15 anni dopo: pubblico è meglio
Indagine sulla trasformazione dei servizi pubblici, del lavoro e della partecipazione democratica
Pubb. : Marzo 2007
276 pag
ISBN: 88-230-1172-4
Collana: Nuovo municipio
Descrizione
«Privato è bello» è stato l’indiscutibile postulato che ha determinato le scelte in materia di gestione dei servizi pubblici negli ultimi quindici anni. Ancora oggi il vento delle liberalizzazioni soffia forte nel nostro paese. E tuttavia nessuno dei fautori della «mano invisibile del mercato» si è finora posto il problema di verificare i risultati raggiunti da due decenni di politiche di liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali. Hanno voluto farlo con questa approfondita ricerca organizzazioni diverse fra loro - Arci, Associazione Rete Nuovo Municipio, Attac Italia e Funzione Pubblica Cgil - esaminando le trasformazioni avvenute in cinque importanti regioni italiane (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia) e conducendo un’inchiesta sociale che ha coinvolto 8.000 lavoratori dei servizi pubblici e circa 300 associazioni di rilevanza nazionale e territoriale. I risultati di questo studio evidenziano le criticità delle politiche neoliberiste e rilanciano la necessità di un ampio dibattito su cosa significhino oggi i beni comuni, sui fallimenti del mercato e sulla necessità di una rivisitazione del «pubblico», da ripensare attraverso la partecipazione diretta dei lavoratori e dei cittadini. Un lavoro che reintroduce il metodo dell’inchiesta sociale e uno strumento per chi continua a operare perché un altro mondo sia possibile.
Rassegna:
Sanità, per lavoratori e utenti peggiorata in 5 anni -studio
da: Reuters-10 Gennaio 07
10/01/2007
La maggior parte dei lavoratori delle aziende pubbliche e delle associazioni degli utenti ritengono che la qualità dei servizi sanitari sia peggiorata negli ultimi cinque anni, spesso a causa delle strategie aziendali e delle privatizzazioni. Lo dice un libro-inchiesta sul servizio pubblico presentato oggi dalla Cgil e dall'Arci. Per il 55% delle associazioni e per il 46,8% dei lavoratori la qualità dei servizi in Sanità è peggiorata negli ultimi cinque anni. Il 23,3% delle associazioni dice che è rimasta invece la stessa, contro il 43% dei lavoratori, indica una delle tabelle riportate nel volume "15 anni dopo: pubblico è meglio", edito da Ediesse, e promosso anche da Rete Nuovo Municipio e Attac. Quali sono le cause del peggioramento? Per il 35% dei gruppi di cittadini e utenti hanno inciso le strategie aziendali, mentre per il 33,3% ha contato l'esternalizzazione di certi servizi. Non molto dissimili sono state le risposte dei lavoratori: il 40,2% critica la strategia delle aziende, il 23% le privatizzazioni. In generale, però, per il 48,9% delle associazioni interpellate rimane comunque sufficiente, mentre per l'8,9% è buono. Il 42,2% dice invece che è mediocre. L'inchiesta ha coinvolto tra il novembre 2005 e il luglio 2006 quasi 8.000 lavoratori e oltre 280 associazioni in cinque tra le più grandi regioni italiane: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia. Sotto esame cinque aree di servizi: enti locali, sanità, igiene ambientale, acqua e trasporti. E proprio al trasporto pubblico va la maglia nera, dato che per il 66,7% delle associazioni intervistate il servizio è mediocre. L'acqua, invece, con la sanità, è il settore la cui qualità è peggiorata di più nell'ultimo quinquennio, dice la ricerca. Dallo studio, poi, emerge che secondo i lavoratori negli ultimi anni il servizio pubblico ha fatto in tutti i settori un massiccio ricorso alle esternalizzazioni, l'occupazione precaria e atipica è aumentata a scapito di quella stabile e che la qualità dei servizi è peggiorata.
In rigorosa difesa dei beni comuni
da: il Manifesto-1 Marzo 07
01/03/2007

