19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.
L’articolo esplora una serie di nodi relativi alla diffusione dell’idea di Big Society nella politica britannica. In primo luogo ci si chiede come interpretare l’idea in sé: si tratta di una politica, di un programma, di una filosofia, di una semplice operazione politica di facciata? Il modo in cui si risponde a questa domanda determina il genere di critica che ne consegue; e poiché la Big Society si è trovata immersa nelle polemiche sin dall’inizio, è importante distinguere tra diversi tipi di critica e capire il loro significato. In secondo luogo viene affrontato il puzzle di una politica basata su una «grande idea» che ha così pochi sostenitori e appassionati. Quando un’idea viene accolta in maniera scettica sia dagli alleati che dagli avversari politici,
qual è il suo valore politico? In terzo luogo si analizza la questione di cosa c’è di «big», di grande nella Big
Society. Da chi è popolata questa società immaginata, che tipo di agenti e di attori rendono grande
la Big Society? Ma occorre prima di tutto fare un passo indietro per mettere a fuoco la storia recente e il significato dell’idea stessa.
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