N3-2014
Conflitti nel XXI secolo
Pubb. : Settembre 2014
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Descrizione
  • L’austerità traina in Europa la precarietà espansiva
  • La crisi rinviata del capitalismo democratico
  • La contrattazione transnazionale d’impresa
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Indice:
Bruno Trentin, tra le 150 ore e il «lavoro che pensa» nella società postfordista
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Il saggio rappresenta un approfondimento specifico della mia tesi di laurea magistrale «Tra conflitti e diritti: saperi e lavoro nel pensiero di Bruno Trentin» (relatore Lorenzo Bertucelli, Unimore) e – attraverso un’analisi di carte personali e materiali di studio perlopiù inediti rinvenuti presso l’Archivio storico Cgil – concentra la sua attenzione sul ruolo avuto da Trentin nell’esperienza delle «150 ore per il diritto allo studio» durante la prima metà degli anni settanta. Le tracce di quella riflessione sono rinvenibili anche nell’elaborazione successiva di Trentin, fino agli anni duemila, e intrecciano i temi dell’istruzione e dell’informazione lungo l’intero arco della vita delle persone; l’originalità di Trentin sta nel credere che questa priorità – all’altezza della società postfordista, precarizzata e della conoscenza – possa rappresentare un potenziale di emancipazione concreta per la persona che lavora, riscoprendo quindi anche la tensione utopica che stava alla base delle 150 ore.
Scritto da: Giuseppe Morrone
Proposta della Ces per un quadro giuridico opzionale per gli Accordi transnazionali d’impresa
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Lean production e nuove politiche formative nel settore automotive
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Sulla scorta dei dati empirici raccolti da una ricerca condotta nel 2012 in 15 imprese appartenenti prevalentemente al settore automotive della provincia di Torino, l’articolo si pone la domanda di quali siano le caratteristiche di una politica formativa congruente con il modello della «produzione snella». Si constata che l’applicazione di questo nuovo modello produttivo comporta una profonda ridefinizione delle politiche formative. In proposito sono stati individuati sei principi caratterizzanti la politica formativa lean, la cui applicazione, però, varia significativamente in relazione al contesto aziendale. Le nuove politiche di formazione in parte conservano e in parte ridefiniscono i tradizionali dualismi della formazione continua. Il sistema di relazioni industriali sembra possedere potenzialmente la capacità di attenuare i vecchi e nuovi dualismi sociali, tuttavia, il sindacato sembra dotato di una modesta capacità propositiva e di iniziativa; nel contempo, sono molte le imprese che non ritengono, almeno in via di fatto, la negoziazione collettiva una risorsa del nuovo processo di razionalizzazione.
Scritto da: Giancarlo Cerruti
Arte, cultura e lingua italiana nel mondo
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Il saggio è incentrato sul «Manifesto per la promozione sociale e la diffusione dell’apprendimento della lingua e della cultura italiana nel mondo», promosso dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio, in concorso con la Cgil, la Flc Cgil, l’Inca Cgil, lo Spi Cgil e l’Associazione Proteo-Fare-Sapere. L’iniziativa si pone l’obiettivo di dare corpo a un progetto politico per il futuro della lingua italiana nel mondo, rinnovandone anche le fonti normative e legislative, e dunque promuovere una svolta profonda nella politica culturale del paese per la promozione e la diffusione della lingua, dell’arte e della cultura italiana all’estero. La proposta, infatti, si inserisce all’interno di una cornice più ampia, che presuppone la riconquista da parte della politica di una sua autonomia, anche culturale, nella prefigurazione del futuro dell’Italia e dell’Europa.
Scritto da: Dario_Missaglia
Verso un quadro giuridico per gli Accordi transnazionali d’impresa. Rapporto alla Confederazione europea dei sindacati
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Questo Rapporto si occupa principalmente del diritto dell’Unione Europea, cercando di offrire prospettive giuridiche alla questione controversa degli accordi transnazionali d’impresa (Tca, Transnational company agreements), così da suggerire un quadro giuridico opzionale entro cui collocare gli accordi applicabili all’interno dei confini dell’Unione. Al fine di ampliare l’orizzonte del nostro lavoro, e con esso le possibili scelte legislative da operare, saranno proposti alcuni riferimenti anche a fonti di diritto internazionale. Il metodo suggerito è collegato al fatto che i Tca sono firmati da imprese transnazionali, e che queste operano sia nell’Unione sia al di fuori di essa.
Globalizzazione neoliberista, declino della democrazia, tramonto del sindacato
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Scritto da: Paolo Feltrin
Come (e perché) sostenere la contrattazione collettiva transnazionale d’impresa in Europa
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Richiamandosi al rapporto redatto da Silvana Sciarra, Maximilian Fuchs e André Sobczak, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha adottato una risoluzione in cui ha fatto propria la proposta di un quadro giuridico opzionale in materia di contratti collettivi transnazionali d’impresa. Nella sua introduzione a entrambi i documenti, Stefano Giubboni sintetizza le ragioni che militano in favore di una tale ipotesi di riscoperta della legislazione promozionale a livello europeo.
