il testo riprende con lunghi stralci di storie di vita. Risposte quindi differenti, secondo le inclinazioni, le età  e le esperienze di chi è stata intervistata: ne risulta un volume corale, nel quale la molteplicità  dei racconti e delle diverse posizioni non viene mai sacrificata a una tesi, a propositi univoci. Dirsi lesbica crea innanzitutto un senso di appartenenza ed è particolarmente importante per chi si colloca al di fuori della norma ' ancora potentissima ' dell'eterosessualità ; significa nominarsi come soggetto che rende esplicita questa fondamentale parte della sua identità , che peraltro dà  forma e significato anche ad altre parti del sé di ciascuna. Un significato che assume importanza particolare per l'omosessualità  femminile, differente, vissuta e percepita con minor visibilità  e clamore di quella maschile, una condizione e un'esperienza che ha voci più tenui ed è meno pubblica ed esibita. È cruciale quindi il momento del cosiddetto coming out, che presenta criticità  particolari, raccontate e discusse nel testo: dalla rivelazione in famiglia alle difficoltà  sul luogo di lavoro. Il coming out può avvenire, e avviene, soprattutto attraverso due modalità : presentarsi come coppia ' e appare questa una strategia di visibilità  forse più facile da percorrere ' oppure dichiararsi lesbica, col desiderio di vedere riconosciuti i propri sentimenti e il proprio diritto a viverli; ma rendere pubblica la propria omosessualità  richiede di misurarne i rischi, i possibili effetti, le reazioni degli altri e delle altre. Ha reagito come tutte le madri! Si è sentita in colpa, si è domandata cosa avesse sbagliato nella mia educazione. Se non mi avesse dedicato abbastanza tempo, se mi avesse permesso di condurre una vita troppo indipendente Quando io e la mia prima ragazza vivevamo più o meno insieme, una sera sono rimasta stupefatta quando ho trovato la cassetta della posta sventrata nel condominio in cui vivevamo, e quando ho trovato sui muri le scritte «frocio di merda». Abbiamo avuto paura. Dirsi lesbica mette in discussione l'indeterminatezza e la falsa omogeneità , la natura di costruzione culturale della categoria donna, nella sua univocità , non rispettosa di tutte le differenze che contiene; ma, come scrive Judith Butler, non si tratta, all'interno di una categoria indistinta, di descrivere nuove possibilità , ma piuttosto di ridisegnare ciò che già  esiste, dichiararlo, mentre finora è stato culturalmente inaccettabile e considerato quindi indicibile, deviante e con la necessità  dunque di essere corretto. Dirsi lesbica mette inoltre in discussione il paradigma, che opprime tutte le donne, anche le eterosessuali, che definisce l'equazione maternità  uguale femminilità  e mette in discussione la naturalità  della maternità , che è costrutto culturale, recinto costruito intorno a una femminilità  che chiede invece una molteplicità  ben più ricca di attributi e inoltre un riconoscimento di ambivalenze che rompano anche gli steccati dei percorsi di binarietà  ' donne e uomini visti solo nelle loro differenze e non nelle somiglianze, poiché ogni persona possiede in sé queste forme ambivalenti ' imposti dal dominio dell'eterosessualità . Nel testo si osserva infatti come vi sia tra le intervistate una visione condivisa da molte, la tipologia ideale dell'androgina, una forma di non differenziazione dei generi o, piuttosto, un assommarsi di caratteristiche dell'uno e dell'altro sesso, senza contraddizioni e che garantisce, o sembra garantire nuovi spazi potenziali di libertà . Essere lesbica non significa una donna che si comporta come un uomo, altrimenti preferisco un uomo. Non abbiamo ruoli, siamo noi stesse, siamo individui senza dover essere per forza quello che ci si aspetta da una donna nel senso comune del termine (â?