Regionalizzazione e formazione professionale
Nella Sezione: Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy
In Italia la riforma costituzionale del titolo V del 2001 attribuisce alle Regioni/Province autonome competenze legislative in materia di istruzione e formazione professionale. Queste istituzioni territoriali si sono pertanto dotate della specifica normativa, adoperandosi in direzione della costruzione di sistemi integrati di formazione e istruzione che tengano conto delle esigenze produttive e, alcune più di altre, per l’integrazione dei diversi canali di finanziamento. A partire da questo scenario, il saggio presenta un quadro aggiornato del sistema regionale italiano di istruzione e formazione professionale soffermandosi in particolare sulle leggi regionali e i Programmi operativi regionali (Por) Fse 2007-2013 di Emilia-Romagna e Campania, in cui vengono sottoscritti accordi con le parti sociali per un uso complementare delle risorse pubbliche (nazionali e regionali) e private (fondi paritetici interprofessionali) per la formazione continua.
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Regionalizzazione e politiche socio-assistenziali
Nella Sezione: Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy
L’articolo indaga l’emergere di nuovi «spazi di cittadinanza sociale» a livello sub-nazionale in Italia con riferimento alle politiche di assistenza sociale. In questo settore, infatti, i livelli meso hanno tradizionalmente rivestito un ruolo di primo piano che, a partire dall’istituzione delle Regioni a statuto ordinario, è stato progressivamente esteso fino all’attribuzione di competenza esclusiva in materia ad opera della recente riforma del titolo V della Costituzione. Dopo aver ricostruito l’evoluzione storica delle politiche di assistenza sociale in Italia, l’articolo offre un’analisi della differenziazione raggiunta a livello regionale, in termini sia di spesa che di offerta di servizi. Il saggio si conclude avanzando alcune riflessioni sugli scenari e le prospettive che si aprono oggi nel nostro paese per il settore dell’assistenza sociale, in particolare con riferimento al processo di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.
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Regionalizzazione e politiche per la non autosufficienza
Nella Sezione: Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy
L’articolo si basa sulla rilettura di alcuni dei principali risultati di un’indagine condotta dall’Ires nazionale sulle caratteristiche dei sistemi locali di offerta di servizi sociali per gli anziani non autosufficienti. Pur mettendo in luce alcune buone pratiche diffuse sul territorio nazionale, lo studio - condotto nei 100 Comuni capoluogo di provincia - conferma la diffusione di servizi per la non autosufficienza ancora di stampo tradizionalistico. Si pone la questione dell’istituzione dei «Fondi per la non autosufficienza» - oggi sempre più su base regionale in aggiunta a quello nazionale - intesi come risposta propriamente «sociale» in grado di convogliare e contenere lo sforzo economico che inevitabilmente viene posto dalla nuova sfida. Il lavoro propone più in dettaglio il caso di quattro Regioni - Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo e Sardegna.
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Regionalizzazione e mercato del lavoro
Nella Sezione: Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy
Nel saggio vengono prese in esame le diverse fasi di sviluppo che, nell’arco di un decennio, ha subìto la legislazione regionale in materia di mercato del lavoro. In primo luogo, è considerata la modernizzazione, prima organizzativa e poi funzionale, dei servizi all’impiego, frutto del decentramento amministrativo, realizzato, sul finire degli anni ’90, in attuazione della cosiddetta Riforma Bassanini. È tuttavia la riforma costituzionale del 2001, la quale ha attribuito alle Regioni la potestà legislativa in materia di «tutela e sicurezza del lavoro», che ha segnato, almeno per alcune di esse, il momento per un ripensamento del ruolo delle amministrazioni locali nel governo dei mercati del lavoro territoriali. Non solo si segnalano rivisitazioni, più o meno profonde, del modello organizzativo e gestionale degli anni ’90, ma soprattutto le Regioni, alla costante ricerca di settori di intervento poco praticati a livello centrale, hanno cominciato a sperimentare nuove modalità di promozione della «qualità del lavoro».
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