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Martedì, 1 Marzo 2011 (All day) Roma

Dal seme gettato con il "Manifesto.

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Ristratificazione sociale

Lavori redditi habitus

N4

2007

Ottobre - Dicembre

nota del direttore

Nota del Direttore

Quando abbiamo programmato questo fascicolo sulla ristratificazione sociale eravamo consapevoli di accingerci ad un compito arduo. Nonostante l’evidenza di alcuni dei più importanti cambiamenti avvenuti o in corso, frutto di molteplici cause (prime fra tutte la globalizzazio-ne economica, l’intensità informativa, la finanziarizzazione dell’economia), e l’apparente chiarezza di una serie di «slittamenti» (di redditività, di habitus e di sicurezza sul presente e sul futuro che ormai riguardano in maniera diversa i gruppi sociali a seconda dell’appartenenza occupazionale, professionale, territoriale e generazionale) un primo frutto dell’attività di scandaglio scientifico e redazionale fatta sul tema è stato il riconoscere di lavorare ad un puzzle.
Prezzo:20.00€
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Presentazione

La governance in un mercato del lavoro incerto: verso una nuova agenda di ricerca

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La crisi del modello keynesiano, gli stravolgimenti conseguenti alla deindustrializzazione e alla globalizzazione e la crescente importanza della flessibilità del lavoro riportano con urgenza il problema dell’incertezza La crisi del modello keynesiano, gli stravolgimenti conseguenti alla deindustrializzazione e alla globalizzazione e la crescente importanza della flessibilità del lavoro riportano con urgenza il problema dell’incertezza tra le questioni di politica sociale. Il saggio considera la governance dell’incertezza intorno a cui si vanno definendo nuovi giochi politici tra governi, imprese e partner sociali. Esso definisce l’incertezza e il rischio, propone un primo schema teorico di lettura di queste dinamiche; auspica un nuovo programma di ricerca e nuovi approcci ai cosiddetti modelli sociali perché includano queste dimensione nelle loro analisi.
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Lavoro. Disuguaglianza e insicurezza in prospettiva economica

Disuguaglianze economiche e non solo: l’Italia del «malessere sociale»

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L’Italia è diffusamente percepita come un paese che vive una fase di «malessere», in larga parte riconducibile a questioni economiche. Eppure, tale «malessere» non sembra emergere dagli indicatori che dovrebbero rilevarlo. Disuguaglianza dei redditi e povertà sono sostanzialmente ferme da diversi anni. Queste note, dopo avere ricostruito l’evoluzione della disuguaglianza negli ultimi due decenni, si propongono di illustrare alcuni fenomeni in grado di dare conto della diffusa percezione di «malessere sociale» e che sfuggono ai tradizionali indicatori. In particolare, si considereranno: la crescente variabilità dei redditi nel tempo, che genera insicurezza; la tendenza alla polarizzazione dei redditi, che concorre alla segmentazione sociale e la persistenza delle disuguaglianza tra generazioni, che frena la mobilità sociale.
Questione salariale: lavoratori dipendenti e disuguaglianze generazionali

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Negli anni duemila le retribuzioni dei lavoratori italiani hanno perso terreno su diversi fronti, tanto da far emergere con forza una questione salariale. La «rincorsa» dei salari all’inflazione, nel periodo 2002-2007, non è stata sufficiente a garantire la tenuta del potere d’acquisto e, dunque, la crescita delle retribuzioni reali. Le difficoltà a sostenere i consumi di base, a rispondere all’esigenza di un’autonomia (non solo) economica, a condurre una vita sociale e professionale adeguata riguardano soprattutto le nuove generazioni e i «nuovi lavoratori». Le ragioni di una questione salariale tutta italiana vengono rimarcate dall’amplificarsi dei differenziali retributivi e di produttività con gli altri principali paesi europei. L’articolo ne ripercorre i termini avanzando obiettivi e percorsi di soluzione. Oltre che nella composizione del tessuto imprenditoriale, le criticità del nostro sistema-paese risiedono in una scarsa propensione all’innovazione e in una mancata redistribuzione della produttività al lavoro. Crescita dei salari reali, e riforma del Protocollo del 1993 definiscono le basi per una concertazione che abbia per oggetto una nuova politica dei redditi.
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Slittamenti di status e vulnerabilità sociale

