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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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Welfare Ruoli del pubblico e culture del privato

Ricalibratura, credenze, crisi

2

2011

Aprile - Giugno

Presentazione

Il fascicolo affronta temi di grande rilevanza e attualità, determinati da un insieme di fenomeni connessi ai processi di privatizzazione in corso nel sistema di welfare italiano e in quelli europei. Il volume ruota intorno ad alcune intenzione di fondo: la prima è stata evidenziare le specificità del caso italiano, in cui le consolidate condizioni di debolezza si combinano con le discutibili opzioni adottate dal governo in carica circa l’entità e gli ambiti prescelti per i tagli. Questi, rischiando di azzerare ogni aiuto verso le fasce più deboli e di limitare le opportunità educative e sanitarie offerte al ceto medio, di fatto rafforzano la «soluzione» mediterranea dello scaricamento sulla famiglia di protezione sociale e cura. La seconda, è stata evitare di sottovalutare l’impatto della crisi sulla sostenibilità finanziaria del welfare. In tal senso vanno la sezione dedicata al debito pubblico e alla governance dell’eurozona, quella relativa all’analisi dei nuovi equilibri di welfare e dei processi di ricalibratura in atto in Europa e la parola chiave «privatizzazione». Alla rappresentazione degli assetti italiani sono dedicate le ultime due sezioni.
Prezzo:20.00€
copertina
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Sulla specificità del caso italiano

Il welfare mancante. Crisi economica, domande sociali inevase, rischi emergenti

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Irrigidendo i vincoli di bilancio e acuendo le domande di ammortizzatori sociali, la crisi ha ovunque aggiunto nuove difficoltà a stati sociali già da anni sotto pressione per i costi indotti dalla maturità degli schemi di tutela, per la necessità di fronteggiare i cosiddetti nuovi rischi sociali e per la crescente delegittimazione dell’ideale ugualitario e del ruolo pubblico. Le difficoltà sono particolarmente evidenti nel nostro paese. Obiettivo centrale del saggio è di presentare un quadro complessivo delle nuove e vecchie domande sociali oggi sul tappeto in Italia, al fine di mettere a fuoco ciò che si perderebbe, in termini equitativi e di benessere complessivo, qualora, sotto il peso delle difficoltà odierne, si procedesse verso ulteriori privatizzazioni del welfare. Sono, altresì, indicate alcune linee di intervento per un progetto di rilancio dello stato sociale.
Nuovi poveri, vecchie povertà

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Il saggio esamina le ragioni alla base della conversione concettuale dalle vecchie alle nuove povertà. Al contempo si evidenziano le conseguenze di tale impostazione che delinea di fatto una sorta di scomparsa della povertà, perché se è vero che l’approccio economico tradizionale allo studio della povertà presenta dei limiti d’interpretazione e rappresentazione della realtà, in cui non sono più solo i beni essenziali che giocano un ruolo decisivo nella definizione delle scelte di vita e delle condizioni di benessere e/o privazione, è altresì vero che ponendo tutto sullo stesso piano, si corre il pericolo di una paralisi dell’azione correttiva. L’attenzione si concentra sullo stato della povertà in Italia, mettendone in evidenza la relativa stabilità in un intervallo temporale medio-lungo e la relazione che intercorre tra la versione «hard» della povertà economica e le sue espressioni «soft». Si giunge a delineare un modello italiano della povertà, fondato su un'elevata diseguaglianza nella distribuzione dei redditi, la sua relativa persistenza e l’elevata correlazione intergenerazionale, a cui si sommano il divario territoriale fra Nord e Sud e il ruolo strategico della famiglia.
I tagli all’assistenza in Italia. Motivazioni e conseguenze

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L’articolo discute motivazioni ed effetti della riduzione, fino all’azzeramento, del finanziamento nazionale alle politiche socioassistenziali che va prefigurandosi nel 2011-2012, anche in relazione al delinearsi di modalità di attuazione del federalismo fiscale che rivolgono a tali politiche scarsa attenzione. L’azzeramento degli stanziamenti nazionali sembra destinato a provocare un ulteriore restringimento delle prestazioni offerte, già meno sviluppate rispetto agli altri paesi, e rischia di far tramontare il progetto originario della legge 328/2000 di costruire un autonomo sistema socio-assistenziale, strutturato sul territorio nazionale, professionale e rivolto alla totalità dei cittadini. Piuttosto, sembra delinearsi un sistema in parte ricondotto nell’ambito delle politiche sanitarie e delle politiche del lavoro, per il resto residuale, differenziato territorialmente e rivolto prevalentemente a soggetti marginalizzati.
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Crisi debito pubblico e governance europea dell'eurozona