¦) voglio dire, una sorta di ibrido, al tempo stesso donna, ma molto diversa dalle donne. Sono importanti le narrazioni autobiografiche e cruciali nel disegno che si forma di un'identità  che cerca di definirsi, che narra di sé, cerca le parole, le condivide con altre, si fa discorso e comunicazione: questo testo ne è un esempio, poiché in esso si chiarisce come i racconti rappresentino una strategia personale e sociale di allontanamento dalla norma, attraverso i percorsi dell'esperienza. Un processo che non appartiene solo alla persona singola, ma che si attua attraverso una continua interazione con altri soggetti e il mondo e in cui il mutamento personale a sua volta influenza il divenire nel tempo delle trasformazioni, la loro visibilità , la loro narrabilità . Raccontare di sé dunque è un atto sociale: pensarsi attraverso un pensiero contro le norme e la cosiddetta normalità  è un atto consapevole e intenzionale che accompagna il soggetto e il suo essere e agire nella realtà . Cosà scrive l'autrice nelle conclusioni del suo libro: La norma non è un limite del tutto ben definito. Nonostante l'effetto dei rapporti normativi di potere, alcune persone riescono a prenderne le distanze, se non addirittura a distaccarsene (â?¦) bisogna quindi cogliere la dimensione dei racconti di vita, in quanto non costituiscono soltanto narrazioni, ma esprimono anche modi di soggettivizzazione e differenti rapporti con la norma, la società , le pratiche, le rappresentazioni e gli immaginari. Per concludere desidero prendere la parola direttamente: ho parlato di esperienza e allora vorrei brevemente narrare la mia di esperienza quando ho presentato questo libro. Domenica 5 ottobre è la giornata conclusiva dell'iniziativa Lesbichefuorisalone, alla Casa delle Donne di Milano partecipo a un dibattito dal titolo «Dirsi lesbica nell'era del queer» e il mio compito è in particolare la presentazione del libro di cui ho finora parlato. E in questa occasione vivo l'esperienza di sentirmi una minoranza. Sentirsi minoranza è un'esperienza che va vissuta, non la si può sentir raccontare o tanto meno teorizzarla, con le parole piene di buoni sentimenti e buone intenzioni, fiere della propria democraticità , capacità  inclusiva e al contempo di rispetto di ogni (ogni!) diversità . Anzi valorizzazione di tutte (tutte!) le differenze. Parole che perdono senso nel tempo, poiché troppo usate, parole diafane che sembrano smarrire la loro sostanza e colore nell'infinita ripetizione che diviene rituale. Io stessa ne ho abusato, come altre e altri sono stata (sono) diventata abile nel reiterare e nel declinare nei più svariati modi l'assunto indiscutibile del valore della differenza, delle differenze. Ma sempre più provando il fastidioso sentimento del già  detto e già  sentito, della facile assunzione di una posizione inattacabile da ogni critica. Poi a un certo momento provo l'esperienza di essere io una minoranza. Sono eterosessuale, bianca, di origine borghese, in buona salute fisica, psichica ed economica: sono la rappresentante quasi perfetta ' cioè socialmente accettata ' della cosiddetta normalità , l'innocente (innocente?) portabandiera di quella neutralità  invisibile ' perché le norme veramente efficaci sono invisibili ' che ha dimora anche tra le donne, anche tra le femministe, finché lesbiche, bisessuali, queer, donne nere, musulmane, donne deprivate di risorse economiche e culturali, donne ' anche e semplicemente ' più giovani, non mi hanno dipinto, nella mia supposta neutralità /universalità  di un preciso colore, non mi hanno attribuito tutto il peso e la responsabilità  della mia parzialità . Una parzialità  plurale che disegna intorno a me e alle altre l'universo molteplice e irriducibile del sentirsi e dirsi donna. Ma questo lo sapevo, e lo scrivevo, già  prima di oggi, questa volta l'ho vissuto. In quella domenica mattina provo sentimenti contrastanti in cui prevalgono un sottile, ma da me percepibilissimo disagio, insieme a curiosità  e interesse. Mi ci aggroviglio dentro un po' in queste emozioni pur seguendo tutto lo scambio che avviene e ritrovandovi molte cose che anch'io penso e condivido. Non è questo il problema, se un problema c'è. Allora mi espongo. Faccio coming out, mi dichiaro eterosessuale, cerco di spiegare quello che provo, un po' confusamente credo, ma vengo capita, me ne rendo conto dalle parole che seguono alle mie. Il mio malessere diminuisce, si alterna e si muta spesso in sensazioni di agio, anzi le due cose, incredibilmente e paradossalmente, riescono a convivere in me. Mi resta in bocca il sapore di un'esperienza vissuta direttamente. La convinzione che la elaborerò meglio in seguito, con lentezza, concedendomi tutto il tempo di cui ho bisogno.