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Fp Cgil, conseguenze negative su occupazione da privatizzazioni. Presentata indagine su qualita' lavoro nei servizi pubblici
da: Adnkronos/Labitalia-10 Gennaio 07
10/01/2007
La privatizzazione e l'esternalizzazione dei servizi pubblici di questi ultimi anni hanno portato ''un serio peggioramento sia della situazione occupazionale e della qualita' del lavoro sia del servizio erogato''. A sostenere la tesi, Arci, Associazione Rete Nuovo Municipio, Attac Italia e Funzione Pubblica Cgil, che pubblicano in un volume, presentato oggi a Roma ('15 anni dopo: pubblico e' meglio, Ediesse edizioni), un'indagine sulla trasformazione dei servizi pubblici, del lavoro e della partecipazione democratica. La ricerca e' stata condotta attraverso due questionari somministrati a circa 8.000 lavoratori del pubblico impiego e a 285 associazioni di cittadini e utenti. Dall'indagine emerge un quadro che descrive una realta' in cui, negli ultimi 5 anni, i processi di esternalizzazione sono avanzati 'in modo significativo' in tutti i settori presi in considerazione. Le risposte affermative espresse in proposito dai lavoratori non lasciano dubbi e variano dall'83,8% del settore acqua al 71,1% degli enti pubblici, passando per l'81% dei trasporti, il 78,2% della sanita' e il 74,6% dell'igiene ambientale. Riguardo, poi, alle conseguenze sull'occupazione, si va da un giudizio negativo del 67,9% del settore acqua al 50% della sanita'. Negativo anche per un 64,7% dei trasporti, per un 63,6% dell'igiene ambientale e per un 50,8% degli enti locali. Solo il 13,3% delle risposte provenienti dal comparto trasporti giudica positivi per l'occupazione i processi di privatizzazione e la percentuale si mantiene bassa anche negli altri settori (10,4% acqua, 16% sanita', 21,2% igiene ambientale, 20,7% enti locali). Altro elemento critico evidenziato dall'indagine e' il giudizio sulle conseguenze delle esternalizzazioni sui diritti dei lavoratori. 'Ricadute negative' e' la risposta del 75,5% dei lavoratori del settore trasporti e la stessa interessa il 74,7% del settore acqua, il 68,1% dell'igiene ambientale, il 62,7% della sanita' e il 60,4% degli enti locali. Ne' va meglio per la qualita' del servizio, che risulta peggiorata, dopo l'esternalizzazione, per il 75,5% delle risposte del comparto acqua, per il 74,3% dei trasporti, per il 72,2% dell'igiene ambientale, per il 65% della sanita' e per il 56,7% degli enti locali. Riguardo ai fattori che piu' hanno inciso sul cambiamento del servizio, dalle risposte date dai lavoratori emerge che il peggioramento e' stato determinato in prima istanza dalle scelte di strategie aziendale (dal 38% al 40% per tutti i comparti). Ma hanno giocato un ruolo negativo anche le scelte sull'occupazione e l'esternalizzazione dei servizi (dal 20% al 25% nei vari settori). Sulla stessa linea le risposte date dalle associazioni di cittadini, che, pero', al posto delle scelte sull'occupazione, inseriscono fra gli elementi negativi le scelte di carattere tariffario. L'indagine (curata da Cinzia Arruzza e Corrado Oddi) propone anche un'analisi territoriale delle conseguenze delle esternalizzazioni. Il maggior numero di giudizi negativi si ritrova, infatti, nelle regioni a maggiore diffusione dei processi di affidamento all'esterno dei servizi (Lombardia, Emilia Romagna, ma anche Toscana per alcuni settori), mentre in Lazio e in Sicilia presentano un profilo piu' attenuato.
Privatizzazioni, dopo 15 anni il bilancio è fallimentare
da: il Manifesto-11 Gennaio 07
11/01/2007

