N2-2013
Contrattazione e produttività
Pubb. : Aprile 2013
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Descrizione
  • Patti sociali in Irlanda
  • Lezioni americane
  • Il delegato sindacale come termometro sociale
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Indice:
Il delegato sindacale come «termometro» sociale del cambiamento
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L’indagine sulla rappresentanza a Parma pone al centro dell’analisi la percezione del delegato sindacale. L’indagine è costruita su un campione composto da oltre 300 delegati. Si propone di analizzare non solo la composizione socio-anagrafica dei rappresentanti dei lavoratori, ma anche quale dimensione motivazionale prevale nella scelta sindacale, quale sia la relazione tra rappresentanza politica e rappresentanza sociale, come sia percepita l’immigrazione e la qualità delle relazioni che il singolo delegato instaura con la direzione aziendale, i lavoratori e l’organizzazione sindacale.
Scritto da: Davide Dazzi
No ai fraintendimenti riguardo alla battaglia in difesa dell’art. 18
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Si discute sul testo "I Sindacati" di Mimmo Carrieri edito da Il Mulino
Postilla. Per continuare a discutere
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Scritto da: Mimmo. Carrieri
Lezioni americane. Riattivare il territorio per costruire il sindacato
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Produttività del lavoro e contrattazione collettiva
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L’Italia è entrata in un circolo vizioso, che può essere spezzato solo attraverso un rilancio degli investimenti e della produttività nei settori strategici, a iniziare dal manifatturiero. Se da una parte dobbiamo chiedere la costruzione di un’Europa politica, dall’altra dobbiamo risolvere i nostri problemi di competitività. Occorre incrementare la competitività di quei comparti che sono maggiormente esposti alla concorrenza internazionale. La contrattazione collettiva può essere chiamata a svolgere un ruolo attivo di sostegno e di accompagnamento
Scritto da: Rocco Palombella
I «nuovi» dilemmi del sindacato
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Si discute sul testo "I Sindacati" di Mimmo Carrieri edito da Il Mulino
Scritto da: Francesco Sinopoli
Piani, non solo premi
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La crisi, lo stallo della produttività e la competizione globale indicano alle relazioni industriali che la strada da percorrere è quella della contrattazione dell’innovazione organizzativa finalizzata agli incrementi di performance, e che i premi aziendali e gli incentivi pubblici alla contrattazione vanno indirizzati a questo obiettivo. Pratiche efficaci di innovazione nei luoghi di lavoro possono aumentare enormemente sia la performance e la competitività aziendali sia la qualità del lavoro a patto che le relazioni industriali a livello d’impresa si aprano alla partecipazione sindacale
Scritto da: Anna M. Ponzellini
Contrattazione e patto sociale. Un richiamo ai fondamenti
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L’articolo sottolinea la necessità di operare una distinzione tra fattori determinanti della dinamica della produttività interni all’impresa e quelli esterni all’impresa Una seconda necessaria distinzione è quella tra conseguenze e cause della crescita di produttività.La contrattazione collettiva dovrebbe essere inquadrata nell’ambito di un più comprensivo patto sociale che includa il governo.Viene raccomandata l’adozione di un tasso programmato di crescita della produttività per evitare che il legame tra salari e produttività diventi un disincentivo per le imprese a investire in innovazione.
Scritto da: Sebastiano Fadda
Le ragioni strutturali che giustificano la contrattazione nazionale
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La contrattazione nazionale è parte della politica macroeconomica: evita che il naturale egoismo delle imprese e dei lavorator,distrugga l’economia, l’occupazione, lo standard di vita.La contrattazione decentrata è politica microeconomica, perché anche applicata a un gran numero di imprese e di territori non implica nulla per l’economia nel suo complesso.Il declino della prima non serve a fare della seconda un successo, anche perché, in tempi di crisi, il prodotto per addetto, se cresce ora qui ora lì nella geografia imprenditoriale, in media non cresce:perciò non cresceranno nemmeno i salari
Scritto da: Paolo Leon
Per un Patto di produttività e crescita in termini di produttività programmata?
