login_rps_multi

Username:

Password:

Hai perso la password?

Username:

Password:

Retrieve lost password

calls

eventi_rps

19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

[...]

19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
vai all'archivio degli eventisee all the happenings
firefox
Valid XHTML 1.0 Strict

Populismi in Europa

Cause, caratteristiche nazionali, ruolo delle politiche

1

2012

Gennaio - Marzo

nota del direttore

Nota del direttore

A partire dal contributo offerto da diverse prospettive disciplinari, la sfida è esplorare un rapporto - quello tra populismo e politiche sociali - al momento ancora poco esaminato. Politologi, sociologi e sindacalisti si confrontano sul tema, portando nella discussione approcci d’analisi lasciati troppo spesso distanti e, nel caso specifico, tenuti insieme dall’intenzione condivisa di introdurre nell’analisi dei populismi contemporanei la variabile solitamente sottovalutata delle politiche sociali. Oltre a interrogare l’analisi politologica sulle problematiche, le istituzioni e gli attori delle democrazie occidentali contemporanee, il populismo ha un suo chiaro riscontro negli universi ideali, simbolici, culturali ed anche operativi delle politiche locali, ivi comprese quelle della sicurezza. L’attribuzione, inoltre, di spazi decisionali e di indirizzo dagli Stati nazionali all’Unione europea favorisce l’azione di quanti agiscono semplificazione e localismo come fattori di consenso. Colpisce come l’attuale panorama geo-politico europeo sia costellato di formazioni politiche di tipo xenofobo e populistico che rappresentano una sfida imponente alle democrazie liberali.
Prezzo:20.00€
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

Italia. Populismi: radici storiche e problemi della democrazia

Come siamo diventati populisti?

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Come all’Italia era toccata in sorte un’applicazione imperfetta della democrazia consensuale, fondata su coalizioni tra partiti, e una versione del neocorporativismo non meno imperfetta e incompiuta, così le è toccata una versione parziale e abborracciata tanto di neoliberalismo, quanto di democrazia postpartitica e maggioritaria. Per descrivere tale imperfezione è diventato consueto ricorrere al dilemma populismo/antipolitica, ravvisando in via esclusiva nella politica le ragioni dei suoi malanni. È una semplificazione fuorviante, perché tali ragioni sono ben più profonde. Il cosiddetto populismo è figlio della problematica transizione italiana, dal fordismo al postfordismo, dai mutamenti da essa suscitati nel tessuto della società italiana, così come dell’avventurosa transizione da una democrazia consensuale a una maggioritaria.
I populismi in Italia

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Negli ultimi venti anni le condizioni favorevoli all’affermazione del populismo in Europa sono state create dalla congiunzione di due processi: la crisi dei partiti di massa e il passaggio dalla «democrazia dei partiti» alla «democrazia del pubblico»; gli effetti della globalizzazione che ha provocato rapidi cambiamenti in tutti i contesti nazionali, creando nuovi problemi e nuove fratture sociali, difficili da gestire per i partiti tradizionali. In Italia il populismo ha avuto più spazio e più peso rispetto ad altri paesi democratici per la crisi e la dissoluzione dei partiti di massa della Prima repubblica. Si sono affermati nel nostro paese due tipi di populismo. Il primo è il «populismo regionalista» della Lega, che ha gestito in chiave populista le potenziali fratture centro/periferia, Nord/Sud e italiani/immigrati. Il secondo è il «populismo mediatico» di Berlusconi che ha usato le tecniche del marketing commerciale per superare la distanza fra leader politici e cittadini e ha trasformato tutte le scadenze elettorali in un plebiscito popolare sulla propria persona. Fra i due populismi negli ultimi anni è stata soprattutto ricercata una convergenza.
Per una critica del populismo postmoderno

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Il contributo evidenzia come, con la caduta dei partiti, il populismo da semplice devianza diventi il contrassegno di una democrazia fragile che si affida alle ingannevoli narrazioni di capi. La personalizzazione, il capo carismatico, il corpo che seduce attraverso l’immaginario, sono il risultato di una assenza profonda: la mancanza di una costruzione politica di soggettività sociale. L’autore rintraccia l’origine del neopopulismo italiano nell’intreccio tra politica ed economia e ne imputa la vittoria all’assenza sia di soggetti sociali capaci di dare forme nuove al conflitto, sia di organismi di partito capaci di mediare tra Stato e società. In tal senso, si sottolinea che l’alternativa al populismo è, da un lato, la ritrovata capacità di tornare alla mediazione; dall’altro, la riscoperta della differenziazione funzionale tra politica ed economia.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

Italia. Le politiche locali di esclusione e di controllo come occasione populistica di consenso

