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Roma, 24 e 25 Novembre 2011

Si è svolta a Roma, lo scorso 24 e 25 novembre, la VII edizione del Forum annuale della Rivista delle Politiche Sociali organizzato in collaborazione con ESPAnet-Italia.

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Sindacato e welfare

Storia, riforme, ruolo d’interesse pubblico

N4

2008

Ottobre - Dicembre

nota del direttore

Introduzione al fascicolo: "Sindacato e Welfare"

La forza con cui nei giorni della chiusura di questa monografia il tema della riforma contrattuale e, in senso più ampio, quello della riconfigurazione del sistema italiano di relazioni industriali si sono andati affermando nel nostro confuso panorama socio-politico conferiscono a questa pubblicazione il valore aggiunto dell’attualità. Stando almeno alle apparenze.
Prezzo:20.00€
copertina rivista
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Europa. Governance delle riforme e sindacato

Governance europea delle politiche sociali - Il coinvolgimento dei partner sociali e l’influenza nazionale

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L’articolo propone una breve rassegna di alcuni dei principali strumenti a disposizione dell’Unione europea per intervenire in materia di politiche sociali e del lavoro. Tale analisi ha l’obiettivo di illustrare i temi oggetto del dialogo sociale europeo, della Strategia europea per l’occupazione e del processo di coordinamento delle politiche previdenziali conosciuto come Metodo aperto di coordinamento. Per ognuno di questi strumenti l’articolo propone una valutazione del grado di partecipazione dei partner sociali, con particolare riferimento al movimento sindacale. Al di là della retorica europea basata sul «partenariato sociale», la concreta evoluzione dei tre processi illustra un limitato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella governance europea, con il rischio di rendere marginale la loro influenza sull’agenda europea in materia di politiche sociali e del lavoro.
Il ruolo delle parti sociali nelle riforme pensionistiche europee: passato e presente

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Le parti sociali, tanto i datori di lavoro quanto i sindacati, hanno avuto un ruolo importante nelle «vecchie politiche» di espansione dei sistemi pensionistici in Europa, e sono ancora attive nelle «nuove politiche» di riforma dei sistemi pensionistici. Tenendo conto di aspetti come l’impatto elettorale e il veto politico, i governi possono cercare di superare, attraverso la ricerca di consenso sociale, il blocco anti-riforme nel processo politico decisionale e in quello esecutivo. Oltre alle strategie basate sugli interessi politici, sono presi in considerazione diversi tipi di governance sociale: la consultazione istituzionale dei gruppi sociali, la concertazione tripartita fra governi e parti sociali, le forme istituzionalizzate di autogestione della previdenza e l'autoregolazione attraverso la negoziazione delle pensioni integrative.
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Sindacato e welfare. Un focus sull’Italia

Sindacato e processi di cambiamento nelle opinioni dei protagonisti

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Nelle pagine che seguono, attraverso una serie di interviste strutturate effettuate tra il settembre e l’ottobre 2008, sono stati interpellati sul tema del rapporto tra sindacato e welfare alcuni importanti dirigenti sindacali italiani, in particolare: Susanna Camusso, segretaria confederale Cgil, Dipartimento politiche dei settori produttivi; Carla Cantone, segretaria generale Spi-Cgil; Franco Martini, segretario generale Filcams-Cgil; Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, Dipartimento welfare e nuovi diritti; Giorgio Santini, segretario confederale Cisl, Dipartimento lavoro formazione sviluppo Mezzogiorno; Claudio Treves, coordinatore Dipartimento politiche del lavoro Cgil nazionale. Con questo lavoro si è inteso offrire uno scorcio sulla riflessione interna al sindacato sia relativamente al modo in cui esso ha contribuito e contribuisce a configurare il sistema italiano di welfare, sia rispetto al suo riposizionamento nello spazio del confronto politicoe all’opportunità - rimodulando parte delle proprie funzioni - di allargare il bacino di riferimento per collegarsi a nuove domande di tutela che attendono una propria rappresentanza sociale.
L’azione del sindacato a livello territoriale

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Nel nostro paese la storia delle relazioni tra i sindacati e i governi e le istituzioni locali è abbastanza lunga, anche relazioni che consistono essenzialmente nella pratica di coinvolgimento e nel contributo delle parti sociali al disegno e all’implementazione di politiche sociali e del lavoro. Il saggio esamina le fasi e le logiche di questa storia celata, concentrando l’attenzione sulle principali caratteristiche e risultati delle relazioni e pratiche concertative di cui l’autrice individua due fasi: una prima in cui le iniziative sindacali in materia di lavoro e politiche sociali a livello territoriale sono di natura essenzialmente contingente e rivendicativa; in seguito le iniziative sono divengono più intenzionali e strategicamente orientate così che si va approfondendo il coinvolgimento e il ruolo del sindacato nella costituzione di reti sociali di protezione sociale e nel welfare locale.
Il protocollo su pensioni, lavoro e competitività: il ruolo della concertazione

