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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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Svantaggio meridionale e prospettive di welfare

La sfida federalista fra economia, politica, capacità di governo

3

2010

Luglio - Settembre

Presentazione

Le analisi contenute nel nuovo fascicolo di RPS dedicato al welfare nel Mezzogiorno, compongono una riflessione che – pure a partire da prospettive e retroterra disciplinari diversi – delinea una sequenza integrata di configurazioni sociali, nodi critici e «spiegazioni» teoriche intorno ai punti di maggiore criticità delle regioni meridionali. Un primo blocco di saggi si sofferma sull’analisi delle caratteristiche socio-economiche di quella che ancora oggi è definibile come questione meridionale concentrandosi in particolare sui temi della disoccupazione e della disuguaglianza interna. Viene quindi sviluppato il tema della più scarsa qualità dei servizi di welfare nelle regioni meridionali rispetto a quella che si registra nelle altre aree del paese. Analisi ulteriori si soffermano sul profilo delle élite meridionali incapaci di farsi classe dirigente, ad un perpetuarsi di relazioni clientelari, rispetto alle quali l’atteggiamento della decisionalità politica nazionale manifesta un simmetrico, reciproco e negativo interesse. Completa il fascicolo una rilettura storica della questione meridionale, sollecitata anche ai non addetti ai lavori dall’attualità del dibattito politico.
Prezzo:20.00€
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L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna

Mezzogiorno e politiche di sviluppo regionale 1998-2008: assunti, esiti, insegnamenti

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L’articolo analizza le politiche di sviluppo regionale che sono state realizzate in Italia nel decennio 1998-2008. Si apre con un breve inquadramento della questione meridionale; prosegue ricordando i principali assunti e le iniziative prese nell’ambito della cosiddetta «nuova programmazione»; prova a ricordare la discussione che si è avuta nel periodo più recente sui suoi risultati. Nel prosieguo del lavoro si cerca di misurarne in maniera scientifica alcuni effetti, occupandosi della sua dimensione finanziaria, della qualità della spesa e degli interventi programmati e realizzati, per poi concludere l’analisi mostrando alcuni risultati raggiunti. Il giudizio complessivo che è possibile formulare sulla base dei dati disponibili consente di dire che i risultati raggiunti sono stati inferiori alle attese e complessivamente modesti ma non irrilevanti. Il lavoro si conclude con un tentativo di trarre brevemente alcune lezioni dall’esperienza del decennio.
Disuguaglianza dei redditi e divari territoriali: l’eccezionalità del caso italiano

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Il divario territoriale è ampio in Italia non solo nei redditi medi, ma anche nella loro distribuzione, assai più sperequata nel Mezzogiorno. L’Italia è l’unico tra i paesi avanzati a mostrare divari territoriali di questa portata: se il livello e la distribuzione dei redditi equivalenti nelle regioni povere fossero uguali a quelli delle regioni ricche, la disuguaglianza totale si ridurrebbe del 25%, rispetto al 9% in Spagna e a una sostanziale stabilità in Germania, due paesi europei caratterizzati da grandi disparità regionali. Le differenze territoriali sono solo in parte attenuate da un costo della vita più basso nel Mezzogiorno.
Il Mezzogiorno come realtà disomogenea e le implicazioni della disuguaglianza interna

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Questo lavoro nasce dalla convinzione che sia urgente e necessario affrontare l’analisi del Mezzogiorno prestando attenzione alla sua misconosciuta varietà. I dati che il lavoro presenta sui redditi e le condizioni di vita esaminano congiuntamente divario e varietà meridionale, illustrando – fra l’altro – come la disuguaglianza sia, in questa parte del paese, tendenzialmente più elevata che altrove e come le differenze tra regioni siano, sotto diversi aspetti, significative e interessanti anche nell’ottica di un ripensamento delle politiche di sviluppo. I paragrafi dello studio dedicati all’analisi di alcune caratteristiche del mercato del lavoro comprendono simulazioni su possibili misure di policy riguardanti il lavoro dipendente e gli effetti che queste avrebbero sulla disuguaglianza nei redditi disponibili.
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Spesa pubblica e sistemi regionali di welfare

Prelievo e redistribuzione di welfare Nord/Sud. Gli effetti ipotizzabili del federalismo fiscale nel Mezzogiorno

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In questo lavoro si illustra la distribuzione regionale della spesa pubblica per le grandi funzioni relative al welfare, ovvero previdenza, sanità e istruzione, mettendo in evidenza che i livelli di spesa pro capite sono relativamente omogenei su tutto il territorio nazionale. Successivamente si passa ad analizzare la capacità delle diverse regioni di finanziare autonomamente questi livelli di spesa. È qui che emerge il secondo problema cruciale per l’attuazione compiuta del federalismo fiscale nel nostro paese: a livelli di spesa più o meno uniformi fanno riscontro profonde divergenze nella capacità fiscale – dovute ai profondi divari in termini di sviluppo tra le aree del paese – che vengono attualmente colmate dai trasferimenti statali e su cui inciderà il processo di decentramento in corso.
Temi di salute e politiche sociali: responsabilità nazionali e locali nella questione meridionale