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UNIONI GAY? SIAMO ANCORA ALLA FILOSOFIA
da: Lettera Donna-21 Ottobre 14
21/10/2014
Riflettori accesi su Omosessualità  e diritti gay. E le posizioni sono ancora molto contrapposte. Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, voluto da papa Francesco, che si è chiuso il 19 ottobre, ha in un certo senso frenato la spinta innovatrice del pontefice argentino, specie sui due paragrafi più delicati della relazione finale ' quelli riguardanti gli omosessuali e la comunione ai divorziati risposati ' dove non sè stata raggiunta la maggioranza dei due terzi. Ma dentro la Chiesa il dibattito resta aperto. Perché se ci sono rappresentanti del clero assolutamente contrari al matrimonio gay altri invece aprono alla possibilità . «Le persone omosessuali hanno doti e qualità  da offrire alla comunità  cristiana», ha detto, per esempio, il presidente dei vescovi europei Peter Erdo, «senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners» e «la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli». LE PROTESTE DELLE SENTINELLE IN PIEDI Ma a remare contro le unioni civili degli omosessuali non è solo il Vaticano. Hanno fatto parlare di sé, per esempio, le sentinelle in piedi, gruppo che si dichiara 'apartitico e aconfessionale, scese in piazza per protestare in silenzio contro il disegno di legge Scalfarotto sull'omofobia. LA SPACCATURA NELLA POLITICA E la politica ci ha messo del suo, specie i partiti di destra. A cominciare dal ministro dell'Interno Angelino Alfano con la sua circolare ai prefetti, affinché invitassero formalmente i sindaci a cancellare le trascrizioni delle nozze gay contratte all'estero. Ed è stata subito rivolta tra i primi cittadini che hanno spinto alla disobbedienza. Un braccio di ferro che ha provocato una rottura fra la maggioranza di governo, fra Ncd che sostiene Alfano e Pd e Sel che lo sollecitano a lasciar fare al Parlamento, mentre tutte la comunità  gay, sia di sinistra sia di destra, puntano il dito contro il ministro. Insomma le contrapposizioni sul tema sono ancora molto forti e resistenti. «In Italia il dibattito è ancorato a livelli filosofici» ha detto a Letteradonna.it Natacha Chetcuti, sociologa francese autrice del saggio Dirsi Lesbica -Vita di coppia, sessualità , rappresentazione di sé (Ediesse). «Questo fa sà che in Italia sia ancora difficile, più che altrove, ammettere la propria omosessualità ». Natacha Chetcuti. DOMANDA: Il Vaticano ha dimostrato di non essere ancora pronto a fare qualche concessione sul tema dell'omosessualità â?¦ RISPOSTA: Non ho seguito totalmente l'attualità  del Vaticano. Il punto è che all'interno della chiesa cattolica c'è una discussione interna sui diritti sessuali, sui rapporti, sull'aborto, la contraccezione. C'è veramente una tensione. D: Da cosa deriva? R: Con l'evoluzione sociale dei diritti in Europa la Chiesa Cattolica non può tenere a lungo un atteggiamento rigido. D: Che risvolti ha la linea dettata dalla Chiesa? R: Nelle mie ricerche ho potuto osservare che il livello di adesione religiosa ha influenza sui percorsi delle donne gay. D: Ovvero? R: Più è alta e più è difficile dirsi lesbica, dunque il discorso della Chiesa mi sembra molto importante. D: Questo vale solo per l'Italia? R: È un paradosso: conosco il potere in Italia del Vaticano, in Francia invece non è cosà forte ma col debat public ha acquistato un'influenza maggiore. D: In che modo? R: Le argomentazioni della Chiesa cattolica sono state cooptate dal dibattito pubblico a sostegno di tesi di chiusura o resistenza agli argomenti omosessuali. D: È un dato interessante. R: Sà, mi sembra che riveli che le società  del Sud Europa sono legate a valori ancora molto