Debiti e risanamento dopo la crisi globale
Nella Sezione: Crisi debito pubblico e governance europea dell'eurozona
La grande crisi finanziaria internazionale ha avuto tra le sue conseguenze un impressionante aumento dei debiti e dei disavanzi pubblici nei paesi sviluppati. Le ricette che vengono proposte dagli organismi internazionali e dai governi per superare questa situazione sono quelli tradizionali: tagli alla spesa pubblica e/o aumento delle imposte. Poiché l’aggiustamento previsto risulta in media pari a 8-9 punti di Pil è evidente che questa politica potrà essere realizzata solo attraverso un radicale ridimensionamento dei sistemi di welfare, a meno che non si studino e adottino sistemi di gestione del debito pubblico creato dalla crisi che consentano di liberare i bilanci degli Stati dal loro onere, non diversamente da quanto accaduto dopo tutte le grandi crisi finanziarie del passato.
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La nuova fase della crisi: il debito pubblico e il ritorno del neoliberismo
Nella Sezione: Crisi debito pubblico e governance europea dell'eurozona
Dopo un’analisi sulla fase attuale della crisi, caratterizzata fra l’altro dalla persistenza della disoccupazione, il saggio si sofferma sulle misure draconiane adottate dai vari Stati (che hanno reso ancor più incerto lo scenario macroeconomico generale) e sulle caratteristiche del quadro europeo di incongruità. Questo è
riconducibile, oltre che all’aggravamento del deficit pubblico, al rafforzamento degli specifici global imbalances
fra Stati preesistenti alla crisi e ad un ritorno al business as usual. Questo insieme di dimensioni e l’inadeguatezza delle misure adottate dal recente Consiglio europeo (al cui orizzonte si riafferma
un’ortodossia monetarista e neoliberista e la non considerazione di altre possibili scelte) si riverberano con chiarezza sull’azione e l’inazione del governo italiano in campo economico.
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