Verso un’analisi della ristratificazione sociale - Note programmatiche

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L’articolo, che si pone in un solco di ripensamento del capitalismo sociale, prende sinteticamente in esame i cambiamenti che hanno investito la stratificazione sociale italiana negli ultimi anni. A tale scopo, l’analisi innanzitutto si indirizza ad apprezzare i cambiamenti avvenuti nella dimensione socioeconomica, esaminando le due proxies fondamentali della stratificazione (reddito/ricchezza e struttura occupazionale), per poi indirizzarsi a rilevare i mutamenti in corso nei valori e nell’arena civica dei diritti e doveri di cittadinanza. L’articolo suggerisce propriola maggiore centralità di queste due ultime dimensioni nell’analisi di una stratificazione sociale ormai orfana di classi, ceti e blocchi sociali, ma nonostante questo, sempre più diseguale.
I nuovi ceti popolari in Italia

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Chi sta in basso nella «modernità liquida»? La trasformazione delle condizioni di lavoro, la centralità del consumo, il ruolo dei media, della religione e del territorio sono tutti fattori che concorrono a modificare le caratteristiche dei gruppi meno privilegiati e a spiegare perché a essere determinanti oggi sono forse più i fattori di ordine culturale che quelli economici. I «nuovi ceti popolari» – fluidi, diversificati, politicamente e socialmente invisibili – si caratterizzano per la loro limitata capacità di comprendere il tempo nel quale vivono, oltre che per il loro complesso rapporto con la «tradizione» e il territorio, sentendo su di sé tutto il peso della precarietà sociale.
Tra vecchie e nuove disuguaglianze: la vulnerabilità nella società dell’incertezza

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I processi economici e sociali in atto in Italia e in Europa stanno trasformando rapidamente le caratteristiche e le dimensioni della questione sociale. Se sino a pochi anni fa le preoccupazioni maggiori erano concentrate intorno al problema della povertà e dell’esclusione sociale, oggi si nota il progressivo venir meno dei principali pilastri intorno a cui si è costruito il cosiddetto «modello europeo»: forte stabilità occupazionale, ampiezza e generosità dei programmi di welfare, persistenza di forti legami familiari. L'articolo identifica quattro fenomeni nuovi: la diffusione dell’instabilità reddituale, la crescita dei lavori temporanei, le difficoltà di conciliazione tra caring and working, l’esplodere della non autosufficienza. Le trasformazioni determinano un senso di instabilità e di vulnerabilità che colpisce ceti sociali tradizionalmente «garantiti». Il fenomeno della vulnerabilità sociale introduce così una nuova dimensione della disuguaglianza sociale che si sviluppa trasversalmente alla stratificazione sociale.
Globali o locali? Un’indagine su dirigenti e cadres supérieurs a Milano e Parigi

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Il contributo illustra i primi risultati parziali e preliminari di una ricerca esplorativa comparata su quadri e dirigenti in alcune città europee, focalizzando l’attenzione sulle città di Milano e Parigi. L’ipotesi di partenza che la ricerca ha indagato è la messa in atto da parte di un segmento particolare della popolazione, i quadri e dirigenti appunto, di strategie di «exit» o «exit parziale» (di uscita), cioè di comportamenti e pratiche che si articolano ad un livello diverso da quello nazionale e locale. La questione è affrontata da una prospettiva micro-sociologica, guardando alle esperienze degli individui, alle loro narrative e focalizzando l’attenzione su una dimensione particolare: la socialità.
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Istituzioni di welfare e stratificazione sociale

Europa - Politiche sociali nazionali e outcome redistributivi

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Gli studi comparativi sulla disuguaglianza risentono di alcuni gravi problemi metodologici, per cui gli interrogativi legati alle cause delle differenze della disuguaglianza tra diversi paesi rimangono irrisolti. Nella ricerca comparativa sui sistemi di welfare l’attenzione si è concentrata sui dati relativi alla spesa e ciò ha fatto sì che lo stesso welfare sia rimasto una scatola nera. Prendendo in esame nuovi dati comparativi sulle istituzioni di politica sociale e sulla disuguaglianza di reddito tra diversi gruppi di popolazione, questo studio intende fornire una base empirica più precisa per valutare le diverse, e divergenti, teorie sui sistemi di welfare e sulla eguaglianza. Saranno presentati tre casi esemplificativi: la politica per la famiglia e la povertà infantile, le indennità di disoccupazione e la povertà tra i lavoratori maturi, le pensioni di vecchiaia e la povertà tra gli anziani. I risultati suggeriscono che la chiave per comprendere gli effetti del welfare si trova nel sistema istituzionale nel livello e nella distribuzione dei diritti sociali. Il peso del welfare sulla stratificazione sociale merita maggiore attenzione da parte della ricerca sociologica.
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Rubriche

