I partiti populisti nello scenario politico europeo. Riflessioni introduttive
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Dopo aver tracciato il quadro
teorico del fenomeno, l’autrice pone
l’accento sull’analisi delle ragioni
che hanno portato all’ascesa dei
partiti populisti in Europa; fra tutti,
la crisi del modello fordista
di produzione industriale e le
conseguenti trasformazioni che
hanno scompaginato le vecchie
classi, introducendo una sempre più
accentuata frammentazione dei
grandi aggregati sociali sui quali
si fondavano i partiti di massa.
Nel corso della riflessione si
sottolinea, da un lato, come si sia
di fronte a soggetti politici
che hanno saputo capire
con prontezza il disagio
che stava emergendo; dall’altro,
si evidenzia come i partiti populisti
abbiano prontamente occupato
il vuoto politico lasciato da quelli
tradizionali. La loro offerta tuttavia
non è all’altezza delle sfide che
si hanno innanzi, che richiedono
il recupero della funzione
di aggregazione svolta un tempo
dai partiti, al fine di ritrovare
un orizzonte prospettico capace
di ridare fiducia nel futuro.
La sfida del populismo alla democrazia liberale
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Partendo da una riflessione
sul successo dei partiti populisti
in Europa e la loro recente
partecipazione al governo in diversi
paesi, inclusa l’Italia, l’articolo
si interroga sulla sfida che
essi comportano per i principi
fondamentali della democrazia
liberale, riassumibili nel principio
del «limited (restrained) majority
rule». L’analisi di alcune parti
di un questionario distribuito fra
i membri della Lega Nord e dell’Svp
svizzero consente di valutare
l’importanza che la questione
dell’immigrazione/«sicurezza»
e dei temi «identitari», come
la difesa del dialetto e delle
tradizioni, hanno avuto recentemente
nell’attrarre alcuni settori
dell’elettorato verso i partiti
populisti. Sulla base del questionario,
il contributo si occupa anche
di cosa i sostenitori dei partiti
populisti pensino della loro azione
al governo proprio su questi temi.
In conclusione, l’articolo sostiene che,
mentre il concetto di rappresentanza»
è compatibile con l’ideologia
populista, lo stesso non si può dire
a proposito dei principi fondamentali
della democrazia liberale.
Austerità e autoritarismo: il populismo impopolare nel Regno Unito
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Il saggio prende avvio dall’enigma rappresentato dalle forme
contemporanee di populismo espresse dalla Coalizione di governo
del Regno Unito: come interpretare il populismo impopolare?
Si evidenziano poi alcuni tratti principali del discorso
e delle pratiche che caratterizzano la politica della Coalizione, e che
definiscono una miscela alquanto instabile di strategie atte
a legittimare il governo stesso e le politiche di austerità consistenti in tagli al bilancio e riforma dei
servizi pubblici. Viene avanzata l’ipotesi che gli aspetti populisti siano
parte di un repertorio più ampio, che parla in particolare il linguaggio
della necessità fatta virtù e dell’autoritarismo sociale. Questa
miscela di austerità, populismo e autoritarismo sarà posta in
connessione alle analisi del passato sul thatcherismo e il «populismo
autoritario» nel Regno Unito. Nella parte conclusiva del saggio, ci si interroga sull’enigma del populismo impopolare, evidenziando come il populismo della Coalizione non sembri riscuotere sostegno
o consensi. Ci si chiede se il progetto della Coalizione vada interpretato come una mobilitazione
politica fallita o piuttosto come una smobilitazione riuscita.
Crisi della modernità. Il caso del Front national di Jean-Marie Le Pen
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L’emergere dei populismi
nell’Europa degli anni ’80 rivela
un contesto sociopolitico particolare
che fa da sfondo alla crisi della
modernità. Le democrazie
contemporanee manifestano problemi
e contraddizioni che toccano vari
livelli, da quello economico a quello
specificamente politico. In questo
scenario sorgono e si propagano
vari movimenti e partiti populisti con
caratteristiche simili e specificità
legate ai contesti nazionali.
Il Front national di J.M. Le Pen
è un esempio emblematico per
importanza, consistenza, durata
nel tempo. Esso fa leva su alcuni
concetti-base: appello al popolo,
nel duplice senso protestatario
e identitario, lotta all’immigrazione,
acceso nazionalismo sfociante nella
xenofobia, celebrazione della purezza
e della grandezza francese.
La Presidenza Sarkozy, ormai giunta
alla sua scadenza, ha utilizzato
non pochi temi del discorso populista
sui problemi della sicurezza,
dell’immigrazione, dell’identità
nazionale, realizzando così una sorta
di istituzionalizzazione del populismo
ripulito dei suoi tratti più estremi
e inaccettabili.
Il populismo fenice nella Romania postcomunista
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Durante gli ultimi vent’anni, il caso rumeno si contraddistingue per la straordinaria costanza di rappresentanti assimilabili ad un eterogeneo genere populista sulla scena politica. Nel tentativo
di spiegare la capacità di questo genere di populismo di reinventarsi in varie forme, l’analisi si propone di abbozzare una classificazione delle varie formule populiste del postcomunismo rumeno, guardando simultaneamente agli aspetti genealogici e ai meccanismi che alimentano la sua vitalità. La mappatura del genere rumeno punta, ad un rapporto osmotico fra il forte radicamento del populismo e le debolezze della democrazia, nel senso che risulta impossibile definire chi è la causa di chi. Sembra che gli intrecci fra la democrazia postcomunista, ancora in fase di consolidamento, e il genere populista abbiano raggiunto un certo equilibrio. Si tratta della valorizzazione della simbiosi fra dêmos ed éthnos e della visibilità del capo come strategie di superamento delle forme classiche di mediazione. Anche se il populismo è soggetto ad una costante critica, nessun ostacolo strutturale può essere rintracciato e le deviazioni populiste sono diventate procedimenti di tipo mainstream.
I paesi nordici: nuova destra, rappresentanza sociale e welfare
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La «parità» fra capitale e lavoro
è la base del modello sociale
europeo, specie del modello nordico.
Essa assicura rappresentanza
sociale, distinzione
(identitaria/ideologica) degli interessi
e un processo di regolazione
della società e dell’economia.
Pertanto, la minore pervasività
della rappresentanzain tema di parità
apre spazi ansiogeni, identitari
e anti-politici alla nuova destra,
che se ne fa paladina, coniugandoli
in senso etnico-identitario.
Nonostante quanto viene proclamato
però sia dai nazional-populisti
sia da alcuni sterili modelli
socio-politologici, non è mai stata
la (mitologica) uniformità nordica
a produrre il modello sociale
regolato, bensì è vero l’esatto
contrario: il modello sociale ha
prodotto sia identità, sia inclusione,
sia regolazione. Invertendo l’ordine
causale si malintendono i paesi
nordici, e il loro populismo.