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Penalizzazione delle giovani generazioni e difficile realizzazione dei diritti sociali di cittadinanza. Nota introduttiva
1. La penalizzazione delle giovani generazioni
Non v’è dubbio come la fase che stanno attraversando le società post-industriali e i sentieri di sviluppo indotti dai processi di globalizzazione abbiano prodotto in pressoché tutte le cosiddette affluent societies una crescita non trascurabile delle disuguaglianze sociali, un processo di marginalizzazione di gruppi sociali significativi e una tendenziale esclusione dai sistemi economici e dai sistemi pubblici di welfare di quote di popolazione non irrilevanti.
Logoramento dei legami sociali, sistemi di welfare e solidarietà di base
Come definire i legami sociali, e in quali condizioni questi legami possono logorarsi? Solidarietà, valori e regole condivise, lo stare insieme e riconoscersi come membri della stessa comunità tengono unita la società e danno modo alle istituzioni di svolgere la loro funzione, ai cittadini di apprendere diritti e doveri. Per un complesso di motivi, le relazioni interpersonali possono logorarsi o collassare. Una causa frequente è l’aumento delle diseguaglianze.
Pratiche partecipative e relazioni solidali nel sostegno a distanza: il «posto della comunicazione»
Il saggio si inserisce nell’ambito di una ricerca sulla valutazione delle pratiche partecipative e delle attività di engagement dei sostenitori del servizio di sostegno a distanza (SaD) nell’Associazione Famiglie Nuove (AFN) Onlus. L’obiettivo del saggio è quello di illustrare i risultati principali della ricerca, focalizzando l’attenzione sul «posto della comunicazione» nel processo di promozione e diffusione della cultura etico-valoriale del SaD di AFN Onlus.
Sistemi di decisione algoritmica e disuguaglianze sociali: le evidenze della ricerca, il ruolo della politica
Aziende e pubbliche amministrazioni usano con sempre più frequenza algoritmi per prendere decisioni sulle vite di clienti, utenti, cittadini e pazienti. Numerosi studi hanno dimostrato che i sistemi di decisione automatizzata possono talvolta generare, e molto spesso amplificare, disuguaglianze sociali (Eubanks, 2017; Noble, 2018; O’Neil, 2017).
Così vicini, così lontani. I servizi specialistici di supporto alle donne vittime di violenza e i programmi rivolti ai maltrattanti
In Italia, il campo dell’antiviolenza si è costituito a partire dalla mobilitazione delle associazioni di donne e femministe che, sul finire degli anni ottanta, hanno dato vita ai primi centri antiviolenza e alle case rifugio. Oltre ad articolare un frame teorico e una metodologia di intervento specifici per il supporto delle donne sopravvissute alla violenza, questi attori hanno svolto un ruolo propulsivo nell’interazione coi decisori politici per la definizione di politiche di contrasto al fenomeno.
Il monitoraggio degli interventi contro la violenza sulle donne: nodi critici e proposte
La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica dell’11 maggio 2011, ratificata dall’Italia con legge n. 77/2013, prevede la designazione di uno o più organismi per il coordinamento, l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche e delle misure destinate a prevenire e contrastare ogni forma di violenza.
Violenza contro le donne: il ruolo del Progetto ViVa nel contesto delle politiche in Italia
Le politiche a contrasto della violenza maschile contro le donne richiedono un approccio di genere, capace di riconoscere le radici socioculturali del fenomeno e di comprendere nel complesso le conseguenze e i costi che la violenza comporta non solo sulle vite delle donne – e dei loro figli/e – che la subiscono, ma anche sulla società. Tale approccio permette una pianificazione di strumenti di intervento e contrasto innovativi e multidimensionali. Pertanto, tali politiche debbono essere capaci di pianificare interventi trasversali e al contempo personalizzati, che si compongono di misure di tipo sociale, socio-sanitario, educativo, abitativo, per il lavoro e la sicurezza, per le pari opportunità e i diritti di cittadinanza.
Rilanciare il legame sociale attraverso pratiche di condivisione abitativa
L’aspirazione alla condivisione coinvolge modi dell’abitare alternativi al modello di concezione razionalista pensato per la famiglia nucleare. Negli ultimi anni si sono sviluppate forme di utilizzo del bene casa e delle funzioni ad esso connesse che scardinano l’impianto «un nucleo-un alloggio». La condivisione abitativa è il frutto di almeno un doppio ordine di motivi. Il primo rimanda alla diffusione di una maggiore sensibilità ai bisogni di interconnessione: tra le ragioni che portano le persone a sperimentare modalità di coabitazione o di co-residenza, c’è il bisogno di cooperare ma anche il desiderio di sviluppare pratiche fiduciarie rafforzando i legami sociali. Il secondo ordine di motivi è composito.