conservatori, tengono alla loro morale e al loro discorso andando contro l'evoluzione maggioritaria, che va verso una maggiore coesione D: I questi giorni in Italia si è parlato molto di sentinelle in piedi, che si ispirano a un gruppo francese. Che ne pensa? R: In Francia hanno avuto rilevanza nel 2013 e all'inizio del 2014, quando in Parlamento si affrontava il discorso sul matrimonio gay e sul diritto ai figli. Ma non hanno avuto grande attenzione sui media, quindi sono stati un po' dimenticati. Oggi hanno più attenzione i gruppi Manif pour tous, che sono molto legati alle forze di destra e anche alcuni gruppi musulmani. Hanno manifestato anche recentemente contro i diritti riproduttivi nei matrimoni gay. D: Dopo l'approvazione del matrimonio omosessuale a che punto è il dibattito in Francia? R: Oggi la classe media vuole e accetta l'uguaglianza per gay/lesbiche sul matrimonio, perché si ritiene che l'amore passi per un contratto soprattutto per quel che riguarda risvolti civili come le questioni ereditarie, è considerato normale. È più difficile accettare l'idea invece per le classi superiori, di destra. Completamente diverso e molto più ostico è il discorso che riguarda i figli. D: Perché? R: Non passa nella rappresentazione comune l'idea che si può fare un bambino senza la coppia uomo -donna, si parla di alterità , dell'equilibrio del bambino. Discorsi come la procreazione assistita o l'utero in affitto creano grande dibattito, soprattutto quest'ultimo viene accolto ancora peggio anche dai gruppi femministi che arrivano a considerarlo come una forma di prostituzione. D: In Italia, invece, il dibattito è ancora fermo sul matrimonio. R: C'è una resistenza molto importante sul matrimonio, infatti. Ritengo c'entri anche il potere esercitato dal Vaticano. Nella mia ricerca sulle lesbiche, che ho condotto nel 2012, ho intervistato italiane che erano andate via dal loro paese perché era difficile vivere là. Venivano considerate anormali, affette da malattia psicologica e il discorso del matrimonio ovviamente era ancora lontano anni luce. Mentre per la generazione che arriva oggi il matrimonio legalizzato in Francia permette legittimità , un riconoscimento sociale che è importante. D: A cosa sono dovute le differenze tra Francia e Italia? R: Credo che sia diverso il dibattito teorico- politico tra i discorsi femministi, i discorsi di politica identitaria. La Francia è molto influenzata dal potere materialista, l'Italia ha una attitudine più filosofica, il che porta a rappresentazioni dei discorsi e strategie differenti. La questione dei diritti che non si affronta allo stesso modo si traduce nei percorsi degli individui: per esempio aderire a gruppi lesbici è ancora più offensivo in Italia che in Francia.
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5 libri sul mondo lesbo Donne che amano altre donne: romanzi, saggi, storie vere
da: Panorama.it-31 Ottobre 14
31/10/2014
Dirsi lesbica di Natacha Chetcuti Dirsi lesbica è un libro 'paradossale perché va contro il senso comune facendo un'analisi politica della (a)normalità  sessuale. Ed è paradossale perché racconta il modo attraverso cui le lesbiche si ribellano al sistema di percezione comune ovvero ribaltando quello stesso stigma che le definisce socialmente. Dirsi lesbica, nominarsi come tale, è un atto politico. La ricerca della sociologa francese Natacha Chetcuti si concentra sulle rappresentazioni e sulle pratiche esistenziali e politiche lesbiche. L'autrice ci porta dentro e attraverso il mondo delle coppie lesbiche con numerose interviste. La cosa più significativa che ne viene fuori è la simmetria che caratterizza il rapporto, il desiderio e il piacere, rendendo le donne che si amano ambedue soggetto.
