500 storie vere
Sulla tratta delle ragazze africane in Italia
Pubb. : Marzo 2011
164 pag
ISBN: 88-230-1555-5
Collana: Materiali
Descrizione
Il libro, basato sui risultati di un’indagine capillare svoltasi in tutta Italia e realizzata con il contributo del Ministero delle Pari Opportunità, racconta con forza e concretezza le storie di centinaia di ragazze nigeriane rese schiave e costrette con l’inganno a prostituirsi dall’alleanza fra mafia nigeriana e criminalità italiana. Sono tante le ragazze africane, soprattutto nigeriane, scomparse o uccise, ma questo non ferma il flusso illegale e ininterrotto di arrivi di migliaia di giovanissime, spesso minorenni, che da quasi vent’anni vengono condotte nel nostro paese. A tutte viene imposto un debito altissimo, fino a 80 mila euro, cui debbono far fronte nel tempo sotto la stretta e violenta sorveglianza della rete delle maman, diffuse capillarmente in tutto il territorio nazionale. Eppure sta crescendo il numero delle ragazze che, come l’autrice del libro, si ribellano al ricatto della mafia e, attraverso percorsi diversi, riescono a liberarsi dal suo dominio. Contributi significativi affiancano nel libro la denuncia della tratta: quelli dello scrittore Roberto Saviano, dei musicisti inglesi Michael Nyman e David McAlmont, dell’artista americana Martha Rosler, cui si accompagnano le riflessioni di Claudio Magnabosco e Gianguido Palumbo, due uomini italiani impegnati nelle reti e nelle associazioni contro la tratta per un cambiamento delle responsabilità maschili.
Rassegna:
500 Storie vere
da: Libromondo-1 Novembre 15
01/11/2015

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Noi, le ragazze di Benin City
da: il Manifesto-14 Mag 13
14/05/2013

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“500 storie vere sulla tratta delle ragazze africane in Italia”, di Isoke Aikpitanyi
da: Affrica-8 Marzo 13
08/03/2013
Parlare della tratta in una “ricorrenza” come l’otto marzo, il giorno della Festa della Donna, probabilmente diventa ancora più significativo. Come già fatto l’anno scorso, su AFFRICA abbiamo deciso di affrontare un tema che tocca direttamente le donne africane. In questo caso e nonostante la sua importanza, la tratta trova tristemente un posto sulle prime pagine (di cronaca nera) solo quando le donne coinvolte sono vittime di violenza fisica e vengono uccise, dimenticando che in realtà la violenza è perpetrata e subita ogni giorno. Lo spunto per parlarne è offerto dal libro-inchiesta di Isoke Aikpitanyi, 500 storie vere sulla tratta delle ragazze africane in Italia, pubblicato proprio l’otto marzo di due anni fa. Si tratta di un’ampia indagine, condotta in tutta la penisola, che racconta la vita e le storie di tante ragazze nigeriane costrette a prostituirsi – dopo essere state rese schiave – per pagare l’ingente debito contratto con i trafficanti. Una “realtà sommersa e nascosta”, nella quale avviene di tutto: “nel sommerso non che le ragazze sono costrette ‘soltanto’ a prostituirsi in luoghi chiusi invece che in strada ma nel sommerso sono schiavizzate e soggiogate…e spesso massacrate, violate, uccise”. Un’inchiesta complicata, resa possibile grazie alle amiche di Isoke, che hanno condiviso con lei lo stesso periodo di vita sommersa come vittime della tratta, grazie alle vittime di stupri, all’associazione vittime ed ex vittime della tratta e ai gruppi di clienti ed ex clienti delle vittime della tratta. Un’inchiesta difficile, a causa del forte legame tra la mafia nigeriana e la criminalità italiana, ma anche della presenza onnipresente delle maman, donne nigeriane che sono passate da sfruttate a sfruttatrici e che “addestrano” le giovani e le giovanissime (la percentuale di minorenni è altissima), assoggettandole con riti voodoo e esercitando una vera e propria violenza psicologica, a causa dei trafficanti e del silenzio – quasi omertoso – delle comunità, delle associazioni e delle chiese nigeriane. Un’indagine resa ancora più difficoltosa perché “in certe zone la polizia chiude non un occhio, ma due, e forse anche tre, avendoli, e pure quattro. Va bene che ci siano le ragazze di Benin City: sono uno sfogatoio perfetto, un matematico calmieratore di tensioni sociali ed etniche. Sono la vittima designata, l’agnello sacrificale. Perché ogni africana stuprata è un’italiana salvata. E l’africana stuprata tace. Ha troppa paura per parlare. È perfettamente invisibile e dunque non fa notizia né statistica”. Sono storie terrificanti, voci di donne che danno voce anche a quante non ce l’hanno fatta e sono scomparse nel nulla, sono state uccise e messe a tacere. 500 storie vere, appunto, che andrebbero lette da tutti. E non solo oggi.
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Il dramma delle "schiave" nigeriane in Italia
da: l'Unità-7 Gennaio 13
07/01/2013