La nuova fase della crisi: il debito pubblico e il ritorno del neoliberismo

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Dopo un’analisi sulla fase attuale della crisi, caratterizzata fra l’altro dalla persistenza della disoccupazione, il saggio si sofferma sulle misure draconiane adottate dai vari Stati (che hanno reso ancor più incerto lo scenario macroeconomico generale) e sulle caratteristiche del quadro europeo di incongruità. Questo è riconducibile, oltre che all’aggravamento del deficit pubblico, al rafforzamento degli specifici global imbalances fra Stati preesistenti alla crisi e ad un ritorno al business as usual. Questo insieme di dimensioni e l’inadeguatezza delle misure adottate dal recente Consiglio europeo (al cui orizzonte si riafferma un’ortodossia monetarista e neoliberista e la non considerazione di altre possibili scelte) si riverberano con chiarezza sull’azione e l’inazione del governo italiano in campo economico.
Debiti e risanamento dopo la crisi globale

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La grande crisi finanziaria internazionale ha avuto tra le sue conseguenze un impressionante aumento dei debiti e dei disavanzi pubblici nei paesi sviluppati. Le ricette che vengono proposte dagli organismi internazionali e dai governi per superare questa situazione sono quelli tradizionali: tagli alla spesa pubblica e/o aumento delle imposte. Poiché l’aggiustamento previsto risulta in media pari a 8-9 punti di Pil è evidente che questa politica potrà essere realizzata solo attraverso un radicale ridimensionamento dei sistemi di welfare, a meno che non si studino e adottino sistemi di gestione del debito pubblico creato dalla crisi che consentano di liberare i bilanci degli Stati dal loro onere, non diversamente da quanto accaduto dopo tutte le grandi crisi finanziarie del passato.
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Paradigma critico: la Big Society

La Big Society e la nuova austerità

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La coalizione britannica di governo ha lanciato il progetto di una Big Society nello stesso momento in cui procedeva a drastici tagli ai servizi pubblici. Gli effetti combinati di queste due decisioni segnano la fine del modello di welfare postbellico. Il racconto della Big Society comprende alcuni ideali progressisti, tra cui l’empowerment dei cittadini e il rafforzamento della società civile. Ma non prevede alcun dispositivo a favore della partecipazione di tutti e sulla responsabilità, mentre apre nuove opportunità per l’acquisizione dei servizi pubblici da parte del grande business. Questo saggio intende proporre una critica dettagliata della Big Society nel contesto di una radicale riduzione del deficit e offrire alcune raccomandazioni per realizzare il suo potenziale progressista.
La Big Society, il welfare state e la disuguaglianza

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Il dibattito seguito al progetto del Primo ministro britannico Cameron sull’opportunità di puntare sulla Big Society riserva un’inadeguata attenzione alle questioni di eguaglianza. Nell’articolo si propongono, in primo luogo, alcune riflessioni su questo tema e si individua il rischio che la Big Society determini un forte aumento delle disuguaglianze, quale che sia il grado di generosità che essa potrà esprimere. Ponendo ancora l’attenzione sulle disuguaglianze, vengono poi ricordati i possibili limiti di una soluzione basata esclusivamente sul welfare pubblico, anche indipendentemente dal problema delle risorse di cui potrà disporre. Infine, si delineano brevemente alcune ipotesi – ispirate al lavoro di Lord Beveridge sull’azione volontaria – di integrazione tra welfare e società in grado di contrastare il rischio di disuguaglianze eccessive e non giustificabili.
Alla ricerca di una Big Society? Conservatorismo, coalizioni e controversie

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L’articolo esplora una serie di nodi relativi alla diffusione dell’idea di Big Society nella politica britannica. In primo luogo ci si chiede come interpretare l’idea in sé: si tratta di una politica, di un programma, di una filosofia, di una semplice operazione politica di facciata? Il modo in cui si risponde a questa domanda determina il genere di critica che ne consegue; e poiché la Big Society si è trovata immersa nelle polemiche sin dall’inizio, è importante distinguere tra diversi tipi di critica e capire il loro significato. In secondo luogo viene affrontato il puzzle di una politica basata su una «grande idea» che ha così pochi sostenitori e appassionati. Quando un’idea viene accolta in maniera scettica sia dagli alleati che dagli avversari politici, qual è il suo valore politico? In terzo luogo si analizza la questione di cosa c’è di «big», di grande nella Big Society. Da chi è popolata questa società immaginata, che tipo di agenti e di attori rendono grande la Big Society? Ma occorre prima di tutto fare un passo indietro per mettere a fuoco la storia recente e il significato dell’idea stessa.
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Europa: nuovi equilibri di welfare e processi di ricalibratura

