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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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I sistemi di sicurezza sociale nei paesi dell'Europa centrale e orientale

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Nella Sezione: Rubriche

Il presente lavoro analizza i sistemi di protezione sociale dei paesi dell’Europa centrale e orientale e affronta il tema della compatibilità e armonizzazione delle politiche di welfare al modello europeo. Nelle schede qui presentate si distingue tra organizzazione e struttura del sistema di protezione sociale, fonti di finanziamento, prestazioni erogate (pensioni, di vecchiaia, anzianità, invalidità e ai superstiti, e disoccupazione). Le informazioni in esse contenute sono tratte dal documento Missceec II del 1° gennaio 2002 redatto dall’Istituto europeo di sicurezza sociale sulla base delle informazioni raccolte in collaborazione con le autorità nazionali dei relativi paesi.
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La ridefinizione sociale delle età: come cambiano i calendari di vita degli individui

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Corso di vita

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A seguito del processo noto con il nome di seconda transizione demografica, le società occidentali, Italia compresa, stanno sperimentando una progressiva traslazione di tutte le tappe fondamentali dell’esistenza, in particolare per quanto concerne la transizione allo stato adulto. Più in generale l’età alla quale gli individui sperimentano un determinato evento subisce un processo di adeguamento alle trasformazioni socio-culturali e demografiche che si realizzano nella popolazione di riferimento. In questo contesto, l’età cronologica, pur rimanendo un importante indicatore nel corso della vita delle persone, non consente più da sola di cogliere tutte le sequenze e le trasformazioni che caratterizzano i nuovi calendari di vita. Occorre, dunque, fare riferimento a nuove categorie esplicative, come quella di età sociale, che consentono di tenere conto del processo di modellamento delle biografieindividuali ai fenomeni collettivi.
Parole chiave: società :: corso di vita :: età :: generazioni :: Occidente ::
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Italia. I Programmi operativi regionali Fse-Fesr in materia di politiche e inclusione sociale per il periodo 2007-2013

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L’articolo presenta i risultati di un’analisi svolta a partire dai documenti di programmazione adottati dalle Regioni italiane per il ciclo di politiche di coesione regionale 2007-2013, centrata sulla messa in evidenza di come gli obiettivi della Strategia di Lisbona e più in dettaglio della strategia di inclusione sociale definiti a livello comunitario, siano stati tradotti in termini operativi. Sono stati analizzati i Programmi operativi regionali (Por) italiani del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), rispetto ad uno degli assi portanti della nuova programmazione, nello specifico quello relativo alle politiche sociali. In particolare, viene proposta una rassegna delle misure e delle risorse specificatamente programmate dalle Regioni italiane, e pertanto, indirettamente, anche delle possibilità-potenzialità previste per gli operatori del settore, siano essi enti pubblici locali o organizzazioni pubbliche o private che operano nel settore.
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Orario di lavoro - La disciplina comunitaria e dei paesi europei

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Tempi e orari

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Il contributo dà conto della legislazione sull'orario di lavoro in Europa, con particolare riferimento alla normativa comunitaria e alle sue recenti proposte di modifica, e di alcuni Paesi dell'Unione europea (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Inghilterra). L'analisi condotta rileva, da un lato, le debolezze interne alla prima quanto a standard di protezione dei lavoratori e a possibilità di deroga. Dall’altro, dopo aver esaminato alla luce di questa gli istituti fondamentali delle discipline nazionali, conclude per la sua debole influenza sugli ordinamenti degli Stati membri, constatando piuttosto il suo effetto di incentivo al «ribasso» delle tutele vigenti.
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Italia. La prospettiva di genere nelle politiche attive del lavoro promosse dal Fondo sociale europeo

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Donne e welfare
Il Fondo sociale europeo ha contribuito in modo rilevante al finanziamento della formazione nel nostro paese e ha fornito il più importante sostegno per l’affermazione del principio di gender mainstreaming nelle politiche attive del lavoro. Il contributo si propone di inquadrare le caratteristiche degli interventi formativi co-finanziati dal fondo nel corso della programmazione 2000-2006 attraverso l’individuazione di gruppi di progetti tipizzati (o meno) rispetto al genere.
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I Dossier della Caritas - Un'intervista a Franco Pittau