Trasmissione delle disuguaglianze e persistenza nella condizione Neet
Nell’ultimo decennio la questione dei giovani Not in Education, Employment or Training (Neet) si è imposta all’attenzione pubblica italiana, vista la portata assunta dal fenomeno nel Paese. La letteratura ha mostrato come l’origine sociale guidi le scelte scolastiche, incida sul rendimento dell’istruzione e orienti la transizione dalla scuola al lavoro. Mentre la rilevanza di molteplici caratteristiche ascritte in relazione alla condizione Neet è stata costantemente valorizzata negli studi empirici in ambito europeo, nel nostro paese il fenomeno è stato spesso affrontato nei termini di una questione generazionale, dato anche il peculiare modello italiano di transizione all’età adulta, offuscando così il ruolo giocato dalla posizione dei giovani nella stratificazione sociale.
Giovani italiani: autonomamente dipendenti e debolmente inclusi
A fronte della centralità assunta negli ultimi decenni dalle trasformazioni del mercato del lavoro rispetto all’incremento delle disuguaglianze e all’acuirsi della polarizzazione sociale, l’articolo propone alcune linee di riflessione sulle ricadute sociali della precarietà lavorativa focalizzando l’attenzione sui giovani, in particolare sulle loro condizioni economiche e sulle forme della loro inclusione. La dimensione economica dell’autonomia è poco esplorata in letteratura, dove più spesso si ricorre a concetti che indicano un rapporto in negativo con le risorse economiche, quali deprivazione, povertà, o vulnerabilità finanziaria. Nel presente lavoro vengono privilegiati i risvolti soggettivi, i vissuti e le rappresentazioni dell’autonomia.
La solidarietà contro l’esclusione. Il caso del «Comitato di quartiere Quarticciolo» a Roma
La questione abitativa può essere analizzata da diverse prospettive, perché molteplici sono le forme con cui si manifesta. In Italia, come negli altri paesi dell’Europa mediterranea, gli interventi relativi alla casa rappresentano un ambito residuale delle politiche sociali. Insieme alla Grecia, al Portogallo e alla Spagna, il nostro paese si trova agli ultimi posti per quanto riguarda la quantità di euro spesa per abitante (9,6 euro per politiche abitative e circa 70 euro per housing ed esclusione sociale) e per la percentuale di spesa per la casa sul totale della spesa sociale (meno dell’1%).
Una lettura delle trasformazioni della solidarietà organizzata
La ricerca sociale è chiamata ad interrogarsi costantemente sulla coesione delle società e a monitorare i cambiamenti che interessano i suoi principali attori. Questo obiettivo acquista maggiore significato nella fase storica che viviamo, contraddistinta da un indebolimento del welfare, una riduzione della fiducia dei cittadini verso le istituzioni, un aumento delle disuguaglianze sociali, della povertà e dei rischi sociali.
Movimenti di tutela ambientale dal basso: un focus sulla città di Roma
Negli ultimi anni il tema della tutela ambientale è stato sempre più al centro nel dibattito politico nazionale ed internazionale. Esistono oggigiorno regolamentazioni ben precise, volte a fronteggiare i cambiamenti climatici in atto, in un’ottica di trasformazione dei sistemi di produzione dell’energia, di salvaguardia del territorio e di sensibilizzazione della popolazione. È proprio in questo contesto che si sta osservando un crescente sviluppo spontaneo di movimenti impegnati nella cura e protezione dell’ambiente a livello locale: si tratta di associazioni e di comitati di quartiere sempre più attivi e sensibili a questa tematica.
Costruire i legami sociali attraverso l’attivismo civico. Roma, la città che resiste
La crisi del dispositivo della cittadinanza, in corso da alcune decadi, è indiscutibilmente connessa all’indebolimento dei legami sociali che si registra da tempo con preoccupazione, e ne costituisce anzi un fattore rilevante.
Introduzione. Cambiano le famiglie, cambiano le istituzioni?
