La statistica sempre più oltre il Pil. La politica seguirà?
Nella Sezione: Discussione
L’articolo analizza le cause dell’apparente paradosso tra il riscontro fortemente positivo che trova nel dibattito pubblico la denuncia dell’inadeguatezza del Pil quale bussola del progresso e la persistente centralità della crescita economica negli obiettivi politici effettivamente perseguiti. Quest’ultima postula l’allargamento continuo dei mercati, senza il quale si verificherebbe il rischio del crollo economico. In una simile situazione, la crescita economica continua a rappresentare il presupposto della sicurezza indipendentemente dalla sua valenza in termini di benessere, progresso e sostenibilità. Per poter
perseguire tali obiettivi prescindendo da essa non basterà andare «oltre il Pil» nella misurazione più di
quanto già non si faccia, essendo necessaria una riconsiderazione complessiva, tale da rendere possibile
la trasformazione degli aumenti di produttività in minor tempo di lavoro anziché in maggiore produzione e lo spostamento dal mercato alla società del baricentro delle decisioni relative a cosa, quanto, per chi, dove e come produrre.
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Spirito civico e fiducia nelle istituzioni. Il ruolo della politica nella creazione (o distruzione) di capitale sociale
Nella Sezione: Discussione
Le ricerche sulla cultura civica
e sul capitale sociale in Italia
forniscono risultati discordanti.
Tradizionalmente si è parlato di
dotazioni basse. Più di recente sono
stati forniti alcuni dati che
confermano questa ipotesi, come pure
altri che la smentiscono. Nell’articolo
viene trattato un aspetto di questa
tematica, la costruzione del capitale
sociale, e in particolare le modalità
con le quali la politica può
contribuirvi. L’idea che viene
presentata è che la cultura civica
(capitale sociale istituzionale)
è il risultato di processi ai quali
la politica può contribuire
se il potere viene utilizzato
come risorsa per generare utilità
aggiuntive, cioè beni pubblici.
Nella parte conclusiva
si analizza il ruolo giocato dalla
politica in Italia nel periodo della
cosiddetta Seconda repubblica.
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Considerazioni provvisorie sul «sociale meridionale»
Nella Sezione: Discussione
Nella prima parte l’articolo prende in esame le concezioni, gli ambiti di operatività e i paradossi sottesi all’idea stessa di «politiche sociali», secondo l’autore un corpo di politiche pubbliche non in grado – per sua stessa natura – di giungere a toccare le ragioni profonde dei mali di cui si occupa e disomogeneo rispetto alla logica formale e razionalista del policy process. Nella seconda parte la riflessione viene portata sui grandi temi del difficile (e familistico) sociale meridionale, usciti dall’agenda delle strategie nazionali di sviluppo e oggi abbandonati a loro stessi e ai poteri illegali, con politiche sociali spesso non in grado neppure di incarnare il loro ruolo più consueto e limitato: quello di tamponamento del peggio.
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