Badare non basta
Il lavoro di cura: attori, progetti, politiche
Lo stato dell'arte del lavoro di cura in Italia, linee di intervento e di riforma delle attuali prestazioni sociali.
A cura di:
Pubb. : Maggio 2013
228 pag
ISBN: 88-230-1759-7
Collana: Materiali
Descrizione
Radicata, diffusa, necessaria. La presenza delle assistenti familiari, le badanti, continua ad accompagnarci. Nonostante la crisi e la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, il lavoro privato di cura rimane una risposta essenziale alla non autosufficienza. Queste pagine rappresentano lo stato dell’arte sul lavoro privato di cura in Italia, bilancio di un percorso iniziato dai curatori dieci anni fa. Frutto della collaborazione di studiosi con competenze diverse, il libro ricostruisce l’emergere di questo lavoro, le sue dimensioni e caratteristiche, i progetti che lo riguardano e che interessano ormai molti soggetti. Badare non basta perché ci vogliono competenza e cura nell’assistere un anziano non autosufficiente; non basta perché ogni intervento puramente individuale finisce per rivelarsi incompleto, un solitario scontrarsi con infinite difficoltà; non basta perché la domanda d’aiuto riguarda anche famiglie e familiari caregiver. Come qualificare il lavoro di cura, come renderlo un fatto un po’ meno privato? Il volume propone risposte a queste domande, linee di intervento e di riforma delle attuali prestazioni sociali. Costituisce uno strumento di lavoro e di approfondimento sui servizi, i progetti, le politiche in atto.
Rassegna:
Badare non basta
da: LombardiaSociale.it-26 Mag 13
26/05/2013
E' stato recentemente pubblicato il volume 'Badare non basta. Il lavoro di cura: attori, progetti, politiche, Roma, Ediesse, curato da Sergio Pasquinelli e Giselda Rusmini, che presenta il bilancio di dieci anni di lavoro sulla presenza delle assistenti familiari in Italia. Un nutrito gruppo di studiosi con competenze diverse si interroga su come qualificare il lavoro di cura e come renderlo un fatto un po' meno privato. Lombardia Sociale propone i messaggi principali che emergono dai progetti territoriali e dall'analisi sul campo svolta dagli autori, con particolare riferimento alla situazione lombarda. Gli elementi di contesto Da tre anni a questa parte il lavoro domestico e il lavoro di cura familiare (regolare e irregolare) sembrano essere in crisi. Queste attività  risultano meno attrattive per i flussi migratori e i dati dell'Osservatorio sui lavoratori domestici dell'Inps sembrano confermare questa tendenza: nel 2009 i contratti di lavoro erano 963.000 unità , mentre nei due anni successivi si è registrato un calo di 80.000 unità  e il calo non pare essersi ancora arrestato. In un contesto di complessiva contrazione della presenza straniera, nel 2012 la Lombardia (Regione in cui risiede quasi un quarto degli stranieri complessivamente residenti in Italia), per la prima volta in dieci anni, ha registrato un calo del 2,6% (tra presenza regolare e irregolare). Secondo stime Irs, nella nostra Regione le badanti sono quasi 150.000, la maggior parte delle quali lavorano in modo irregolare. In un contesto di crisi economica e di fenomeni correlati quali la riduzione dell'intervento pubblico e l'aumento dei costi delle RSA il testo di Pasquinelli e Rusmini analizza le differenti strategie di fronteggiamento che le famiglie adottano per far fronte alla cura di familiari anziani: Massimizzazione del lavoro di cura svolto dai componenti dei nuclei familiari e conseguente riduzione del ricorso a badanti. Le lavoratrici immigrate sembrano diventare sempre più una sorta di 'ultima spiaggia a cui ci si rivolge quando la situazione è ormai insostenibile, quasi sempre in circostanze emergenziali. Questo stato di cose fa sà che ci sia poco tempo per selezionare la lavoratrice con avvedutezza e che ci si debba accontentare di 'quello che si trova. Preferenza per il ricorso a badanti a ore rispetto a quelle co-residenti e conseguente diminuzione delle assistenti familiari disposte a coabitare. Questo fenomeno, già  riscontrabile da anni, è dovuto al