Separati in città. Le politiche locali di esclusione degli immigrati

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Nel contesto italiano, come in altri paesi dell’Europa meridionale, l’immigrazione ha trovato negli ultimi vent’anni ampi spazi nel mercato del lavoro, formale e informale. Negli anni più recenti, il governo in carica ha però indurito le politiche nei confronti dell’immigrazione, anche se nella pratica l’implementazione delle misure resta ben lontana dalle retoriche, soprattutto sul tema-chiave dell’immigrazione irregolare. Sono cresciute però anche le iniziative contro gli immigrati a livello locale, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, proprio là dove è maggiore l’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro e nel tessuto urbano. Spesso queste misure vengono poi revocate, per la mobilitazione delle forze sociali pro-immigrati, per i pronunciamenti della magistratura o l’intervento delle prefetture, ma contribuiscono a diffondere un clima di diffidenza e inimicizia. Questo conflitto, fra avvento di una realtà sociale multietnica e un rifiuto politico-ideologico del cambiamento, è l’oggetto del saggio.
L’«emergenza» dell’esclusione: il controllo locale dell’immigrazione nel contesto italiano

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Negli ultimi anni, molti sindaci hanno rivendicato il diritto all’autogoverno in materia di residenza anagrafica. Attraverso questa espressione della propria autonomia, gli amministratori locali intendevano raggiungere un obiettivo ben specifico: restringere l’accesso degli immigrati ai diritti sociali. Allo scopo di regolare la residenza, gli amministratori si sono avvalsi di un particolare strumento giuridico: le ordinanze comunali, la cui emanazione è stata giustificata sulla base della presunta emergenza del fenomeno immigrazione all’interno del proprio territorio. La scelta effettuata dai primi cittadini, come si cercherà di mostrare, costituisce la premessa per forme di populismo atte ad accrescere il loro consenso presso la popolazione autoctona locale, le cui specificità e i cui tratti caratterizzanti saranno approfonditi in questo contributo.
Sicurezza urbana e tolleranza zero

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Così come avvenuto in altri paesi occidentali, anche in Italia il tema della percezione di sicurezza e della connessa domanda di sicurezza da parte dei cittadini ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico. La risposta che le istituzioni hanno dato a questa domanda, sia in termini di retoriche che di pratiche, ha risentito degli effetti della politicizzazione di questa issue, appetibile per mass media e politici, e soggetta a dinamiche tipiche del populismo. La specificità italiana è nel ruolo giocato negli ultimi vent’anni dagli enti locali, e in particolare dai sindaci, nella costruzione del tema sicurezza urbana. Quest’ultimo è stato declinato sia in termini di programmi di nuova prevenzione e per un miglioramento della qualità della vita e del decoro urbano, sia in termini punitivi, con riferimenti allo slogan della «tolleranza zero». Il 2007, sull’onda di una serie di efferati delitti avvenuti a Roma, è stato un anno decisivo per il successo della lettura allarmistica ed emotiva, non priva di accenti xenofobi. Proprio in questo frangente si è palesata la difficoltà di un discorso autonomo ed efficace sulla sicurezza urbana da parte del centrosinistra.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

Discussione

Spirito civico e fiducia nelle istituzioni. Il ruolo della politica nella creazione (o distruzione) di capitale sociale

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Le ricerche sulla cultura civica e sul capitale sociale in Italia forniscono risultati discordanti. Tradizionalmente si è parlato di dotazioni basse. Più di recente sono stati forniti alcuni dati che confermano questa ipotesi, come pure altri che la smentiscono. Nell’articolo viene trattato un aspetto di questa tematica, la costruzione del capitale sociale, e in particolare le modalità con le quali la politica può contribuirvi. L’idea che viene presentata è che la cultura civica (capitale sociale istituzionale) è il risultato di processi ai quali la politica può contribuire se il potere viene utilizzato come risorsa per generare utilità aggiuntive, cioè beni pubblici. Nella parte conclusiva si analizza il ruolo giocato dalla politica in Italia nel periodo della cosiddetta Seconda repubblica.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

CONFRONTO - Considerazioni su populismi sindacato democrazia

Sulle relazioni oppositive fra populismo welfare e universalità dei diritti

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
I tre scritti derivano dalle rispettive riflessioni già proposte nel corso dei lavori del Forum. Il contributo di Morena Piccinini riflette soprattutto sulle relazioni «inverse» fra populismi e politiche sociali universalistiche, sottolineando il ruolo del sindacato nella promozione di queste ultime, e dunque nella promozione e nella salvaguardia dei sistemi democratici. La riflessione di Riccardo Terzi è rivolta ad una critica della nozione di populismo come definizione unica di una varietà differenziata di fenomeni, movimenti e partiti che – in quanto anche conseguenza della frammentazione sociale contemporanea – non dovrebbero essere contrastati sul piano moralistico o «metafisico» delle idee, ma a partire dal cambiamento sociale concreto. Le considerazioni, infine, di Mario Tronti, filosofo notoriamente molto impegnato sui temi dei regimi di governo e della democrazia, spaziano da una ricostruzione dei nessi (alterati) fra l'idea di popolo e l’azione populista, fino a considerazioni molto attuali sull’impegno e le strategie che la politica dovrebbe adottare per ricostruire i legami slabbrati fra società e istituzioni, scelta politica e rappresentanza organizzata.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