Mai come nel nuovo millennio la questione di che cosa sia la famiglia, di chi possa accedervi, chi debba regolarla, a che cosa e a chi «serva» è entrata nel dibattito pubblico, sollecitando modifiche sia nel diritto che nelle politiche sociali, interrogando le istituzioni e chi all’interno di esse si interfaccia quotidianamente con le famiglie, in primo luogo operatori, professionisti dei servizi, insegnanti nei servizi educativi e nella scuola. All’origine di questa attenzione, e dei conflitti e delle insicurezze che la attraversano, vi sono fenomeni diversi […]
Le politiche familiari italiane nel contesto europeo
Il contributo descrive i principali modelli di welfare o «famiglie di nazioni» presenti in Europa (Ue 15), ripercorrendo il dibattito politico e sociologico parallelo ai processi di mutamento dei sistemi di welfare, dalle prime analisi di political economy fino al più recente filone di studi sui «regimi di cura».
L’impatto delle politiche familiari sulla bassa fecondità europe
Da più di un ventennio, i paesi europei sono caratterizzati da una fecondità stabilmente al di sotto del livello di sostituzione, anche se con delle distanze dai 2,1 figli per donna più o meno ampie e con ricadute sul piano demografico di diversa intensità. La conseguenza è stata una crescente importanza degli interventi in tema di politiche familiari allo scopo di aumentare il numero delle nascite. Nel 2001 solo un terzo dei paesi europei dichiarava di avere politiche in questa direzione, nel 2009 erano diventati la metà e nel 2016, secondo l’ultima rilevazione delle Nazioni Unite, la percentuale è arrivata al 66%. 
I nuovi volti della famiglia italiana: dinamiche recenti e aspetti evolutivi
Sebbene le statistiche ufficiali non siano sempre in grado di descrivere compiutamente le nuove realtà familiari, le fonti più aggiornate sono qui utilizzate per evidenziare la varietà e la diffusione delle nuove forme di unione – libere unioni, relazioni Lat (Living apart together), unioni civili, convivenze di fatto, famiglie ricostituite – inserendole nel contesto di un vasto mutamento socioeconomico, culturale e legislativo e per descrivere alcuni tratti evolutivi delle famiglie straniere residenti nel nostro paese.
Pochi figli, troppi immigrati? La demografia italiana nel contesto europeo
La finalità dell’articolo è di fornire un quadro conoscitivo del contesto demografico italiano e europeo a partire da alcuni aspetti: la natalità, la fecondità, la mortalità, l’invecchiamento e l’immigrazione, con una particolare attenzione alle differenze territoriali con cui i processi stanno avendo luogo.  La situazione dell’Italia, demograficamente parlando, appare devastante: nel 2018, per il quarto anno consecutivo la popolazione residente è diminuita; da un quarto di secolo, quasi ogni anno il numero dei decessi ha superato quello delle nascite; è più di un lustro che il saldo migratorio con l’estero dei cittadini italiani supera in negativo le −50 mila unità; da più di quarant’anni l’indicatore di fecondità del momento è inferiore al livello di sostituzione (2,1 figli per donna, in media), mentre tutte le generazioni di donne nate dopo la Seconda guerra mondiale si sono riprodotte in misura insufficiente a una loro sostituzione numerica.
Fecondità delle italiane e immigrazione straniera in Italia: due leve alternative o complementari per il riequilibrio demografico?
Il quadro demografico europeo mostra problemi di dinamica e di struttura che stridono al confronto con la situazione dei paesi al di là del Mediterraneo. La popolazione residente in Italia li presenta accentuati, il che condiziona pesantemente il futuro non solo demografico, ma anche sociale, economico, produttivo e degli equilibri di finanza pubblica. È pertanto necessario intervenire agendo sulle due leve a disposizione dei decisori politici: la regolazione dei flussi di immigrazione di stranieri dall’estero e tutti quegli interventi attraverso i quali si cerca di incoraggiare le donne e le coppie a fare più figli. Le due politiche non sono intercambiabili, né nella loro configurazione, né nell’applicazione, perché sono diverse nell’efficacia, tempestività e negli effetti sulla dinamica e sulla struttura della popolazione.
Bisogni sociali e integrazione delle famiglie di origine immigrata
 Una delle più significative innovazioni della società italiana dal secondo dopoguerra ad oggi è rappresentata dall’ingresso e dalla stabilizzazione di una rilevante quota di popolazione straniera che ha reso l’Italia uno dei più importanti paesi europei di immigrazione e una società multiculturale. Tra tutti i processi connessi e al contempo derivati dalla stabilizzazione della presenza immigrata, quello con più ricadute sociali è rappresentato dalla diffusione delle famiglie immigrate.
