Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
In questo fascicolo di «Rps» si offrono approfondimenti integrati sull’ampio e variegato universo afferente ai sistemi educativi e formativi. I saggi pubblicati si soffermano su aspetti relativi alla scuola, all’università e alla formazione degli adulti, lavoratori e non, sviluppando in vario modo anche temi cruciali, quali la creazione delle capacità personali e il significato e la determinazione delle competenze. Ma parlare di educazione e di formazione significa evidentemente affrontare ambiti e temi specifici e differenziati, certamente non riconducibili ad un unicum. Per questo la scelta alla base della monografia, nella quale si è deciso comunque di non limitare lo sguardo ad uno solo dei campi in questione, è stata di privilegiare la pubblicazione di contributi che ne sviluppassero la relazione con il (buon) lavoro e la costante occupabilità.
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Nota dei curatori
Nella Sezione: nota del direttore
Non è la prima volta che «Rps» dedica uno dei suoi fascicoli al welfare
territoriale. Precedenti monografie hanno approfondito il processo di
riassetto del welfare locale suscitato dall’entrata in vigore della legge n.
328 del 2000 e dalla successiva riforma del Titolo V della Costituzione
(n. 2-05), nonché l’analisi dei difficili processi di integrazione sociosanitaria
(n. 1-07).
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Sono almeno due decenni che il concetto di corso di vita tende ad emergere nelle analisi sul cambiamento sociale come chiave di riorientamento dei sistemi di welfare. Non che l’idea del futuro non sia stata costitutiva delle costruzioni classiche della protezione sociale: basti pensare alle istanze e ai processi originari dei nostri sistemi largamente basati sulle assicurazioni sociali, per rendersi conto di come l’istanza della protezione dal rischio in situazioni prevedibili e in fasi seguenti della vita ne sia stata «da sempre» il fattore fondamentale. Le questioni che però hanno riproposto alla ricerca e al dibattito la questione del corso di vita come tema centrale della riflessione sul welfare sono però, ed è noto, quelle relative all’insieme di trasformazioni avvenute nella vita delle persone nelle società occidentali: la sua maggior durata, le mutazioni avvenute nei processi e nelle modalità di invecchiamento, i cambiamenti progressivamente registrati nella distribuzione del lavoro retribuito (e, in misura minore, in quello di cura) nelle fasi della vita e fra i generi.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
C’era stata come una festa nel sistema italiano di servizi sociali quando, ormai quasi cinque anni fa, fu varata la legge di riforma n. 328/2000. Si trattava di dar vita ad un sistema imperniato sulla pratica della programmazione, sia centrale che diffusa, e sul criterio guida dell’integrazione, capace dunque di superare i principali limiti del sistema italiano, storicamente caratterizzato da accentuate disuguaglianze territoriali, discrezionalità nell’individuazione delle priorità e categorialismo degli interventi. Rispetto ad allora il tempo trascorso sembra essere stato lungo, forse perché segnato da eventi di segno contraddittorio e nel loro insieme penalizzanti le spinte e le aspettative di quell’impostazione di riforma. Questo numero di Rps dedicato al welfare locale non intende fare bilanci di quell’esperienza.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Quando abbiamo programmato questo fascicolo sulla ristratificazione sociale eravamo consapevoli di accingerci ad un compito arduo. Nonostante l’evidenza di alcuni dei più importanti cambiamenti avvenuti o in corso, frutto di molteplici cause (prime fra tutte la globalizzazio-ne economica, l’intensità informativa, la finanziarizzazione dell’economia), e l’apparente chiarezza di una serie di «slittamenti» (di redditività, di habitus e di sicurezza sul presente e sul futuro che ormai riguardano in maniera diversa i gruppi sociali a seconda dell’appartenenza occupazionale, professionale, territoriale e generazionale) un primo frutto dell’attività di scandaglio scientifico e redazionale fatta sul tema è stato il riconoscere di lavorare ad un puzzle.