processo di insediamento nella società  italiana, ai processi di ricongiungimento familiare e alla maggior possibilità , per le assistenti familiari di origine straniera presenti in Italia ormai da alcuni anni, di accesso a un alloggio. Questa minor disponibilità , sul mercato, di assistenti familiari disponibili a una co-residenzialità  e i costi non sempre sostenibili delle RSA soprattutto per famiglie meno abbienti, genera una profonda divergenza tra domanda e offerta: da un lato aumenta il numero delle assistenti familiari disposte a lavorare solo a ore, dall'altro aumenta il numero delle famiglie che non sono in grado di sostenere i costi di una RSA e hanno bisogno di poter contare su una badante convivente. Massiccio ricorso al lavoro sommerso. Il fenomeno, non nuovo, si sta ulteriormente accentuando anche in Lombardia. Quali politiche adottare La Regione Lombardia è stata finora tra le regioni meno attive sul fronte delle assistenti familiari. Una parziale correzione si è avuta nel 2012 con la 'Dote formazione assistenti familiari promossa dalla DG Occupazione e politiche del lavoro, ma si è trattato di un'iniziativa estemporanea che per dimostrarsi efficace avrebbe avuto bisogno di altre azioni a integrazione. Infatti, come dice il titolo del volume, 'badare non basta: ogni intervento individuale non può che rivelarsi incompleto, laddove la cura di persone anziane, soprattutto non autosufficienti, non solo richiede competenze specifiche ma chiama in causa anche l'intervento di cura con la famiglia e i caregiver. La solitudine e la dimensione spiccatamente individuale del lavoro di cura sono all'origine di molti dei suoi limiti. Ed è proprio alla luce di questa dimensioni di criticità  del lavoro di cura che il testo 'Badare non basta indica la necessità  di costruire una filiera leggera di azioni centrate sull'ascolto della domanda, sull'accompagnamento delle persone, sul collegamento con il sistema dei servizi sociali e sociosanitari. Occorre mettere a sistema una serie di proposte e azioni che possano rendere 'allettante il lavoro di cura al punto anche da renderlo maggiormente appetibile rispetto a una condizione di lavoro sommerso e irregolare connotato da maggior precarietà  e solitudine. Il lavoro di cura andrebbe pensato e promosso all'interno una rete di interventi che si sostengano in modo circolare: sportelli rivolti all'incontro domanda/offerta, formazione, albi delle assistenti accreditate, sostegni economici, interventi nelle emergenze. Interessanti, a questo proposito, sono le indicazioni emerse dall'analisi dei progetti e degli interventi realizzati fino ad oggi anche in Lombardia in materia di assistenza familiare. In merito soprattutto alle nuove direzioni intorno alle quali dovrebbero orientarsi i servizi a sostegno del lavoro di cura e dell'assistenza familiare, la logica dovrebbe essere quella dell'one stop shop, un luogo che sappia offrire risposte diversificate, ma integrate, attraverso anche il coordinamento di istituzioni diverse che intervengono in materia di lavoro di cura: Comuni, Asl, Centri per l'Impiego. Questa è anche la logica che guida l'esperienza realizzata nell'ambito territoriale di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, e che ha dato il via al progetto 'Agenzia di Cura finanziato da Fondazione Cariplo per il biennio 2013-14 e gestito da una partnership tra Acli Lombardia, Ambito di Cinisello Balsamo, Ars e Cooperativa Famiglie e dintorni. L'idea è quella di sperimentare un nuovo modello integrato di emersione e qualificazione del lavoro privato di cura, attraverso un insieme coordinato di interventi, lavorando molto sulla valorizzazione di pratiche già  esistenti e attivando connessioni reciproche. Non ultimo, il testo 'Badare non basta richiama la necessità  che il Governo nazionale rimetta in agenda la questione dell'assistenza ai non autosufficienti e si concentri su alcune azioni prioritarie: il rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza, la definizione dei livelli essenziali di assistenza e la riforma dell'indennità  di accompagnamento.
