«Cura»
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Nella lingua italiana viene impiegato un unico termine, quello di «cura», per esprimere sia il complesso
di mezzi e prassi terapeutiche con cui viene affrontata la malattia, che la più ampia ttenzione e sollecitudine nei confronti della sofferenza e della fragilità altrui, che si sostanzia nel prendersi cura. Questa polisemia cela il percorso parallelo di cui le due dimensioni della cura sono state protagoniste, a partire dalla nascita della medicina scientifica, e che oggi si tenta di ricomporre, di fronte all’emergere di alcuni fenomeni in cui si esplicita l’inguaribilità del paziente. Per evitare il rischio di uno sterile riduzionismo di una delle
due dimensioni nell’altra o di una mera giustapposizione, occorre risalire alle radici più antiche in cui tale contrapposizione affonda, ripercorrendo la storia della medicina, dalle sue origini mitologiche fino alla nascita della clinica.
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Competenza
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La competenza è difficilmente descrivibile secondo prestazioni prevedibili nell'ambito di un processo ordinato di esecuzione. Ogni atto o manifestazione palese investe, di fatto, abilità e capacità che sono sempre il risultato di elaborazioni mentali complesse, anche quando l'azione non sembra presentare particolari difficoltà. La competenza è un insieme di capacità, teoriche e pratiche. È uno degli esiti dell’azione del conoscere. Dipende dal contesto di vita, dalle condizioni di lavoro, dalle esperienze, dalla formazione ricevuta, dalla padronanza della lingua e dei sistemi simbolici. Fonda sul controllo esercitato dall’individuo sul proprio comportamento cognitivo e operativo. Consente un adattamento flessibile alle diverse situazioni, permette di risolvere problemi nuovi, non riducibili a un sapere disciplinare. Orienta i processi di decisione e di scelta.
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Sindacato (and) welfare
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L’articolo affronta il rapporto tra agire sindacale e evoluzione del welfare, dallo sviluppo delle prime forme di mutuo-aiuto sindacale fino ai più recenti mutamenti che investono la regolazione del lavoro. Nella prima parte vengono passate in rassegna alcune delle principali esperienze nazionali che hanno accompagnato lo sviluppo del mutualismo in concomitanza con l’avvio dei primi programmi di protezione sociale a cavallo tra il XIX secolo e i primi anni del ’900. Si prende quindi in considerzaione la fase di espansione del welfare fordista, concentrando l'attenzione sulle forme della partecipazione sindacale al funzionamento dei welfare state nazionali. L'analisi prosegue guardando ai mutamenti che hanno segnalato la crisi del welfare fordista e ai processi di riforma riconducibili all'emergere del paradigma del welfare attivo. In particolare, si considerano le trasformazioni che interessano l'agire sindacale nel quadro emergente dei processi di attivazione, in riferimento alle pratiche e alle forme di coinvolgimento - sistema Ghent/bilateralismo - che meglio sembrano rispondere al bisogno di rafforzare l'intervento attivo delle organizzazioni sindacali nel mercato del lavoro.
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Economia della conoscenza
La conoscenza è la principale forza produttiva cambiando le proprietà fondamentali dei processi che portano alla produzione di valore economico. Questi oggi dipendono dall’integrazione dell’intelligenza tecnica, portato della modernità e fonte di conoscenza riproducibile, con l’intelligenza fluida delle persone, riscoperta di recente per gestire la complessità di un capitalismo andato fuori controllo anche a seguito della sua espansione globale. La crescita della complessità ha arginato il potere della tecnica e aperto nuovi spazi all’iniziativa di soggetti che, a loro rischio, esplorano il nuovo e il possibile, andando oltre gli automatismi della prima modernità.
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«Governance»
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Il concetto di governance fa riferimento ad una specifica modalità di gestione del governo nata con l’obiettivo di rispondere alla crisi di governabilità determinata dalla crescente incertezza e complessità della società contemporanea. L’articolo analizza, attraverso una ricostruzione delle fasi che hanno condotto alla sua affermazione, il passaggio dal government alla governance letto da una parte attraverso il processo e le ragioni del decentramento, dall’altra con riferimento alle trasformazione del sistema fordista di produzione economica e del corrispondente modello di welfare. Una volta fornito tale quadro di riferimento, il concetto
di governance viene presentato e analizzato dal punto di vista teorico-concettuale e, in ultimo, calato nella realtà italiana.