Rileggere Bourdieu - L’eccezione e la regola: il potere della distinzione

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Non facile sfuggire a Bourdieu… parlando di Bourdieu; sottrarsi alla seduzione di una visione del mondo che, insofferente ad ogni autorità e rinunciando all’illusione del fondamento, si distacca da qualunque sapere consolidato; per giunta con il gusto spinto fino all’eccesso di brouiller les cartes, il ricorso ad una terminologia esoterica, la presa di distanza dagli esponenti più corrivi della corporazione degli scienziati sociali unita alla mancanza di indulgenza nei riguardi di gran parte della letteratura sociologica contemporanea; a cui si accompagna per complemento la singolarità di un metodo di lavoro che lo espone, per sua stessa ammissione, al rischio di apparire talvolta autodistruttivo.
Povertà e benessere - Una geografia delle disuguaglianze in Italia

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Nel nostro paese, siamo spesso soggetti ad una curiosa dissociazione. Da un lato, i concetti di deprivazione e multidimensionalità della povertà sono sempre più citati nel dibattito pubblico. Dall’altro, quando ci si occupa di politiche contro la povertà, il riferimento più diffuso tende a ridursi ad una definizione monetaria e relativa della povertà, secondo cui i poveri sono coloro le cui risorse sono al di sotto di una data soglia (sostanzialmente omogenea, a prescindere dalle condizioni in cui ci si trova, con l’eccezione delle dimensioni familiari), e l’obiettivo delle politiche è quello di avvicinare/portare alla soglia oltre la quale non si sarebbe più poveri.
Lavoro e proprietà come fattori di segmentazione sociale delle famiglie italiane

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Anche a partire da una serie di studi svolti nel tempo dal Censis, l’articolo si basa sull’analisi delle principali condizioni che hanno determinato nel decennio 1995-2005 le maggiori diversità di status economico fra le famiglie italiane dovute – fra le altre cause – all’aumento della forbice reddituale fra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. L’autrice ricostruisce come gli andamenti recenti di crescita dei redditi familiari siano dovuti all’aumento del numero di percettori all’interno di ciascun nucleo. Viene anche analizzato come, anche a causa della diversa e non sempre solida natura di questi redditi, si assiste a possibilità familiari decisamente differenziate di ricorrere alla patrimonializzazione come strategia di autotutela; un’esigenza di protezione sempre più intensamente affrontata anche attraverso il ricorso a beni e servizi low cost.
Indebitamento, patrimonio e scelte finanziarie delle famiglie italiane

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L’articolo offre un’interpretazione sulle caratteristiche e l’intensità dei fenomeni di patrimonializzazione messi in atto dalle famiglie italiane negli ultimi anni, a partire da un’analisi sui comportamenti di risparmio e di investimento e sulle dinamiche seguite dalle passività e attività registrate dai nuclei familiari. La diversificazione della struttura patrimoniale, soprattutto nella sua componente finanziaria, tocca per il momento prevalentemente gli strati sociali e professionali con la più elevata capacità di creazione e di circolazione di liquidità.
Stime locali della povertà in Italia: caratteristiche e fattori determinanti

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Oggetto di questo articolo è l’analisi delle caratteristiche della povertà in alcuni contesti territoriali italiani. Il presupposto sul quale si fonda è che, in un paese segnato da profonde differenze territoriali nei livelli di benessere socio-economico, limitare la rilevazione della povertà ad un’unica soglia nazionale tenda a nascondere aspetti del fenomeno presenti anche nelle zone a maggiore diffusione del benessere. L’analisi viene quindi condotta con riferimento a due diverse soglie di povertà, una fissata a livello nazionale e una calcolata in funzione del livello locale dei redditi, utilizzando i dati dell’archivio Disrel su varie realtà locali italiane. I risultati di questo esercizio confermano l’opportunità di questa doppia prospettiva, evidenziando come nel passaggio dalla soglia nazionale alle soglie locali emergano con maggiore chiarezza i differenti profili di rischio nelle aree prese in esame.