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Intervista a Isoke e Claudio – “500 storie vere”
da: Africanews.it-16 Novembre 11
16/11/2011

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La tratta delle nigeriane. Cinquecento storie vere
da: Alternative per il Socialismo-1 Ottobre 11
01/10/2011

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Mercanti di donne
da: Tg Telestense.it-23 Settembre 11
23/09/2011
Alleanze tra mafie di paesi diversi, una stessa crudele determinazione a sfruttare giovani donne in fuga dai loro Paesi . Sono le schiave della tratta, uno dei business più rilevanti della criminalità organizzata. Ieri sera al pubblico della Festa della Legalità al centro sociale “il Melo”, in uno degli incontri della Festa della Legalità e della Responsabilità, moderato dal giornalista Fabio Ziosi. Isoke Aikpitanyi, nigeriana sfuggita alla tratta, ha raccontato la sua storia. Una testimonianza illuminante che sottolinea il ruolo delle unità di strada e del Centro Donna Giustizia di cui festeggia quest’anno i dieci anni di “Luna Blu”, l’unità che opera sul territorio per proteggere e soccorrere le donne che vogliono fuggire alla schiavitù. E’ arrivata in Italia nel 2000, ed è subito finita nel giro della prostituzione gestito dalla mafia nigeriana. Una storia crudele quella che ierisera al centro sociale Il Melo ha raccontato Isoke Aikpitanyi, nigeriana sfuggita quasi miracolosamente alla tratta dopo una ribellione che le è costata quasi la vita. .una storia di illusioni, prima, poi di inganno e violenza, quando ha deciso di ribellarsi alla legge dei suoi sfruttatori, in un Paese in cui gli immigrati mal sopportati e con grandi difficoltà di inserimento legale nella società, diventano ben presto fonte di guadagni illegali per lae mafie. Le donne diventano le schiave del sesso, condannate ad ubbidire ai loro aguzzini. “sono viva unicamente perché una signora ha visto degli uomini trasportare di peso un corpo verso il parco, e ha chiamato soccorso. Quando mi sono ripresa ho voluto collaborare con la giustizia, ma è stato un passo grande: essendo clandestina rischiavo di rimanere in un limbo, di essere ripresa”.Oggi Isaoke si impegna ad aiutare altre ragazze come lei, e per far conoscere questa realtà ha raccontato in un libro, “La ragazza di Benin city”, di cui è coautrice assieme a Claudio Magnabosco, la sua testimonianza insieme a quella di molte altre ragazze. “500 storie vere, che aiutano a comprendere il fenomeno della tratta in tutta la sua drammaticità.”.
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La riscossa di Isoke: prima schiavizzata, ora donna libera
da: la Nuova Ferrara-26 Settembre 11
26/09/2011