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Badare non basta. Il lavoro di cura: attori, progetti, politiche
da: Asgi- Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione-10 Giugno 13
10/06/2013
Il settore del lavoro privato di cura continua a conoscere un'espansione in Italia e ad assorbire manodopera straniera. Tra le lavoratrici (lavoratori) domestiche, gli stranieri sono più dell'80%. Sono tante le ragioni del revival del lavoro domestico e di cura in Italia a partire dagli anni '80: aumento delle donne con un'attività  extra-domestica, ma cui non fa riscontro una parallela e proporzionale ridistribuzione dei compiti di cura tra uomini e donne, l'invecchiamento della popolazione e la crescita del numero di anziani non autosufficienti, cui non fa riscontro uno sviluppo dei servizi di assistenza e di welfare, ma al contrario un arretramento dei medesimi in ragione delle politiche di austerity e dei tagli alla spesa pubblica. In questo contesto, il ridimensionamento del potere di acquisto delle famiglie rischia di aggravare ulteriormente il fenomeno del 'sommerso' che da sempre caratterizza tale settore. Si ravvede dunque la necessità  di politiche pubbliche che affrontino in maniera sinergica e complessiva la questione del lavoro di cura, collegando politiche di welfare, politiche di governo del mercato del lavoro e politiche migratorie al fine di garantire nel contempo un'adeguata rete di servizi di appoggio e di cura alla famiglie con anziani non autosufficienti e una tutela della condizione giuridica e lavorativa delle lavoratrici e dei lavoratori domestici. Il volume 'Badare non basta. Il lavoro di cura: attori, progetti, politiche, curato da Sergio Pasquinelli e Giselda Rusmini ed edito da Ediesse Roma con il contributo di ACLI Colf, intende offrire un quadro esaustivo e interdisciplinare delle conoscenze, delle riflessioni e delle proposte di politiche pubbliche nazionali e regionali che riguardano il lavoro di cura e le assistenti familiari nel nostro Paese. In primo luogo, la pubblicazione traccia un quadro empirico e conoscitivo della realtà  italiana delle assistenti familiari, andando a scoprire chi siano effettivamente, le loro condizioni di lavoro, le loro aspettative, sulla base di un data base costituito da 900 interviste ad assistenti familiari raccolte nell'arco di sette anni di lavoro e da oltre 320 interviste a famiglie, operatori dei servizi pubblici e del privato sociale. In secondo luogo, il libro propone una serie di contributi autorevoli volti a fornire proposte per una migliore qualificazione e regolazione del mercato privato di cura a livello locale, regionale e nazionale. Trattandosi in molti casi di lavoratrici o lavoratori stranieri, l'analisi e le relative proposte non possono prescindere dalla specificità  del fenomeno migratorio e relative politiche di programmazione dei flussi. A tale riguardo, di particolare interesse i contributi che sottolineano il legame di interdipendenza che si instaura tra l'Italia ed i principali paesi di provenienza delle assistenti familiari (ad . es. Ucraina e Moldavia) e la necessità  di porre le basi progettuali di un welfare transnazionale capace di gestire anche problematiche quali quelle del disagio dei figli delle assistenti familiari lasciati nei Paesi di origine ed il deterioramento delle loro relazioni familiari. I contributi del volume enfatizzano anche l'inadeguatezza delle tradizionali politiche migratorie sviluppate dal nostro Paese, con una programmazione dei flussi incapace di rendere effettivamente possibile l'incontro tra domanda e offerta di lavoro di cura , con conseguente affermazione di politiche di 'stop-and-go' fatte di sostanziale tolleranza del sommerso e ricorrenti sanatorie o regolarizzazioni, con il risultato di rendere difficoltosa una migliore regolamentazione e valorizzazione del settore. Riguardo a tale aspetto della regolamentazione e valorizzazione del settore, importanti, ma non risolutive, sono state le politiche regionali volte a sostenere il rapporto famiglia 'badante, che però dovrebbero trovare un migliore sostegno in una politica nazionale complessiva fondata sull'integrazione tra diversi settori quali le politiche fiscali per la famiglia, il mercato del lavoro, le politiche di formazione professionale, il controllo sui fenomeni di sfruttamento lavorativo, sul modello di quanto già  sviluppato in altri Paesi europei, come la Francia. Il libro dunque costituisce uno strumento essenziale per chi, a diverso titolo, si occupa della condizione giuridica e sociale delle assistenti familiari straniere in Italia e delle politiche pubbliche che le riguardano, incluse quelle migratorie