Paesi nordici: campi, processi ed effetti delle privatizzazioni in corso

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In Svezia il criterio della «libera scelta» fra privato e pubblico sta guidando la politica del governo di centro-destra sia nel campo della cura, sia in quello dell’istruzione. I risultati deludenti di questa scelta hanno innescato un dibattito che si ricollega anche ad altri aspetti delle «privatizzazioni», come per esempio quello della politica abitativa. Nel campo delle assicurazioni sociali sulla disoccupazione si profila invece addirittura una possibile «statalizzazione» del sistema Ghent, ma anche in questo caso, paradossalmente, si può parlare di una dinamica «privatizzante».
Alla ricerca di nuovi equilibri. Lavoro di cura, conciliazione e intervento pubblico nei sistemi di welfare europei

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Il lavoro esamina i rapporti tra famiglia e welfare, con particolare riferimento alle politiche di conciliazione vita-lavoro e di cura per i minori. Attraverso l’esame della legislazione e delle più recenti riforme in materia, sono analizzati i percorsi di cinque paesi europei: Germania e Francia per il raggruppamento continentale, la Svezia in rappresentanza dei paesi nordici, il Regno Unito per il raggruppamento anglosassone, infine l’Italia per il cluster mediterraneo. Nel fare ciò l’analisi va alla ricerca di quegli elementi innovativi tesi a delineare un diverso sistema di politiche sociali, non ancora pienamente affermatosi, e tuttavia già in grado di farci intravedere alcuni sviluppi futuri in direzione di nuovi equilibri fra cura familiare, partecipazione al mercato del lavoro e funzioni del pubblico. Il tutto secondo un quadro di crescente complementarità tra famiglia e sistema di welfare. Ma se in questa tendenza generale alla pluralizzazione dei canali di offerta, la gamma delle prestazioni per le famiglie si fa più articolata tra servizi e misure di riconoscimento monetario e giuridico del caregiving, gli esiti delle riforme rimangono differenziati a seconda dei paesi
La ricalibratura del sistema sanitario olandese. Un’analisi istituzionale di due decenni di riforme

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I governi olandesi di coalizione che si sono succeduti hanno lavorato per quasi venti anni allo sviluppo di un sistema sanitario nazionale, integrato dalla competizione regolata tra assicurazioni e fornitori dei servizi. In questo articolo, si sostiene che queste riforme graduali e incrementali nella sanità olandese non devono essere intese nel senso regressivo dei tagli, ma che invece devono essere interpretate nell’ottica della ricalibratura del welfare state: di uno sforzo per riformare e rilanciare il sistema sanitario olandese in modo da renderlo più capace di sostenere la solidarietà e la copertura universale a lungo termine.
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Italia: scenari evidenze diversificazioni nel rapporto pubblico-privato

Terzo settore: dall’integrazione alla sostituzione del pubblico?

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L’articolo presenta un quadro che vede l’incidenza determinante di tre dimensioni legate al ruolo del terzo settore nelle politiche sociali: la visione dei politici del non-profit, le procedure di affidamento dei servizi sociali e le modalità di partecipazione e di progettazione locale delle politiche sociali. In base all’evoluzione dei tre ambiti individuati, quasi in maniera naturale, i processi di sussidiarizzazione del welfare vanno a modificare i ruoli degli attori presenti, verso spazi di nuova privatizzazione dell’intervento sociale, che tradiscono le finalità istitutive del non-profit.
Qualificare il lavoro privato di cura

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L’Italia ha conosciuto negli ultimi dieci anni una crescita esponenziale del lavoro privato di cura, un settore ampiamente sommerso, caratterizzato da disinformazione, incertezza dei rapporti di lavoro, scarsa corrispondenza tra domanda e offerta, dinamiche di segregazione domestica. In mancanza di una politica nazionale sulla non autosufficienza sono andati proliferando servizi regionali e locali volti a sostenere questo settore. Occorre coordinare questi interventi, che devono integrarsi a vicenda, creando un mercato regolato con un set minimo di garanzie, a cui assistenti familiari e famiglie attribuiscano valore e a cui possano affidarsi.
Voucher sociali: un’analisi del caso lombardo

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In questo contributo si analizza il modello lombardo applicato ai voucher sociali. Dopo una disamina dell’articolato normativo a sostegno del processo di riforma lombardo nel quale si evidenzia il modello di regolazione dei servizi, l’autrice si sofferma ad un’analisi dell’esperienza compiuta nei territori sui voucher sociali. Nella seconda parte del saggio vengono quindi tratteggiate riflessioni valutative in ordine all’applicazione sia del modello che dello strumento.
Contratti e costi nei nidi e nei servizi d’infanzia: un rapporto da riprogettare

