Dinamiche del welfare mix nel Sud Europa
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
L’articolo esamina l’evoluzione del sistema misto pubblico-privato di welfare nei paesi del Sud Europa a partire dai primi anni ’90. La sfida delle riforme, le svolte politiche e i risultati raggiunti sono esaminati brevemente alla luce delle spinte interne e dello sviluppo dell’integrazione europea. L’analisi, che si concentra in particolare su Grecia e Spagna con l’aggiunta di dati comparativi riguardanti Portogallo e Italia, comprende i quattro campi principali della politica sociale (previdenza, sanità, assistenza sociale e mercato del lavoro/politica dell’occupazione). Nella prima parte del brano vengono descritte le principali traiettorie e riforme politiche, mentre nella seconda e nella terza parte si esaminano brevemente le tendenze relative ai finanziamenti e ai modelli di spesa, alla struttura istituzionale, alla regolazione e alla distribuzione del welfare sociale con riferimento ai processi di decentramento (e di regionalizzazione).
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Osservazioni e inquietudini sulla formazione del welfare nei paesi post-comunisti
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
L’articolo intende dimostrare che per il nuovo welfare state i quasi due decenni appena trascorsi di trasformazione post-comunista hanno determinato un notevole allontanamento dell’Europa centrale dal percorso seguito dagli eventi in Occidente. Oltre al costante rallentamento della crescita economica dalla fine degli anni ’90, uno sguardo ai principali indicatori di sviluppo sociale rivela l’emergere - nelle nuove strutture sociali - di spaccature profonde prima sconosciute. Si sostiene che mentre l’attesa e rapida «ristrutturazione occidentale» ha funzionato come leva principale per il passaggio al mercato, la realtà effettiva delle trasformazioni del sistema che si sono verificate dopo il 1990 ha provocato una disintegrazione ancora più visibile dei rapporti sociali quotidiani. Illustrando il caso dell’Ungheria si dimostra che le nuove riforme del welfare state hanno agevolato l’integrazione nel mercato delle persone benestanti, mentre quelle stesse riforme hanno determinato un’ulteriore emarginazione ed esclusione sociale delle persone veramente povere.
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Un lungo addio a Bismarck? Le riforme del welfare nell'Europa continentale
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
Nel tentativo di andare oltre l’idea che il modello bismarckiano di welfare capitalism sia immobile, l’articolo analizza le traiettorie di riforma dei sistemi di welfare dell’Europa continentale. Comparando le tendenze di riforma in diversi paesi e settori, esso mostra che è possibile identificare nel corso degli ultimi 25 anni quattro fasi successive di riforma (riforme mirate a proteggere il lavoratore garantito di sesso maschile, quindi incentrate sulla ristrutturazione delle prestazioni, dei finanziamenti e modalità degli assetti della governance). L’articolo sottolinea che la traiettoria seguita da questi sistemi è fortemente determinata dalle istituzioni bismarckiane di welfare, ma che essa è stata allo stesso tempo caratterizzata da un processo di apprendimento. L’articolo conclude che le conseguenze di questi cambiamenti approfondiscono la frattura insider/outsider.
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L’imperativo del developmental welfare per l’Europa
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
A partire dalla fine degli anni ’70 tutti i più avanzati sistemi di welfare dell’Ue hanno riformato il mix di politiche su cui erano stati edificati i sistemi nazionali di protezione sociale dopo il 1945. La crescita della competizione globale, la ristrutturazione industriale, l’austerity di bilancio, il cambiamento delle relazioni familiari e l’invecchiamento demografico hanno messo in discussione i sistemi di welfare dell’età dell’oro. Recentemente, inoltre, le questioni nazionali relative al lavoro e al welfare si sono sempre più intrecciate con i processi di integrazione politica ed economica dell’Europa. Le numerose forze in gioco hanno generato una spinta al cambiamento politico e alla trasformazione del sistema che supera di gran lunga la nozione comune di «ridimensionamento» del welfare. Il saggio cerca di cogliere il carattere globale dell’attuale sforzo volto a rifondare l’architettura del contratto sociale post-bellico sulla base del concetto di «ricalibratura» del welfare a scopo sia euristico sia prescrittivo.
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