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Migrazioni

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Il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas/Migrantes costituisce un importante strumento di lettura e analisi del fenomeno migratorio in Italia. Per dar conto di questa significativa esperienza di ricerca abbiamo intervistato il referente scientifico del Dossier. L'équipe del Dossier Scientifico Immigrazione è nata nel 1900, subito dopo l'approvazione della legge 39/1990. In quel periodo c'era un diffuso interesse nei confronti del fenomeno migratorio e ricorrenti incontri su questo tema, mentre erano scarsi i dati messi a disposizione e per di più discordanti a seconda delle strutture che li presentavano. L'allora direttore della Caritas Diocesana di Roma, che molto si adoperò per l'approvazione della nuova legge, accolse di buon grado la proposta avanzatagli da Giuseppe Lucrezio Monticelli e da me stesso di elaborare un Dossier Statistico Immigrazione.
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Isee - Un'analisi dell'efficacia in un contesto universitario

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Il saggio rappresenta un contributo all’analisi delle problematiche che si pongono nell’utilizzo di strumenti di politica sociale particolarmente delicati quale l’Indicatore della situazione economica. Dall’esame di oltre tremila modelli di autocertificazione Ise, emerge come i limiti supposti ex-ante trovino, nell’applicazione pratica, una puntuale conferma. In un paese in cui le forme di evasione ed elusione sono ancora ampiamente diffuse e non sanzionate, una politica sociale selettiva estesa anche a segmenti quali l’istruzione universitaria (e non solo) non ha ragion d’essere e anzi fa emergere l’iniquità dell’architettura del nuovo strumento di valutazione. temuto l’Ise, nella sua applicazione e nelle attività di controllo, penalizza coloro che con più difficoltà possono sottrarsi ai prelievi fiscali e favorisce coloro che più agevolmente possono ignorare il fisco.
Parole chiave: Italia :: politiche sociali :: istruzione :: Ise :: fisco ::
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Le diseguaglianze di performance educative nelle regioni italiane. Un’analisi dei dati Pisa 2006

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Dalle comparazioni fra i sistemi nazionali europei compiute negli ultimi anni, l’Italia è sempre risultata collocata in una posizione chiaramente arretrata per quanto riguarda le performance medie degli studenti e per l’indicatore riguardante la soglia minima di competenze, poiché vi è un’ampia fascia di studenti caratterizzati da uno scarso apprendimento delle competenze di base. Accanto a questo, ciò che emerge dalle analisi è che quello italiano si configura come un sistema educativo al contempo scarsamente efficace, poco equo e profondamente differenziato da un punto di vista territoriale. Nel presente contributo, utilizzando i dati Pisa 2006, si cerca di individuare le dinamiche che producono i differenziali di competenze (tanto tra gli individui quanto tra le aree geografiche) tenendo conto degli effetti prodotti dai fattori contestuali.
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Il social accounting negli enti locali: un approccio critico al modello di governance

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Welfare locale

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Gli attuali bilanci sociali non fanno riferimento a una modellistica condivisa, a testimonianza di un processo che deve ancora giungere a maturazione, ma è possibile individuare alcuni elementi che ne influenzano la struttura quali la natura dell’ente, l’arco temporale preso in considerazione e gli obiettivi assegnati. La volontà di adottare il bilancio sociale da parte delle amministrazioni pubbliche nasce solitamente dall’esigenza di comunicare meglio le attività dell’ente ai diversi stakeholders. Nella maggior parte dei casi il Bilancio Sociale viene utilizzato come momento consuntivo, mentre una piena attuazione delle sue potenzialità si ha quando viene impiegato come elemento revisionale e quando consente alla collettività di incidere sui temi fondamentali della gestione pubblica.
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Italia. Differenze salariali di genere: un’analisi dinamica sulla base delle caratteristiche degli occupati

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Donne e welfare
L’articolo analizza il differenziale salariale di genere in Italia e i fattori che contribuiscono a spiegarne l’evoluzione temporale nel periodo tra il 1993 e il 2006. Viene utilizzata una metodologia di scomposizione quantilica per identificare quanta parte del valore e della dinamica del differenziale di genere, stimato in corrispondenza dei diversi punti della distribuzione dei salari, può essere attribuita a fattori di discriminazione, quanta parte può essere attribuita alle differenti caratteristiche tra uomini e donne occupate e quanta parte è legata a elementi non osservabili.
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