Europa sociale o Europa liberoscambista? Il futuro del modello sociale europeo
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Pur non sottacendo gli aspetti problematici presenti nei welfare states europei, l’autrice mette in luce la violenza della riproposizione dell’ideologia neoliberista e la continua mortificazione degli aspetti più salienti del modello sociale europeo secondo logiche deterministiche dei modelli economici e processi naturali ineluttabili. Le conclusioni a cui arriva sono che nei welfare states europei non appaiono all’opera i fattori ipotizzati dalla letteratura della crisi; e che non sembra essere in atto la restrizione della gamma di percorsi evolutivi possibili per le società del futuro implicita nell’idea schematica della «convergenza» verso il modello americano propria di questa letteratura. L’articolo analizza le ipotesi alternative alle teorie della crisi e alla demolizione del «modello sociale europeo» ed esplora attraverso l’approccio dello «sviluppo umano» le sinergie possibili tra sviluppo economico e sviluppo sociale, tra competitività e giustizia, tra diritti e crescita, che possono tornare di nuovo a configurare il welfare come «fattore produttivo».
La politica pensionistica fra dimensione europea e prospettive nazionali
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La questione demografica, intesa come il processo di invecchiamento progressivo della società europea, è da tempo elemento di riflessione per decisori politici, esperti ed esponenti del mondo accademico. Il tema principale è legato all'impatto di tale evoluzione sull'equilibrio presente e futuro dei sistemi pensionistici europei. Il fenomeno, beninteso, non assume importanza solo nel contesto europeo, bensì ha un rilievo globale. Esso interessa le diverse regioni del mondo, seppure con ritmi e impatti che variano da caso a caso (Bonoli e Shinkawa, 2005). Nel caso europeo, però, il processo di invecchiamento si lega ad altri trend di eguale spessore tutti coerenti con il progressivo restringimento della popolazione attiva e la stagnazione (e nel lungo termine riduzione) della popolazione in termini assoluti.
Venti parole attorno al concetto di modello sociale europeo
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Siamo abituati, nel quotidiano, ad operare una distinzione importante tra parole e fatti: «un conto sono le parole, un'altra cosa sono i fatti!», e via dicendo. Insomma, da una parte i fatti, cosa concreta e dunque positiva (nel senso di empiricamente osservabile e misurabile), dall'altra le parole, entità evanescenti ed effimere, dunque né concrete, né positive. Ma i fatti, a pensarci bene, e soprattuto i fatti sociali, producono parole. E le parole, a loro volta, sono generatrici di fatti. Anzi, per dirla con Wittgenstein, le parole, in quanto segni, suoni, ecc., sono fatti: a differenza di altri eventi che accadono, ma restano muti, essi significano, e significano per l'appunto fatti. E i fatti, dal loro canto, direbbe forse Dewey, diventano oggetti cognitivi quando dall'esperienza si passa alla concettualizzazione, che si esprime appunto attraverso le parole.
Seminario Inca - Bruxelles, 23-24 giugno 2005 - Politiche pensionistiche e modello sociale europeo
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La riforma dei sistemi pensionistici nei diversi paesi europei è ormai da anni al centro del dibattito politico e scientifico. La necessità di far fronte al nuovo contesto socio-economico ha determinato ovunque l'introduzione di nuove misure per il riordino delle istituzioni. Per promuovere un'ampia discussione sulle innovazioni legisltive già introdotte e sulle prospettive di ulteriore impegno per la modernizzazione dei sistemi pensionistici, il seminario svoltosi a Bruxelles il 23-24 giugno 2005, dal titolo «Politiche pensionistiche e modello sociale europeo» organizzato da Inca, Cgil e Ferpa (Federazione europea delle persone anziane e dei pensionati), con la collaborazione dell'Observatoire social européen, ha sviluppato il confronto tra esperti del settore e parti sociali. Qui vengono pubblicati due lavori presentati in quell'occasione.