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Un New Deal per l’Europa. Rilanciare le infrastrutture sociali
La grande pressione esercitata dalla recente crisi e dalle nuove sfide del XXI secolo richiede un ampliamento e un ammodernamento delle politiche sociali su molti livelli. Le infrastrutture sociali sono fondamentali per il nostro futuro perché plasmano la natura della nostra società e rendono possibili servizi sociali e investimenti in capitale umano. L’articolo evidenzia la necessità di rilanciare le infrastrutture sociali in Europa e come le riforme dei sistemi di protezione sociale europei, in particolare sanità, cura degli anziani e dei minori, istruzione, edilizia sociale, dovrebbero diventare i pilastri per affrontare le grandi trasformazioni che attendono l’Europa di domani. Ciò in virtù del fatto che infrastrutture sociali di alta qualità offrono benefici ai singoli cittadini ed alla collettività con ricadute positive sulla società e sull’attività economica aumentando la coesione sociale, l’occupazione e la crescita economica. Infine, vengono fatte alcune proposte innovative su come finanziarle, tra le quali la creazione di un nuovo Fondo europeo per le infrastrutture sociali che si finanzia tramite l’emissione di Euro Social Bond.
Il welfare, la casa, l’abitare: lo scenario nazionale. Nota introduttiva
La storia recente e recentissima dimostra come il welfare italiano stia raffinando sempre più il proprio «modello» basato su trasferimenti monetari e agevolazioni fiscali. Continuano a non crescere, anzi a diminuire, le risorse destinate ai grandi sistemi universalistici di servizi, dalla sanità all’istruzione, mentre si susseguono misure volte a migliorare le condizioni dei pensionati, a prevedere possibili uscite dal mercato del lavoro anticipate rispetto ai limiti di legge, a fornire sussidi economici per contrastare le povertà – anche se in quest’ultimo caso il Reddito di inclusione (Rei) si appoggia su una rete di servizi volta a promuovere l’autonomia dei beneficiari. Allo stesso tempo tramite i meccanismi di detassazione previsti nelle ultime leggi di stabilità si incentiva con forza il cosiddetto «welfare aziendale»; si spingono cioè le imprese a trasformarsi in «mini welfare state», fornendo ai propri dipendenti tutele pensionistiche e sanitarie aggiuntive rispetto al sistema pubblico, così come servizi alla persona poco o punto reperibili nei territori.  Welfare «occupazionale» sempre più diffuso, a partire dai contratti nazionali di categoria, e welfare «fiscale», misurato da un volume crescente di tax expenditures, si rivelano ormai come percorsi assai affollati, destinati a coinvolgere numeri importanti di cittadini e imprese. Accanto alle caratteristiche dell’evasione fiscale, che da anni sottrae annualmente alle casse dello Stato oltre 100 miliardi, occorre infatti non passare sotto silenzio quanto lo Stato italiano rinuncia ad incassare per promuovere scenari ritenuti meritevoli di attenzione: le tax expenditures collegate al welfare, da sole, arriverebbero, secondo stime assai recenti, a raggiungere i 47 miliardi nel 2017 (Pavolini e Ascoli, 2019).  Fra le agevolazioni fiscali più significative occorre menzionare proprio il comparto della casa: gli interventi in quel campo, qualora adottassimo la definizione più ampia di welfare fiscale proposta dal Ministero delle Finanze nel 2011, rappresenterebbero la seconda macro-voce più importante (25% nel 2017, con un peso relativo tuttavia in diminuzione rispetto al 2010-11).  […leggi la versione integrale]
Generazioni: dal conflitto alla sostenibilità
I rapporti intergenerazionali odierni e la questione pensionistica, che di quei rapporti è un pilastro importante, sono stati fortemente condizionati dalle scelte politico sociali del passato. Che queste scelte siano state da sempre in Italia condizionate da una visione dei legami familiari come realtà intangibile a interventi esterni è un dato, da cui é derivata una serie di effetti perversi che hanno contribuito a fiaccare la forza di quei legami: declino della fecondità, accelerazione dello squilibrio demografico, ostacolo alla partecipazione femminile al mercato del lavoro, atrofia dei servizi, delega delle funzioni di cura a figure surrogate (donne immigrate), allungamento della permanenza dei giovani nella famiglia d’origine, freno alla mobilità e quant’altro possa ricondursi a questa forzata «familizzazione» della domanda sociale. Familismo e «pensionismo» procedono in effetti in parallelo nella storia del nostro Welfare. [...]