La soluzione non è questa autonomia
Il Governo sta trattando con alcune Regioni - in applicazione dell’art. 116, terzo comma della Costituzione - il riconoscimento di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in determinate materie, molte delle quali hanno una ricaduta nella vita quotidiana delle persone e sui loro diritti fondamentali.
Prima agli italiani: la spesa dei Comuni per i servizi sociali
La brusca frenata degli ingressi per motivi di lavoro e la contemporanea impennata degli arrivi via mare sposta e focalizza l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica sulla novità rappresentata dal deciso aumento dei richiedenti asilo e dalla trasformazione dell’Italia in un paese di asilo. Questa novità oscura la maturazione dei processi di integrazione, la questione delle seconde generazioni e dei loro bisogni di cittadinanza, per ridurre questo composito fenomeno al tema dei rifugiati e alle problematiche dell’accoglienza. Ma è proprio sull’accoglienza dei richiedenti asilo e sui suoi costi che la retorica anti-immigrazione ha trovato il cavallo di Troia per fare breccia nell’elettorato italiano. Questo articolo prende in esame la spesa che i Comuni sostengono per l’implementazione dei servizi sociali a sostegno dei processi di integrazione della popolazione immigrata.
Regionalismo differenziato: una scorciatoia a favore di pochi
Il percorso con cui si sta cercando di dare attuazione al regionalismo differenziato, per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, è un percorso in grado di modificare significativamente l’assetto istituzionale del nostro paese.  Dovrebbe allora essere oggetto di un confronto aperto, che permetta di metterne in luce criticità e opportunità. Al contrario lo si è rinchiuso in una mera contrattazione fra esecutivi, in larga parte bilaterale, da cui trapelano indiscrezioni molto spesso smentite e testi di volta in volta sconfessati. […]
Nuovi flussi migratori, accoglienza e diritti umani. Nota introduttiva
«Se l’analisi demografica permette di definire l’ampiezza delle migrazioni bisogna mobilitare altre discipline per avere il senso delle loro diverse dimensioni – geopolitiche, storiche, antropologiche, economiche ma anche giuridiche ed etiche. Ciò perché le migrazioni, legate all’origine ai bisogni delle economie nazionali, sono state sempre più alimentate dalla logica dei diritti universali: una mutazione decisiva e al contempo fragile». Così si espresse François Héran nella lezione al Collège de France in occasione della cattedra assegnatagli nel 2018 pubblicata da Fayard. Il processo che lo studioso francese mette in luce riguarda un periodo molto lungo. Ma in Italia esso si è mostrato nel giro di pochissimi anni. Si è verificata infatti nel corso di questo decennio una progressiva radicale modificazione dei flussi migratori spostando il focus delle politiche da quello tradizionale della gestione dell’ingresso e della collocazione dei migranti per lavoro – ambito sostanzialmente economico – a quello di gestione del flusso di rifugiati e richiedenti asilo – ambito prevalentemente dei diritti umani o meglio universali come ritiene Héran. […]
La riarticolazione securitaria del management migratorio: il contrasto dell’immigrazione e la vicenda Riace
Il saggio tematizza la configurazione dei confini e dei processi di confinamento e segregazione nel vigente regime migratorio, nella connessione tra politiche di regolazione dell’accesso e dell’insediamento nello spazio nazionale, concentrandosi in particolare sulla continuità della torsione autoritaria e razzista delle strategie (politiche e comunicative) adottate nel governo del fenomeno migratorio ai tempi del ministro Salvini.  Le vicende Diciotti e Riace sono analizzate quali esempi paradigmatici delle politiche di securizzazione delle frontiere e dei territori. La prima (Diciotti) consente di evidenziare i processi che si sono realizzati sui confini esterni, attraverso la marginalizzazione e la criminalizzazione dell’intervento umanitario delle ong, la chiusura dei porti e l’esternalizzazione dei controlli, l’affidamento degli interventi di soccorso e salvataggio a paesi «amici». L’altra (Riace) permette di riflettere sui processi di confinamento interni, cioè sulla drastica smobilitazione del sistema di seconda accoglienza, attraverso la stigmatizzazione e criminalizzazione di Mimmo Lucano e del modello integrato di accoglienza diffusa e di sviluppo locale realizzato nella piccola comunità calabrese.  […]
L’attività degli operatori sociali tra aiuto e controllo nel quadro del nuovo sistema di accoglienza
Come si coniugano gli interventi professionali volti al benessere delle persone in stato di necessità con le funzioni di controllo ed espulsione contenute nel Decreto Sicurezza? Quali i rischi di pratiche discriminatorie nell’intervento sociale all’interno dei centri di accoglienza? Come sfidare le politiche e le pratiche ingiuste e lavorare per una società inclusiva? Questi alcuni dilemmi che si trovano ad affrontare gli operatori delle strutture di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e in particolare gli assistenti sociali, come professionisti dell’aiuto, espressione della solidarietà della Società. [...]