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Nel 1971 la legge n. 1044 istituiva gli asili nido, incardinandoli sulla centralità dell’intervento del comune, prefigurando un sistema pubblico. A distanza di anni l’evoluzione di quell’impianto è stata alquanto diversa. Per una serie di ragioni, le più forti legate alla crescente penuria di risorse disponibili da parte degli enti locali e alla mancata manutenzione della stessa legge istitutiva, il panorama dei servizi educativi 0-3 anni ha assunto i connotati di sistema integrato pubblico/privato. Tale sistema, complice l’urgenza di fornire comunque ai cittadini i servizi educativi, si è affidato in misura sempre maggiore al privato sociale e al privato tout court, attraverso accreditamenti, appalti, convenzioni, con il ricorso discrezionale da parte dei privati a utilizzare per il personale uno dei contratti nazionali, anche non di categoria, presenti sul mercato del lavoro. In questo quadro è centrale l’individuazione dei livelli «incomprimibili» dei costi – primo fra tutti quello del lavoro – perché la qualità sia comunque garantita. Un sistema integrato già debole di per sé rischia di subire un'inarrestabile involuzione qualitativa se lasciato a una logica mercantistica
Capitale sociale e strategie per la salute: un’esperienza sul campo

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Nel biennio 2009/2010 sono stati condotti in Emilia-Romagna diversi percorsi formativi a sostegno delle strategie di innovazione dei servizi sociali e sanitari, rivolti a dirigenti e professionisti delle aziende sanitarie e degli enti locali. Dall’analisi della letteratura, dei dati e dalle discussioni con i partecipanti è emersa come principale criticità del sistema pubblico di servizi sociali e sanitari dell’Emilia-Romagna la crisi di fiducia nei rapporti operatore-utente, comunità-organizzazione e professionisti-organizzazione. La proposta condivisa è stata quella di investire sullo sviluppo del capitale sociale delle organizzazioni e della comunità come strategia per garantire sostenibilità al sistema e migliorarne la gestione. Nell’ambito di questa strategia sono state formulate, inoltre, alcune proposte di azione che si configurano come laboratori locali di innovazione da realizzarsi con la partecipazione delle aziende sanitarie, degli enti locali, dell’università, dei cittadini, delle rappresentanze dei cittadini, dei lavoratori e del terzo settore, e di altri attori significativi nel territorio.
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Il welfare territoriale fra re-istituzionalizzazione e vie alternative

De-istituzionalizzare il territorio?

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Il saggio propone di affrontare criticamente il tema della istituzionalizzazione, in particolare nelle attuali nuove forme, o apparentemente tali, rispetto a quelle su cui si era concentrata l’attenzione e la mobilitazione culturale, scientifica e politica a cavallo degli anni ’60 e ’70. Il percorso proposto prende spunto da una interpretazione «operativa» della elaborazione della concezione delle capacità di Martha Nussbaum, si interroga sul nesso tra discriminazione, segregazione e istituzionalizzazione, propone l’epidemiologia di cittadinanza come base metodologica per dare visibilità a questi fenomeni, analizza la scarsità delle informazioni disponibili e, infine, propone il framework evidenze/diritti/sperimentalità come riferimento per gli operatori, e più in generale gli attori coinvolti, per riassumere oggi l’istanza emancipativa presente nei movimenti de-istituzionalizzanti della cosiddetta stagione delle riforme.
De-istituzionalizzazione? Le marginalità estreme

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Le povertà estreme si caratterizzano soprattutto nel fenomeno delle persone senza dimora che in Italia e nel mondo occidentale sono in aumento, poiché alle persone alcoldipendenti, tossicodipendenti e portatrici di sofferenza psichiatrica, si sono aggiunte nuove figure sociali, e in particolare due «folle» riguardanti i migranti stranieri e i nuovi poveri italiani. I primi, vivono la strada come la condizione definitiva che ne segna l’insuccesso; tra i secondi, alta è la presenza di padri di famiglia che hanno perso il lavoro e poi la casa. All’interno del fenomeno migratorio i gruppi di profughi e rifugiati politici, come anche la popolazione rom, beneficiano di maggiore assistenza ma a prezzo di una diminuzione delle proprie libertà complessive. Le politiche per i senza dimora si affrontano reperendo abitazioni, punto di partenza per un possibile percorso evolutivo. Dirimente la questione della residenza, anche solo anagrafica, per non precludere l’esercizio di alcuni diritti fondamentali. La risposta, anche se insufficiente, è centrata sull’urgenza e sull’emergenza, molto meno sulla predisposizione di percorsi virtuosi in grado di recuperare la necessaria integrazione sociale.
De-istituzionalizzazione? L’immigrazione