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'Dirsi lesbica: indagine sull'amore al femminile tra tabù sociali e sesso
da: il Fatto Quotidiano (web)-16 Dicembre 14
16/12/2014
Con passione, fedeltà  e attenzione estrema per il piacere sessuale reciproco. Cosà si amano le donne tra loro secondo 'Dirsi lesbica, l'indagine della sociologa francese Natacha Chetcuti, pubblicata in Italia dalla casa editrice Ediesse. Attraverso una raccolta capillare di testimonianze, Chetchuti intende fornire uno spaccato delle relazioni intime e amorose tra le donne omosessuali. Un mondo ancora poco esplorato, nei Paesi dell'Europa mediterranea, a livello accademico e non solo. 'Le lesbiche sono meno visibili dei gay per ragioni storiche e sociali ' spiega Chetcuti. ' Tra queste il fatto che l'omosessualità  maschile è diventata anche una questione sanitaria, nei decenni scorsi, a causa dell'Aids. Inoltre, i gay hanno sempre avuto più spazio nel mondo commerciale e nella letteratura. Per le lesbiche è andata diversamente. La loro è stata una socialità  più privata, come quella delle altre donne. La sessualità  delle donne omosessuali è ancora tabù, nel discorso pubblico, si legge nel testo che verrà  presentato in diverse città  italiane (tra queste Bologna, Pisa, Livorno, Roma) tra il 19 e il 28 febbraio 2015. 'Esattamente come i gay, anche le lesbiche sono considerate contro natura ' dice Chetcuti. ' Ci sono una serie di fattori alla base di questa credenza. Sicuramente c'entra il fatto che, nella nostra società , una donna viene considerata 'completa soltanto se è madre. Senza figli è una donna a metà . Le lesbiche riescono a conquistarsi i titoli dei giornali mainstream quando diventano mamme, perché in questo modo si allineano alla norma dominante. C'è poi un'altra questione: la sessualità  lesbica non viene presa sul serio. Se, ad esempio, si vedono due donne per strada che si tengono per mano, difficilmente si pensa che siano lesbiche. Se lo stesso accade con due uomini, invece, non ci sono dubbi al riguardo. Pubblicità  L'omosessualità  femminile è ancora malvista all'interno delle famiglie. 'Quando ho detto ai miei genitori che amavo una donna la sua reazione è stata molto violenta, racconta Catherine, 32 anni, una delle donne intervistate da Chetcuti. La madre prima ha rotto i piatti a terra e poi le ha dato della poco di buono. Quando lei ha cercato di andarsene di casa indossando la giacca della compagna, gliel'ha strappata e l'ha bruciata. Per un anno non si sono parlate. Invece la madre di Gaelle, 37 anni, non sopporta le sue fidanzate troppo butch, cioè mascoline, che chiama 'maschione. Il patrigno di Giselle, la prima volta che ha saputo dell'omosessualità  della figliastra ha tentato di spiegare questa sua 'tendenza per una presunta caratteristica anatomica: 'Sei cosà perché ce l'hai troppo stretta. Non va meglio sul posto di lavoro. 'Le donne che scelgono di rivelare la propria sessualità  al lavoro sono stigmatizzate ' dice Chetcuti.- C'è un silente consenso nel ritenere che questo debba restare un aspetto privato della vita. Sembra ancora valido il discorso benpensante di Alain Finkielkraut: 'Fate quello che volete, ma con discrezione, che diamine'. Per quanto riguarda l'Italia, bisogna aggiungere che la situazione di intolleranza è acuita dall'ingerenza cattolica. Durante i miei studi ho intervistato alcune italiane che hanno preferito emigrare in Francia perché da voi c'è troppa pressione. Sono tanti e diversi i fili del discorso che si intersecano in 'Dirsi lesbica. Uno di questi riguarda l'atto sessuale. Dall'indagine emerge che le omosessuali sono particolarmente attente alla soddisfazione della partner. Credono che l'intesa fisica migliori con il passare del tempo e che l'orgasmo sia una condizione indispensabile per l'armonia e il benessere della coppia. A differenza delle eterosessuali, non sono legate all'idea dell'atto sessuale 'completo. 'Per le lesbiche il corpo dell'altra non è circoscritto ad alcune parti specifiche. Il piacere passa da stimolazioni diverse, diffuse. Si dà  particolare importanza a quelli che, nelle dinamiche eterosessuali, vengono definiti preliminari e che, per molte, rappresentano il clou del rapporto. Una modalità  che, puntualizzano molte delle intervistate, non deve essere considerata 'a metà  oppure 'frustrata. Anche nel caso di utilizzo di sex toys, non si tratta di imitare una parte 'mancante. In un'intervista Florence, 36 anni, lo ribadisce con forza: 'Per questioni anatomiche, i sex toys devono avere una certa forma, che però non ha niente a che vedere con l'immagine del sesso maschile.