Paesi europei. Populismi e politiche sociali: correlazioni?

I partiti populisti nello scenario politico europeo. Riflessioni introduttive

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Dopo aver tracciato il quadro teorico del fenomeno, l’autrice pone l’accento sull’analisi delle ragioni che hanno portato all’ascesa dei partiti populisti in Europa; fra tutti, la crisi del modello fordista di produzione industriale e le conseguenti trasformazioni che hanno scompaginato le vecchie classi, introducendo una sempre più accentuata frammentazione dei grandi aggregati sociali sui quali si fondavano i partiti di massa. Nel corso della riflessione si sottolinea, da un lato, come si sia di fronte a soggetti politici che hanno saputo capire con prontezza il disagio che stava emergendo; dall’altro, si evidenzia come i partiti populisti abbiano prontamente occupato il vuoto politico lasciato da quelli tradizionali. La loro offerta tuttavia non è all’altezza delle sfide che si hanno innanzi, che richiedono il recupero della funzione di aggregazione svolta un tempo dai partiti, al fine di ritrovare un orizzonte prospettico capace di ridare fiducia nel futuro.
La sfida del populismo alla democrazia liberale

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Partendo da una riflessione sul successo dei partiti populisti in Europa e la loro recente partecipazione al governo in diversi paesi, inclusa l’Italia, l’articolo si interroga sulla sfida che essi comportano per i principi fondamentali della democrazia liberale, riassumibili nel principio del «limited (restrained) majority rule». L’analisi di alcune parti di un questionario distribuito fra i membri della Lega Nord e dell’Svp svizzero consente di valutare l’importanza che la questione dell’immigrazione/«sicurezza» e dei temi «identitari», come la difesa del dialetto e delle tradizioni, hanno avuto recentemente nell’attrarre alcuni settori dell’elettorato verso i partiti populisti. Sulla base del questionario, il contributo si occupa anche di cosa i sostenitori dei partiti populisti pensino della loro azione al governo proprio su questi temi. In conclusione, l’articolo sostiene che, mentre il concetto di rappresentanza» è compatibile con l’ideologia populista, lo stesso non si può dire a proposito dei principi fondamentali della democrazia liberale.
Austerità e autoritarismo: il populismo impopolare nel Regno Unito

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Il saggio prende avvio dall’enigma rappresentato dalle forme contemporanee di populismo espresse dalla Coalizione di governo del Regno Unito: come interpretare il populismo impopolare? Si evidenziano poi alcuni tratti principali del discorso e delle pratiche che caratterizzano la politica della Coalizione, e che definiscono una miscela alquanto instabile di strategie atte a legittimare il governo stesso e le politiche di austerità consistenti in tagli al bilancio e riforma dei servizi pubblici. Viene avanzata l’ipotesi che gli aspetti populisti siano parte di un repertorio più ampio, che parla in particolare il linguaggio della necessità fatta virtù e dell’autoritarismo sociale. Questa miscela di austerità, populismo e autoritarismo sarà posta in connessione alle analisi del passato sul thatcherismo e il «populismo autoritario» nel Regno Unito. Nella parte conclusiva del saggio, ci si interroga sull’enigma del populismo impopolare, evidenziando come il populismo della Coalizione non sembri riscuotere sostegno o consensi. Ci si chiede se il progetto della Coalizione vada interpretato come una mobilitazione politica fallita o piuttosto come una smobilitazione riuscita.
Crisi della modernità. Il caso del Front national di Jean-Marie Le Pen

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’emergere dei populismi nell’Europa degli anni ’80 rivela un contesto sociopolitico particolare che fa da sfondo alla crisi della modernità. Le democrazie contemporanee manifestano problemi e contraddizioni che toccano vari livelli, da quello economico a quello specificamente politico. In questo scenario sorgono e si propagano vari movimenti e partiti populisti con caratteristiche simili e specificità legate ai contesti nazionali. Il Front national di J.M. Le Pen è un esempio emblematico per importanza, consistenza, durata nel tempo. Esso fa leva su alcuni concetti-base: appello al popolo, nel duplice senso protestatario e identitario, lotta all’immigrazione, acceso nazionalismo sfociante nella xenofobia, celebrazione della purezza e della grandezza francese. La Presidenza Sarkozy, ormai giunta alla sua scadenza, ha utilizzato non pochi temi del discorso populista sui problemi della sicurezza, dell’immigrazione, dell’identità nazionale, realizzando così una sorta di istituzionalizzazione del populismo ripulito dei suoi tratti più estremi e inaccettabili.
Il populismo fenice nella Romania postcomunista