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Il Protocollo su pensioni, lavoro e competitività del 23 luglio 2007 si colloca certamente nel novero dei più rilevanti accordi tra governo e parti sociali degli ultimi anni, per ampiezza delle tematiche trattate e per l’ampio dibattito che ha suscitato nell’opinione pubblica. A conferire a tale accordo un’importanza particolare è anche l’ampia partecipazione dei lavoratori al referendum indetto sul testo, nonché l’alta percentuale di approvazione delle soluzioni in esso contenute. Per il metodo seguito e per le soluzioni adottate, esso può costituire lo spunto da una parte per analizzare come la concertazione si è evoluta e come si atteggia in un panorama politico sostanzialmente bipolare, e dall'altra per verificare lo stato di salute del nostro sistema di welfare, in un'epoca caratterizzata da sfide di importanza epocale, quali la globalizzazione e l'invecchiamento della popolazione. L'articolo ripercorre la struttura del protocollo, focalizzandosi rispettivamente sugli interventi relativi al sistema pensionistico, su quelli inerenti alla regolazione dei rapporti di lavoro e del mercato del lavoro e, infine, su quelli riguardanti la competitività del sistema.
Le riforme pensionistiche in Italia. Un’analisi storica dei «giochi di solidarietà»

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L’articolo analizza in chiave storica la riforma delle pensioni in Italia negli ultimi due decenni, nel tentativo di far luce sul ruolo sindacale nel relativo processo politico e di proporre alcune ipotesi sulle conseguenze redistributive delle riforme concertate. Il riferimento è ai cosiddetti «giochi di solidarietà», ovvero alle strategie di competizione tra gli attori negoziali al fine di distribuire costi e benefici dei nuovi interventi. Lo studio delle diverse riforme concertate e dei loro effetti (soprattutto della Riform Dini del 1995) permette di svolgere una prima valutazione dell'azione sindacale. Mentre parte della letteratura ha sottolineato la sua difesa degli interessi dei propri iscritti (anche a danno degli interessi collettivi) l'analisi mostra l'interazione più complessa tra idee e preferenze. Il breve confronto con altri paesi europei conferma la necessità di recuperare una dimensione legata agli interessi per comprendere i processi di riforma delle politiche sociali e i loro esiti, seppure in un approccio più ampio.
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Il ruolo pubblico del sindacato nella gestione del welfare. Casi nazionali

Il ruolo di interesse pubblico del sindacato italiano

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I sindacati sono nati e si sono sviluppati come organizzazioni di difesa di interessi professionali, tuttavia, in alcuni paesi, a questo scopo fondamentale se ne è aggiunto un secondo relativo al perseguimento di interessi generali. In alcuni casi sono gli stessi ordinamenti nazionali che affidano ai sindacati lo svolgimento di attività nell’interesse dell’intera collettività, in altri sono stati i sindacati ad iniziare a svolgere spontaneamente tali attività. Il fenomeno, diffuso nell'Europa continentale, è sempre stato particolarmente intenso in Italia. ll saggio prende in esame l'anima pubblicistica dei sindacati italiani e ne esamina le origini e lo sviluppo, le aree principali nelle quali esso si esprime, i vantaggi e gli svantaggi di questa modalità di perseguimento degli interessi pubblici. La conclusione è volta a evidenziare il beneficio che deriverebbe da una più piena attuazione dei principi costituzionali.
Fra luci e ombre. La positiva «eccezione» nordica

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I recenti studi sull’evoluzione dei sistemi di welfare europeo hanno messo al centro le trasformazioni intervenute nelle relazioni industriali e sul ruolo dei sindacati. In sede europea e nazionale il «modello danese» della flexicurity è stato eretto a «buona pratica» e modello da seguire per l’introduzione di un migliore equilibrio tra equità ed efficienza nel sistema del mercato del lavoro. L’autore colloca queste scelte all’interno del processo di globalizzazione e del contesto storico dei paesi scandinavi e segnala i fattori di continuità e di divergenza esistenti tra la proposta di flexicurity, sostenuta dalla Commissione europea, ed i principi di flessibilità e sicurezza sociale perseguiti da decenni nei paesi scandinavi.
La protezione sociale e il metodo paritetico in Francia