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«Aiutiamo l'amica di Evelyn» Maria Meini
da: Il Tirreno-
01/01/1970
Quando Evelyn si avvicina al palco con gli occhi gonfi di pianto e in un italiano incerto chiede aiuto per una ragazza nigeriana, una schiava, rinchiusa per due settimane dai suoi aguzzini dentro una stanza senza mangiare, nella sala il silenzio si fa totale. Una sensazione fisica, di freddo. O d'impotenza. Chi è la ragazza? Dov'è ora? Evelyn non riesce a trattenere le lacrime: «Adesso è a casa mia», mormora. «È riuscita a scappare insieme a un'altra. Ma sono tante. Le dobbiamo aiutare - implora -. Vi prego fate qualcosa, vi prego, non è giusto vivere così». L'intervento di Evelyn, una ragazza senegalese che vive a Livorno, arriva quasi alla fine della serata, dopo le parole di Isoke. Pacate, ma forti e dolorose come una lama che incide la carne in profondità. Isoke Aikpitany è una scrittrice nigeriana. Sabato è stata ospite di un incontro promosso dall'assessore alle Politiche sociali Lia Burgalassi a sostegno di "Walking Africa deserves a Nobel", la campagna internazionale che si propone di assegnare il Nobel per la pace alle donne africane, di cui Isoke è testimonial. Così come è incaricata dal Parlamento europeo di rappresentare la lotta al traffico degli essere umani. I suoi libri e la sua vita sono infatti una testimonianza importante della forza delle donne africane. Ci sono anche quelle più fortunate nella sala della biblioteca. E sono tante. Vivono qui con il marito, lavorano e i figli vanno a scuola. Lei, Isoke, è arrivata in Italia nel 2000, a 21 anni, destinazione Torino. Come scrive nel suo primo libro, "Le ragazze di Benin City" (Melampo editore, scritto con la giornalista Laura Maragnani), doveva fare la commessa. Invece si è trovata catapultata in un incubo a prostituirsi per strada. «Ricordo la mia vergogna di stare lì, con dei vestiti assurdi. Ricordo l'attesa. Ricordo ancora la voce dei primi che mi hanno chiamato, e la mia voce che rispondeva no, no, no». Isoke racconta come è arrivata in Italia. E perché. Per scappare alla miseria, inseguendo un sogno. Un sogno che presto è diventato un incubo. Perché Isoke non era solo una prostituta, era una schiava. Costretta ad andare in strada ogni giorno per paura di essere ammazzata di botte, o violentata. Senza documenti, quindi clandestina, senza nessuno a cui rivolgersi. Isoke racconta anche di quando al suo arrivo in Europa, all'aeroporto di Heatrow a Londra, lei e le altre ragazze con cui viaggiava furono indirizzate a un passaggio di servizio, eludendo il controllo dei passaporti. «E l'uomo che ha aperto la porta ha preso una busta dalle mani di chi ci accompagnava». Lei aveva un documento falso. E nessuno l'ha controllata, neppure nel viaggio da Londra a Parigi, in pullman, né da Parigi a Torino, ancora in pullman. Ogni tanto Isoke si ferma, le trema la voce, negli occhi le scorre l'orrore del ricordo. Le violenze, le maman - cioè le donne anziane che fanno da carceriere, una specie di kapò - convincendo le ragazze a fare il loro "lavoro". Ma Isoke è riuscita a scappare da quell'inferno. «Mi è scattata la molla nel cervello», dice. Un no, un no lungo, prolungato. A rischio della sua stessa vita. I suoi aguzzini infatti l'hanno ridotta in fin di vita, è stata in coma tre giorni in ospedale. Ma ce l'ha fatta. E insieme al suo compagno, un giornalista italiano, ha aperto una casa d'accoglienza per ex prostitute, ex schiave. La casa di Isoke. E ha dato vita al progetto "Le ragazze di Benin City", un'associazione che serve a sostenere le ragazze che sono riuscite a liberarsi dalla tratta delle donne. Una tratta che miete centinaia di vittime ogni anno, solo nel nostro Paese. Isoke ricorda la ragazza ammazzata a Pontedera. «Ma sai quante ce ne sono? E di molte nessuno saprà mai niente». Perché sono clandestine, quindi non esistono. E tante vengono uccise già durante il viaggio dall'Africa. Eppure molte riescono a ribellarsi. «Non ho trovato aiuto nelle istituzioni - dice Isoke - eppure dovrebbero aiutarci ad uscire da quest'incubo». Un incubo testimoniato dalle storie di altre donne, che sono diventate l'argomento del suo secondo libro. Con la presentazione della segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso e un contributo di Roberto Saviano, lo scrittore in prima linea contro la criminalità organizzata. Perché la tratta delle donne è un grande, incredibile giro d'affari gestito dalle mafie, africane e occidentali. Ma, chiosa Isoke con la sua voce soffusa, non sono invincibili. Un ottimismo che non è un placebo. Ma un invito di nuovo pressante a fare qualcosa. Ad agire concretamente. Come? Aiutando le amiche di Evelyn, per esempio. Un'altra ragazza nigeriana, che ora vive a Marina, ce l'ha fatta. Quando lo racconta Claudia Franconi, dell'Arci, si commuove. O aprendo una casa per donne sole o con figli, vittime di violenza. Richiesta rilanciata da Samira Karoui, responsabile dello Sportello immigrati del Comune. Un progetto che sulla carta è già partito. I soldi ci sono, dice l'assessore Burgalassi, ora è la parte burocratica che deve mettersi in moto.
Sono stata una schiava del sesso
da: TU style-21 Giugno 11
21/06/2011