Conflitti sistemici e movimenti collettivi del XXI secolo
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I movimenti collettivi del XXI secolo – come 15M-Indignados, Occupy Wall Street e Gezi Park – denunciano il potere delle forze sistemiche che – come la finanza globale – controllano gli orientamenti dello sviluppo e condizionano l’evoluzione dell’esistenza di singoli e gruppi. Essi non sono attori di un conflitto sociale centrale, come il conflitto strutturato tra movimento dei lavoratori e imprenditori nella società industriale. Essi consistono in azioni svolte in comune da singoli soggetti per asserire la propria dignità e il diritto di essere umani di divenire esclusivi controllori del loro vissuto economico, sociale, culturale e politico. I movimenti collettivi tentano così di costruire conflitti con le forze sistemiche e sperimentare nuove forme di democrazia.
Scritto da: Antimo L. Farro
La violenza nella rivoluzione egiziana
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La rivoluzione egiziana, come le altre rivolte arabe, era iniziata con il motto della «non violenza», della giustizia sociale e dell’apertura economica. Si è conclusa con la violenza e con il ritorno dell’autoritarismo. Cosa è successo in mezzo? L’articolo si propone di dimostrare come il solco tra attori laici (i «neo-secolari») e islamisti sia stato ampliato dal governo inetto del presidente della Fratellanza musulmana, Mohamed Morsi, e come l’incapacità di scendere a compromessi, associata al ruolo prominente dell’esercito egiziano, abbia messo fine al breve periodo della democratizzazione caotica. Il risultato è stato un nuovo autoritarismo seguito al colpo di Stato militare.
Il conflitto sociale in India. Mobilitazione sindacale e movimento anti-neoliberista
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Negli ultimi due anni un’ondata di conflitti sindacali ha investito il subcontinente indiano. Gli scioperi generali nazionali che si sono tenuti nel febbraio 2012, e un anno dopo nello stesso mese del 2013, hanno visto la partecipazione di circa 100 milioni di lavoratori in ambedue le occasioni. Si è trattato, secondo molti osservatori, degli scioperi più grandi mai registrati nella storia del movimento operaio. Alle origini del conflitto ci sono le politiche neoliberiste seguite dai governi negli ultimi venti anni, che hanno portato a uno sviluppo economico che ha favorito solo una parte minoritaria della popolazione, seguito da una crisi che in tempi recenti ha fortemente danneggiato tanto il ceto medio quanto la classe operaia e gli agricoltori. Il saggio ricostruisce i mutamenti avvenuti nel sistema di relazioni industriali e nella negoziazione collettiva in India, e le modalità con cui si sono tenuti gli imponenti scioperi generali dell’ultimo biennio, a partire da una piattaforma rivendicativa sindacale di ispirazione decisamente antineoliberista.
Scritto da: Aldo Marchetti
Regole sul conflitto nei servizi pubblici e mutamenti del quadro sociale
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Il contributo propone una riflessione su alcuni recenti importanti mutamenti del quadro economico-sociale e sulla loro incidenza sul sistema di regole, introdotto dalla normativa sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. In particolare, l’esigenza di regole certe in materia di rappresentatività sindacale per un efficace governo del conflitto, a opera dell’autonomia collettiva, in relazione al recente Testo Unico sulla rappresentanza, siglato lo scorso gennaio; nonché le prospettive di concertazione e composizione del conflitto, con la mediazione dell’Autorità di garanzia, alla luce delle attuali maggiori cause di insorgenza. Viene riproposta, altresì, una riflessione sulla possibile regolamentazione dello sciopero nei servizi in ambito trans-nazionale.
Scritto da: Giovanni Pino
La crisi del capitalismo: solo un fallimento del mercato o anche fallimento dello Stato?
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Scritto da: Marino Regini
Presentazione. Le nuove declinazioni dei conflitti
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Scritto da: Antimo L. Farro
Austerità espansiva, precarietà espansiva e Jobs Act renziano. Dall’Europa all’Italia
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Negli ultimi anni, durante la crisi, la politica di svalutazione caricata sul lavoro non ha fatto altro che aggravare gli effetti negativi dell’austerità sulla domanda interna. Eppure la Commissione europea, anche nelle ultime Raccomandazioni, continua a prescrivere continuità nelle politiche di flessibilità del mercato del lavoro, contrattuali e retributive. Il recente risultato elettorale europeo non appare aver modificato l’equilibrio politico nel Parlamento europeo, e la politica economica sembra rimanere saldamente sotto il controllo di chi ha gestito la crisi e l’ha aggravata applicando le regole del rigore senza crescita. In Italia, il Governo Renzi pensa di contrastare il record di disoccupazione con un Jobs Act che solo nel nome richiama quello americano. Ma le sue riforme del lavoro, con le modifiche ai contratti a termine, estesi a tre anni senza causale, sono la stessa cura applicata dalla fine degli anni novanta che hanno così negativamente colpito l’economia italiana e il mondo del lavoro.