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La crisi, sociale e culturale oltre che economica, che sta condizionando in senso escludente le relazioni tra le persone e la disponibilità verso chi è differente, unita al ritardo della politica nella gestione pragmatica e non emergenziale dell’immigrazione, stanno spingendo ampie fasce di migranti in contesti di marginalizzazione e istituzionalizzazione. Approcci metodologici utili ad orientare le scelte di policy e caratterizzare le politiche locali come antidoti al definitivo stabilizzarsi di situazioni di esclusione della popolazione migrante vedono l’impostazione delle politiche di inclusione ad essa rivolte come strategia per migliorare complessivamente la vita dell’intera collettività e suggeriscono interventi su più livelli, dalle azioni atte ad incidere sulla rappresentazione sociale dell’immigrazione al rafforzamento dell’integrazione dei servizi, necessario a coglierne in pieno la complessità.
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Rubriche

Il sociale come materia delle politiche sociali

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L’autore riflette sull’essenza dell’idea di «sociale» nelle analisi sociologiche e nell’analisi delle politiche pubbliche. Il sociale è interpretato come «stati del mondo che sono effetti indiretti di altri» originati dall’agire sociale. Nel saggio è tra l’altro presentato un breve commento sul concetto di sociale di B. Latour e un excursus dell’idea di capitale sociale e del principio di sussidiarietà (ancora più cruciale per ogni futura politica sociale). A partire dalle peculiarità del sociale evidenziate sono, infine, tratte e commentate alcune implicazioni per l’analisi e per le politiche sociali.
«Privatizzazione»

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Nell’articolo vengono presentate e discusse tre accezioni del termine «privatizzazione» riferito al sistema di welfare: sul versante dei meccanismi di finanziamento, sul versante del ruolo dei corpi intermedi, sul versante della erogazione delle prestazioni. La prima opzione – sostituzione in misura più o meno ampia degli attuali sistemi di assicurazione pubblica con sistemi di assicurazione privata – in realtà peggiora la sostenibilità macroeconomica della spesa e ha implicazioni negative rispetto agli obiettivi del welfare. La seconda accezione – una Big society basata sul trasferimento dallo Stato ai corpi intermedi della titolarità degli interventi di politica sociale – prefigura una idea premoderna di cittadinanza, frammentata in funzione delle appartenenze di gruppo o categoria. L’articolo si conclude presentando la terza accezione e collocandola nel quadro di un intervento pubblico di governo del sistema che valorizza il ruolo del mercato e dell’iniziativa privata nel campo dell’erogazione dei servizi, per migliorarne l’efficienza e l’aderenza ai bisogni.
«Ri-familiarizzazione?»

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Il saggio esamina la tematica del sostegno di welfare alle responsabilità familiari in Italia, proponendo una ricostruzione cronologica della emersione della categoria della de-familiarizzazione e sottolineando spostamenti di contenuto che il dibattito attuale sembra sottovalutare, ma che hanno importanti ricadute sulla sua possibile valenza emancipativa nell’ottica del superamento degli squilibri di genere della protezione sociale. Ci si chiede anche in che misura l’utilizzo della de-familiarizzazione ponga il problema dei possibili limiti della tendenza all’individualizzazione dei diritti sociali.
Osservatorio Europa. Nota periodica di informazione sulle principali notizie relative all’azione sociale dell’Ue

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A giugno 2010, il Consiglio europeo ha adottato le linee guida della Strategia «Europa 2020», il nuovo piano decennale per realizzare una crescita «intelligente», «sostenibile» e «inclusiva» nei paesi membri dell’Ue. In questo testo si richiamano i più recenti sviluppi nell’implementazione della nuova governance. La strategia, a detta di molti, lascia indefiniti numerosi aspetti, ad esempio il futuro del mercato interno (su cui sta lavorando il Commissario Michel Barnier, a partire dalle raccomandazioni del Rapporto redatto da Mario Monti). Per quanto riguarda la sfera sociale, il quadro complessivo appare preoccupante. La delusione scaturisce in primo luogo dalla scarsa attenzione dedicatale in Europa 2020. Con la crisi, tutte le priorità del Consiglio europeo e dell’agenda legislativa della Commissione europea sembrano ormai concentrate sulla governance economica. Il presente numero di questa rubrica richiama i tratti salienti del nuovo Patto per l’euro plus, e l’intervento del Parlamento europeo in tema di coordinamento delle politiche economiche. [...]