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Il paper prende in esame il gap tra Nord e Sud Italia per quanto riguarda i servizi sanitari e sociali. Vengono in particolare analizzate le differenze di spesa, qualità e accesso ai servizi in seguito al processo di decentramento degli anni ’90 che ha portato ad una maggiore responsabilità degli attori locali e ad un maggiore controllo da parte del governo centrale. Si sostiene che il gap non sia stato colmato ma che al contrario abbiano avuto luogo involuzioni in tutto il paese. Il saggio conclude affermando che le disparità del Sud Italia siano una questione nazionale che deve essere affrontata con strumenti e politiche di un livello corrispondente.
Sistemi scolastici regionali e capacità di sviluppo delle competenze. I divari nelle indagini Pirls e Pisa

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Questo articolo studia l’evoluzione dei divari territoriali delle competenze nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria per valutare l’efficacia dei sistemi formativi regionali Italiani. Utilizzando i risultati dei test standardizzati somministrati alla coorte nata nel 1991 con l’indagine Pirls2001 e Pisa 2006 vengono costruite misure alternative di valore aggiunto dei sistemi scolastici regionali. L’analisi mostra tre risultati principali. Indipendentemente dall’indicatore considerato viene confermata la dualità del sistema scolastico italiano con le regioni meridionali che registrano una performance peggiore. I divari territoriali non sembrano attenuarsi nel corso della carriera scolastica. Infine, nelle regioni a valore aggiunto positivo si registra un attenuamento dell’impatto delle caratteristiche di contesto e di background sulla formazione delle competenze.
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Disagio e politiche sociali

Persistenza della povertà e limiti dell’investimento sociale su infanzia e giovani nel Mezzogiorno

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Il divario di opportunità, di risorse investite e di qualità delle politiche sociali fra le città italiane è tale da rendere evidenti due cose: la riproduzione di condizioni di grave iniquità e il progressivo depauperamento del capitale umano nelle regioni del Mezzogiorno. Soprattutto nelle aree periferiche delle conurbazioni meridionali si sta consolidando un’area sociale di bambini, adolescenti e giovani in condizioni di povertà economica di servizi e opportunità formative che costituirà un freno per qualsiasi politica di sviluppo per queste zone. Lo studio delle traiettorie dei singoli e dei gruppi consente di individuare spazi di resilienza e apprendimento per il disegno delle politiche insieme all’evidenza delle forme di riproduzione.
Partecipazione sociale e processi deci-sionali nel welfare territoriale del Mezzogiorno. Studi di caso

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Il saggio analizza i processi decisionali relativi alle politiche abitative e alle politiche socio-assistenziali del welfare tradizionale nelle tre maggiori città meridionali capoluogo di regione: Napoli, Palermo, Bari. L’obiettivo, attraverso la «narrativa» e il confronto tra politiche, è quello di riflettere sul tema della partecipazione della società civile alle decisioni pubbliche nella realtà meridionale. I risultati dell’analisi mettono in luce modelli diversi di partecipazione nei due settori considerati. Nell’ambito delle politiche abitative il processo decisionale è relativamente chiuso agli interessi diffusi e organizzati presenti sul territorio, mentre nell’ambito del welfare locale ci sono ampi spazi e potenzialità per esperimenti di democrazia partecipativa, ma anche rischi di pratiche clientelari.
Benessere e welfare alla luce del rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi: un confronto territoriale tra Nord e Sud dell’Italia

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L’articolo sviluppa una serie di riflessioni a partire dalla lettura del Rapporto della Commissione sulle misure di performance economica e progresso sociale, coordinato nel 2009 per la presidenza francese da Stiglitz, Sen e Fitoussi. Focalizzando l’attenzione sul concetto di qualità della vita così come trattato nel rapporto, gli autori incrociano alcune di queste dimensioni con i sistemi di welfare delle regioni italiane, in particolare con quelli del Mezzogiorno. I dati utilizzati sono quelli dell’indagine multiscopo Istat Aspetti della vita quotidiana 2008 e quelli della survey Eu-Silc.
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Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti

Élite senza leadership. Note su élite e classi dirigenti meridionali

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L’articolo analizza i fattori storici, socio-culturali ed economici che evidenziano la debolezza delle élite locali e degli attori sociali nell’Italia meridionale. L’articolo concentra in particolare l’attenzione sulle odierne élite locali. Secondo l’autore, la debolezza di tali élite consiste nel non rappresentare adeguatamente un moderno pluralismo sociale. Anche a causa di una sostanziale assenza di élite economiche nel Mezzogiorno, le élite locali sono dominate da quelle politiche che manovrano i potenti mercati politici locali controllandoil territorio. Il consenso politico rappresenta di fatto la principale risorsa per il Sud e sono le élite politiche locali a fare da intermediarie per conto del governo centrale. In ragione di quanto argomentato, l’Italia meridionale non risente solamente di uno sviluppo (socioeconomico) «dimezzato» ma allo stesso tempo di una autonomia (istituzionale) «dimezzata».
Regolazione sociale, concezioni della solidarietà e della produzione del benessere nel Mezzogiorno