«Vengono per delinquere»: logiche e cicli di criminalizzazione dell’immigrazione
La ricerca sociologica sulla devianza ha mostrato negli ultimi decenni come la criminalità non sia qualcosa di oggettivo, che sta là fuori in attesa di essere identificato, misurato e combattuto, ma piuttosto un fenomeno costruito socialmente. L’aggettivo «criminale», ovvero il processo di criminalizzazione attraverso il quale comportamenti e individui sono trattati come crimini e criminali, è prodotto da decisioni politiche e procedure organizzative. Queste attività richiedono delle scelte, delle interpretazioni e delle allocazioni di risorse che sono fortemente condizionate dal modo in cui il problema sociale in oggetto è stato costruito e da quanto efficacemente esso ha fatto «carriera» nell’arena pubblica, anche grazie all’attività di gruppi di pressione che sono riusciti a etichettarlo con successo come un problema sociale prioritario, di natura criminale. […]
La transizione migratoria italiana negli anni della crisi
L’articolo intende mostrare i mutamenti e le persistenze del modello migratorio italiano negli ultimi dieci anni. Lo studio vuole mettere in evidenza due processi, uno riguarda il cambiamento degli indirizzi legislativi relativi alle politiche di ingresso e ai permessi di soggiorno, l’altro lo stato attuale dei processi di segregazione etnica nel mercato del lavoro. I due aspetti, apparentemente distinti, mostrano in realtà come il drastico restringimento dei canali di ingresso legali per motivi di lavoro abbia comportato anche degli effetti indiretti sul mercato del lavoro migrante. I processi di segregazione razziale – sebbene già presenti – si sono accentuati sensibilmente fino ad operare una sorta di «ghettizzazione» occupazionale dei migranti.  […]
Istituzioni del welfare e innovazione sociale: un rapporto conflittuale?
Il concetto di «innovazione sociale» (d’ora in poi: Is) viene utilizzato da più parti come la chiave di lettura per di progetti e iniziative che propongono soluzioni a carenze o nodi critici delle istituzioni di welfare nell’affrontare i bisogni sociali. In questo articolo proponiamo un’analisi delle definizioni di Is e del rapporto fra Is e welfare – un rapporto complesso, a tratti conflittuale.
L’amministrazione partecipata, dall’adempimento alla norma all’organizzazione per risultato
L’articolo è inerente la partecipazione dei lavoratori alla innovazione dei procedimenti amministrativi, da un lato, e dei portatori di interesse, dall’altro. L’intento per entrambi i casi è di conseguire l’innovazione dell’organizzazione e del servizio pubblico grazie l’utilizzo di percorsi di partecipazione inclusiva che interessano lavoratori e dirigenti di alcuni servizi e un campione di utenti interessati all’organizzazione e alle scelte pubbliche dell’amministrazione.
L’innovazione sociale urbana tra sperimentazione di nuove forme di governance e disimpegno del welfare
I tre Autori partono dal presupposto che l’attuale restringimento del perimetro di azione del pubblico – comune a tutti i paesi a capitalismo avanzato – si associ alla responsabilizzazione di players individuali e collettivi, che a volte addirittura partecipano del «brand istituzionale» e che localizzano la loro azione nella Città, la quale più di altri ambienti vive la contraddizione tra l’arrembaggio del mercato – ormai esteso a ogni ambito della vita sociale – e l’attivazione di pratiche collettive volte a migliorare le condizioni materiali e immateriali dell’esistenza degli individui.