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La realizzazione e la gestione di un sistema complesso di protezione sociale segna fortemente le relazioni sociali francesi. L’articolo ricostruisce l’evoluzione del «paritarismo» che caratterizza queste relazioni interpretandolo alla luce della centralità dello Stato. L’originaria rivendicazione di democrazia sociale si è adattata ad un nuovo tipo di collocazione del lavoro dipendente nella società francese. Sono in atto oggi consistenti trasformazioni che cercano di conciliare sicurezza ed evoluzioni professionali.
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Rubriche

Sindacato (and) welfare

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L’articolo affronta il rapporto tra agire sindacale e evoluzione del welfare, dallo sviluppo delle prime forme di mutuo-aiuto sindacale fino ai più recenti mutamenti che investono la regolazione del lavoro. Nella prima parte vengono passate in rassegna alcune delle principali esperienze nazionali che hanno accompagnato lo sviluppo del mutualismo in concomitanza con l’avvio dei primi programmi di protezione sociale a cavallo tra il XIX secolo e i primi anni del ’900. Si prende quindi in considerzaione la fase di espansione del welfare fordista, concentrando l'attenzione sulle forme della partecipazione sindacale al funzionamento dei welfare state nazionali. L'analisi prosegue guardando ai mutamenti che hanno segnalato la crisi del welfare fordista e ai processi di riforma riconducibili all'emergere del paradigma del welfare attivo. In particolare, si considerano le trasformazioni che interessano l'agire sindacale nel quadro emergente dei processi di attivazione, in riferimento alle pratiche e alle forme di coinvolgimento - sistema Ghent/bilateralismo - che meglio sembrano rispondere al bisogno di rafforzare l'intervento attivo delle organizzazioni sindacali nel mercato del lavoro.
Il welfare di Bruno Trentin

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Il testo di Bruno Trentin riproposto ai lettori di Rps qui introdotto da Michele Magno esemplifica le proposte di riforma dello Stato sociale da lui avanzate in qualità di responsabile dell’Ufficio di Programma della Cgil e discusse nella conferenza nazionale della stessa confederazione del 1995. L’introduzione richiama il più ampio contesto culturale e valoriale del pensiero di Trentin. L'idea centrale è quella di una welfare society, in cui alla logica del risarcimento si sostituisca una logica di promozione dei diritti di cittadinanza. Viene esaminata, in particolare, la crisi del principio assicurativo, che richiede un concorso trasparente della fiscalità generale al finanziamento della sicurezza sociale. I suoi valori di solidarietà vanno fondati non solo nel campo della distribuzione del reddito, ma soprattutto nell'offerta di beni e servizi reali alle persone. Esplicito, infine, è l'invito al sindacato affinché guardi in termini sistematici alla riforma del welfare, evitando di identificarla quasi esclusivamente con la questione delle pensioni.
Ammortizzatori sociali ed enti bilaterali: una rassegna di norme e accordi collettivi

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Fra gli strumenti coi quali il sindacato italiano concorre alla gestione di alcuni importanti segmenti del welfare nazionale vi è certamente quello della bilateralità. La nascita e lo sviluppo degli enti bilaterali si iscrive essenzialmente in questo indirizzo ed ha assunto uno sviluppo significativo non ovunque ma in alcuni ambiti particolari, come nel caso della mutualizzazione di alcune provvidenze previste dai contratti, della formazione professionale, del sostegno al reddito per la perdita - transitoria e/o definitiva - dell’impiego. In quest’ultimo caso ciò si è reso particolarmente necessario a causa della colpevole e perdurante carenza di strumenti universalistici di copertura pubblica in caso di mancanza involontaria di lavoro. Si tratta però di capire se un surrogato debba assurgere a norma generale, come sembra volere fare il centrodestra, o piuttosto cogliere l’occasione dei mutamenti del mercato del lavoro per porre finalmente mano ad una riforma strutturale del nostro sistema della protezione sociale.
Europa. Le politiche di conciliazione nel processo di consultazione delle parti sociali

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L’articolo esamina come l’esigenza di una maggiore conciliazione tra lavoro retribuito, responsabilità familiari e vita privata, concetto sintetizzato nel termine anglosassone work-life balance, sia entrata nel dibattito politico e sindacale, fino a diventare uno degli obiettivi dell’agenda sociale europea. L’analisi si svolge soprattutto dal punto di vista del movimento sindacale europeo e punta a mettere in luce la distanza tra le dichiarazioni di principio, contenute anche nel diritto comunitario, e la realtà dei fatti. In particolar modo, vengono prese in esame le due prime fasi del processo di consultazione delle parti sociali europee, lanciate dalla Commissione nel 2006 e tuttora in evoluzione al momento della stesura di queste pagine. L'articolo si chiude con un confronto tra le politiche messe in atto nei paesi del Nord e del Sud Europa.