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Servizi pubblici, sindacati e associazioni propongono verifiche di qualità
da: l'Unità on line-10 Gennaio 07
10/01/2007
Pubblico o privato? La scelta sulla gestione dei servizi, dalla sanità ai trasporti, dall´energia ai rifiuti, è ancora attanagliata nella morsa tra chi sostiene l´intoccabile gestione statale dei beni pubblici e chi si inchina senza dubbi al mito del «privato è bello». A dare nuovo fiato alla polemica tra le due fazioni arrivano, finalmente, dei dati. Sono quelli contenuti nella ricerca voluta da Arci, Rete Nuovo Municipio, Attac Italia e dal dipartimento Funzione Pubblica della Cgil, presentata mercoledì a Roma. E a quindici anni dall´inizio delle privatizzazioni in Italia, in attesa del nuovo piano di liberalizzazioni che il governo Prodi ha in cantiere, l´indagine sulla trasformazione dei servizi pubblici ha una sola obiezione: «Pubblico è meglio». Per i nullafacenti dell´impiego statale come li chiama la recente denuncia di Pietro Ichino, viene individuato un tallone d'Achille: la verifica di qualità affidata agli utenti, un'ipotesi che circola anche nei corridoi di Palazzo Chigi e che, a quanto pare, non dispiace neppure a sindacati e associazioni. Perché i dati che emergono dalla ricerca – abbassamento della qualità del servizio, peggioramento delle condizioni di lavoro, diminuzione del coinvolgimento dei cittadini nelle scelte delle aziende – vedono una consonanza di opinioni tra lavoratori e cittadini, tra chi produce e chi consuma, per intenderci. Non si tratterebbe quindi della difesa di interessi particolari, ma di una reale discesa verso il basso dei servizi offerti. Secondo i giudizi raccolti tra i lavoratori degli Enti locali e le associazioni di cittadini attive sul territorio, la legge della concorrenza e del conseguente abbassamento dei prezzi, nella gestione dei beni comuni non ha funzionato: il 53% delle associazioni, tra cui ricordiamo Acli, Adiconsum, Codacons, Federconsumatori, ritiene che le "esternalizzazioni" - cioè la cessione a aziende esterne di parte del lavoro - abbiano influito in maniera negativa sulla qualità dei servizi offerti, in particolare in campo sanitario. Mentre il 60% dei lavoratori del servizio pubblico afferma che l´appalto dei servizi pubblici ai privati non solo ha peggiorato la qualità delle prestazioni, ma ha anche avuto ripercussioni negative sui loro diritti e sulla loro condizione lavorativa. Ed è proprio qui che si incaglia il ragionamento sulle possibili soluzioni. Se da un lato è evidente la necessità di una riforma della macchina statale, dall´altro è altrettanto chiaro che il cammino verso l´efficienza non può calpestare i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi. Una possibile via d´uscita, la indica Carlo Podda, segretario generale della Cgil-Funzione Pubblica: «Non si capisce – ironizza Podda – perché se la Fiat va bene è merito della genialità di Marchionne, mentre se i servizi pubblici vanno male è colpa dei dipendenti fannulloni. In vista del rinnovo dei contratti per il 2007 – propone il responsabile sindacale – sono disposto a introdurre un premio di produttività, a partire dai manager e dai dirigenti, su giudizio dei cittadini». La partita, dunque, passa nelle mani delle persone che hanno voglia di partecipare attivamente alla cosa pubblica: «Oggi – aggiunge il presidente dell´Arci Paolo Beni – ci sono le condizioni per rimettere al centro l´interesse generale della collettività senza rituffarsi nello statalismo». Un esperimento è quello della Rete Nuovo Municipio un´associazione che riunisce singoli cittadini, movimenti ed amministratori locali "sensibili" all´idea che il coinvolgimento degli utenti sia il primo passo per il buon funzionamento dei servizi pubblici: «Serve partecipazione pubblica nei consigli di amministrazione delle aziende – spiega Marco Gelmini, vicepresidente della Rete e membro del cda dell´Atac, l´azienda di trasporto pubblico di Roma – bisogna costruire comitati di sorveglianza, urge trasparenza e informazione». Intanto, per chi volesse dare il proprio contributo, c´è già un primo appuntamento: sabato 13 gennaio parte la campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell´acqua, il bene comune che in Italia ormai è gestito per l´80% da aziende private.
Servizi pubblici, un osservatorio sugli effetti delle liberalizzazioni
da: Liberazione-1 Marzo 07
01/03/2007

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Esternalizzazioni e privatizzazioni: il giudizio dei lavoratori e dei cittadini
da: Rassegna Sindacale-21 Febbraio 07
21/02/2007

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Privatizzare stanca
da: Carta-15 Dicembre 06
15/12/2006

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