Generazioni. Nota introduttiva
Uno dei temi ricorrenti – e solitamente assunti come scontati – nel dibattito pubblico, soprattutto in Italia, è quello del «conflitto fra generazioni». Si ritiene, in altri termini, che le opportunità che hanno ad oggi le generazioni più giovani, nel mercato del lavoro e nel loro corso di vita, siano condizionate, e generalmente peggiorate, dalle (troppe) opportunità concesse alle generazioni più anziane da un sistema di welfare troppo generoso e da un mercato del lavoro che in passato funzionava bene (anche perché non doveva subire il fardello del costo del welfare state). Questa sezione monografica della Rivista delle Politiche Sociali si occupa di «generazioni», soprattutto con riferimento al caso italiano, ma seguendo un’ottica del tutto antitetica rispetto a quella, purtroppo maggioritaria, che, semplicisticamente, imputa il progressivo impoverimento (in senso relativo) delle opportunità dei giovani nei redditi e nel mercato del lavoro alle troppe risorse che sono appropriate dagli avidi anziani. […]
Rps 4 2017_Le nuove migrazioni intra-europee nelle trasformazioni del mercato del lavoro_Sanguinetti_free text.pdf
Rps 4 2017_La mobilità degli studenti Erasmus_Cocorullo e Pisacane_free text.pdf
Rps 4 2017_La nuova emigrazione italiana. Nota introduttiva_Boffo e Pugliese_free text.pdf
Rps 1 2018_Le interruzioni lavorative delle donne migranti in transizione alla genitorialità in Italia_Santero e Solera_free text.pdf
Rps 1 2018_Tra famiglia e lavoro quattro sistemi a confronto_Migliavacca e Naldini_free text.pdf
osservatorio_europa_3_12.pdf
osservatorio_europa_2_12.pdf
osservatorio_europa_1_12.pdf
osservatorio_europa_4-2011pdf.pdf
osservatorio_europa_3-2011pdf.pdf
osservatorio_europa_2-2011pdf.pdf
osservatorio_europa_1-2011pdf.pdf
Rps 2 2016_Figli dell’immigrazione a scuola_Barberis_free text.pdf
RPS 2 2016_Una scuola in affanno_Ascoli_Pavolini_free text.pdf
Rps 1 2016_Welfare aziendale o contrattuale_Martini_free text.pdf
Rps 1 2016_Le metapolitiche per la città_De Nardis e Alteri_free text.pdf
Rps 1 2016_Tra innovazione e nuova rappresentanza_Bonini Lembo_free text.pdf
Rps 1 2016_Politiche, crisi e socialità_Alietti_free text.pdf
Rps 1 2016_Le aree militari nelle città italiane patrimonio_Artioli_free text.pdf
osservatorio_europa_4_12.pdf
Rps 3 4 2016_Pensioni al nodo equità_Jessoula_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Pensioni_Geroldi_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Relazioni industriali e politiche economiche_Sanna_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Tagli agli enti locali e servizi sociali_Marano_free text.pdf
RPS 3-4 2016_Le tante facce della disuguaglianza economica. Nota introduttiva_Granaglia e Raitano_free text.pdf
Rps 2 2016_Le politiche educative in Italia_Ciarini e Gaincola_free text.pdf
Rps 2 2016_La sanità pubblica_Dirindin_free text.pdf
Rps 2 2016_Universalità del sistema sanitario e invecchiamento demografico_Giannelli_free text.pdf
Rps 2 2016_Classe sociale di origine e abbandoni universitari in Italia_Ghignoni_free text.pdf
Rps 2 2017_Welfare occupazionale_le sfide oltre le promesse_Una introduzione_.Jessolua_Free Text.pdf
Rps 1 2017_Politiche abitative pubbliche e welfare locale_Moretti_free text.pdf
Rps 1 2017_Politiche sociali e servizio sociale di comunità_Allegri_free text.pdf
Rps 1 2017_Servizio sociale e generatività_Gui_free text.pdf
Rps 1 2017_Il servizio sociale di fronte alle politiche neoliberiste e al managerialismo_Dellavalle_Cellini_free text.pdf
Rps 1 2017_Gli assistenti sociali di fronte alle trasformazioni delle politiche sociali_Sicora_free text.pdf
Rps 1 2017_Servizio sociale e welfare in Italia_Ascoli e Sicora_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Riforma sistema imposte_Di Nicola e Paladini_free text.pdf
Rps 3 2017_Spunti di riflessionesu imposte, spesa e futuro del welfare_Turati_free text.pdf
Rps 3 2017_Riformare diritti sociali iniqui_Arlotti, Parma, Ranci_free text.pdf
