Nuovi poveri, vecchie povertà
Nella Sezione: Sulla specificità del caso italiano
Il saggio esamina le ragioni alla base della conversione concettuale dalle vecchie alle nuove povertà. Al contempo si evidenziano le conseguenze di tale impostazione che delinea di fatto una sorta di scomparsa della povertà, perché se è vero che l’approccio economico tradizionale allo studio della povertà presenta dei limiti d’interpretazione e rappresentazione della realtà, in cui non sono più solo i beni essenziali che giocano un ruolo decisivo nella definizione delle scelte di vita e delle condizioni di benessere e/o privazione, è altresì vero che ponendo tutto sullo stesso piano, si corre il pericolo di una paralisi dell’azione correttiva. L’attenzione si concentra sullo stato della povertà in Italia, mettendone in evidenza la relativa stabilità in un intervallo temporale medio-lungo e la relazione che intercorre tra la versione «hard» della povertà economica e le sue espressioni «soft». Si giunge a delineare un modello italiano della povertà, fondato su un'elevata diseguaglianza nella distribuzione dei redditi, la sua relativa persistenza e l’elevata correlazione intergenerazionale, a cui si sommano il divario territoriale fra Nord e Sud e il ruolo strategico della famiglia.
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I tagli all’assistenza in Italia. Motivazioni e conseguenze
Nella Sezione: Sulla specificità del caso italiano
L’articolo discute motivazioni ed effetti della riduzione, fino all’azzeramento, del finanziamento nazionale alle politiche socioassistenziali che va prefigurandosi nel 2011-2012, anche in relazione al delinearsi di modalità di attuazione del federalismo fiscale che rivolgono a tali politiche scarsa attenzione. L’azzeramento degli stanziamenti nazionali sembra destinato a provocare un ulteriore restringimento delle prestazioni offerte, già meno sviluppate rispetto agli altri paesi, e rischia di far tramontare il progetto originario della legge 328/2000 di costruire un autonomo sistema socio-assistenziale, strutturato sul territorio nazionale, professionale e rivolto alla totalità dei cittadini. Piuttosto, sembra delinearsi un sistema in parte ricondotto
nell’ambito delle politiche sanitarie e delle politiche del lavoro, per il resto residuale, differenziato territorialmente e rivolto prevalentemente a soggetti marginalizzati.
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Il welfare mancante. Crisi economica, domande sociali inevase, rischi emergenti
Nella Sezione: Sulla specificità del caso italiano
Irrigidendo i vincoli di bilancio e acuendo le domande di ammortizzatori sociali, la crisi ha ovunque aggiunto nuove difficoltà a stati sociali già da anni sotto pressione per i costi indotti dalla maturità degli schemi di tutela, per la necessità di fronteggiare i cosiddetti nuovi rischi sociali e per la crescente delegittimazione dell’ideale ugualitario e del ruolo pubblico. Le difficoltà sono particolarmente evidenti nel nostro paese. Obiettivo centrale del saggio è di presentare un quadro complessivo delle nuove e vecchie domande sociali
oggi sul tappeto in Italia, al fine di mettere a fuoco ciò che si perderebbe, in termini equitativi e di benessere complessivo, qualora, sotto il peso delle difficoltà odierne, si procedesse verso ulteriori privatizzazioni del welfare.
Sono, altresì, indicate alcune linee
di intervento per un progetto
di rilancio dello stato sociale.
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