Innovazione sociale, auto-organizzazione e azione pubblica. Integrazione o sostituzione? Nota introduttiva
Un ampio dibattito si è sviluppato in questi anni sul tema dell’innovazione sociale in relazione ai processi e alle pratiche di riorganizzazione delle reti di welfare territoriale. I concetti e le definizioni che in questo contesto sono associati all’innovazione sociale presentano un certo grado di eterogeneità, prestando il fianco a interpretazioni molto diverse tra loro. []
Le droghe, tra repressione e rimozione. La Relazione del governo e i Rapporti ombra della società civile
 Le Relazioni del governo al Parlamento sulle tossicodipendenze furono introdotte nella legge Jervolino Vassalli del 1990, frutto di uno specifico emendamento delle opposizioni durante la discussione parlamentare. Poiché la legge segnava un giro di vite repressivo, con la punizione del semplice consumatore, le opposizioni chiesero uno strumento che permettesse di monitorare e di valutare gli effetti delle nuove norme penali e più in generale le politiche antidroga. Infatti, la norma di legge chiede al governo non solo di riferire sui dati, ma anche sulle «strategie e gli obiettivi raggiunti» (art. 131 della legge 309/90).  Dunque, la raccolta di informazioni assolve a una precisa finalità politica, testimoniata peraltro dal fatto che l’interlocutore primo è il Parlamento. []
Abitare inclusivo: servizi di welfare tra emergenza e innovazione
La ristrutturazione delle politiche abitative sociali in Europa, negli anni della stagione neoliberale, ha dato origine a una riduzione dell’edilizia sociale. Nel tempo si è verificata da un lato una progressiva copertura dei livelli medio-bassi della domanda, dall’altro è aumentato un settore di offerta «molto sociale». Le forme convenzionali sono state sostituite da nuove forme di offerta abitativa sociale rivolte a situazioni di estrema povertà, tra queste: i centri di pronta accoglienza, le sistemazioni temporanee per il singolo nucleo o in coabitazione, gli alloggi di emergenza sociale. []
Un New Deal per l’Europa. Rilanciare le infrastrutture sociali
La grande pressione esercitata dalla recente crisi e dalle nuove sfide del XXI secolo richiede un ampliamento e un ammodernamento delle politiche sociali su molti livelli. Le infrastrutture sociali sono fondamentali per il nostro futuro perché plasmano la natura della nostra società e rendono possibili servizi sociali e investimenti in capitale umano. L’articolo evidenzia la necessità di rilanciare le infrastrutture sociali in Europa e come le riforme dei sistemi di protezione sociale europei, in particolare sanità, cura degli anziani e dei minori, istruzione, edilizia sociale, dovrebbero diventare i pilastri per affrontare le grandi trasformazioni che attendono l’Europa di domani. Ciò in virtù del fatto che infrastrutture sociali di alta qualità offrono benefici ai singoli cittadini ed alla collettività con ricadute positive sulla società e sull’attività economica aumentando la coesione sociale, l’occupazione e la crescita economica. Infine, vengono fatte alcune proposte innovative su come finanziarle, tra le quali la creazione di un nuovo Fondo europeo per le infrastrutture sociali che si finanzia tramite l’emissione di Euro Social Bond.
Il welfare, la casa, l’abitare: lo scenario nazionale. Nota introduttiva
Dopo decenni in cui la diffusione della proprietà aveva indotto a pensare che la «questione abitativa» fosse ormai superata, a partire dalla crisi economica del 2008 la casa e l’abitare sono tornati al centro del dibattito scientifico, mentre occupano uno spazio scarso nell’agenda politica.   […leggi la versione integrale]
Generazioni: dal conflitto alla sostenibilità
I rapporti intergenerazionali odierni e la questione pensionistica, che di quei rapporti è un pilastro importante, sono stati fortemente condizionati dalle scelte politico sociali del passato. Che queste scelte siano state da sempre in Italia condizionate da una visione dei legami familiari come realtà intangibile a interventi esterni è un dato, da cui é derivata una serie di effetti perversi che hanno contribuito a fiaccare la forza di quei legami: declino della fecondità, accelerazione dello squilibrio demografico, ostacolo alla partecipazione femminile al mercato del lavoro, atrofia dei servizi, delega delle funzioni di cura a figure surrogate (donne immigrate), allungamento della permanenza dei giovani nella famiglia d’origine, freno alla mobilità e quant’altro possa ricondursi a questa forzata «familizzazione» della domanda sociale. Familismo e «pensionismo» procedono in effetti in parallelo nella storia del nostro Welfare. [...]