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Badare non basta
da: Migranti Press-6 Giugno 13
06/06/2013

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E' crisi anche per colf e badanti
da: Segno-1 Giugno 13
01/06/2013

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Non autosufficienza. "Badare non basta", un libro dedicato alle badanti
da: Quotidiano Sanità-1 Agosto 13
01/08/2013
Il volume di Sergio Pasquinelli e di Giselda Rosmini analizza la storia, gli aspetti assistenziali e le esperienze internazionali. In Italia sono circa 830mila le assistenti familiari e quasi due terzi lavorano in modo irregolare. In maggioranza straniere ma la crisi sta facendo aumentare anche la presenza italiana, oggi al 10% del totale 01 AGO - La crisi economica continua a mordere pesantemente, erodendo il potere d'acquisto e drenando i risparmi delle famiglie. Una dinamica che non sembra però intaccare minimamente il lavoro privato di cura, che continua ad affermarsi come la risposta prevalente alla non autosufficienza. Si tratta di un fenomeno difficilmente quantificabile, in quanto massicciamente caratterizzato dal sommerso e poiché la parte regolarmente occupata è inclusa nella categoria più ampia dei lavoratori domestici, cioè le colf, e i dati ufficiali non permettono di distinguere tra le due figure. E' proprio sulla base di questi elementi che Sergio Pasquinelli, direttore di ricerca dell'Istituto per la ricerca sociale di Milano, e Giselda Rusmini, sociologa e coordinatrice della redazione di Qualificare.info, hanno dato vita al volume 'Badare non basta (Edizioni Ediesse), che fornisce un'accurata panoramica storica del fenomeno e delinea un bilancio sullo stato attuale del lavoro privato di cura nel nostro Paese, dettagliato con rilievi statistici e numerici frutto di anni di ricerche. Il tutto senza trascurare la dimensione umana, e in alcuni passaggi anche antropologica, che rappresenta indubbiamente un valore aggiunto per un lavoro di carattere prettamente scientifico e arricchito anche da un'ampia letteratura sul dibattito internazionale relativo a questi temi. Gli autori si concentrano infine sulla pars construens del problema, elaborando delle proposte operative circa gli interventi da mettere in campo per sostenere famiglie e assistenti famigliari. In Italia le persone non autosufficienti sono circa 2,3 milioni, cifra destinata a raddoppiare tra vent'anni. La risposta a questo crescente fabbisogno è rappresentata dal lavoro di cura privato, svolto quasi interamente da donne, prevalentemente straniere. In questi ultimi anni però la presenza italiana, che ammonta a circa il 10% del totale, sta aumentando, tendenza che gli autori attribuiscono in buona parte alla crisi e alla necessità  di molte persone di trovare nuove fonti di reddito. L'età  media è di 42 anni e le più anziane sono le europee dell'Est (49 anni) e le italiane (48). Per quanto riguarda le straniere, un'ampia maggioranza proviene dall'Europa orientale (Ucraina, Romania e Moldavia) e dal Sud America (Ecuador e Perù). Nel complesso sono 830mila le assistenti familiari che, in base alle stime proposte dal volume, lavorano in Italia. Una cifra che costituisce la sommatoria di componenti tra loro molto eterogenee: il 26%, pari a 216 mila persone, lavora e risiede irregolarmente in Italia; il 36%, pari a 299mila unità , pur risiedendo in maniera regolare, lavora senza contratto; il 38%, pari a 315mila lavoratrici, è impiegato con un regolare contratto. Emerge quindi un dato allarmante: l'irregolarità  riguarda quasi due terzi delle assistenti familiari operanti nel nostro Paese. Per quanto concerne la condizione lavorativa, la coresidenza con l'assistito caratterizza circa 6 assistenti su 10. Negli ultimi anni però la tendenza preponderante è quella di una diminuzione della coresidenza e di un incremento del lavoro a ore. I motivi di questo andamento, spiegano gli autori, sono essenzialmente due. 