Lavoro e lavori part-time - Un quadro europeo dell'offerta e delle preferenze
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
L’articolo prende in considerazione il part-time non tanto inteso come politica di crescita dell’occupazione ma come elemento centrale di una società pluriattiva in cui l’individuo che lo voglia possa «dedicarsi anche ad altre sfere della vita» col presupposto di non «essere penalizzato sul piano del welfare e della stabilità del lavoro». Il part-time è qui visto come via alla valorizzazione delle attività lavorative fuori mercato in un quadro di riduzione parziale del tempo di lavoro. Nell’analizzare il panorama europeo in materia di lavoro a tempo parziale viene utilizzata una classificazione in 3 gruppi di paesi («nordici», «continentali» e «mediterranei»), costruita considerando l’entità del part-time, il genere, la distribuzione per età, i tassi di part-time sostanziale e marginale, nonché le motivazioni che inducono i lavoratori a optare per questa modalità contrattuale e i diritti che ne conseguono. Il part-time sembrerebbe, dove ben tutelato, rappresentare un buono strumento di conciliazione tra lavoro per il mercato, formazione per i giovani, cura della famiglia per le donne, graduale ritiro dal lavoro (per svolgere attività di tempo libero o volontariato) per gli anziani.
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Italia - Fasi e tipologie delle politiche di conciliazione
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
Partendo dal presupposto che per favorire la conciliazione lavoro/famiglia occorre intervenire su vari piani – la condivisione e la redistribuzione del lavoro di cura, le modalità di lavoro per il mercato, l’organizzazione dei servizi territoriali, i tempi e la fruibilità dei luoghi del vivere – il saggio prende in esame il caso italiano, mostrando in quale contesto le politiche di conciliazione si siano sviluppate e consolidate, grazie anche all’impulso dell’Unione Europea e all’importanza di un nucleo di norme, tra cui è centrale la legge 53/2000. La varietà delle esperienze svolte viene ricondotta a tre successive fasi di intervento e ad una tipologia di «misure» di conciliazione, integrata da alcune proposte. Infine vengono evidenziate alcune criticità per lo sviluppo di queste politiche e prospettato il ruolo positivo – anche ai fini della conciliazione – dell’innovazione organizzativa e del ricorso a modelli più evoluti di gestione della flessibilità.
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La conciliazione come elemento chiave nella costruzione di un nuovo welfare: uno studio di caso
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
Dall’analisi delle ultime tendenze dell’occupazione femminile e della specifica contraddizione tra la volontà/necessità delle donne di entrare e rimanere nel mercato del lavoro e l’organizzazione complessiva del mercato, così come si è venuto strutturando, discende l’urgenza di mettere a punto politiche di conciliazione. Queste non vanno intese non come misure «aggiustative» a valle per permettere alle donne, pur a prezzo di defatiganti equilibrismi, di svolgere il triplice ruolo di mogli, madre, lavoratrici, ma come politiche innovative e trasversali a monte, come perno centrale di un nuovo welfare. Questa tesi viene
supportata nel saggio attraverso l’analisi di un «case study» di costruzione di una coalizione territoriale nel territorio della provincia di Arezzo e il richiamo alle più recenti raccomandazioni europee sul tema della conciliazione.
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Europa - Modelli di conciliazione dei tempi
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
L’analisi comparata delle politiche di conciliazione promosse dai paesi europei evidenzia la presenza di diversi modelli di intervento. I dati suggeriscono di diversificare gli strumenti di conciliazione per venire incontro alle preferenze espresse da modelli famigliari e di vita sempre più eterogenei, ma anche la centralità di azioni di sistema che puntino sull’offerta di servizi pubblici di cura con orari flessibili, di buona qualità e a costi contenuti, che contrastano la divisione di genere del lavoro di cura rinforzata, invece, da politiche centrate solo sull’estensione dei congedi parentali. L’intervento pubblico consente, inoltre, di ridurre i costi che dovrebbero altrimenti sostenere le imprese e ha l’effetto, nel lungo periodo, di ridurre la povertà e le disuguaglianze sociali, oltre che di aumentare la produttività, per gli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e le condizioni di vita delle nuove generazioni.
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