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Viaggio tra le ragazze di nessuno
da: Conquiste del Lavoro-16 Aprile 11
16/04/2011

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Io, merce sessuale
da: Saturno - Il Fatto Quotidiano-18 Marzo 11
18/03/2011

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500 storie di prostituzione
da: Videolina-5 Marzo 11
05/03/2011

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Schiave, nere e prostituite La tratta Africa-Italia
da: l'Unità on line-12 Giugno 11
12/06/2011
Chi di noi non le ha viste? Ai bordi delle strade, con reggiseni e tacchi a spillo. Ma dietro questi corpi, chi conosce le loro storie? Non libera prostituzione ma lavoro forzato, non scelta ma tratta. “Prostituite”, non prostitute; nigeriane ingannate, schiavizzate, gettate sui marciapiedi. Isoke Aikpitanyi, ex vittima della tratta e coautrice de “La ragazza di Benin City”, ha realizzato un’indagine nazionale sulla realtà sommersa delle ragazze nigeriane: debiti, reti mafiose e trafficanti che rendono quella riduzione in schiavitù possibile oggi in Italia. Dalle testimonianze dirette è nato questo bellissimo libro di denuncia 500 storie vere. Sulla tratta delle ragazze africane in Italia (Ediesse), con contributi di Roberto Saviano, dei musicisti Michael Nyman e David McAlmont, di ex clienti che oggi combattono la tratta nell’Associazione di Isoke. A Benin City, l’inferno comincia con la Tv, un vaso di Pandora che propaga il mito del paradiso europeo, colonizzando l'immaginario africano. Ragazze povere, con intere famiglie a loro carico, si fanno ingannare dalla promessa di soldi facili, quando non sono vendute direttamente da padri e parenti agli italos e alla mala nigeriana. Se alcune di loro “sanno”, la stragrande maggioranza crede invece che in Italia troverà un lavoro vero. Contraendo un debito tra i 40 e gli 80mila euro con i trafficanti, approdano nelle nostre città dopo viaggi via deserto, mare o aereo. All’arrivo, le aspettano le “maman”, un nome ingannevole per indicare vere e proprie magnaccia al femminile: donne che sfruttano il corpo di altre donne. Confiscano loro il passaporto e le buttano per strada. La logica schiacciante del debito, le ramificazioni allargate del controllo delle “schiave” e l’omertà di comunità e associazioni nigeriane fanno il resto. Persino le chiese “nere” sono complici! Quando non diretti capi banda, i pastori sono corrotti; attraverso la strumentalizzazione delle tradizioni e del voodoo, tengono quelle bambine soggiogate. Minacce, ritorsioni e terribili punizioni, spesso mortali, sono il deterrente finale. Le nigeriane sono terrorizzate all’idea di ribellarsi. Non si sfugge al mercato. Per saldare il loro terribile debito, sempre in aumento, sono costrette a sottoporsi ad almeno 3000 prestazioni sessuali (una singola prestazione standard in macchina costa 25 euro). In un vissuto quotidiano fatto di violenze e di insulti come “negra”, “adesso ti sistemo io”, “così impari”… italiani perbene, veri stupratori a pagamento. Sul corpo della donna debole, nera e diversa, lo sfogo di tutte le patologie e devianze sessuali, del bestiale