'Il primo, intuitivo, è che il lavoro a ore offre garanzie di libertà  molto maggiori, anche se naturalmente è accessibile solo a chi ha un'abitazione autonoma. A una relazione di intenso coinvolgimento personale, inoltre, si somma la differenza di abitudini che, in uno spazio domestico, può facilmente esasperare e generare conflitti. Il secondo motivo, meno intuitivo, è legato ai livelli retributivi. Una efficiente organizzazione del lavoro a ore genera infatti uno stipendio netto mensile pari o addirittura superiore a un lavoro fisso, mono-cliente. Elementi che emergono da un'analisi corredata da riscontri puntuali e circostanziati, prodotti grazie a 900 interviste faccia a faccia, realizzate durante sette anni di lavoro, e oltre 320 incontri con famiglie e operatori dei servizi pubblici e del privato. La parte finale del volume presenta proposte operative, partendo dal caso francese che in materia rappresenta ormai un modello ineludibile. 'Da quando negli ultimi anni l'esperienza francese ha cominciato a dare risultati concreti in termini di occupazione regolare e di tutela delle fasce più deboli, essa è diventata oggetto di studio anche all'interno di vari progetti europei. Il riferimento alla Francia risulta inoltre ancor più significativo se si considera che 'in precedenza non si discostava dai problemi che affliggono il settore dei servizi alla persona in altri Paesi, come la frammentazione dell'offerta e l'alta incidenza del lavoro sommerso e irregolare. La bontà  dell'esperienza francese affonda le radici nel novembre 2004, quando fu convocata una conferenza nazionale per discutere il mercato dei servizi alla persona. Fu un'occasione di confronto tra rappresentanti dei ministeri, sindacati, associazioni delle famiglie e fornitori di servizi. Il risultato della conferenza fu il cosiddetto 'Piano Borloo', dal nome dell'allora ministro del Lavoro. 'Fu il risultato dell'integrazione degli strumenti in differenti ambiti politici e amministrativi, in modo che i problemi del settore potessero essere affrontati contestualmente. Un approccio che ha permesso di sviluppare notevolmente il mercato regolare dei servizi alla persona: +15% tra 2009 e 2012, quasi raddoppiato rispetto agli anni Novanta, con centomila posti di lavoro in più all'anno negli ultimi quattro anni. Nel complesso il volume di affari del settore è arrivato a 16 miliardi nel 2008 e a 17,6 miliardi nel 2011, pari all'1,1% del Pil. Un esempio cui guardare con attenzione e da cui trarre insegnamento. 'Per il ritardo a concepire la famiglia come possibile datore di lavoro, per la confusione nella strumentazione nel mercato del lavoro e per l'elevata incidenza di lavoro irregolare a basso costo, caratterizzato soprattutto dalla presenza di donne straniere, è facile intuire come l'Italia sia uno di quei Paesi che potrebbe trarre giovamento da un'analisi e da un' adattamento dell'esperienza francese. A livello di interventi da mettere in campo in Italia, Pasquinelli e Rusmini individuano quattro grandi direttrici: riformare il sistema dei flussi migratori; potenziare gli sgravi fiscali; riformare l'indennità  di accompagnamento; qualificare il lavoro di cura, sostenere e accompagnare famiglie e assistenti nel loro rapporto. 'Su questi diversi piani si gioca la possibilità  di qualificare il lavoro privato di cura nel nostro Paese. Sono quindi complesse ed eterogenee le sfide che attendono il nostro Paese per la costruzione di un welfare più efficiente. E proprio in questo senso il volume 'Badare non basta può rappresentare un valido e ricco punto di partenza, grazie a un ottimo bilanciamento tra l'approccio analitico e uno sguardo propositivo.
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Il lavoro di cura al tempo della crisi
da: Fahrenheit - Radio 3-16 Settembre 13
16/09/2013

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'Badare non basta: nel lavoro di cura è il carico emotivo a pesare di più
da: Redattore sociale-31 Ottobre 13
31/10/2013
Il libro di Sergio Pasquinelli (Ediesse), basato su 900 interviste raccolte in 7 anni, è un grande quadro non solo numerico di un lavoro che interessa più di un milione di assistenti perlopiù straniere, per il quale le famiglie italiane spendono 10 miliardi l'anno. ROMA - Il lavoro privato di cura in Italia resiste, nonostante il sommerso, la crisi e il ridimensionamento, resiste perché esiste una domanda sempre più forte di assistenza. Gli anziani non autosufficienti nel nostro paese sono 2,3 milioni e tra vent'anni la cifra raddoppierà , la cura è (e lo sarà  sempre di più) una preoccupazione centrale della vita umana, soprattutto di una vita che si allunga e che, a mano a mano, diviene sempre più fragile. Di anziani, badanti e famiglie - attori tutti di uno stesso bisogno - si occupa l'interessante lavoro 'Badare non basta (Ediesse 2013, pag. 227, euro 13,00) curato da Sergio Pasquinelli, direttore di ricerca all'Irs di