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Durante gli ultimi vent’anni, il caso rumeno si contraddistingue per la straordinaria costanza di rappresentanti assimilabili ad un eterogeneo genere populista sulla scena politica. Nel tentativo di spiegare la capacità di questo genere di populismo di reinventarsi in varie forme, l’analisi si propone di abbozzare una classificazione delle varie formule populiste del postcomunismo rumeno, guardando simultaneamente agli aspetti genealogici e ai meccanismi che alimentano la sua vitalità. La mappatura del genere rumeno punta, ad un rapporto osmotico fra il forte radicamento del populismo e le debolezze della democrazia, nel senso che risulta impossibile definire chi è la causa di chi. Sembra che gli intrecci fra la democrazia postcomunista, ancora in fase di consolidamento, e il genere populista abbiano raggiunto un certo equilibrio. Si tratta della valorizzazione della simbiosi fra dêmos ed éthnos e della visibilità del capo come strategie di superamento delle forme classiche di mediazione. Anche se il populismo è soggetto ad una costante critica, nessun ostacolo strutturale può essere rintracciato e le deviazioni populiste sono diventate procedimenti di tipo mainstream.
I paesi nordici: nuova destra, rappresentanza sociale e welfare

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
La «parità» fra capitale e lavoro è la base del modello sociale europeo, specie del modello nordico. Essa assicura rappresentanza sociale, distinzione (identitaria/ideologica) degli interessi e un processo di regolazione della società e dell’economia. Pertanto, la minore pervasività della rappresentanzain tema di parità apre spazi ansiogeni, identitari e anti-politici alla nuova destra, che se ne fa paladina, coniugandoli in senso etnico-identitario. Nonostante quanto viene proclamato però sia dai nazional-populisti sia da alcuni sterili modelli socio-politologici, non è mai stata la (mitologica) uniformità nordica a produrre il modello sociale regolato, bensì è vero l’esatto contrario: il modello sociale ha prodotto sia identità, sia inclusione, sia regolazione. Invertendo l’ordine causale si malintendono i paesi nordici, e il loro populismo.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

Fuori dal tema

Riformare l’Isee: lezioni dal passato decennio

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Il saggio analizza i dati e i principalitipi di criticità dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) alla luce dei dati annualmente forniti dai rapporti ministeriali di monitoraggio e a un decennio dall’avvio dell’applicazione dell’attuale indicatore. Si rilevano, fra l’altro, la notevole crescita della platea della popolazione coperta da Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica); l’espansione anche alle prestazioni offerte dalle Regioni e dai Comuni; il suo aumento – ferma restando la prevalenza nelle aree meridionali del paese – in tutte le regioni; l’incremento nella varietà di utilizzi. La necessità di riformare lo strumento deriva pertanto più dal suo successo che dai suoi limiti. Gli impieghi dell’Isee verranno a breve ampliati alla luce di tre ulteriori finalità previste dal decreto legge 201/2011 «Salva Italia», a partire anche da importanti novità nelle modalità di determinazione dell’Isee relative al concetto di reddito. Infine il sistema informativo Isee, oggi una banca dati di richiedenti prestazioni agevolate, si arricchirà delle prestazioni erogate in uno sforzo volto a migliorare il monitoraggio delle prestazioni e il sistema dei controlli.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

Rubrica

Osservatorio Europa. Nota periodica di informazione sulle principali notizie relative all’azione sociale dell’Ue

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Gli ultimi mesi del 2011 sono stati segnati dal rafforzamento del coordinamento europeo in materia di politiche economiche e di bilancio. L’austerità appare ancora l’obiettivo centrale dell’azione europea. Visto il loro impatto sulla dimensione sociale dell’Ue e sulla vita dei cittadini, a questo tema sarà dedicata buona parte dell’«Osservatorio Europa» di questo numero. Saranno analizzati anche i temi più propriamente sociali: la disoccupazione è ovviamente tema centrale, al pari della ristrutturazione industriale, degli aiuti ai più vulnerabili e della gestione dei servizi d’interesse economico generale. Si farà anche il punto sullo stato dell’implementazione del diritto comunitario in Italia: purtroppo ancora l’ultima della classe.