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Vari suggerimenti sono stati espressi negli ultimi anni per un Patto di produttività programmata articolato su due livelli, nazionale e aziendale. In questo lavoro si sostiene che la dinamica della produttività va contrattata a livello decentrato. La mancata indicazione degli strumenti che ogni parte stipulante dovrebbe porre in atto può tradursi in un pericoloso loro atteggiamento parassitario o indurre le imprese a esasperare i ritmi della produzione, attuare un demansionamento delle qualifiche, allungare l’orario di lavoro o adottare strumenti comunque peggiorativi delle condizioni di lavor
Scritto da: Nicola Acocella
Basta nuove regole centrali, agiamo a livello locale
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L’articolo parte dalla presa d’atto che la fase di crescita dell’economia che abbiamo conosciuto per cinquant’ anni è finita. Suggerisce poi una tesi insolita, cioè che il calo di produttività sia un effetto e non la causa della crisi. Propone quindi di concentrare l’azione sindacale sulla redistribuzione del lavoro (riduzione e flessibilizzazione dell’orario) e del reddito (detassazione dei salari e introduzione di una patrimoniale). Si dice infine favorevole a insistere sull’adeguamento organizzativo delle aziende e contrario a nuovi accordi centralizzati.
Come ridisegnare le relazioni tra le parti
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L’articolo esamina condizioni e problemi dell'ipotesi di legare la contrattazione salariale agli andamenti programmati a livello nazionale della produttività e argomenta le ragioni per le quali la produttività dovrebbe invece essere contrattata a livello aziendale. Nella seconda parte si espongono gli aspetti essenziali che, dal punto di vista delle imprese, caratterizzano il modello contrattuale definito dalle parti sociali negli ultimi anni.
A proposito di produttività e contrattazione. La presunta oggettività della misurazione della produttività
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Il saggio esamina il tema della produttività, analizzandolo nei suoi vari e complessi risvolti, quantitativi e qualitativi; di misurazione statistica e di concettualizzazione teorica. Si approfondisce il caso italiano, rilevandone le criticità e i problemi, sia strutturali sia contingenti. Si sottolinea l’importanza del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva. Infine vengono ripercorse le tappe che hanno registrato l’impegno dei governi e delle parti sociali per trovare rimedi alle scarse performance del nostro sistema produttivo.
Scritto da: Antonio Foccillo
Quali politiche per il rilancio della produttività
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La tesi iniziale dello scritto è che la deludente dinamica nella produttività del lavoro, che caratterizza l’economia italiana dalla metà degli anni novanta, sia dovuta all’insufficiente realizzazione di innovazioni organizzative da parte delle nostre imprese nella manifattura e nei servizi.Pertanto, per recuperare i conseguenti divari di competitività, risulta necessario spingere le imprese di medio-piccola e piccola dimensione verso il cambiamento. Lo strumento scelto, che si basa sull’articolazione fra contrattazione nazionale e aziendale, è quello della cosiddetta produttività programmata
Scritto da: Marcello_Messori
Contrattazione, dinamica salariale e produttività: ripensare obiettivi e metodi
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Produttività e salari stagnanti, domanda effettiva in contrazione, crescita ormai un miraggio, contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso, anche ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Condizione essenziale è la ripresa delle politiche keynesiane dal lato della domanda, con un forte ruolo pubblico.
Scritto da: Paolo Pini.
Un assetto della contrattazione equilibrato e dinamico
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Competere sui costi, precarizzando il lavoro e puntando esclusivamente al pareggio di bilancio, o rilanciare la crescita, sostenendo la domanda interna, l’occupazione e i redditi da lavoro? Solo questa seconda opzione ha un futuro, corredata da una politica industriale, come quella indicata nel nuovo Piano del Lavoro della Cgil, e da una riforma del sistema contrattuale più inclusivo, capace di estendere e riqualificare il secondo livello, entro regole democratiche certe, per ridare voce ai lavoratori.
Scritto da: Elena Lattuada
Un patto faustiano con il neoliberismo? Ascesa e caduta dei patti sociali nella Repubblica d’Irlanda
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Fino a poco tempo fa quasi tutti i sindacati irlandesi hanno accettato la massima del corporativismo competitivo. Tuttavia, quando la bolla della «tigre celtica» è scoppiata e la social partnership è collassata, è divenuto evidente la creazione di un movimento sindacale privo della sua capacità di agire in maniera indipendente. Il modello della «tigre celtica» può essere compreso in maniera migliore se inserito nel nel contesto di un’applicazione pragmatica ed efficace dell’agenda neoliberale, nonostante l’inclusione dei patti sociali al suo interno sembri contraddire la teoria neoliberista
Presentazione. Cambiare la posta in gioco per rilanciare la contrattazione
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Scritto da: Mimmo. Carrieri