connubio tra maschilismo e razzismo. E giù botte, sevizie, torture; la sola lettura di quelle pagine è mostruosa. Lo stupro è una costante, nel “mestiere”: non c’è una ragazza che non ne abbia subito uno, ma gli stupri (anche di gruppo) non vengono denunciati e restano impuniti. Come riassume Isoke, con un paradosso: “Ogni africana stuprata è un’italiana salvata”. La loro pelle mostra lividi e tagli, segni di cinghiate e bruciature di sigaretta; racconta di uteri perforati e aborti artigianali (il 50% di loro ha abortito almeno una volta in casa), in assenza di cura perché, per paura del rimpatrio, al pronto soccorso ci finiscono solo se mezze morte. Ferite clandestine, sommerse. Ma quelle più profonde, sono le cicatrici della mente. Come racconta Angela, “finiamo per ammalarci nella testa”. E anche quelle che riescono a uscirne hanno poi enormi difficoltà nel tornare a vivere la sessualità come piacere e gioco, in relazioni stabili. La devastazione subita si aggiunge agli effetti delle mutilazioni sessuali dell’infanzia e al dramma, che si verifica spesso, di aver dovuto abbandonare i propri bambini in Nigeria o in Italia. Ci vuole coraggio, tanto, per sfidare il racket e osare la denuncia. Allora, sono storie di vera ribellione. Come quella di Isoke, ridotta in coma da una spedizione punitiva. O quella di Erabor che, per aver denunciato i suoi aguzzini, è stata massacrata, letteralmente “scalpata”. Altre, solo per aver detto di no, ci hanno rimesso la pelle: i loro cadaveri abbandonati in periferie e discariche. Ogni anno decine di donne (200 nell'ultimo biennio) scompaiono; ma queste nere clandestine non trovano nemmeno un posto nelle prime pagine dei quotidiani. Eppure, sono sempre più numerose le ragazze che, grazie a Isoke, al suo libro e all’Associazione vittime ed ex vittime della tratta, trovano vie d’uscita. Cresce la percezione che lo sfruttamento dei riti voodoo è una mafiosa bugia, che le maman sono delinquenti e trafficanti di esseri umani da mandare in galera, e che, con denunce e un percorso in case associative, ci si può infine liberare. Arrivando a conquistare e difendere quei “diritti che gli italiani non vogliono più difendere”, come scrive Saviano. Le immigrate ex schiave, sono oggi soggetti attivi, conoscono le soluzioni ai loro problemi e possono offrire un reale sostegno alle vittime, un aiuto a volte più efficace delle associazioni italiane e servizi sociali, che permettono magari l'uscita dalla clandestinità, ma non dai meccanismi della tratta. Intanto, un’alternativa concreta è il lavoro di sensibilizzazione e di autocoscienza dei clienti, anello fondamentale della catena di consumo/sfruttamento, che potrebbero portare subito a dimezzare le vittime, che in Italia oggi sono circa almeno 20.000 e di età sempre più giovane. Che gli uomini leggano questo libro. Che lo leggano tutti.
La tratta di casa nostra
da: Rassegna Sindacale-1 Giugno 11
01/06/2011

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Ben 500 storie vere di drammi raccontate da una vittima
da: Quotidiano di Sicilia-30 Aprile 11
30/04/2011

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