Milano e dalla sociologa Giselda Rusmini. Utilizzando al meglio le informazioni disponibili di un ampio database costituito da 900 interviste faccia a faccia ad assistenti familiari, raccolte nell'arco di sette anni di lavoro, e da oltre 320 interviste a famiglie, operatori dei servizi pubblici e del privato sociale, i due autori hanno tentato un bilancio sul lavoro di cura. Restare a casa propria tra ricordi e sicurezze. La proiezione nel futuro per gli anziani è orientata dal desiderio di restare a casa propria, luogo di ricordi e di oggetti che consolano, la casa rappresenta una sicurezza è in lei che si adatta il nostro tempo. Per questo da sempre, restare tra le mura domestiche e terminare il corso della propria esistenza in condizioni di serena e protetta autonomia è l'obiettivo di chi invecchia. Ad occuparsi degli anziani sono oggi in Italia oltre 800 mila assistenti familiari (più di un milione se si considera la presenza irregolare) nella stragrande maggioranza donne, perlopiù straniere (90 per cento). Tenendo conto che una parte segue più di un anziano (duo o tre) il numero degli di ultra65enni assistiti a casa si stima intorno al milione (più del triplo di quelli ricoverati in strutture residenziali), la spesa delle famiglie in questo mercato è calcolabile, secondo gli autori, in 9,8 miliardi di euro annui. Il testo indaga le difficoltà  di questo incontro, di una relazione che si instaura nei luoghi dell'anziano, dove l'assistente familiare si ritrova a vivere. Un quotidiano sconosciuto, in cui spesso è complicato muoversi, trovare soluzioni comuni. Modificare spazi o vissuti può essere percepito come un'invasione. Ma in cosa consiste il lavoro di cura e cosa fanno le assistenti familiari all'interno di una casa? Il carico dell'assistenza 'emotiva. Non solo pulire, fare da mangiare e stirare, oltre alla gestione domestica ' si legge nel testo - le badanti devono principalmente prendersi cura della persona, il che vuol dire vestirla, farla camminare occuparsi della sua igiene personale, anche lo svolgimento di attività  per altri membri della famiglia rientra fra le mansioni. Fra tutte queste attività , si aggiunge e spicca, l'assistenza 'emotiva', che riguarda l'intrattenimento dell'anziano, il sostegno psicologico, il sostegno negli affetti, il supporto nelle relazioni sociali. La gestione emotiva dei rapporti è una parte rilevante del lavoro di cura, tanto da risultare nelle interviste prese in esame nel lavoro di Pasquinelli-Rusmini, al primo posto nella classifica delle attività  svolte, più ricorrente delle mansioni domestiche. È in tale gestione ' spiegano gli autori - che si addensano le fatiche e si sviluppano le criticità  di un lavoro che riguarda soprattutto persone sole e isolate, nella maggior parte di queste esperienze manca una progettazione che renda meno sconvolgente un incontro dettato da due diverse necessità : il 'male minore' per l'anziano (perché evita l'entrata in una residenza) e l'unica certezza di lavoro per molte donne migranti. Badanti e soddisfatte. Ma perché si sceglie questo lavoro? È l'unico che si è trovato per il 23 per cento delle assistenti familiari intervistate, ed è facile da trovare (21 per cento). Nonostante in quasi la metà  dei casi il lavoro non viene scelto, in 4 casi su 10 è però associato ad elementi positivi di 'guadagno o di gratificazione in sé il che esprime un certo grado di soddisfazione in contrasto con una 'raffigurazione del lavoro domestico di cura come sostanzialmente opprimente. (slup)
Badare non basta. Il lavoro di cura: attori, progetti, politiche
da: zeroviolenzadonne.it-9 Dicembre 13
09/12/2013
Sergio Pasquinelli e Giselda Rusmini ci offrono, in questo volume (Ediesse 2013, pp. 227, 13 Euro), una ricca analisi sul tema del lavoro di cura elaborata alla luce delle indagini che da anni porta avanti l'Istituto per la Ricerca Sociale (IRS) di Milano su questo argomento. Il saggio racchiude infatti i contributi di diverse autrici e autori precedentemente coinvolte nelle attività  editoriali che l'IRS coordina su questo tema, in particolare il sito www.qualificare.info e la rivista 'Prospettive sociali e sanitarie. Ad esempio della varietà  di approcci e prospettive offerte dal saggio, abbiamo il tema della storia di questo settore nel saggio di Raffaella Sarti, quello delle organizzazione di domestiche di Raffaella Maioni, o quello sul welfare transnazionale di Flavia Piperno, Francesca Alice Vianello e Olena Fedyuk. I dati contenuti nel volume sono drammatici. Pasquinelli