Indicatori oggettivi e soggettivi di coesione sociale. Italia e Germania nello scenario europeo
Nella Sezione: Confronti internazionali
Obiettivo dell’articolo è mettere in evidenza gli sforzi della comunità scientifica europea per costruire misurazioni significative delle diverse dimensioni della coesione sociale, con particolare attenzione per l’Italia e la Germania. Dal confronto sistematico realizzato tra paesi europei risulta come l’Italia mostri un livello di coesione più basso di quello della Germania, anche se va considerato che ambedue risultano meno coesi dei paesi scandinavi. Il tentativo di verificare le differenze nella reazione alla recente crisi economico-finanziaria sembra indicare una correlazione tra scarsa coesione e impatto negativo della crisi sull’occupazione e sulla povertà. Nella seconda parte del contributo vengono riportate analisi condotte da organismi internazionali, relative al diverso impatto della crisi sulle condizioni di vita nei paesi europei. Da ultimo, si evidenzia il peso degli investimenti nel settore terziario, e in particolare nel terziario pubblico, per una migliore reazione alla crisi. I caratteri del modello renano della «economia sociale di mercato» ne escono valorizzati per le opportunità che offrono nel contrasto degli eccessi delle logiche di mercato.
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Pubblico, privato, comune. Lezioni dalla crisi mondiale
Nella Sezione: Confronti internazionali
Dopo aver messo in luce gli elementi di specificità dell’attuale crisi economica, il saggio mostra come le peculiari caratteristiche della crisi in corso reclamino un intervento dello Stato in campo economico in chiave proattiva, ovvero come guida e agente, attraverso la programmazione economica, del cambiamento strutturale del modello di sviluppo. Oltre a ciò, il saggio rimarca l’importanza che anche altre istituzioni possono pariteticamente giocare nella spiegazione della crisi e nel suo superamento: le virtù civili acquisibili dagli individui in varie modalità e il capitale sociale, inteso come insieme di relazioni sociali fiduciarie che non solo precedono il mercato e creano per tale motivo un’atmosfera favorevole agli scambi, ma anche scongiurano i suoi fallimenti dovuti ad opportunismo, asimmetrie informative, incompletezza contrattuale. Secondo l’autrice, alla pluralità di principi di regolazione dovrebbero anche corrispondere una pluralità di forme dell’economia (privata, pubblica, civile), una pluralità di forme di impresa (privata, pubblica, pubblica partecipata da privati, cooperativa, non-profit) e una pluralità di forme di beni (privati, pubblici, relazionali, comuni)
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Occupazione, consumi, debito e sistemi di relazioni industriali in Europa. Un percorso di ricerca
Nella Sezione: Confronti internazionali
Confronti recenti tra le performance occupazionali del Regno Unito e della Germania caratterizzano i due paesi nel modo seguente. Il primo ha individuato una formula che garantisce elevati livelli occupazionali grazie a un’alta spesa per consumi finanziata dal debito delle famiglie. Al contrario, il secondo è rimasto legato ad un modello basato sulle esportazioni e sui bassi consumi, che non è più in grado di creare posti di lavoro. Lo scenario cambia se questi due paesi vengono considerati in una visuale più ampia, in cui siano presenti tutti gli Stati membri dell’Unione europea e gli Stati Uniti. In questo nuovo contesto, i due diversi modelli sembrano associarsi ad un alto livello di occupazione: quello nord-europeo basato su una bassa spesa per consumi e un alto debito delle famiglie e quello dei paesi anglofoni basato su un’alta spesa per consumi e un alto debito delle famiglie. Le configurazioni di questi modelli contrastanti vanno ricercate nelle loro differenti politiche sociali e nei sistemi di relazioni industriali.
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