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Il saggio si propone di analizzare le interazioni tra modernizzazione, politica e produzione del benessere nelle regioni meridionali, area in cui alcuni fenomeni negativi determinati da queste relazioni appaiono in maniera radicale e particolarmente visibile, senza per questo essere esclusivi del Sud. Dopo un excursus storico sulle principali modalità della modernizzazione meridionale e a partire da alcune ipotesi e constatazioni fondamentali – fra cui quelle del legame profondo tra regolazione sociale, welfare e produzione di benessere e della persistenza del connotato assistenzialistico nel welfare meridionale – il saggio descrive alcuni significativi legami tra politica, mercato, comunità, gruppi d’interesse e welfare, riflettendo sulle forme assunte dalla politica nella sua incapacità di favorire reali processi di organizzazione istituzionale e di redistribuzione della ricchezza.
Sanità nel Mezzogiorno. Carenze strutturali e cultura della dirigenza

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Il contributo mira a rendere conto di alcune evidenze empiriche tratte da recenti lavori di ricerca, che documentano da un lato le differenze macroscopiche nelle carenze strutturali tra Regioni meridionali e resto del paese, e dall’altro le caratteristiche qualitative della cultura gestionale e amministrativa dei vertici strategici della sanità locale nelle varie aree del paese, con particolare attenzione per il contesto sanitario meridionale. Ne emerge un quadro di difficoltà, che rimanda in molti casi alla debolezza di quello che può essere considerato l’hardware o il core-business del sistema, e cioè le strutture ospedaliere e ambulatoriali, le apparecchiature e il personale specializzato. Ma spesso va chiamato in causa anche il software gestionale, cioè le funzioni manageriali, quelle funzioni che sovrintendono ad aspetti cioè di tipo aziendale e organizzativo, che assumono una valenza speciale in un contesto particolare e delicato, quale quello sanitario, in quanto da esse dipendono la vita e la morte delle persone e la tutela del diritto costituzionale alla salute, che si presenta spesso con carattere di urgenza e non rimandabilità.
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Discussione

Considerazioni provvisorie sul «sociale meridionale»

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Nella prima parte l’articolo prende in esame le concezioni, gli ambiti di operatività e i paradossi sottesi all’idea stessa di «politiche sociali», secondo l’autore un corpo di politiche pubbliche non in grado – per sua stessa natura – di giungere a toccare le ragioni profonde dei mali di cui si occupa e disomogeneo rispetto alla logica formale e razionalista del policy process. Nella seconda parte la riflessione viene portata sui grandi temi del difficile (e familistico) sociale meridionale, usciti dall’agenda delle strategie nazionali di sviluppo e oggi abbandonati a loro stessi e ai poteri illegali, con politiche sociali spesso non in grado neppure di incarnare il loro ruolo più consueto e limitato: quello di tamponamento del peggio.
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Rubriche

Il Mezzogiorno e l’Unità d’Italia

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Si è costituito un fronte antirisorgimentale rappresentato dalla Lega Nord e da una variopinta schiera di circoli neo-borbonici e neo-guelfi che provano a riscrivere la storia. Questi tentativi di revisionismo storiografico vanno contrastati con una riflessione sulle vicende seguite all’Unità d’Italia capace «di consentire un bilancio persuasivo da far valere fino ai nostri giorni», dice il Presidente Napolitano nel discorso pronunciato all’Accademia dei Lincei il 13 febbraio 2010. Senza il Risorgimento, l’Italia non avrebbe mai potuto diventare uno dei paesi più ricchi e sviluppati del mondo. La nostra unità nazionale va rilanciata anche perché lo sviluppo del paese non è un gioco a somma zero (se vanno più risorse al Sud ci rimette il Nord o viceversa). Il Mezzogiorno, infatti, oltre a restare un fondamentale mercato di sbocco per i prodotti del Nord, costituisce la riserva capace di garantire uno sviluppo più equilibrato del paese.
Le diseguaglianze di performance educative nelle regioni italiane. Un’analisi dei dati Pisa 2006

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Dalle comparazioni fra i sistemi nazionali europei compiute negli ultimi anni, l’Italia è sempre risultata collocata in una posizione chiaramente arretrata per quanto riguarda le performance medie degli studenti e per l’indicatore riguardante la soglia minima di competenze, poiché vi è un’ampia fascia di studenti caratterizzati da uno scarso apprendimento delle competenze di base. Accanto a questo, ciò che emerge dalle analisi è che quello italiano si configura come un sistema educativo al contempo scarsamente efficace, poco equo e profondamente differenziato da un punto di vista territoriale. Nel presente contributo, utilizzando i dati Pisa 2006, si cerca di individuare le dinamiche che producono i differenziali di competenze (tanto tra gli individui quanto tra le aree geografiche) tenendo conto degli effetti prodotti dai fattori contestuali.