ci dice che in Italia attualmente ci sono 2,3 milioni di anziani non autosufficienti. Circa la metà  di questi è accudito da un'assistente familiare privata, per una spesa complessiva di quasi 10 miliardi l'anno. Giuseppe Micheli rincara la dose specificando che la situazione è solo che destinata ad aggravarsi. L'elemento di fragilità  principale del contesto italiano sta nella progressiva carenza di donne che possano ricoprire il ruolo della care-giver informale all'interno della propria famiglia, ossia, detto in altre parole, di figlie che si occuperanno dei loro genitori anziani. Se oggi su ogni donna nella fascia di età  fra i 50 e i 59 anni 'gravano 2,4 anziani non autosufficienti, nel 2030 il numero sarà  di 4, e addirittura 7,5 nel 2050. Che fare quindi? quali sono le soluzioni possibili? Il libro esamina alcuni dei rimedi proposti finora, in Italia oppure all'estero, ma la soluzione è inutile dirlo non è certo dietro l'angolo. E le pratiche anche buone sperimentate altrove non possono essere semplicemente replicate nel contesto italiano, viste le differenze nei valori tradizionali legati alla famiglia e alla sfera domestica, e le diverse norme condivise rispetto all'invecchiamento, al lavoro femminile, e al rapporto con le istituzioni e il sistema socio-sanitario. A fronte di tanta complessità , il pregio di questo libro sta probabilmente nel portare la questione del lavoro di cura svolto da donne immigrate nelle case italiane, questione per molti versi abusata, all'interno di un dibattito internazionale di più ampio respiro. Da questa prospettiva, la questione diventa quella del 'tipo di cura che desideriamo. Difatti, a dispetto dell'affermazione di Joan Tronto che 'La cura è una preoccupazione centrale della vita umana, citata in questo volume da Patrizia Taccani, manca in realtà  una consapevolezza generale del 'problema della cura. Manca in sostanza una sensibilità  collettiva, una presa di coscienza generalizzata che è su questo piano che si gioca una delle sfide più importanti del nostro futuro. Dopo la precarietà  del lavoro e l'impoverimento delle classi medio-basse, è proprio l'impossibilità  di far fronte alle necessità  di cura delle nostre anziane e anziani che rischia di darci il colpo di grazia. Ed è per questo che disabilità , malattia e invecchiamento dovrebbero essere messe al centro delle lotte e di rivendicazioni sociali più ampie, invece di essere, come è adesso, relegate ad un problema da risolvere tutto nelle quattro mura domestiche, all'interno del legame intergenerazionale fra genitori e figli. Si ripropone ossia, anacronisticamente, un approccio familistico alla questione quando in realtà , come dimostrato dal recente censimento ISTAT, la 'famiglia italiana come la conoscevamo di fatto esiste sempre di meno. Le soluzioni sono tutte in sostanza di ripiego perché quel che sarebbe davvero necessario è un ripensamento dell'importanza della cura, dell'assistenza e del sostegno da parte delle persone autosufficienti verso quelle che non lo sono. Tale ripensamento non può che passare per una riconfigurazione dei ruoli di genere per cui tutti e tutte siano parimenti coinvolte nell'accettare questa sfida. Tornando a Tronto, dovrebbe essere proprio la cura uno degli assi portanti per l'acquisizione di diritti di cittadinanza sociale (per donne, migranti, anziane/i, ecc.), anziché essere come adesso il piano su cui si attuano emarginazione e sfruttamento. Studi come questo invitano a tale riflessione, consapevoli tuttavia dei forti limiti a tale dibattito da parte della società  in generale, al fatto che le risorse economiche sono scarse e che le priorità  politiche siano altrove. In questo senso è forse da capire il titolo del volume: 'Badare non basta, ossia il problema non si risolve trovando la persona che, a pagamento o gratuitamente, si faccia carico di questi compiti di cura. La questione è più profonda.
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da: Radio 1 -Area di servizio-19 Gennaio 14
19/01/2014
- "Badare non basta" è il titolo di un libro sulle badanti. Gli italiani spendono 10 miliardi l'anno per pagarle perché, nonostante la crisi, non se ne può fare a meno. Interviste a Sergio Pasquinelli, direttore di ricerca all'Irs (Istituto per la Ricerca Sociale di Milano) e Giselda Rusmini, sociologa.
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Non possiamo fare a meno delle badanti
da: Donna Moderna-16 Giugno 15
16/06/2015

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