Generazioni. Nota introduttiva
Uno dei temi ricorrenti – e solitamente assunti come scontati – nel dibattito pubblico, soprattutto in Italia, è quello del «conflitto fra generazioni». Si ritiene, in altri termini, che le opportunità che hanno ad oggi le generazioni più giovani, nel mercato del lavoro e nel loro corso di vita, siano condizionate, e generalmente peggiorate, dalle (troppe) opportunità concesse alle generazioni più anziane da un sistema di welfare troppo generoso e da un mercato del lavoro che in passato funzionava bene (anche perché non doveva subire il fardello del costo del welfare state). Questa sezione monografica della Rivista delle Politiche Sociali si occupa di «generazioni», soprattutto con riferimento al caso italiano, ma seguendo un’ottica del tutto antitetica rispetto a quella, purtroppo maggioritaria, che, semplicisticamente, imputa il progressivo impoverimento (in senso relativo) delle opportunità dei giovani nei redditi e nel mercato del lavoro alle troppe risorse che sono appropriate dagli avidi anziani. […]
Rps 4 2017_Le nuove migrazioni intra-europee nelle trasformazioni del mercato del lavoro_Sanguinetti_free text.pdf
Rps 4 2017_La mobilità degli studenti Erasmus_Cocorullo e Pisacane_free text.pdf
Rps 4 2017_La nuova emigrazione italiana. Nota introduttiva_Boffo e Pugliese_free text.pdf
Rps 1 2018_Le interruzioni lavorative delle donne migranti in transizione alla genitorialità in Italia_Santero e Solera_free text.pdf
Rps 1 2018_Tra famiglia e lavoro quattro sistemi a confronto_Migliavacca e Naldini_free text.pdf
osservatorio_europa_3_12.pdf
osservatorio_europa_2_12.pdf
osservatorio_europa_1_12.pdf
osservatorio_europa_4-2011pdf.pdf
osservatorio_europa_3-2011pdf.pdf
osservatorio_europa_2-2011pdf.pdf
osservatorio_europa_1-2011pdf.pdf
Rps 2 2016_Figli dell’immigrazione a scuola_Barberis_free text.pdf
RPS 2 2016_Una scuola in affanno_Ascoli_Pavolini_free text.pdf
Rps 1 2016_Welfare aziendale o contrattuale_Martini_free text.pdf
Rps 1 2016_Le metapolitiche per la città_De Nardis e Alteri_free text.pdf
Rps 1 2016_Tra innovazione e nuova rappresentanza_Bonini Lembo_free text.pdf
Rps 1 2016_Politiche, crisi e socialità_Alietti_free text.pdf
Rps 1 2016_Le aree militari nelle città italiane patrimonio_Artioli_free text.pdf
osservatorio_europa_4_12.pdf
Rps 3 4 2016_Pensioni al nodo equità_Jessoula_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Pensioni_Geroldi_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Relazioni industriali e politiche economiche_Sanna_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Tagli agli enti locali e servizi sociali_Marano_free text.pdf
RPS 3-4 2016_Le tante facce della disuguaglianza economica. Nota introduttiva_Granaglia e Raitano_free text.pdf
Rps 2 2016_Le politiche educative in Italia_Ciarini e Gaincola_free text.pdf
Rps 2 2016_La sanità pubblica_Dirindin_free text.pdf
Rps 2 2016_Universalità del sistema sanitario e invecchiamento demografico_Giannelli_free text.pdf
Rps 2 2016_Classe sociale di origine e abbandoni universitari in Italia_Ghignoni_free text.pdf
Rps 2 2017_Welfare occupazionale_le sfide oltre le promesse_Una introduzione_.Jessolua_Free Text.pdf
Rps 1 2017_Politiche abitative pubbliche e welfare locale_Moretti_free text.pdf
Rps 1 2017_Politiche sociali e servizio sociale di comunità_Allegri_free text.pdf
Rps 1 2017_Servizio sociale e generatività_Gui_free text.pdf
Rps 1 2017_Il servizio sociale di fronte alle politiche neoliberiste e al managerialismo_Dellavalle_Cellini_free text.pdf
Rps 1 2017_Gli assistenti sociali di fronte alle trasformazioni delle politiche sociali_Sicora_free text.pdf
Rps 1 2017_Servizio sociale e welfare in Italia_Ascoli e Sicora_free text.pdf
Rps 3 4 2016_Riforma sistema imposte_Di Nicola e Paladini_free text.pdf
Rps 3 2017_Spunti di riflessionesu imposte, spesa e futuro del welfare_Turati_free text.pdf
Rps 3 2017_Riformare diritti sociali iniqui_Arlotti, Parma, Ranci_free text.pdf
Rps 3 2017_Reddito minimo nel Sud Europa_Natili_free text.pdf