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Talento
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Negli ultimi due secoli, molti sforzi sono stati compiuti soprattutto, ma non soltanto, da biologi e psicologi per caratterizzare le differenze interindividuali di capacità o facoltà dei soggetti umani, in particolare l’intelligenza, a lungo erroneamente considerata come una funzione unitaria geneticamente determinata. Un esame pur sommario delle più importanti ricerche mostra sia un’alta frequenza di forzature, sia uno stretto legame con gli interessi socio-economici e politici tesi a legittimare le politiche di discriminazione su base di classe e/o di razza o etnia. Negli anni più recenti, ricerche più correttamente impostate e condotte hanno mostrato complesse interazioni tra fattori genetici, altri fattori biologici e vari tipi di fattori ambientali agenti in successive fasi dello sviluppo. Un’altra significativa tendenza è la progressiva rinuncia alla definizione e analisi di capacità «globali», a favore dello studio, simultaneamente psicologico e neurobiologico di specifiche funzioni.
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«Precariato»
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L’autore fornisce un’attenta e appassionata analisi della genesi, delle caratteristiche e delle condizioni
che definiscono il precariato come prodotto del liberismo economico e della globalizzazione. La vastità
e varietà delle figure sociali che vi sono coinvolte – fra cui spiccano i milioni di giovani istruiti e frustrati
che non amano il loro futuro – condividono tratti comuni di insicurezza e frammentarietà esistenziale, alienazione professionale, impiego forzoso e dequalificazione del proprio tempo.
La condizione di precario può essere assimilata a quella di denizen, di un individuo non titolare di piena
cittadinanza e a cui vengono riconosciuti scarsi diritti.
Le forme di diseguaglianza
che affliggono il precariato
sono di tipo strutturale
e non derivano da demerito
o da pigrizia. Piuttosto possono
condurre verso forme di disaffezione
per la politica, quando non verso
derive populistiche o neo-fasciste.
Anche per questo una politica
responsabile dovrebbe farsi carico
delle esigenze e aspirazioni
di quanti ne affollano le fila.
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«Spesa sociale»
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Le spese per la protezione sociale costituiscono una quota rilevante del totale delle risorse prodotte dalle economie avanzate. Lo stato sociale è comunque un’istituzione relativamente recente, sviluppatasi sostanzialmente a partire dal secondo dopoguerra, e già in crisi, a detta di molti commentatori. In questo lavoro, dopo aver brevemente delineato lo sviluppo storico del welfare state, si analizza l’attuale estensione e distribuzione della spesa sociale in Italia e nel resto della Unione europea, per poi mettere in evidenza quali sono le prospettive future e quali le sfide che si pongono di fronte al mutato contesto economico, con particolare riferimento all’aumento dell’integrazione tra i paesi, al rallentamento della crescita economica in Europa e al diffondersi di nuove tecnologie. Si illustrano conoscenze consolidate, ma anche luoghi comuni privi di fondamento empirico.
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Mixité sociale
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Il saggio rappresenta un tentativo di lettura dei risultati della politique de la ville in termini di raggiungimento degli obiettivi di mixité sociale. La politique de la ville nasce in Francia negli anni ’80 per affrontare il problema dell’integrazione di minoranze etniche residenti nei quartieri di edilizia popolare. Pur riconoscendone la validità del principio, l’autore mette sotto accusa il metodo e i risultati cui questo ha condotto, rimprovera al discorso sulla mixité sociale di non essere stato in grado di rispondere al problema su cui fondava la propria legittimità, ma al contrario di aver prodotto un’ostilità crescente delle classi popolari nei confronti delle classi medie e nel progressivo innalzamento delle mura di cinta che proteggono le residenze delle classi medie in prossimità dei quartieri popolari. Migliori risultati, sostiene l’autore, si otterrebbero se, invece di imporre la mixité, si agevolasse la mobilità sociale, per questo egli suggerisce di agire sulle opportunità, aumentandole, così da agevolare la mobilità e ridurre le barriere che impediscono di migliorare le condizioni di vita delle persone.
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L’invenzione delle regioni: riorganizzazione politica e governo territoriale nell’Europa occidentale
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Il regionalismo è tornato alla ribalta in un momento in cui sta cambiando il significato politico, economico, culturale e sociale di spazio. La politica, l’economia e le politiche pubbliche si stanno in qualche modo de-territorializzando, ma allo stesso tempo assistiamo anche a una ri-territorializzazione. Il «nuovo regionalismo» è il prodotto di questa scomposizione e ricomposizione della cornice territoriale della vita pubblica in conseguenza dei mutamenti che riguardano lo Stato, il mercato e il contesto internazionale. I bisogni funzionali, la riorganizzazione istituzionale e la mobilitazione politica sono tutti fattori che svolgono un ruolo. Oggi il regionalismo, al pari dello Stato-nazione, deve essere inserito nel contesto del mercato internazionale e dell’Unione europea.
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