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Presentazione
Nella Sezione: nota del direttore
L’evidenza quotidiana segnala come i limiti di crescita dell’intervento pubblico nel campo dei servizi sociali e i cambiamenti socio-demografici in atto impongano una riflessione sulle modalità percorribili a livello nazionale ed europeo per far fronte ai bisogni di cura e di assistenza della popolazione anziana. L’analisi comparativa sulle riforme per la non autosufficienza in corso in vari paesi europei pubblicata testimonia realtà nazionali molto differenziate sotto il profilo tanto della capacità quanto delle modalità dell’offerta di assistenza e cura in questo ambito. In ogni caso, sia nelle esperienze dotate di un sistema nazionale consolidato di Ltc, sia in quelle in cui - come in Italia - ciò è tuttora assente, si assiste a un andamento prevalentemente di tipo inerziale – quando non di stop-and-go – dei processi di riforma istituzionale in corso. Come la ricerca curata da Costanzo Ranci e da Emmanuele Pavolini pubblicata dimostra, questi ultimi sembrano rappresentarne, in particolare, la nota dominante, insieme a diffusi aggiustamenti in termini di ricalibratura delle politiche e degli interventi in essere, con ridefinizioni in termini di struttura e di tipo di offerta.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Abbiamo voluto esagerare e perciò siamo passati da due riviste a una. «La Rivista delle Politiche Sociali» non solo nasce dall’esperienza di due testate, «L’Assistenza Sociale» e «Qualità Equità», entrambe sul welfare, ed entrambe a suo tempo volute da due strutture sindacali, l’Inca e lo Spi, per le quali le politiche sociali sono, per definizione, missione istituzionale e impegno quotidiano. Ma essa intende metabolizzarne le premesse e i risultati, ponendosi come luogo di convergenza delle esigenze di riflessione della Cgil in quanto tale e del mondo della ricerca e del policy making sui temi del welfare. E così fuori da logiche particolaristiche e questo esito rappresenta il contrario di un taglio. A prima dimostrazione di ciò vanno i nostri sforzi per essere una rivista aperta e raggiungibile, con processi e iniziative che ci permettano una discreta circolazione e qualche visibilità.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Nonostante la presenza di una vastissima quota di proprietari, la questione abitativa in Italia resta un nodo irrisolto sia sul piano delle politiche dell’offerta, sia sul piano della domanda di case o di qualità dell’abitare e del vivere. Le recenti questioni di cronaca riguardanti gli sfratti in importanti città e i provvedimenti annunciati dal governo (di cui si dà conto nella sezione documentazione) ne rappresentano una parziale testimonianza. Sui problemi delle relazioni fra disagio abitativo e sociale si soffermano, in particolare, alcuni dei contributi che compongono il fascicolo. Secondo Antonio Tosi il ritorno della questione abitativa nell’agenda politica in Italia non è privo d’incertezze: in larga misura i problemi derivano dalla sottovalutazione del ruolo che nella nuova questione abitativa viene esercitato dai processi di impoverimento e di precarizzazizzazione sociale.
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Nota del direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Con il fascicolo 3-08 RPS torna sul tema del welfare territoriale. L’ottica adottata in questo caso è il territorio inteso come dimensione istituzionale. L’obiettivo è fornire materiali di informazione e studio su alcuni dei temi oggi più interessanti o ricorrenti nel dibattito sulle riforme socio-istituzionali.
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Nota del direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Il fascicolo è dedicato alla Strategia europea di Lisbona che nacque con l’obiettivo di rendere l’Europa il sistema economico più competitivo del mondo grazie all’immissione di fattori innovativi quali la conoscenza e la sostenibilità, pure ambientale, e grazie anche allo sviluppo di maggiori e più generalizzati gradi di universalismo, inclusività e armonizzazione dei sistemi di protezione sociale già presenti negli Stati membri. Nel complesso il bilancio della Strategia non è positivo. Ad emergere con forza sono tanto i suoi limiti, oggi sottolineati dal blocco della crescita economica e dagli incrementi esponenziali di disoccupazione e povertà; ma anche quelli rintracciabili sin dalle origini, intrinsechi al suo stesso impianto, per certi versi, e certamente attribuibili alla evoluzione che il Trattato ha subito nel corso del primo decennio di vita.
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