Il futuro dei diritti sociali in Europa: investimenti, attori e nuove politiche per un (diverso) modello sociale europeo. Nota introduttiva
Le asimmetrie crescenti interne all’Europa stanno ponendo una seria minaccia al futuro del modello sociale europeo. Dati gli stretti vincoli di bilancio che si impongono sulle agende nazionali, il rischio che si intravede è l’affermarsi di una forte divaricazione tra paesi che, nonostante il consolidamento fiscale, mantengono uno spazio di manovra per investire risorse in risposta ai bisogni sociali vecchi e nuovi e paesi che, in condizioni di bilancio più critiche, non hanno alternative al mero taglio della spesa sociale. In questo quadro i processi di ricalibratura su cui negli anni precedenti alla crisi era emersa una prospettiva di convergenza, almeno sul piano degli obiettivi, appaiono fortemente indeboliti e con essi anche quell’agenda di riforme, codificata nell’approccio dell’investimento sociale (Esping-Andersen, 2002; Vandenbroucke, Hemerijck e Palier, 2011; Bonoli, 2012; Morel, Palier e Palme, 2012; Ascoli, Ranci e Sgritta, 2016; Hemerijck, 2013, 2017), che era stato ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni europee. Come hanno scritto Ascoli, Ranci e Sgritta (2016), nonostante il cambio di passo invocato da più parti, le politiche sociali e il welfare sono sempre più concepiti come un costo da rendere compatibile con i tassi di crescita dell’economia, non certo come un investimento. […]
A due anni dal rapporto sull’Equità di salute in Italia: percorsi e prospettive
La popolazione italiana in media sta abbastanza bene: meglio rispetto al passato e spesso anche rispetto a chi vive nel resto d’Europa. Ma viviamo in una società stratificata, dove le persone più ricche stanno meglio, si ammalano di meno e vivono più a lungo. Queste differenze sono socialmente determinate e, come ormai assodato da tempo, almeno in parte modificabili ed evitabili. Per questo è rilevante l’indirizzo assunto dalla Commissione europea nel 2009, con la Comunicazione Solidarietà in materia di salute: riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell’Ue, approvata nei mesi successivi dalle principali istituzioni comunitarie. […]
Rps 2 2017_Associazioni datoriali nelle politiche di welfare_Razetti_free text.pdf
Rps 2 2017_Il welfare aziendale e la sanità complementare_Granaglia_free text.pdf
Rps 2 2017_Associazioni datoriali nelle politiche di welfare_Pavolini e Seeleib-Kaiser_free text.pdf
Rps 2 2017_Sindacato, sindacati e la sfida del welfa-re contrattuale_Colombo_free text.pdf
La nuova emigrazione italiana. Nota introduttiva
È ormai noto che da anni c’è una ripresa dell’emigrazione degli italiani all’estero, che si è manifestata in maniera particolarmente evidente a partire dagli anni della crisi e della recessione, ma era già iniziata in maniera silenziosa, con alti e bassi, a partire dai primi anni del secolo. Tuttavia, attenzione e soprattutto comprensione del fenomeno, a partire dalla sua effettiva portata, sono ancora molto modeste. Si tratta di una emigrazione che in larga misura è frutto della crisi e della recessione, ma la portata e gli aspetti che la caratterizzano sembrano giustificare la tesi di un vero e proprio nuovo ciclo nella emigrazione italiana. […]
Divari sociali e mercato del lavoro: un approccio «macro-micro» e «micro-macro»
Il pieno sviluppo dei servizi sociali e socio-sanitari è parte integrante degli obiettivi posti alla base dell’agenda sociale europea e dell’approccio del social investment. Al pari della formazione continua, delle politiche attive del lavoro e degli investimenti in ricerca e sviluppo, questi servizi hanno una rilevanza strategica nell’approccio europeo, sia per rispondere ai nuovi rischi sociali, sia per il sostegno indiretto al mercato del lavoro. Un pieno sviluppo dei servizi favorisce tuttavia non solo l’inserimento nel mercato del lavoro ma anche la creazione diretta di nuovi impieghi nel sociale. [...]