Rps 3 2017_Reddito minimo nel Sud Europa_Natili_free text.pdf
Il futuro dei diritti sociali in Europa: investimenti, attori e nuove politiche per un (diverso) modello sociale europeo. Nota introduttiva
Le asimmetrie crescenti interne all’Europa stanno ponendo una seria minaccia al futuro del modello sociale europeo. Dati gli stretti vincoli di bilancio che si impongono sulle agende nazionali, il rischio che si intravede è l’affermarsi di una forte divaricazione tra paesi che, nonostante il consolidamento fiscale, mantengono uno spazio di manovra per investire risorse in risposta ai bisogni sociali vecchi e nuovi e paesi che, in condizioni di bilancio più critiche, non hanno alternative al mero taglio della spesa sociale. In questo quadro i processi di ricalibratura su cui negli anni precedenti alla crisi era emersa una prospettiva di convergenza, almeno sul piano degli obiettivi, appaiono fortemente indeboliti e con essi anche quell’agenda di riforme, codificata nell’approccio dell’investimento sociale (Esping-Andersen, 2002; Vandenbroucke, Hemerijck e Palier, 2011; Bonoli, 2012; Morel, Palier e Palme, 2012; Ascoli, Ranci e Sgritta, 2016; Hemerijck, 2013, 2017), che era stato ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni europee. Come hanno scritto Ascoli, Ranci e Sgritta (2016), nonostante il cambio di passo invocato da più parti, le politiche sociali e il welfare sono sempre più concepiti come un costo da rendere compatibile con i tassi di crescita dell’economia, non certo come un investimento. […]
A due anni dal rapporto sull’Equità di salute in Italia: percorsi e prospettive
La popolazione italiana in media sta abbastanza bene: meglio rispetto al passato e spesso anche rispetto a chi vive nel resto d’Europa. Ma viviamo in una società stratificata, dove le persone più ricche stanno meglio, si ammalano di meno e vivono più a lungo. Queste differenze sono socialmente determinate e, come ormai assodato da tempo, almeno in parte modificabili ed evitabili. Per questo è rilevante l’indirizzo assunto dalla Commissione europea nel 2009, con la Comunicazione Solidarietà in materia di salute: riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell’Ue, approvata nei mesi successivi dalle principali istituzioni comunitarie. […]
Rps 2 2017_Associazioni datoriali nelle politiche di welfare_Razetti_free text.pdf
Rps 2 2017_Il welfare aziendale e la sanità complementare_Granaglia_free text.pdf
Rps 2 2017_Associazioni datoriali nelle politiche di welfare_Pavolini e Seeleib-Kaiser_free text.pdf
Rps 2 2017_Sindacato, sindacati e la sfida del welfa-re contrattuale_Colombo_free text.pdf
La nuova emigrazione italiana. Nota introduttiva
È ormai noto che da anni c’è una ripresa dell’emigrazione degli italiani all’estero, che si è manifestata in maniera particolarmente evidente a partire dagli anni della crisi e della recessione, ma era già iniziata in maniera silenziosa, con alti e bassi, a partire dai primi anni del secolo. Tuttavia, attenzione e soprattutto comprensione del fenomeno, a partire dalla sua effettiva portata, sono ancora molto modeste. Si tratta di una emigrazione che in larga misura è frutto della crisi e della recessione, ma la portata e gli aspetti che la caratterizzano sembrano giustificare la tesi di un vero e proprio nuovo ciclo nella emigrazione italiana. […]
Divari sociali e mercato del lavoro: un approccio «macro-micro» e «micro-macro»
Il pieno sviluppo dei servizi sociali e socio-sanitari è parte integrante degli obiettivi posti alla base dell’agenda sociale europea e dell’approccio del social investment. Al pari della formazione continua, delle politiche attive del lavoro e degli investimenti in ricerca e sviluppo, questi servizi hanno una rilevanza strategica nell’approccio europeo, sia per rispondere ai nuovi rischi sociali, sia per il sostegno indiretto al mercato del lavoro. Un pieno sviluppo dei servizi favorisce tuttavia non solo l’inserimento nel mercato del lavoro ma anche la creazione diretta di nuovi impieghi nel sociale. [...]