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Un desiderio vissuto oltre la norma
da: il Manifesto-19 Febbraio 15
19/02/2015

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Lei chiama lei ' Il privilegio di dirsi lesbica
da: Anddos-2 Marzo 15
02/03/2015
E' ancora molto difficile dirsi lesbica? Non troppo se la tua partner è una lesbica dichiarata, se l'hai incontratata in un locale friendly, se ti impegni in una associazione politica: queste le condizioni che permettono con più facilità  di dire 'io sono lesbica. In Italia il coraggio nacque nell'alveo del femminismo. 'A Pompeo Magno, negli anni '70, abbiamo avuto la forza di parlare di visibilità  lesbica ha detto Edda Billi sabato scorso, in una affollatissima sala della casa Internazionale delle donne di Roma nel corso della presentazione di 'Dirsi lesbica ricerca di Natacha Chetcuti (nella foto a seguire) pubblicata da Ediesse nella collana 'sessismoerazzismo. E' stato l'ultimo incontro del tour italiano della ricercatrice, impegnata presso la EHESS (Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales). Dopo Bologna, tre gli appuntamenti romani: al Gay Center, Presso la facoltà  di psicologia de la Sapienza, e alla Casa.' Dirsi lesbica è un percorso che non finisce mai, si rinegozia sempre, ha detto Natacha. Parole sante: anche se hai fatto coming out a venti anni, in ogni ambiente in cui ti troverai fino alla fine dei tuoi giorni dovrai ri-dichiararti, valutando momenti e modi. Natacha ha aggiunto che 'spesso è parecchio doloroso il coming out in famiglia, anche perché le lesbiche in molti casi mostrano di avere bisogno della famiglia. Ancora: 'Se è differente 'dire amo una donna dal dire 'sono lesbica, chi dice sono lesbica si espone molto di più. Centrale la questione di genere, se le donne possono essere nuovamente attratte dalle categorie butch/femme prima criticate dal femminismo e ora in qualche modo rivalutate in Francia anche perché offrono l'opportunità  di 'giocare con i ruoli, la tendenza prevalente è la lesbica androgina che ha un suo copione anche sessuale. Va detto però che la butch vive in prima linea e che, essendo riconoscibilissima, si trova spesso a gestire più delle altre ostilità  e omofobia. Omofobia che colpisce anche 'chi studia: la stessa Natacha (non butch, ma femme pensatrice e studiosa) nell'incontro a Psicologia ha dichiarato di pagare un prezzo. Dentro l'università  non c'è posto per lei, non ha una cattedra, pur con la mole delle ricerche svolte. Anche se negli atenei francesi ci sono molte lesbiche, l'argomento 'lesbismo non sembra gettonato a livello accademico. E la sessualità ? La lesbica androgina tende a sfuggire alla 'norma eterosessista non cadendo nella trappola di un certo rituale sessuale: la 'penetrazione non è vissuta come conditio sine qua non per definire un rapporto 'completo, il sesso orale è scelto e desiderato (a differenza di quanto avviene nelle coppie etero dove le donne dicono di subirlo), i sex toys possono esserci ma non sono un must, le carezze hanno una importanza cruciale per creare accoglienza, sintonia, comunicazione. Dal punto di vista delle relazioni, le lesbiche prediligono la monogamia seriale, vivendo la coppia esclusiva con molta frequenza. E la coppia serve per definirsi, per essere visibili, per dichiararsi anche sul lavoro, tanto che alle single viene il dubbio di chiedersi: 'visto che non sono in coppia chi sono? Non mancano però le esperienze di 'polifedeltà : rapporti diversi vissuti contemporaneamente che vedono ogni singola relazione alla pari, senza che nessuna (o quasi) prenda il sopravvento. Natacha ha anche dato un nome alla costellazione di affetti formata dalle ex, rapporti di grande solidarietà  dove non c'è più il sesso. Reti di relazioni in cui il corpo resta a rinsaldare un legame forte, sotto il segno di una memoria speciale, che la ricercatrice ha chiamato 'multipartenariato affettivo. E che Edda Billi, definendosi 'donna, femminista, lesbica indica invece con il neologismo 'lesbicità  (termine e relazioni sulle quali torneremo in questa rubrica intervistando Edda Billi). Per finire, la ricerca riguarda le donne francesi, lesbiche che hanno il Pacs (pochissime le pacsate) e il matrimonio, e attendono le norme sulla procreazione assistita. In Italia non abbiamo quasi nulla sul fronte delle leggi, ma Natacha ci ha detto di aver trovato nel corso delle sue presentazioni un dibattito intenso. Dunque il piacere del confronto dal vivo non è spento. Dovremmo farne tesoro. E tornare a parlare delle nostre relazioni ad un livello alto, lavorando perché non siano blindate rispetto al pensiero e allo scavo delle inquietudini, ritornando a collegare il gesto e la riflessione, la parola, le pratiche e le scelte. Per vivere con più gioia. Con libertà .
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